Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Archivio per 7 Agosto 2008

Genova e Liguria

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 7 Agosto 2008

La paura è un sentimento che va non va disprezzato, talvolta è utile o persino salvifico. Ma quando diventa la modalità per guardare tutto ciò che è fuori da noi, gli effetti sono devastanti. Chi è preda della paura rischia di entrare in guerra con il mondo, una guerra che è già segnata dalla sconfitta. Oggi la società italiana è attraversata da una crisi di civiltà, che sta travolgendo tutto, anche la politica, che non è più capace di essere spazio del diritto e delle garanzie. Il senso di smarrimento, insicurezza e precarietà sono la cifra del nostro tempo e le destre su questo hanno costruito la propria fortuna. Alla società liquida rispondono con il cemento dei muri dell’identità e delle piccole patrie, come ci dice anche  la vicenda della moschea di Genova.

L’esito del congresso di Rifondazione (ed anche del Pdci) dimostra che la sinistra è dentro questa crisi e parte del fallimento della politica. Siamo stati travolti dalla marea montante della destra, che ha vinto prima nella società e poi nelle istituzioni. Di fronte a tale stravolgimento i gruppi dirigenti della sinistra dovevano muoversi attingendo alla dote del coraggio, invece per la paura di perdersi hanno scelto di trincerarsi in un mondo popolato di spettri.

Il dibattito congressuale si è così trasformato in psicodramma, la realtà è stata accuratamente rimossa, i processi sommari hanno preso il posto dell’analisi, urla volgari e scomposte dell’antipolitica hanno invaso il nostro congresso. I vincitori, facendo la somma dei minoritarismi, hanno in realtà soltanto traguardato la certezza della propria inconsistenza e del proprio definitivo isolamento.

La condizione in cui versa il paese però ci impone di non permettere che Rifondazione e la sinistra affoghino per sempre. Il vuoto apertosi con la sconfitta del 14 Aprile, ci restituisce il compito della ricostruzione. C’è estremo bisogno di una forte e seria opposizione politica e sociale. Le norme sulla precarietà  e la proclamazione dello stato d’emergenza, ce lo dicono ancora una volta. Ma senza una sinistra di popolo non si va da nessuna parte, non basta il Pd,  non serve certo il giustizialismo di Grillo e Di Pietro. Ora è il momento di ritessere tela con tutte le forze democratiche, a partire dal sindacato e dall’associazionismo. Guai solo pensare che la soluzione stia nel mettere in crisi le giunte in cui siamo presenti. Le amministrazioni locali, anche e soprattutto nel nostro territorio, sono al contrario un prezioso avamposto di resistenza, sono il luogo in cui da subito bisogna impegnarsi per praticare la buona politica, per tentare di offrire risposte concrete alla nostra gente. Sono infine lo spazio in cui si può provare a mettere in campo un’alternativa alle destre e per questa via almeno immaginare una nuova alleanza progressista, un futuro migliore per il paese. Senza un respiro, un progetto collettivo, le prossime tornate elettorali non si vincono da nessuna parte.

Dal congresso nazionale del Prc speravamo di tornare con più strumenti per ripartire ed invece chi ha speso da sempre le sue energie per una nuova sinistra di popolo, si ritrova soltanto le spalle caricate di un peso maggiore. Per non sottrarci a questa responsabilità, a settembre anche a Genova ed in Liguria, raccoglieremo la proposta di Nichi Vendola e  faremo nascere “Rifondazione per la sinistra”. Non una corrente (ce ne sono già troppe)  ma uno spazio politico e culturale di partecipazione. Una speranza in più nelle mani del popolo della sinistra.

Simone Leoncini

Comitato politico nazionale Prc

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Caro Grassi, avete fatto un guaio: avete spaccato il partito

Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 7 Agosto 2008

Riflessioni sul dopo-congresso

di Graziella Mascia

E’ ormai evidente che il congresso di Chianciano non ha risolto alcun problema, e, anzi, ne ha aperto qualcuno in più. Doveva rappresentare un punto di partenza, dopo un confronto aspro, ma anche appassionato, e invece, come dice Asor Rosa, è sembrato un punto di arrivo. La ragione di questa prima divergenza sta proprio nella sua conclusione: i delegati e le delegate della mozione 2 erano pronti a mettere in evidenza i possibili obiettivi comuni, per continuare il confronto sui punti di divergenza, e invece si sono trovati di fronte a un accordo già chiuso, tra progetti molto diversi, che dà luogo a un documento politico attraversato da una logica minoritaria.

C’erano tutte le condizioni per provare a cercare un’intesa, almeno tra una parte delle compagne e compagni che, nella la storia di Rifondazione, hanno sostanzialmente governato insieme il partito. Si poteva fare su alcuni presupposti fondamentali, che, non a caso, erano già presenti nell’intervento di Nichi Vendola: il riconoscimento che nessuna proposta politica, dico nessuna, ha vinto, nonostante abbiamo avuto la maggioranza dei consensi; il rilancio di una opposizione efficace al governo Berlusconi, per misurarsi con delle destre che hanno vinto non solo nelle urne, ma nella società, nel senso comune e nella cultura politica del paese; il rilancio di Rifondazione comunista in un processo di ricostruzione della sinistra; la scelta strategica dell’appartenenza al partito della Sinistra europea e l’impegno per un suo rafforzamento, con la presentazione alle prossime elezioni europee del simbolo di Rifondazione comunista-Sinistra europea e del programma comune.

