Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Archivio per Agosto 2008

NARNI ( TR ): ANCHE IN CITTA’ NASCE RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 30 Agosto 2008

Si è costituita a Narni all’interno del Partito della Rifondazione Comunista l’area politico-culturale ” Rifondazione per la Sinistra ” formata dagli esponenti della mozione congressuale di Rifondazione Comunista guidata da Nichi Vendola. Obiettivo dell’area è quello  ” di coniugare la storia di Rifondazione con la prospettiva di ricostruzione di una nuova sinistra, avviando da subito un’iniziativa politica a tutto campo, con l’intento, in stretta coerenza con la nostra battaglia congressuale, di ricostruire la sinistra, rinnovarne la cultura e rilanciarne il ruolo di opposizione sociale e politica al governo delle destre che hanno stravinto prima che nelle urne, nella società. Per la natura stessa dei suoi obiettivi. quest’area non può essere ridotta solo a corrente interna del Prc “.
” Inteniamo praticare da subito forme di collaborazione e di dialogo con tutte le forze sociali e politiche intenzionate come noi a ricostruire la Sinistra ” – fanno sapere i sostenitori dell’area.
E poi proseguono: ” questo obiettivo va perseguito in primo luogo rivolgendosi alla sinistra diffusa, alle forze organizzate sul territorio, come ai protagonisti delle lotte sociali e delle battaglie culturali. Dobbiamo generare nel Paese um movimento unitario e plurale per la ricostruzione di una sinistra ampia e all’altezza dei problemi e delle contraddizioni del XXI secolo, a partire da un ripensamento radicale dei limiti storici oltre che politici, della sinistra del novecento “….

2 agosto 2008
Fonte: sito internet del PRC di Narni ( TR)

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Rifondazione per la Sinistra nasce anche in Umbria, da subito

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 30 Agosto 2008

VENDOLIANI PRONTI A DIRE LA LORO: ” RAPPRESENTIAMO NELLA REGIONE IL 40% DEL PARTITO “.
PERUGIA – ” Rifondazione per la Sinistra nasce anche in Umbria, da subito “.
Dopo il congresso nazionale di Rc che ha visto la supremazia  di Ferrero l’ala legata a Nichi Vendola passa al contrattacco.
In una nota gli esponenti di Rifondazione per la Sinistra considerano ” l’esito del congresso nazionale un arretramento serio nella capacità di innovazione del progetto politico e culturale della rifondazione comunista anche in relazione alla storia stessa di questa comunità politica, ma soprattutto una battuta d’arresto nel processo necessario ed urgente di ricostruzione unitaria della sinistra italiana “.
Anche in Umbria pertanto i tanti sostenitori del Manifesto per la Rifondazione, il documento congressuale di Nichi Vendola, annunciano di dar “  subito vita all’area politico-culturale ” Rifondazione per la Sinistra “.
Riteniamo che il quadro e la vicenda politica che si sono consumati a Chianciano vadano nella direzione esattamente opposta, riproponendo tendenze minoritarie ed identitarie, nonche sterili ed improduttive esercitazioni di pura fraseologia ideologica che recidono la stessa storia di Rifondazione Comunista per come l’abbiamo conosciuta noi e per la quale abbiamo dato un costante contributo”.
Anche in Umbria – sottolinea ancora la nota di Rifondazione per la Sinistra – ci adoperemo non tanto perché inciampi il quadro dirigente che ha sposato le posizioni di Chianciano, ma lavoreremo per preservare una prospettiva che questo gruppo dirigente non garantisce più appieno. E’ lo stesso esito del congresso a chiamarci a queste responsabilità, consapevoli di essere in Italia una buona metà del partito ( il 47%) ed in Umbria il 40%. Metteremo da subito in campo iniziative politiche che guardino alla stessa formazione politica e culturale quale elemento centrale e qualificante sia nella cura della nostra comunità politica, sia nel processo di ricostruzione unitaria del campo largo della sinistra  politica e sociale, aprendo e riaprendo legami con la società, predisponendoci all’ascolto e all’indagine sociale della realtà umbra “.
” Vanno rilanciate – sottolineano infine gli esponenti di ” Rifondazione per la Sinistra ” – a questo proposito e da subito le varie esperienze di ” Case della Sinistra ” e sosteniamo l’ulteriore necessità di aprire spazi e luoghi nuovi della politica e della società in grado di rilanciare partecipazione politica, aggregazione e mobilitazione, formazione culturale e tensione morale “.

