Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

La tagliola del sorvegliare e punire

Posted by carbonetti battistino su 22 agosto 2008

La tagliola del sorvegliare e punire

La società del divieto s’interseca alla società dei consumi. Le alchimie dell’ideologia dominante sono anche fabbriche di paradossi: stimolano e poi reprimono, eccitano e poi puniscono, e con speciale accanimento (terapeutico, s’intende) precipitano sulle vite, sui corpi, sui desideri delle giovani generazioni. Tutto è plausibile nel circuito onnivoro della mercificazione, ma molto di quel tutto è localizzato oltre quella soglia che indica i fascinosi territori del proibito. Un ragazzino che varchi quel confine rischia molto, molto più del sette in condotta. Mai l’Italia repubblicana era apparsa, come in questa cupa stagione delle destre, una terra così livida, così povera di libertà, così avara di trasgressioni, così marzialmente ossequiosa ad ogni sorta di conformismo. Vedo un cerchio incantato che si chiude sulla coscienza civile di un Paese per metà bulimico e per metà anoressico, adrenalinico nelle sue pulsioni perbeniste ma indolente ad ogni richiamo di legalità, garantista con chi è già garantito e giustizialista per chi è già giustiziato (ma è solo una questione di stile, diciamo una “questione di classe”). Tutto e tutti sembrano arruolati, soldati al servizio dell’ordine costituito. Anche quel giudice che, terminale intelligente di un complesso dispositivo di legge e ordine, si occupa di un adolescente e lo scippa alle cure materne che non ne avevano interdetto la militanza in Rifondazione, quel giudice che somiglia un po’ ai versi di Fabrizio De Andrè, anche lui è un eroe del nostro tempo. Si comincia a intravedere il disegno generale di chi governa: e non solo Palazzo Chigi! Ecco la filigrana di un’egemonia culturale che affida alla paura le incombenze del riordino simbolico e materiale della nostra esistenza. All’inizio furono i poveri: scandalo per antonomasia in una società che ha fatto dell’opulenza il proprio credo e la propria legge. E siamo scivolati in questo Medioevo postmoderno in cui si combatte il povero (non la povertà), il precario (non la precarietà), il clandestino (non la clandestinità). In tutte le epoche di transizione e di crisi si preparano sventure per i border-line, per gli out-sider, per i poveri cristi di cui neanche la Chiesa ufficiale ha mai voglia né tempo di occuparsi. Ma al centro di ogni egemonia c’è la “questione giovanile” che non è banalmente la storia del conflitto tra generazioni (conflitto quasi abolito dall’assenza di relazione tra vecchi e giovani): ma è il tema persino drammatico del futuro, della sua preparazione o della sua profanazione, e di come il futuro vive il suo rapporto col passato (e col nostro presente) dentro gli apparati della formazione-informazione, dentro i gangli vitali (o mortali) della produzione di coscienza, dentro i flussi di immaginario organizzati, persino nelle loro apparenti spontaneità o nella loro irruenza scenografica, da un’industria culturale largamente televisiva e nordamericana. Come nel american way of life anche i nostri adolescenti vivranno appesi tra l’hot dog gigante e il salutismo paranoico. Negli Usa uno studente di liceo rischia la galera se beve o si fa uno spinello ma non ha molta difficoltà a comperarsi al supermercato un’intera artiglieria e a fare la sua spettacolare strage nella sua domestica scuola. Ubriachi e disidratati. Spinti a godere della velocità senza limiti della secolarizzazione, salvo restare impigliati in un autovelox, in una pattuglia, in una ronda, in una tele-predica. In Italia oggi tuo figlio può inciampare in una tagliola del “sorvegliare e punire” e rischiare la vita. Punirne uno per educarne mille. Punirli a scuola, in discoteca, per strada, punirli ora ma anche in prospettiva, precarizzati e incastrati in una lunga teoria di divieti. Tra non molto tempo dovremo occuparci – con più competenza, come chiede giustamente don Gino Rigoldi – della solitudine giovanile, dei giovani, anzi di una gioventù in oscillazione permanente tra le lusinghe del consumare tutto e subito (quello che non hai, quello che vorresti avere, quello che occulta la tua noia o il tuo dolore, quello che ti appaga, quello che ti dona una momentanea sazietà) e le forche caudine di un proibizionismo globale. Abitiamo questo tempo paradossale, appunto: siamo tutti giovanilisti, siamo tutti assassini di giovani. Non riuscendo ad essere più genitori o maestri, siamo diventati i cannibali dei nostri figli. Questa è la polpa succosa della egemonia vittoriosa della destra, che ha vinto a destra ma anche a sinistra.
Nichi Vendola

22/08/2008

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11 Risposte to “La tagliola del sorvegliare e punire”

  1. nonviolento said

    HO PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO NON PER PIAGGERIA VERSO UN LEADER, MA PERCHE’ DOPO LA SUA LETTURA , HO MEDITATO A LUNGO. SPERO CHE ANCHE A VOI FACCIA QUESTO BUON EFFETTO.

