Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Una risposta da calabresi doc ed aderenti alla mozione Vendola

Posted by rifondazioneperlasinistra su 17 agosto 2008

Riceviamo nei commenti e, siccome non abbiamo alcun problema, pubblichiamo questa lettera che ‘Liberazione’ ha ricevuto e pubblicato. Ci piacerebbe, se qualcuno dei compagni che ha firmato questa lettera giungesse su questo blog, che la commentasse.

CASO CALABRIA
una risposta da calabresi doc ed aderenti alla mozione Vendola:

“In Calabria vorremmo un partito diverso”
Cara “Liberazione”, il presidente Loiero, per quanto riguarda i compagni sottoscrittori della presente nota, può veramente fare a meno di sprecare energie per «battersi per convincere” qualche «componente del partito a cambiare idea”: noi, compagni e compagne del Prc che abbiamo aderito al documento Vendola, concordiamo con le affermazioni del nostro segretario nazionale e dichiariamo tutta la nostra ferma contrarietà all’ingresso di Rifondazione nella Giunta regionale calabrese. Noi sì ci batteremo con forza, insieme ai tanti compagni che fanno politica in modo disinteressato, per la costruzione di un partito diverso dagli altri, svincolato dalle logiche della gestione del potere e delle clientele e scevro da atteggiamenti di ricerca di sistemazioni personali e di gruppo, considerando prioritaria la questione morale che grava sul centrosinistra calabrese come un macigno. Un partito tutto proteso a battersi in difesa dei cittadini vessati dalle cricche e dalle caste, cui sono organici tanti che oggi governano la nostra regione, ed impegnato a lottare per il cambiamento reale ed il miglioramento collettivo delle condizioni di vita e di lavoro dei calabresi tutti, senza distinzioni tra province di serie A ed altre di serie B”.
Santo Scalise, assessore provinciale Crotone – Francesco Gaudio, capogruppo Comune di Cosenza – Calaminici Vincenzo, segretario Petilia Policastro – Giovanni Scordamaglia e Marinella Ierardi, cpf Crotone – Domenico Dima, consigliere provinciale Crotone – Sergio Arena, consigliere provinciale Liberassociazione Sinistra Europea Crotone – Giuseppe Bevilacqua, cpf Crotone – Domenico Gradia, segretario circolo Crotone – Marcello Sbarra, cpr – Giorgio Liguori, commissione regionale Sanità -Raffaele Arena, cpf Cosenza – Luigi Ferraro, cpf Cosenza – Giuliano Ricca, direttivo “F. Gullo” Cosenza – Alessandro Iantorno, presidente Collegio Garanzia “F.Gullo” Cosenza – Edoardo Simonetti, presidente Collegio Garanzia “G.Mazzotta” Cosenza

Annunci

18 Risposte to “Una risposta da calabresi doc ed aderenti alla mozione Vendola”

  1. nonviolento said

    Eh perchè nessuno di questi commenta mai, scrivono documenti, lanciano accuse, non dimostrate, e soprattutto non rispondono alla domanda, ma quando il Partito calabro era in una componente diversa del partito ed era al contempo stabilmente arroccato nelle giunte, perchè nessuno trovava nulla da ridire? Eppure quelle giunte rano molto, ma molto più schifose, o sbaglio. Aspetto un chiarimento , forza , possibile che non abbiate nulla da dire se non quattro rige?

  2. mau68 said

    Stanno conducendo Rifondazione in un baratro
    Cara “Liberazione”, qualche settimana fa, durante la convulsa fase congressuale, alcuni dirigenti calabresi del Prc accusarono Paolo Ferrero ed altri firmatari del documento n. 1 di “para-leghismo”. Non accettavano che qualcuno potesse immischiarsi negli “affari” del partito regionale, pena la dispersione di pesanti invettive contro i “piemontesi” di turno, rei di “nutrire pregiudizi antimeridionali”. Oggi quegli stessi dirigenti, spingendo all’estremo il loro ragionamento, si rendono protagonisti di un atto ancor più grave: la secessione del Prc della Calabria, o meglio di una parte consistente di esso, dal resto del corpo del partito. La decisione unilaterale di rientrare nella giunta Loiero, in barba ad ogni tentativo di mediazione da parte del segretario Ferrero e ai ricorsi inoltrati al Collegio di Garanzia, crea un fossato difficilmente colmabile tra la dirigenza nazionale e quella calabrese, che forse anticipa lo scenario politico che l’intero Prc si troverà innanzi in autunno. Con una fazione del partito, quella arroccata su posizioni oltranziste verso la “costituente di sinistra” e più governiste, pronta a compiere atti di ammutinamento sempre più palesi contro la linea emersa da Chianciano e a lavorare per la costruzione di un soggetto diverso dal Prc. Un soggetto subalterno al Pd, di fatto la sua “ala sinistra”, e pronto ad allearsi finanche con l’Udc di Casini. Di ciò se ne sono resi conto anche numerosi compagni calabresi che, pur non rinnegando nulla della recente battaglia congressuale, dove hanno sostenuto con convinzione il documento Vendola, non intendono seguire Scarpelli, Guagliardi e gli altri nel baratro in cui stanno conducendo il Prc in questa regione. Con questi compagni e tutti gli altri militanti che hanno a cuore le sorti del partito, opereremo in sinergia a partire dal prossimo congresso regionale per ricostruire una Rifondazione all’altezza delle lotte che la vedranno protagonista nei mesi e negli anni venturi.
    Omar Minniti, comitato politico regionale Prc Calabria e comitato politico nazionale Prc

  3. nonviolento said

    Beh lui era uno di quelli che avevano la maggioranza quando il partito Calabro era dentro a tutto e di più, però questo non ce lo spiega. Eppure la malvita, le cosche, le comparavendite non sono mica nate l’altroieri…….

  4. mau68 said

    almeno lui sembra essersi ricreduto… gli altri perseverano!!!

  5. nonviolento said

    Solo perchè non hanno più la maggioranza, basta vedere quello che fanno da altre parti, escluso Bologna ovviamente , lì sarebbe stato troppo ridicolo.

