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Un manifesto per la rifondazione

Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie

Posted by carbonetti battistino su 20 agosto 2008

Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie
sulle questioni morali senza sottrarci al confronto politico
 

Rocco Tassone*
Dopo la decisione assunta il 29 luglio 2008 dal Comitato politico regionale del Prc di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale della Calabria è stato aperto sulla stampa un fuoco di fila contro la stragrande maggioranza del partito calabrese da parte di una ristretta minoranza di Soloni interni ed esterni al partito stesso. Anche oggi su “Liberazione” troviamo un articolo di Mimmo Talarico, coordinatore regionale di Sinistra Democratica.
Per la verità a dare la stura è stato il segretario nazionale il quale, prima ancora che il Comitato regionale del Prc della Calabria si riunisse, ha dichiarato alle Tv ed alla stampa che il rientro nella giunta regionale calabrese «… sarebbe cosa pessima dal punto di vista morale e politico…».
A valle di queste dichiarazioni ripetutamente confermate anche su altri quotidiani nazionali, si è scatenato un piccolo esercito di moralizzatori da strapazzo che sia sulla stampa regionale che su “Liberazione” hanno dipinto la maggioranza del partito calabrese alla stregua di una banda di malfattori. Ci dipinge così Omar Minniti, capogruppo del Prc nel Consiglio provinciale di Reggio Calabria nella cui Giunta siamo presenti – giustamente – con un valido compagno assessore; ci dipinge così Ciccio Gaudio, capogruppo del Prc al Comune di Cosenza in coalizione con un candidato sindaco che auspica rapporti di proficua collaborazione con la destra cosentina; ci dipinge così Adriano D’amico, neo membro del Collegio nazionale di garanzia del Prc, già fan di Egidio Masella, protagonista nel 2005 della parentopoli calabrese; ci dipinge così Mimmo Talarico, assessore all’urbanistica per 10 anni al comune di Rende, la città dove i palazzinari hanno fatto affari d’oro. In tutte queste invettive non abbiamo potuto ascoltare o leggere una sola motivazione specifica di merito sul perché il Prc in Giunta regionale va bene in Emilia, va bene in Campania, va bene in Puglia; il Prc va bene in coalizione col Pd alla Provincia di Crotone e di Reggio Calabria, al Comune di Catanzaro; ma non va bene nella Giunta regionale della Calabria.
Le motivazioni della scelta di rientrare nella maggioranza e nella Giunta regionale sono ampiamente riportate nel documento approvato dal Cpr del 29 luglio scorso. Esse sono state ostinatamente ignorate. Intendiamoci, nessuno pretende che debbano essere per forza condivise. Ma è inaccettabile che qualcuno attribuisca patenti di moralità eludendo la discussione di merito a partire dal documento politico alla base della decisione. E invece non abbiamo potuto leggere alcuna contestazione di merito sulla scelta; si contesta la “legittimità morale” di chi l’ha compiuta.
Questi atteggiamenti, sbagliati politicamente, provocano dentro di noi amarezza e ribrezzo.
E’ fuor di dubbio che in Calabria ci sia una questione morale nel rapporto tra la politica, pezzi di burocrazia statale e regionale ed il potere economico. Ma probabilmente non più che in Campania o qualunque altra regione italiana. E comunque non attiene certamente ai comportamenti ed alle scelte dei gruppi dirigenti del Prc calabrese. I compagni nel partito e nelle istituzioni che sono stati dipinti come antietici ed immorali sono in realtà protagonisti degli ultimi 10 anni di battaglie connesse anche alla questione morale. Giusto per fare qualche esempio: siamo stati noi, nelle assemblee operaie davanti ai cancelli della Polti e della Printec/Sensitec, a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che stavano alla base delle malversazioni dei “prenditori/imprenditori” a danno dei fondi europei e 488. Siamo stati noi a lanciare la denuncia politica riguardo le commistioni che hanno reso possibile l’assalto del capitale energetico multinazionale al territorio calabrese, ultimo quello dell’affare eolico industriale che sta fisicamente devastando la Calabria.
Non ci sentiamo impavidi eroi: abbiamo paura, come tutti. Insomma facciamo oggi ciò per cui altri compagni prima di noi in questa Regione hanno pagato a duro prezzo. E’ andata così per Rocco Gatto, per Peppino Valarioti, per Giovannino Lo Sardo. Ma all’epoca, quel grande partito che fu il Pci ci insegnò che attorno ai compagni che si espongono bisogna costruire una rete di solidarietà politica ed umana, non additarli. Bisogna far percepire all’avversario la sensazione che se se ne abbatte uno ce ne sono altri cento che possono ripartire da dove lui ha lasciato e che pertanto è inutile quell’abbattimento. Invece in questi giorni si è trasmessa all’esterno la sensazione che nel Prc le dinamiche interne prevalgono anche sulle lotte, anche quando dovremmo essere uniti come una pigna; è emersa l’amara realtà che in questo partito ci sono dirigenti che non si stringono attorno a chi si espone ma danno la pagella di legittimità etica e morale. Insomma contribuiscono per inquadrare meglio chi nel mirino c’è già. Da qui l’amarezza ed il ribrezzo.