  2. Mario said

    Anche io non lo faccio per piaggeria, ma condivido tutto quello che dice Nichi.
    Solo che, sono mesi che vado dicendo che la diagnosi ormai è chiara. Serve la terapia.
    Metterci a discutere su cause, concause e motivi, ha un pò stufato.
    L’italia è in mano loro.
    Vogliamo riprendercela?
    Come?
    Questo servirebbe. Altrimenti, mentre discutiamo di diagnosi, il malato muore e non abbiamo ancora fatto nulla.

  3. anna maria said

    Il 27 settembre a Roma nell’assemblea dell’area politico culturale rifondazione per la sinistra discuteremo del come, della terapia, appunto. Non manchiamo.

  4. elisa said

    Guardo con interesse la discussione che c’è in Rifondazione per la Sinistra anche se non sono di RC. Apprezzo moltissimo Vendola e ricordo ancora le sue parole quando è venuto nella mia città per la campagna politica in vista delle elezioni .In quell’occasione ha dato una bella definizione di cosa egli intenda con il termine ‘identità”: identità non è “ritornare indietro” ma “conoscere” per andare avanti . Io la penso come lui: identità è partire dai propri valori , dai contenuti a cui si crede e costruire insieme ad altri un progetto E’ qualcosa che deve espandersi, lievitare; un contaminarsi per includere, diventare altro, come il lievito, l’acqua e la farina che diventano pane. E’ capire anche le differenze di chi come te ha gli stessi ideali e gli stessi obiettivi. Perciò con la tua storia ti metti in cammino con altri compagni che si portano dietro la loro storia ,tutti però pronti a confrontarsi, a comprendere ,ad andare oltre , diretti verso una stessa meta, una comunità che ha trovato una sintesi e che può riuscire ad incidere nella società

  5. anna maria said

    Intervento di Nichi Vendola a Bacoli
    http://it.youtube.com/watch?v=SLmYHDx5cBY
    http://it.youtube.com/watch?v=JDZIq5HcI-M
    http://it.youtube.com/watch?v=9nrIjCWutBs
    http://it.youtube.com/watch?v=_ci7El9R6Ts

  6. Esiste anche una traduzione in italiano?

  7. nonviolento said

    Questa è una vera stupidata, non serve essere laureati per non essere plebei dentro.

  8. anna maria said

    ho incollato qui altrove questo intervento di Nichi proprio perchè dal mio punto di vista è un esempio di come deve essere costruita un’argomentazione politica chiara comprensibile, divulgativa. Caro Mauro se ha problemi di ascolto allora…non è Nichi che te li può risolvere, ci sono strumenti di diagnostica medica strumentale idonei. Scusa ma me l’hai tirata.

  9. Leonida said

    Mando un grande ringraziamento alla compagna Anna Maria per il suo prezioso lavoro di diffusione militante del pensiero critico e dell’approccio ottimale al processo costituente della Sinistra.
    Ricordo che da settembre arriverà il nuovo sito
    http://www.rifondazioneperlasinistra.it
    che verrà a sostituire il precedente sito
    http://www.manifestoperlarifondazione.net
    che ci ha accompagnato in questi mesi.
    giovanni corallo (milano)

    “Chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso”
    (Che Guevara)

  10. nonviolento said

    Finalmente. Ovviamnente siamo a completa disposizione, credo di poter parlare a nome di tutti, per ogni tipo di aiuto ed altro. Conta pure si di me. Un abbraccio.

  11. Cara Anna Maria, come saprai per la lettura non è necessario “l’ascolto”, si utilizzano in genere gli occhi. Riesco a riconoscere tutte le lettere utilizzate dal compagno Nichi Vendola in questo intervento ma continuo a non capire il significato delle frasi che esse compongono – ammesso che ce ne sia uno. Soprattutto mi chiedo se sia questo il linguaggio nuovo con cui pensiamo di raggiungere i lavoratori, che voi chiamate con snobismo “plebei”, evidentemente preferendo stare fra i patrizi dei salotti frequentati dal nostro ex ex segretario. Ciao!

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