Invece ci si è accordati su un programma politico, per alcuni tratti ambiguo, come sulla questione delle alleanze negli enti locali e sul sindacato, ma molto preoccupante nell’insieme. L’immagine che esce da Chianciano è di un partito arroccato, un po’ populista, e sostanzialmente più interessato al proprio dna che allo scontro politico con le destre. E, come si capisce dalla prima uscita di Paolo Ferrero segretario, all’Ilva di Taranto, non basta «ripartire dal basso», non basta «tornare» ai territori o alle fabbriche, per guadagnare la fiducia degli operai. La sconfitta della sinistra viene da lontano, e non è rimediabile in tempi brevi, o con qualche scorciatoia organizzativa. Il compagno Grassi sostiene che avrebbe preferito trovare un’intesa con tutte le mozioni. Ma non ho bisogno di richiamare esperienze e compagni della nostra storia, per sapere che, se un dirigente si dà questo obiettivo, deve produrre fatti politici per conseguirlo. Invece, a Chianciano, non abbiamo sentito alcun intervento dei compagni della mozione 1 andare in questa direzione, indicando contenuti e volontà politica. Anzi, proprio nel momento più commovente del congresso, per il clima apparentemente unitario che si era creato, dopo l’intervento di Fausto Bertinotti, si è reso evidente che quell’accordo tra minoranze, contro la maggioranza relativa, era chiuso, forse da giorni. Ora abbiamo un segretario eletto per un voto, con il 50,5 dei componenti del Cpn, che avanza una proposta chiaramente inaccettabile, cioè la gestione unitaria della sua linea.

Una linea che contraddice la storia di Rifondazione comunista, proprio nei suoi tratti più originali, quelli dell’apertura e della ricerca continua. Una linea in contraddizione con l’esperienza di un partito che provava a ragionare in grande, anche quando stava al 5%, e che ha segnato la sua autonomia attraverso la critica alla globalizzazione capitalista, e non stabilendo a tavolino gli steccati con il Pd. Un partito che è stato determinante per far nascere la Sinistra europea, dopo l’esperienza del movimento mondiale, e proprio sulle sue parole d’ordine, ora vota a maggioranza un documento che smentisce questa scelta, e riporta indietro il dibattito di 5 anni.

Non so, come molti sostengono, se ci sia già un accordo con il Pdci per le prossime elezioni europee. Per quanto ci riguarda ci opporremo a un cartello neo-identitario, perché sarebbe esattamente il contrario di quanto c’è bisogno.

Sinistra europea nasce per allargare il fronte della sinistra alternativa, e per questo oggi ne fanno parte 30 partiti. E soprattutto i problemi dell’Italia e dell’Europa chiedono la costruzione di una sinistra utile ed efficace, e questo tema non è rinviabile. Come si risponde all’aggressività di questo governo sulla questione del lavoro, i problemi dei precari, la nuova “disciplina” scolastica? E davvero qualcuno pensa di mettere insieme qualche falce e martello in più, per superare un eventuale sbarramento al 5%, o contrastare il rischio di chiusura della poca stampa di sinistra rimasta, tra cui Liberazione ?

A Chianciano ho sentito molte autocritiche sull’esperienza di governo, per addossare a pochi tutte le responsabilità. Ma ancora non ho sentito il nuovo segretario del partito, già ministro, ammettere di aver sbagliato a votare due volte un decreto sicurezza, che ha prodotto danni irrimediabili sul piano simbolico, indipendentemente dalle conclusioni legislative.

Continuo a pensare, invece, che l’autonomia politica di Rifondazione si guadagni con un forte rigore culturale, e con la capacità di costruire, giorno per giorno, punti di unità con altri soggetti, rendendo trasparenti i punti di mediazione. Per questo mi preoccupa molto il documento approvato a maggioranza a Chianciano. Che bisogno c’è, ad esempio, nell’indicare la mobilitazione del movimento contro il G8 del prossimo anno in Italia, di richiamare «l’accondiscendenza» del presidente Soru, sapendo, così, di delimitare automaticamente i soggetti di questa mobilitazione, come sanno coloro che partecipano alle riunioni della sua preparazione? Se questo fosse stato il nostro comportamento, difficilmente a Genova, nel 2001, sarebbe stato lo stesso, perché si sarebbe impedito a realtà molto diverse, dai disobbedienti ai cattolici di Mani Tese, di stare insieme. Salvare Rifondazione comunista, significa dunque far vivere il meglio della sua storia e delle sue esperienze, e francamente mi sembra difficile con una piattaforma politica così discutibile.

Per questa ragione abbiamo annunciato la nascita di un’area politico-culturale, Rifondazione per la sinistra. Perché non bastano gli appelli moralisti, perché compagni, iscritti e non, non se ne vadano a casa. Per non rassegnarsi alla sconfitta, bisogna offrire una prospettiva. E questa responsabilità, che sentiamo, ci impone di continuare il confronto e la battaglia politica dentro il partito, facendo vivere, contemporaneamente, nel paese, un progetto politico, che ha guadagnato metà dei consensi degli iscritti. Per questo siamo già proiettati sul vero tema dell’oggi, cioè la costruzione di quell’opposizione che non c’è, a partire dalla mobilitazione sociale dell’autunno. Il congresso nazionale continua ad essere, per noi, perciò, un punto di partenza, confidando che l’altra metà, che ha eletto il segretario, voglia rimediare al guaio di un partito diviso in due.

da manifestoperlarifondazione

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