Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

documento approvato dalla Direzione Nazionale di Sd il 6 settembre 2008

Posted by rifondazioneperlasinistra su 13 settembre 2008

UN NUOVO INIZIO PER IL FUTURO DELLA SINISTRA ITALIANA

1. La ripresa politica vede l’Italia di fronte a crescenti contraddizioni, 
squilibri e ingiustizie che da tempo ne frenano lo sviluppo -non soltanto 
economico ma sociale e ambientale- ma che ora vengono pesantemente aggravate 
dal procedere spedito di questo governo verso la rapida attuazione del suo 
programma.

In soli pochi mesi, disponendo di una larga maggioranza parlamentare e 
attraverso un uso distorto delle procedure istituzionali come delle norme 
costituzionali, la destra al governo sta mettendo in discussione i due 
pilastri fondamentali che reggono la vita democratica di un paese, l’equità 
sociale e i diritti civili. Tanto le importanti conquiste consolidate nel 
corso di decenni di vita e di lotta democratica, quanto le reali possibilità 
di attuare quelle vere riforme di cui l’Italia ha sempre più bisogno.

Questo riguarda fondamentali beni pubblici che segnano la qualità dello 
stato sociale di un paese e su cui si misura la vita quotidiana di donne e 
uomini: salute, istruzione e formazione. La scuola italiana è con questo 
governo sotto un attacco che svilisce la qualità educativa e pedagogica da 
trasmettere alle ragazze e ai ragazzi, umilia il lavoro di tanti insegnanti 
capaci, e quindi crea distacco tra società, famiglie e istituzioni 
scolastiche. E riguarda ancor di più la realtà attuale del mondo del lavoro 
oggi nel nostro Paese: perdita di centralità, precarietà persistente, 
condizioni materiali di lavoro sempre più insicure e pesanti, salari da 
troppo tempo fermi e troppo bassi, volontà di ridurre l’azione e il ruolo 
della rappresentanza sindacale.

2. E tuttavia l’azione devastatrice di questo governo non incontra ancora, a 
diversi mesi ormai dal voto di aprile, un’opposizione politica capace di 
resistere agli attacchi della destra e di indicare la possibilità di diversa 
prospettiva politica per l’Italia.

L’opposizione non solo tarda a organizzarsi, ma corre il serio rischio di 
presentarsi divisa, chiusa nel recinto, largo o angusto che sia, delle 
diverse logiche identitarie, incapaci di produrre quell’ampia, diffusa, 
forte partecipazione unitaria che l’opposizione deve avere oggi in Italia se 
vuole essere efficace e rialzare la testa di fronte ai colpi di questo 
governo.

E’ per questo che Sinistra Democratica – nata non già come ennesimo partito 
politico ma come movimento politico che ha il principale obiettivo di unire 
la sinistra e costruire un nuovo centrosinistra per governare l’Italia – 
ritiene si debbano individuare i punti essenziali di una comune piattaforma, 
quegli stessi su cui le azioni del governo rendono ogni giorno più pesante 
la vita materiale di tanta parte della popolazione, e si debbano dare 
segnali inequivocabili di unità e di mobilitazione prima di tutto nei suoi 
territori.

Ed è per questo, quindi, che Sd non condivide l’ipotesi di svolgere, ad 
ottobre, diverse e distinte manifestazioni dell’opposizione nel paese, 
incapaci nei fatti di parlarsi, con l’unico risultato di lanciare un 
messaggio identitario e di divisione ulteriore. Troppo poco di fronte ad una 
realtà così pesante e troppo poco anche di fronte agli insegnamenti che 
tutti dobbiamo trarre dalle divisioni e dagli errori che hanno segnato, in 
tutto il campo del centrosinistra, l’ultima campagna elettorale.

Ecco perché noi riteniamo necessario costruire una piattaforma e una 
mobilitazione del’’opposizione. E’ così che si può mettere in moto una 
doppia speranza. Che un’opposizione finalmente c’è, si organizza, mobilita 
soggetti e coscienze, unisce. E che da una simile opposizione si può 
partire, certo in un percorso ancora aperto e difficile, per costruire un 
nuovo centrosinistra per il governo dell’Italia.

Noi intendiamo lavorare per questo semplice, ma fondamentale obiettivo e ci 
rivolgiamo a tutti gli interlocutori del centrosinistra come alle tante 
diverse realtà in ogni parte del territorio del paese che chiedono segnali 
di speranza e di risposta politica efficace.

3. La nostra prospettiva politica già delineata a Chianciano pochi mesi fa e 
ribadita nel corso dei lavori della nostra Direzione, guarda alla 
Costituente della sinistra italiana come all’unica reale possibilità di 
mettere in moto un processo che da subito e già nelle elezioni 
amministrative ed europee indichi la strada per dare all’Italia quella 
sinistra politica che oggi non ha più. Dotata di autonomia culturale e 
organizzativa, di cultura di governo, di profilo europeo, capace di ridare 
centralità al valore del lavoro e alla laicità dello Stato.

Sarà un percorso lungo nel tempo ma che occorre avviare ora. Ecco perché 
guardiamo all’incontro del 20 settembre, al quale parteciperanno autorevoli 
figure rappresentative della sinistra nella cultura, nel sociale e nel mondo 
del lavoro, della politica e dei movimenti, come all’occasione che, dopo la 
sconfitta elettorale e gli esiti dei diversi congressi dei partiti di 
luglio, metta in moto un nuovo inizio per il futuro della sinistra italiana.

Viterbo, sabato 6 settembre 2008

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40 Risposte to “documento approvato dalla Direzione Nazionale di Sd il 6 settembre 2008”