  6. mau68 said

    il problema rimane… è giusto in questo momento essere in maggioranza in calabria?

    stando a molti compagne/i -anche della moz 2- sembrerebbe proprio non opportuno sia per le/i calabresi che per tutta la sinistra!

    non si può rispondere come i bambini “mamma è stato lui a toccarmi per primo”! si sta parlando di questioni che potrebbe rivelarsi esiziali per la calabria, non di chi è stato scorretto/scorretto a rubamazzi o a nascondino

    al di là dei torti o delle ragioni delle varie mozioni (cioè senza anteporre gli interessi di bottega: leggesi di una corrente e di qualche poltrona) come è possibile in questo momento sostenere -senza qualche dubbio- che sia legittimo essere in maggioranza o che qualcheduno (cioè i dirigenti nazionali della moz 2) taccia su tale questione che sta investendo tutta la sinistra a livello nazionale?

  7. nonviolento said

    Visto che parli di cose esiziali ti inviterei a parlare di programmi e non di morali, perchè se fosse per questioni dovute a moralità sarebbero una o due le regioni dove potremmo stare in maggioranza, a meno che non si faccia una insolita scaletta di priorità morali secondo collocazione geografica o aree di appartenenza. Leggendo quello che scrivono i compagni calabresi molte delle richieste fatte, protezione fasce deboli, pulizia nella sanità e nella giunta, dei vecchi partecipanti alla giunta ne sono rimasti solo due, e questo contrasta con quello scritto da esponenti nazionali del partito evidentemente male informati che hanno parlato di riproposizione degli stessi elementi inquisiti, protezione del territorio e investimenti nelle strutture di trasporto su ferro anzichè su gomma, assunzione dei precari regionali e messa in regola degli stagionali. Ecco io aspetterei un poco prima di trancioare giudizi. Se solo il 50% di questi atti giungesse a compimento avrebbero fatto molto più di altre giunte di centrosinistra. Forse per qualcuno è poco, dovrebbe però guardarsi in casa e raffrontare questi fatti con i fatti di casa sua prima di puntare il dito, almeno questo si può pretendere. Mi sono, da tempo, prefisso di guardare ai fatti e non alle parole, per adesso da una parte vedo atti concreti, dall’altra solo parole e accenni di moralità un poco stonati specie da parte di chi, nella stessa Calabria, svolge ruoli di assessore in giunte molto meno “morali” della giunta regionale stessa. Certo darei molto più peso alle parole di questi compagni se oltre a parlare della moralità degli altri affrontasero anche quella di casa loro con conseguenti atti, ma forse è pretendere troppo.

  8. mau68 said

    come al solito si parla “per correnti”… e non politicamente; i compagni calabresi sono tutti “vendoliani”, pertanto in sito che si rifa alla moz 2 accusare da parte di un collaboratore dello stesso: “accenni di moralità un poco stonati specie da parte di chi, nella stessa Calabria, svolge ruoli di assessore in giunte molto meno “morali” della giunta regionale stessa” è un’accusa poltica non indifferente…
    sembrerebbe pertanto che in Calabria gli esponenti della moz 2 (che governano a vari livelli) passino parte del tempo a lanciarsi accuse, vicendevolmente, che “il più sano ha la rogna” (mi scuso per il linguaggio plebeo)…

  9. ANTONELLA RANIERI: I GIOVANI, LA CALABRIA, LA CONOSCENZA. said

    http://www.sinistra-democratica.it

    I giovani, la Calabria, la conoscenza.

