Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Franco Giordano: ricostruiremo la sinistra

Posted by carbonetti battistino su 9 agosto 2008

Siamo l’altra metà del partito e ricostruiremo la sinistra

Davide Varì
«Amarezza», «delusione umana e politica», ma anche voglia di rimettersi in cammino «nella consapevolezza di rappresentare l’altra metà del partito». Franco Giordano, l’ex segretario di Rifondazione, è un fiume in piena. Dopo la “battaglia di Chianciano” prova a riprendere il filo del discorso per rilanciare una «prospettiva». Non fugge dalle proprie responsabilità – «non ho mai pensato di ricoprire di nuovo alcun incarico politico» – ma si sarebbe aspettato lo stesso atteggiamento «da chi ha ricoperto incarichi di governo».
E poi gli obiettivi futuri, i progetti di Rifondazione per la Sinistra – «un’area politico-culturale e non una corrente che rappresenta la degenerazione dei partiti» – che ha l’ambizione di ricostruire una nuova sinistra nel Paese.

La prima domanda è d’obbligo. Come stai vivendo questi giorni del dopo Chianciano?
Vivo una forte preoccupazione per il futuro di questo partito, mista ad una delusione e ad un’amarezza che non riesco a scrollarmi di dosso. In questi ultimi due anni ho provato a tenere in grande considerazione l’unità politica della nostra maggioranza. Ho anche sostenuto, e talvolta coperto, coloro che erano impegnati in esperienze difficilissime come quelle di governo. Ho coperto e provato a ricomporre anche su questioni sulle quali nutrivo forti perplessità.

Un ricambio di leadership era forse inevitabile dopo una sconfitta elettorale così severa…
Non ho alcuna intenzione di rimuovere le mie responsabilità politiche. E non ho mai pensato di ricoprire alcun incarico esecutivo. Mi sarei però aspettato un atteggiamento unitario nei confronti di chi ha condiviso con me questa esperienza. Ho ancora negli occhi l’immagine di un articolo de Il Manifesto che all’indomani della sconfitta elettorale e nel bel mezzo di una grande assemblea a Firenze, recitava: “Ferrero: non diventerò segretario di Rifondazione”. Quando si dice la parola data. Ma ci sono altri due momenti in cui è stata anteposta la volontà di diventare segretario di partito al bene di Rifondazione, altro che leaderismo di Nichi Vendola. Penso alla vicenda del comitato politico nazionale che non si è limitata a prendere atto delle dimissioni collettive della segreteria ma ha voluto cancellare ogni possibilità di gestione ordinaria, lasciando il partito in una condizione di drammatica difficoltà. Senza contare che si apriva una discussione sull’esperienze del governo Prodi mentre si era ancora in carica. E poi c’è la vicenda del congresso. Con gli interventi di Nichi Vendola e Fausto Bertinotti, e poi il mio e quello di tanti altri compagni, abbiamo preso atto che nessuna mozione avrebbe raggiunto il 50,1 %. Peraltro vorrei sottolineare che l’unica mozione che ha aumentato i consensi nel congresso è stata la nostra. Una cosa che succede molto di rado nei partiti comunisti. Senza contare che eravamo pronti ad una ricomposizione unitaria con quelle aree politiche che un tempo erano più vicine a noi. Più vicine culturalmente e politicamente. Ma questa possibilità è stata negata e si è preferito dar vita ad una maggioranza risicatissima ed eterogenea per permettere l’elezione di Paolo Ferrero alla segreteria. Questa è la cronaca e questo mi dà molta amarezza.

Ora Chianciano è finita e la situazione è piuttosto ingarbugliata: c’è un segretario e c’è una maggioranza. Poi c’è una maggioranza relativa, di cui fai parte anche tu, che non ha e non vuole incarichi di segreteria…
Chianciano è alla nostre spalle, ora è rimasta la crudezza della politica. Devo riconoscere che la piattaforma congressuale tiene insieme aree molto disomogenee tra di loro, ma non posso non prendere atto che si sommano culture minoritarie con culture identitarie. In questo senso ho sempre pensato che ci possano essere esperienze minoritarie a vocazione libertaria ed esperienze identitarie a vocazione di massa. Il problema è che quando queste due tendenze si saldano tra loro, si cancellano vicendevolmente gli aspetti positivi. Condivido molto l’affermazione di Ida Dominijanni che utilizza la categoria di “ripristino”. D’altronde così è stata universalmente percepita. E anche Alberto Asor Rosa, seppur bonariamente, afferma che i comunisti si separano dal resto delle culture presenti oggi nel Paese.