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Un parco naturale a Torre Pozzelle – Ostuni

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 27 Agosto 2008

Vi segnalo questa iniziativa che è meritevole di impegno ed attenzione
datemiunamano

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Nichi Vendola a Bacoli

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 27 Agosto 2008




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A Sora, la ‘festa di Sinistra’

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 26 Agosto 2008

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La tagliola del sorvegliare e punire

Pubblicato da nonviolento su 22 Agosto 2008

La tagliola del sorvegliare e punire

La società del divieto s’interseca alla società dei consumi. Le alchimie dell’ideologia dominante sono anche fabbriche di paradossi: stimolano e poi reprimono, eccitano e poi puniscono, e con speciale accanimento (terapeutico, s’intende) precipitano sulle vite, sui corpi, sui desideri delle giovani generazioni. Tutto è plausibile nel circuito onnivoro della mercificazione, ma molto di quel tutto è localizzato oltre quella soglia che indica i fascinosi territori del proibito. Un ragazzino che varchi quel confine rischia molto, molto più del sette in condotta. Mai l’Italia repubblicana era apparsa, come in questa cupa stagione delle destre, una terra così livida, così povera di libertà, così avara di trasgressioni, così marzialmente ossequiosa ad ogni sorta di conformismo. Vedo un cerchio incantato che si chiude sulla coscienza civile di un Paese per metà bulimico e per metà anoressico, adrenalinico nelle sue pulsioni perbeniste ma indolente ad ogni richiamo di legalità, garantista con chi è già garantito e giustizialista per chi è già giustiziato (ma è solo una questione di stile, diciamo una “questione di classe”). Tutto e tutti sembrano arruolati, soldati al servizio dell’ordine costituito. Anche quel giudice che, terminale intelligente di un complesso dispositivo di legge e ordine, si occupa di un adolescente e lo scippa alle cure materne che non ne avevano interdetto la militanza in Rifondazione, quel giudice che somiglia un po’ ai versi di Fabrizio De Andrè, anche lui è un eroe del nostro tempo. Si comincia a intravedere il disegno generale di chi governa: e non solo Palazzo Chigi! Ecco la filigrana di un’egemonia culturale che affida alla paura le incombenze del riordino simbolico e materiale della nostra esistenza. All’inizio furono i poveri: scandalo per antonomasia in una società che ha fatto dell’opulenza il proprio credo e la propria legge. E siamo scivolati in questo Medioevo postmoderno in cui si combatte il povero (non la povertà), il precario (non la precarietà), il clandestino (non la clandestinità). In tutte le epoche di transizione e di crisi si preparano sventure per i border-line, per gli out-sider, per i poveri cristi di cui neanche la Chiesa ufficiale ha mai voglia né tempo di occuparsi. Ma al centro di ogni egemonia c’è la “questione giovanile” che non è banalmente la storia del conflitto tra generazioni (conflitto quasi abolito dall’assenza di relazione tra vecchi e giovani): ma è il tema persino drammatico del futuro, della sua preparazione o della sua profanazione, e di come il futuro vive il suo rapporto col passato (e col nostro presente) dentro gli apparati della formazione-informazione, dentro i gangli vitali (o mortali) della produzione di coscienza, dentro i flussi di immaginario organizzati, persino nelle loro apparenti spontaneità o nella loro irruenza scenografica, da un’industria culturale largamente televisiva e nordamericana. Come nel american way of life anche i nostri adolescenti vivranno appesi tra l’hot dog gigante e il salutismo paranoico. Negli Usa uno studente di liceo rischia la galera se beve o si fa uno spinello ma non ha molta difficoltà a comperarsi al supermercato un’intera artiglieria e a fare la sua spettacolare strage nella sua domestica scuola. Ubriachi e disidratati. Spinti a godere della velocità senza limiti della secolarizzazione, salvo restare impigliati in un autovelox, in una pattuglia, in una ronda, in una tele-predica. In Italia oggi tuo figlio può inciampare in una tagliola del “sorvegliare e punire” e rischiare la vita. Punirne uno per educarne mille. Punirli a scuola, in discoteca, per strada, punirli ora ma anche in prospettiva, precarizzati e incastrati in una lunga teoria di divieti. Tra non molto tempo dovremo occuparci – con più competenza, come chiede giustamente don Gino Rigoldi – della solitudine giovanile, dei giovani, anzi di una gioventù in oscillazione permanente tra le lusinghe del consumare tutto e subito (quello che non hai, quello che vorresti avere, quello che occulta la tua noia o il tuo dolore, quello che ti appaga, quello che ti dona una momentanea sazietà) e le forche caudine di un proibizionismo globale. Abitiamo questo tempo paradossale, appunto: siamo tutti giovanilisti, siamo tutti assassini di giovani. Non riuscendo ad essere più genitori o maestri, siamo diventati i cannibali dei nostri figli. Questa è la polpa succosa della egemonia vittoriosa della destra, che ha vinto a destra ma anche a sinistra.
Nichi Vendola