    di ANTONELLA RANIERI

    In questi giorni molto si è discusso delle novità introdotte dalla legge 133, Decreto Gelmini e Brunetta in termini di tagli economici, di precarietà (e conseguente) scarsa qualità dell’istruzione pubblica.
    In provincia di Cosenza, precisamente a Paola, il circolo di Sd ha ritenuto necessario tornare ancora una volta su questi argomenti e giorni fa assieme all’Università della Calabria – Facoltà di Lettere e Filosofia e corso specialistico in DAMS – all’Accademia di Belle Arti, al Conservatorio di Musica “Giacomantonio”, al Vice Presidente della Regione Calabria con Delega alla pubblica istruzione e cultura ha aperto una riflessione sul valore sociale della “conoscenza”.
    In quanto ciò che più inquieta è l’idea della privatizzazione dell’Istruzione attraverso la trasformazione degli Istituti e degli Atenei in Fondazioni di diritto privato con tutte le conseguenze in relazione al diritto allo studio, alla formazione (per le famiglie con reddito medio-basso) e agli obiettivi e finalità della ricerca pubblica.
    Conseguenze che in una Regione come la Calabria, terra di ‘ndrangheta e dall’economia labile e debole, potrebbero rivelarsi devastanti e ai giovani verrebbe in questo modo anche negato l’unico strumento, oggi nelle loro mani, di opportunità e miglioramento sociale.
    Un attacco sferrato dal Governo Berlusconi (ma anche dai governi di centro-sinistra) all’accesso alla conoscenza, ai saperi, alla centralità dell’Istruzione Pubblica come “sistema rete”, come memoria collettiva di quel processo di sviluppo che ha caratterizzato la nostra storia dal dopo guerra in poi con il suo patrimonio straordinario di storie, persone, esperienze, sperimentazioni.
    Un duro attacco, quello del Governo Berlusconi, al valore sociale della conoscenza.
    Principio quest’ultimo rintracciabile nel secondo comma dell’art. 3 della nostra Costituzione (in questa fase politica anch’essa in palese destrutturazione) tra gli strumenti, se non il principale, di rimozione da parte della Repubblica degli ostacoli che di fatto impediscono una piena e sostanziale uguaglianza dei cittadini.
    Esposto nella formulazione negativa il concetto è immediatamente evidente: chi possiede strumenti inadeguati, parziali di comprensione della realtà; chi non è in grado di accedere all’universo multiforme delle informazioni, della conoscenza sconta un divario di condizioni che rischia di diventare un vulnus irreparabile del suo stare al mondo e dell’essere cittadino di un Paese.
    E ciò in particolar modo per le Regioni del Sud del mondo e del nostro Paese dove ormai la “spaccatura” (e non più divario come sostiene l’economista Deaglio) tra nord e sud diviene “problema forte” dell’Italia in relazione alla crisi economica globale che ci ha investito.
    Ma in quali condizioni la conoscenza promuove davvero uguaglianza di opportunità e produce azioni positive di compensazione di ogni forma di svantaggio (sociale, culturale, economico)? In quali condizioni l’accesso alla conoscenza diviene strumento di “democratizzazione” delle risorse della conoscenza emergenti?
    Affinché la conoscenza diventi un valore sociale, uno strumento di allargamento (democratizzazione) delle risorse di conoscenza, è necessario che essa sia intrinsecamente correlata ad un’idea e una pratica di etica pubblica e in particolare ad un’accezione della conoscenza e del sapere come bene pubblico.
    Bene pubblico non solo perché genericamente “di tutti” ma perché indivisibile e quindi per sua natura restio ad essere trasformato in merce.
    Da questo punto di vista appaiono oggi sostanziali le analogie tra i temi dell’ecologia ambientale e quelli della conoscenza.
    E la grande questione del nostro tempo ossia la questione ambientale, che mette sempre di più in evidenza gli intrecci tra equilibri ambientali ed equità sociale (accesso alle risorse del Pianeta, nuovo fenomeno dei profughi ambientali nel Sud del mondo, l’approvvigionamento energetico all’origine delle guerre preventive, le trasformazioni climatiche, ecc.), impone che la conoscenza sia un valore sociale e un bene pubblico da tutelare.
    La conoscenza come bene pubblico indivisibile esclude dal suo orizzonte ogni approccio individualistico. Mentre l’accaparramento delle fonti e dei mezzi di acquisizione del sapere determina un regime di “scambi ineguali” che attenta al carattere pubblico, all’indivisibilità del patrimonio conoscitivo disponibile a tutti.
    Gli slogan la “società della conoscenza” e la “condivisione della conoscenza” sono stati i principi ispiratori delle politiche dell’istruzione che si sono succedute nel corso degli anni ’90 fondate sull’idea della conoscenza come patrimonio sociale, come diritto di cittadinanza per poter partecipare, con consapevolezza, alle trasformazioni del proprio mondo.
    Ma le politiche che si sono succedute, fine anni ’90 in poi, hanno determinato una progressiva inversione di tendenza riducendo il valore sociale della conoscenza come bene garantito dal sistema pubblico dell’istruzione (basti pensare il progressivo numero chiuso di accesso ai corsi di laurea).
    E ciò in controtendenza rispetto alla convinzione, diffusa negli anni ’90 nei paesi sviluppati, che fosse necessaria una formazione qualificata per tutti.
    Oggi a dettare le regole del gioco non è più la prospettiva della “società della conoscenza”, ma i processi maturati nell’ambito della così detta “economia della conoscenza” con la riduzione a merce della conoscenza (si pensi alla progressiva aziendalizzazione dell’Istruzione pubblica ).
    Certo, per tutti gli anni’90 si è detto che la società della conoscenza implicava un aumento dei lavori carichi di conoscenza. Oggi, invece, ci troviamo in una situazione sociale opposta con la separazione dei lavori ricchi di conoscenza (sempre pochi) da quelli (sempre più numerosi) parcellizzati, esecutivi e precari. Ma che comunque richiedono adattabilità e flessibilità e una formazione di base con un ampio spettro culturale.
    Gli “esclusi” sono le nuove generazioni. I giovani dal futuro negato come gli studenti, gli universitari, i precari del mondo dell’istruzione i così detti giovani-adulti (termine paradossale utilizzato per rappresentare coloro che non sono più giovani ma vivono ancora nella condizione di precarietà caratterizzante, fino a qualche tempo fa, solo la vita dei giovani) che sono scesi in piazza a manifestare e a rivendicare il ruolo dell’istruzione pubblica, consapevoli che ciò costituisce comunque, con i problemi relativi ad una necessaria riorganizzazione, strumento di opportunità e miglioramento di vita.
    Un movimento autonomo, pacifista, né di Destra e né di Sinistra in quanto sono tanti i giovani a non sentirsi rappresentati.
    Un movimento che ci fa capire come qualcosa stia cambiando nelle nuove generazioni forse per un futuro che da promessa (di miglioramento sociale) si è trasformato in minaccia; forse per effetto della “omologazione planetaria” che Pier Paolo Pasolini nel 1955 denunciò come il rischio maggiore per le generazioni future, le quali deprivate delle specificità locali, sarebbero rapidamente entrate in crisi; forse per il “lavoro” ormai ridotto a merce perché sul mercato planetario è sovrabbondante e che – come scrive Luciano Gallino – produce nuove forme di schiavitù; forse per la precarizzazione del lavoro “condizione quest’ultima che finisce per investire e modificare anche la mente, l’interiorità, la percezione di se stessi e sviluppa nuovi atteggiamenti, nuovi linguaggi”.
    “L’Onda”è la metafora più appropriata al movimento che chiede più scuola, più sapere, più scienza che sale dalla società italiana in crisi e che coinvolge studenti, ricercatori, maestri, personale non docente della scuola, famiglie e ricompone la frattura generazionale tra gli “altamente tutelati” (i professori ordinari universitari, i professori a tempo indeterminato nelle scuole) e i “non tutelati” insegnanti precari e studenti dal futuro negato.
    Inizialmente a costituirlo sono stati proprio quest’ultimi insieme ai loro professori. Gli studenti non “del pugno chiuso”, della “generazione X” degli indifferenti, della “generazione Q” dal basso quoziente intellettivo ed emotivo, delle generazioni nichiliste di cui tanto si è parlato in riferimento al bullismo, bensì giovani che rivendicano semplicemente il loro diritto di accesso al futuro.

    *coordinatrice di Sd Paola, componente coordinamento regionale Calabria.

  10. LAMETIA TERME: UNA SINISTRA NUOVA PER LA CALABRIA said

    http://www.sinistra-democratica.it

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    UNA SINISTRA NUOVA PER LA CALABRIA

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    LEGALITA’, LAVORO, QUALITA’ DELLA POLITICA
    ——————————————

    Assemblea congressuale regionale
    di Sinistra Democratica.
    ——————————–

    SABATO 29 NOVEMBRE 2008,
    ORE 10
    TEATRO UMBERTO
    CORSO NUMISTRANO

    LAMEZIA TERME
    ——————————–

    Conclude:

    FABIO MUSSI
    ———–

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Appunti per l’Assemblea Congressuale della Calabria

