Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Manifestazione 11 Ottobre

Posted by rifondazioneperlasinistra su 15 settembre 2008

Nichi Vendola aderisce alla manifestazione dell’11 Ottobre.

P.S. Per quelli già pronti a commentare ‘ecco avete aspettato l’imbeccata di vendola’, vi informo che ognuno di noi, personalmente ha già detto se aderirà o non aderirà alla manifestazione dell’11 Ottobre.

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97 Risposte to “Manifestazione 11 Ottobre”

  1. mau68-scissione? said

    mentre vendola e altri aderiscono alla manifestazione dell’11/10 da firenze chiedono da subito la scissione:
    da aprile

    Sinistra democratica, Rifondazione per la sinistra (il gruppo legato a Nichi Vendola) e Per l’Unità della Sinistra (la minoranza del PdCi) hanno organizzato una festa per chiedere una Costituente della Sinistra, dopo il maremoto delle elezioni di aprile
    Bandiere rosse senza simboli, un fondale rosso con la scritta “La Sinistra”. Cinquecento persone letteralmente sotto un ponte, pronte a ricominciare a sperare. E’ il ponte di Varlungo che unisce le due rive dell’Arno nella periferia di Firenze dove Sinistra democratica, Rifondazione per la sinistra (il gruppo legato a Nichi Vendola) e Per l’Unità della Sinistra (la minoranza del PdCi) hanno organizzato una festa per chiedere una Costituente della Sinistra, dopo il maremoto delle elezioni di aprile. L’evento più atteso di questa dieci giorni della sinistra fiorentina è proprio l’incontro tra i tre leader nazionali Vendola, Fava e Beli llo (poi all’ultimo minuto sostituita dal piemontese Robotti) per fare il punto sullo stato dell’arte e per chiarirsi sulle prospettive…
    Di fronte a tutto questo bisogna “fare sinistra”, con urgenza ed emergenza, “ricominciare a fare comunità” per aprire – secondo le parole di Vendola – una “prospettiva credibile e affascinante di trasformazione sociale perché la Sinistra sia un laboratorio della speranza, una iniziativa collettiva”.
    Sul come e quando costruire questa prospettiva la parola d’ordine è cautela. I leader sorvolano, evitano di disegnare un approdo. L’immagine è più quella del cammino che della costruzione. L’impressione diffusa è che anche i dirigenti nazionali non abbiano ancora le idee chiare su come muoversi; forse in attesa di una legge elettorale minacciosa come una ghigliottina o forse per la paura di un vivere un nuovo 14 Aprile da quale sarebbe davvero difficile rialzarsi.

  2. carlo vagino said

    Stanno aspettando il modo di portare via i soldi e le sedi.

  3. anna maria said

    ma dove e quando? nelle sedi non abbiamo neanche l’acqua da bere, figuriamoci il resto

  4. Roberto Brontolo said

    #2
    Le vostre sedi vuote ve le lasciamo, come vi lasciamo i debiti (altro che soldi!!), dopo le elezioni europee poi non ci saranno neanche quei soldi nelle casse.
    Le persone, i compagni e le compagne no, quelle ce le portiamo via…valgono molto di più di sedi in cui nessuno va più….siete davvero piccoli piccoli…

  5. Mario said

    Ma davvero, compagni. Non potete continuare così. Nelle condizioni in cui versa l’italia e gli italiani, potete continuare con questo tifo da stadio a parteggiare per questa o quella fazione?
    Non vi sembra che sia ora che ci si metta a fare politica? Magari tutti insieme, visto che in tutto siamo 4 gatti?
    Ma a che giova quello che fate? Ad affermare che ferrero è più bello di vendola o che vendola ha più ragione di ferrero? E che volete che serva? Secondo voi è questo di cui oggi c’è più bisogno?
    Veramente, compagni, fa male continuare a leggere questo.
    mario
    http://lanuovasinistra.blogattivo.com/index.htm

  6. anna maria said

    questione di gusti, a me la calvizie non tira jejejejej

  7. anna maria said

    http://www.nichivendola.it/cms-upload/lib.pdf

  8. A FIRENZE SINISTRA IN FESTA. VENDOLA E FAVA: " UNITA' ".. said

    DA LIBERAZIONE di oggi 16 settembre 2008:

    A FIRENZE SINISTRA IN FESTA.
    VENDOLA E FAVA: ” UNITA'”

    Angela Mauro

    Il posto è di quelli dimenticati da Dio ( forse per chi ci crede ) e dagli uomini ( questo si, non c’è dubbio ).
    Varlungo, periferia di Firenze, piccola area verde lungo l’Arno , ” corredata ” di mega-traliccio dell’elettricità. piazzata all’ombra dell’acciaio e del cemento armato che compongono il viadotto sul fiume.
    Qui ci si deve venire apposta, almeno di sera, di giorno l’area è quanto meno sfruttata per lo jogging e le passseggiate con il cane.
    Si deve avere una forte motivazione per venirci.
    Sì, c’è una buona pizzeria in zona, ma nient’altro.
    In questi giorni ( dall’11 al 21 settembre ) questa recondita zona periferica di Firenze ospita la Festa della Sinistra, 50 volontari del Prc, di Sd, del Pdci che sperano di lasciarsi alle spalle la disastrosa esperienza della Sinistra Arcobaleno, sonoramente bocciata alle urne, e ricominciare da capo, con l’unità a sinistra.
    Ci sono venute apposta domenica sera alcune centinaia di persone.
    Fiorentine, per lo più, come lasciavano pensare i cartelli.
    Diretti ed impazienti nel linguaggio, che più non si può.
    ” La sinistra c’è, e voi ? “, la scritta in verticale viene tirata su da un mazzo di palloncini ” viola-Fiorentina “.
    ” Ci ” vole ” la sinistra.
    Nichi ” pena poho “. Va tradotto: ” Significa datti poca pena, nel senso di fai presto ! “, urlano dalla platea all’indirizzo del modesto palco, piccolo, in legno, stile comizi anni ’50.
    E sul palco ci sono Nichi Vendola, il leader di Sinistra Democratica Claudio Fava, Luca Robotti del Pdci, per la precisione della mozione sconfitta al congresso dei Comunisti Italiani, quella di Katia Belillo e Umberto Guidoni, favorevoli all’unità a sinistra.
    Serata si potrebbe dire intima che si sforza di guardare oltre: oltre gli esiti congressuali dei propri partiti ( vale per Prc e Pdci, ovviamente), oltre la realtà fiorentina, verso l’assemblea nazionale promossa dai vendolaliani ( Rifondazione per la Sinistra ) a Roma il 27 settembre e la manifestazione della sinistra l’11 ottobre.
    Oltre ” i confini identitari “, viene ripetuto a più voci.
    e si inizia da un appello per la costituente di sinistra che viene lanciato proprio lì, lungo l’Arno, pronto per le prime firme.
    La consapevolezza comune è che si inizia da zero.
    Quando in 150mila partecipano alla festa dei popoli Padani a Venezia, quando la destra vince ” prima ancora che nella politica, nel senso comune della gente con le veline, Miss Italia, il Grande Fratello e l’isola dei famosi ” ( Vendola ), se ” bisogna aspettare che sia un liberale come Scalfari a dare la sveglia al Pd per sperare in un giudizio morale di Veltroni sulla sciagurata operazione Alitalia ” ( Fava ), quando la cornice è questa si comprende che la categoria ” sinistra ” va completamente reinventata.
    Affinché non ci si arrenda ad essere come ” vecchi in attesa di ricompensa “, dice dal palco il moderatore Marco Assennato ( Prc ) citando un libro vecchio di quattro anni ( ” Falso movimento , DeriveApprodi” ) ma quantomai attuale per la generazione che non ha conosciuto né Berlinguer nè il referendum sulla scala mobile, ma ha visto il crollo del muro di Berlino.
    ” La Lega almeno ci parla con l’operaio che ha paura. Gli da la risposta sbagliata, gli dice che è tutta colpa dell’immigrato, ma lo ascolta. E noi ? “, si domanda Vendola.
    ” Noi non lo facciamo. Se alla gente piace la destra, è anche colpa nostra “, si risponde.
    ” La sinistra ha bisogno di farsi capire, di costruire un racconto sul paese che non sia solo coscienza civile s astratta, Come si fa ? Ce lo chiediano dal 14 aprile….”, ammette Fava.
    E allora ?
    Innanzitutto si cerca di sgomberare il campo dalle soluzioni ” sbagliate “.
    Anche a costo di risultare politically incorrect.
    La diatriba interna a Rifondazione, contro la maggioranza che ha vinto il Congresso di Chianciano, segna il dibattito di Varlungo.
    ” In basso a sinistra, che soluzione è ?
    Per fare cosa ?
    Scavare per trovare tartufi o catacombe ? – tuona Vendola, criticando il segretario del Prc Paolo Ferrero –
    Il mondo è cambiato, non ha senso chiudersi nella gloria del passato, non mi interessa sventolare bandiere, voglio capire se quì e ora riusciamo a costruire un fronte largo contro Berlusconi.
    Voglio la vita vera non le catacombe ideologiche. Una sinistra che puzza di nostalgia è come una sinistra che non profuma di niente, quella di Veltroni.
    Non mi serve né una sinistra morbida con Berlusconi, nè una sinistra che quando c’è la tempesta si scava una trincea invece di affrontarla: io voglio andare in mare aperto “.
    Pure Fava non si fa problemi a entrare nel dibattito interno del Prc: ” Diliberto e Ferrero sono una fuga dalla politica, la vogliono immobile, vogliono chiudere l’identità in un recinto. E dove sta la trasformazione, la ricerca ? Non si può solo aspettare che passi la ” mala ” giornata…. “.
    Ma, se queste sono le soluzioni ” sbagliate “, la platea aspetta di sentire quella giusta.
    ” Non c’è la ricetta, c’è un cammino da tracciare “, dice Vendola.
    ” Con la Sinistra Arcobaleno abbiamo sbagliato alla grande: non era un errore dal punto di vista dell’intuizione. Era un errore perché densa di politicismo, patto elettorale tra quattro formazioni che non si sono mai amate o confrontate “.
    La confessione: ” In campagna elettorale avevo il terrore di ritrovarmi sul palco un Marco Rizzo e il suo plebeismo che è impedimento a capire, rinuncia alla politica come autoeducazione.
    Pure Lenin diffidava di chi disprezza la teoria…. “.
    Adesso c’è Robotti sul palco e va meglio: ” unità a sinistra, il Pdci ( il suo ndr,) c’è “.
    Fava: ” L’Arcobaleno fu un rogito notarile per costruire il vestito della festa: sotto non c’era niente. Dobbiamo allontanarci da quell’esperienza nella percezione della gente. Ritroviamoci presto con un luogo e uno strumento, qualcosa in più del palco di una festa “.
    Il pubblico apprezza, anche se non è ancora sazio.
    ” Io non ho paura “, Vendola cita il noto libro e film.
    Lo slogan c’è, il resto è da fare.

  9. Marco Renzini said

    Vi segnalo che su ” L’AREA DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA IN SARDEGNA “, per qualche motivo tecnico che non conosco, non è possibile inserire notizie o commenti.

  10. nonviolento said

    E Mario continua a parlare di tifo e MAU CONTINUA A PaRLARE DI SCISSIONE. Ogni volta che la nostra area, insieme a SD ed alla componente unitaria del pcdini organizzano qualche cosa insieme e parlano di sinistra unita ecco che riemergono le cretinate, scusate, ma non vedo come altro chiamarle. E’ cretino chi di Rifondazione parla di scissione, , basta leggere le cronache degli eventi per capire che non ci sarà alcuna scissione, siamo abbastanza forti ed egemoni da combattere la nostra battaglia dentro il partito senza alcuna paura. E’ cretino chi fa affermazioni come Carlo, o forse è amico dei dilibertiani, loro si che scapparono con la cassa, perchè ci si dovrebbe accapigliare sui debiti, visto che dalla sede nazionale fino alla ultima struttura di propietà del partito sono tutte sotto ipoteca perchè gravate da mutui, per il resto con le miserie depositate nei conti non ci faresti nemmeno un viaggetto in Marocco. E’ cretino, scusate sempre tutto in senso benevolo sia chiaro, chi parla di tifo, perchè non si tratta di tifo, e mi sorprende che tu non lo abbia ancora capito, ma di una analisi di fase diversa, nemeno di due metodi diversi di , ma di UNA ANALISI DI FASE COMPLETAMENTE DIVERSA. Ora posso capire che chi mastica poco di marxismo rimanga sorpreso o indifferente di fronte a questa cosa, ma al contrario chi afferma di essere comunista o comunque di sinistra, dovrebbe sapere che da una analisi di fase diversa nascono tattiche, strategie diverse, politiche diverse, visioni della realtà diverse, insomma definire tutto questo TIFO, è veramente sciocco o volutamente deformante.

  11. Mario said

    Chiamalo come vuoi, allora. Ma fa male lo stesso.
    Io lavoro per l’unità della sinistra. E’ per questo che, dopo essere stato fuori tutta una vita dalle formazioni organizzate, ora ho deciso di mettermi in gioco in prima persona. E lo sto facendo cercando di mettere insieme, non di trovare distinguo che non risultano utili ad una fase costituente.
    Io chiudo gli occhi e le orecchie su ciò che mi distingue dagli altri compagni, apro tutti i pori su ciò che potrebbe unirmi.
    Sul mio blog cerco di portare avanti discorsi su temi. Nel nostro blog siamo in 40 e di formazioni diverse. Cerchiamo di sperimentare lo stare insieme, pur partendo da analisi diverse. E mi sembra che, fino ad oggi, ci stiamo riuscendo. Certo costa fatica. Ma è quella sana fatica che ti fa tornare a casa soddisfatto per quello che hai fatto durante la giornata.

  12. Marco Renzini said

    Faccio notare che il prossimo 11 ottobre in ” piazza ” a livello di partiti e forze politiche saranno presenti: il PRC (tutto il PRC ), Sinistra Democratica, il PDCI, e per il momento alcuni esponenti dei Verdi ( che riuniscono la direzione nazionale nei prossimi giorni e quindi prenderanno una decisione ufficiale anche come partito in quella occasione ).
    Aggiungo che parteciperà, come annunciato, con una sua piattaforma specifica, anche il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando.
    Mi pare quindi che almeno per quanto concerne questa manifestazione nazionale a Roma la nostra proposta unitaria di RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA sia stata l’unica credibile e vincente.
    Questo significa far politica e qualche volta raggiungere anche gli obiettivi.

    Adesso impegnamoci per far scendere in piazza soprattutto la Sinistra diffusa che c’è nel Paese.
    E che è molto ma molto più numerosa dei partiti esistenti.

  13. nonviolento said

    Ma la sinistra non può essere una babilonia, una sinistra nella quale convivono area politiche diverse, si, idealità diverse si, ma analisi diverse no. Perchè no, solo per settarismo, affatto, perchè analisi diverse = politiche diverse, quindi mediazioni ma verso che cosa? In una formazione politica possono convivere idealità differenti, la contaminazione è proficua, ma non analisi di fase diverse, perchè è l’analisi di fase che guida quella formazione nei suoi passi politici, con chi si allea e con chi no, se governa o non governa,quali sono i suoi obiettivi principali e quali quelli secondari, quali contraddizioni esprime la sua viosione della siocità. Credio forse che quei compagni che consideranio come unica e principale la contraddizione capitakle lavoro e tutto il resto secondario lo facciano per parte presa, al contrario questo deriva da un aloro interpretazione della fase e della realtà in cui vivono diversa dalla nostra, cazzo non è così diffcile capirlo, un conto è un blog, altro conto è un qualcosa che ha carattere nazionale, che raggruppa centinai di migliaia di persone, dietro una ben precisa linea politica, ed una ben precisa linea poltica deriva da una ben precisa analisi di fase, cioè da una precisa ed unica analisi delle contraddizioni della società nel periodo storico in cui essa vive. Pensi forse che le differenze fra noi di sinistra ed il PD sono solo dovute alle posizioni di Veltroni o di altri, questo è idealismo, le differenze sono dovute ad una interpretazione diversa della realtà che ci circonda ed è da questa diversa interpretazione che nascono le diverse politiche. O forse pensate che la società italiana la vediamo tutti nello stesso modo e poi le differenze sono solo personali o di gruppo? Non è così.

