Archivio per Ottobre 2008
La federazione di Roma
Pubblicato da nonviolento su 31 Ottobre 2008
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Lettera ad una studentessa
Pubblicato da nonviolento su 30 Ottobre 2008
Lettera a una studentessa
Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio
scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola. Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria, ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata e gerarchizzata che mi offre una declinazione al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le tue passioni. Hai la faccia anche della mia piccola Ida, che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà con cui ci si presenta ad un esame scolastico. Il suo primo corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera): quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza e poco della giovinezza di chi compone le forme nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia, al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici comunicativi e della tua contro-informazione. Tu sei, seppure ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità. La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche istituto scolastico di rito padano. Lo è quando riannoda i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni, saperi e valori. Lo è anche quando la scuola fuoriesce da sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza,
trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società. Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati della formazione che preparino alla precarietà esistenziale e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate. Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi, ben protette in quei laboratori della clonazione sociale che sono scuole e università private. Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità, le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità (la centralità della pubblica istruzione) contro chi “cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati alla competizione e diseducati alla cooperazione.
Carissima studentessa, la lezione più importante che ho appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna scegliere le virtù civiche della disobbedienza. Non si può obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista. Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro. Volevo ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato: questa qui è dalla mia parte. Ho pensato che la mia parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di tutte le tue libertà.
Nichi Vendola
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Nasce a Genova il comitato per ” La Sinistra”
Pubblicato da nonviolento su 28 Ottobre 2008
APPELLO
Noi tutte e tutti condividiamo i medesimi ideali di pace, uguaglianza, fratellanza, democrazia e libertà.
Noi tutte e tutti siamo uniti dalla convinzione che al centro di ogni nostra azione debba esserci la difesa della dignità delle persone, la tutela dei più deboli, le pari opportunità per tutte e tutti contro ogni forma di razzismo, violenza, discriminazione ed emarginazione.
Noi tutte e tutti ci riconosciamo in quelle donne e in quegli uomini che sessant’anni fa con la Resistenza hanno conquistato la nostra libertà e la nostra democrazia.
Oggi l’Italia si trova – forse per la prima volta dal 1945 – nel mezzo di una crisi culturale e di civiltà profondissima che sta delineando, attraverso lo svuotamento delle regole democratiche, l’instaurazione di una nuova forma di regime.
Siamo nel mezzo di una “rivoluzione” conservatrice che investe ogni ambito e trasforma profondamente la vita sociale e le relazioni tra le persone nel loro complesso: un processo che è da lungo tempo in atto e che mette in discussione gli stessi valori democratici e che sta giungendo a compimento con il governo che si è insediato dopo il voto del 14 aprile.
La destra non solo ha vinto, ma è diventata senso comune. L’esperienza storica della sinistra, per come molte e molti di noi l’hanno conosciuta e vissuta, è terminata.
Noi tutte e tutti siamo però convinti che senza una forte sinistra in Italia e in Europa non ci sia alcuna speranza di portare il Paese fuori dalla crisi e che sia necessario per questo scomporre, ricomporre, ricostruire ed unire gli attuali assetti della sinistra. Serve costruire un nuovo soggetto politico che nasca sotto il segno del rinnovamento e della partecipazione: per questo oggi siamo qui riuniti per costituirci in comitato promotore per la Sinistra.
Il nuovo soggetto deve essere però consapevole che molti problemi del nostro tempo hanno un carattere sovranazionale (valga per tutti l’esempio dell’ambiente e dei cambiamenti climatici) e che solo a tale livello possono trovare una soluzione. Pertanto occorre sostenere il progetto di unità politica del continente europeo, dato che l’Europa è lo spazio minimo di lotta e rivendicazione di diritti cosmopoliti e perché l’Europa può costituire l’alternativa a un processo di globalizzazione senza regole, nonché lo strumento privilegiato per affermare un mondo basato su democrazia, giustizia sociale, pace e diritti senza confini. Il ritorno della destra populista, xenofoba e nazionalista in tutta Europa può essere combattuta solo con una sinistra che si muova in una prospettiva di costruzione della democrazia europea e mondiale.
Bisogna mettere in campo una seria opposizione – radicale ma non declamatoria – ed al contempo lavorare affinché sia possibile al più presto un’alternativa alle destre: un’alternativa culturale, sociale, politica e istituzionale. Un progetto capace anche di rimettere al centro il profilo etico della politica.