    1. La crisi del capitalismo oggi
    La portata della crisi finanziaria, più grande di quella del 1929; la sua dimensione planetaria e i suoi riflessi sull’economia reale hanno spazzato via il pensiero unico dominante fondato sul liberismo. I suoi profeti sono stati costretti a massicci interventi statali per tentare di contenerne gli effetti smentendo anni d’idolatria del libero mercato come panacea di tutti i mali e unico orizzonte possibile. I costi sociali, ancora all’inizio, riguardano non solo milioni di risparmiatori, ma cominciano ad avvertirsi su interi comparti produttivi determinando nuova disoccupazione e sempre più inaccettabili disparità, non solo tra Paesi ricchi e Paesi poveri su scala planetaria, ma anche all’interno dell’occidente sviluppato tra una ristretta cerchia di super ricchi e una crescente realtà di nuovi poveri o potenziali tali.
    2. La svolta di Obama
    La vittoria di Obama alle presidenziali degli Stati Uniti non segna solo lo straordinario compimento del lungo cammino per i diritti civili in quel Paese quanto anche il bisogno di una svolta profonda nella gestione dell’economia e nel ruolo internazionale giocato dagli USA al tempo dei neocon. L’alta partecipazione al voto, la mobilitazione realizzata lungo tutta la campagna elettorale, fin dalle primarie, ha rimesso in moto la speranza di un cambiamento che va ben oltre i confini degli Stati Uniti. Non c’è solo la destra nell’orizzonte politico futuro.
    3. C’è bisogno di Sinistra
    Paradossalmente mai come ora le ragioni della Sinistra si sono presentate così forti su scala globale. Le critiche alla globalizzazione liberista emerse all’epoca dei primi forum sociali mondiali di Porto Alegre sono oggi di drammatica e straordinaria attualità. La finanziarizzazione dell’economia, un capitalismo aggressivo senza controlli e senza regole, la delocalizzazione produttiva all’inseguimento del basso costo del lavoro e delle basse o nulle tutele sociali mette in luce, nella crisi attuale, tutte le sue contraddizioni e i suoi altissimi costi sociali e ambientali. Nella crisi non si è tutti sulla stessa barca. E’ tempo di scelte. E queste riguardano il modello di sviluppo, i diritti collettivi e individuali, la distribuzione mondiale delle risorse e della ricchezza. Cresce l’esigenza di un governo multipolare del mondo che ponga fine all’unilateralismo americano, risolva i conflitti per via pacifica, affronti le cause che hanno portato al diffondersi del terrorismo e l’affacciarsi di altre minacce su scala planetaria, prima fra tutte quella del riscaldamento globale e del cambiamento climatico. La sinistra è nuovamente chiamata a cimentarsi con tutto questo.
    4. Il governo Berlusconi
    In Italia Berlusconi è tornato a vincere, per la terza volta, le elezioni politiche. Lo ha fatto per l’autoaffondamento del centrosinistra e per l’egemonia culturale, prima che politica, costruita lungo l’ultimo ventennio su ampi strati del Paese. Nonostante i fallimenti precedenti delle sue esperienze di governo, l’incapacità del centro sinistra di costruire un’alternativa credibile, unitaria, autorevole e stabile gli ha offerto una nuova chance. La nuova legittimazione offertagli dal PD come possibile interlocutore di riforme costituzionali e di scelte condivise si è infranta immediatamente nella riproposizione di tutti i vecchi vizi del berlusconismo: il primato dei propri interessi personali rispetto a quelli del Paese a cominciare dalla giustizia (Lodo Alfano e attacco alla magistratura), la politica estera ridotta a macchietta, l’attacco al sindacato e ai lavoratori, lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali, a partire dalla scuola (che ha provocato la ripresa di uno straordinario e per certi versi inaspettato movimento di lotta e protesta in tutto il Paese) e dalla sanità, la privatizzazione dei beni comuni a partire dall’acqua, la cancellazione del mezzogiorno dalle politiche pubbliche, lo stravolgimento delle regole democratiche accompagnato da un populismo sempre più pericoloso, il diffondersi del razzismo e della xenofobia per alimentare un clima di insicurezza e paura su cui fondare scelte autoritarie e contrapposizioni sociali tra poveri. Tutto il contrario di quello che all’Italia necessiterebbe.
    5. Il PD
    Ad essere sconfitta nelle elezioni non è stata solo la Sinistra Arcobaleno, non entrata in Parlamento, ma innanzitutto la politica del PD. Il PD, nato per dare stabilità al governo Prodi ed un partito al Premier, è stato oggettivamente un fattore di precipitazione della sua crisi mentre Prodi ha lasciato non solo il Governo ma anche il Partito. La distanza elettorale dal PDL è stata enorme nonostante il prosciugamento dell’elettorato della sinistra a causa del voto utile e senza riuscire in uno sfondamento al centro nonostante le candidature e una campagna elettorale orientata in quella direzione. All’indomani delle elezioni non restano davanti al PD solo tutte le sue contraddizioni strutturali, semmai aggravate (un contenitore senza identità dilaniato in una lotta estenuante tra correnti vecchie e nuove, la collocazione internazionale, l’incapacità di risolvere le contraddizioni presenti sui temi etici o quelle tra le diverse componenti sindacali solo per citarne alcune) quanto una questione di fondo: aver determinato una desertificazione politica attorno a se (tranne l’aver fatto crescere oltre misura ed oltre ogni merito il partito di Di Pietro) che lo esclude di fatto da ogni possibilità di governo se non venisse risolta. Il paradosso cioè di un partito al 34% (ammesso che mantenga questa percentuale) senza un sistema di alleanze in grado di contrastare e battere il centrodestra. Questa questione ineludibile è ancora non affrontata dal PD o superficialmente risolta nel tentativo di allearsi con l’UdC spostando ulteriormente verso il centro l’asse politico-culturale del partito. Noi per primi pensiamo che si debba fare di tutto per evitare che l’UdC ritorni tra le braccia di Berlusconi, ma un conto è un allargamento delle alleanze ed un altro l’idea di rinunciare alla prospettiva di un nuovo e diverso centro sinistra per sostituirlo con un’ipotesi neo centrista che escluda la sinistra.
    6. Una sinistra nuova per l’Italia
    Di una sinistra in grado di leggere la realtà ed i suoi mutamenti, di indicare vie nuove per uscire dalle contraddizioni attuali, in grado di rientrare in sintonia con il Paese reale, i suoi bisogni e le sue angosce, c’è assoluto bisogno. Questa sinistra in Italia oggi non c’è ed è urgente costruirla. Non una sinistra arroccata e minoritaria, chiusa nei recinti delimitati dai vecchi simboli, nostalgica e auto ghettizzata all’opposizione così come, dopo la recente sconfitta elettorale, sembra in prevalenza connotarsi. Una sinistra moderna, che si pone il duplice obiettivo di radicarsi nella società per meglio rappresentarla e di allargare l’area di consenso di un nuovo centrosinistra in grado di candidarsi nuovamente al governo del Paese. Una sinistra unitaria nel modo di far politica e radicale nelle risposte ai problemi globali che le società moderne sono chiamate ad affrontare, una sinistra capace di essere presente nei movimenti, nelle associazioni e nel sindacato ma rispettosa della loro autonomia. Una sinistra grande, popolare, come merita un Paese come l’Italia. Questa Sinistra vogliamo contribuire a costruire, qui ed ora, con chi ci sta, con chi condivide con noi non solo quest’obiettivo, ma la sua urgenza. La proposta della costituente della sinistra è questo. L’appello sottoscritto da tante personalità (parte integrante di questa nostra discussione), e che invitiamo a firmare e diffondere, è l’avvio di un processo partecipativo che deve coinvolgere forze politiche, aree sociali, singole personalità e soprattutto migliaia di militanti e simpatizzanti della sinistra rimasti senza partito o insoddisfatti da quelli esistenti.
    7. La Calabria oggi
    La nostra regione arriva nel modo peggiore all’appuntamento con la crisi ed i suoi effetti. Tutti gli indicatori economico-sociali ne segnalano le difficoltà (dall’occupazione al reddito, dall’emigrazione alla mortalità delle imprese, dall’utilizzo dei fondi europei al PIL, dal credito alle infrastrutture) sottolineando la differenza non solo con il centro nord, drammaticamente persistente,ma anche con altre aree dello stesso mezzogiorno che negli ultimi anni sono riuscite a fare significativi passi in avanti. Tra i fattori principali di questo stato di cose la crescente presenza della ‘ndrangheta in ogni aspetto della vita economica, politica e sociale della regione, con la sua capacità d’infiltrazione e condizionamento, e classi dirigenti subalterne ed incapaci a costruire un riscatto per la loro terra. La Calabria, abbandonata dal governo nazionale del centrodestra (che ne ha rastrellato i fondi ad essa destinati in più di una occasione e negato la rappresentanza nell’esecutivo), appare sempre più una realtà distante e perduta, inestricabile nelle sue contraddizioni e irrisolvibile.