  14. Mario said

    Non so che dire. Di certo non ho voglia di mettermi a fare pingpong dialettici.
    Io cerco di mettere insieme. Non cerco differenze. So che la sinistra in italia è molto diffusa. Per me è maggioranza nel paese. Solo che è frastagliata in mille rivoli e distinguo. E’ ora, secondo me, di prendere ago e filo e mettarsi a ricucirla insieme, in un’unica realtà.
    Certo ognuno dovrà rinunciare a qualcosa. Ma ben venga, se il rinunciare a qualcosa ci fa riguadagnare il tutto.

  15. nonviolento said

    Continui a non capire, qui non si tratta di cucire insieme il neocomunismo dell’area con il riformismo di sinistra della componente unitaria o il socialismo di sinistra degli SD. E’ altra cosa e non sono ping pong dialettici. Tentare di unire due strutture che hanno una visione diversa della fase storica che stanno vivendo è del tutto impossibile, è pura utopia, anzi è il nulla e come tentare di fondere insieme lo Ing e lo Yang, che esistendo separati creano la forza , se dovessero unirsi creerebbero il caos. Pensa solo alla analisi della sconfitta. Da una parte si è guardato soprattutto ai nostri errori, vedi governo e Arcobaleno, individuando in essi i fattori principali della sconfitta, dall’altra parte si è individuata come principale la vittoria culturale della destra, la sua vittoria nella maggioranza del popolo, vittoria che non è solo quella dei voti politici, ma anche del pensiero debole di tanta sinistra e centro. Da questo per noi nascono i presupposti della la nostra sconfitta a cui poi una partecipazione deficitaria al governo ed una rappresentazione grottesca dell’unità hanno dato la botta finale. Capisci da solo che da due visioni così distanti nascono due strategie politiche distanti e assolutamnente inconciliabili. Queste due forze possono incontrarsi in manifestazioni unitarie, anche allearsi per lotte e altre situazioni, persino alle elezioni volendo, ma restano due ben distenze forze politiche che hanno due visioni ben distinte della società in cui vivono.

  16. nonviolento said

    Nicola Centrone, 15 settembre 2008, 12:15

    Bandiere rosse senza simboli, un fondale rosso con la scritta “La Sinistra”. Cinquecento persone letteralmente sotto un ponte, pronte a ricominciare a sperare. E’ il ponte di Varlungo che unisce le due rive dell’Arno nella periferia di Firenze dove Sinistra democratica, Rifondazione per la sinistra (il gruppo legato a Nichi Vendola) e Per l’Unità della Sinistra (la minoranza del PdCi) hanno organizzato una festa per chiedere una Costituente della Sinistra, dopo il maremoto delle elezioni di aprile. L’evento più atteso di questa dieci giorni della sinistra fiorentina è proprio l’incontro tra i tre leader nazionali Vendola, Fava e Beli llo (poi all’ultimo minuto sostituita dal piemontese Robotti) per fare il punto sullo stato dell’arte e per chiarirsi sulle prospettive.

    Il freddo e l’umidità penetrante di fine estate non hanno dissuaso i militanti dal partecipare. La voglia di capire è troppo forte. C’è attenzione, attesa, speranza. Molte le aspettative.

    Proprio in questa occasione gli organizzatori della festa lanciano un appello ai leader per “esprimere una presenza ed una soggettività unitaria […] nel confronto con le altre forze politiche del centro-sinistra, con l’importante tappa della presentazione di liste unitarie della costituente della sinistra in occasione delle prossime elezioni. Un processo costituente per un nuovo e unitario soggetto della Sinistra. Dal pubblico si alza uno striscione nella lingua che fu di Dante: “ci vole la sinistra, nichi pena poho”; una più esplicita richiesta perché il Presidente pugliese si metta presto alla guida di questo nuovo processo unitario. Ed è proprio lui a prendere la parola per primo , analizzando la destra, in Italia e nel mondo, la sua vittoria storica, il suo lessico, le sue immagini. Scava Nichi, per cercare con sofferenza i motivi di una sconfitta prima culturale che politica e comprendere quei cambiamenti strutturali avvenuti nel mondo del lavoro, nei valori, nel lessico comune, nella scomparsa delle identità collettive. Incita alla mobilitazione “non si può aspettare che il cadavere passi […]né si può pensare di scavare, scavare in basso a sinistra. A meno che non si voglia solo cercare tartufi o catacombe”. Ironia sprezzante quella che dal palco si dirige verso i colleghi di partito, sempre più ex-colleghi. Ferrero e Diliberto diventano le icone di una sinistra che si chiude nei suoi recinti e nelle glorie del passato.

    Non è facile la sfida. Il fronte risulta triplo: la destra, il Partito democratico che “sa di idrolitica” dice Nichi Vendola, che confonde “il confronto democratico con il dialogo comunque sia” aggiunge Fava, e, infine, il fronte caldo con la sinistra identitaria, quella che “puzza di naftalina” e che rappresenta una “fuga dalla politica”. Un campo minato insomma, un sentiero sempre più stretto che i leader sperano di riuscire ad attraversare indenni.

    Al centro del dibattito il tema del lavoro, i nuovi lavoratori, la precarietà economica, sociale e psicologica dei più giovani, il superamento di ogni possibile identità collettiva. E’ la scuola pubblica che risulta il prossimo terreno di scontro con la destra, lo strumento con cui il governo intende imporre un nuovo sistema di valori, una vecchia idea di società e dei rapporti familiari.

    Di fronte a tutto questo bisogna “fare sinistra”, con urgenza ed emergenza, “ricominciare a fare comunità” per aprire – secondo le parole di Vendola – una “prospettiva credibile e affascinante di trasformazione sociale perché la Sinistra sia un laboratorio della speranza, una iniziativa collettiva”.

    Sul come e quando costruire questa prospettiva la parola d’ordine è cautela. I leader sorvolano, evitano di disegnare un approdo. L’immagine è più quella del cammino che della costruzione. L’impressione diffusa è che anche i dirigenti nazionali non abbiano ancora le idee chiare su come muoversi; forse in attesa di una legge elettorale minacciosa come una ghigliottina o forse per la paura di un vivere un nuovo 14 Aprile da quale sarebbe davvero difficile rialzarsi.

    Nella platea chi si aspettava un segnale chiaro, delle indicazioni strategiche e delle proposte di lavoro è rimasto deluso. Negli interventi si vola alto, forse troppo. Alla fine, uno striscione aereo tenuto da palloncini colorati sfugge di mano e “La Sinistra” si alza verso il cielo, tra una meravigliosa luna piena e nuvole cariche di pioggia.

    Questo resoconto mi piace di più, forse più scarno, ma il giorno in cui leggerò le sottili battute di Angela Mauro, anche in resoconti di incontri e dibattiti di altri, mi piacerà anche quello di cui sopra e saprò apprezzare al meglio la sua vena ironica.

  17. Mario said

    Forse io non capisco, ma di certo tu capisci troppo, visto che mi attribuisci convinzioni che non sono mie.

  18. elisa said

    Caro “non violento”, anc’hio non ti capisco. Sono d’accordo che la fretta potrebbe far fallire il progetto di un soggetto nuovo unitario e plurale delle sinistra; l’unità deve essere costruita con pazienza sui contenuti , attraverso azioni comuni e non costruendo cartelli elettorali strumentali per avere dei risultati alle elezioni. Ma dai tuoi interventi 13 e 15 sembra che tu pensi sia impossibile arrivare a costruire(sì, per me occorre costruire)l’unità a sinistra
    Ti dirò di più: chi non riesce a vivere con il suo salario, chi non ha il lavoro o l’ha a termine , chi rischia di morire sul lavoro, chi non ha diritti , chi non ha più un partito che sia dalla sua parte non sta ad aspettare “analisi di fase”, o dimentica i propri bisogni perché c’è prima da capire “le contraddizioni della società nel periodo storico in cui essa vive”. Ci manda tutti a quel paese !

  19. mau68- la facile profezia di curzi said

    Caro Nichi,
    … sai anche l’amarezza e il dolore che da tempo provo per le nostre vicende e, complessivamente, per le vicende politiche italiane. Ancora da prima che le ultime elezioni politiche ci restituissero l’immagine e il corpo di un “partito schiantato”, come lo definisci tu con molta efficacia. Di una sinistra sradicata. Di un Paese disorientato e tentato dalla regressione. Ho tentato più volte – anche troppe volte – di dire la mia, di lanciare l’allarme, di cercare di far ragionare compagni di partito e dirigenti di partiti a noi vicini e per noi possibili compagni di strada o solo alleati, nella prospettiva della formazione di una sinistra di nuovo in grado di rappresentarsi e di essere una vera, credibile alternativa alle opzioni di destra o “di centro”. Siamo in piena bagarre. In piena resa dei conti. Basti pensare a quelle cinque mozioni (senza contare la scelta del metodo, a detrimento di un più realistico tentativo di riflessione comune possibile in una qualche misura, a mio avviso, con la presentazione di semplici e costruttive tesi). Cinque mozioni per il congresso di un partito che è riuscito a conservare meno del 40% dei propri consensi e che, insieme ad altri tre partiti, non è riuscito a piazzare in Parlamento nemmeno un proprio rappresentante. 
Anziché trarre lezione dagli avvenimenti, ci si è intestarditi a muoversi, nella sostanza, come se niente fosse avvenuto, se non in termini di disperata lotta per la sopravvivenza, come singoli e come gruppo, prima ancora che come partito o come sinistra. Abbiamo continuato a consentirci parole d’ordine e ad essere tolleranti, sino ad apparire consenzienti, rispetto a sub-culture settarie e autoreferenziali che tu stesso hai giustamente stigmatizzato in questi giorni in una bellissima intervista intitolata: “Il nostro sbaglio: troppo odio”. Ancora in questi giorni, mi è toccato leggere questo icastico titolo d’apertura del nostro giornale di partito: “Gulag Cgil”. Per tacere di iniziative, cronache e commenti che prima delle elezioni sembravano puntare come avversario, se non come nemico, non Berlusconi ma Veltroni, e dai quali, dopo le elezioni, si evincerebbe quasi che la destra vincente è meglio del Partito democratico…
    Consentirci e consentire tutto questo, dividersi e scannarsi mentre la casa brucia – e insieme ad essa gran parte delle sorti della democrazia in Italia – mi pareva e mi pare oggettivamente l’ultima cosa da fare. Eppure bastavano e bastano, per tirarne le conseguenze sul terreno dei comportamenti concreti, elementari considerazioni anche solo pre-politiche, ispirate al semplice buon senso, alla generosità e alla autentica passione civile. 
Un uomo e un dirigente sensibile ed esperto come te comprende perfettamente che la situazione determinatasi – già micidiale per te, per l’amico e compagno Ferrero e per gli altri protagonisti della nostra più recente fase di partito, di governo, elettorale, post-elettorale e pre-congressuale – è purtroppo assolutamente proibitiva, impraticabile e quasi impropria, se non indebita, per un vecchio compagno come me, restato per tutta questa fase ai margini, comunque inascoltato e privo totalmente di capacità, di responsabilità o di spazi per un qualche contributo di arricchimento o di rettifica della linea e delle scelte di partito…
    Alessandro Curzi, maggio 2008

    è interessante rileggere la lettera aperta di Curzi a Vendola (oramai di quattro mesi fa), quando declinava l’offerta di firmare una delle cinque mozioni, facile profeta criticava (pur condividendo alcune parti della moz 2) la scelta di andare a mozioni contrapposte perché dietro si celava una scelta di “spaccatura” nel corpo militante del partito che -in nome dell’unità superiore- non avrebbe più potuta essere composta!!!

  20. mau68- la facile profezia di curzi 2 said

    continua la lettera di curzi:

    La tua mozione è, ovviamente, assai interessante, ricca e stimolante, a conferma dell’investimento di fiducia e di popolarità da tempo effettuato dalla “nostra gente” sul tuo nome, sulla tua immagine e sulla tua azione politica, a cominciare da quella sul territorio, nella tua amata Puglia. Credo peraltro che tu per primo sottoscriveresti la frase di Majakovsky posta in testa alla mozione Acerbo-Ferrero-Grassi: «Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada». E come non essere d’accordo sulla necessità, primaria, di «rilanciare la sinistra, l’opposizione e il conflitto sociale» sostenuta dalla mozione dei Cento Circoli? Come pensare di ignorare o solo sottovalutare la “svolta operaia” propugnata dalla mozione-Bellotti? Ed è forse estranea alle tue intenzioni e alla tua cultura la “discontinuità e radicalità” che chiedono, per il congresso, De Cesaris, Russo e Stramaccioni?
    Caro Nichi, sono con te, con voi, con il partito. La mia firma su una di queste cinque mozioni – diversamente dalla tua firma e da quella degli altri compagni che attivamente hanno partecipato sinora alla vita di partito -significherebbe la partecipazione e la condivisione di fatto, da parte mia, di una ripartenza qualificata oggettivamente da divisioni (che a me paiono scarsamente motivate sul piano politico e comunque devastanti per gli stessi fini che tutti ci proponiamo o dovremmo proporci) e da una “resa dei conti” nella quale la mia presenza sarebbe inutile, immotivata, fastidiosa e indebita.
    Perciò continuo, come mi spetta, a rimanere un passo indietro rispetto a tutti voi. Non firmerò nessuna delle cinque mozioni.
    Ma questo non significa che sto alla finestra. Al contrario, vorrei cogliere la mia attuale posizione, rispetto al quadro dirigente del partito, come opportunità per dare un contributo, nelle forme che mi saranno consentite, all’unità, alla pacatezza del dibattito e alla riflessione su ciò che è avvenuto e su ciò che dovremmo e potremmo fare.
    Parteciperò con la mia antica passione all’assemblea del mio Circolo di partito e, naturalmente, al congresso.

    Ringraziandoti per il contributo che stai cercando di dare al futuro della sinistra italiana e per l’attenzione che hai riservato, anche in questo passaggio, alla mia persona e al mio possibile contributo, ti saluto affettuosamente.

    A. CURZI, Liberazione 15/05/2008

  21. Marco Renzini said

    Rileggere la lettera aperta di Curzi è sicuramente interessante.
    Usarla solo oggi per riflettere su un PRC profondamente ” spaccato ” e diviso, dopo che a Chianciano e prima ancora nei congressi di base si sono usati tutti i metodi possibili per ” vincere a tutti i costi “, appare un po’ ipocrita ed è anche il sintomo evidente di una crescente paura di non farcela.
    Di una maggioranza del PRC che non ha un progetto serio, credibile, condiviso e che però dimostra ancora una inaccettabile arroganza.
    Non amo troppo guardare sempre il passato, preferisco andare avanti.
    Ma in questo caso non posso fare a meno, ancora una volta, di ricordare che la resa dei conti nei confronti di Bertinotti, Giordano, Vendola, Migliore, ecc. è cominciato il giorno dopo della disfatta della coalizione della Sinistra,Arcobaleno.
    E che la resa dei conti l’hanno cercata e voluta compagni e compagne dirigenti, a tutti i livelli, proprio quelli che fino al giorno prima avevano condiviso tutte le responsabilità ma anche tutti i vantaggi di far parte della allora maggioranza del PRC.

    Senza rancore, ovviamente…. ma non prendiamoci per il…..
    Andiamo avanti….andiamo comunque avanti…adesso bisogna organizzare per esempio la piazza dell’11 ottobre….

