Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Archivio per 9 Agosto 2008

Comunicato Stampa Segreteria cittadina del PRC – Foggia

Pubblicato da nonviolento su 9 Agosto 2008

Mozione 2 (Vendola) diventa area politico-culturale “Rifondazione per la Sinistra”

“La mozione 2 del Prc, di cui il primo firmatario era Nichi Vendola, riunitasi oggi  per trarre un bilancio del congresso di Chianciano, ha deciso di dare immeditamente vita a un’area politica, culturale e programmatica (insomma, una corrente, nell’immagine, lo schema di una corrente oceanica, ndr)che assumera’ il nome di ‘Rifondazione per la sinistra’”. Lo comunica una nota, in cui si spiega: “Obiettivo dell’area che abbiamo costituito e’ avviare subito un’iniziativa politica a tutto campo con l’obiettivo, in stretta coerenza con la nostra battaglia congressuale, di ricostruire la sinistra, rinnovarne la cultura e rilanciarne il ruolo di opposizione sociale e politica. Per la natura stessa dei suoi obiettivi, questa area non puo’ essere ridotta solo a corrente interna al Prc. Intendiamo infatti praticare da subito forme di collaborazione e dialogo con tutte le forze sociale e politiche intenzionate, come noi, a ricostruire la sinistra. Per questo convocheremo per il 27 settembre un’assemblea nazionale di tutta l’area, alla quale inviteremo a partecipare tutti i soggetti politici, sociali e culturali pronti a impegnarsi per restituire alla Sinistra e al conflitto sociale una presenza forte in Italia e in Europa. L’assemblea del 27 sara’ preceduta da un’intensa campagna di moblitazione in ogni citta’ e tutte le federazioni del Prc, nella quale spiegheremo a tutti i compagni la natura e lo scopo della nostra iniziativa. A scanso di equivoci, e’ necessario ribadire che non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il Prc, di cui incarniamo la migliore tradizione innovativa, e che consideriamo indispensabile ai fini della ricostruzione della Sinistra. ‘Rifondazione per la sinistra’ rappresenta ufficialmente oltre il 47 per cento del Prc ma, a nostro parere, raccoglie alla base un consenso anche piu’ ampio e maggioritario. Intendiamo far valere – prosegue la nota della mozione 2 – questo enorme peso politico in tutti gli organismi che il partito scegliera’ di darsi, a eccezione di quelli di diretta gestione politica. La decisione di non entrare negli organismi di gestione politica non risponde ad alcun intento polemico o sabotatorio. L’attuale gestione del partito, come confermato anche oggi dal nuovo segretario, ha deciso pero’ di intraprendere un percorso politico che non condividiamo assolutamente. In queste condizioni una coabitazione nella segreteria non avrebbe alcun senso e finirebbe per produrre solo una condizione di paralisi politica che ne’ il Prc ne’ la sinistra tutta possono in questo momento permettersi”.

Beppe di Brisco
Segretario cittadino
PRC FOGGIA

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Franco Giordano: ricostruiremo la sinistra

Pubblicato da nonviolento su 9 Agosto 2008

Siamo l’altra metà del partito e ricostruiremo la sinistra

Davide Varì
«Amarezza», «delusione umana e politica», ma anche voglia di rimettersi in cammino «nella consapevolezza di rappresentare l’altra metà del partito». Franco Giordano, l’ex segretario di Rifondazione, è un fiume in piena. Dopo la “battaglia di Chianciano” prova a riprendere il filo del discorso per rilanciare una «prospettiva». Non fugge dalle proprie responsabilità – «non ho mai pensato di ricoprire di nuovo alcun incarico politico» – ma si sarebbe aspettato lo stesso atteggiamento «da chi ha ricoperto incarichi di governo».
E poi gli obiettivi futuri, i progetti di Rifondazione per la Sinistra – «un’area politico-culturale e non una corrente che rappresenta la degenerazione dei partiti» – che ha l’ambizione di ricostruire una nuova sinistra nel Paese.

La prima domanda è d’obbligo. Come stai vivendo questi giorni del dopo Chianciano?
Vivo una forte preoccupazione per il futuro di questo partito, mista ad una delusione e ad un’amarezza che non riesco a scrollarmi di dosso. In questi ultimi due anni ho provato a tenere in grande considerazione l’unità politica della nostra maggioranza. Ho anche sostenuto, e talvolta coperto, coloro che erano impegnati in esperienze difficilissime come quelle di governo. Ho coperto e provato a ricomporre anche su questioni sulle quali nutrivo forti perplessità.

Un ricambio di leadership era forse inevitabile dopo una sconfitta elettorale così severa…
Non ho alcuna intenzione di rimuovere le mie responsabilità politiche. E non ho mai pensato di ricoprire alcun incarico esecutivo. Mi sarei però aspettato un atteggiamento unitario nei confronti di chi ha condiviso con me questa esperienza. Ho ancora negli occhi l’immagine di un articolo de Il Manifesto che all’indomani della sconfitta elettorale e nel bel mezzo di una grande assemblea a Firenze, recitava: “Ferrero: non diventerò segretario di Rifondazione”. Quando si dice la parola data. Ma ci sono altri due momenti in cui è stata anteposta la volontà di diventare segretario di partito al bene di Rifondazione, altro che leaderismo di Nichi Vendola. Penso alla vicenda del comitato politico nazionale che non si è limitata a prendere atto delle dimissioni collettive della segreteria ma ha voluto cancellare ogni possibilità di gestione ordinaria, lasciando il partito in una condizione di drammatica difficoltà. Senza contare che si apriva una discussione sull’esperienze del governo Prodi mentre si era ancora in carica. E poi c’è la vicenda del congresso. Con gli interventi di Nichi Vendola e Fausto Bertinotti, e poi il mio e quello di tanti altri compagni, abbiamo preso atto che nessuna mozione avrebbe raggiunto il 50,1 %. Peraltro vorrei sottolineare che l’unica mozione che ha aumentato i consensi nel congresso è stata la nostra. Una cosa che succede molto di rado nei partiti comunisti. Senza contare che eravamo pronti ad una ricomposizione unitaria con quelle aree politiche che un tempo erano più vicine a noi. Più vicine culturalmente e politicamente. Ma questa possibilità è stata negata e si è preferito dar vita ad una maggioranza risicatissima ed eterogenea per permettere l’elezione di Paolo Ferrero alla segreteria. Questa è la cronaca e questo mi dà molta amarezza.

Ora Chianciano è finita e la situazione è piuttosto ingarbugliata: c’è un segretario e c’è una maggioranza. Poi c’è una maggioranza relativa, di cui fai parte anche tu, che non ha e non vuole incarichi di segreteria…
Chianciano è alla nostre spalle, ora è rimasta la crudezza della politica. Devo riconoscere che la piattaforma congressuale tiene insieme aree molto disomogenee tra di loro, ma non posso non prendere atto che si sommano culture minoritarie con culture identitarie. In questo senso ho sempre pensato che ci possano essere esperienze minoritarie a vocazione libertaria ed esperienze identitarie a vocazione di massa. Il problema è che quando queste due tendenze si saldano tra loro, si cancellano vicendevolmente gli aspetti positivi. Condivido molto l’affermazione di Ida Dominijanni che utilizza la categoria di “ripristino”. D’altronde così è stata universalmente percepita. E anche Alberto Asor Rosa, seppur bonariamente, afferma che i comunisti si separano dal resto delle culture presenti oggi nel Paese.

Asor Rosa parlava di un’uscita non moderata dal comunismo…
Il fatto è che a Chianciano ha prevalso l’esatto opposto. Io stimo i compagni dai quali ho pur sempre una grande distanza strategica. Penso a Fosco Giannini e Claudio Bellotti. Giannini, per esempio, rivendica e propone una nuova unità dei comunisti. E d’altra parte, lo stesso Paolo Ferrero non parla più della critica all’unità dei comunisti. Da parte sua Bellotti vuole capitalizzare una critica profonda ad ogni forma di governo riproponendo un’acritica avversione col Pd.

Già, il Partito democratico. E’ un avversario o un interlocutore dialettico?
In gioco, per quel che riguarda il rilancio di Rifondazione, c’è un tema decisivo. In gioco c’è infatti il tema dell’efficacia della nostra iniziativa politica e della sua espansione. Non possiamo cancellare il tema della ricostruzione della sinistra. Per quanto mi riguarda non ho alcuna difficoltà ad ammettere che una delle cause che ha determinato la sconfitta è stata l’esperienza di governo. E’ indubbio che c’è una drammatica distanza tra le nostre aspettative ed i risultati concreti ottenuti. Ma è assolutamente drammatico e preoccupante non cogliere altri aspetti decisivi di quella sconfitta. Ci sono ragioni che arrivano da lontano, ragioni che hanno un respiro europeo. Dietro la sconfitta del 14 aprile c’è la nostra partecipazione al governo, certo, ma c’è a anche il tema della rappresentanza.

In effetti a Chianciano non si è parlato molto di queste ragioni più di respiro. Marco Revelli dice che entrambe le parti erano prigioniere dei propri “demoni”. Che ne pensi?
Una riflessione ed una ricerca più umile sarebbe di certo stata necessaria. Per quanto riguarda il governo, trovo indicativo che dopo l’esperienza infelice di Prodi, il presidente della Regione Puglia proponga ed ottenga il riconoscimento della gratuità della sanità pubblica di base per tutti i migranti. Insomma, Nichi Vendola propone e ottiene norme che sono il rovescio di quelle repressive del pubblico impiego del ministro Brunetta. Senza contare che in difformità da tutte le altre regioni meridionali, e con ampio risalto sui media, la Puglia vede una crescita significativa in una fase di grande recessione nazionale e internazionale. Insomma, il tema del governo andrebbe affrontato con più capacità di riflessione. Si può e si deve essere impietosi sull’esperienza passata ma si deve essere più inclini alla ricerca sulle prospettive future. E un elemento di comprensione oggettiva riguarda proprio le strategie passate di Rifondazione. Il massimo del consenso elettorale, per esempio, lo abbiamo ottenuto alla vigilia di possibili esperienze di governo e dentro un campo unitario.

E torniamo al rapporto col Pd…
Io sono convito che oggi ci sia il massimo di diversità strategica tra noi e il Pd. Qualcuno ha addirittura paventato un nostro ingresso nel partito di Veltroni. Basta con queste sciocchezze. E’ sufficiente leggersi le nostre biografe per capire quanto sia assurdo. Noi immaginiamo una sinistra e una rifondazione autonoma e distinta dal Pd. E pensiamo che ci sia anche bisogno di un aperto conflitto in alcuni momenti. E’ invece curioso che, all’indomani dell’incontro tra Veltroni e Ferrero, entrambi dicano le stesse cose. E’ come se tutti e due, Veltroni e Ferrero, decidessero di “spartirsi” il proprio recinto. Solo che la spartizione di questi recinti fa comodo a Veltroni. Noi abbiamo ben poco da difendere e forse bisognerebbe riflettere sulla crisi del Pd, sulle sue difficoltà strategiche e sull’esplosione delle diverse culture dentro quel partito. Ci interessa la perdita di consenso del Pd? Dobbiamo recintarci? Non dobbiamo avere l’ambizione di occupare un campo più vasto? Temo che la piattaforma di Chianciano impedisca tutto questo.

Nel frattempo il governo Berlusconi “lavora”. Come si costruisce una nuova opposizione?
E’ urgentissimo costruire un’opposizione al governo Berlusconi e mi chiedo: siamo in grado di unirci ai soggetti disponibili alla lotta concreta? Il precariato, la retribuzione, l’aumento delle ore di lavoro, l’ambiente. Sono tutti temi che si ripropongono in maniera drammatica. Noi dobbiamo aprire il campo ai soggetti disponibili e alternativi a questi provvedimenti. Ma la sensazione è che stiamo andando in direzione contraria. Vogliamo fare una manifestazione contro il governo Berlusconi oppure contro l’ex governo Prodi? E perchè non un’opposizione al governo ombra? Io sono convinto che questa maggioranza e questa piattaforma sia impossibilitata a ricostruire la sinistra. E d’altra parte non possiamo gestire una piattaforma politica che critichiamo apertamente. Queste cose accadevano tra tra gli anni ‘30 e ‘50. Noi ci prepariamo invece all’iniziativa del 27 settembre che vogliamo costruire in tutto il territorio nazionale, che vogliamo far vivere in un’area culturale e politica. Noi ci prendiamo l’onore di ricostruire la sinistra senza la quale, la stessa Rifondazione, morirebbe di asfissia. E visto che non siamo una corrente politica vogliamo la più ampia partecipazione possibile.

E a questo punto quale sarà il ruolo di “Rifondazione della Sinistra”?
Ripeto, non siamo una corrente, che per quanto mi riguarda è null’altro che un sintomo della degenerazione dei partiti, ma siamo un soggetto vivo, in grado di far nascere una proposta politica. Da questo punto di vista accolgo positivamente l’affermazione di Marco Revelli sui “demoni” che insidiano la forma partito. Per questo vogliamo provare ad agire una pratica sociale in grado di far maturare un’alternativa. Noi siamo l’altra metà del partito. Un’ultima parola la vorrei spendere sulla vicenda che riguarda Liberazione . Nel corso della mia segreteria ho avuto contrasti con Piero Sansonetti ma non per questo mi sono mai sognato di mettere in discussione l’autonomia del giornale.

08/08/2008

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