    Ad alimentare questa situazione è il diffondersi e perpetuarsi del trasformismo, male storico, e l’omologazione crescente nei comportamenti e nelle pratiche politiche tra centrodestra e centrosinistra. Le pur significative esperienze positive che si registrano nel governo degli enti locali, nell’impresa, nella scuola e nelle università, nel mondo associativo e nelle attività culturali appaiono isolate e frammentate, incapaci a fare sistema e produrre il cambiamento che sarebbe necessario. Rischiano di rimanere testimonianze importanti di quello che si potrebbe fare e potrebbe essere la nostra terra senza però fare massa critica.
    8. Un’occasione mancata
    Il centrodestra di Chiaravalloti aveva lasciato la Calabria prostrata. Si era consolidata, dopo i primi tempi, un’opposizione diffusa innanzitutto nella società ed era cresciuta la speranza finalmente di un cambiamento. I primi passi di “progetto Calabria” rappresentavano insieme questa speranza e la volontà di prendere la parola, impegnarsi in prima persona a fianco delle forze del centrosinistra. Le primarie a metà, rappresentate dall’assemblea dei grandi elettori, indicarono Loiero come candidato presidente. E Loiero vinse con oltre il 58% dei voti alle elezioni regionali del 2005. Tutti sostenemmo Loiero lealmente e salutammo la vittoria del centrosinistra come l’inizio di una nuova fase. L’omicidio Fortugno viceversa ipotecò negativamente l’avvio della legislatura regionale. Invece che reagire con forza e maggiore coraggio nella rottura di vecchi schemi ed equilibri Loiero e la sua giunta sono andati avanti in assenza di strategie e perpetuando la vecchia logica di governo tipica della DC meridionale: occupazione sistematica del potere, riciclaggio del vecchio personale politico amministrativo (fino a prendere i direttori generali delle ASL cacciati dal centrosinistra da altre regioni e poi implicati in vicende giudiziarie), costruzione di un partito personale del presidente senza che gli alleati interni al consiglio regionale facessero sentire il loro dissenso, tanti fallimenti (dalla sanità al turismo, dall’impiego dei fondi comunitari all’ambiente..) e pochi, pochissimi risultati. Tutto questo accompagnato da scandali e inchieste giudiziarie che hanno coinvolto numerosi assessori e consiglieri regionali (in alcuni casi con l’accusa gravissima di collusioni con la ‘ndrangheta) delegittimando ulteriormente un consiglio regionale non in grado di legiferare, come testimoniano palesemente le statistiche sulla produzione legislativa e normativa della Regione. Per tempo abbiamo lanciato l’allarme: era il settembre del 2007 nel convegno di Cosenza. Ma siamo rimasti inascoltati. Loiero invece di correre ai ripari si è arroccato nella difesa dell’indifendibile, così come la sua maggioranza, precipitando nei sondaggi e facendo registrare nelle ultime elezioni politiche in Calabria il maggior incremento al PDL ed il peggior crollo al PD rispetto al resto del Paese.
    9. Questioni di merito
    Nessun atteggiamento pregiudiziale né personale ci ha mai guidato nei nostri giudizi nei confronti di Loiero e della sua giunta. E a nessuno può sfuggire la drammaticità della situazione determinata dal centrodestra e da lunghi anni di malgoverno ereditata nel 2005. Prendiamo l’esempio della sanità: In questi anni si è perso drammaticamente del tempo e non si sono cambiate le cose, come sarebbe stato necessario. Basti pensare che per tre anni si è sostenuto che i conti della sanità calabrese erano a posto, che la regione era tra le “virtuose” e per questo motivo la Calabria non ha avuto accesso ai fondi aggiuntivi previsti dal Governo Prodi per le regioni che dovevano rientrare dal deficit sanitario mentre ora si scopre che il deficit c’era e c’è ancora. Sono continuati i casi di malasanità, alcune aziende sanitarie sono state commissariate per infiltrazione mafiosa, i personaggi chiave del fallimento della sanità calabrese sono da anni gli stessi che hanno prosperato sia con il centrodestra sia con l’attuale centrosinistra. Invece di dire la verità, tutta la verità, su un settore chiave per la vita dei cittadini e per la spesa della Regione si è fatta demagogia inutile se non dannosa: la riduzione delle ASL è stata pura propaganda; il continuo avvicendarsi dei direttori generali non ha risposto a criteri di professionalità e autonomia, quanto di controllo politico e clientelare quando non è stata addirittura imposta dagli interventi dell’autorità giudiziaria; il cambio di assessori regionali non è avvenuto sulla base di un chiarimento di indirizzi politici e programmatici ed il piano sanitario regionale è sospeso in un limbo; sessantamila cittadini calabresi ogni anno continuano a farsi curare fuori regione. Proprio nella Sanità occorrerebbe una svolta profonda, per spezzare intrecci perversi, smetterla con gli sprechi, ricostruire il patto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario pubblico.
    Un altro esempio è quello della depurazione delle acque e dei rifiuti. La regione è commissariata da oltre un decennio. Poteri straordinari al commissario e somme ingentissime non sono bastati a risolvere una situazione che continua ad essere grave e di cui a più riprese si è occupata la magistratura. Il primo anno Loiero ha chiesto scusa dalle pagine dei principali quotidiani sullo stato di salute del nostro mare, nostra principale risorsa, poi più nulla mentre è esplosa in questi giorni la vicenda di Crotone e Cassano dei rifiuti tossici utilizzati in edilizia e opere pubbliche, la mancata bonifica dei siti inquinati pure competenza del commissario, mentre non si è mai chiarito lo stato dell’arte sui depuratori.
    Ancora: le politiche sociali. Loiero in campagna elettorale s’impegnò a dare vita, finalmente e per la prima volta, ad un assessorato alle politiche sociali (tema cardine per la qualità della vita soprattutto in una regione come la nostra e centrale per l’innovazione dell’azione pubblica) in grado di riunificare tutte le competenze attualmente parcellizzate in una miriade di centri decisionali adottando una scelta che da oltre un quindicennio avevano compiuto tutte le altre regioni. Impegno mai mantenuto mentre in Calabria continua ad essere largamente non attuata la riforma dei servizi varata dal governo nel 2000.
    Si potrebbe continuare a lungo con gli esempi: sull’energia, sull’impiego dei fondi strutturali, sul turismo, sull’ambiente. In questi anni si è sistematicamente sfuggiti al confronto sul merito, sugli indirizzi di governo e ci si è concentrati sul sottogoverno. Sono queste considerazioni che ci hanno fatto parlare dell’esperienza attuale del centrosinistra alla regione come di un’occasione mancata.
    10. La nostra proposta
    Tutte le nostre battaglie, le nostre critiche, prima – per molti di noi – dentro i DS e poi come movimento autonomo, sono state improntate alla preoccupazione di sollecitare una svolta profonda nella vita della regione. Una svolta politica, programmatica, nella moralità della vita pubblica. Ed è quello che non rinunciamo a fare. Se essa non si determinerà il centrodestra avrà vita facile e troverà la strada spianata alle prossime elezioni regionali. Di qui la necessità, in Calabria più che altrove, di dare vita al processo costituente di una nuova formazione della sinistra che affondi le proprie radici nella storia migliore della nostra regione e sia in grado di offrire una opportunità alle tante forze disperse e deluse della sinistra politica e sociale calabrese. Questa prospettiva intendiamo mettere in campo già alle prossime elezioni provinciali ed amministrative, presentando liste aperte ed unitarie ovunque sarà possibile, per contribuire al rinnovamento del centrosinistra e della Calabria. E lavorando da subito per le prossime regionali. O il centro sinistra sarà in grado di presentarsi per quell’occasione profondamente rinnovato ed in netta discontinuità con i suoi errori più recenti, e noi saremo parte di questa battaglia, o non rinunceremo a dar voce e rappresentanza a quanti in Calabria non si rassegnano e non rinunciano all’idea di un cambiamento possibile lavorando ad un terzo polo che aggreghi tutte le forze democratiche e regionaliste in grado di valorizzare appieno tutte le risorse e le energie di cui la Calabria dispone.