  22. nonviolento said

    Perchè io darei quell’impressione? Sinceramente, ho riletto tutto ciò che ho scritto e non ho trovato nulla di simile, semplicemente il classico “compagni/e alla lotta” lo trovo quanto meno idealistico. Il mio era ed è un discorso tutto riflesso all’interno di Rifondazione,forse è stato mal compreso, come pensare di praticare unità con chi non è unito nemmeno nella sua maggioranza? Come poterla fare con chi ha una interpretazionedel reale, cioè di ciò che è l’Italia come paese e come sistema, diversa, in alcuni tratti, specie con alcune frazioni, opposta? L’unità va cercata alla base, nelle periferie, ma non può essere una unità qualsiasi, in quel caso vedo unità contro,ma questa vale solo per lottare contro delle cose, io desidero una unità per. Per fare una unità di quel tipo devo aggregare forze che vogliono l’unità, per creare una sinistra che sia di opposizione e di governo, che stia alla opposizione ma che si presenti come una sinistra che sa e vuole governare il paese. Mancando queste caratteristiche come posso propormi unitario verso chi queste intenzione non le ha , anzi le boccia quasi alla stregua del tradimento. E’ in questo che mi riferivo alla babilonia. Creare una sinistra diffusa di base, ma che almeno abbia la stessa visione, gli stessi obiettivi pur nella differenziazione delle culture di origine. Quindi sinceramente non capisco ciò che voi non avete capito. Caro Mau, tu insisti ed apprezzo la tua insistenza, è almeno sintomo di persona che crede in ciò che fa, comunque apprezzabile in questi momenti di qualunquismo imperante, ma il partito è alla paralisi, sono troppre le federazioni dove questa assurda maggioranza non riesce ad esprimere nemmeno un segretario unitario, addirittura, come ad esempio nella mia, si presenta con due candidature, siamo alla sceneggiata, all’opera buffa. E credimi una Rifondasione paralizzata non è un bene nè per il paese, nè per la sinistra, ma questa è purtroppo la realtà, tu puoi scrivere e scrivere, ma alla realtà dei fatti nessuna cosa scritta può ovviare.

  23. mau68- said

    guardiamo avanti!!!

    va bene, ma ricordiamoci almeno di chi non ha voluto un congresso a tesi, che invece volevano quelli che tu dici hanno avuto “i vantaggi” nell’essere maggioranza… dimenticandosi che finché non aveva una maggioranza sua Bertinotti (fino a Venezia) ha tenuto sia Grassi che la “quarta internazionale” all’interno della stessa (sbattendo loro la porta in faccia non appena avuti i numeri…); così come hanno fatto Bertinotti-Giordano-Vendola poi con chi non condivideva la “costituente” e rifiutando il congresso a tesi: convinti di avere oltre il 53/54 per cento… infatti un congresso a tesi avrebbe permesso di differenziarsi senza disgregarsi…
    quello che è interessante della lettera di Curzi è il fatto -che forse ti è sfuggito- che accusa la ex maggioranza di non avere titolo per partecipare al dibattito: “per un vecchio compagno come me, restato per tutta questa fase ai margini, comunque inascoltato e privo totalmente di capacità, di responsabilità o di spazi per un qualche contributo di arricchimento o di rettifica della linea e delle scelte di partito…”, in quanto spinto ai margini del partito, perché in qualche occasione aveva “osato” prendere posizioni unitarie (non facendosi tirare per la giacca contro le “minoranze” di allora!), cme vedi -senza rancore- anche allora vi erano chi mostrava “inaccettabili arroganze”!!!

    nessuna paura… ma solo coscienti che la disgregazione della sola forza organizzata della sinistra (con un logoramento continuo, con Vendola che opera anche fuori dallo statuto per cercare di “provocare” atti da parte della maggioranza e poter gridare “ecco li avete visti gli stalinisti”…) vorrà dire la fine dell’opposizione di sinistra per decenni e decenni…

    senza rancore (ma come diceva Aprile in più articoli, che sei solito leggere attentamente, non è detto che molti sostenitori della moz 2 giochino all’insuccesso!) guardiamo al futuro…

  24. mau68- said

    guardiamo avanti

    errata corrige:

    senza rancore, ma come diceva Aprile in più articoli, che sei solito leggere attentamente, non è detto che molti sostenitori della moz 2 non giochino all’insuccesso! dell’ 11 settembre…
    guardiamo al futuro…

  25. nonviolento said

    Ma per favore, semmai è il contrario, non dico tanto per settori della maggioranza, ma da parte dei più identitari. Da quando è stata annunciata quella manifestazione ha subito una mutazione genetica e da manifestazione degli indentitari o quasi, si è trasformata in manifestazione della sinistra diffusa, ne fa fede l’appello che ha tra i primi firmatori esponenti dell’area del calibro di Berinotti. Uno tra i primi documenti che circolano all’interno dell’area invita tutti a fare in modo che la partecipazione sia straordinaria, quindi non cominciamo a precostituirci degli alibi, se , da cert territori ci fosse poca affluenza , guardate ai vostri vicini di casa. PIuttosto ho letto oggi i documenti sulla crisi georgiana. E’ un vero schifo, bisognerebbe ricordare a qualcuno che la guerra fredda è finita, e che il nemico del mio nemico, soprattutto se si tratta di un mafioso come Putin, mai e poi mai potròà essere un mio amico,, manemmeno un mio vicino di casa. Aver respinto il documento della due , dove si appoggiava la causa dei poli, e si condannava sia l’ingerenza della <nato e degli USA che quella della Russia è vergognoso e politicamente stravecchio, ammuffito. Se queste sono le avvisaglie dove andremo fra poco, a braccetto con Dili in auna passeggiata fra vecchi ricordi nella P.za Rossa?
    “Aprile” è gestito dalla cosidetta sinistra del PD che è più contraria di voi a che nasca un soggetto autonomo della sinistra , perchè in quel caso il loro passaggio dagli SD al PD si rivelerebbe in pieno come l’abbuffata di poltrone che è stata, quindi attacca più rifondazioneperlasinistra che la maggioranza attuale. Essa infatti con il suo identitarismo gli fa gioco.

  26. RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA A CREMONA E CREMA said

    Vi segnalo la nascita di RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA, anche nelle federazioni di Cremona e Crema, con un comunicato stampa ripreso dal sito internet http://www.welfarecremona.it:

    16 settembre 2008

    Rifondazione per la Sinistra
    Coordinamento provinciale di Cremona

    RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA NASCE ANCHE IN PROVINCIA DI CREMONA.

    Si è costituita anche in provincia di Cremona, con un coordinamento che riunisce le due federazioni del Partito della Rifondazione Comunista di Cremona e Crema, l’area politico-culturale ” Rifondazione per la Sinistra ” formata da esponenti della mozione congressuale guidata da Nichi Vnedola.

    Consideriamo questa decisione non solo e non tanto come ” logico ed inevitabile ” sbocco dell’esito congressuale, ma soprattutto come la ripresa di quel percorso che ponga le condizioni culturali, politiche ed organizzative per la costruzione della sinistra unitaria e plurale.

    Un percorso decisivo ed ormai ineludibile.

    Per i tempi che impone: perché dobbiamo discutere da subito come andare oltre la sconfitta elettorale e l’esito della negativa stagione congressuale.

    Per il metodo che propone: perché la dialettica delle idee e delle diverse modalità dell’impegno politico possano costruire la base del rinnovamento della sinistra, coniugando positivamente l’esigenza dell’unità che il popolo di sinistra ancora ci chiede con il rispetto delle differenze e con la consapevolezza che i diversi percorsi politici oggi esistenti sono una risorsa indispensabile non solo per far sopravvivere ma per rilanciare una nuova, incisiva sinistra di popolo.

    Per la volontà che esplicita: perché consideriamo determinante costruire un percorso democratico e partecipato in cui partiti, asociazioni, sindacati, movimenti, comitati, singole e singoli, possano contribuire alla costruzione di una casa comune in cui le diversità siano vissute come una ricchezza.

    Per la cultura politica che esprime: perché abbiamo la determinazione di cotruire un luogo nel quale chi proviene da orizzonti politici e culturali diversi, ma con evidenti denominatori comuni, possa ritrovarsi e discutere di come proseguire nella costruzione collettiva di un rinnovato progetto politico che sappia parlare di liberazione ed emancipazione, di ambientalismo e diritto al lavoro, di uguaglianza e diritti a milioni di cittadini.

    Le pratiche politiche con cui si sta a sinistra, e non solo da oggi, sono tante. Crediamo sia ormai giunto il tempo di cogliere appieno questa novità in tutti i suoi aspetti, evitando la pericolosa deriva di chiusure identitarie.

    C’è bisogno di case della sinistra anche in provincia di Cremona, in cui la molteplicità delle forme di impegno sociale, culturale e politico presenti possano dispiegare il massimo di efficacia politica, costruendo al tempo stesso modalità e regole chiare e trasparenti in modo che tutti possano contare decidere, sentendosi a casa loro.

    Riteniamo inoltre indispensabile ed urgente promuovere un percorso politico con l’obiettivo di presentare alle prossime elezioni amministrative un progetto elettorale forte, unitario ed aperto, condiviso da tutta la sinistra d’alternativa presente in provincia.

    Il nostro impegno nelle prossime settimane e mesi sarà rivolto all’avvio di questo lavoro al quale, sin da ora, invitiamo tutti e tutte a partecipare con la propria determinazione, esperienza, passione civile ed impegno politico.

    Il coordinamento provinciale di ” Rifondazione per la Sinistra “.

  27. PRC SOLOFRA (AV): IL POST CHIANCIANO ? said

    Vi segnalo anche questa presa di posizione della compagna Amalia Hilda Tobar Barrionuevo, segretaria del Circolo 25 aprile di Solofra ( Provincia di Avellino ) .

    Fonte: sito internet: http://prcsolofra.com

    IL POST CHIANCIANO ?

    Devo dire che non aver partecipato al congresso nazionale è stata forse una fortuna visto il clima che si respirava al suo interno, da quanto riportato dai compagni non esagero se affermo che se io fossi stata presente avrei strappato la mia tessera di partito.
    Non so come si possa credere di poter costruire qualcosa se queste sono le basi da cui ripartiamo, cosa è possibile progettare se tra i compagni presenti a Chianciano è dilagato una specie di odio razziale tra le mozioni ?
    Si è avuta l’impressione che il nemico da sconfiggere fosse Nichi Vendola e sostenitori e non le destre che al momento stanno governando il nostro paese inquinandolo di nordismo e di xenofobia.

    E’ inutile nascondere la delusione per la mancata elezione di Vendola, ma più cocente è la delusione che deriva dalla mancata presa in considerazione della base del partito.

    Coloro i quali per mesi hanno fatto appello a questa base per la decisione dei vertici di imbarcarsi nell’esperienza della sinistra arcobaleno non hanno esitato a costruire una nuova segreteria a tavolino dimentichi dei voti dei circoli che avevano assegnato la maggioranza al compagno Nichi.

    Non voglio elargire oltremodo critiche, e gli insulti li lascio a quanti hanno dimostrato in questo congresso di esservi molto portati, ma ad un anno dalla mia elezione alla segreteria di questo circolo e ad un mese dalla mia riconferma sento dentro una profonda amarezza per le vicende che hanno coinvolto il mio partito negli ultimi mesi e in particolare negli ultimi giorni.

    Tuttavia far parte di una maggioranza o minoranza di partito non cambia le cose, faccio parte di quella che ritengo l’unica speranza per la sinistra in Italia; io ed i compagni del circolo 25 aprile che rappresento, nonostante abbiamo approvato a larga maggioranza la seconda mozione restiamo tra le fila di Rifondazione Comunista, fiduciosi e certi che riusciremo a mettere a tacere le discussioni interne per dare vita alle vere lotte.
    L’unica cosa che mi preoccupa in quanto donna è l’ombra maschilista che avverto dal documento definitivo del congresso e dalle varie aree che l’hanno composto, non vorrei dover cominciare a fare battaglie femministe anche all’interno di Rifondazione stessa.

    La segretaria del Circolo ” 25 aprile ” di Solofra

    AMALIA HILDA TOBAR BARRIONUEVO

  28. leonardo savelli said

    voi che frutto preferite dopo il pasto?

  29. ROMA 11 OTTOBRE - 1 said

    Durante questa giornata cercheremo di fornirvi su questo blog notizie in merito alla manifestazione che si svolge a Roma.
    Ovviamente quelle disponibili e rintracciabili attraverso i vari siti internet.
    Inutile dire che da parte di televisioni, quotidiani,mass media in generale c’è una censura praticamente totale.
    Per loro la manifestazione dell’11 ottobre a Roma non esiste.
    Invitiamo tutti coloro che frequentano questo blog a fare altrettanto e a dare il loro eventuale contributo inserendo su questa pagina informazioni, comunicati,opinioni, notizie anche ” live ” da Roma.
    Cominciamo con il comunicato di ieri, 10/9/228 del ” Comitato 11 ottobre ” che organizza la manifestazione.

    IL COMITATO 11 OTTOBRE: “PER DOMANI ASPETTATIVE ROSEE”. IL PROGRAMMA

    11 ottobre, comunicato stampa, manifestazione, programma

    Il Comitato promotore della manifestazione dell’11 ottobre dichiara in una nota che “le aspettative della vigilia sono più che rosee. Centinaia di pulman, tre treni speciali e migliaia di adesioni collettive ed individuali (pervenute al sito http://www.11ottobreinpiazza.org)” sono i dati dichiarati dal Comitato.

    Domani il corteo partirà da Piazza della Repubblica alle 14, per arrivare in Piazza della Bocca della Verità dove, alle 17, inizieranno a parlare i relatori. La scelta del Comitato è stata quella di lasciare spazio a persone rappresentative di realtà e vertenze legate ai temi indicati nell’appello iniziale.

    Si susseguiranno quindi sul palco:

    – Bianca Pomeranzi e Anna Picciolini che spiegheranno l’appello dei firmatari e parleranno delle prospettive future
    – Simonetta Salacone dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” ed il genitore Anna Ciarletti che partecipano alla mobilitazione anti-Gelmini
    – il Prof. Gianni Mattioli che parlerà della questione ambientale e del rischio ritono al nucleare
    – Jean Bilongo che parlerà dell’esperienza degli emigranti a Castel Volturno,
    – Ciro Argentino operaio della Thyssen, che parlerà dei problemi della sicurezza sul lavoro
    – Giancarlo Aresta giornalista, con un intervento sulla libertà di informazione
    – Nicoletta Dosio che racconterà l’esperienza dei comitati NoTav della Val di Susa
    – Giancarlo Albera che parlerà dei successi del movimento vicentino contro la base Nato
    – Giovanna Cavallo che spieghera come i Gruppi Acquisto Popolare distribuiscono il pane nei quartieri romani
    – Anita Sonego nota GPTL che parlerà dei problemi dei diritti civili in Italia.
    – Una rappresentante del lavoro precario

    Parteciperanno anche alcuni gruppi musicali che si esibiranno nel corso della manifestazione.
    Nel corso della manifestazione verranno raccolti i soldi per il suo autofinanziamento.

    http://www.11ottobreinpiazza.org.

  30. ROMA 11 OTTOBRE - 2 said

    http://www.home.rifondazione.t

    SCUOLA, MIGLIORE (RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA): “LOTTA PER LA SCUOLA PUBBLICA E CONTRO LA RESTAURAZIONE AUTORITARIAAL PRIMO POSTO NELLE MANIFESTAZIONI DEI PROSSIMI GIORNI

    “Lo sciopero generale della scuola proclamato dai sindacati – aferma Gennaro Migliore, anome del coordinamento dell’area del Prc’Rifondazione per la Sinistra’ – deve avviare in tutto il paese una mobilitazione generale in difesa della scuola pubblica e contro il tentativo dichiarato di riportare il paese e la pubblica istruzione indietro di quarant’anni, restaurando dinamiche autoritarie e disciplinari e trascurando invece le esigenze della formazione”.

    “La nostra attiva solidarietà con tutte le scuole e gli atenei in lotta contro questa sciagurata politica – prosegue Migliore – è completa. Riteniamo che il rifiuto della restaurazione perseguita dal governo berlusconi e dalla ministra Gelmini – prosegue Migliore – dovrà essere al primo posto in tutte le manifestazioni dei prossimi giorni, a partire da quella convocata da tutta la Sinistra per l’11 ottobre a Roma”

    Roma, 9 Ottobre 2008

  31. ROMA 11 OTTOBRE - 3 said

    IL MANIFESTO: In prima pagina foto di una manifestazione e titolo ” SULLA STRADA “.
    Sempre in prima pagina articolo di Rossana Rossanda: DOMANDE ALLE SINISTRE.

    LIBERAZIONE: sempre ovviamente in prima pagina ” GLI STUDENTI: ECCO L’OPPOSIZIONE. E OGGI VA IN PIAZZA L’OPPOSIZIONE “.

    Riproponiamo questo articolo:

    Gli studenti: ecco l’opposizione
    E oggi va in piazza la sinistra

    Studenti in corteo, a Roma, contro la riforma Gelmini.

    Foto Andrea Rossi/Eidon

    Checchino Antonini

    Benvenuti a Roma – probabilmente siete in corteo, o ci sareste stati volentieri. Benvenuti a Roma, dunque, dove già ieri l’opposizione a governo e Confindustria s’è manifestata in massa – è accaduto contemporaneamente in decine di città – su uno dei punti specifici della piattaforma di questo corteo: la difesa della scuola pubblica. Che quella che Gelmini suole chiamare riforma sia null’altro che tagli è parso chiaro a centinaia di migliaia di studenti. Trecentomila secondo l’Uds, il sindacato studentesco. Comunque tantissimi con punte di 40mila a Roma, Napoli, Torino. Un po’ meno, 30mila a Milano, 15 mila a Salerno, Firenze e Genova. E, ancora, diecimila a Bologna, Bari, Trieste; duemila a Brindisi, mille in più a Bergamo. Numeri piccoli nelle città minori ma, l’unione fa la forza, tutti insieme forniscono una scossa di adrenalina all’inizio del periodo più caldo dell’autunno caldo. Collettivi e giovani comunisti attraverseranno il corteo di oggi con Rifondazione e la sinistra alternativa. Si replica venerdì prossimo nella piazza dello sciopero generale del sindacalismo di base. Poi le scuole si svuoteranno anche il 30 ottobre nel giorno dello sciopero del comparto indetto dai sindacati confederali.
    Le cronache restituiscono l’atmosfera di cortei ovunque variopinti e chiassosi, oltre che determinati sulla piattaforma di dieci punti: contro i tagli della finanziaria e i finanziamenti alle private, in difesa dei posti di lavoro, contro l’abbassamento dell’obbligo scolastico e il maestro unico, contro il voto in condotta come strumento di censura e inadeguato a battere il bullismo, per una legge nazionale sul diritto allo studio e un piano di edilizia scolastic
    A Roma, in un incontro col direttore generale del ministero, è stato chiesto dalla delegazione di studenti un referendum sulla pseudoriforma. Ma i funzionari non hanno potuto dare risposte politiche. Gliele darà quelle risposte, ma saranno pessime, il governo. E senza neppure scomodare una delegazione: nascosto nelle pieghe del decreto sanità, infatti, c’è un comma che taglia le scuole. Dietro una formula in burocratese – “ridimensionamento delle istituzioni scolastiche” – c’è la cancellazione di plessi interi in barba alle norme che danno a Regioni ed enti locali il compito di definire la definizione della rete scolastica. Non è la prima volta che il federalismo di facciata serve a occultare una gestione autoritaria e centralista. Per delucidazioni si può chiedere a studenti e cittadini di Vicenza che hanno votato all’aperto, e autogestendosi la consultazione, per destinare a usi pubblici e pacifici l’area dell’ex aeroporto civile Dal Molin che le destre hanno consegnato agli Usa per un’ennesima base di guerra. Una rivendicazione che fa parte anch’essa della piattaforma del corteo romano di oggi.
    «Non è che l’inizio di un autunno caldo», ripeteva in serata l’Unione degli studenti ricordando, al termine di una giornata animata su 90 piazze e finita con una fiaccolata a Venezia, che le scuole, più o meno occupate, autogestite o comunque agitate,saranno di nuovo in piazza il 30 ottobre, accanto ai lavoratori delle scuole nello sciopero generale. E poi fino alla settimana del 17 novembre, una sorta di primo maggio studentesco, designata dal recente social forum europeo che s’è tenuto in Svezia. Anche l’Udu, l’Unione degli universitari, denuncia i continui tagli, operati dalla Finanziaria, per un totale di 8miliardi di euro in 3 anni solo sul comparto scuola, tagli al personale docente, 455 milioni di euro in meno solo sul Fondo per la Formazione Ordinaria Universitaria.
    Flash dagli atenei: a Firenze oltre all’occupazione c’è una mobilitazione permanente a Ingegneria e il blocco della didattica si estende anche a Scienze. A Torino l’università compatta minaccia di far saltare la cerimonia di apertura dell’anno accademico. A Parma si è svolta una giornata di protesta con volantinaggio all’ingresso del Campus e conseguente ingorgo della tangenziale. Alla Federico II di Napoli si prospetta l’ipotesi di bloccare l’anno accademico e i ricercatori progettano il completo blocco della didattica a loro affidata. A Pisa l’università scende in piazza e la facoltà di Scienze convoca un consiglio straordinario. A Palermo Ingegneria è in stato di agitazione con svolgimento di alcune lezioni nei luoghi pubblici e c’è l’ipotesi di blocco della didattica attraverso la rinuncia a incarichi di supplenza (per i ricercatori) e a carichi aggiuntivi (per i professori). Alla Sapienza di Roma, infine, docenti della facoltà di Scienze e della facoltà di Psicologia1 stanno raccogliendo le firme per ritirare la disponibilità a ricoprire i corsi; a questo si aggiunga una massiccia mobilitazione studentesca con assemblee giornaliere in varie facoltà. «Governo e maggioranza possono stare pur certi che saranno tallonati a ogni passo e fischiati in ogni occasione dalla protesta di studenti, lavoratori, docenti, ricercatori, precari», spiega Domenico Ragozzino, dell’esecutivo nazionale dei Gc, denunciando un modello di scuola «costrittivo, familista, depauperato, privatistico, canalizzato, elitario e degradato». Gelmini afferra il concetto e rinvia a data da destinarsi un convegno a Milano organizzato con una claque di dipendenti della Regione precettati.«Il mondo dei saperi apre una stagione di nuova opposizione con una domanda di libertà e futuro che dobbiamo recepire a cominciare dalla manifestazione di oggi», spiega Nichi Vendola, presidente della Puglia e dirigente Prc.

    11/10/2008

  32. ROMA 11 OTTOBRE - 4 said

    http://www.scuolaschool.space.live.com

    10 ottobre

    ROMA 11 OTTOBRE IN PIAZZA CON LA SINISTRA ARCOBALENO
    IL COORDINAMENTO GENITORI INSEGNANTI DELLE SCUOLE DI ROMA
    partecipa alla Manifestazione Nazionale dell’11 ottobre, che la Sinistra Arcobaleno ha indetto a Roma “per un’altra Italia, per un’altra politica” . Insegnanti e Genitori sfileranno, per ultimi, dietro lo striscione con lo slogan “GIU’ LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA”, che partirà in corteo dal MAGISTERO DI PIAZZA DELLA REPUBBLICA – ALLE ORE 13,30. Parlerà dal Palco di Piazza della Bocca della Verità, la Dirigente del 126° Circolo didattico, Simonetta SALACONE e in rappresentanza dei Genitori dell’Iqbal Masih.

  33. ROMA 11 OTTOBRE - 5 said

    http://www.sinistra-democratica.it
    Sinistra democratica

    Sab, 11/10/2008 – 09:58.

    Dalle 14.00 di sabato 11 ottobre dirette dalla manifestazione dell’opposizione

    Guarda con i tuoi occhi!
    Per chi non potrà essere in strada a “dire” con il proprio corpo che questo governo non è il nostro governo e che la Sinistra Italiana c’è e proprio nell’opposizione a Berlusconi rinasce e comincia a muovere i propri passi, la possibilità di seguire l’avvio della manifestazione e il comizio in Piazza attraverso il nostro sito. Ma c’è di più! Proprio con la manifestazione di oggi inauguriamo il Canale Tv di Sinistra Democratica. Un canale tutto interattivo, è possibile chattare in diretta, inviare video ecc. Insomma una televisione che facciamo insieme. Buona visione, buona manifestazione, buona opposizione!

  34. ROMA 11 OTTOBRE - 7 said

    http://www.sinistra-democratica.it

    L’11 ottobre sarò in piazza per ridare fiato alla Sinistra, che c’è

    Siamo deboli. Abbiamo mille problemi, agiamo tra mille difficoltà. A La Spezia, dove sono coordinatore, non abbiamo nemmeno una sede. I giornali, la TV non ci considerano. Oggi la sinistra è battuta e dispersa. Lo sconforto porta molti compagni a non partecipare, a non agire, ad aspettare tempi migliori. Proprio quando abbiamo bisogno di agire, di scendere in piazza, di farci vedere e di vederci. Ci siamo, esistiamo e siamo pure combattivi.
    La manifestazione dell’11 serve a questo. Sinistra, se ci sei batti un colpo. Ci serve per tornare a respirare la piazza, per superare la nostra paura e il nostro sconforto. L’11 non andiamo in piazza solo contro il governo e la confindustria ma anche per noi. Per riacquistare un orgoglio ferito che ci ha rinchiuso nei nostri congressi e nei nostri circoli per tutta l’estate. Tutti con la paura di misurarci con gli spazi vuoti, con l’ennesimo fallimento. Dopo la sconfitta elettorale molti compagni, iscritti con una lunga militanza, hanno mollato. Hanno smesso di venire alle riunioni, hanno perso la forza di misurarsi con una sconfitta. Per ognuno di questi molti di più mi hanno chiamato per dirmi che sono pronti, che non si può stare fermi, per chiedermi quando saremmo tornati a parlare al mondo.
    Solo oggi, proprio mentre scrivevo questo articolo mi ha chiamato un mio amico. Si chiama Giuliano, abbiamo fatto assieme il liceo, è sempre stato “attento” a quanto avveniva ma mai “attivo”. Domani insieme a molti altri occuperà l’università e mi ha chiamato per dirmi e raccontarmi che non starà più alla finestra a vedere ciò che succede ma che sarà attivo e partecipe. Questa è la ragione per andare tutti a Roma l’11 ottobre. C’è un popolo di sinistra che è pronto, deciso e determinato a non tacere. L’opposizione si organizza autonomamente in ogni università e in ogni scuola.
    Per tutti questi l’11 dobbiamo essere in piazza, per dimostrare che l’opposizione non è morta, non è silenziosa e ha il coraggio di lanciare una sfida a chi sta in parlamento. Perché il 12 ottobre si saprà che c’è un’Italia che resiste e che non starà zitta.
    La sinistra che stiamo costruendo sarà forte solo se saprà occupare gli spazi di partecipazione. La piazza certo, ma anche ogni altro luogo pubblico e aperto deve essere di nuovo il posto dove le nostre idee vivono e si fanno sentire. Dai bar, ai circoli Arci fino a internet, dove c’è aggregazione dobbiamo portare sinistra, senza restare bloccati dal timore di essere pochi o soli. Il nostro popolo non aspetta che noi, non deludiamolo.
    *Coordinatore Sd La Spezia

  35. ROMA 11 OTTOBRE - 8 said

    Per ora l’unica notizia (?!) sulla manifestazione a Roma della Sinistra è che non ci sono notizie.

    Il TG 1 ad esempio, il tg ” pubblico ” che paghiamo con i soldi nostri: dieci minuti di politica ma nemmeno una parola spesa per dire che la Sinistra è in piazza.
    Hanno parlato tutti.
    Li cito a memoria: manifestazione a Piazza Navona con intervista a Di Pietro sul lodo Alfano, subito dopo ovviamente la replica di Alfano, a seguire iniziativa di Mastella, poi intervista di Casini, replica di Capezzone, avete capito bene Capezzone e un’altro di destra che non so chi è, poi avanti con Calderoli della Lega, il microfono è passatp a Pannella e infine tanto per chiudete in ” bellezza ” presentazione della nuova TV del Partito Democratico con Veltroni…….

    Dal tg 3 delle 12,00 solo Piazza Navona con Di Pietro che parlava senza audio e quindi con effetto pesce.

    Qualche compagno o compagna che non hanno ancora capito bene la gravità della situazione e la totale cancellazione della Sinistra dai media dovrebbe riflettere seriamente……..e anche trarne le conseguenze……
    Speriamo che il resto della giornata ci porti buone notizie dal mondo reale.

  36. ROMA 11 OTTOBRE - 9 said

    Il TG 3 delle 14,30 ha dato finalmente le prime notizie collegandosi con il punto di partenza della manifestazione.
    Interviste ad alcuni partecipanti più Francescato e Ferrero.
    Inquadrature sempre ristrette sulle persone e quindi impossibile valutare la consistenza dei presenti.

  37. ROMA 11 OTTOBRE - 10 said

    Dal quotidiano L’UNITA’.
    http://www.unità.it

    11 ottobre 2008

    Due piazze contro il gover Sabato 11 ottobre comincia l’autunno caldo delle proteste contro il centrodestra. Ad inaugurarlo, la Sinistra e l’Italia dei Valori. Roma chiama a raccolta i cittadini impegnati in due battaglie importanti. Da un lato la raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano promossa da Di Pietro, dall’altra il ritorno in piazza della sinistra unita, proprio alla vigilia dell’approvazione di una legge elettorale che rischia di farla sparire anche dal Parlamento europeo.

    Le due piazze sono distinte e le manifestazioni capitano nella stessa data per pura coincidenza. Entrambe, comunque, sono unite dall’avversione contro l’ultima trovata del governo Berlusconi: il Lodo Alfano che, presentato come uno strumento per garantire la serenità istituzionale alle quattro più alte cariche istituzionali, è soprattutto l’ennesima mossa del premier per salvarsi dai processi in corso.

    La protesta contro il Lodo Alfano è al centro della manifestazione di piazza Navona dove, oltre a Di Pietro, ci saranno Dario Fo, Franca Rame, Peter Gomez, esponenti del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”, del comitato “Addio Pizzo”, costituzionalisti e rappresentanti dei Giuristi democratici.

    Il corteo della sinistra, invece, si snoda per il centro della Capitale fino a piazza della Bocca della Verità: sul palco interverranno testimoni dei diversi fronti di battaglia su cui Rifondazione, Sinistra democratica, Pdci e Verdi vogliono ricostruire l’opposizione: una dirigente scolastica, un’ambientalista, un migrante, rappresentanti dei No Tav, No Dal Molin e dei Gruppi di acquisto popolare contro il carovita. Ma anche Ciro Argentino, operaio della Thyssen e Giancarlo Aresta de Il Manifesto che rinnoverà l’attenzione sul rischio che molti giornali di partito e cooperativi vengano spazzati via dai nuovi tagli al finanziamento pubblico sull’editoria.

  38. ROMA 11 OTTOBRE - 11 said

    E vediamo anche che cosa dice il quotidiano LA STAMPA.
    http://www.lastampa.it

    11/10/2008

    LA MANIFESTAZIONE NELLA CAPITALE
    Italia dei Valori e Rifondazione,
    due piazze contro lo stesso lodo

    ROMA
    Due piazze contro il governo Berlusconi, unite dalla comune avversione al lodo Alfano ma in concorrenza per la conquista dell’opposizione più radicale e degli elettori di sinistra. A Roma, in piazza Navona, Antonio Di Pietro tenta di ripetere il successo dell’8 luglio, con una manifestazione stavolta più chiaramente di Italia dei Valori e meno girotondina, mentre i partiti dell’ex Sinistra arcobaleno sfileranno da piazza della Repubblica fino alla Bocca della verità in un corteo promosso dall’associazionismo di sinistra.

    In piazza Navona anche stavolta ci saranno intellettuali, comici e musicisti, ma stavolta senza Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Parleranno dal palco Dario Fo, Franca Rame, Peter Gomez, esponenti del Movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”, del comitato “Addio Pizzo”, costituzionalisti e rappresentanti dei Giuristi democratici. Il corteo della sinistra, al quale aderiscono Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica, sarà invece l’occasione per ascoltare voci di movimento: una dirigente scolastica, l’ambientalista Gianni Mattioli, un immigrato che parlerà di Castelvolturno, Giancarlo Aresta del manifesto che parlerà del problema dell’editoria, l’operaio Thyssen Ciro Argentino, rappresentanti dei No Tav, No Dal Molin, e dei Gruppi di acquisto popolare contro il carovita.

    Ma la partita è prettamente politica, si gioca anche nelle piazze il futuro della sinistra devastata dal risultato elettorale. Di Pietro punta le sue carte come sempre sulla giustizia, sui temi delle regole democratiche. Ma mentre Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero fanno sapere che anche alla manifestazione della sinistra ci saranno i tavolini per firmare contro il lodo Alfano, il leader dell’Idv da tempo mostra un presenzialismo spiccato nelle vertenze di lavoro (vedi il caso Alitalia), ha preso a commentare attivamente le problematiche sociali, non manca mai di citare i «lavoratori» nei suoi discorsi parlamentari. Nell’altra piazza, è lotta aperta per la conquista dell’elettorato più radicale. Oliviero Diliberto rilancia «liste comuni con Rifondazione alle europee», Rifondazione replica a due voci: con il segretario del partito Paolo Ferrero che lo invita a pensare a «fare opposizione» perché «la sinistra ha discusso già troppo di come andare alle elezioni» e in questo modo «i voti non vengono». Mentre Gennaro Migliore, a nome dell’area Vendola, gli risponde che è «esclusa ogni ipotesi di unità dei comunisti».

    E Sinistra democratica rilancia, proprio in piazza oggi, il partito unico “con chi ci sta”. Il movimento guidato da Claudio Fava distribuirà centomila copie di un volantone intitolato “Per la sinistra” e riempito con i messaggi di chi vuole il partito unico: da Franco Giordano e Gennaro Migliore del Prc, a Umberto Guidoni del Pdci, a Paolo Cento dei Verdi. Difficile dare numeri: la kermesse di piazza Navona si snoderà per l’intera giornata odierna, quindi la partecipazione non sarà misurabile. Il “popolo” di sinistra conta su centinaia di pullman, gli organizzatori prevedono almeno 30-40mila persone organizzate. Ma pesa il confronto con l’ottimistico «milione» visto il 20 ottobre di un anno fa dagli organizzatori, in una analoga ed effettivamente affollatissima manifestazione per premere “da sinistra” sul governo Prodi.

  39. ROMA 11 OTTOBRE - 12 said

    http://www.quotidianonet.ilsole24ore.com

    MANIFESTAZIONE A ROMA

    Le sinistre tornano in piazza insieme
    Ferrero: “Oggi segna la fine della ritirata”
    Migliaia i manifestanti in piazza, molte le bandiere rosse di Rifondazione, del Pdci, di Sinistra democratica e del Pcl. Avvio della raccolta firme contro il lodo Alfano, ma separati da Di Pietro

    Roma, 11 ottobre 2008 – E’ già partito da piazza Esedra il corteo ‘L’opposizione nelle nostre mani’, promosso dalle organizzazioni e dai partiti di sinistra. Sono migliaia i manifestanti in piazza, molte le bandiere rosse di Rifondazione, del Pdci, di Sinistra democratica e del Pcl.

    Il leader di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, commenta: “Penso che oggi segni la fine della ritirata, dopo mesi di conflitti e di congressi, lanciamo la proposta del coordinamento delle opposizioni di sinistra: forze sociali e politiche, unite come oggi a partire dai territori”. Secondo Ferrero, invece, “proposte di costituenti politiche ci farebbero solo perdere tempo in discussioni”.

    Per il coordinatore nazionale di Sinistra democratica, Claudio Fava, invece, “Qui nasce una nuova proposta di sinistra: un nucleo per una nuova sinistra in Italia, democratica e di popolo”. Sd caldeggia la proposta della ‘costituente della sinistra’ e per questo distribuisce in piazza decine di migliaia di copie di un giornale-volantone con un appello all’unità della sinistra.

    “Siamo qui – aggiunge Fava – contro le politiche del Governo. In questo momento serve una opposizione che si faccia carico dei diritti delle persone, non una opposizione a capo chino”.

    E il segretario del Pdci: “In piazza ci sono, finalmente, mischiate le bandiere dei Comunisti italiani e di Rifondazione. Questo per dire basta con le orrende misure antipopolari del governo”, ha detto Diliberto, sottolineando: “Adesso ridateci la scuola pubblica, ridateci la scala mobile, tutti i diritti che sono stati sottratti dalle pensioni, ai salari, ai contratti a tempo indeterminato. Questa manifestazione è un segnale che dice al Paese: i Comunisti ci sono”.

    “Esattamente dieci anni dopo la scissione tra Bertinotti e Cossutta, che avvenne l’11 ottobre del 1998 – ricorda Diliberto – oggi noi possiamo mettere fine a quella stagione e mettere insieme il prima possibile i due partiti comunisti. Noi siamo già pronti. Non ha senso che in Italia ci siano due diversi partiti comunisti”.

    BERTINOTTI

    Anche l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, sfila con i manifestanti del corteo delle sinistre in via Cavour: “La manifestazione è importante – commenta – perché si ridà voce alla sinistra,dimostra che ci sei in questo deserto dei tempi”.
    “Ma noi – avverte Bertinotti – siamo solo testimoni e per essere protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c’è nella sinistra europea di fronte alla crisi finanziaria dei mercati che invece dovrebbe ridarle pienamente parola”.

    IL SALUTO DELLA TURCO

    A sorpresa, in via Cavour, spuntano due rappresentanti della sinistra del Pd, ai margini del corteo delle forze della sinistra radicale che sta sfilando per protestare contro il Governo Berlusconi. Livia Turco e Vincenzo Vita precisano di essere venuti “per un saluto cordiale, affettuoso, anche se ovviamente si tratta di una piattaforma diversa dalla nostra”. L’ex ministro della Salute, Turco, aggiunge: “E’ importante comunque che si partecipi contro questo Governo, per riaffermare alcuni valori”.

    LODO ALFANO

    Sono fisicamente divise, ma impegnate entrambe nell’avvio della raccolta firme sul referendum contro il lodo Alfano, le due piazze che oggi a Roma vedono la mobilitazione della Sinistra e di Italia dei Valori.
    “Libera manifestazione in libero Stato – commenta Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista – noi raccoglieremo qui le firme per il referendum , perchè questa è un’iniziativa in cui ci siamo noi e c’è Di Pietro, ma è soprattutto un referendum contro una legge vergogna”.

    Claudio Fava, rileva: «Sono due piazze diverse, ma che parlano allo stesso Paese». Sinistra Democratica, spiega, “promuove il referendum contro il lodo Alfano, perchè pensiamo che la democrazia vada vigilata con forme diverse: il corteo e la firma per il referendum fanno parte dello stesso bisogno di restituire al Paese diritti, doveri e regole”.

    Sulla stessa linea il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. E’ chiaro, dice, «che firmerò il referendum abrogativo del lodo Alfano. Con Di Pietro abbiamo diversi punti in comune, ma la nostra manifestazione aggiunge anche la centralità delle questioni economico-sociali».

  40. ROMA 11 OTTOBRE - 13 said

    http://www.rainews24.it

    11 ottobre 2008

    La Sinistra Arcobaleno in piazza “per un’altra Italia”

    La sinistra in piazza a Roma La sinistra antagonista torna in piazza E’ partito da piazza della Repubblica il corteo organizzato a Roma dai partiti della sinistra contro le politiche sociali del governo e di Confindustria. Ad aprire il corteo e’ un lungo striscione rosso con su scritto: “L’opposizione e’ nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia. Manifestazione nazionale 11 ottobre”. A tenerlo, tra gli altri, gli europarlamentari di Rifondazione, Vittorio Agnoletto e Roberto Musacchio, e la portavoce dei Verdi Grazia Francescato.

    Il segretario del Prc Paolo Ferrero: ”Io penso che oggi segni la fine del ritiro. Dopo mesi di congressi e di conflitti siamo qui per costruire un’opposizione di sinistra”. “Si ricomincia costruendo un’opposizione di sinistra a questo governo e a Confindustria”.

    La sinistra “torna a fare opposizione politica e sociale nel Paese, dice il segretario di Sinistra democratica, Claudio Fava, presente al corteo. “In piazza – spiega Fava – c’e’ la sinistra con le sue proposte, per non continuare nella tristezza seguita al risultato delle ultime politiche, ma per organizzarsi in modo unitario in una battaglia per i diritti e la democrazia nel Paese”.
    Fava non nasconde le diversita’ della sinistra che a suo avviso, pur essendo assieme in piazza, vede presenti “due progetti politici diversi: quello di chi vuole un progetto identitario, che riguarda la purezza dei comunisti, e chi come noi si batte per costruire una sinistra civile e sociale per costruire in Italia un partito di sinistra popolare,
    democratica e rigorosa”.

    I Verdi sono in piazza a Roma alla manifestazione nazionale della sinistra con le bandiere del ‘Sole che ride’ per dire “no a un Governo radioattivo”. Lo sottolinea la coordinatrice dei Verdi, Grazia Francescato, in prima fila nel corteo: “Vogliamo rilanciare le battaglie contro il nucleare, per l’energia rinnovabile e per la difesa dei ‘beni comuni’, come l’acqua. Ma siamo qui anche per difendere le basi della democrazia, che oggi sono in pericolo e per scuotere un po’ la coscienza di un Paese che appare ‘rimberlusconito'”.

    “Oggi possiamo annunciare una cosa: nella culla di questa manifestazione dell’11 di ottobre nasce l’associazione politico culturale ‘Per la Sinistra’ che cerca di aiutare la riflessione su come sia importante ricostruire un blocco sociale, un popolo con un vocabolario della sinistra in questo Paese”. Lo dice l’esponente di Rifondazione Comunista e governatore della Puglia Nichi Vendola in un’intervista a “radio Citta’ Futura”.

    Il percorso che seguira’ il corteo e’ Via Cavour, Colosseo, Circo Massimo fino all’arrivo alla Bocca della Verita’. Dal corteo partono numerosi slogan contro il governo.

  41. ROMA 11 OTTOBRE - 14 said

    http://www.agi.it

    IN CORTEO CONTRO GOVERNO E CONFINDUSTRIA
    SINISTRA, 250MILA IN PIAZZA A ROMA.

    Sono 250mila, secondo gli organizzatori, i partecipanti al corteo nazionale delle forze della sinistra italiana contro il governo Berlusconi e la Confindustria. E’ la prima valutazione offerta, mentre il corteo, che si dirige verso piazza della Bocca della Verita’, vede ancora la ‘coda’ a piazza Esedra, luogo di partenza della manifestazione. Decine di migliaia le bandiere rosse di Rifondazione, del Pdci, di Sinistra democratica e dei Verdi e mentre camion carichi di altoparlanti diffondono a tutto volume “Bandiera rossa” e canti partigiani e di lotta. “L’opposizione e’ nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia”, questo e’ lo striscione che apre il corteo. Nelle prime file i segretari di Rifondazione Paolo Ferrero, del Pdci Oliviero Diliberto, di Sinistra democratica Claudio Fava e dei Verdi Grazia Francescato. (AGI) – Roma, 11 ottobre

  42. nonviolento said

    Purtropo febbre etosse mi hammo fatto restare a casa, ma seguo in diretta cellure con mi amoglie e tramite il sito di SD. hanno iniziato igli interventi, dal palco hanno annunciato che i numeri ufficiali danno 300mila , ma oin un TG rai hanno detto 500mila. Buena suerte, la sinistra c’è.

  43. ROMA 11 OTTOBRE - 15 said

    http://www.agi.it

    BERTINOTTI, TESTIMONI DELLA CRISI E NON PROTAGONISTI.

    Il corteo di Roma e’ importante per ridare voce alla sinistra che ora e’ solo testimone, mentre per Fausto Bertinotti deve diventare protagonista. “La manifestazione e’ importante perche’ rida’ voce alla sinistra e dimostra che ci sei in questo deserto dei tempi”, ha sottolineato l’ex presidente della Camera, tra i partecipanti. “Noi”, ha pero’ ammonito, “siamo solo testimoni e per essere protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c’e’ nella sinistra europea di fronte a una crisi finanziaria che invece dovrebbe ridare voce alla sinistra”. (AGI) – Roma, 11 ottobre

  44. ROMA 11 OTTOBRE - 16 said

    http://www.agi.it

    FERRERO E DILIBERTO, IL PD NON FA OPPOSIZIONE.
    FRANCESCATO, VERDI DICONO NO AD UN GOVERNO RADIOATTIVO.

    Dall’affollato corteo di Roma della sinistra contro Berlusconi e la Confindustria, viene anche una critica precisa al Partito Democratico. “La manifestazione del 25 ottobre del Pd – dice il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero – ha degli elementi contro il governo, ma non dice nulla su Confindustria, che e’ la vera ispiratrice di Berlusconi”. Secondo Fererro “dalle grandi opere, al nucleare e alla riforma della contrattazione il Partito democratico e’ afasico. Per questo non avrebbe senso la nostra presenza alla manifestazione del 25 ottobre”. Secco Oliviero Diliberto, segretario del Pdci: “Il Pd non fa l’opposizione”. Meno severo e’ il leader di Sinistra Democratica, Claudio Fava, che pero’ ricorda: “Avevamo proposto a Veltroni di organizzare una manifestazione unitaria. Proprio io l’avevo fatto con una lettera aperta al segretario del Pd e a tutti i leader dell’opposizione in Italia. L’unica risposta negativa a questa lettera e’ venuta pero’ da Veltroni che ci ha detto: ‘il 25 ottobre non e’ una data disponibile, deve essere la giornata dell’orgoglio del Pd’. Prendiamo atto che la porta alla possibilita’ di un momento comune di tutta l’opposizione e’ stata chiusa da Veltroni e non da noi”.
    I Verdi sono in piazza a Roma alla manifestazione nazionale della sinistra con le bandiere del “Sole che ride” per dire “no a un governo radioattivo”. Lo sottolinea la coordinatrice dei Verdi, Grazia Francescato, in prima fila nel corteo: “Vogliamo rilanciare le battaglie contro il nucleare, per l’energia rinnovabile e per la difesa dei ‘beni comuni’, come l’acqua. Ma siamo qui anche per difendere le basi della democrazia, che oggi sono in pericolo e per scuotere un po’ la coscienza di un Paese che appare ‘rimberlusconito'”. (AGI) – Roma, 11 ottobre

  45. ROMA 11 OTTOBRE - 17 said

    http;//www.dire.it

    La sinistra in piazza contro il governo: “E’ ora di tornare uniti”

    ROMA – “Le divisioni nella sinistra ci sono state. Ora quella fase e’ terminata e oggi si ricomincia con il Prc in piazza per difendere i diritti dei lavoratori. Quello di oggi e’ il punto di svolta”. Paolo Ferrero, segretario del Prc, a Roma, in una piazza della Repubblica gremita di gente e di bandiere rosse di militanti di Rifondazione, del Pdci e della Sinistra democratica, ricompone le divisioni a sinistra. Ma, prosegue Ferrero, “e’ chiaro che siamo qui per manifestare contro il governo e una crisi che sara’ pagata dalla povera gente e dai lavoratori. I provvedimenti del governo servono soltanto a salvare banche e banchieri. Il problema non e’ la Borsa di Milano, ma la borsa della spesa. Ed e’ per questo che siamo qui”. Secondo Ferrero, invece, per combattere la crisi finanziaria “occorre abbattere le tasse per i lavoratori, abbattere i mutui sulla prima casa”. Inoltre, “bisogna garantire i conti correnti e in ultima istanza si nazionalizzano le banche, non si danno a loro i soldi”.

    PDCI – “Era l’11 ottobre del 1998, esattamente dieci anni fa, quando ci fu la scissione del Prc. Oggi possiamo mettere fine a quella stagione e unire i due partiti comunisti. Non ha senso avere in Italia due partiti comunisti. Noi siamo pronti”. Così il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, anche lui in piazza della Repubblica, dove si svolge la manifestazione di Pdci, Prc, Sd, Verdi e movimenti di lotta contro il governo Berlusconi.

    SINISTRA DEMOCRATICA – “Siamo qui perche’ occorre tornare a fare opposizione politica e sociale nel Paese. E questo non con carezze, ma con il rigore della propria battaglia”. Anche Claudio Fava, coordinatore della Sinistra democratica, delinea i contorni di una sinistra tornata solo di lotta. Spiega che “la sinistra non vuole piu’ contemplare le macerie del voto di aprile e dentro questa giornata ci sono i segni di una nuova forza politica della sinistra”.

    Una sinistra che per il coordinatore della Sinistra democratica “torna insieme perche’ fare opposizione e’ necessario”. Anche se poi sottolinea alcune diversita’, perche’, dice, “c’e’ chi vuole l’unita’ dei comunisti e chi come noi vuole costruire un nuovo partito della sinistra, di massa e capace di parlare alla gente”.

    11 ottobre 2008

  46. ROMA 11 OTTOBRE - 18 said

    http://www.repubblica.it

    Roma, 17:03

    SINISTRA: CONCLUSO CORTEO ROMA, SIAMO 300 MILA

    E’ giunto in piazza della Bocca della Verita’ a Roma il corteo dell’opposizione di sinistra contro il Governo Berlusconi e la Confindustria. Il lungo serpentone di bandiere rosse ha sfilato per il centro della Capitale con partenza piazza Esedra. “Siamo 300mila”, hanno annunciato gli organizzatori dal palco, mentre secondo indiscrezioni le Forze dell’ordine fornirebbero un dato di presenze intorno alle 100mila. Sul palco, mentre risuonano le note di ‘Bandiera rossa’ e di canzoni partigiane, sono presenti i leader delle formazioni che hanno dato vita alla manifestazione: il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero; quello del Pdci, Oliviero Diliberto e i leader dei Verdi, Grazia Francescato, e di Sinistra democratica, Claudio Fava.

    (11 ottobre 2008)

  47. ROMA 11 OTTOBRE - 19 said

    Dal quotidiano L’UNITA’.
    http://www.unita.it

    Una manifestazione «ottima e abbondante».
    La Sinistra torna alla carica

    t.f.

    «Ottima e abbondante». E a motivare la soddisfazione ci sono i numeri, 300 mila manifestanti, secondo gli organizzatori; c’è la partecipazione unitaria della sinistra; c’è il clima propositivo nel ricominciare una battaglia politica insieme, superando frizioni e separatismi. Alla testa del corteo Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, sorride e a chi lo chiama e gli chiede commenti risponde con tranquillità e compiacimento: «È finita la ritirata, dopo mesi di conflitti e congressi. Qui c’è l’opposizione di sinistra al governo Berlusconi».

    Tra le bandiere rosse e quelle verdi con il ‘Sole che ride’, tra le bandiere della pace e gli striscioni che fanno il verso alle politiche devastanti del governo Berlusconi, ci sono militanti e simpatizzanti arrivati a Roma da tutta Italia. Cantano, ballano, marciano per dire che «sono contro la distruzione della scuola pubblica, contro un modello di lavoro che inneggia al precariato, contro la politica fatta a misura e a piacimento del premier». E sono a favore invece di un’opposizione di sinistra radicale e soprattutto unita.

    Questa l’aspettativa più forte, di cui i dirigenti e i leader che sfilano in corteo, sono consapevoli. Perciò proprio Ferrero avanza una proposta, dopo mesi di rotture all’interno del suo partito: «Vorrei lanciare qui il coordinamento di tutte le opposizioni della sinistra, delle forze sociali e politiche. Inutile parlare di costituente, questa è l’unica proposta unitaria percorribile».

    A questa proposta arriva indirettamente la replica di Nichi Vendola, anche lui tra i manifestanti: «Bisogna oltrepassare il senso di frustrazione individuale». Ma sull’ipotesi della costitutente della sinistra esprime perplessità e preferisce evitare risposte: «Non rispondo a polemiche intestine, quando qui c’è una domanda sociale. A me non pare corretto». Il leader dell’area di minoranza bertinottiana di Rifondazione ricollega il senso del corteo anche a quello che sta accadendo sui mercati finanziari: «Dobbiamo essere qui – spiega – per raccontare la verità: è in atto una crisi mondiale e qual è la risposta della politica? Per noi è dare sostegno ai redditi, alle famiglie, ai pensionati e ai giovani. Deve essere la nostra ambizione perchè questa è la sinistra». Poi aggiunge: «Nella culla di questa manifestazione nasce l’associazione politico culturale ‘Per la Sinistrà che cerca di aiutare la riflessione su come sia importante ricostruire un blocco sociale, un popolo con un vocabolario della sinistra in questo Paese».

    A surrogare la visione di Vendola è l’ex segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano,«Quello che mi pare importante è che oggi la sinistra si è rimessa in moto avanzando una critica al governo Berlusconi mentre il Pd finora non ha fatto né opposizione sociale né politica». Lo afferma partecipando al corteo delle sinistre in corso a Roma. L’ex leader di Rifondazione ribadisce quindi l’importanza della nascita di un’associazione per la sinistra che ha l’obiettivo di ricostruire una opposizione e contemporaneamente l’unità della sinistra.

    Mentre per l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, «la manifestazione è importante perché si ridà voce alla sinistra, dimostra che ci sei in questo deserto dei tempi. Ma noi – avverte Bertinotti – siamo solo testimoni e per essere protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c’è nella sinistra europea di fronte alla crisi finanziaria dei mercati che invece dovrebbe ridarle pienamente parola».

    Un vuoto da colmare «assolutamente» anche per l’esponente dei Verdi Paolo Cento che si augura di «arrivare a un percorso comune e condiviso quanto prima». È quello che «chiedono i nostri elettori» e che serve per contrastare il governo della destra.

    Intanto i manifestanti fanno la loro parte. E attaccano i provvedimenti della maggioranza, in particolare quelli previsti dal decreto Gelmini sulla scuola: «Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini», si legge su un lungo striscione esposto da alcuni ragazzi al centro del corteo, «Riprendiamoci il diritto allo studio», «Proteggiamo gli scolari dai razzisti e dai somari», «Gelmini ciuca peggio di Bossi», recitano altri . Ma ad essere presi di mira non sono solo le politiche del governo sull’istruzione, ma anche la «precarietà, i salari e le pensioni». Tante le delegazioni di Rifondazione comunista accorse da tutta Italia, da Firenze a Pescara, da Milano a Como.

    Al corteo presenti anche il coordinatore di Sinistra democratica Claudio Fava, e tantissimmi militanti, il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, e la portavoce nazionale dei Verdi, Grazia Francescato. Mentre a portare il loro «saluto» al corteo arrivano Vincenzo Vita e Livia Turco esponenti dell’associazione ‘A sinistra del Pd’. «Le manifestazioni sono diverse – spiega Vita – ma c’è un’unica opposizione contro questo governo. Siamo qui a portare il nostro saluto anche se non aderiamo perchè la piattaforma è diversa».
    «L’importante è che si partecipi – spiega Turco – perché bisogna protestare contro questo governo e riaffermare alcuni valori». Uno su tutti «la democrazia» commenta un manifestante, passando con la bandiera arcobaleno sulle spalle.

    Pubblicato il: 11.10.08
    Modificato il: 11.10.08 alle ore 18.08

  48. ROMA 11 OTTOBRE - 20 said

    Sempre quotidiano L’UNITA’.
    http://www.unità.it

    La sinistra torna in piazza Duecentomila in corteo a Roma

    Idv:5mila firme contro il Lodo Alfano

    Tullia Fabiani, Marco Fiorletta, Alessia Grossi

    «L’opposizione è nelle nostre mani», recita lo slogan della manifestazione promossa a Roma dalla sinistra contro le politiche sociali del governo.

    E le mani sono centinaia di migliaia – oltre 300 mila – secondo gli organizzatori. Militanti di Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani protestano contro i provvedimenti del governo, «la distruzione della scuola pubblica», «le leggi ad personam del premier». La prova che «si deve ripartire uniti».

    I comunisti ci sono e vogliono fare opposizione radicale. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione – lancia la proposta di un «coordinamento di tutte le opposizioni». Ma distingue le sinistre dal Pd e dall’Idv.

    Intanto proprio l’Italia dei Valori a piazza Navona raccoglie le firme per il referendum dell’abrogazione del lodo Alfano. Tra i partecipanti Dario Fo e Franca Rame. Secondo gli organizzatori più di 5 mila firme sono state già raccolte nei 12 gazebo allestiti in piazza.

    Dalla manifestazione della sinistra arrivano proteste e richieste precise: respingere l’attacco alla scuola pubblica, riprendere un’azione per la pace e il disarmo, ottenere il valore della laicità dello Stato e contrastare ogni limitazione delle libertà democratiche e civili. Sono alcuni punti dell’appello lanciato dal palco allestito in piazza Bocca della Verità, luogo di arrivo del corteo.

    La piazza è già stracolma di gente e bandiere rosse. «Di fronte alle politiche aggressive del governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria – ha detto dal palco un esponente del movimento per la sinistra – ci proponiamo di contribuire alla costruzione di una opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi»: pace e disarmo, «difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal carovita», contrasto «all’attacco contro la scuola pubblica», laicità, sostegno alle vertenze territoriali.

    Dal palco sono intervenuti numerosi esponenti della società civile tra cui, una precaria che è voluta restare anonima, la dirigente della scuola Iqbal, Simonetta Salacone che ha guidato la protesta delle scuole elementari di Roma contro la riforma Gelmini e Jean Bilongo, della comunità senegalese che ha parlato dei «diritti lesi dei migranti».

    Pubblicato il: 11.10.08
    Modificato il: 11.10.08 alle ore 18.33

  49. RIZZO CI MANDA VIA DAL PRC said

    http://www.agi.it

    A margine ( molto a margine ) di questa splendida giornata per LA SINISTRA va segnalata alla metà ( almeno ) degli iscritti del PRC che Marco Rizzo ci caccerà dal Partito.
    Cominciamo a fare le valigie.
    Stanno arrivando i farcemartellati con i baffi.

    SINISTRA: RIZZO(PDCI), FUORI BERTINOTTI, VENDOLA E MIGLIORE DAL PRC

    (ASCA) – Roma, 11 ott – ”Ma chi e’ questo Vendola per dettare condizioni? Lui che e’ politicamente suddito di D’Alema e del PD. Se ci deve essere proprio una condizione per fare l’unita’ e’ che gli anticomunisti come lui, Migliore e Bertinotti se ne vadano da Rifondazione, altrimenti non saremo mai alternativi al PD e ai padroni”.

    E’ quanto ha affermato Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci.

  50. RIZZO CI MANDA VIA DAL PRC said

    Agenzia AGI

    A margine ( molto a margine ) di questa splendida giornata per LA SINISTRA va segnalata alla metà ( almeno ) degli iscritti del PRC che Marco Rizzo ci caccerà dal Partito.
    Cominciamo a fare le valigie.
    Stanno arrivando i farcemartellati con i baffi.

    SINISTRA: RIZZO(PDCI), FUORI BERTINOTTI, VENDOLA E MIGLIORE DAL PRC

    (ASCA) – Roma, 11 ott – ”Ma chi e’ questo Vendola per dettare condizioni? Lui che e’ politicamente suddito di D’Alema e del PD. Se ci deve essere proprio una condizione per fare l’unita’ e’ che gli anticomunisti come lui, Migliore e Bertinotti se ne vadano da Rifondazione, altrimenti non saremo mai alternativi al PD e ai padroni”.

    E’ quanto ha affermato Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci.

  51. Roberto Brontolo said

    …sarà una risata che li seppellirà

  52. UN RISOTTO LO SEPPELLIRA'. said

    Come dicevano gli indiani metropolitani nel ’77 forse anche un solo ” risotto lo seppellirà “.
    Ne approfitto per cercare di chiarire un mio dubbio amletico: Rizzo è un FALCEMARTELLATO o un FALCEMARTELLUTO ?
    Comunque viene lui di persona in sezione a cacciarci via ?
    Oppure….

  53. Reed said

    In effetti devo ammettere il mio totale disgusto – anche dai commenti che sento scrivere su questo blog – per questa area “rifondazione per la sinistra” che davvero tira fuori il piu’ bieco repertorio socialdemocratico e anticomunista, Nemmeno “L’Umanita’” l’organo del vecchio PSDI era cosi anticomunista.
    La totale mancanza di rispetto per i comunisti, la totale mancanza di un ragionamento politico che sia uno da parte di questi frequentatori del blog “rifondazione per la sinistra” e’ davvero disarmante.

    Se il comunista Rizzo ha fatto questa dichiarazione direi che ha detto solo che la sacrosanta verita’.
    Mi fa piacere SE (e dico SE) i comunisti italiani dopo 10 anni di governismo come ruota di scorta dei moderati hanno finalmente (meglio tardi che mai?) deciso di tornare ad essere alternativi ai moderati. Tornare ad essere opposizione di sinistra contro tutti i possibili governi dei padroni.
    Sara’ vero? Speriamo!
    Intanto i sondaggi confermano che una eventuale lista comunista PRC/PdCI avrebbe il 4 o 5 per cento dei voti.
    Certo resta il problema di “rifondazione per la sinistra” cioe’ dei socialdemocratici bertinottian-vendoliani.
    Se loro vanno via – e nessuno li trattiene – allora questo 4 o 5 non c’e’ piu’ e viene diviso tra le varie liste di sinistra, da quelle comuniste a quelle socialdemocratiche opportuniste.

  54. Reed said

    Marco Rizzo (Torino, 12 ottobre 1959) è un politico italiano.

    Laureato in scienze politiche nel 1985, giornalista pubblicista, diviene docente presso il Centro Orientamento Scolastico professionale di Torino (1985-1994) e componente della Direzione Provinciale del Partito Comunista Italiano di Torino (1986-1991); è stato consigliere provinciale di Torino (1991-1995). Per un anno (1994-1995) è stato il segretario dei Giovani Comunisti.

    È tra i fondatori di Rifondazione Comunista e coordinatore della segreteria nazionale del PRC (1995-1998) e tra gli scissionisti del 1998 che vogliono continuare ad appoggiare i governi dell’Ulivo: così è tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani e coordinatore della segreteria nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (1998-2004).

    Deputato alla Camera (1994-2004) e presidente del gruppo parlamentare del Partito dei Comunisti Italiani (2001-2004).

    Attualmente è deputato del Parlamento europeo, eletto nel 2004 per la lista del PdCI.

    …………………………………………………………..

    Le giravolte dei comunisti italiani dal 1998 al 2008

    Nel 1998 purtroppo Rifondazione Comunista sosteneva il governo moderato di Prodi (orrore ed errore!). Finalmente il comunista per modo di dire Bertinotti toglie la fiducia allo schifoso ed antipopolare governo Prodi 1 ed alcuni deputati e senatori comunisti poltronisti escono da Rifondazione e danno vita al Partito dei comunisti italiani per fare sempre da ruota di scorta alla banda Ulivista senza nulla ottenere in cambio per i lavoratori e per i ceti deboli di questo paese se non la garanzia della loro poltrona.

    Oggi nel 2008 e dopo aver perso la loro tanto cara poltrona in parlamento ecco che i comunisti italiani mettono forse in soffitta la loro linea moderata e si riscoprono alternativi e radicali, contrari alla banda PD.
    Bene per carita’!
    Meglio tardi che mai!
    Ci sono stati tanti compagni comunisti che fin dal 1996 hanno detto dentro Rifondazione che era un GROSSO ERRORE per la sinistra andare a sorreggere i moderati di centro e/o partecipare alla maggioranza o al governo di Prodi o D’Alema o Amato e moderati vari perche’ questi signori nulla avrebbero fatto di positivo per il popolo e tutto avrebbero fatto per accontentare i padroni.
    Non per dire “ve l’avevamo detto” ma…VE L’AVEVAMO DETTO!!!!

    Oggi i comunisti italiani di Diliberto e Rizzo si riscoprono alternativi?
    Bene per carita’! Speriamo sia sempre cosi!

  55. Roberto Brontolo said

    Caro Reed….col crack hai davvero esagerato, ti è rimasto un solo neurone funzionante, quello che fa muovere a caso le dita sulla tastiera (per fare il “copia e incolla” basta ovviamente).
    Se ti disgusta così tanto questo blog CHE COSA CI STAI A FARE QUI? Solo per rompere le scatole o non hai nessuno con cui uscire o chiacchierare la sera? …prova a farti due chiacchiere col busto di stalin che tieni in camera…magari funziona per farti sentire meno solo.

  56. ROMA 11 OTTOBRE - 21 said

    http://notizie.alice.it

    Sinistre/ Il popolo rosso c’è ancora, successo per corteo a Roma
    Diliberto: “Orgoglio comunista”.Ferrero: ‘Pensiamo a opposizione ‘.

    Sinistre/ a migliaia in piazza a roma.

    Roma, 11 ott. (Apcom) – Il popolo rosso c’è ancora: un anno dopo il 20 ottobre 2007, quando scese in piazza l’ultima volta per tentare di ‘spostare a sinistra’ il governo Prodi, sei mesi dopo il risultato elettorale che ha cancellato tutti i partiti della Sinistra arcobaleno dal Parlamento, un lungo fiume di bandiere di Rifondazione, del Pdci, di Sinistra democratica ha riempito le strade di Roma. Per la Questura di Roma, i manifestanti (che pure hanno sfilato per oltre due ore) sarebbero stati solo ventimila. “Siamo trecentomila”, hanno proclamato, eccedendo all’opposto in ottimismo, gli organizzatori dal palco di piazza della Bocca della Verità. “La manifestazione è importante – commenta più realisticamente Fausto Bertinotti, che pure ha dovuto subire personalmente qualche contestazione lungo il corteo, dopo le sue recenti dichiarazioni sul comunismo parola ‘indicibile’ – perché si ridà voce alla sinistra, dimostra che ci sei in questo deserto dei tempi”.

    Qualche slogan contro Berlusconi, molti contro il ministro Gelmini (in piazza sfilano anche dei bambini), il corteo però vive soprattutto del fatto di esserci, e delle tante ‘Bella ciao’ e ‘Bandiera rossa’ cantate a squarciagola. Ma se la manifestazione è riuscita a riunificare e rendere nuovamente visibile il ‘popolo’ della sinistra diventata suo malgrado extraparlamentare, la sua lettura politica non rimargina le divisioni che ci sono fra le forze politiche e all’interno delle stesse. Per Oliviero Diliberto “è il giorno dell’orgoglio comunista”, e ciò che conta è vedere “le bandiere rosse tutte mischiate tra loro”. Claudio Fava, coordinatore di Sd, invece, vede nascere “una nuova forza politica della sinistra, un nucleo per una nuova sinistra in Italia, democratica e di popolo”. Sulla stessa linea l’ex segretario di Rifondazione Franco Giordano, oggi componente della minoranza interna guidata da NichiVendola, che invoca la ricostruzione, accanto al profilo dell’opposizione, “di una nuova soggettività politica unitaria”.

    Nel mare di bandiere rosse ci sono anche un po’ di Verdi: Paolo Cento gongola: “Chi diceva che la sinistra non c’era più è servito. Nel Paese c’è, e non verrà cancellata a colpi di sbarramenti elettorali”. La portavoce del Sole che ride Grazia Francescato non si pronuncia su leggi elettorali e alleanze, anche se non è un segreto che i rapporti dei Verdi con il Pd son migliorati negli ultimi tempi. “Siamo qui – dice – per fare ripartire le grandi battaglie ambientaliste legandole ai temi sociali ed economici”.

    Paolo Ferrero, attuale segretario del Prc, aveva scommesso molto su questa manifestazione, e rischiava altrettanto. Rilancia la sua idea di un “coordinamento dell’opposizione di sinistra, composto come oggi da partiti, associazioni, forze sociali”. Al Pd lancia un avvertimento: “Questo popolo merita di essere rappresentato, sulla riforma per le europee con sbarramento al 5% mi aspetto che faccia ostruzionismo, altrimenti vuol dire che la vuole”. A fine corteo osserva che “la manifestazione è riuscita al di là delle aspettative” e la interpreta come una “clamorosa conferma della linea del nostro congresso: se lavori dal basso, per ricostruire l’opposizione unisci, se discuti di partiti, di liste, di come unire la sinistra, dividi”. Insomma, “la Costituente di sinistra è una stronzata”. Vendola, che guida l’area di minoranza rimasta per ora nel partito, replica gelido: “Non rispondo a polemiche intestine”.

  57. ROMA 11 OTTOBRE - 22 said

    http://blog-panorama.it

    Sinistra e Di Pietro, due piazze per un solo bersaglio: il governo.

    Sabato 11 Ottobre 2008

    Che non abbiano molto in comune l’Idv di Antonio Di Pietro e la sinistra radicale extraparlamentare (il Prc di Ferrero, Sd di Fava, il Pdci di Diliberto e i Verdi della Francescato), si sa. Ma qualcosa (e qualcuno) che riesce ad accomunare le loro rivendicazioni c’è: in primis, i provvedimenti dell’esecutivo Belrusconi. In subordine, il principale esponente dello schieramento a lui opposto: Walter Veltroni, leader del Pd.

    Succede così anche a Roma, i cortei e i leader restano separati ma il bersaglio è uno solo, anzi due: il governo reale e il governo ombra. Preso di mira, il primo, tanto negli slogan, scanditi dai manifestanti e negli attacchi dal palco, quanto nella raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, promosso dall’Idv e nel desiderio di smantellare gli atti dell’esecutivo, dalla riforma Gelmini all’economia.
    Il tutto per rivendicare che l’opposizione dura e pura, contro quella “gentile, anzi ambigua” del Pd” che scenderà in piazza il 25 ottobre, sta qui per le strade di Roma.
    E infatti, vogliono gustarsi il sapore della rinascita, l’11 ottobre, quelli della sinistra radicale, che sfila da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. ‘’Oggi è la fine del ritiro’’, annuncia il segretario Prc Paolo Ferrero. Molto più baldanzoso appare Di Pietro che torna a piazza Navona con 12 gazebo per la raccolta delle firme e l’orgoglio della ‘’piazza che nessuno riesce a zittire’’.
    Tra slogan contro il ministro Gelmini e il premier Berlusconi, la canzone “Bella Ciao” cantata a squarciagola, la sinistra rimasta fuori dal Parlamento, attraversa la capitale dietro lo striscione ‘’L’opposizione è nelle nostre mani’’ e critica, per bocca dell’ex segretario Prc Franco Giordano ed il leader Pdci Oliviero Diliberto, ‘’Un Pd che non fa un’opposizione né sociale né politica’’. Parole poco accoglienti, proprio quando al corteo si affacciano per un saluto i due dirigenti Pd Livia Turco e Vincenzo Vita, convinti che tra oggi ed il 25 ottobre ci sono differenze ‘’ma c’è un’unica opposizione contro questo governo’’.

    Auspicio che è anche di Di Pietro che, scatenando la reazione della maggioranza, chiama ‘’alla resistenza subito quando c’è la dittatura alle porte’’ ed invita i colleghi democratici a ‘’svegliarsi per fare fronte comune contro il governo’’. Perché, dice l’ex pm ai giornalisti (mentre dal palco si fanno vedere Dario Fo e Franca Rame, Marco Travaglio, Peter Gomez, esponenti del Movimento antimafia Ammazzateci Tutti, del comitato Addio Pizzo): “Non vogliamo aspettare domani per fare l’opposizione”.
    E se nel Pd ci si è interrogati, per poi confermare il 25 ottobre, sull’opportunità di andare in piazza mentre impazza la crisi finanziaria, il dubbio non coglie per niente i manifestanti di questo sabato d’inizio autunno.

    Anzi per i leader della Sinistra, questa più che mai è l’occasione per mettere l’accento sull’assenza di misure sociali da parte del governo per mettere un freno all’impoverimento dei cittadini. Misure che mancano anche a livello europeo, come fa notare il redivivo Fausto Bertinotti: “Oggi è importante esserci”, ha detto “perché si ridà voce alla sinistra, dimostriamo di esserci in questo deserto dei tempi. Ma noi”, ha commentato l’ex presidente della Camera, ora semplice iscritto: “siamo solo testimoni e per essere protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c’è nella sinistra europea di fronte alla crisi finanziaria dei mercati che invece dovrebbe ridarle pienamente parola”.
    Anche Di Pietro attualizza in senso economico i suoi slogan, nonostante il tema giustizia e l’obiettivo di raccogliere ‘’500mila firme in due giorni’’ contro il Lodo Alfano, definito ‘’un’idea criminale’’, restino la priorità del suo intervento dal palco.

    Eppure, da tempo il leader Idv mostra un presenzialismo spiccato nelle vertenze di lavoro (come nel caso Alitalia), ha preso a commentare attivamente le problematiche sociali, e non manca mai di citare i “lavoratori” nei suoi discorsi parlamentari. Insomma, si è messo a giocare, nei confronti di Veltroni e del Pd, lo stesso ruolo da pungolo che Prc e Pdci giocavano nei confronti di Prodi e dell’Ulivo.
    A sinistra, invece, è guerra aperta per la conquista dell’elettorato più radicale. A Diliberto che rilancia “liste comuni con Rifondazione alle europee”, Rifondazione replica a due voci: con il segretario Ferrero che lo invita a pensare a “fare opposizione” perché “la sinistra ha discusso già troppo di come andare alle elezioni” e in questo modo “i voti non vengono”. E con Gennaro Migliore, a nome dell’area Vendola, che risponde secco: “esclusa ogni ipotesi di unità dei comunisti”. Mentre Fava della Sinistra Democratica propone “di fare una lista con chi ci sta”.
    Difficile dare numeri: la kermesse di piazza Navona si è snodata per l’intera giornata odierna, quindi la partecipazione non è misurabile. Il popolo di sinistra si è invece contato: 300mila, secondo gli organizzatori. Pochi, rispetto al milione visto sfilare per Roma il 20 ottobre di un anno fa, in una analoga ed effettivamente affollatissima manifestazione su welfare e pensioni. Un’altra epoca: allora c’era da premere sul governo Romano Prodi, oggi c’è da criticare l’opposizione di Veltroni.

  58. ROMA 11 OTTOBRE - 23 said

    http://www.inviatospeciale.com

    Toh, ritorna la sinistra

    12 Ottobre 2008, 08:00

    Un corteo orgoglioso e colorato: con la sinistra comunista esclusa dal Parlamento hanno sfilato elettori e militanti contrari alla politica del governo. “La ritirata è finita”. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, osserva compiaciuto il corteo che attraversa Roma e ripropone al grande pubblico le facce della “sinistra radicale”, esclusa dal Parlamento ma – evidentemente – non del tutto sconfitta nel Paese. Insieme a lui, sotto il sole dell’ottobrata capitolina, Oliviero Diliberto del Pdci, Grazia Francescato dei Verdi, Claudio Fava di Sinistra democratica, ma soprattutto decine e decine di migliaia di cittadini e militanti di sinistra incazzati ma gioiosi di ritrovarsi assieme.

    Sfilano tantissimi ragazzi, ballando a ritmo di rap e ska, invocando la “resistenza” e inveendo contro Berlusconi. Tra le bandiere rosse si fanno largo gli operatori sanitari napoletani accanto ai comitati che non vogliono l’Altavelocità. Ma ad un ministro in particolare saranno fischiate le orecchie per un intero pomeriggio: si tratta di Maria Stella Gelmini, autrice della riforma della scuola e vera protagonista della giornata. La attaccano i giovani del Pdci, che ritengono necessario “tagliare la Gelmini per ricucire la scuola”. La sfottono altri manifestanti, che indossano un’immaginetta pseudo-sacra con l’effige della signora accompagnata da un’eloquente didascalia: “Beata ignoranza”.

    E giusto per ribadire l’importanza del tema-scuola per gli organizzatori del corteo, dal palco di piazza Bocca della Verità prende la parola, tra gli altri, Simonetta Salacone, dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” di Roma e portavoce del Coordinamento “docenti-genitori” sorto nell’istituto a settembre, appena iniziato l’anno scolastico. Salacone non le manda dire: esprime “dissenso profondo” nei confronti “di una politica scolastica eversiva del dettato costituzionale e che, oltre ad operare tagli, sradica l’istituzione scuola, così come l’hanno pensata e voluta i padri della Costituzione”.

    Il decisionismo in voga a Palazzo Chigi suscita rabbia diffusa anche in altri settori: così forse si spiega la nutrita presenza di esponenti del mondo sindacale più tradizionale, ognuno dei quali mostra orgogliosamente un adesivo con scritto “Io Cgil”.

    Dunque, lo spaccato di umanità tradita dall’ampio successo elettorale del “Popolo delle libertà” e ancor più indispettita dalle misure varate dal governo sul terreno sociale, chiede ai suoi rappresentanti di rialzare la testa. Il cerino passa ora ai leader di una sinistra fino a ieri in grandissima difficoltà: a loro spetta l’arduo compito di costruire un’opposizione efficace, che sappia partire dai problemi reali vissuti dai cittadini per esigere risposte non evasive da Berlusconi e soci.

    Nel frattempo, il Partito democratico dovrà definire il suo profilo politico, per alcuni mesi oscillante tra desideri bipartisan e alzate di scudi. Persino la decisione di andare in piazza (il prossimo 25 ottobre) è stata messa per qualche giorno in discussione, per la paura di turbare gli equilibri del Paese dopo i fortissimi scossoni finanziari. Alla fine, Veltroni ha confermato la protesta, ricevendo la stizzita replica di Berlusconi: “Non tratto con chi scende in piazza”.

    Così persino i più tiepidi maestri del pensiero liberale si saranno rivoltati nella tomba.

    Libero Panunzio

    InviatoSpeciale © 2008 – InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall’Associazione
    Onlus The GlobalvillageVoice.

  59. ROMA 11 OTTOBRE - 24 prima pagina LIBERAZIONE said

    Prima pagina di LIBERAZIONE, con grande foto della manifestazione e la scritta:NOI SIAMO QUI’.

    Trecentomila persone trasformano l’11 ottobre nella giornata del rilancio della sinistra.
    Un corteo grandissimo e molto rosso, con diverse componenti ma unito da un’idea: ci siamo e da qui ricomincia l’opposizione

    Noi siamo qui

    Ieri per le vie di Roma i tanti no alle politiche di Berlusconi e di Confindustria.

    Piero Sansonetti

    Un bel sospiro di sollievo. E’ stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l’opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E’ finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all’attacco, si torna a far politica.
    Qual è l’urgenza, qual è l’obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E’ una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell’editoriale de il manifesto , e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta – o tutt’al più sorridente, ma priva di iniziativa – di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
    Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c’era. C’era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po’ imbarazzato, un po’ incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.
    Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l’anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l’anima fortemente «comunista». Però c’erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L’impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.