Tuttavia non ci sottraiamo dal confronto politico, quello vero ed autentico.
La scelta di correre alle elezioni regionali del 2005 in una alleanza organica con questo centro-sinistra non è stata compiuta dal Prc calabrese, bensì dalla segreteria nazionale – con la piena consapevolezza dell’attuale segretario nazionale – attraverso il commissario plenipotenziario. I consiglieri regionali (alcuni oggi ex…) inquisiti sono gli stessi con i quali quella segreteria nazionale fece l’accordo organico. Sono gli stessi che hanno retto la maggioranza, di cui giocoforza siamo stati costretti a fare parte, che ha votato il bilancio regionale 2007. Un bilancio che noi del Prc calabrese non volevamo votare e che ha condotto allo sciopero generale regionale del 19 giugno 2007. Ma ci fu detto che un nostro atto di rottura avrebbe provocato la crisi della coalizione a livello nazionale, mandando giù il governo Prodi di cui facevamo parte. Lo stesso governo che qualche mese dopo ha deliberato di infilarci nell’area portuale di Gioia Tauro il più grande rigassificatore d’Italia.
A portarci fuori dalla maggioranza e fuori dalla Giunta regionale sono state le mancate risposte alla piattaforma rivendicativa dello sciopero generale regionale sui temi del sostegno allo sviluppo, dell’intervento sulla povertà e a sostegno degli strati sociali più deboli, sui temi del rapporto ambiente/energia/sviluppo. Non le chiacchiere sulla questione morale, una questione che va certamente posta ma non nei termini superficiali, riduttivi e autolesionisti di questi giorni.
Su questi temi il Prc calabrese ha continuato a sviluppare nell’ultimo anno una forte iniziativa politica nella società e nelle istituzioni. Con la presentazione del bilancio regionale per il 2008 e delle leggi ad esso collegate sono arrivati importanti segnali positivi. In particolare, i provvedimenti di moratoria sul rilascio delle autorizzazioni per l’installazione dei parchi eolici-industriali; la norma che predispone un finanziamento di centoventi milioni di euro a sostegno del reddito alle famiglie povere della Calabria, norma che recepisce la proposta di legge nazionale del Prc; la norma che predispone opportuni ammortizzatori sociali per i lavoratori “over cinquanta” espulsi dal mercato del lavoro.
Altri segnali sono stati i provvedimenti di moralizzazione come l’istituzione della Stazione Unica Appaltante. E’ in fase di discussione la revisione della legge elettorale regionale con la riduzione della soglia di sbarramento. Sono stati emanati i primi bandi del Por Calabria 2007-2013 sui fondi per il sostegno allo sviluppo.
Questi provvedimenti sono stati il segnale di un’inversione di tendenza nelle politiche del centro-sinistra calabrese, da consolidare e da gestire. Essi hanno indotto il Comitato politico regionale del Prc ad esprimere nel mese di maggio di quest’anno una valutazione positiva sulla legge finanziaria regionale del 2008. Sono gli stessi argomenti che ci hanno indotto a decidere di rientrare in maggioranza ed in Giunta. Questi, in estrema sintesi, i fatti. Si può dissentire sulle valutazioni di opportunità. Non credo sia consentito gettare fango addosso ai compagni.
Infine una considerazione su un fatto che non può non infondere tristezza in chi è comunista ed ha una concezione comunista del partito. Il 29 luglio scorso, contemporaneamente allo svolgimento dei lavori del Comitato regionale del Prc calabrese, un gruppo di membri di questo organismo – senza aver preso parte ad esso – si è riunito a qualche centinaio di metri di distanza dall’assise ufficiale per contestarne di fronte all’opinione pubblica merito e metodo, improvvisando un conferenza stampa. Tutto questo credo sia triste e penoso. Le opinioni di tutti i membri del partito hanno pari dignità e meritano rispetto; è assolutamente legittimo dissentire. Ma nessun comunista si è mai sottratto al confronto, anche quando presume che, a conclusione, l’esito non gli sarà favorevole. Soprattutto nessun comunista disconosce la legittimità del partito e dei suoi organismi democratici. Non ho votato il segretario nazionale, ma egli oggi è anche il mio segretario. Quando mi convocherà alla prossima assise del Comitato politico nazionale sarò presente e mi confronterò con lui, anche duramente se necessario, ma non mi defilerò riunendomi in parallelo in qualche sala nei paraggi per contestarlo di fronte ai giornalisti.
*membro della Segreteria regionale del Prc Calabria, membro del Comitato politico nazionale del Prc

