Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di un compagno 20enne di Avezzano.
Caro compagno Vendola e cari compagni tutti di Rifondazione per la Sinistra,
sono un ragazzo di 20 anni di Avezzano (provincia dell’Aquila) e scrivo questa e-mail per complimentarvi con tutti voi del lavoro che avete iniziato dando vita a questo nuovo soggetto politico. Nella mia breve vita elettorale ho votato una sola volta, alle ultime elezioni, per l’Arcobaleno: la delusione per la cocente sconfitta mi ha fatto molto riflettere e (non lo nego), a volte, interrogarmi sull’ eventualità che non stessi sbagliando tutto.
Ho sentito dentro di me nascere, frammista a quella che era la rabbia e l’insofferenza per ciò che era accaduto, la consapevolezza di un’esigenza: l’esigenza di Sinistra che noi giovani, ventenni o giù di lì, sentiamo e proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, all’università o sul posto di lavoro. Ho sentito l’esigenza di una sinistra nuova; che poi avesse di fianco anche la dicitura “Comunista”, mi sono chiesto, “Cosa cambia”; mi sono sempre sentito orgoglioso di essere comunista, per i significati ed i sentimenti che a questa appartenenza politica legavo: la voglia di lottare per un mondo migliore, di cambiare il sistema attuale di sviluppo economico ma anche il sistema attuale di rapporti tra le persone, per mettere al centro la dignità del lavoro e della vita dell’uomo, per combattere nuovi fondamentalismi e pericolosi revisionismi storici, nuove superstizioni, nuove cacce alle streghe.
Tuttavia non ho mai potuto fare a meno di legare a questo epiteto anche le colpe, immense, dello stalinismo, dell’Unione Sovietica, di alcuni aspetti di Cuba o della Corea del Nord, ritenendo le vittime di un regime vittime e basta, e non soffermandomi prima a guardare il colore di quello stesso regime.
Allora io oggi chiedo a Lei, perché dobbiamo continuare in quella che ha giustamente ed appropriatamente definito “Restaurazione del Comunismo”, persistendo nella volontà di giustificazione e legittimazione di antichi regimi, che si sono macchiati di crimini irripetibili, nel cieco desiderio di affermazione di teorie economiche o sociali che consideriamo avulse dal contesto storico e sociale in cui sono state elaborate, che non adattiamo ai tempi di oggi, che non modelliamo in base alle nostre esigenze?
Le chiedo perché di fianco a chi, come noi, è cosciente di cogliere gli aspetti più giusti e moderni della teoria comunista marxista, di osservarne le sfaccettature che ci parlano della difesa del più debole e dell’abbattimento di un sistema ingiusto, non possiamo accogliere ed abbracciare (pur nel rispetto reciproco delle diversità dei punti di vista) coloro che non si definiscono comunisti come noi, ma che lottano per i nostri stessi ideali? Penso al mondo del volontariato cattolico, che si impegna nella difesa di chi soffre, nel recupero di chi nella vita ha commesso degli errori, nella liberazione dei giovani dalle moderne schiavitù (chiamate droga e prostituzione): siamo forse in grado noi di dare una definizione di Sinistra che possa escludere costoro? E può questa stessa definizione allontanarci da tutte quelle associazioni e da quei movimenti che si battono per la difesa dell’ambiente, per una economia che sia sostenibile, oltre che per noi uomini, per il pianeta su cui viviamo? Oppure può allontanarci da quei gruppi di persone che vogliono cancellare ogni forma di discriminazione sessuale (oggi purtroppo ancora molto presente nel nostro Paese), difendendo i diritti conquistati (faticosamente) dalle donne e propugnando allo stesso tempo quelli di chi non può sentirsi “famiglia” perché giudicato “immorale” o “pervertito”?
Spero che Lei, compagno Vendola, mi aiuti a dare una risposta a questi miei interrogativi; nell’augurio di ricevere presto una Sua risposta, le rinnovo i miei complimenti per il lavoro che sta svolgendo e le auguro un felice proseguimento.
Tiziano Martini