Asor Rosa parlava di un’uscita non moderata dal comunismo…
Il fatto è che a Chianciano ha prevalso l’esatto opposto. Io stimo i compagni dai quali ho pur sempre una grande distanza strategica. Penso a Fosco Giannini e Claudio Bellotti. Giannini, per esempio, rivendica e propone una nuova unità dei comunisti. E d’altra parte, lo stesso Paolo Ferrero non parla più della critica all’unità dei comunisti. Da parte sua Bellotti vuole capitalizzare una critica profonda ad ogni forma di governo riproponendo un’acritica avversione col Pd.

Già, il Partito democratico. E’ un avversario o un interlocutore dialettico?
In gioco, per quel che riguarda il rilancio di Rifondazione, c’è un tema decisivo. In gioco c’è infatti il tema dell’efficacia della nostra iniziativa politica e della sua espansione. Non possiamo cancellare il tema della ricostruzione della sinistra. Per quanto mi riguarda non ho alcuna difficoltà ad ammettere che una delle cause che ha determinato la sconfitta è stata l’esperienza di governo. E’ indubbio che c’è una drammatica distanza tra le nostre aspettative ed i risultati concreti ottenuti. Ma è assolutamente drammatico e preoccupante non cogliere altri aspetti decisivi di quella sconfitta. Ci sono ragioni che arrivano da lontano, ragioni che hanno un respiro europeo. Dietro la sconfitta del 14 aprile c’è la nostra partecipazione al governo, certo, ma c’è a anche il tema della rappresentanza.

In effetti a Chianciano non si è parlato molto di queste ragioni più di respiro. Marco Revelli dice che entrambe le parti erano prigioniere dei propri “demoni”. Che ne pensi?
Una riflessione ed una ricerca più umile sarebbe di certo stata necessaria. Per quanto riguarda il governo, trovo indicativo che dopo l’esperienza infelice di Prodi, il presidente della Regione Puglia proponga ed ottenga il riconoscimento della gratuità della sanità pubblica di base per tutti i migranti. Insomma, Nichi Vendola propone e ottiene norme che sono il rovescio di quelle repressive del pubblico impiego del ministro Brunetta. Senza contare che in difformità da tutte le altre regioni meridionali, e con ampio risalto sui media, la Puglia vede una crescita significativa in una fase di grande recessione nazionale e internazionale. Insomma, il tema del governo andrebbe affrontato con più capacità di riflessione. Si può e si deve essere impietosi sull’esperienza passata ma si deve essere più inclini alla ricerca sulle prospettive future. E un elemento di comprensione oggettiva riguarda proprio le strategie passate di Rifondazione. Il massimo del consenso elettorale, per esempio, lo abbiamo ottenuto alla vigilia di possibili esperienze di governo e dentro un campo unitario.

E torniamo al rapporto col Pd…
Io sono convito che oggi ci sia il massimo di diversità strategica tra noi e il Pd. Qualcuno ha addirittura paventato un nostro ingresso nel partito di Veltroni. Basta con queste sciocchezze. E’ sufficiente leggersi le nostre biografe per capire quanto sia assurdo. Noi immaginiamo una sinistra e una rifondazione autonoma e distinta dal Pd. E pensiamo che ci sia anche bisogno di un aperto conflitto in alcuni momenti. E’ invece curioso che, all’indomani dell’incontro tra Veltroni e Ferrero, entrambi dicano le stesse cose. E’ come se tutti e due, Veltroni e Ferrero, decidessero di “spartirsi” il proprio recinto. Solo che la spartizione di questi recinti fa comodo a Veltroni. Noi abbiamo ben poco da difendere e forse bisognerebbe riflettere sulla crisi del Pd, sulle sue difficoltà strategiche e sull’esplosione delle diverse culture dentro quel partito. Ci interessa la perdita di consenso del Pd? Dobbiamo recintarci? Non dobbiamo avere l’ambizione di occupare un campo più vasto? Temo che la piattaforma di Chianciano impedisca tutto questo.

Nel frattempo il governo Berlusconi “lavora”. Come si costruisce una nuova opposizione?
E’ urgentissimo costruire un’opposizione al governo Berlusconi e mi chiedo: siamo in grado di unirci ai soggetti disponibili alla lotta concreta? Il precariato, la retribuzione, l’aumento delle ore di lavoro, l’ambiente. Sono tutti temi che si ripropongono in maniera drammatica. Noi dobbiamo aprire il campo ai soggetti disponibili e alternativi a questi provvedimenti. Ma la sensazione è che stiamo andando in direzione contraria. Vogliamo fare una manifestazione contro il governo Berlusconi oppure contro l’ex governo Prodi? E perchè non un’opposizione al governo ombra? Io sono convinto che questa maggioranza e questa piattaforma sia impossibilitata a ricostruire la sinistra. E d’altra parte non possiamo gestire una piattaforma politica che critichiamo apertamente. Queste cose accadevano tra tra gli anni ’30 e ’50. Noi ci prepariamo invece all’iniziativa del 27 settembre che vogliamo costruire in tutto il territorio nazionale, che vogliamo far vivere in un’area culturale e politica. Noi ci prendiamo l’onore di ricostruire la sinistra senza la quale, la stessa Rifondazione, morirebbe di asfissia. E visto che non siamo una corrente politica vogliamo la più ampia partecipazione possibile.

E a questo punto quale sarà il ruolo di “Rifondazione della Sinistra”?
Ripeto, non siamo una corrente, che per quanto mi riguarda è null’altro che un sintomo della degenerazione dei partiti, ma siamo un soggetto vivo, in grado di far nascere una proposta politica. Da questo punto di vista accolgo positivamente l’affermazione di Marco Revelli sui “demoni” che insidiano la forma partito. Per questo vogliamo provare ad agire una pratica sociale in grado di far maturare un’alternativa. Noi siamo l’altra metà del partito. Un’ultima parola la vorrei spendere sulla vicenda che riguarda Liberazione . Nel corso della mia segreteria ho avuto contrasti con Piero Sansonetti ma non per questo mi sono mai sognato di mettere in discussione l’autonomia del giornale.

08/08/2008

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7 Risposte to “Franco Giordano: ricostruiremo la sinistra”

  1. elisa said

    A proposito di PD.

    In un ‘intervista al “Messaggero” Enrico Letta ha illustrato la sua ricetta per rilanciare il Partito Democratico: il partito deve smetterla con l’antiberlusconismo, deve invece dialogare con il centrodestra sulle riforme e cercare di convincere parte dell’elettorato che alle ultime elezioni ha votato per la destra Il PD deve quindi più che mai guardare al centro e chiudere il discorso con Rifondazione. Si allunga con Letta la lista dei pd che si confrontano con Berlusconi: Bassolino, Cacciari.
    Inoltre ,sempre secondo il fine politico , bisogna essere meno intellettuali e farci capire di più dalla gente, prendendo magari un Pippo Baudo come portavoce .
    Ecco , così il PD tornerà a vincere!
    Ed a pensare che noi credevamo che occorresse ripristinare una ferma opposizione a questo governo di destra, repressivo , antidemocratico ed anticostituzionale.
    Credevamo che fosse indispensabile riconquistare un‘egemonia culturale partendo dall’ascolto della nostra gente , rappresentare i bisogni dei ceti popolari, lottare per salari e pensioni dignitose, contro la precarietà del lavoro, per la sicurezza nel lavoro, per la difesa dello Stato Sociale
    Invece il giovane Letta, nipote di Letta il Grande della corte di Arcore, ci dice che il PD deve ripartire dal centro e dal dialogo con Berlusconi.
    E’ proprio vero, noi di Sinistra continuiamo a non capire niente!
    http://lanuovasinistra.blogattivo.com/new-left-b1/La-ricetta-Letta-per-rilanciare-il-PD-b1-p54297.htm

  2. nonviolento said

    Che questa fosse l’ispirazione del grande centro confluito nel PD era già noto, almeno a me era notissimo, ma credo di non essere il solo. Resta il fatto che con questo Pd governiamo in giunte regionali, provinciali, e comunali e questo al di là delle varie correnti che formano allo stato attuale Rifondazione. Ci governano un po’ tutti, anche i duri e puri. Il problema che si pone quindi è più generale delle aspettative che possiamo avere nei suoi confronti. Purtroppo siamo in un cul de sac, se chiediamo verifiche , siamo nell’abisso perchè per quanto possiamo accontertarci, in nessuna delle giunte, di qualsiasi livello possano essere, le nostre aspettative sono state affermate, se non in misura molto minima. Sembra che però all’interno del partito si preferisca, in questo momento, fare verifiche a seconda delle appartenenze. In Calabria va malissimo, ma si tace ad esempio, della Emilia/Romagna o della Liguria, per fare due esempi opposti, dove le cose non vanno certo meglio. Specie nella Liguria dove gli scandali stanno lambendo la giunta,dove le nostre coste sono aggredite in modo spaventoso e dove grandi ed inutili opere stanno devastando l’entroterra, solo per parlare dell’ambiente, forse visto le appartenenze di mozione di chi è al governo nella regione si preferisce aspettare che scoppi il bollone e fare finta di nulla per adesso. La sintesi è questa , se abbandoniamo regaliamo tutto alla destra, perchè escluse pochissime situazioni la sua egemonia culturale, prima, e politica dopo, le permetterebbe di vincere in quasi tutte le situazioni, anche dove forse meno se lo aspettiamo. Solo perchè, a furia di guardare al breve periodo, molti non si sono resi conto di quanto sia stata grande la vittoria della destra nella gente, dentro il popolo italiano. Tanto che oggi si sentono ex pci, parlo ovviamente di iscritti ai circoli di base, che ragionano quasi come quelli di destra, specialmente su problemi come la sicurezza, gli immigrati, i rom, i diritti della persona, il territorio, da lì a fare il salto il passo è molto più breve di quanto ci si aspetti. Se seguiamo la rigidità delle verifiche dovremmo abbandonare in quasi tutte le situazioni, ma allora verremmo accusati di aver regalato quasi tutta l’Italia alle destre. Purtroppo, e riaffermo purtroppo, per quanto inutili le giunte con il PD sono al momento un piccolo baluardo, inutile per azioni progressive, ma utile per non raggiungere livelli di aberrazione democratica come invece avviene dove la destra ha mano libera. L’unica soluzione in questa situazione terribile è resistere e dall’altro lato cercare di costruire una sinistra la più larga possibile, che possa aggregare la maggior parte delle forze alla sinistra del PD e arrivare ad incidere dentro allo stesso PD in quelle, marginali, ma non troppo, situazioni che ancora resistono con accenni di sinistra. Dobbiamo renderci conto che senza riaquisire almeno una parte del suo elettorato popolare tutte le nostre azioni saranno inutili e identitarie. Fallita, perchè opportunista e verticista la prova dell’Arcobaleno, non rimane che la strada delle forme di alleanza locali, con pezzi di partiti, e qui non intendo frazioni, ma le federazioni o i circoli locali, collettivi, associazioni territoriali, tutte quelle espressioni, comprerso il volontariato, che sono nate e cresciute nella società. Questa era la finalità vera il discorso largo del progetto costituente, cioè tutto l’opposto di quello propagandato durante la fase precongressuale del congresso di Rifondazione. La creazione di sinergie locali fra i vari pezzi, che a poco a poco si allarga, e quindi alla fine coinvolge anche il centro, cioè un processo costituente di base, che parte dalla periferia per arrivare al centro e che riparte dal centro per arrivare alla periferia. Una processo di assoluta democrazia di base. A questo si è preferita una chiusura identitaria, si è preferito chiudersi in un piccolo recinto e privilegiare rapporti con il plebeismo di Di Pietro o con l’ortodossia dei comunisti italiani. Ed è anche per questo che è importante che tanti e tante si associno a noi, che siamo iscritti al partito, nella Rifondazione per la Sinistra, che non è una corrente interna la partito, ma una associazione culturale e di tendenza politica che ha come scopo quello della costruzione di una sinistra larga, come espressioni politiche quindi contaminata, e di massa. Solo una sinistra che fuoriesca dai recinti identitari e ortodossi ha la possibilità di creare in Italia una forza che possa non solo affiancare, ma influenzare il Pd, grazie alla sua forza di massa, che possa avere la capacità di lottare con esso per l’egemonia all’interno del popolo della sinistra, cioè una forza che dia un futuro al progetto della sinistra.

  3. elisa said

    Quello che è successo in Germania dovrebbe farci riflettere Anche in Germania, quando nacque la Sinistra, ebbe pochissimo successo, ma l’unificazione che nello stesso anno ci fu fra WASG e PDS ha portato alla creazione di Die Linke (La Sinistra) che adesso è al 15% mentre il SPD è al suo minimo storico del 20%. Die Linke dimostra che una forza di sinistra coerente con i suoi principi è in pochi anni premiata dall’elettorato di sinistra che non intende rinunciare ad una propria rappresentanza politica e che non entrerà mai in un partito che preferisce ,come ha fatto la SPD, non governare con la sinistra ma creare la “Grosse Koalition” .
    All’interno di Die Linke convivono culture diverse , comunisti ,socialdemocratici di sinistra, sindacalisti, movimenti. .Die Linke basa il suo programma sulla giustizia sociale, sulla pace , sulla lotta alla disoccupazione, sulla difesa dei salari ed è cresciuta intercettando il consenso dei militanti politici e sindacali contrari allo smantellamento del welfare. Vuole la ri-nazionalizzazione dei servizi pubblici, l’aumento del salario minimo a 8 euro l’ora , la difesa del Welfare . Die Linke è un partito che punta al governo ma che ha anche accenti radicali in quanto mira al superamento del capitalismo. . Allora perchè non ripartire dal modello Die Linke creando anche in Italia un partito di sinistra ,di massa, che cerchi il dialogo con il PD e ne equilibri gli eccessi centristi? L’alternativa è fare pura testimonianza, stando legati ad antichi simboli che invece mancano nelle bandiere di Die Linke per la quale vale il progetto politico, non l’ identità .
    http://lanuovasinistra.blogattivo.com

  4. infatti credo che il 27 settembre non sarebbe male invitare Oscar Lafontaine all’assemblea nazionale di RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA.

  5. andrea said

    Invito tutti quelli che non mi hanno creduto sul fatto che nella fed. di Bg la maggioranza Vendolista non intende aderire al progetto vendolianbertinottiano a visitare il sito dei Grassoni (www.esserecomunisti.it a me quelli di essere comunisti sembrano davvero tutti in sovrappeso)dove c’e’ un PDF apposito. Non l’avevo sentita dal parrucchiere la storia . . .

  6. nonviolento said

    E’ una clamorosa bufala, come non sono nuove le bufale pubblicate su quel sito, non ultima quella apparsa durante il congresso del partito sul congresso del sezione centro di Taranto. Resoconto fatto dal responsabile dei GC, dove si parla di larga discussione, un’oretta e mezza compresi i dieci minuti a testa di presentazione delle 5 mozioni, dove non si scrive che detto circolo è stato chiuso qualche mese prima del congresso e che le nuove iscirzioni sono state fatte epurando qualche decina di vecchi iscritti non fedeli alla linea, e dove non si scrive che , secondo quanro riferito, gli iscritti votavano per bocca del responsabile della mozione Uno, tanto per parlare di democrazia nei congressi. Il fatto che si abbia una conduzione unitaria della federazione non implica alcunchè e nessuno della mozione Vendola Ha mai fatto le affermazioni di cui si parla, forse qualche singolo, ma di sicura non l’area visto che non ha fatto ancora alcuna riunione. Sono molte le federazioni dove le mozioni uno e due hanano deciso di procedere unitariamnete alla guida della federazione, devo dire specie nei casi dove la mozione Vendola ha prevalso, come nella federazione di Bergamo.Questa è l’unica cosa vera di quell’articolo, il resto sono solo considerazioni e opinioni personale dell’esponente di Essere Comunisti, non nuovi, come ho già detto, a bufale di questo tipo.

  7. nonviolento said

    poi qualcuno ha ulteriori dubbi vada su questo sito :http://www.prcbergamo.it/index.php

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