20/08/2008

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14 Risposte to “Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie”

  1. mau68 said

    In Calabria c’è bisogno di un progetto
    di alternativa di società, non di assessori
    La decisione assunta dalla virtuale maggioranza del gruppo dirigente del Prc calabrese di ripristinare l’intesa con Loiero, con la conseguente entrata nella giunta regionale, rappresenta oltre che una violazione delle più elementari regole statutarie, democratiche e dell’etica politica, un grave errore politico. Ciò arreca un enorme danno alla credibilità dello stesso Prc, come forza di cambiamento nella nostra regione, e non contribuisce a migliorare le condizioni materiali di vita dei cittadini calabresi.
    Le ragioni della nostra uscita prima dall’esecutivo e poi dalla maggioranza regionale, a partire dalla gigantesca questione morale, si dispiegano sulla vicenda politica, economica e sociale regionale, dandone puntuale validità. Infatti, l’azione amministrativa e politica, di questi ultimi mesi, della giunta Loiero, si è svolta in piena continuità con il passato e non si è affatto caratterizzata come alternativa, tanto da aggravare ulteriormente le già critiche condizioni socio-economiche dei calabresi.
    A questo pesante quadro, si aggiunge un’aggravante: la nascita dell’asse Pd-Udc, che è destinato a neutralizzare il ruolo del Prc ed a spostare più a destra il profilo politico e programmatico del governo regionale e della sua maggioranza ed introduce ulteriori elementi di trasformismo, rispetto ad una coalizione che non è più la stessa di quella che si è candidata nel 2005.
    Gli indicatori socio-economici segnalano un forte aggravamento delle condizioni sociali e di vita della popolazione calabrese. Tre quarti dei giovani calabresi sono disoccupati, il reddito medio pro-capite è uno dei più bassi d’Italia, quasi il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e si assiste ad una ripresa biblica dell’emigrazione giovanile verso il nord, con grande sperpero di risorse umane, intellettuali e finanziarie.
    Sul versante della programmazione dei fondi strutturali, il nostro giudizio rimane negativo sia rispetto ai contenuti che al metodo. La cosiddetta nuova programmazione, pressoché identica a quella precedente, non disegna un nuovo modello di sviluppo, non introduce alcun meccanismo trasparente nella gestione e nell’erogazione della spesa, ed il rischio concreto è che tutto venga introiettato nel vecchio-nuovo sistema di potere con un ruolo predominante dei poteri forti e della ‘ndrangheta. Facendo così perdere l’ultima possibilità di crescita e di sviluppo per la Calabria.
    Rimane insufficiente una politica sociale ed una quasi inesistente politica per il lavoro.
    Sul versante della sanità siamo di fronte al segno più evidente del fallimento della giunta Loiero. All’esorbitante debito consolidato che ammonta a circa 1 miliardo di euro non è corrisposto un miglioramento della qualità del servizio sanitario pubblico. Lunghe rimangono le liste d’attesa ed i cosiddetti viaggi della speranza. Negli ospedali si continua a morire. Delle proposte da noi avanzate per il nuovo piano sanitario regionale non vi è alcuna traccia. La sanità calabrese è commissariata. E’ stata nominata una commissione per l’accertamento dei debiti pregressi. L’assessorato oggi è retto, oltre che dall’assessore, dal dirigente generale e da un supervisore dell’assessore nella persona del sottosegretario alla presidenza, nominato da Loiero di recente. Nel 2007 sono aumentate le rette per le case di cura private del 35% e nel 2008 con la legge finanziaria ed il relativo bilancio sono state aumentate di un ulteriore 5%, con il voto favorevole anche dei rappresentanti del Prc.
    Il 18 luglio 2008 è stata promulgata la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti che abbassa di molto i requisiti di qualità.
    In campo energetico ed ambientale le scelte compiute sono conseguenza della gestione economica portatrice di interessi che vogliono la Calabria colonia non produttiva, le cui risorse sono sempre più appannaggio di malaffare politico, economico e mafioso.
    Non possiamo dimenticare quali interessi, anche della ‘ndrangheta, ruotano intorno alla gestione dei parchi eolici che stanno deturpando i paesaggi dell’entroterra. Pur manifestando la nostra posizione favorevole alle energie rinnovabili, non possiamo sottacere che in Calabria, per responsabilità della Giunta regionale, si sono concesse le autorizzazioni in maniera dissennata, al di fuori di qualsiasi programmazione. La moratoria è intervenuta con forte ritardo. Intendiamo ancora una volta sottolineare l’incapacità di chiudere con il commissariamento per l’emergenza ambientale.
    Ribadiamo il nostro no alla costruzione del Ponte sullo Stretto, al rigassificatore ed al raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro.
    E’ rilevante il fatto che in questi anni non vi è stata una coerente lotta contro la ‘ndrangheta.
    Anche in questa occasione non possiamo non rilevare che è stata grave la decisione assunta nello scorso mese di maggio, dalla maggioranza del partito regionale, di esprimere un voto favorevole al bilancio, pur essendo collocati all’opposizione, in quanto esso non affronta in maniera seria e trasparente i nodi gestionali della spesa pubblica, restando l’impianto del bilancio regionale nella logica di spesa degli anni passati tutto indirizzato verso i poteri forti presenti in Calabria.
    Noi riteniamo che sbaglia e commette un errore politico grossolano chi pensa di trarre vantaggi politici mostrando sensibilità verso le sirene di Loiero e del Pd e non rivendica una marcata autonomia politica da essi.
    Noi lavoreremo per costruire una Rifondazione Comunista ed una sinistra capaci di una elaborazione di un nuovo pensiero politico, adeguato al presente. Si tratta di un lavoro di analisi e di riflessione indispensabile per costruire un nuovo senso comune di massa, ed anche un immaginario e un linguaggio capaci di contrastare l’imbarbarimento delle relazioni sociali e le ideologie e i modelli dominanti.
    Vogliamo ripartire dalla alternativa di società, che significa tornare a fare società, reinventare una politica che metta in connessione vertenze territoriali, esperienze mutualistiche e di autogoverno, lotte, progetto politico, futuro.
    Rimaniamo contrari a questa scelta, che riteniamo esiziale per tutti i calabresi.
    Non abbiamo bisogno di alcun assessorato, ma di un partito unito che sia strumento della ricostruzione di un fitto tessuto di relazioni con il popolo calabrese. Passa da qui il rilancio della Calabria.
    Su questa scelta politica chiamiamo le/gli iscritti/e e tutti coloro che vi si riconoscono alla mobilitazione immediata e all’adesione, sottoscrivendolo, a questo documento.
    Rifondazione Comunista in movimento – Calabria

    20/08/2008

  2. rifondazioneperlasinistra said

    Ragazzi, che palle. Fate in modo che non sia tentato di ‘chiudere’ i commenti o di ammetterli solo per i registrati e tolga l’account di autore a qualcuno. Fate i buoni…

  3. nonviolento said

    Il fatto che si scelga non di commentare e criticare con parole proprie lo scritto, quindi di scegliere la strada del dialogo e della discussione fra blogghisti, ma la pubblicazione di un articolo apposto e la più chiara dimostrazione di ciò che ho scrittto in altra discussione, la funzione è solo quella del troll, nessuna intenzione di confronto, di discussione, perchè queste si fanno con le proprie parole, e le proprie critiche, se si vuole pubblicare un articolo di quel tipo lo si fa nei propri siti, nei propri blog, qui di discute di quello che pubblichiamo noi, in caso contrario si va a rompere i zibidei da altre parti, volenti o nolenti. Sinceramente non capisco il plurale, questo è un sito di “Rifondazione per la Sinistra” e si pubblicano le cose che riguardano “rifondazione per la Sinistra”, sono accettate critiche, risposte , ma personali e attenenti alla discussione il resto è solo trollismo. Io cerco cose e le pubblico, per rispondere alle accuse apolitiche che viaggiano per la rete e non solo, sulle nostre posizioni. Se questo sito non serve aquesto a che serve? Non certo ad aprire un pacificazione inesitente, sarebbe un non senso, perchè si pacifica se si è in due a volerlo fare, in questo momento pacificare ha il solo significato di resa politica senza condizioni. Io non ho fatto il pre/e congresso per scherzo, le mie posizioni politiche sono queste da anni, forse ancora prima che venissero fuori nella loro pienezza in questo congresso, condivido in pieno la posizione del compagno Assennato che ho postato sopra, e credo che il compito di un iscritto a Rifondazione della “mozione due” oggi sia quello di cercare soluzioni poltiche e non inesistenti pacificazioni o rese unilaterali come ci viene richiesto. Per parte mia fino la momento in cui le nostre posizioni politiche non verranno considerate come parte integrante del partito riterrò Rifondazione come divisa in due. Voi vivreste in casa con una persona che vi considera come un nulla e che solo vi usa? Io no, non vedo perchè accettarlo dentro un partito.

  4. mau68 said

    insomma prima di entrare nel merito delle questione… un compagno dirigente calabrese della moz 2 accusa …

    altri compagni dirigenti ed amministratori sempre vendoliani -che criticano l’entrata in giunta regionale- di governare in amministrazioni:
    “con un candidato sindaco che auspica rapporti di proficua collaborazione con la destra” o ” dove i palazzinari hanno fatto affari d’oro” o di “essere stati fan del protagonista nel 2005 della parentopoli calabrese”…

    certo a leggere questi comunicati di esponenti della mozione 2 sembrerebbe che “il più sano abbia la rogna” (mi scuso anticipatamente per.. questa caduta nello stile plebeo!)

  5. nonviolento said

    Non è una caduta di stile, ma semplicemente una dimostrazione di come dalle tue parti si intenda il dibattito politico, ne avevamo già ampie ragguagli leggendo il blog di Mantovani, ma vedo che questo “stile” particolare piace molto. Facendo due conti, visto che siamo il 47% del partito, abbiamo forse quasi o più un centinaio di amministratori, assessori e consiglieri comunali, provinciali, regionali. Insomma leggere quelle accuse e tirare le somme che tu tiri è fare della scadente ironia e della scadente polemica. Forse, se tali accuse sono vere, più che chiedersi come fai tu lo stato di salute della nostra pelle, dovresti chiederti perchè proprio quelli hanno firmato, ma forse è chiedere troppo……..Vedi prima di avviarsi in polemiche si dovrebbero fare serie indagini, la rete offre delle occasioni per entrare nel merito di certe questioni e con tutta probabilità se tu lo avessi fatto e avessi così verificato alcune cose non avresti scritto questa scadente polemica. Il vero problema è che a te non interessa fare del dibattito, della discussione, ma solo polemizzare, quindi non verifichi, non ti interessa, non serve a quello che fai.

  6. mau68 said

    stiamo parlando della Calabria /non di altre regioni)…

    rimane il fatto che alcune/i compagne/i dirigenti, aderenti alla moz 2, dichiarano che la rentrée in regione è un’operazione di “poltrone” in quanto “non sono venute meno le questioni che hanno condotto all’uscita dalla giunta Loiero” e “considerano prioritaria la questione morale che grava sul centrosinistra calabrese come un macigno”…

    la risposta di un altro compagno -sempre aderente alla moz 2- è che queste/i compagne/i non sono altro che “un piccolo esercito di moralizzatori da strapazzo” e che “questi atteggiamenti, sbagliati politicamente, provocano dentro di noi amarezza e ribrezzo”…

    sarei io quello che fa polemiche? non ho definito io esiziale la questione calabrese ma compagni calabresi!
    prima della presa di posizione di compagni di questa regioni si dava la patente di “leghista” a chi contestava la rentrée, poi dopo la presa di posizione di compagni calabresi di “rifondazione in movimento calabrese” che era una questione di “lotta” contro Vendola”, ora dopo la presa di posizioni di compagni calabresi della moz 2
    si risponde… facendo della dietrologia!!!

    questi sono i fatti ed i documenti politici … e ogni compagno su questi fatti e su questi documenti deve esprimere la propria opinione poltica…
    (lascio volentieri la dietrologia ad altri)

  7. nonviolento said

    Ma quanta è questa gente? Hai forse letto decine di lettere firmate da iscritti, da sezioni, da federazioni, saranno si è nò una decina di firme, su migliaia di iscritti che hanno votato per mozione due, fra cui altri assessori, altri consiglieri, altri segretari di circolo e di federazione, altri dirigenti regionali e nazionali. Possibile che si possa solo minimamente pensare che solo quella decina e quelli di Rifondazione in movimento siano casti e puri? Non ti sembra di essere un poco sopra le righe? Stiamo parlano di decine e decine di dirigenti del partito, da quelli dei piccoli ai grandi circoli, di dirigenti locali e regionali e nazionali, stiamo parlando di gente che tutti gli anni si fà ed organizza la carovana contro le mafie, del presidente della Commissione contro le Mafie della Calabria, di compagni/e che lottano tutti i giorni contro la malavita, di dirigenti che hanno avuto auto bruciate e proiettili inviati per lettera, possibile che si passi sopra tutto questo con tanta superficialità? Ridimensioniamo un poco tutta la storia e smettiamola di fare solo della sterile polemica. Io aspetto, verificherò se gli accordi presi su tutele per le fasce deboli,assunzioni precari, stagionali, pulizia nella sanità e sviluppo del trasporto su rotaia saranno solo parole o fatti cocreti. Solo dall’uno o dall’altra risposta dipenderà il mio giudizio. Però e debbo ribadirlo, perchè sembra che da quell’orecchio nessuno voglia sentire, in altre giunte sono oramai passati degli annetti, che si aspetta a fare verifiche, mi guardo in giro, ma delle promesse fatte non si vede nulla………Cazzo lo scandalo sulla sanità che ha colpito la regione Liguria, comune e provincia di Genova non è mica una stupidaggine, eppure ho sentito pochi moralizzatori insorgere……..

  8. mau68 said

    Liguria… e scandalo sanità

    è la quarta volta (in diversi post) che viene nominato lo “scandalo sanità” in Liguria…
    ora non voglio sminuire questo “scandalo” ma guardiamo di cosa si tratta (o tratterebbe)…
    al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto giro di mazzette, pagate dal titolare di una ditta piemontese di catering per aggiudicarsi i servizi delle mense scolastiche… in questo se non ricordo male ci sarebbero implicati ex dirigenti di ospedali privati cattolici (con problemi anche con il vaticano..), dirigenti e assessori Pd del comune…
    giusto pertanto parlare di questione morale ligure? sì e giusto parlarne, ma bisogna mettere in evidenza come tutti siano stati sospesi dal Pd e si chieda il giudizio nel più breve tempo possibile…

    nessuno può negare che anche questo episodio ligure sia da mettere in rilievo… ma stiamo parlando comunque di una sanità che (seppur con le sue pecche, siamo in una società capitalistica!) è considerata tra le migliori del mondo occidentale!!!

  9. nonviolento said

    Ma chi vuoi prendre in giro, quello che scrivi è quello che è emerso o fatto emergere. Quello che tutti vogliono credere, le mazzette sono molto più estese, quei quattro gatti incriminati non avrebbero potuto muovere alcunchè senza ben altri apporggi. Il problema è che lo scabndalo è trasversale, viaggia da destra sinistra e ritorno. Quindi si è messa una bella toppa a tutto. Hai poi dimenticato le nomine negli enti sanitari e gli appalti non solo per le mense ma per tutto ciò che nella sanità non è statale, favoritismi a cliniche private per esami, allungamento spropositato delle liste per fare fovori ad amici privati, macchinari comprati e lasciatoi a marcire per favorire analisi specialistiche in altri istituti e non ultimi i vari milioni spesi per allestire ai Nas, che dovevano indagare, una bella sala con compiuter nuovi di zecca, un cosidetto omaggio.SE tutto questo fosse senza nome lo vedresti colocato al sud o al nord? Più si scava e più sembra che il sud, con le sue tangenti, i suoi favoritismi e nepotismi si stia sempre più spostando al nord. Non credo che minimizzare sia la miglior cosa e mi domando come facciano a farlo dei comunisti.

  10. mau68 said

    nord-sud e federalismo: un intervento di vendola

    dal “L’unità” 26.08.2008

    Vendola: «Sì, il Sud rischia. Ma basta con i complessi e le paure»

    «Il Sud rischia molto, ma se fugge di fronte alla sfida rischia di più». Nichi Vendola definisce la bozza Calderoli sul federalismo una «premessa accettabile». Premessa, perché «rappresenta un terreno di discussione, non una minestra scodellata per una cena obbligatoria». E accettabile, perché «si è tenuto conto di alcune obiezioni sollevate nei confronti della bozza precedente, quella del governo Prodi». Al presidente della Regione Puglia non sfuggono i rischi che corre il Mezzogiorno di fronte a un federalismo fiscale come quello prospettato nel progetto del ministro per la Semplificazione. Ma dice: «Il Sud deve evitare la politica della riduzione del danno. Deve accettare la sfida e andare a vedere le carte, rilanciare. Deve essere parte dirigente di un processo di rinnovamento. E vivere l’appuntamento con il federalismo per ritematizzare la questione meridionale».

    Perché evoca la questione meridionale?
    «Perché i temi sollevati riguardano la fondazione di uno Stato, a cominciare dal rapporto tra tributi versati e servizi ricevuti, e toccano la storia della cattiva unificazione del Paese. La questione settentrionale è un’ideologia che contempla la fuga dall’unità nazionale, il contrario della questione meridionale, che è sempre stato il tema dell’unità del Paese. Da questo punto di vista si è agitato prima lo spettro della secessione e poi il tema federalista. Il Mezzogiorno non deve arrivare a questo appuntamento sul federalismo, che vorrei ricordare è di rango costituzionale, obtorto collo, o con una discussione di bassa cucina. Non possiamo essere stretti tra la paura che prenda una brutta piega e i conti della massaia».

    Una brutta piega sarebbe la rottura dell’unità nazionale, i conti sono stati fatti e dicono che col federalismo fiscale molti comuni del Sud rischiano il collasso: sostiene che non si deve tener conto di questo?
    «No, dico che il rischio della rottura dell’unità nazionale non può diventare un alibi per giocare al rinvio permanente o per sabotare il processo di realizzazione di un impegno costituzionale. Il Sud deve alzare lo sguardo, essere orgoglioso, lanciare un’offensiva politico-culturale. Questo, ovviamente, tenendo fermi dei punti che per quanto mi riguarda rappresentano dei tabù: l’unitarietà del sistema formativo, del sistema dei diritti sociali e di cittadinanza, del diritto alla mobilità con le politiche sul trasporto pubblico locale. Ci sono questioni che non solo non sono oggetto di discussione, nel senso che non se ne può prefigurare una frammentazione in modelli regionali perché significherebbe che non c’è più l’Italia, ma che viceversa meritano una discussione per poter essere ottimizzati».

    Restano i “conti della massaia”: la Cgia di Mestre ha evidenziato che il federalismo fiscale prospettato da Calderoli avrebbe un impatto devastante sulle casse dei comuni del Sud.
    «È bene che questi rischi vengano evocati ed è bene che nessuno pensi di poter imbrogliare sulle cifre o di portare a una strozzatura dei tempi. Detto questo, il fisco è ingrediente cruciale, ma nel bilancio complessivo bisogna tener conto di molte altre voci».

    Che cosa vuole dire?
    «Per esempio, andrò all’appuntamento con il federalismo ricordando che la Regione Puglia ha la più bassa spesa pro capite per la sanità, perché c’è un riparto del fondo sanitario nazionale che penalizza le regioni del Sud in quanto non incorpora come parametro gli indici di povertà. Oppure ricordando che l’82 per cento dell’energia prodotta in Puglia la diamo al sistema-paese. E che non solo non siamo remunerati per questo, ma siamo anche penalizzati perché una parte di questa energia deriva da procedimenti industriali ad altissimo impatto ambientale. E quindi con gravi conseguenze sanitarie, penso al mostro della centrale a carbone di Cerano, per la popolazione locale. È chiaro che ci dovranno essere forme di compensazione. Il Sud deve andare a vedere le carte, non deve nascondersi, non deve avere complessi o paura».

    Il Sud, dice. Il governo può andare avanti cercando l’accordo soltanto col governatore della Sicilia Lombardo, non crede?
    «Nessuno può pensare che il tema Nord e Sud si chiuda dentro i pranzi e le cene di Calderoli con Lombardo. E il Sud non può appaltare a nessun notabile la rappresentanza dei propri interessi. Né a Lombardo né a Fitto. Gli interessi del Sud devono emergere dentro questo processo, attraverso la discussione pubblica, la presa di parola degli enti locali, delle Regioni, dell’intellettualità meridionale».

  11. mau68 said

    ho inviato il commento di Vendola (post n. 10), uomo del sud e di sinistra,

    come risposta a qualcheduno che “nega” che in Italia esista una “questione meridionale”… nessuno nega che anche al nord vi siano scandali, favoritismi ecc. ma comunque in Italia esiste -come dice Vendola- una questione meridionale e che “Il Sud deve alzare lo sguardo, essere orgoglioso, lanciare un’offensiva politico-culturale… attraverso la discussione pubblica, la presa di parola degli enti locali, delle Regioni, dell’intellettualità meridionale»!

    mi viene un dubbio… vivi in liguria, hai studiato a pisa negli anni ’70, hai girovagato per roma… ma hai origine del sud e te ne vergogni? non si spiegherebbe altrimenti la tua equiparazione ecc.
    insomma caro “violento battistino, w rifo, rifo a sx, roberto, compagno, comunista, bah, batti” (solo per citare qualcheduno dei tuoi nick, ecc chee utilizzi nei vari forum) hai capito? non serve minimizzare (come fai tu) la questione meridionale!

  12. nonviolento said

    Chi la ha mai negata, solo rifiuto di guardarla , come invece fanno anche troppi nel partito, con gli occhi di chi, sentendosi quasi puro e onesto, li tratta un po’ come i fratelli scemi. Fa incursioni nei loro fatti e questioni che servono solo ad altri scopi e non a risolvere le loro situazioni, li strumentalizza per risolvere le beghe interne di partito. Hai ben fatto a postare ciò che ha scritto Vendola, ma ne hai capito poco del succo, l’unica soluzione della questione non è nel nord o nella presunta onestà del resto dell’Italia, ma solo nel fatto che loro siano il riscatto di loro stessi e noi, gente del centro e del nord, l’unica cosa onesta che potremmo fare è lasciarli in pace, non usarli come campo di battaglie per beghe interne. Hai parlato della Toscana, il classico esempio in cui , si è restati puri, ma non si è risolto nulla. Certo non siamo responsabili delle scelte di devastazione del Chianti, di usa delle cave intorno a Massa Marittima e Volterra per buttarci dentro rifiuti pericolosi che hanno inquinato le falde acquifere, nè della devastazione edilizia, nemmeno delle scelte bastarde di certi sindaci, possiamo dire di avere le mani pulite perchè eravamo all’opposizione, ma questo basta? Basta sentirsi puliti mentre intorno a noi il marcio avanza? E che se ne fanno i cittadini del Chianti del nostro inutile no. Pongo solo delle domande, sarebbe presuntuoso avere delle risposte certe, ma che differenza fa avere le mani pulite ma non risolvere nulla e essere del tutto inutili? Forse in giunta avremmo poturo fare qualche cosa di più sporcandoci le mani? Non ho di certo la risposta, ma credimi non la hanno nemmeno quelli che si sentono le mani così pulite, mentre intorno a loro accade di tutto.

  13. mau68 said

    risposta a Tassone, secondo le vigenti leggi sulla stampa… da Liberazione 29.08.2008:

    Calabria, quelle affermazioni ledono la mia onorabilità

    Egregio direttore, Le chiedo ospitalità, ai sensi delle leggi vigenti sulla stampa, per replicare al sig. Rocco Tassone, autore di un intervento pubblicato dal Suo giornale in data 20 agosto 2008 dal titolo “Sulla svolta del Prc calabrese: dieci anni di battaglie sulle questioni morali senza sottrarci al confronto politico” contenente delle affermazioni lesive della mia onorabilità.
Leggo stupefatto alcuni passaggi che mi riguardano, contenuti in un intervento ospitato dal vostro giornale a firma di Rocco Tassone, membro della segreteria regionale del Prc della Calabria.
Mi preme precisare che, in un precedente scritto pubblicatomi dal vostro giornale (“In Calabria esistono i rifondatori dello spirito pubblico”, 9 agosto 2008), non ho dato del “malfattore” a nessuno, tantomeno mi sono esercitato nell’esprimere valutazioni di carattere morale sul partito o singoli esponenti del Partito della Rifondazione comunista. 
Ho espresso, pubblicamente, delle perplessità sul reingresso di Rifondazione nella giunta Loiero. Ritenevo che un fatto così importante, per i suoi immaginabili effetti sul piano del governo e delle prospettive del centrosinistra in quella regione, non fosse una questione “privata” di un partito o di una parte di esso.
Per fortuna non solo il solo a pensarla così in Calabria. Da qui evidentemente la chiamata di correo unitamente ad altri compagni di Rifondazione. 
Mi permetto di aggiungere che se tutte le opinioni a proposito fossero state tutte rese pubbliche, la compagnia sarebbe stata molto più robusta e numerosa.
Colpisce, pertanto, per la rozzezza dei modi e l’infondatezza dei contenuti, l’insinuante affermazione di Tassone, il quale scrive: «Ci dipinge così Mimmo Talarico, assessore all’urbanistica per 10 anni al comune di Rende, la città dove i palazzinari hanno fatto affari d’oro».
A beneficio dei lettori che non conoscono cose e persone della Calabria, devo precisare che sono stato assessore all’urbanistica del comune di Rende per 5 anni e non dieci, quinquennio coincidente fra l’altro con l’assoluto blocco urbanistico della città a seguito della sospensione ad opera della Regione Calabria del Prg di quel comune. 
L’ing. Tassone, da tecnico che non disdegna consulenze e vicinanze ad enti e uomini di governo della Calabria, queste cose dovrebbe saperle. Se poi ne conosce altre, trovi il coraggio civile di denunciarle.
Trovi anche la memoria per ricordare che della maggioranza che esprimeva il sottoscritto quale assessore all’urbanistica, faceva parte anche il suo partito e che lo stesso partito, di cui Tassone era segretario regionale, appena due anni fa, appoggiò il sindaco e la maggioranza di “palazzinari” che oggi governano il comune.
Evidentemente agli affari di cui sopra ha dato il suo contributo.
Passi il tentativo miserevole e maldestro di spostare sul piano personale il dibattito, quando si è a corto di ragioni politiche, ma si astenga Tassone dall’esprimere giudizi su fatti e persone a cui solo un distratto lettore di Cusano Milanino o di Voghera (solo perché lontani) potrebbe prestare attenzione, ma non un lettore della Calabria, laddove tra mille difetti, sono rimasti in molti a sapere distinguere il grano dal loglio. Cordialmente
Mimmo Talarico del coordinamento regionale di Sd Calabria, del consiglio nazionale di Sd


29/08/2008

  14. más said

    This is my first time go to see at here and i am truly impressed
    to read all at one place.

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