Rifondazione per la sinistra

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Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie

Pubblicato da nonviolento su 20 Agosto 2008

Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie
sulle questioni morali senza sottrarci al confronto politico
 

Rocco Tassone*
Dopo la decisione assunta il 29 luglio 2008 dal Comitato politico regionale del Prc di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale della Calabria è stato aperto sulla stampa un fuoco di fila contro la stragrande maggioranza del partito calabrese da parte di una ristretta minoranza di Soloni interni ed esterni al partito stesso. Anche oggi su “Liberazione” troviamo un articolo di Mimmo Talarico, coordinatore regionale di Sinistra Democratica.
Per la verità a dare la stura è stato il segretario nazionale il quale, prima ancora che il Comitato regionale del Prc della Calabria si riunisse, ha dichiarato alle Tv ed alla stampa che il rientro nella giunta regionale calabrese «… sarebbe cosa pessima dal punto di vista morale e politico…».
A valle di queste dichiarazioni ripetutamente confermate anche su altri quotidiani nazionali, si è scatenato un piccolo esercito di moralizzatori da strapazzo che sia sulla stampa regionale che su “Liberazione” hanno dipinto la maggioranza del partito calabrese alla stregua di una banda di malfattori. Ci dipinge così Omar Minniti, capogruppo del Prc nel Consiglio provinciale di Reggio Calabria nella cui Giunta siamo presenti – giustamente – con un valido compagno assessore; ci dipinge così Ciccio Gaudio, capogruppo del Prc al Comune di Cosenza in coalizione con un candidato sindaco che auspica rapporti di proficua collaborazione con la destra cosentina; ci dipinge così Adriano D’amico, neo membro del Collegio nazionale di garanzia del Prc, già fan di Egidio Masella, protagonista nel 2005 della parentopoli calabrese; ci dipinge così Mimmo Talarico, assessore all’urbanistica per 10 anni al comune di Rende, la città dove i palazzinari hanno fatto affari d’oro. In tutte queste invettive non abbiamo potuto ascoltare o leggere una sola motivazione specifica di merito sul perché il Prc in Giunta regionale va bene in Emilia, va bene in Campania, va bene in Puglia; il Prc va bene in coalizione col Pd alla Provincia di Crotone e di Reggio Calabria, al Comune di Catanzaro; ma non va bene nella Giunta regionale della Calabria.
Le motivazioni della scelta di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale sono ampiamente riportate nel documento approvato dal Cpr del 29 luglio scorso. Esse sono state ostinatamente ignorate. Intendiamoci, nessuno pretende che debbano essere per forza condivise. Ma è inaccettabile che qualcuno attribuisca patenti di moralità eludendo la discussione di merito a partire dal documento politico alla base della decisione. E invece non abbiamo potuto leggere alcuna contestazione di merito sulla scelta; si contesta la “legittimità morale” di chi l’ha compiuta.
Questi atteggiamenti, sbagliati politicamente, provocano dentro di noi amarezza e ribrezzo.
E’ fuor di dubbio che in Calabria ci sia una questione morale nel rapporto tra la politica, pezzi di burocrazia statale e regionale ed il potere economico. Ma probabilmente non più che in Campania o qualunque altra regione italiana. E comunque non attiene certamente ai comportamenti ed alle scelte dei gruppi dirigenti del Prc calabrese. I compagni nel partito e nelle istituzioni che sono stati dipinti come antietici ed immorali sono in realtà protagonisti degli ultimi 10 anni di battaglie connesse anche alla questione morale. Giusto per fare qualche esempio: siamo stati noi, nelle assemblee operaie davanti ai cancelli della Polti e della Printec/Sensitec, a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che stavano alla base delle malversazioni dei “prenditori/imprenditori” a danno dei fondi europei e 488. Siamo stati noi a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che hanno reso possibile l’assalto del capitale energetico multinazionale al territorio calabrese, ultimo quello dell’affare eolico industriale che sta fisicamente devastando la Calabria.
Non ci sentiamo impavidi eroi: abbiamo paura, come tutti. Insomma facciamo oggi ciò per cui altri compagni prima di noi in questa Regione hanno pagato a duro prezzo. E’ andata così per Rocco Gatto, per Peppino Valarioti, per Giovannino Lo Sardo. Ma all’epoca, quel grande partito che fu il Pci ci insegnò che attorno ai compagni che si espongono bisogna costruire una rete di solidarietà politica ed umana, non additarli. Bisogna far percepire all’avversario la sensazione che se se ne abbatte uno ce ne sono altri cento che possono ripartire da dove lui ha lasciato e che pertanto è inutile quell’abbattimento. Invece in questi giorni si è trasmessa all’esterno la sensazione che nel Prc le dinamiche interne prevalgono anche sulle lotte, anche quando dovremmo essere uniti come una pigna; è emersa l’amara realtà che in questo partito ci sono dirigenti che non si stringono attorno a chi si espone ma danno la pagella di legittimità etica e morale. Insomma contribuiscono per inquadrare meglio chi nel mirino c’è già. Da qui l’amarezza ed il ribrezzo.
Tuttavia non ci sottraiamo dal confronto politico, quello vero ed autentico.
La scelta di correre alle elezioni regionali del 2005 in una alleanza organica con questo centro-sinistra non è stata compiuta dal Prc calabrese, bensì dalla segreteria nazionale – con la piena consapevolezza dell’attuale segretario nazionale – attraverso il commissario plenipotenziario. I consiglieri regionali (alcuni oggi ex…) inquisiti sono gli stessi con i quali quella segreteria nazionale fece l’accordo organico. Sono gli stessi che hanno retto la maggioranza, di cui giocoforza siamo stati costretti a fare parte, che ha votato il bilancio regionale 2007. Un bilancio che noi del Prc calabrese non volevamo votare e che ha condotto allo sciopero generale regionale del 19 giugno 2007. Ma ci fu detto che un nostro atto di rottura avrebbe provocato la crisi della coalizione a livello nazionale, mandando giù il governo Prodi di cui facevamo parte. Lo stesso governo che qualche mese dopo ha deliberato di infilarci nell’area portuale di Gioia Tauro il più grande rigassificatore d’Italia.
A portarci fuori dalla maggioranza e fuori dalla Giunta regionale sono state le mancate risposte alla piattaforma rivendicativa dello sciopero generale regionale sui temi del sostegno allo sviluppo, dell’intervento sulla povertà e a sostegno degli strati sociali più deboli, sui temi del rapporto ambiente/energia/sviluppo. Non le chiacchiere sulla questione morale, una questione che va certamente posta ma non nei termini superficiali, riduttivi e autolesionisti di questi giorni.
Su questi temi il Prc calabrese ha continuato a sviluppare nell’ultimo anno una forte iniziativa politica nella società e nelle istituzioni. Con la presentazione del bilancio regionale per il 2008 e delle leggi ad esso collegate sono arrivati importanti segnali positivi. In particolare, i provvedimenti di moratoria sul rilascio delle autorizzazioni per l’installazione dei parchi eolici-industriali; la norma che predispone un finanziamento di centoventi milioni di euro a sostegno del reddito alle famiglie povere della Calabria, norma che recepisce la proposta di legge nazionale del Prc; la norma che predispone opportuni ammortizzatori sociali per i lavoratori “over cinquanta” espulsi dal mercato del lavoro.
Altri segnali sono stati i provvedimenti di moralizzazione come l’istituzione della Stazione Unica Appaltante. E’ in fase di discussione la revisione della legge elettorale regionale con la riduzione della soglia di sbarramento. Sono stati emanati i primi bandi del Por Calabria 2007-2013 sui fondi per il sostegno allo sviluppo.
Questi provvedimenti sono stati il segnale di un’inversione di tendenza nelle politiche del centro-sinistra calabrese, da consolidare e da gestire. Essi hanno indotto il Comitato politico regionale del Prc ad esprimere nel mese di maggio di quest’anno una valutazione positiva sulla legge finanziaria regionale del 2008. Sono gli stessi argomenti che ci hanno indotto a decidere di rientrare in maggioranza ed in Giunta. Questi, in estrema sintesi, i fatti. Si può dissentire sulle valutazioni di opportunità. Non credo sia consentito gettare fango addosso ai compagni.
Infine una considerazione su un fatto che non può non infondere tristezza in chi è comunista ed ha una concezione comunista del partito. Il 29 luglio scorso, contemporaneamente allo svolgimento dei lavori del Comitato regionale del Prc calabrese, un gruppo di membri di questo organismo – senza aver preso parte ad esso – si è riunito a qualche centinaio di metri di distanza dall’assise ufficiale per contestarne di fronte all’opinione pubblica merito e metodo, improvvisando un conferenza stampa. Tutto questo credo sia triste e penoso. Le opinioni di tutti i membri del partito hanno pari dignità e meritano rispetto; è assolutamente legittimo dissentire. Ma nessun comunista si è mai sottratto al confronto, anche quando presume che, a conclusione, l’esito non gli sarà favorevole. Soprattutto nessun comunista disconosce la legittimità del partito e dei suoi organismi democratici. Non ho votato il segretario nazionale, ma egli oggi è anche il mio segretario. Quando mi convocherà alla prossima assise del Comitato politico nazionale sarò presente e mi confronterò con lui, anche duramente se necessario, ma non mi defilerò riunendomi in parallelo in qualche sala nei paraggi per contestarlo di fronte ai giornalisti.
*membro della Segreteria regionale del Prc Calabria, membro del Comitato politico nazionale del Prc