  11. LAMETIA TERME: " UNA SINISTRA NUOVA PER LA CALABRIA ". said

    “UNA SINISTRA NUOVA PER LA CALABRIA”
    Legalità, lavoro, qualità della politica
    SABATO 29 NOVEMBRE A LAMEZIA TERME,
    (TEATRO UMBERTO, ORE 10)

    ASSEMBLEA CONGRESSUALE REGIONALE DI SINISTRA DEMOCRATICA CON FABIO MUSSI.

    Si terrà a Lamezia Terme, sabato 29 novembre presso il Teatro Umberto a partire dalle ore 10, l’assemblea congressuale regionale di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.
    L’incontro sarà introdotto dal coordinatore regionale Nuccio Iovene e sarà concluso da Fabio Mussi.
    Nel corso dei lavori interverranno, tra gli altri numerosi rappresentanti di partiti, movimenti ed associazioni, il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, il vicepresidente della regione Calabria Mimmo Cersosimo, il segretario regionale del PD Marco Minniti, il segretario del PRC Pino Scarpelli, il segretario regionale del PS Ercole Nucera, i segretari di CGIL e UIL Sergio Genco e Roberto Castagna, nonché Fernando Pignataro,Tonino Perna, Gino Marrello.
    Sinistra Democratica propone a tutte le forze disponibili l’avvio di una COSTITUENTE DELLA SINISTRA che punti a dare vita ad una nuova ed unitaria forza politica della Sinistra.
    Questo percorso avrà in Calabria una sua prima verifica già a partire dalle prossime elezioni amministrative dove punteremo, per le provinciali di Cosenza e Crotone, ad ampie aggregazioni delle forze della sinistra sulla base di convergenze programmatiche e di una reale volontà di cambiamento della situazione regionale e nazionale. SD è infatti impegnata per la costruzione in Italia di un nuovo centrosinistra in grado di governare per cambiare realmente le cose.