22/08/2008

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Caro Ferrero, ecco perché non condivido

Pubblicato da nonviolento su 21 Agosto 2008

Caro Ferrero, ecco perché non condivido
la tua proposta “unitaria” sul partito

Caro Paolo, ti scrivo per spiegare perché non condivido la tua proposta, che chiami unitaria, e perché mi opporrò a quella che tu chiami svolta di sinistra del Prc. Scrivo, un po’ per riprendermi il senso delle parole – in questi anni, converrai con me, ce ne hanno rubate troppe, rendendo umanitarie le guerre, intelligenti le bombe, riformisti gli assalti conservatori ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e allora vorrei evitare che iniziamo tra noi, a rubarcele l’un l’altro. E un po’, ti scrivo, perché penso dobbiamo avere il coraggio di continuare in pubblico il dibattito che tra noi abbiamo affogato nelle dispute sui regolamenti, nelle tessere controllate o esibite, nei congressi soppressi, nelle liti, nelle offese. Il dibattito che è rimasto sotto, in basso come piace dire a te e non a me: il confronto sul nostro che fare.
Non condivido la tua proposta unitaria sul partito, caro Paolo, perché in effetti è una proposta che divide. E perché non riguarda la maggioranza del partito. Non il prevalente. Questo congresso ha avuto un esito sul piano del consenso semplice da leggere, difficile da risolvere. Semplice: una maggioranza relativa ha condiviso un’ipotesi politica e la proposta di un nuovo gruppo dirigente – il processo costituente della sinistra e l’elezione di Nichi Vendola, per intenderci; quattro minoranze si sono misurate su altre opzioni. Difficile: perché per quanto i primi due documenti fossero per molti versi compatibili, e avessero raccolto la quasi totalità dei consensi delle iscritte e degli iscritti, la modalità concreta con la quale il congresso si è svolto ostruiva la soluzione del conflitto tra noi. Non mi interessa fare qui l’ennesima conta delle responsabilità, che per me almeno, resta evidente.
Noi non condividiamo, non abbiamo mai condiviso, la politica che si confonde con l’aritmetica. Una maggioranza politica, per noi è un prevalente che si misura sul terreno politico con altri, i più simili a sé. E si oppone, sta in dialettica, con ipotesi che lo contrastano. Tu sei arrivato al congresso con il mandato di compagne e compagni che hanno votato il documento uno. Il più simile tra gli altri a quello di maggioranza relativa. Hai stracciato il mandato congressuale e azzerato ciò che hai sostenuto durante il congresso. Credo sia errato pensare che voi siete la somma di ipotesi diverse, sbaglia chi lo sostiene. Siete arrivati così, ma avete fatto un’altra cosa. Voi a Chianciano avete scritto un nuovo documento politico per dividere dalla maggioranza relativa della mozione Vendola, ciò che restava fuori. Il 40+7+2+1, contro il 47 per cento del partito. Il resto sono virgole. Avete scritto un nuovo impianto politico, che nessun compagno e nessuna compagna ha mai votato: hanno votato sul partito sociale, sulla costituente dei comunisti, sul partito operaio, sul disarmante appello di De Cesaris e Russo. Non hanno votato la fondazione di un nuovo partito comunista, che si chiama rifondazione e nasce dal rigetto di ciò che il Prc è stato negli ultimi dieci anni.