20/08/2008

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Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 20 Agosto 2008

Questo NON è il blog ‘ufficiale’ di rifondazioneperlasinistra. Perciò è probabile che nè Vendola, nè Bertinotti, nè Migliore, nè Ferrero verrano mai a leggere ciò che scriviamo. E’ soltanto nato dalla necessità di mettere in ordine le idee al termine del congresso e riunire e contattare ed avvicinare i compagni che si sono riconosciuti nella mozione due, in attesa di capire come muoversi ALL’INTERNO DEL PARTITO. Lo scrivo in maiuscolo perchè, visto che sono stato per tanti anni fuori da Rifondazione, non mi costerebbe nulla starmene fuori per parecchio altro tempo e, quindi, se il 27 Settembre si decidesse per una scissione, io non vi parteciperei ma continuerei a restare fuori da Rifondazione. Come qualcuno ha scritto bene, secondo me, nei commenti, non mi sembra sia il caso di buttarci i pesci in faccia tra di noi, non credo che basti un blog o un commento di Francesco o Mau68 a convincere chicchessia della bontà delle opinioni di Ferrero il valdese o di Vendola il cattolico e perciò, vi invito ad essere propositivi, ad informare su iniziative del partito e dell’area rifondazioneperlasinistra che, come falceemartello, esserecomunisti ecc. ecc., credo abbia diritto di esistere ed organizzarsi all’interno di Rifondazione.

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