    Roma, 28 novembre 2008

  12. CALABRIA: UNA SINISTRA NUOVA. said

    Una Sinistra nuova per una nuova Calabria.
    ******************************************

    Circa duecento delegati provenienti da tutta la regione. Otto ore di discussione, trenta interventi. Sono i numeri del congresso regionale di Sd della Calabria che si è tenuto a Lamezia Terme. Padrone di casa il sindaco Gianni Speranza (SD) alla guida di un’ amministrazione assediata dalla ‘ndrangheta e da una certa politica, che agisce trasversalmente, fino coinvolgere noti esponenti del PD.
    Tra gi ospiti il vice presidente della giunta regionale, Mimmo Cersosimo; il consigliere regionale del PD Franco Pacenza che ha sostituito il Ministro ombra Marco Minniti.
    Poi qualche esponente dei verdi come l’assessore provinciale Gino Marrello; l’ex deputato del PDCI Fernando Pignataro, tra i firmatari per la costituente; il socialista Pino Iacino, vecchia gloria socialista, il segretario reginae della CGIL , Sergio Genco. E poi associazioni, rappresentanti della Lega Coop, docenti delle università calabresi. Insomma un pezzo di Calabria a cui sta a cuore la sinistra e il futuro di una terra difficile.
    Nella relazione introduttiva di Nuccio Iovene emerge con chiarezza il bisogno di una sinistra nuova per l’Italia: “di una sinistra in grado di leggere la realtà ed i suoi mutamenti, di indicare vie nuove per uscire dalle contraddizioni attuali, in grado di rientrare in sintonia con il Paese reale, i suoi bisogni e le sue angosce. Questa sinistra in Italia oggi non c’è ed è urgente costruirla”.
    Per Iovene “la Calabria arriva nel modo peggiore all’appuntamento con la crisi ed i suoi effetti. Tutti gli indicatori economico-sociali ne segnalano le difficoltà.
    Tra i fattori principali di questo stato di cose la crescente presenza della ‘ndrangheta in ogni aspetto della vita economica, politica e sociale della regione.
    Il centrodestra aveva lasciato la Calabria prostrata. Invece che reagire con forza e maggiore coraggio nella rottura di vecchi schemi ed equilibri, Loiero e la sua giunta sono andati avanti in assenza di strategie e perpetuando la vecchia logica di governo tipica della DC meridionale: occupazione sistematica del potere, riciclaggio del vecchio personale politico amministrativo e pochi, pochissimi risultati. Tutto questo accompagnato da scandali e inchieste giudiziarie che hanno coinvolto numerosi assessori e consiglieri regionali (in alcuni casi con l’accusa gravissima di collusioni con la ‘ndrangheta)”.
    Per tempo SD ha lanciato l’allarme: era il settembre del 2007 nel convegno di Cosenza. Ma siamo rimasti inascoltati. Loiero invece di correre ai ripari si è arroccato nella difesa dell’indifendibile, così come la sua maggioranza, precipitando nei sondaggi e facendo registrare nelle ultime elezioni politiche in Calabria il maggior incremento al PDL ed il peggior crollo al PD rispetto al resto del Paese”.
    Il congresso regionale ha, inoltre, sollecitato una svolta profonda nella vita della regione. Una svolta politica, programmatica, nella moralità della vita pubblica.
    Di qui la necessità, in Calabria più che altrove, di dare vita al processo costituente di una nuova formazione della sinistra, che affondi le proprie radici nella storia migliore della nostra regione e sia in grado di offrire una opportunità alle tante forze disperse e deluse della sinistra politica e sociale calabrese.
    Piena adesione dei delegati al progetto finalizzato a mettere in campo già alle prossime elezioni provinciali ed amministrative liste aperte ed unitarie, per contribuire al rinnovamento del centrosinistra e della Calabria.
    Per le prossime regionali si chiede al centro sinistra di presentarsi profondamente rinnovato ed in netta discontinuità con i suoi errori più recenti, oppure SD non rinuncerà a dare voce e rappresentanza a quanti in Calabria non si rassegnano e non rinunciano all’idea di un cambiamento possibile.
    Ha concluso i lavori Fabio Mussi, il quale si è soffermato sulla grave crisi economica che affligge l’Italia e il mondo e sull’attualità del pensiero politico della sinistra, per fronteggiare gli effetti della crisi causata dai mercati e dai governi.
    Mussi ha denunciato i danni che sta provocando il centrodestra, favorito in quest’opera da un centrosinistra impacciato e senza bussola. Per Mussi la scelta di non aderire al PD viene avvalorata ogni giorno dalle politiche del PD. Occorre dar vita , secondo Mussi, ad un nuova sinistra, che non si ritrae difronte alle sfide del governo e che contribuisca a costruire una nuovo centrosinistra.
    Al termine del dibattito l’assemblea dei delegati ha eletto, per acclamazione, Nuccio Iovene segretario regionale di SD.

    ******************************************************
    La relazione introduttiva di Nuccio Iovene in allegato

  13. ACRI (CS): MOVIMENTO PER LA SINISTRA. said

    ACRI (CS): PER LA SINISTRA.
    ***************************
    05 febbraio 2009

    Faccio presente che anche ad Acri (CS) un gruppo di compagni e compagne ha aderito al Movimento Per la Sinistra, la componente del PRC che nel recente seminario di Chianciano ha deciso di uscire dal partito. Tutte le notizie di carattere locale e nazionale si possono leggere sul nuovo sito internet che è stato aperto negli scorsi giorni: http://mpsacri.wordpress.com

  14. COSENZA: NASCE LA SINISTRA PER LA CALABRIA. said

    Fonte notizia: http://www.asca.it

    24-02-2009

    COSENZA: NASCE LA SINISTRA PER LA CALABRIA

    (ASCA) – Cosenza, 24 feb – Il nuovo soggetto della Sinistra, unitario, laico e plurale – informa un comunicato – nasce ufficialmente in Calabria e in provincia di Cosenza. La Sinistra per la Calabria, in sintonia con il percorso nazionale, prende corpo e si da’ una fisionomia e un documento (traccia) di lavoro. I promotori dell’iniziativa sono Movimento per la sinistra, Sinistra Democratica e Associazione
    Unire la Sinistra.

    Il manifesto- appello, che sara’ firmato da migliaia di persone – continua il comunicato – sara’ presentato nel corso di una Conferenza stampa, che il Comitato promotore terra’ giovedi’, 26 Febbraio, alle ore 16, nel Salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza.