Peraltro, l’ipotesi che hai sostenuto tu conteneva, come il documento di De Cesaris e Russo, un’esplicita critica al fatto che Vendola fosse candidato segretario. Hai detto diverse volte durante il congresso che non eri disponibile per quella carica. Interviste, interventi pubblici, iniziative politiche devo fare l’elenco? No. Perché tu sei alfiere dell’imperativo che prescrive di dover sempre esplicitare le proprie intenzioni. Ce l’hai ricordato, in modo poco elegante, al Cpn nel quale Franco Giordano si è dimesso. Eppure hai fatto il contrario di ciò che hai detto.
Hai chiamato questa scelta svolta di sinistra. Io mi opporrò ad essa perché penso sia una svolta di destra. Perché di sinistra sarebbe stato un partito preoccupato più di rispondere alle domande del Paese che ai suoi dolori intestini. Un partito tutt’opposto alle strette del settarismo identitario. Una forza di sinistra è una grande forza popolare animata da spirito bolscevico. Mario Tronti, di recente, ha riaperto quella parola e l’ha tradotta: bolscevico vuol dire “a vocazione maggioritaria”, in grado cioè di porsi, nel momento del pericolo, l’obiettivo di vincere nel Paese.
Mi opporrò, perché m’è sempre parso che l’umore nero che sale dalle viscere sia di destra, e di sinistra la gioia di ricomporre le relazioni dopo una lite. Perché l’identità, punto decisivo di questo nuovo partito, abbiamo imparato a destrutturarla tra i banchi di scuola, per potere chiedere all’altro “che fai?” prima di “chi sei?”: si fa insieme una cosa anche se ci si chiama ognuno col proprio nome. Perché testimoniare un’identità serve a chi pensa che il mondo è quel che è, tale sarà fino alla fine dei giorni ma fuori dal mondo verranno ripagati quelli che hanno detto il vero, inascoltati. Testimoniare è, a mio avviso, di destra. Trasformare mi pare di sinistra. L’idea che abbiamo solo questo mondo qui, e solo questa vita, e val la pena di farla migliore.
Mi opporrò alla tua direzione politica, come vedi, perché non sopporto il furto delle parole. Abbiamo polemizzato, in alto, sulla poesia e sulla retorica, e persino, in basso come piace a te, sui congiuntivi. Io mi ricordo di Nino, l’ultimo segretario popolare del Pci della mia Palermo. E’ un uomo rude, persino violento. Una montagna con due occhi che brillano intelligenti in fondo alla faccia. Parla il siciliano dei suoi quartieri, rigorosamente. Ogni volta che chiacchieriamo resto colpito dalla cultura profonda che ha, dalla passione continua per lo studio, per la ricerca, persino dal gusto per la parola da usare. Mi ha detto un giorno: «è cosa che i comunisti hanno dovuto conquistare, non è stato un regalo, perciò l’amiamo».
Marco Assennato

21/08/2008

Solo un piccolo commento a questo lettera che mi ha conquistato il cuore, è evidente che il concetto di culturo contro il plebeismo è nella tradizione comunista, dentro ad essa, le parole riportate da Assennato sono le stesse che nio ho riportato di mio padre, lui da un vecchio comunista siciliano, io da  un fu comunista ligure. Migliai di chilometri, ma la stessa convinzione, alla faccia dei troppi dottorini del volgare.