Occorre condurre con tenacia una battaglia di valori per contrapporre alle destre un diverso e credibile progetto di società eco-sostenibile, una nuova declinazione del binomio diritti-doveri necessaria a garantire la libertà di tutti.
Servono nuove idee, una ricerca vera. Bisogna ritrovare la capacità di capire le trasformazioni in atto, per offrire risposte adeguate ai problemi che investono il Paese a partire dalle nuove povertà economiche legate ad un liberismo ormai globalizzato, dal mondo del lavoro (ormai sempre meno sicuro e sempre più precarizzato), dell’ambiente, dei diritti e dei rapporti sociali sul territorio.
Far rinascere una Sinistra che persegua questi obiettivi non è scontato ma, se una speranza può esserci, questa risiede anche nella capacità delle realtà locali, nelle esperienze diffuse e talora disperse, nelle donne e negli uomini che intendono ancora provarci.
Per questo riteniamo fondamentale mettere subito in campo forme stabili di organizzazione, anche parziali, che partecipino alla costruzione condivisa di un nuovo soggetto politico unitario e plurale, partendo dalle varie esperienze di base – che devono ora consolidarsi e produrre un salto di qualità – e dalle singole individualità e dai movimenti politici e associativi organizzati che condividono il percorso della Costituente della Sinistra.
Abbiamo deciso di costituirci in Comitato promotore per condividere luoghi fisici (Case della Sinistra), per agire unitariamente e per avviare reali percorsi di ricerca e azione politico-culturale.
info e adesioni:
sinistragenova@gmail.com
www.sinistraliguria.ning.com
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Perchè dico: sinistra senza aggettivi
Pubblicato da nonviolento su 26 Ottobre 2008
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Anche a La Spezia in movimento
Pubblicato da nonviolento su 20 Ottobre 2008
Uso un nuovo metodo di pubblicazione, per non appesantire troppo il blog.
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Festa della Sinistra a Spinaceto
Pubblicato da nonviolento su 7 Ottobre 2008
07 Ottobre 2008
Festa della Sinistra a Spinaceto
Dal 7 al 10 ottobre a Roma – Spinaceto si terrà “la Festa della Sinistra del XII Municipio di Roma” , promossa dal locale Circolo del Prc di Spinaceto e da Sinistra Demcratica del XII Municipio, ove è prevista la partecipazione di tutte le esperienze della sinistra diffusa, dei comitati e delle associazioni del XII Municipio.
Il programma è davvero ricco di eventi e di iniziative interessanti, oltre a ben due cene popolari di qualità e dal modico costo di € 10,00 (dieci).
Qui sotto il calendario della Festa, oltre al manifesto e alla manchette della festa allegati.
Per le cene popolari è meglio prenotare scrivendo a lucarini.marco@gmail.com o a marco.ascione@gmail.com ;
Tenuto conto della collocazione autunnale, la Festa si tiene in una grande galleria al riparo dalle intemperie.
FESTA DELLA SINISTRA DEL XII MUNICIPIO dal 7 al 10 ottobre a Largo Cannella, Spinaceto, Roma.
promuovono l’iniziativa: circolo Prc Spinaceto; Sinistra Democratica Municipio Roma XII
*Martedì 7 ottobre
Ore 18,00 URBANISTICA
Mobilità, servizi e qualità della vita nel nostro territorio.
Assemblea aperta delle realtà associative del XII Municipio
Gemma Azuni, Pasquale Carpentieri, Luisa Laurelli, Alba Maccari, Carlo Patacconi, Dante Pomponi, Matilde Spadaro,
Ore 21,00 Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro
*Mercoledì 8 ottobre
Ore 18,00 SICUREZZA
La Sinistra e le periferie
Luigi Nieri, Roberto Giulioli, Massimo Ilardi, Patrizio Gonnella, Federico Polidoro
Ore 20,00 proiezione del film “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini
*Giovedì 9 ottobre
Ore 17,00 INTERNAZIONALE
Presentazione del quaderno speciale di Limes “Russia contro America: peggio di prima”
Lucio Caracciolo, Giorgio Mele, Elettra Deiana, Silvana Pisa, Anubi D’Avoss Lussurgiu
Ore 18,30 LAVORO, SCUOLA e CAROVITA
Contro le politiche del governo di centrodestra
Stefano D’Alterio, Cecilia D’Elia, Enrico Panini, Rosa Rinaldi
Ore 21,00 Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro
*Venerdì 10 ottobre
Ore 17,30 SINISTRA
Ricostruire, uniti e subito
Fabio Mussi e/o Marco Fumagalli, Alfonso Gianni, Piero di Siena, Anna Pizzo
Ore 20,00 Assemblea della Sinistra in XII Municipio e inaugurazione della Casa della Sinistra
Ore 22,00 Serata rock
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Festa per la Sinistra di Capitanata
Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 5 Ottobre 2008
Lunedì 6 ottobre 2008 alle ore 12.00, a Foggia, presso l’aula di Palazzo Dogana del gruppo della Sinistra l’Arcobaleno, si terrà la conferenza stampa di presentazione della “Festa per la Sinistra di Capitanata”, organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista insieme con la”Casa della Sinistra”.
Saranno presenti: Michele Augello, Cons. Prov. Sinistra Arcobaleno; Fedele Cannerrozzi, Segretario Provinciale del Prc e Beppe di Brisco, segretario cittadino del Prc di Foggia.
La festa, indetta per i giorni 8-9-10 ottobre, dedicherà particolare attenzione ai temi: ambiente, territorio e politica locale. Un’occasione di confronto per ricominciare e proseguire il proprio impegno politico e sociale.
La scelta della location, Piazza Mercato, non è casuale e rappresenta l’attenzione e il nuovo messaggio che la sinistra di Capitanata vuol dare: partire da un quartiere popolare, ricco di storia per riprendere il contatto con la gente e coinvolgere i giovani, il nostro futuro.
Torniamo a far politica, fuori dai palazzi, con e per la gente della nostra città, perché crediamo fortemente nel bisogno di una nuova sinistra in Italia, diffusa e plurale, che guardi anche al di là del proprio partito.
Importante sarà la presenza di Fausto Bertinotti che interverrà il 10 ottobre sulla Zona Pedonale.
Di seguito il programma dell’evento:
8 ottobre 2008
Dibattito “Quali città con quali alleanze” con:
Gennaro Migliore, Direzione Nazionale Prc
Vincenzo Brucoli, Segreteria Provinciale Prc
Pino Lonigro, Cons.Regionale Partito Comunista
Daniela Marcone, Associazione “Libera”
Silvia Baraldini, Arci Report Nazionale
Nicola Affatato, Segretario Cgil Foggia
9 ottobre 2008
Dibattito “La differenziata non è utopia, esperienze a confronto” con:
Michele Losappio, Ass.Ambiente Regione Puglia
Alessio Ciacci, Ass.Ambiente Comune Capannori(Lu)
Marco Boschini, Ass.Nazionale Comuni Virtuosi
Giammaria Gasperi, Direttore “Aforis impresa sociale”
Fabrizio Cangelli, Presidente Amica Energia s.r.l
Michele Augello, Cons.Provinciale Sinistra Arcobaleno
10 ottobre 2008 Isola Pedonale
Dibattito “La crisi del Capitalismo e la sinistra del XXI secolo” con:
Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
Anna Chimenti, Università degli Studi di Foggia
con FAUSTO BERTINOTTI
Casa della Sinistra c/o circolo Prc
Via S.domenico, 25 71100 Foggia
ufficiostampa.prcfoggia@gmail.com
il programma qui
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Bertinotti: ‘Io sono comunista, ma comunismo è una parola indicibile’
Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 4 Ottobre 2008
Stefano Bocconetti
Una polemica su una frase. Ma stavolta non è la solita denuncia sulla «leggerezza» della politica, sul dominio della comunicazione sulla politica. No, perché in realtà questa polemica rivela – addirittura più che nei congressi di partito – che a sinistra sono in campo due ipotesi. Di più: due culture, due filosofie. Da cui discendono altrettante linee politiche. Vale la pena allora procedere per tappe. Tutto accade nel giro di un pomeriggio. E tutto comincia quando le agenzie, ieri, battono un dispaccio. Contiene le anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa, «Viaggio in un’Italia diversa», in vendita da stamane. Riporta una frase – quella che ha dato il via al pomeriggio di polemiche – di Fausto Bertinotti. «Comunismo è una parola indicibile – dice l’ex Presidente della Camera al più «potente» giornalista della Rai – Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce».
Mezz’ora dopo, le repliche. Prima quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazone eletto al congresso di Chianciano. «Io – dice l’ex ministro del governo Prodi – continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». Di più, e più apertamente in polemica col suo ex segretario: «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi». Il tutto, fino alla rivendicazione del ruolo del partito: «Ci chiamiamo Rifondazione comunista perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono».
Più tardi, torna Bertinotti per spiegare meglio le sue idee. Si affida ad una premessa di una riga e mezza («Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce») e ad un’affermazione di tre-parole-tre: «Sono comunista. Punto».
Questi i fatti. Con le agenzie e i siti web che ieri pomeriggio titolavano tutti allo stesso modo: «Il comunismo divide i comunisti». Ironia un po’ facile, come quella che si usa quando si «maneggia» una polemica gonfiata, una querelle di plastica. Ma non è questo il caso. Perché in realtà il dissenso c’è, è forte. E investe tante sfere. Ovviamente Bertinotti, come sembra chiaro dalle stesse pagine di quel libro, non si «pente» affatto delle sue scelte. Niente a che fare, insomma, con l’atteggiamento dei dirigenti dell’allora pidiesse all’indomani della svolta della Bolognina…
L’ex Presidente della Camera dice un’altra cosa: vede la difficoltà a costruire iniziative politiche a partire da quell’identità. Oggi, insomma, non siamo negli anni 60′, o negli anni 70′, quando le definizioni di comunista, socialista rimandavano immediatamente a progetti, a culture. A collocazioni politiche. Oggi, per intere generazioni – le ultime – quelle definizioni significano poco. Sono una parte della storia, rilevante, rilevantissima, ma della storia. Si riparte da qui, allora, si riparte senza infingimenti dal disastro sancito dalle ultime elezioni. Situazione comune a tanti altri paesi, situazione difficilissima, quasi disperata. Si riparte, si dovrebbe ripartire da qui, allora, per riprogettare un’idea anticapitalista, antipatriarcato, antirazzista. Per riprogettare una nuova sinistra. Termine – è vero – che ha i confini più ampi e perciò indefiniti di una parola come «comunista». Ma proprio perché più ampia può servire a capire e a provare a cambiare una realtà assai più complessa e articolata di quella del secolo scorso.
Così andrebbero lette le pagine del libro di Vespa. Almeno così le ha lette chi scrive questa cronaca. Anche le repliche, comunque, non si fermano alla superficie. E vanno nel merito dei problemi. Claudio Grassi, per esempio, della segreteria di Rifondazione – anche lui parte della maggioranza vincente a Chianciano – dice che ancora oggi «il comunismo è una grande idea di trasformazione per la quale vale la pena impegnarsi e lottare. Anche questo ha detto il recente congresso di Rifondazione sconfiggendo le ipotesi – sostenute appunto anche da Bertinotti – di un suo superamento».
Citazioni non casuali, perché, se ci si pensa il tema – il primato del partito o, dall’altra parte, la sua incapacità a cogliere le sfumature di un mondo che cambia, e nel quale il partito rischia di diventare semplice testimonianza – è stato più o meno quello del congresso. Ma la discussione di ieri pomeriggio non è rimasto nella sfera delle idee. Della filosofia politica. Ha un’immediata traduzione per ciò che riguarda le scelte politiche. Quelle di oggi. Perché per Bertinotti l’errore di Ferrero – conseguente di quella scelta di puntare tutto e solo sull’identità – porta con sè anche la scelta sciagurata di guardare con simpatia a Di Pietro: «Non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo». Anche in questo caso replica immediata dell’attuale segretario di Rifondazione: «Non va abbandonato il campo della politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica». Infine, l’affondo: «E mi dispiace solo che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto». E allora, dopo un pomeriggio difficile, in campo sembrano restare due ipotesi: l’idea di una costituente della sinistra. da inventare, da costruire. E l’idea di un rapporto privilegiato con la cultura, le idee dell’Italia dei Valori. E non è una discussione che si esaurirà in poche battute.
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Qui e ora: un’associazione per la sinistra
Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 4 Ottobre 2008
di Gennaro Migliore
Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.
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Altri due passi verso la sinistra
Pubblicato da nonviolento su 2 Ottobre 2008
Due assemblee.
Una della zona Torino Ovest.
L’altra a Pistoia.
Per chi volesse riferimenti più precisi su luoghi e date andare a:
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