Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Caro Ferrero, ecco perché non condivido

Posted by carbonetti battistino su 21 agosto 2008

Caro Ferrero, ecco perché non condivido
la tua proposta “unitaria” sul partito

Caro Paolo, ti scrivo per spiegare perché non condivido la tua proposta, che chiami unitaria, e perché mi opporrò a quella che tu chiami svolta di sinistra del Prc. Scrivo, un po’ per riprendermi il senso delle parole – in questi anni, converrai con me, ce ne hanno rubate troppe, rendendo umanitarie le guerre, intelligenti le bombe, riformisti gli assalti conservatori ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e allora vorrei evitare che iniziamo tra noi, a rubarcele l’un l’altro. E un po’, ti scrivo, perché penso dobbiamo avere il coraggio di continuare in pubblico il dibattito che tra noi abbiamo affogato nelle dispute sui regolamenti, nelle tessere controllate o esibite, nei congressi soppressi, nelle liti, nelle offese. Il dibattito che è rimasto sotto, in basso come piace dire a te e non a me: il confronto sul nostro che fare.
Non condivido la tua proposta unitaria sul partito, caro Paolo, perché in effetti è una proposta che divide. E perché non riguarda la maggioranza del partito. Non il prevalente. Questo congresso ha avuto un esito sul piano del consenso semplice da leggere, difficile da risolvere. Semplice: una maggioranza relativa ha condiviso un’ipotesi politica e la proposta di un nuovo gruppo dirigente – il processo costituente della sinistra e l’elezione di Nichi Vendola, per intenderci; quattro minoranze si sono misurate su altre opzioni. Difficile: perché per quanto i primi due documenti fossero per molti versi compatibili, e avessero raccolto la quasi totalità dei consensi delle iscritte e degli iscritti, la modalità concreta con la quale il congresso si è svolto ostruiva la soluzione del conflitto tra noi. Non mi interessa fare qui l’ennesima conta delle responsabilità, che per me almeno, resta evidente.
Noi non condividiamo, non abbiamo mai condiviso, la politica che si confonde con l’aritmetica. Una maggioranza politica, per noi è un prevalente che si misura sul terreno politico con altri, i più simili a sé. E si oppone, sta in dialettica, con ipotesi che lo contrastano. Tu sei arrivato al congresso con il mandato di compagne e compagni che hanno votato il documento uno. Il più simile tra gli altri a quello di maggioranza relativa. Hai stracciato il mandato congressuale e azzerato ciò che hai sostenuto durante il congresso. Credo sia errato pensare che voi siete la somma di ipotesi diverse, sbaglia chi lo sostiene. Siete arrivati così, ma avete fatto un’altra cosa. Voi a Chianciano avete scritto un nuovo documento politico per dividere dalla maggioranza relativa della mozione Vendola, ciò che restava fuori. Il 40+7+2+1, contro il 47 per cento del partito. Il resto sono virgole. Avete scritto un nuovo impianto politico, che nessun compagno e nessuna compagna ha mai votato: hanno votato sul partito sociale, sulla costituente dei comunisti, sul partito operaio, sul disarmante appello di De Cesaris e Russo. Non hanno votato la fondazione di un nuovo partito comunista, che si chiama rifondazione e nasce dal rigetto di ciò che il Prc è stato negli ultimi dieci anni.
Peraltro, l’ipotesi che hai sostenuto tu conteneva, come il documento di De Cesaris e Russo, un’esplicita critica al fatto che Vendola fosse candidato segretario. Hai detto diverse volte durante il congresso che non eri disponibile per quella carica. Interviste, interventi pubblici, iniziative politiche devo fare l’elenco? No. Perché tu sei alfiere dell’imperativo che prescrive di dover sempre esplicitare le proprie intenzioni. Ce l’hai ricordato, in modo poco elegante, al Cpn nel quale Franco Giordano si è dimesso. Eppure hai fatto il contrario di ciò che hai detto.
Hai chiamato questa scelta svolta di sinistra. Io mi opporrò ad essa perché penso sia una svolta di destra. Perché di sinistra sarebbe stato un partito preoccupato più di rispondere alle domande del Paese che ai suoi dolori intestini. Un partito tutt’opposto alle strette del settarismo identitario. Una forza di sinistra è una grande forza popolare animata da spirito bolscevico. Mario Tronti, di recente, ha riaperto quella parola e l’ha tradotta: bolscevico vuol dire “a vocazione maggioritaria”, in grado cioè di porsi, nel momento del pericolo, l’obiettivo di vincere nel Paese.
Mi opporrò, perché m’è sempre parso che l’umore nero che sale dalle viscere sia di destra, e di sinistra la gioia di ricomporre le relazioni dopo una lite. Perché l’identità, punto decisivo di questo nuovo partito, abbiamo imparato a destrutturarla tra i banchi di scuola, per potere chiedere all’altro “che fai?” prima di “chi sei?”: si fa insieme una cosa anche se ci si chiama ognuno col proprio nome. Perché testimoniare un’identità serve a chi pensa che il mondo è quel che è, tale sarà fino alla fine dei giorni ma fuori dal mondo verranno ripagati quelli che hanno detto il vero, inascoltati. Testimoniare è, a mio avviso, di destra. Trasformare mi pare di sinistra. L’idea che abbiamo solo questo mondo qui, e solo questa vita, e val la pena di farla migliore.
Mi opporrò alla tua direzione politica, come vedi, perché non sopporto il furto delle parole. Abbiamo polemizzato, in alto, sulla poesia e sulla retorica, e persino, in basso come piace a te, sui congiuntivi. Io mi ricordo di Nino, l’ultimo segretario popolare del Pci della mia Palermo. E’ un uomo rude, persino violento. Una montagna con due occhi che brillano intelligenti in fondo alla faccia. Parla il siciliano dei suoi quartieri, rigorosamente. Ogni volta che chiacchieriamo resto colpito dalla cultura profonda che ha, dalla passione continua per lo studio, per la ricerca, persino dal gusto per la parola da usare. Mi ha detto un giorno: «è cosa che i comunisti hanno dovuto conquistare, non è stato un regalo, perciò l’amiamo».
Marco Assennato

21/08/2008

Solo un piccolo commento a questo lettera che mi ha conquistato il cuore, è evidente che il concetto di culturo contro il plebeismo è nella tradizione comunista, dentro ad essa, le parole riportate da Assennato sono le stesse che nio ho riportato di mio padre, lui da un vecchio comunista siciliano, io da  un fu comunista ligure. Migliai di chilometri, ma la stessa convinzione, alla faccia dei troppi dottorini del volgare.

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2 Risposte to “Caro Ferrero, ecco perché non condivido”

  1. Walter P. said

    Salve, mi contatteresti all indirizzo nightwisher89ita@hotmail.it ? Vorrei farti partecipe di una iniziativa di blogger wordpress 😉

  2. rifondazioneperlasinistra said

    @nonviolento grazie per aver pubblicato uno scritto di Assennato di questa portata. È la dimostrazione che, a prescindere da troll vari, in questo spazio è permesso fare politica in maniera costruttiva, rendendo disponibili materiali per riflettere.
    @tutti chiedo di pensare un po’ su ciò che Assennato ha scritto, sulle modalità di vittoria del congresso di Ferrero e sulla somma aritmetica delle mozioni ottenuta.
    @Walter P puoi contattarci qui: rifondazioneperlasinistra@gmail.com, grazie.

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