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Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie

Pubblicato da nonviolento su 20 Agosto 2008

Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie
sulle questioni morali senza sottrarci al confronto politico
 

Rocco Tassone*
Dopo la decisione assunta il 29 luglio 2008 dal Comitato politico regionale del Prc di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale della Calabria è stato aperto sulla stampa un fuoco di fila contro la stragrande maggioranza del partito calabrese da parte di una ristretta minoranza di Soloni interni ed esterni al partito stesso. Anche oggi su “Liberazione” troviamo un articolo di Mimmo Talarico, coordinatore regionale di Sinistra Democratica.
Per la verità a dare la stura è stato il segretario nazionale il quale, prima ancora che il Comitato regionale del Prc della Calabria si riunisse, ha dichiarato alle Tv ed alla stampa che il rientro nella giunta regionale calabrese «… sarebbe cosa pessima dal punto di vista morale e politico…».
A valle di queste dichiarazioni ripetutamente confermate anche su altri quotidiani nazionali, si è scatenato un piccolo esercito di moralizzatori da strapazzo che sia sulla stampa regionale che su “Liberazione” hanno dipinto la maggioranza del partito calabrese alla stregua di una banda di malfattori. Ci dipinge così Omar Minniti, capogruppo del Prc nel Consiglio provinciale di Reggio Calabria nella cui Giunta siamo presenti – giustamente – con un valido compagno assessore; ci dipinge così Ciccio Gaudio, capogruppo del Prc al Comune di Cosenza in coalizione con un candidato sindaco che auspica rapporti di proficua collaborazione con la destra cosentina; ci dipinge così Adriano D’amico, neo membro del Collegio nazionale di garanzia del Prc, già fan di Egidio Masella, protagonista nel 2005 della parentopoli calabrese; ci dipinge così Mimmo Talarico, assessore all’urbanistica per 10 anni al comune di Rende, la città dove i palazzinari hanno fatto affari d’oro. In tutte queste invettive non abbiamo potuto ascoltare o leggere una sola motivazione specifica di merito sul perché il Prc in Giunta regionale va bene in Emilia, va bene in Campania, va bene in Puglia; il Prc va bene in coalizione col Pd alla Provincia di Crotone e di Reggio Calabria, al Comune di Catanzaro; ma non va bene nella Giunta regionale della Calabria.
Le motivazioni della scelta di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale sono ampiamente riportate nel documento approvato dal Cpr del 29 luglio scorso. Esse sono state ostinatamente ignorate. Intendiamoci, nessuno pretende che debbano essere per forza condivise. Ma è inaccettabile che qualcuno attribuisca patenti di moralità eludendo la discussione di merito a partire dal documento politico alla base della decisione. E invece non abbiamo potuto leggere alcuna contestazione di merito sulla scelta; si contesta la “legittimità morale” di chi l’ha compiuta.
Questi atteggiamenti, sbagliati politicamente, provocano dentro di noi amarezza e ribrezzo.
E’ fuor di dubbio che in Calabria ci sia una questione morale nel rapporto tra la politica, pezzi di burocrazia statale e regionale ed il potere economico. Ma probabilmente non più che in Campania o qualunque altra regione italiana. E comunque non attiene certamente ai comportamenti ed alle scelte dei gruppi dirigenti del Prc calabrese. I compagni nel partito e nelle istituzioni che sono stati dipinti come antietici ed immorali sono in realtà protagonisti degli ultimi 10 anni di battaglie connesse anche alla questione morale. Giusto per fare qualche esempio: siamo stati noi, nelle assemblee operaie davanti ai cancelli della Polti e della Printec/Sensitec, a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che stavano alla base delle malversazioni dei “prenditori/imprenditori” a danno dei fondi europei e 488. Siamo stati noi a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che hanno reso possibile l’assalto del capitale energetico multinazionale al territorio calabrese, ultimo quello dell’affare eolico industriale che sta fisicamente devastando la Calabria.
Non ci sentiamo impavidi eroi: abbiamo paura, come tutti. Insomma facciamo oggi ciò per cui altri compagni prima di noi in questa Regione hanno pagato a duro prezzo. E’ andata così per Rocco Gatto, per Peppino Valarioti, per Giovannino Lo Sardo. Ma all’epoca, quel grande partito che fu il Pci ci insegnò che attorno ai compagni che si espongono bisogna costruire una rete di solidarietà politica ed umana, non additarli. Bisogna far percepire all’avversario la sensazione che se se ne abbatte uno ce ne sono altri cento che possono ripartire da dove lui ha lasciato e che pertanto è inutile quell’abbattimento. Invece in questi giorni si è trasmessa all’esterno la sensazione che nel Prc le dinamiche interne prevalgono anche sulle lotte, anche quando dovremmo essere uniti come una pigna; è emersa l’amara realtà che in questo partito ci sono dirigenti che non si stringono attorno a chi si espone ma danno la pagella di legittimità etica e morale. Insomma contribuiscono per inquadrare meglio chi nel mirino c’è già. Da qui l’amarezza ed il ribrezzo.
