La paura è un sentimento che va non va disprezzato, talvolta è utile o persino salvifico. Ma quando diventa la modalità per guardare tutto ciò che è fuori da noi, gli effetti sono devastanti. Chi è preda della paura rischia di entrare in guerra con il mondo, una guerra che è già segnata dalla sconfitta.
Oggi la società italiana è attraversata da una crisi di civiltà, che sta travolgendo tutto, anche la politica, che non è più capace di essere spazio del diritto e delle garanzie. Il senso di smarrimento, insicurezza e precarietà sono la cifra del nostro tempo e le destre su questo hanno costruito la propria fortuna. Alla società liquida rispondono con il cemento dei muri dell’identità e delle piccole patrie, come ci dice anche la vicenda della moschea di Genova.
L’esito del congresso di Rifondazione (ed anche del Pdci) dimostra che la sinistra è dentro questa crisi e parte del fallimento della politica. Siamo stati travolti dalla marea montante della destra, che ha vinto prima nella società e poi nelle istituzioni. Di fronte a tale stravolgimento i gruppi dirigenti della sinistra dovevano muoversi attingendo alla dote del coraggio, invece per la paura di perdersi hanno scelto di trincerarsi in un mondo popolato di spettri.
Il dibattito congressuale si è così trasformato in psicodramma, la realtà è stata accuratamente rimossa, i processi sommari hanno preso il posto dell’analisi, urla volgari e scomposte dell’antipolitica hanno invaso il nostro congresso. I vincitori, facendo la somma dei minoritarismi, hanno in realtà soltanto traguardato la certezza della propria inconsistenza e del proprio definitivo isolamento.
La condizione in cui versa il paese però ci impone di non permettere che Rifondazione e la sinistra affoghino per sempre. Il vuoto apertosi con la sconfitta del 14 Aprile, ci restituisce il compito della ricostruzione. C’è estremo bisogno di una forte e seria opposizione politica e sociale. Le norme sulla precarietà e la proclamazione dello stato d’emergenza, ce lo dicono ancora una volta. Ma senza una sinistra di popolo non si va da nessuna parte, non basta il Pd, non serve certo il giustizialismo di Grillo e Di Pietro. Ora è il momento di ritessere tela con tutte le forze democratiche, a partire dal sindacato e dall’associazionismo. Guai solo pensare che la soluzione stia nel mettere in crisi le giunte in cui siamo presenti. Le amministrazioni locali, anche e soprattutto nel nostro territorio, sono al contrario un prezioso avamposto di resistenza, sono il luogo in cui da subito bisogna impegnarsi per praticare la buona politica, per tentare di offrire risposte concrete alla nostra gente. Sono infine lo spazio in cui si può provare a mettere in campo un’alternativa alle destre e per questa via almeno immaginare una nuova alleanza progressista, un futuro migliore per il paese. Senza un respiro, un progetto collettivo, le prossime tornate elettorali non si vincono da nessuna parte.
Dal congresso nazionale del Prc speravamo di tornare con più strumenti per ripartire ed invece chi ha speso da sempre le sue energie per una nuova sinistra di popolo, si ritrova soltanto le spalle caricate di un peso maggiore. Per non sottrarci a questa responsabilità, a settembre anche a Genova ed in Liguria, raccoglieremo la proposta di Nichi Vendola e faremo nascere “Rifondazione per la sinistra”. Non una corrente (ce ne sono già troppe) ma uno spazio politico e culturale di partecipazione. Una speranza in più nelle mani del popolo della sinistra.
Simone Leoncini
Comitato politico nazionale Prc