  1. massimo said

    SALUTO DEL PRESIDENTE VENDOLA FIERA LEVANTE 2008

    Benvenuti in una Fiera che abbiamo immaginato e costruito come una cittadella delle nostre ambizioni e delle nostre eccellenze, come la vetrina di una Puglia operosa e vitale, come l’agenda persino rabbiosa di un Sud che non vuole affogare nella deprimente girandola delle cento metafore che alludono esclusivamente al degrado socio-ambientale e persino ad una sorta di sconfitta antropologica. Vorremmo spiegare, ai cittadini del Nord e persino a noi stessi, che il Sud non è solo Gomorra, che questo immenso crocevia mediterraneo in cui viviamo non è solo “monnezza” e devastante corruzione, o crimine che avvolge nelle sue spire la vita pubblica o indolenza e parassitismo dei suoi ceti dirigenti. C’è un Sud pulito, dove la fatica del lavoro e lo spirito d’intrapresa producono ricchezza, dove si prova a costruire futuro e innovazione, dove si cerca di imparare il lessico della responsabilità senza mai perdere il genio della curiosità, della solidarietà, dell’accoglienza. Noi qui, nella nostra terra, abbiamo visto esplodere lo scandalo dei migranti piegati allo schiavismo dei caporali: codici arcaici tradotti in lurida modernità. Ma abbiamo reagito e quest’anno abbiamo potuto aprire, con il cosiddetto “albergo diffuso”, una residenza protetta per i lavoratori stranieri; e abbiamo messo in rete nelle campagne di Capitanata, con la collaborazione preziosa di “medici senza frontiere”, ambulatori, servizi igienici e acqua potabile. Noi qui, sul nostro incantato Gargano e nei 13 parchi che abbiamo in questi tre anni istituito, abbiamo visto l’inferno degli incendi spesso appiccati da abili mani criminali: e ci sentivamo davvero impotenti, sprovvisti dei mezzi e della cultura adeguata a organizzare la difesa della nostra bellezza. Ma questa estate abbiamo potuto mettere in campo uno dei modelli più efficienti e coordinati di Protezione Civile che esistano in Italia, una struttura attrezzata, tecnologicamente e logisticamente avanzata, che ha consentito di domare tempestivamente centinaia di incendi. Non avevamo nulla e ora possiamo esibire un gioiello, un pezzo di buona amministrazione che ci ha fatto guadagnare le lodi del Sottosegretario Bertolaso. Noi qui, contro tutte le mafie, non solo abbiamo accolto centomila ragazzi in una meravigliosa giornata di primavera: ma finanziamo le cooperative che operano sui terreni confiscati ai clan e stiamo trasformando una discoteca che era nella ragnatela della malavita e dello spaccio di droga in un grande laboratorio di arte e creatività. Noi qui, sia pure con qualche strumentale protesta, abbiamo accolto e accogliamo, con spirito di fraterna solidarietà, molte migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dai territori assediati dalla camorra: lei sa bene, Signor Presidente del Consiglio, che quando mi ha chiesto una mano le ho detto subito di sì e ho aggiunto: “Se Napoli piange Bari non può né ridere né sorridere”. E la Puglia oggi è al primo posto tra le regioni meridionali per le percentuali di raccolta differenziata, mentre abbiamo cantierizzato anche l’ultimo degli impianti che ci consentiranno, nel giro di un anno, di chiudere il ciclo in ciascun ambito e di presentarci al mondo come un pezzo d’Europa. Noi qui, in questa terra ricca di sole e di vento, abbiamo deciso di scommettere sulle energie rinnovabili, abbiamo implementato il nostro parco energetico: siamo primi in Italia nella produzione di energia eolica, stiamo correndo

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    verso il solare fotovoltaico e termico, vogliamo aprirci alle prospettive dell’idrogeno. E qui, in una Puglia che consuma solo una percentuale minima dell’energia che produce e che dunque offre come contributo al sistema-Paese, le chiediamo solo di risparmiarci scorie o centrali nucleari. Sul rinnovabile possiamo aggiungere molto, ma sulle fonti fossili si tratta al contrario di togliere qualcosa: una città come Brindisi ha già pagato un prezzo troppo alto respirando i veleni del carbone di Cerano. Noi qui, sicuramente con un ritardo di decenni, stiamo facendo i conti con l’inquinamento: con l’amianto, con la diossina, con l’arsenico, con il mercurio, con le polveri sottili, con le nuvole nere che incupiscono i sogni dei bambini di Taranto. A nessuna fabbrica abbiamo chiesto di chiudere i battenti, ma ci sono territori in cui l’infanzia è aggredita dalla malattia e dalla morte. Chiediamo uno sforzo a tutti, a noi stessi, al suo governo, al sistema d’impresa: ora è il momento di dare risposte chiare in termini di ambientalizzazione dei nostri apparati produttivi. Il lavoro dovrebbe essere sinonimo di vita e non sinonimo di pericolo: non possiamo più dimenticare tutti gli operai baresi della Fibronit uccisi dal mesotelioma pleurico. Non possiamo non vedere le lingue di fuoco che dai camini dell’Ilva si propagano nell’intera provincia ionica. E noi non siamo mai stati, qui in Puglia, un fronte del No: diciamo molti Si. Sono Si che guardano al futuro, come quando spendiamo tutto il nostro impegno per mettere in piedi la rete dei distretti produttivi, che sono distretti di filiera capaci di contrastare l’antico male che affligge le nostre imprese: e cioè la loro estrema frammentazione, la loro dimensione spesso pulviscolare. E alle imprese non offriamo favori, ma ascolto e poi un’idea di sviluppo e poi la traccia dell’innovazione scientifica e tecnologica, con distretti di qualità mirati sulle bio e sulle nanotecnologie, sulla meccatronica, sull’energia. Diciamo Si alle giovani generazioni quando, con il nostro programma dei “bollenti spiriti”, finanziamo gli stage di alta specializzazione all’estero di migliaia di nostri talenti ai quali chiediamo solo di firmare un “contratto etico”: quello con cui si impegnano a tornare in Puglia. Anche per dire di un piccolo grande sogno: quello che consente ad un ventenne meridionale di credere che il verbo viaggiare non è sinonimo del verbo emigrare. Diciamo Si alle grandi opere, a condizione che non siano eco-mostri e nuovo saccheggio del territorio: viceversa, l’opera più grande che si possa immaginare è il riassetto idrogeologico del nostro suolo, la cura della nostra costa, insieme ad una pianificazione dello sviluppo delle città incentrato sulla riqualificazione delle periferie e su quella rigenerazione urbana su cui la nostra Regione ha costruito una legge d’avanguardia. Diciamo Si a comunità aperte e solidali, dotate di una ricca infrastrutturazione sociale, dove sia promossa la dignità e il benessere delle persone, senza barriere architettoniche e culturali, dove la sicurezza dei cittadini possa coincidere con una nuova cultura dei “beni comuni”, di quei valori d’uso che non sopportano alcuna mercificazione. Noi qui abbiamo provato a rompere anche le barriere che ci separavano dall’Europa: scegliendo con forza di investire in cultura, in risistemazione degli archivi delle biblioteche dei teatri: e naturalmente il cantiere quasi ultimato del Petruzzelli, e la sua apertura al pubblico, sono il segno di una ripartenza, di un nuovo inizio. E qui in questa fiera, ma anche in un angolo di Lecce, nasceranno le fabbriche del cinema, quei cine-porti che consentiranno alla Puglia di

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    non essere solo una singolare location per girare film, ma anche di essere scuola di tutti gli artigianati legati al cinema. E l’Europa l’abbiamo inseguita anche fisicamente, lavorando per costruire quel network di voli low-cost che consentono ogni giorno alla gioventù e all’impresa di questa regione di raggiungere le capitali del vecchio continente e persino di volare oltreoceano: e i nostri aeroporti nello scorso anno hanno segnato una crescita record del traffico passeggeri: più 22 % nello scalo di Bari, più 13% nello scalo di Brindisi. Mentre investivamo come non si era mai fatto prima sul materiale rotabile, sulle carrozze dei treni, persino sul restyling delle vecchie stazioni ferroviarie. Mentre investivamo sulle piste ciclabili e sull’educazione stradale. E mentre scommettevamo sull’articolazione, sulla specializzazione e sulla destagionalizzazione del turismo che oggi qui vede percentuali significative di crescita, nel mentre vicino a noi langue o tracolla. E in questo quadro vorremmo che il suo governo, on. Berlusconi, potesse aiutare la Puglia a non perdere le ali, a non vedere impoverite le sue arterie trasportistiche, ma anzi a confermare la scelta, che noi abbiamo sottoscritto col vecchio governo, di fare della nostra terra una piattaforma logistica per l’Europa che si tuffa nel Mediterraneo. Di confermare, ad esempio, il treno ad alta capacità da Bari a Napoli: un’opera strategica, capace di spaccare il muro che separa l’Adriatico e il Tirreno, cioè capace di ricostruire l’unità del Mediterraneo, e quindi capace di rivoluzionare le forme della mobilità delle merci e degli umani. Vorremmo con lei continuare la scommessa di modernizzare la Puglia, sapendo che la modernità si misura sulla capacità di coniugare profitto e ricchezza sociale, e che c’è una cattiva modernità che abusa dei corpi, che viola la vita, che stupra l’ambiente, che ignora l’etica, che disdegna la bellezza, che storce il diritto, che uccide la società. A volte penso che siamo forse in bilico su questa cattiva modernità. Eppure non possiamo, non dobbiamo rinunciare a cercare la buona modernità, quella in cui impariamo ad esercitare nuove, o forse antiche, virtù civiche. La solidarietà, che non può nutrirsi di retoriche e ammortizzatori, ma deve incarnarsi in politiche per l’assistenza domiciliare per i non autosufficienti, per la protezione e l’accoglienza di chi porta addosso le stimmate delle nuove fragilità, in politiche di sostegno alle persone e alle famiglie più povere, in diffusione di servizi socio-sanitari sul territorio: i nostri ospedali sono ingolfati perché noi abbiamo confuso la sanità con la salute, e invece di promuovere la salute ci occupiamo esclusivamente di curare la malattia. Ma spesso la malattia ha matrice sociale, rimanda a miserie stratificate, non chiede il ricovero clinico, chiede un ricovero affettivo, una rete di soccorso e di cultura, un luogo dotato di senso della vita. Su questa traccia abbiamo progettato un’idea nostra di Welfare, meno assistenzialistica e più capace di promuovere autonomia e autosufficienza. Per questo le dico, Sig. Presidente del Consiglio, che bisogna fare attenzione all’algebra quando dietro i numeri ci sono i volti di chi fa fatica a vivere. Bisogna essere rigorosi con le casse dello Stato, bisogna colpire tutto ciò che costituisce spreco, corruzione, dissipazione di risorse pubbliche: ma attenzione ai tagli. Se non sappiamo esattamente dove andiamo ad incidere col bisturi del rigore finanziario rischiamo concretamente di tagliare le prestazioni, i servizi, i diritti e di lasciare intatta l’area dello sperpero. La qualità della spesa pubblica: ecco il terreno vero su cui dovrebbe misurarsi una nuova classe dirigente. Noi qui

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    vogliamo provarci, sapendo che si tratta di riformare la nostra pubblica amministrazione, ma anche di abbattere lobbies, corporazioni, ma anche di mutare costume e mentalità. La “questione morale” non può essere affidata ai giustizieri e agli angeli vendicatori: si tratta di rifondare un etica pubblica, si tratta di controllo di legalità e di controllo sociale, si tratta di costruire la trasparenza e stimolare la democrazia. Per questo non fuggiamo dinanzi al federalismo: anzi, vogliamo vedere le carte. Se non sono truccate, allora daremo il nostro contributo: perché si possa finalmente discutere del male oscuro di una Italia spaventata e frammentata, perché si possa indicare il punto di equilibrio tra l’esercizio della responsabilità e la solidarietà nazionale. Se il federalismo serve solo a riempire l’ampolla della secessione, io dirò di No. Se sarà il tema di una nuova unità del Paese, allora discuteremo. Se si spezza l’unità del sistema formativo non c’è più l’Italia. Se si rompe l’universalismo dei diritti sociali, ci si condanna all’esilio nelle piccole patrie. Il Ministro Calderoli almeno nei principi propone una traccia prudente. Bene. Discutiamo. Ma dateci le risposte che avete promesso sul finanziamento del Fondo sanitario nazionale. E sappiate che quel fondo va poi ridiscusso a partire dai parametri che lo regolano.

    Ci sono due cose, on. Berlusconi, che io detesto nell’agire politico: il trasformismo (oggi si dice “inciucio”) e la demonizzazione dell’avversario. Sono due forme di miseria della politica, mentre oggi c’è bisogno di una politica dei “pensieri lunghi”, capace di evocare una sorta di profezia laica, una religione civile con cui restituire passione e speranza al nostro impegno. C’è bisogno di dare una visione del futuro alle giovani generazioni. Si tratta di costruire una missione per la Puglia, per il Sud, per l’Italia. La mia regione in questo biennio ha conosciuto una ripresa importante del sua economia: registriamo la più alta lievitazione del Pil d’Italia (più 2%) e una poderosa impennata della curva occupazionale (più 2,8%). In molti segmenti produttivi si registrano progressi: e sono straordinari laddove si sia investito in innovazione di processo e di prodotto. Chi non accetta la sfida del cambiamento rischia di morire. Questo vale anche e soprattutto in agricoltura, dove non si può immaginare solo di rivendicare ristori e riparazioni. Innovare non è un lusso della domenica, è il minimo indispensabile per vivere. E nell’innovazione l’economia necessariamente dovrà incontrare l’ecologia.

    In questa sala c’è tanta parte della classe dirigente di Puglia. Non siamo un’assemblea politicamente e culturalmente omogenea. Ma abbiamo alcune cose in comune, come l’emozione che ci provoca a trent’anni dall’assassinio la lezione di Aldo Moro: che ci aiutò a capire la variegata latitudine del mondo, in modo che intendessimo la Puglia come un crocevia tra L’Europa e quel mare in cui l’Europa affonda le sue radici. E in comune abbiamo l’orgoglio di una identità che detesta le barriere e che lungo ottocento chilometri di costa e lungo molti secoli di storia è stata fecondata dalla mescolanza delle lingue e delle fedi. Conosciamo i nostri dolori, le nostre tare, le nostre indolenze, ma non ci nasconderemo, non ci sottrarremo alle sfide del futuro, non ci confineremo nel lamento e nella recriminazione. Diremo di noi, con modestia. Diremo di noi, con orgoglio.

  2. nonviolento said

    Eh no, che cazzo, mi avete preceduto anche qui. Comunque sfido i nostri troll identitari a trovare qualche cosa di non di sinistra in questo discorso che è stato lungamente applaudito dalla platea di imprenditori presente. Cacchio far applaudire dagli imprenditori un discorso di sinistra, bisogna essere dei poeti, meglio dei poeti e degli abilissimi amministratori. Infatti a leggere le cose fatte sembra che la Puglia non faccia parte dell’Italia. Mi chiedo come è possibile che tanti dei nostri , lungamente presenti in lungamente presenti giunte di centrosinstra non siano riusciti a fre nemmeno il 10% di quello sopra elencato? Ecco in poche parole la Sinistra che verrà: una sinistra che non rinuncia per nulla al sua DNA di welfare, solidarieta, protezione del territorio, appoggio alle fasce deboli, solidarietà di classe compresa, ma riesce a governare e bene, dando opportunità alla sana imprenditoria, sviluppando il territorio e riducendo gli sprechi senza ridurre l’assistenza, in poche parole il nostro manifesto. Altro che Guzzanti e Di Pietro, la plebe tronfia della sua volgarità ed ignoranza che chiede galera e condanne, qui ci sono i veri valori della sinistra che governa, non le solite balle sui simboli e le identità, che viste da questi livelli sembrano giochetti per uomini e donne rimasti ragazzini.

  3. anna maria said

    🙂

  4. chiarA said

    forse un po’ sognatrice e visionaria, mi direte, ma tant’è ve lo dico lo stesso
    ho immaginato una forma partito diversa da quelle fino ad ora conosciute e l’immagine, l’idea, la visione appunto, l’ho elaborata a partire dal progetto di un seminario on line promosso dal mio prof di antropologia culturale canevacci, dalla proposta di una studentessa creativa che aveva pensato ad una forma inedita, un arcipelago fluttuante in cui le diverse isole fossero simili a zattere galleggianti piuttosto che terre sparse emerse qua e là nell’oceano, perché ogni gruppo di isole-progetti del seminario potessero dialogare in qualche modo con altri progetti-isole del seminario, congiungendosi a volte quando la dimensione della ricerca a livello teorico ed empirico lo richiedeva
    ecco mi pare che il partito possa felicemente indossare questa forma, non gerarchica né rigidamente strutturata intorno a ruoli fissi, eterni e d immutabili, ma mutare ogni qual volta l’intersettorialità delle politiche lo richiede, ogni qual volta le diverse aree delle politiche per la salute, l’occupazione, la sicurezza stradale, stili di vita più sani, riduzione della morbilità e mortalità sui luoghi di lavoro, del rischio ambientale e così via, necessitano di un dialogo per migliorare i progetti e l’implementazione delle politiche e il loro impatto sulle popolazioni di riferimento
    insomma partito come participio passato del verbo partire, come dice vendola, un partito sempre sul punto di muovere e muoversi tra un ambito e l’altro delle politiche e sempre alla ricerca delle forma migliore di società, di cultura, di politica
    ma senza verticismi, senza strutture rigide, fondato sulla cooperazione, sulla collaborazione, sulla solidarietà, sullo scambio libero dei saperi e delle competenze

  5. elisa said

    Nel documento iniziale SD, non condividendo l’ipotesi di diverse e distinte manifestazioni dell’opposizione nel paese,si era impegnata a lavorare per costruire una piattaforma e una
    mobilitazione unca di tutta l’’opposizione.
    Queste sono state le parole di ieri di Claudio Fava coordinatore nazionale di SD ”Fino all’ultimo ho chiesto a Veltroni di lavorare per una manifestazione comune, ovviamente ciascuno con la sua vocazione, ma prendo atto dalle parole di Walter che il Pd non e’ disponibile. Loro non sono disponibili a spendersi per un nuovo centro sinistra da qui ai prossimi 4 anni. Secondo noi è una miopia. Noi in ogni caso consideriamo benvenuti tutti quelli del Pd che vorranno scendere in piazza con noi. Le due manifestazioni non rimarranno lontane. “Anche noi porteremo in piazza banchetti sui temi civili- ha spiegato Fava- molti dei nostri andranno a firmare la loro
    petizione.”
    ”L’iniziativa dell’11 ottobre – ha osservato ancora Fava – non serve per dimostrare che la sinistra e’ in salute, ma può essere utile a mettere in evidenza che la nostra e’ l’unica che parla la lingua dell’opposizione. Prendiamo atto che i Democratici hanno scelto di fare un ‘Pd-pride”’. Infine in Coordinatore Nazionale di Sd ha affermato che: “Sinistra Democratica deciderà forma e modalità della partecipazione all’appuntamento dell’11 ottobre nella riunione dei propri organismi dirigenti la prossima settimana”.

  6. mau68- said

    invito il gestore del sito a “pubblicare” per intero il comunicato di Sd, segnalato correttamente in # 5,

    in quanto il comunicato pubblicato è stato superato dalla partecipazione dei dirigenti di Sd al comitato promotore per l’ 11 ottobre (a cui in un primo tempo non aveva aderito!);
    a smuovere il tutto è stato -come giustamente rilevato- il rifiuto del pd a “dare giusto rilievo politico” alla sinistra all’interno del 25 ottobre!

  7. anna maria said

    per ora è così, credo che il risultato del congresso di rifondazione, la coalizione delle minoranze che oggi ha approvato la segreteria e gli incarichi, non abbia giocato un ruolo a favore del dialogo col pd, insomma la linea dura ha prevalso e la chiusura del pd è la logica conseguenza

  8. mau68- said

    che c’entra il rifiuto del Pd di dialogare con Sd, e il giudizio di Fava del 10 settembre: che indica che il Pd non vuole minimamente dialogare né con Sd né con i Verdi né con vendola!!!

    con l’elezione della segreteria nazionale prc avvenuta il 13 settembre!!!! a cui vendola è stato più volte -per quasi due mesi- invitato ad entrare…

    mi sembra la favola del lupo e dell’agnello al fiume!
    quando uno vuole incolpare qualcun altro si inventa anche i pretesti!!!

  9. anna maria said

    forse non è ancora chiaro che il documento politico approvato dalle minoranze è altro rispetto a quello della mozione due
    come si può credere che l’attuale linea politica di rifondazione non sia influente sulle modalità e possibilità di dialogo col pd?? come si può pretendere che l’area di rifondazione vendoliana condivida e collabori su un progetto politico che muove in direzione inversa rispetto ad un progetto costituente della sinistra? le differenze ci sono, sono evidenti
    ora si può lavorare nella direzione di una ristrutturazione interna politica e culturale, questo è l’obiettivo dell’area, ma è un processo che comporta tempo e molto impegno, una organizzazione capillare, una forte motivazione dei compagni di rifo x la sinistra, capacità di coordinamento, collaborazione, integrazione
    ma non si costruisce tutto questo ex alto o con la bacchetta magica… alle europee e alle amministrative ho dubbi che i risultati siano immediati e visibili dentro rifondazione, all’esterno e alle urne

  10. elisa said

    Sono d’accordo con molte cose che dice Anna Maria.
    Ritengo però che i compagni di Rifondazione per la Sinistra debbono decidere cosa vogliono. Capisco l’esigenza di non frantumare RC e cercare di convincere anche molti altri compagni, che per ora hanno fatto un’altra scelta , al progetto di una costituente per l Sinistra. Ma occorre prendere da subito delle decisioni in tal senso. Credo che niente impedisca ad iscritti di RC , a titolo personale, di aderire a delle Associazioni territoriali o nazionali che abbiano come obiettivo questo progetto ed in tal senso lavorare con tanti altri compagni non di RC.

  11. anna maria said

    parlo pe me, ogni posizione in questa fase non può che essere espressione di una posizione personale
    i processi di cambiamento culturale sono di solito lunghi, ma questo non esclude che si possa lavorare con impegno e determinazione, tuttavia non possiamo aspettarci nel breve periodo a mio avviso grandi risultati
    la diffsione sul territorio di associazioni INCLUDENTI tutte le forse della sinistra è importantissima
    bisogna vedere poi relaisticamente a livello locale cosa accade, competizione, rivalità vanno smussate tra chi si identifica e raccoglie sotto le differenti “etichette” di partito…..
    capacità di coordinamento più che una leadership verticale e autoritaria sono indispensabili, ma quanti sono culturalmente preparatiad asumere il ruolo di leader socio-emotivo molto distante da quello ormai incorporato come naturale??

  12. Marco Renzini said

    Tante questioni poste dagli ultimi interventi e da questo dibattito.
    Iniziamo dalle manifestazioni previste per ottobre
    Per l’11 mi pare che si stia ottenenendo l’obiettivo prioritario di una manifestazione nazionale nel segno dell’UNITA’.
    Saranno presenti tutte le forze politiche che nelle scorse elezioni politiche avevano dato vita all’esperienza ” elettorale ” della Sinistra-Arcobaleno.
    C’è il PRC ( tutto il PRC, vedi le firme di adesione, in primis quella di FAUSTO BERTINOTTI ), c’è Sinistra Democratica, c’è il PDCI, per quanto riguarda i Verdi ci sono per il momento adesioni a titolo personale in attesa che si riuniscano gli organismi dirigenti del partito.
    Su una piattaforma di mobilitazione COMUNE A TUTTI.
    PIATTAFORMA UNITARIA, sottolineo ancora.
    Tra le adesioni delle forze politiche organizzate c’è anche il PCL di Ferrando, anche se con una posizione fortemente critica e su obiettivi diversi.
    Le defezioni riguardano solo Sinistra Critica ( che è ormai evidente non è più d’accordo con niente e con nessuno ), e alcune organizzazioni della galassia del NO A TUTTO SEMPRE E COMUNQUE( Cobas,RcB,ecc.)
    Direi che il lavoro politico svolto da RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA è stato ottimo e ha centrato l’obiettivo.
    Adesso si tratta, cosa ben più importante, di lavorare per portare in piazza la cosiddetta Sinistra diffusa che c’è nel Paese e che è assai più numerosa dei partiti esistenti.
    Insomma anche una manifestazione nazionale contro il governo delle destre serve per la costruzione di una SINISTRA UNITA, PLURALE, DI MASSA.
    E’ un buon inizio, se non altro, dopo tanti mesi di assenza e di sonno della Sinistra.
    Per quanto concerne l’altra manifestazione in contemporanea di Di Pietro non vedo problemi.
    Si tratta di altra cosa, non mi sembra un gran problema andare a mettere una firma e collaborare sul referendum popolare per l’abrogazione del lodo Anfano. Dal mio punto di vista mi pare anzi doveroso.
    Il 25 ottobre infine il PD va in piazza e ha scelto di farlo da solo: queste le decisioni di Veltroni, che non mi sembrano diverse dalle solite ( marcare l’identità, ribadire la propria autosufficienza, isolarsi sempre più anche a costo di essere sconfitto sempre ).
    Non esiste al momento nemmeno una piattaforma generica sulla quale poter avviare un discorso, un confronto e tentare quindi anche eventuali convergenze.
    C’è stato il generoso tentativo di Claudio Fava di tentare un dialogo, almeno su questo obiettivo di una piazza unita contro le politiche aberranti del governo Berlusconi.
    Chiusura totale: ” Noi andiamo da soli ” è ormai l’unico slogan che conosce Veltroni.
    Quindi, allo stato attuale, il discorso è evidentemente chiuso.
    Rimane aperta invece e quindi insoluta per noi della Sinistra la questione che nella piazza del PD sarà comunque presente anche una buona fetta di cittadini e di compagni e compagne che sono potenzialmente anche loro la nostra base di riferimento per il presente e il futuro.
    Dovremo comunque trovare subito altre forme di iniziativa politica per cercare di rientrare in sintonia con questa massa di popolo.
    Questo mi pare è il problema generale, a prescindere ovviamente anche dalle manifestazioni nazionali e dalle piazze di ottobre.

  13. anna maria said

    @10 in prima battuta necessario è abolire la distizionoìe di stampo tayloristico tra progettazione ed esecuzione, ma è solo un esempio

  14. anna maria said

    @ i compagni nelle file del pd potenzialmente nostri come ci vedono? fortemente identitari o cosa? te lo sei chiesto?

  15. anna maria said

    mio padre mi diceva: te lo dico 10 volte così te lo ficchi bene in testa
    il risultato del congresso di rifo non è senza conseguenze

  16. Marco Renzini said

    I compagni e le compagne che fanno parte del PD ( non parlo dei dirigenti o comunque dei quadri, ma delle persone comuni ) ci vedono ormai in larga parte come una Sinistra che non esiste più, divisa, litigiosa e non in grado di raccogliere in molti casi anche il loro lento ma crescente dissenso rispetto alla politica di Veltroni e compagnia bella.
    Difficile dargli torto.
    Sono almeno cinque mesi che non riusciamo, come Sinistra in generale, non solo ad avanzare delle proposte politiche unitarie e convincenti ma nemmeno a balbettare qualche NO su questioni specifiche che riguardano la vita di tutti i giorni delle persone.
    I dibattiti politici che hanno segnato e segnano i congressi dei vari partiti della Sinistra sono solo roba per noi addetti ai lavori.
    La massa dei cittadini non sa nemmeno di che stiamo parlando, su cosa stiamo discutendo e per fortuna, visto che ormai tutti i media ci oscurano, non sa nemmeno perché e su che cosa ferocemente ci scontriamo e ci dividiamo .
    La percezione diffusa è che comunque non esistiamo più.
    Quindi magari mugugnano su Veltroni, alcuni cominciano ad essere delusi, ma non vedono una alternativa credibile a Sinistra.
    Vengo da circa dieci giorni di frequentazione serale di una festa dell’unità o come cavolo si chiama adesso, ad Assisi e dintorni.
    Un appuntamento per il PD umbro e locale anche di un certo livello.
    Unico momento di possibile dibattito politico e di incontro, almeno dalle miei parti, per i cittadini diciamo di area ” progressista “.
    Con centinaia e centinaia di persone ogni sera.
    La nostra realtà è piccola e quindi inevitabilmente ci si conosce quasi tutti. Almeno in questa occasione comunque si chiacchiera un po’ di politica e ci si scambia idee.
    Una festa popolare dove tutte le volte che ho provato in questi giorni ad usare timidamente la parola SINISTRA mi guardavano quasi tutti come un marziano, come uno che crede ancora ai sogni e alle favole.
    Questo è il punto, questa è la situazione, se ce la vogliamo raccontare fino in fondo, senza ipocrisie e con un minimo di onestà intellettuale.
    E quindi per provare a ripartire, dal basso o dall’alto o come vi pare a Sinistra, è fondamentale che si capisca tutti che E’ NECESSARIO AVVIARE SUBITO UN PROCESSO UNITARIO PER UNA SINISTRA SENZA AGGETTIVI.
    Non condivido l’opinione di chi vede possibili e realistici solo progetti e processi di aggregazione nel medio e lungo periodo.
    ADESSO DOBBIAMO RICOMINCIARE.
    Altrimenti tra non molto tempo più che un partito o una forza politica della Sinistra potremo al massimo organizzare un incontro tra pochi reduci, nostalgici e piagnucolosi, per ricordare e commemorare la Sinistra quando c’era e magari contava anche.

  17. anna maria said

    http://www.omceofg.it/Home/tabid/36/Default.aspx
    vi invito a leggere il piano regionale della salute regione puglia
    un esempio di come governa il presidente vendola, fatti e non chiacchere, buona lettura

  18. anna maria said

    certo cominciare subito, d’accordissimo, ma pensi che i risultati siano immediati? da quanto tempo, anni non mesi, si discute di questo processo di aggregazione della sinistra? l’ultimo risultato lo abbiamo visto il 27 giugno a chianciano…
    ci metterò l’anima nell0area rifondazione per la sinistra, giuro, ma dubito che i risultati siano immediati e visibili
    ti faccio un esempio, i fenomeni di sincretismo nella storia delle religioni, dici che c’entra con la politica? sono entrambi perocessi culturali, hanno questo in comune

  19. anna maria said

    e d’altra parte mi chedo: lo sparuto gruppo che ha vinto il congresso in che misura rispecchia il popolo della sinistra che va alle urne?
    allora di fatto il problema risiede nella struttura formale di rifondazione e dei radicali a sinistra che ancora persistono, ma questo non vuol dire che il cambiamento sia per questo più veloce e il compito meno arduo

  20. anna maria said

    e dunque: mentre la puglia sta diventando il centro propulsore del cambiamento del sud vale la pena perdere tempo con ferrero e i suoi?

  21. Marco Renzini said

    D’accordo che la Sinistra ha subito prima ancora che una sconfitta politica una sconfitta culturale. Mi pare che su questa analisi ormai ci sia condivisione diffusa.
    E quindi ricercare, rielaborare, riproporre un progetto culturale vincente della Sinistra non è questione per l’oggi e nemmeno, immagino, per il breve periodo.
    Tra l’altro è un tema che investe ovviamente non solo il dibattito e il confronto a livello italiano.
    Potrei aggiungere che se non si ricomincia anche su questo terreno da una ricerca aperta e dall’accettazione di una pluralità di punti di vista, anche quì non si va lontano.
    Chi si arrocca sull’identità e sulle proprie certezze assolute, senza guardarsi mai intorno, senza accettare la sfida delle tante diversità che emergono, non credo che farà molta strada ma otterrà purtroppo solo il risultato di rallentare il cammino dell’intera Sinistra.
    Detto questo ho maturato la convinzione che la sconfitta politica in questo nostro Paese sia dovuta anche ad una parte non piccola delle classi dirigenti dei partiti della Sinistra esistenti.
    Anna Maria si chiede: da quanti anni si discute di aggregazione della Sinistra in Italia ?
    Aggiungo io: e chi ha tenuto sempre il freno tirato su questa urgenza unitaria ?
    Chi, tanto per fare un esempio ormai ricorrente, non ha capito o non ha voluto capire la richiesta di unità che partiva dal basso il 20 ottobre dello scorso 2007 ?
    E sarebbe lungo allora l’elenco delle occasioni mancate.
    Ma sarebbe anche lungo l’elenco di chi ha remato e ancora continua a remare e continuerà anche in futuro a remare contro qualunque prospettiva di ricomposizione a Sinistra.
    Ed è per questo che continuo a sostenere, anche se intravvedo anche tutte le possibili difficoltà, che cè una sola strada: cominciare presto e comunque con un progetto di costruzione di una SINISTRA UNITA E PLURALE.
    Ed è per questo che aggiungo sempre: CON CHI CI STA CI STA.
    Dirigenti, partiti, pezzi di partiti, esperienze territoriali, gruppi di base, singole persone.
    E’ una scommessa, una speranza, una possibilità, ma almeno è qualcosa.
    E’ anche l’unica via di uscita possibile dalla situazione attuale della Sinistra.
    L’alternativa sono i partiti e i partitini che abbiamo oggi.
    E questa non è nemmeno una scommessa, nemmeno una speranza. nemmeno una possibilità.

  22. anna maria said

    allora non resta che scegliere i compagni di viaggio e andare avanti
    ma restare dentro rifondazione a questo punto è un vantaggio o un freno? la domanda non tendenziosa, è un dubbio che ci dobbiamo chiarire per progettare il futuro più prissimo

  23. To said

    Restare dentro Rifondazione secondo me è un freno! Bisogna incominciare a dare nel paese la sensazione che qualcosa a sinistra si stia muovendo, e non solo tra verdi e sinistra democratica! Bisogna agire sin da subito con la speranza che TUTTI, sia dentro RC che all’interno del PDCI, capiscano prima o poi che da soli non si va piu da nessuna parte!
    Bisogna incominciare…non dobbiamo lasciare che sia il tempo a decidere per Rifondazione e fare in modo di dare una grande sensazione al pases che in questo momento sta ancora dormendo!

  24. To said

    Una grande sensazione di rinnovamento a quella parte del paese che crede che la sinistra sia morta!

  25. elisa said

    DIRITTI IN PIAZZA: IL 27 SETTEMBRE MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA PER CAMBIARE LE SCELTE DEL GOVERNO
    DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL DIRETTIVO NAZIONALE CGIL
    La CGIL nel mettere al centro la questione dell’occupazione, del sostegno e della crescita dei redditi netti da lavoro e da pensione e del lavoro sicuro e tutelato, difendendo il welfare, la scuola pubblica e il sapere come valore strategico per l’Italia, pone come priorità politica e sociale il lavoro, la sua sicurezza, la sua dignità, il suo valore, la sua tutela, puntando ad un cambiamento della politica economica e fiscale. Questo nel quadro di una battaglia culturale di libertà per la difesa dei valori fondanti della nostra Costituzione nata dalla lotta antifascista. La manovra economico-finanziaria approvata lo scorso agosto si conferma sbagliata e inadeguata, in relazione al “forzato” iter parlamentare, nonché in rapporto ai nuovi dati sulla crescita e sull’inflazione emersi negli ultimi giorni. Riguardo al primo punto, il “ricorso alla fiducia” in sede di approvazione del D.L. 112 rappresenta l’elemento più evidente di limitazione del ruolo delle istituzioni e, in particolare, del Parlamento, in un quadro in cui anche la concertazione viene azzerata svuotandola di ogni sostanza. In questo quadro è singolare l’assenza di autonomia ed il consenso che Confindustria ha espresso su provvedimenti del Governo che hanno anche cambiato unilateralmente accordi sottoscritti tra le parti sociali. Diventa per noi essenziale rendere netto e chiaro che la politica economica e sociale di questo Governo va nettamente cambiata perché fa male all’Italia, penalizza lavoratori e pensionati ed è incapace di rilanciare il Mezzogiorno e lo sviluppo del Paese. Non dà nessuna risposta alla grave e pesante “emergenza salariale” che riguarda il lavoro dipendente e i pensionati, ai quali non solo non viene restituito il fiscal drag, che nel solo 2008 è pari a 362 euro per lavoratore, aumentando così le tasse sulle buste paga tra lo 0,2 e lo 0,5 per cento. Per questo confermiamo le richieste avanzate con la piattaforma unitaria di novembre sul fisco (su cui unitariamente avevamo deciso lo sciopero nei confronti del governo precedente) con l’aumento delle detrazioni per i redditi da lavoro e da pensione, che abbiamo quantificato e confermiamo come obiettivo concreto in un punto di Pil, (circa 14 miliardi) pari a 1.000 euro di aumento nei prossimi tre anni, di cui 500 già entro dicembre prossimo. La risposta del Governo all’emergenza salariale attraverso il decreto che detassa lo straordinario è sbagliata e si rivolge ad una platea molto limitata di lavoratori. Inoltre, alla totalità dei pensionati non viene fornita alcuna risposta. L’intera manovra, non sostenendo i redditi non sostiene i consumi, a differenza delle misure previste dagli altri principali paesi europei per affrontare la congiuntura economica negativa, quindi, assume carattere depressivo, senza affrontare la crisi già oggi presente e che rischia di aggravarsi nei prossimi mesi come dimostrano i dati relativi alla cassa integrazione e alle conseguenze sull’occupazione che aggravano ulteriormente la condizione già difficile, dei redditi da lavoro. Inoltre, al di là degli slogan, la manovra è incapace di un’azione vera ed efficace nei confronti “dell’economia degli sprechi”. Per tutto questo sulla base delle decisioni già assunte dal Direttivo precedente, la manovra risulta sbagliata e inaccettabile ed è necessario mobilitarsi per un cambiamento radicale della stessa in quanto: Non sostiene la crescita e riduce il potere d’acquisto di salari e pensioni netti, riducendo così la domanda interna e la crescita del PIL ben al di sotto dei principali paesi europei. -Taglia nel Pubblico Impiego le retribuzioni, l’occupazione e licenzia i precari con ricadute negative sullo stato sociale e inoltre ha lanciato una campagna che offende la dignità del lavoro pubblico. Invece di investire nuove risorse nella conoscenza e nella ricerca, strategiche per il rilancio del Paese, si tagliano 150.000 posti nella scuola ritornando a inaccettabili forme di autoritarismo; si reintroduce il Maestro Unico, attaccando il diritto dei bambini ad avere una formazione più ricca di opportunità; si prevedono licenziamenti per i precari; si riducono risorse per i servizi pubblici e Università. -Allenta la lotta all’evasione e all’elusione fiscale e contributiva, riducendo le risorse e le prestazioni per sanità e sociale, compreso le risorse per la casa e per gli affitti, facendo crescere il disagio e l’emarginazione. Inoltre, i recenti provvedimenti e tagli sulla sicurezza, oltreché essere inefficaci, colpiscono in realtà, prevalentemente, i cittadini immigrati. -Taglia diritti su mercato del lavoro, orario e contrattazione, a partire da quelli previsti nel Protocollo Welfare del 23 luglio 2007. Svuota le norme su salute e sicurezza. Allenta la lotta al lavoro nero e sommerso, deregolando al ruolo del contratto nazionale, a partire dagli orari, e provocando un forte aumento del lavoro precario. Contribuisce ad aggravare la già pesante divaricazione tra Mezzogiorno e il resto del Paese, penalizzandolo con tagli a infrastrutture e investimenti. A questo insieme di provvedimenti deve essere aggiunto e collegato, come parte di un unico progetto, i collegati della Legge Finanziaria in cui sono già previste le nuove norme sui lavori usuranti e sul processo del lavoro e i provvedimenti previsti nel “Libro Verde” la cui fase di consultazione si conclude entro ottobre. Un documento che partendo dalle difficoltà del bilancio pubblico prospetta un ritrarsi dalla tutela pubblica universale, a vantaggio di soluzioni diversificate nel territorio gestite attraverso la bilateralità e prosegue nell’opera di de regolazione delle regole del lavoro. Le misure previste devono essere modificate con la prossima Legge Finanziaria. Per questo bisogna costruire una mobilitazione capace di realizzare un movimento forte e unitario, il più vasto e largo possibile, anche rilanciando una battaglia per l’unità del sindacato confederale con al centro la tutela dei salari e delle pensioni, oltreché in difesa dei risultati raggiunti con il Protocollo sul welfare siglato con il precedente governo e a sostegno delle proposte che, partendo dalla piattaforma sul fisco e dalla piattaforma unitaria sulle pensioni, obblighino il Governo ad un cambiamento vero. In quest’ottica siamo altresì impegnati a rivendicare una legge su un federalismo fiscale equo e solidale, rispettosa del dettato costituzionale, che migliori l’efficienza della spesa pubblica senza ridurre la qualità delle prestazioni e non aumenti il carico fiscale sui cittadini. Con questi obiettivi la Cgil promuove una prima giornata di mobilitazione per sabato 27 settembre 2008, con iniziative di massa da realizzare nelle piazze di tutte le città e i territori capaci di parlare al mondo del lavoro e dei pensionati, ma anche all’intero Paese.
    Roma, 9 settembre 2008 APPROVATO ALL’UNANIMITA’

  26. elisa said

    Voglio ricordare che nel novembre del 2007 i sindacati confederali presentarono all’allora Governo Prodi la piattaforma unitaria “Valorizzare il lavoro e far crescere il paese” sul titolo della quale io non ero molto d’accordo in quanto si chiedevano l’aumento delle detrazioni fiscali su pensioni e salari, politiche fiscali per la casa, controllo di tariffe e prezzi, cose giustissime, ma che non possono certo essere definite “valorizzazione del lavoro”.Inoltre lamentavo che nel documento non ci fossero nessuna richiesta di rimettere al centro delle politiche il lavoro, la sua sicurezza, le protezioni necessarie per chi lo perde in maniera che insieme ad esso il lavoratore non perda la sua dignità di uomo e soprattutto la lotta alla precarietà. Inoltre, io ritenevo che non si potesse garantire il potere d’acquisto di salari e pensioni solo attraverso politiche fiscali; occorrevano rivalutazioni automatiche in base all’inflazione reale ed il rinnovo di contratti dignitosi alla loro scadenza. Il documento fu presentato al Governo Prodi e, prima della sua caduta , a causa di mancanza di risposte da parte di esso, i sindacati confederali erano pronti ad uno sciopero generale. Ora invece CISL ed UIL sono contrarie anche ad una semplice manifestazione a sostegno di quella piattaforma ed in difesa di salari, pensioni e welfare a partire dalla scuola statale pubblica e dalla sanità pubblica Ritengo quindi coerente la decisione che il Comitato Direttivo Nazionale della Confederazione di manifestare il 27 settembre, anche senza CISL ed UIL, in tutte le piazze d’Italia contro la politica di questo governo . Partecipiamo in massa a questa mobilitazione!

  27. elisa said

    Cari compagni, sono però molto dispiaciuta che la CGIL abbia scelto come data della manifestazione la stessa in cui voi di Rifondazione per la Sinistra avete la vostra Assemblea Nazionale

  28. anna maria said

    condivido con te la delusione per il protocollo welfare del 2007 e in particolare su lavoro, salari e precariato, ma anche la pressione fiscale che non ha toccato affatto le fasce di reddito più alte, anche a livello solo simbolico sarebbe stato un segnale efficace…

  29. elisa said

    Cara Anna Maria il documento “Valorizzare il lavoro e far crescere il paese” non è l’accordo del 23 luglio 2007 per il quale , fra l’altro, io, nella CGIL, ho votato contro. E’ una piattaforma successiva con cui si chiedeva al governo Prodi di aumentare il potere di acquisto di salari e pensioni attraverso la diminuzione della pressione fiscale a lavoratori dipendenti e pensionati e si prevedeva una contrattazione con gli enti locali su casa,prezzi ed imposte .

  30. anna maria said

    “lamentavo che nel documento non ci fossero nessuna richiesta di rimettere al centro delle politiche il lavoro, la sua sicurezza, le protezioni necessarie per chi lo perde in maniera che insieme ad esso il lavoratore non perda la sua dignità di uomo e soprattutto la lotta alla precarietà”
    mi riferivo a questo scusa

  31. elisa said

    Anna Maria, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Per noi l’uomo, la sua dignità ed i suoi diritti debbono essere al centro di ogni azione politica

  32. anna maria said

    🙂
    notte

  33. anna maria said

    http://www.nichivendola.it/cms-upload/rep-ba-14908.pdf
    Vendola sul federalismo, defiamo le carte

  34. Franco said

    Non ho ancora capito se questo blog e` fatto da vendoliani o SDini..di certo e` che non c`e` tanta differenza!!Inoltre a chi si esalta del fatto che Vendola riesce a farsi applaudire dagli indistriali vorrei dire che questo non e` un preggio!! Anzi direi che c`e` da preoccuparsi se viene applaudito dagli industriali, o no???? Altrimenti vada nel PD che la qualche industriale lo trova!!!!

  35. anna maria said

    ????

  36. rifondazioneperlasinistra said

    @Franco, questo è un blog dove si trovano persone che hanno creduto in un progetto diverso da quello che è stato vincente a chianciano, moltro tranquillamente e semplicemente. persone che hanno un’idea di sinistra diversa, che unisca, che non divida. ecco tutto.

  37. nonviolento said

    Ecco vedi la differenza fra noi e te è tutta qui, e bada bene non quella fra te e gli sd, che tratti con disprezzo, il vecchio male della sinistra disprezzare di più chi ti è vicino che ti è lontano,ma fra uno che si definisce comunista e degli altri comunisti, checchè tu ne possa dire io e moltissimi altri mi sento comunista quanto te. Tu vedi la lotta di come una promessa di un avvenire , una visione di fede in un al dilà, sicuramente per te come lo è stato per altri milioni di comunisti, noi lo vediamo come un movimento che cambia le cose anche qui, adesso, subito e quindi per farlo non possiamo semplicemente lottare contro, ma anche pensare a governare il presente. Questo significa cedere agli industriali? Sciocchezze, tu non lo hai neppure letto il discorso applaudito dagli imprenditori presenti, in caso contrario non avresti scritto la stupidaggine che hai scritto, non una cosa del DNA della sinistra è stato non citato, non una delle cose elencate non contenevano anche gli elmenti del governo della sinistra, solidarietà, partecipazione, protezione delle fasce deboli, modernizzazione che rispetta il territorio e le menti della gente. E’ questo è il compito della sinistra, se dobbiamo governare, comuni, regioni, o altro, dobbiamo governare anche con la presenza dell’imprenditoria o tu ragioni ancora nella visione dell’OTTOBRE? Creare condizioni di produzione nel rispetto dell’ambiente, di chi lavora, offrire modernità, infrastrutture, teconologia che rispettino il territorio e che , come l’umento del traffico su rotaia, sviluppato del 30% in una ragione dove era la 9%, consentino uno sviluppo leggero, sono questi solo pochi casi, tra i tanti, di ciò che è avvenuto in Puglia e di cui,nessuno, nemmeno noi comunisti, il partito del governatore, parliamo, e questa ultima è la vergogna più grande. Forse piccole cose per chi sogna le guardie rosse ed il palazzo d’inverno, ma cose che servono alla nostra gente per stare meglio, e questo è il compito della sinistra, far stare meglio il popolo e tutta l’Italia. Questo ci allontana dal resto, chi lo dice, quante regioni, anche con nostri compagni nelle giunte, hanno costrutito alloggi puliti e sani per i lavoratori stagionali , quelli che solo fino a pochi anni fa vivevano come schiavi, chi ha stabilito regole per la loro contrattualizzazione, chi ha gestito con medici senza frontire le unità mobili che giravano per le campagne a visitare, curare questi che fino a poco tempo fa erano una vergogna per l’Italia tutta? Questo non è comunismo forse? Tu sei rimasto agli slogan, alle immagini, ai films che sei girato nella mente, ai sogni dei ragazzini. Noi cerchiamo di diventare adulti, senza mai perdere però la gioia di essere anche dei ragazzini.

  38. elisa said

    In questo clima a sinistra di tutti contro tutti le destre governeranno per sempre! La destra , ex ma anche ancora fascisti,liberali, liberisti,repubblicani, socialisti
    di destra , democristiani,monarchici, leghisti popolani e
    razzisti,dinisti,uomini del partito mediatico, fa un blocco unico
    trovando le ragioni per stare insieme. A noi, comunisti, socialisti ,ambientalisti, semplice sinistra, che abbiamo da una vita ideali digiustizia , solidarietà, a farci la guerra in nome della supremazia di una costituente comunista o di un’altra socialista, diffidenti verso una costituente semplicemente di sinistra, ognuno nemico e sospettoso verso l’altro, ognuno considerato traditore o pronto a tradire.Ed intanto il
    nostro popolo è sempre più in difficoltà, sempre meno libero, i
    lavoratori sempre più sfruttati , fra loro sempre più morti ogni
    giorno,i migranti guardati come delinquenti, i clandestini destinati adessere condannati a ritornare a morire di fame , di malattie nei loro paesi dato che il diritto di vivere è legato alla parte del mondo in cui siamo nati. Ma a noi che ce ne importa? Dobbiamo fare testimonianza; come possiamo non guardare all’ identità comunista o socialista, come è possibile mescolarsi agli altri , creare un soggetto unico con quelli a cui ci accomunano ideali ed obiettivi e la ricerca di una società di doveri e diritti e poi allearsi con un’altra forza
    che è un po’ più a destra ma con la quale è indispensabile trovare degli accordi su un programma chiaro, mediato e condiviso per cercare di governare a favore di chi ha tanti bisogni e per rendere un po’ più giusto questo maledetto mondo? Ma scherzi? Meglio restare a fare opposizione , meglio rimanere puri e duri . Vuoi mettere la testimonianza?

  39. rifondazioneperlasinistra said

    @elisa clap clap clap
    la testimonianza…

  40. anna maria said

    \°/ \°/ \°/ \°/ questo è clap clap clap(invenzione di anubi) per elisa e nonviolento

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