Tuttavia non ci sottraiamo dal confronto politico, quello vero ed autentico.
La scelta di correre alle elezioni regionali del 2005 in una alleanza organica con questo centro-sinistra non è stata compiuta dal Prc calabrese, bensì dalla segreteria nazionale – con la piena consapevolezza dell’attuale segretario nazionale – attraverso il commissario plenipotenziario. I consiglieri regionali (alcuni oggi ex…) inquisiti sono gli stessi con i quali quella segreteria nazionale fece l’accordo organico. Sono gli stessi che hanno retto la maggioranza, di cui giocoforza siamo stati costretti a fare parte, che ha votato il bilancio regionale 2007. Un bilancio che noi del Prc calabrese non volevamo votare e che ha condotto allo sciopero generale regionale del 19 giugno 2007. Ma ci fu detto che un nostro atto di rottura avrebbe provocato la crisi della coalizione a livello nazionale, mandando giù il governo Prodi di cui facevamo parte. Lo stesso governo che qualche mese dopo ha deliberato di infilarci nell’area portuale di Gioia Tauro il più grande rigassificatore d’Italia.
A portarci fuori dalla maggioranza e fuori dalla Giunta regionale sono state le mancate risposte alla piattaforma rivendicativa dello sciopero generale regionale sui temi del sostegno allo sviluppo, dell’intervento sulla povertà e a sostegno degli strati sociali più deboli, sui temi del rapporto ambiente/energia/sviluppo. Non le chiacchiere sulla questione morale, una questione che va certamente posta ma non nei termini superficiali, riduttivi e autolesionisti di questi giorni.
Su questi temi il Prc calabrese ha continuato a sviluppare nell’ultimo anno una forte iniziativa politica nella società e nelle istituzioni. Con la presentazione del bilancio regionale per il 2008 e delle leggi ad esso collegate sono arrivati importanti segnali positivi. In particolare, i provvedimenti di moratoria sul rilascio delle autorizzazioni per l’installazione dei parchi eolici-industriali; la norma che predispone un finanziamento di centoventi milioni di euro a sostegno del reddito alle famiglie povere della Calabria, norma che recepisce la proposta di legge nazionale del Prc; la norma che predispone opportuni ammortizzatori sociali per i lavoratori “over cinquanta” espulsi dal mercato del lavoro.
Altri segnali sono stati i provvedimenti di moralizzazione come l’istituzione della Stazione Unica Appaltante. E’ in fase di discussione la revisione della legge elettorale regionale con la riduzione della soglia di sbarramento. Sono stati emanati i primi bandi del Por Calabria 2007-2013 sui fondi per il sostegno allo sviluppo.
Questi provvedimenti sono stati il segnale di un’inversione di tendenza nelle politiche del centro-sinistra calabrese, da consolidare e da gestire. Essi hanno indotto il Comitato politico regionale del Prc ad esprimere nel mese di maggio di quest’anno una valutazione positiva sulla legge finanziaria regionale del 2008. Sono gli stessi argomenti che ci hanno indotto a decidere di rientrare in maggioranza ed in Giunta. Questi, in estrema sintesi, i fatti. Si può dissentire sulle valutazioni di opportunità. Non credo sia consentito gettare fango addosso ai compagni.
Infine una considerazione su un fatto che non può non infondere tristezza in chi è comunista ed ha una concezione comunista del partito. Il 29 luglio scorso, contemporaneamente allo svolgimento dei lavori del Comitato regionale del Prc calabrese, un gruppo di membri di questo organismo – senza aver preso parte ad esso – si è riunito a qualche centinaio di metri di distanza dall’assise ufficiale per contestarne di fronte all’opinione pubblica merito e metodo, improvvisando un conferenza stampa. Tutto questo credo sia triste e penoso. Le opinioni di tutti i membri del partito hanno pari dignità e meritano rispetto; è assolutamente legittimo dissentire. Ma nessun comunista si è mai sottratto al confronto, anche quando presume che, a conclusione, l’esito non gli sarà favorevole. Soprattutto nessun comunista disconosce la legittimità del partito e dei suoi organismi democratici. Non ho votato il segretario nazionale, ma egli oggi è anche il mio segretario. Quando mi convocherà alla prossima assise del Comitato politico nazionale sarò presente e mi confronterò con lui, anche duramente se necessario, ma non mi defilerò riunendomi in parallelo in qualche sala nei paraggi per contestarlo di fronte ai giornalisti.
*membro della Segreteria regionale del Prc Calabria, membro del Comitato politico nazionale del Prc