    Nella stessa occasione saranno annunciate le iniziative che si terranno in tutta la Regione nelle prossime settimane, a partire da una grande assemblea provinciale cosentina degli inizi di Marzo, nella quale si presentera’ il documento elaborato dai promotori e il simbolo della nuova formazione politica della Sinistra italiana.

  15. COMO: RIFONDAZIONE PERDE I PEZZI, NASCE " PER LA SINISTRA ". said

    Cosenza: presentazione nuovo soggetto politico per L’Italia e per la Calabria.
    ===============

    Mercoledì 4 marzo 2009

    ore 17.30

    Salone di Rappresentanza

    Piazza dei Bruzi

    COSENZA
    ========

  16. COSENZA: PRESENTAZIONE " ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA ". said

    Cosenza: presentazione nuovo soggetto politico per L’Italia e per la Calabria.
    ================

    Mercoledì 4 marzo 2009

    ore 17.30

    Salone di Rappresentanza

    Piazza dei Bruzi

    COSENZA
    =======

  17. LAMEZIA TERME: NASCE LA SINISTRA PER LA CALABRIA.. said

    06-03-2009

    LAMEZIA TERME: NASCE ”SINISTRA PER LA CALABRIA
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    (ASCA) – Lamezia Terme (Cz), 6 mar – Si e’ svolta, a Lamezia Terme (CZ), la prima riunione dal comitato promotore ”La Sinistra per la Calabria” a cui hanno aderito: Movimento per la Sinistra (ex area Vendola) – Sinistra Democratica – Socialismo 2000 – Associazione ”Unire la Sinistra”.

    ”Anche in Calabria – si legge in una nota – si e’ avviato il processo che portera’ prima alla nascita di una lista unitaria per le elezioni del Parlamento europeo e poi alla costituzione di un nuovo partito politico della sinistra.

    All’iniziativa guardano con interesse anche il partito socialista di Nencini e la Federazione dei verdi di Grazia Francescano. La sinistra italiana si e’ rimessa in movimento”.

    ”La Calabria testimonia la crisi della politica e dell’etica pubblica. Il Centrosinistra non e’ riuscito – continua la nota – a rispondere alle esigenze di cambiamento, che si erano espresse con forza alle elezioni regionali del 2005, impaludandosi spesso nella gestione clientelare del potere e/o rimanendo ostaggio delle logiche dei notabilati e degli apparati dei vecchi partiti di appartenenza. Grande parte della Calabria, quella piu’ giovane, piu’ esigente, piu’ volenterosa e’ rimasta delusa e distante”.

    ”A noi spetta il compito di riaccendere la speranza – prosegue la nota – di attivare le migliori risorse per elaborare un progetto di cambiamento e di partecipazione.

    Intendiamo farlo da sinistra, offrendo ai calabresi una nuova, ampia e rigorosa opzione: La Sinistra per la Calabria”.

  18. CROTONE: NASCE LA SINISTRA. said

    La Sinistra a Crotone
    =====================

    La Sinistra, finalmente è di nuovo in campo e irrompe nello scenario politico di Crotone e della Calabria da protagonista. Forte e autorevole, dopo avere ritrovato l’unità fra le sue componenti, la Sinistra crotonese: Sinistra Democratica, Verdi, Movimento per la Sinistra, Unire la Sinistra, Partito Socialista ( P.S.E. ), Nuovo Partito D’azione, si prepara a presentarsi alla città di Crotone e al suo territorio provinciale.
    Questo Partito innovativo della Sinistra, ecologista vuole raccogliere la bandiera della Sinistra italiana abbandonata dai D.S. dopo la scelta di costituire il Partito Democratico e di spostare verso destra l’asse politico nazionale e locale. A Crotone il Partito Democratico diviso al suo interno in gruppi e correnti, l’un contro l’altro armati, rischia di determinare la vittoria del centro-destra alle prossime elezioni provinciali, regalando la provincia di Crotone alla destra, così come ha fatto con il Governo Nazionale, la Città di Roma, le Regioni dell’Abbruzzo e della Sardegna. IL 25 MARZO, MERCOLEDÌ, si svolgerà a Crotone nei locali di Bastione Toledo un’assemblea pubblica dove sarà presentata la costituente del nuovo soggetto politico della Sinistra
    In quella sede sarà anche illustrato il progetto del Partito della Sinistra per la Provincia di Crotone. La Sinistra sarà impegnata nelle prossime elezioni europee, provinciali e comunali non come un cartello elettorale ma come unico soggetto politico della Sinistra. Per la Provincia di Crotone il nuovo Partito della Sinistra rivendica la sua più piena autonomia e la pari dignità tra le forze politiche del centro-sinistra e auspica un forte rinnovamento nei metodi e nel modo di fare
    politica nonché una nuova classe dirigente meno litigiosa e più costruttiva, capace di affrontare e risolvere i problemi e di far rinascere la speranza che qualcosa possa effettivamente cambiare
    Per questi motivi la Sinistra Crotonese lancia una sfida a tutto il centro-sinistra e propone per la scelta del candidato presidente le primarie di coalizione al fine di coinvolgere lo schieramento più ampio possibile per sconfiggere il centro-destra e rilanciare una politica di sviluppo e di reale cambiamento, per il lavoro e l’occupazione, la tutela della legalità e dell’ambiente e chiede l’approvazione da parte dei consigli comunali di una delibera contro l’installazione in Italia
    delle centrali nucleari bocciate dal referendum popolare e riproposte dal governo Berlusconi.
    La Sinistra vuole stare in campo con gli ideali di sempre, che hanno consentito il progresso dei popoli, la libertà e la democrazia, la giustizia sociale e l’uguaglianza tra i cittadini, la difesa dei ceti più deboli e la lotta alla criminalità organizzata, la moralità pubblica e la trasparenza. Per un nuovo, entusiasmante e rinnovato impegno politico a favore delle popolazioni amministrate e
    del territorio chiediamo a quanti vivono attualmente questo profondo disagio della politica e condividono questo percorso unitario della Sinistra, di rafforzare e accelerare questo processo di cambiamento e di trasformazione, per superare la grave crisi economica con una politica equa nella distribuzione della ricchezza, per far contare di più i cittadini, i giovani e le donne, per una società più giusta e un avvenire realmente migliore.

    Fonte notizia:http://www.sinistra-democratica.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: