Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Sintomatologia del vincitore e patenti di comunismo

Posted by rifondazioneperlasinistra su 2 agosto 2008

E’ sintomatico che i ‘vincitori’ del congresso, alcuni di loro, vengano su questo blog a sfogare i loro bassi istinti, leghisti, omofobici e, mi spiace doverlo dire, da veri stalinisti su chi ha ‘perso’ questo congresso. Che dirvi? Il congresso è stato vinto da voi, il partito ha un segretario, una maggioranza che è composita ma sempre maggioranza è, avrà dei punti di accordo, per noi opinabili ma ci sono. Lasciate che, come a voi è stata data la possibilità di organizzare le vostre correnti, le vostre aree di interesse, anche noi, che vi piaccia o no, ci organizziamo per ‘riprenderci’ da questo sconfitta. Ma lasciate che le patenti di comunismo sia la gente a darle e non voi che, pur di prendere in mano un partito ormai ridotto all’atomo, non avete esitato ad usare ‘Bandiera Rossa’ come una clava ed avete, seppur sommessamente, riso delle preferenze sessuali di qualcuno.

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9 Risposte to “Sintomatologia del vincitore e patenti di comunismo”

  1. a costoro … “i vincitori”, consiglio di leggere l’intervista ad Alberto Asor Rosa pubblicata oggi da liberazione.
    Anzi, sai che c’è la riporto integralmente qui:

    «Attenta Rifondazione
    rischi la fine del Psiup»

    «Lo scontro di Chianciano? Era inevitabile per come si erano messe le cose. Il problema è che quel congresso è sembrato più un punto d’arrivo che non un punto di partenza di un nuovo percorso, di un nuovo progetto politico». Dal crollo elettorale alla vicenda congressuale che si è consumata lo scorso fine settimana, Alberto Asor Rosa, voce storica della sinistra italiana, ha seguito con attenzione la storia recente di Rifondazione comunista. E l’idea che si è fatto è chiara: «Parlando con “l’ottimismo della disperazione”, potrei dire che per riprendere il filo di un discorso politico credibile si deve partire da una consapevolezza molto disincantata della realtà. Per ora mi sembra che dentro Rifondazione abbia prevalso un’idea “gruppettarista”. Di certo – aggiunge poi – c’è bisogno di un ripensamento degli strumenti e del programma fino ad arrivare a una strategia che disegni le future alleanze politiche. In caso contrario si rischia di rimanere nel minoritarismo per l’eternità».
Insomma, Asor Rosa sembra consapevole della delicatezza del momento, delle ferite ancora aperte nel partito, e sembra voler evitare qualsiasi forma di accanimento. E’ un intellettuale, lui, e sa che il suo ruolo è quello di osservatore critico ma non distruttivo della realtà che si trova davanti.
E’ d’accordo con Marco Revelli che dalle pagine di Liberazione proponeva il superamento della forma partito – «è il partito che ha generato i demoni di Chianciano», aveva affermato infatti Revelli – ma ammette che in questo senso il congresso ha offerto qualche spunto di riflessione: «Per come si è svolto il dibattito di Chianciano, c’è da dire che il partito, inteso nella sua forma tradizionale, forse non funziona più e alimenta soltanto le contrapposizioni interne».
Poi un messaggio a Massimo D’Alema che, sempre su Liberazione , aveva parlato del Pd come erede unico della cultura politica del Pci. «E’ un discorso assurdo. Nel Pd non v’è traccia alcuna di quella cultura politica. Il Pci non è più in nessun luogo».
Infine la questione del comunismo o dei comunismi. «Si può uscire in tanti modi da quell’orizzonte politico: si può uscire nella forma moderata con cui sono usciti i dirigenti del Pd, oppure si può tentare di dare rappresentanza al conflitto sociale in forme che non coincidano con quelle offerte dalla tradizione comunista. Ecco – continua Asor Rosa -a questo punto dobbiamo chiederci se un partito che prefigura il proprio orizzonte nella sfera del comunismo sia in grado di recepire le spinte “sovversive” presenti nel Paese. Di certo, e penso al parossismo del Pcdi, non mi sembra che abbia molto senso rilanciare l’opzione comunista nel momento in cui essa esce di scena dal mondo».



    Professor Asor Rosa, il congresso di Chianciano si è appena concluso e Rifondazione ne è uscita lacerata, divisa in due. Che idea s’è fatto di quella vicenda congressuale?

    
Mi sembra evidente che quel congresso ha marcato e messo in evidenza due linee difficilmente componibili tra di loro. Mi sembra infatti che siamo di fronte a due modi radicalmente diversi di intendere la prospettiva politica e la funzione stessa del partito. A questo aggiungerei che appare difficile trovare un accordo tra una maggioranza così risicata e un’opposizione così forte e determinata.



    Molti accusano Rifondazione di aver messo al centro dello scontro il controllo del partito a discapito di una nuova progettualità politica. Insomma, molti parlano di un partito autoreferenziale e chiuso in se stesso, incapace di dare risposte “concrete” al Paese…
Credo che uno scenario del genere fosse inevitabile. Per come si erano messe le cose, per il livello di scontro e di contrapposizione che si era creato prima del congresso, un epilogo del genere era scontato. Del resto le dinamiche che si sono sprigionate a Chianciano sono rintracciabili negli ultimi 40 anni di storia del movimento operaio. Ho assistito alla fase di dissoluzione del Psiup e mi sembra che il clima non sia molto diverso da allora. Di fronte ad uno scontro di questa natura emergono le rispettive ragioni identitarie e non c’è spazio per il ragionamento politico e per l’ideazione di un programma in senso stretto. E’ una cosa sbagliata, certo, ma forse era davvero inevitabile. Non c’era modo di non arrivarci. E così facendo il congresso di Chianciano ha rappresentato un punto d’arrivo piuttosto che un punto di partenza. 



    Però da Chianciano sono usciti un vincitore e uno sconfitto…


    Certo, direi che di fronte a queste mentalità politiche e culturali così diverse tra loro ha prevalso una tendenza gruppettara nel modo di porre il confronto.

    

Cosa pensa del programma politico lanciato dal nuovo segretario Paolo Ferrero?


    Quando parlavo di gruppettarismo…



    Eppure Ferrero parla di territorio, di basso contrapposto ad alto, e di categorie che rientrano nella tradizione storica della sinistra italiana…


    L’idea di fondo che guida questo pensiero si basa sull’assunto secondo il quale siamo nelle condizioni di rovesciare l’andamento delle cose ritornando nel sociale. Questa è una parola d’ordine assolutamente valida, e non solo per Rifondazione, ma bisognerebbe entrare più nel merito. Qual è il programma del partito? Quali sono le sue prospettive? E che strategia di alleanze vuole adottare? Per ora mi sembra tutto molto incerto. Se però non si esce da questa situazione si rimane imbrigliati nel minoritarismo per l’eternità.

    

Marco Revelli parlava della forma partito come il grande limite di Rifondazione. E’ d’accordo?

    
Credo che Revelli abbia ragione ma credo anche che, in questo senso, il congresso di Chianciano abbia dato qualche spunto di riflessione. A Chianciano è stato dimostrato che il dispiegarsi del dibattito del partito inteso nella sua forma tradizionale non funziona più. Ai più appare come una cosa distante rispetto al resto del mondo. Un contenitore che “eccita” le contrapposizioni interne. Direi che non c’era bisogno di un congresso per riflettere sulla crisi della forma partito.



    Da parte sua, e a proposito della forma partito tradizionale, Massimo D’Alema si dice convinto che la cultura politica del Partito comunista italiano è finita tutta nel Pd. Sarebbe questo, secondo lui, il grande problema di Rifondazione…


    Questa mi sembra una dichiarazione priva di qualsiasi fondamento. Nel Partito democratico non c’è traccia alcuna della cultura politica del Pci. I dirigenti comunisti che ora guidano il Pd hanno subito una mutazione genetica talmente profonda che è semplicemente assurdo vederli come gli eredi di quella tradizione politica. La realtà è che il Pci non è più in nessun luogo. Non è dentro Rifondazione, certo, ma è ancora più azzardato sostenere che sia dentro le componenti genetiche del Pd.

    

A dire il vero anche Oliviero Diliberto, segretario dei comunisti italiani, sostiene che quella cultura politica è nella sua organizzazione…

    
Il Pdci è avviato verso la riproposizione parossistica di un fantasma. Rilanciare l’opzione comunista nel momento in cui essa esce di scena dal mondo intero mi sembra quantomeno azzardato.



    Torniamo al Prc. Un’altra accusa che è stata brandita in campagna elettorale è quella che dice che il Prc, ma più in generale la sinistra italiana, non è in grado di dare risposte concrete ai cittadini. Il tema della sicurezza in particolare è stato utilizzato come prova provata di questa debolezza politica e programmatica…


    Io credo che in questo senso la questione sia più radicale di quanto appaia di primo acchito. La prima cosa da fare è quella di chiedersi se un partito che prefigura il proprio orizzonte nella sfera del comunismo sia in grado di recepire le spinte “sovversive” che arrivano da un universo sociale estremamente disagiato e in ebollizione. Un universo che, sia chiaro, non ha degli interlocutori politici all’altezza. E allora, il problema del comunismo, per un’organizzazione che è nata da una costola del Pci, è un nodo fondamentale da sciogliere. Rappresenta l’occasione per affrontare la questione della propria prospettiva politica. Per questo dico che chi pone l’esempio del pragmatismo leghista come modello di prossimità ai cittadini fa un discorso fuori contesto.

    

Ma il “comunismo”, secondo lei, rappresenta ancora un’opportunità di comprensione storica e sociale oppure è soltanto un limite ideologico?

    
Si può uscire dal comunismo in molti modi. Massimo D’Alema, per esempio, è uscito dal comunismo per entrare in una posizione moderata. Ma io credo che c’è un altro modo per uscire in modo virtuoso da quella tradizione. E’ una via più difficile, certo, ma io credo che sia una tappa obbligata. La sfida che abbiamo di fronte a noi è quella di tentare di dare rappresentanza al conflitto sociale nelle forme che non coincidano con quelle offerte dalla tradizione comunista. E’ questa, io credo, la grande questione. Una questione che non riguarda solo Rifondazione ma che coinvolge tutte le forze che sono uscite dalla crisi politica degli anni ’80 e ’90 e che non si sono adattate o rassegnate alla soluzione moderata del Pd.



    E come si entra in questa nuova fase?


    Si riparte da una consapevolezza molto disincantata della gravità della situazione. E da lì che bisogna partire e non da se stessi. Faccio appello all’ottimismo della disperazione per dare il via ad una elaborazione che porti ad un vero rinnovamento politico.

  2. abuona said

    Per un Tavolo di COnsultazione Permanente a Sinistra

    INCONTRIAMOCI!

    http://www.tavolopermanente.wordpress.com/

  3. nonviolento said

    Ancora ma allora sei un troll. Orecchie a punta, naso adunco, lunghe unghie e sguardo malefico…….chi è il genio del male a cui fai riferimento? La prossima volta posta una volta il tuo messaggio, gli altri saranno cancellati. Grazie

  4. mau68 said

    Nonviolento Dice:
    “6 Agosto 2008 a 1:57 pm
    Ancora ma allora sei un troll. Orecchie a punta, naso adunco, lunghe unghie e sguardo malefico…….chi è il genio del male a cui fai riferimento? La prossima volta posta una volta il tuo messaggio, gli altri saranno cancellati. Grazie”

    hai ragione … ma almeno qualificati come “gestore del sito” a cui possa correttamente “rispondere”…
    al contrario sei un “violento”

  5. nonviolento said

    Lo sono, contento, e penso che oltre che un troll, tu sia anche una persona molto, ma molto maleducata.

  6. nonviolento said

    E poi scusa come mai da oggi un esponete di SD diviene il tuo vate, non eravamo noi prostrati ai loro piedi…….

  7. mau68 said

    VIOLENTISSIMO compagno
    se apri più discussioni per quale motivo -se non per la violenza insita in te- cancelli le comunicazioni di un compagno sulle discussioni aperte??? Dovresti decidere tu a quale discussione io debba partecipare? Non è proprio un salutare confronto il sale della democrazia?
    Per quale motivo non posso partecipare a più discussioni contemporaneamente?
    Da sempre in minoranza nel PRC ho subito la violenza della maggioranza… ci sono abituato come i compagni in qs società violenta, di moeri sul lavoro, di lavoro precario…

    con la tua VIOLENZA e per la felicità ti sei liberato di me, non approderò più sul tuo sito

  8. rifondazioneperlasinistra said

    @mau68, sono soltanto stati cancellati i tuoi commenti identici, ripetuti su più post. e questa, come ben sai, non è una pratica consentita dalla netiquette. spero tornerai per leggere almeno questo commento

  9. nonviolento said

    Quanto sei sciocco, si capisce subito che non sai porti in discussione, diverse discussioni, diversi post, sai o non sai scrivere cose diverse, o il tuo cervello funziona solo a copia/incolla. Una ideuzza tua no! Qui l’unico che fa violenza, sei tu a te stesso. Fai un poco di autocoscienza e meditazione, te lo consiglio, scaccia i fantasmi dalla tua mente. Da un comunista nonviolento e buddista.
    “om mani padme hum”

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