20/08/2008

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Avviso ai naviganti

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 20 Agosto 2008

Questo NON è il blog ‘ufficiale’ di rifondazioneperlasinistra. Perciò è probabile che nè Vendola, nè Bertinotti, nè Migliore, nè Ferrero verrano mai a leggere ciò che scriviamo. E’ soltanto nato dalla necessità di mettere in ordine le idee al termine del congresso e riunire e contattare ed avvicinare i compagni che si sono riconosciuti nella mozione due, in attesa di capire come muoversi ALL’INTERNO DEL PARTITO. Lo scrivo in maiuscolo perchè, visto che sono stato per tanti anni fuori da Rifondazione, non mi costerebbe nulla starmene fuori per parecchio altro tempo e, quindi, se il 27 Settembre si decidesse per una scissione, io non vi parteciperei ma continuerei a restare fuori da Rifondazione. Come qualcuno ha scritto bene, secondo me, nei commenti, non mi sembra sia il caso di buttarci i pesci in faccia tra di noi, non credo che basti un blog o un commento di Francesco o Mau68 a convincere chicchessia della bontà delle opinioni di Ferrero il valdese o di Vendola il cattolico e perciò, vi invito ad essere propositivi, ad informare su iniziative del partito e dell’area rifondazioneperlasinistra che, come falceemartello, esserecomunisti ecc. ecc., credo abbia diritto di esistere ed organizzarsi all’interno di Rifondazione.

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Rifondazione Comunista: un Congresso da superare

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 17 Agosto 2008

da asinistra.net copincolliamo senza, speriamo, che i compagni ce ne vogliano, uno spunto per una riflessione aperta, senza preconcetti o pregiudizi.

L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità, impedisce la costruzione di una forza plurale per culture e sensibilità. Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciò rapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà: lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere. Di seguito intervento di Michele Di Schiena.


Rifondazione Comunista: un Congresso da superare

Errare è umano ma perseverare nell’errore, portandolo peraltro alle estreme conseguenze, è veramente diabolico: ieri inesatte valutazioni e difetto di abilità e di lungimiranza politica hanno indotto Rifondazione ad indebolire fino alla sua caduta il governo Prodi favorendo così le manovre della destra ed oggi una raffazzonata e risicata maggioranza di delegati al Congresso di Chianciano chiude ogni prospettiva di partecipazione a coalizioni di centrosinistra facendo un nuovo regalo a Berlusconi ed al suo entourage. E lo fa cantando “Bandiera Rossa” per segnare, erigendo una barricata contro una diversa componente interna, la rinuncia al dna del partito e cioè all’impegno di “rifondare” l’esperienza politica del movimento comunista che aveva avuto grandi intuizioni ed aveva acceso nel mondo grandi speranze ma che, per i tragici tradimenti ed i clamorosi fallimenti della sua traduzione nel cosiddetto socialismo reale, aveva un assoluto bisogno di ricostruire il suo progetto di uguaglianza e di liberazione sui principi di democrazia, libertà e partecipazione sanciti dalla nostra Costituzione.

Nelle assemblee precongressuali ed in quella conclusiva di Chianciano non si poteva fare di peggio: inammissibili pregiudizi, reciproche accuse, manovre correntizie di basso profilo, logiche di “muro contro muro” hanno rubato spazio ad una serena e corale riflessione sulle cause della sconfitta. E’ mancata una seria analisi della crisi economica che attanaglia il Paese con un pauroso allargamento dell’area delle povertà; un ceto politico dirigente si è in larga parte dimostrato non in grado di interpretare gli umori, le critiche e le sofferte attese del “popolo” della sinistra; si sono esasperate le cose che dividono a scapito di quelle che dovrebbero unire. Ed ancora: si sono operate scelte di arroccamento ideologico che chiudono la porta alle tante istanze di emancipazione di matrice non comunista presenti specialmente nelle aree dei movimenti; nessuna attenzione è stata, in particolare, prestata a quella “sinistra cristiana” che, per iniziativa di Raniero La Valle, si sta proprio in questi giorni organizzando in una “rete” di gruppi, di associazioni e di servizi, «per la Costituzione, la laicità e la pace»; è caduto purtroppo nel vuoto l’accorato appello di Bertinotti che ha esortato il partito a creare le condizioni perché si faccia ricorso alla proclamazione di scioperi generali contro provvedimenti che colpiscono gravemente gli interessi vitali dei lavoratori.

E’ mancata poi l’onestà politica di chiedersi se le ragioni dei ceti più deboli e, più in generale, se le ragioni della democrazia non siano state gravemente danneggiate dalla caduta del tanto deprecato governo Prodi col conseguente ritorno al potere del più pimpante e dilagante berlusconismo. Così come non è stata presa in seria considerazione l’ipotesi, largamente condivisa da quasi tutti gli osservatori, che la batosta elettorale della Sinistra Arcobaleno sia stata causata soprattutto dalla pretesa di Rifondazione di potersi porre nella passata legislatura come forza di governo e di opposizione. Una scelta operata sacrificando appunto sull’altare di una incomprensibile opposizione politica, il più faticoso e producente lavoro della lotta sociale con colpevoli assenze nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, negli ospedali ed in tutti i luoghi dove si lavora, si soffre e si subiscono le piccole e grandi ingiustizie del nostro tempo. La schizofrenia governo\opposizione ed il sostanziale abbandono delle lotte sociali sono state le ragioni preminenti della sconfitta elettorale sicché andare a cercare queste ragioni altrove, dividendosi tra opposti schieramenti, è stata ed è miopia politica e fuga dalle proprie responsabilità.

Il capitalismo dell’economia globalizzata sta causando nel mondo crescenti e stridenti disuguaglianze, sta provocando crisi finanziarie che colpiscono soprattutto i lavoratori ed i più deboli e sta irresponsabilmente devastando l’ambiente. Un capitalismo che si presenta oggi da noi più pericolosamente insidioso perché attraversato dalle logiche berlusconiane e mascherato dalle strumentali ambiguità del ministro Tremonti. Questo capitalismo va contrastato da una forza politica che lo contesti in radice disvelandone il volto disumano e spesso violento. Una forza plurale per culture e sensibilità che tenga accesa la fiaccola della speranza in un’economia a misura d’uomo e, al tempo stesso, si adoperi realisticamente giorno dopo giorno per fare in concreto pesare sulla politica nazionale le ragioni dei lavoratori e dei ceti meno tutelati. L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità, impedisce la costruzione di una tale forza. Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciò rapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà: lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere.
Brindisi, 01 agosto 2008

Michele DI SCHIENA

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