«Siamo molto ambiziosi e in Calabria è cambiato il governo e il programma»
Gemma Contin
Damiano Guagliardi in Calabria è stato segretario regionale di Rifondazione comunista, consigliere regionale, e, da pochi giorni, nuovo assessore al Turismo nella giunta di centrosinistra guidata da Agazio Loiero. Lo abbiamo intervistato.
Perché Rifondazione comunista rientra in giunta in Calabria, al termine di una stagione politica “chiacchierata”, dopo esserne uscita con clamore all’inizio della legislatura?
Perché c’è un’inversione di tendenza sul piano programmatico e nella composizione dello stesso governo regionale. Della precedente giunta Loiero sono rimasti soltanto due assessori, uno del Pd e uno socialista, oltre al compagno Tripodi dei Comunisti italiani. Tutti gli altri sono tecnici e consiglieri regionali che non hanno mai governato in Calabria.
La giunta Loiero ha avuto non pochi “incidenti di percorso”. Quando il Prc è uscito dal governo il segretario regionale ha dichiarato: «Chiedevamo una commissione etica, uno scatto di orgoglio sulla questione morale. Questo non è avvenuto e quindi noi usciamo dal governo della regione». Adesso lei è rientrato, non senza polemiche. Che cosa è cambiato?
Loiero ha accolto alcune istanze del partito: la moralizzazione della sanità; la riorganizzazione del settore energetico bloccando le concessioni dei parchi eolici, che in Calabria era diventato un affare paramafioso; l’uscita dalla precarietà di almeno 2000 figure della sanità, del campo medico e del settore amministrativo, e della forestazione, con l’inclusione a tempo indeterminato di 1800 lavoratori; la stabilizzazione di circa 300 unità in agricoltura che erano a tempo determinato con contratti annuali e ora vengono inseriti nell’ambito della ricerca agricola. Poi vanno sottolineati altri due aspetti: un piano di aiuto sociale per 120 milioni di euro in tre anni a sostegno delle famiglie bisognose e un piano di aiuto ai lavoratori “over 50″ espulsi con la crisi degli investimenti della legge 488 e con i processi di deindustrializzazione in Calabria, per i quali si prevede l’investimento di 10 milioni di euro. Questi sono già atti compiuti, fatti deliberati. Ma ci sono anche gli impegni promessi, come la revisione della legge elettorale regionale per eliminare lo sbarramento del 10% per le coalizioni e del 4% per i partiti.
Ma per capire perché siamo ritornati ad avere un rapporto con Loiero e con il centrosinistra dobbiamo partire anche dalla rappresentazione politica in Calabria, dove la sinistra è articolata: i Comunisti italiani sono forti; i socialisti sono la realtà più forte che in tutte le altre regioni d’Italia; sono scomparse forme organizzative come l’Udeur; c’è un forte dibattito all’interno del Partito democratico. E c’è anche un giudizio positivo caratterizzato dal “silenzio condiviso” da parte delle organizzazioni sindacali. Questi sono i termini politici che il segretario del Prc sa.
Lei è subentrato all’assessore Tripodi, esponente dell’Udeur, indagato dalla Procura antimafia. Nei pochi mesi che rimangono a questa legislatura regionale, che ruolo pensa di poter svolgere come assessore al Turismo?
Tripodi è stato scagionato. Non compare mai direttamente nell’inchiesta. Né ha avuto modo di intervenire nella materia perché è stato assessore per pochi mesi. D’altra parte l’inchiesta di cui stiamo parlando coinvolge la ‘ndrangheta nella regione Umbria, non in Calabria. Gli investimenti della ‘ndrangheta nel turismo era indirizzati in quella regione. Io penso di poter fare una politica per la mia regione, dove il turismo è l’unica fonte per il rilancio dell’economia calabrese, dato che siamo in fase di acuta deindustrializzazione, con un precariato che raggiunge numeri molto gravi e con l’economia regionale che non riesce a recuperare i mercati nazionali perché il prodotto agricolo calabrese viene rapinato dalle centrali multinazionali. Noi vogliamo un modello incentrato sullo sviluppo turistico sostenibile che utilizzi i grandi parchi della Calabria e il mare non solo per turismo ma anche come industria ittica, come ricchezza naturale. Poi c’è la grande storia culturale della Calabria: una civiltà formata dai cento popoli che l’hanno attraversata, dai fenici agli albanesi, cui io appartengo. Questo incrocio di culture ha determinato nei calabresi una grande civiltà della solidarità e del dialogo, determinante per una nuova politica mediterranea, basata sullo scambio tra l’Italia del Sud, i Balcani, l’Africa del Nord, e tutte le altre terre bagnate dal Mediterraneo. Noi abbiamo un progetto molto ambizioso. Al segretario nazionale chiediamo non solo di rispettarci ma di chiudere questa polemica, riconoscendo al Comitato regionale il diritto di decidere. E poi aspettiamo il giudizio dei calabresi verso di noi.