    12/10/2008

  60. ROMA 11 OTTOBRE - 25 LIBERAZIONE said

    Da LIBERAZIONE

    Tantissimi

    Checchino Antonini

    Tantissimi. Così tanti che alla Bocca della Verità non si entra e la folla straripa al Circo Massimo. Diranno dal palco, riorientato alla meglio per abbracciare quanti più manifestanti, che si è in trecentomila. La questura ne conterà meno di un decimo ma ha dieci decimi quando si tratta di bloccare chi si azzarda a lasciare la piazza con le bandiere srotolate. Ordini dall’alto, si giustificano con chi chiede chiarimenti. Ma sarà l’unica pecca di una giornata vissuta con orgoglio da decine di migliaia di persone – spuntate chissà da dove, vista la congiura del silenzio dei grandi media – che hanno dato vita a un corteo di bandiere – la maggior parte con la falce e il martello – di canzoni, di segnali di vita dalle lotte in corso. Chi scrive non crede all’eventuale lettura identitaria della manifestazione di ieri. Sarebbe parziale, incompleta, infruttuosa. E smentita subito dal colpo d’occhio sulla fila di centinaia di persone per firmare il referendum sul lodo Alfano, smentita dai ripetuti segmenti di corteo che restituivano la determinazione del popolo della scuola pubblica nel contrastare i tagli e i ritorni al passato della ministra Gelmini (gettonatissimo bersaglio di slogan e dazebao) o che incitavano la Cgil (il sindacalismo di base già lo ha proclamato per venerdì prossimo) allo sciopero generale contro l’attacco al contratto nazionale.
    Il palco, poi, chiarisce ogni dubbio: a prendere la parola saranno solo i movimenti reali, i territori, le vertenze. Parla Simonetta Salacone, dirigente della prima scuola romana occupata contro il maestro unico. Spiegherà Giancarlo Aresta, del manifesto , i cui redattori hanno sfilato imbavagliati, che ci si deve battere per il pane e il diritto di parola e che i «nostri giornali» sono necessari e meritano «affetto». Si ascolta Jean Bilongo, mediatore culturale camerunense a Castelvolturno, teatro della strage di migranti ad opera della camorra. Senza nome la precaria che dice di «quelli come noi», che – invisibili ma licenziabili – fanno marciare la macchina della funzione pubblica. C’è Nicoletta Dosio dalla Val Susa dove è piombata la notizia del prestito della Bce per le grandi opere: «La Tav serve solo a chi la costruisce ma devasta i territori. Si veda in Finanziaria quanto pesano gli interessi per le tratte già realizzate». E, da Vicenza, sei giorni dopo la straordinaria consultazione autogestita, Claudia Rancati ricorda che la battaglia No Dal Molin non è quella questione urbanistica che voleva far credere Prodi: «Riguarda tutti noi». Il palco parla anche di lotta al nucleare e di diritti civili. Le voci sono quelle di Gianni Mattioli e di Anita Sonego. Inevitabile il confronto col 20 ottobre scorso: il corteo non sfigura nell’album di famiglia delle famiglie “radicali”. «Ha funzionato la voglia di manifestare e la piattaforma inclusiva», commenta col cronista Anna Picciolini, fiorentina dell’associazione “Per una sinistra unita e plurale”, una delle promotrici dell’appello per l’11 ottobre. Scaturito dalle lotte e alle lotte destinato, come spiegherà Bianca Pomeranzi, prima firmataria di quell’appello. Se il 20 ottobre ebbe un limite, suggerisce Ciro Pesacane del Forum ambientalista, fu di non avere avuto un «21 ottobre».
    Non mancavano tracce dei vari cantieri della sinistra, retaggio dell’era arcobaleno, ma lo sbocco politico del corteo sembra risiedere nell’articolazione dell’opposizione al governo e alla confindustria. «Come dopo Genova 2001», dirà anche Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, al termine di una giornata iniziata distribuendo volantini e pane a un euro in un mercato di Trastevere. Anche stavolta, in tutta Roma, 1360 chili sono andati via in un attimo. A Casalbertone, prima periferia est, i militanti hanno trovato la gente già in fila. «Queste pratiche di mutualismo e condivisione sono costitutive della rifondazione», spiegava a Liberazione Ferrero. L’esperienza dei gruppi di acquisto popolare, su cui lavorano anche i circoli del Prc, si materializza nello spezzone di Action, quasi in coda al lungo fiume di bandiere col quale la sinistra “extraparlamentare” – Prc, Pdci, Sd, verdi e Pcl, in ordine di grandezza – ha riconquistato la scena politica marciando assieme a comitati di genitori e studenti; rappresentanze sindacali; partigiani dell’Anpi (che ospitavano Haidi Giuliani tra le loro fila); operatori sociosanitari napoletani, ricercatori universitari precarissimi, moltissimi i giovani comunisti e della Fgci, più altri protagonisti di momenti di solidarietà internazionale o di difesa del proprio territorio: gli avellinesi del Formicoso minacciati da una megadiscarica di 140 ettari a quota mille, i romani della Villetta per Cuba, i napoletani di Chiaiano che, per aggirare la militarizzazione che impedisce ai tecnici dei comitati di accedere alle cave, li hanno nominati assessori all’ambiente, i toscani di Ampugnano attivi contro l’ampliamento dell’aeroporto.
    Prossime fermate: gli scioperi del 17 e del 30, la manifestazione della Filcams del 15 novembre, due giorni dopo il “primo maggio” stuentesco del 17, il 6 dicembre in Val di Susa,

    12/10/2008

  61. ROMA 11 OTTOBRE - 26 LIBERAZIONE said

    Da LIBERAZIONE

    Roma, trecentomila le persone che ieri hanno manifestato contro il governo e Confindusria.

    domenica 12 ottobre 2008

    Frida Nacinovich

    Non ci credono, guardano la marea
    umana che li circonda e pensano di sognare.
    Ma non è un sogno. «Siamo tanti
    ». Lo dice la moglie al marito, il fidanzato
    alla fidanzata, l’amico all’amico.
    Tanti, tanti davvero, la conferma arriva
    da una fonte indipendente, il giovane
    cameriere indaffarato ai tavoli del bar
    all’angolo di via Cavour. Lui non ha un
    attimo di respiro, i clienti piovono come
    gocce d’acqua in un temporale estivo.
    Alle due del pomeriggio piazza della
    Repubblica è già piena, le donne e gli
    uomini della variegata sinistra italiana
    sono stati puntuali. Uno spettacolo colorato
    da migliaia di bandiere rosse,
    quasi tutte impreziosite da una falce e
    da un martello. Un simbolo, certo. Un
    simbolo di quelli forti, che fanno discutere,
    appassionare, anche litigare. Di
    quelli che però non passano mai di moda.
    Perché non passano di moda le disuguaglianze.
    Red pride, oggi non è lo
    spot del Campari. Credevano di essere
    morti perché non ci sono più i loro rappresentanti
    in Parlamento, ma la vita
    continua anche fuori dal Parlamento.
    Sarebbero da studiare i comportamenti
    dei singoli nel rapporto con la loro
    piccola, amata bandiera. C’è chi la esibisce
    come un segno distintivo, tifosi
    che non nascondono la loro fede. C’è
    chi la sventola orgogliosamente. C’è chi
    ci si avvolge come fosse una coperta di
    Linus. C’è chi non ce l’ha ma è contento
    che ce ne siano tante intorno a lui.
    Bandiere, bandiere di tutti i tipi: tascabili,
    classiche, extralarge. Bandiere, bandiere
    e simboli: Rifondazione comunista,
    Comunisti italiani, Cgil, Verdi, Sinistra
    democratica, anche tanti arcobaleni
    della pace che sono sempre un bel
    vedere.
    Rifondazione c’è. Il congresso di
    Chianciano è finito, non tutti sono andati
    in pace ma tutti sono venuti in
    piazza. E sono tanti, tantissimi. Arrivati
    a Roma da ogni parte d’Italia, in treno,
    in pullman, con le navi. Il partito
    non è liquido, per certo non lo è quello
    che sfila da piazza della Repubblica a
    Bocca della verità, percorrendo tutta via
    Cavour, costeggiando il Colosseo e il
    Circo Massimo. Una mini-maratona
    sotto un sole estivo. Contro il governo
    e Confindustria, dietro uno striscione
    rosso che dice: «L’opposizione è nelle
    nostre mani. Un’altra politica per un’altra
    Italia». Un’altra Italia, quella bandita
    dai telegiornali delle tv, che raccontano
    un’altra storia. Non si rendono conto
    di una città – e che città – invasa da un
    popolo e dalle sue bandiere rosse. Un
    fiume rosso unito, dove portati dalla
    corrente ci sono bambini felici che con
    i loro genitori contestano civilmente la
    “riforma” della scuola. Poi gli operai
    delle fabbriche che rischiano ogni settimana
    la cassa integrazione, i precari che
    non hanno nemmeno ammortizzatori
    sociali a cui aggrapparsi. I ragazzi e le ragazze
    che in mezzo a mille problemi
    continuano a studiare senza sapere cosa
    riserverà loro il futuro. Un popolo
    preoccupato, dolente, che però oggi
    canta e balla, spinto dall’orgoglio di esistere
    ancora. Ed è qui perché crede di
    poter cambiare le cose. Bandiera rossa,
    la trionferà.
    Accalcati in testa al corteo ci sono gli
    europarlamentari di Rifondazione, Vittorio
    Agnoletto e Roberto Musacchio,
    la portavoce dei Verdi Grazia Francescato
    e Paolo Ferrero. Il segretario del Prc è
    felice. «È finita la ritirata – dice – dopo
    mesi di conflitti e congressi. Qui c’è
    l’opposizione di sinistra al governo Berlusconi
    ». I camion musicali procedono
    a stento circondati da ragazzi e ragazze
    che ondeggiano a ritmo della musica.
    Ballano per dire che «sono contro la distruzione
    della scuola pubblica, contro
    un modello di lavoro che inneggia al
    precariato, contro la politica fatta a misura
    e a piacimento del premier». E sono
    a favore invece di un’opposizione di
    sinistra radicale e soprattutto unita.
    Unita e plurale. Arriva anche questa richiesta:
    forte, chiara, elementare. «Vorrei
    lanciare qui il coordinamento di tutte
    le opposizioni della sinistra – spiega
    Ferrero – delle forze sociali e politiche.
    Inutile parlare di costituente, questa è
    l’unica proposta unitaria percorribile».
    Nel mezzo del corteo c’è Nichi Vendola,
    il presidente regionale pugliese ufficializza
    la nascita dell’associazione per
    la sinistra. «Nella culla di questa manifestazione
    nasce l’associazione politico
    culturale “Per la sinistra” che cerca di
    aiutare la riflessione su come sia importante
    ricostruire un blocco sociale, un
    popolo con un vocabolario della sinistra
    ». Anche questa è Rifondazione, anche
    questa è la sinistra italiana, rappresentata
    ad esempio dai giornalisti del
    “Manifesto” imbavagliati per protestare
    contro la decisione del governo di trasformare
    un diritto in una concessione,
    un’elemosina. Il quotidiano comunista
    vuole vivere, la sinistra è ancora viva.
    Buon segno, per tutti. «Una grossa manifestazione
    – commenta soddisfatto
    Claudio Grassi – un primo segnale importante
    dopo la sconfitta del 13 e 14
    aprile. C’è una sinistra che vuole riorganizzarsi
    per dare vita ad una opposizione
    sociale e politica non soltanto al governo
    Berlusconi, ma anche alla Confindustria
    ». Alle sette di sera un bel pezzo
    di corteo è ancora fermo al punto di
    partenza. Si parlano tutti i dialetti del
    paese e anche quelli di chi in Italia è arrivato
    per lavorare e sfuggire alla miseria.
    Le tante associazioni che sfilano orgogliose
    – perché questa manifestazione
    l’hanno organizzata loro, non dimentichiamolo
    – raccontano dal palco dei
    troppi diritti calpestati in quello che
    una volta era il belpaese. Foto di gruppo,
    senza direttori d’orchestra. Bene così,
    una sinistra unita e plurale. Con i segretari
    dei quattro partiti extraparlamentari
    che si confondono insieme ai
    portavoce di associazioni, reti e movimenti.
    In fila prima di entrare nel tunnel
    della metropolitana, da un gruppo
    parte il coro “Avanti popolo”. Avanti.

    LE VOCI DEI LAVORATORI: ” LA CONFINDUSTRIA METTE IN PERICOLO I SALARI “.

    Fabio Sebastiani

    «Più che un Governo ombra serve
    una opposizione alla luce del sole».
    Giacinto Botti è uno dei leader storici
    del veccchio movimento dei
    consigli, quello che protestò prima
    contro la concertazione del ’93 e
    poi contro la prima riforma delle
    pensioni messa in cantiere da Berlusconi.
    Nelle sue parole c’è ancora lo
    smalto degli slogan corrosivi di allora.
    Sfila, con tanti altri sindacalisti,
    dietro lo striscione “Il mondo del lavoro
    contro le politiche del Governo,
    contro la precarietà e per i diritti”.
    Non sono tantissime le delegazioni
    di lavoratori presenti al corteo.
    Tra gli altri, i rappresentanti sindacali
    della Sammontana. «Nei luoghi di
    lavoro c’è smarrimento ma anche
    tanto fermento – dice uno di loro -.
    La cosa che più ci preoccupa è l’attacco
    ai salari e l’atteggiamento denigratorio
    nei confronti della Cgil».
    Quelli della Sammontana sono
    chiari. Al segretario generale della
    Cgil Guglielmo Epifani hanno addirittura
    spedito una lettera in cui gli
    chiedono di sciogliere i dubbi e di
    andarsene dalla trattaiva. «C’è un
    eccesso di tatticismo – sottolinea un
    dipendente della Funzione pubblica
    di Torino – che non fa certo bene alla
    Cgil perché prima o poi dovrà
    scegliere e nel mentre gli altri, ovvero
    Governo, Confindustria, Cisl e
    Uil non stanno certo a guardare. E’
    il momento di tornare a parlare con
    la gente nei luoghi di lavoro. Stupisce
    che i vertici della Cgil non applichino
    nemmeno quello che lo stesso
    segretario generale aveva detto all’ultima
    Conferenza di organizzazione
    ».
    Cinzia Colaprico è una rappresentante
    sindacale della Fiom presso lo
    stabilimento Zanussi di Forli. «Certo,
    il sindacato deve tornare in fabbrica,
    ma con regole diverse sulla
    rappresentanza. Servono delegati
    che tornino davvero a parlare con i
    loro colleghi. Solo così si può provare
    ad affronatre quel clima di incertezza
    e disorientamneto che c’è».
    In bella mostra lo striscione della
    Filcams del supermercato Panorama
    di Ostia. Contro l’accordo separato
    sono pronti a manifestare il 15 novembre.
    A fianco dei lavoratori “stabili” ci
    sono anche tanti precari. Come le
    operatrici sociali di Napoli, alle quali
    l’ammninsitrazione comunale
    non dà lo stipendio da sette mesi.
    «Tante promesse, anche da parte dell’assessore
    – dice una di loro – per
    poi ritrovarci a dover svolgere comunque
    il servizio, e gratuitamente
    ». Ci sono addirittura i disoccupati
    di Cava dei Tirreni, con uno striscione
    Cobas. Il mondo del sindacalismo
    di base scenderà in piazza sabato
    prossimo, ma loro hanno voluto
    comunque esserci «perché il fronte
    di lotta contro il governo Berlusconi
    deve essere unico e unitario».
    «Ricuciamo la scuola, tagliamo la
    Gelmini», si legge su un lungo striscione
    portato da studenti e insegnanti.
    «Nella scuola c’è molto fermento
    – sottolinea un professore che
    per essere a Roma ha passato una
    notte in treno – perché questa volta
    i tagli saranno drastici. Solo in Sicilia
    sono previsti mille posti in meno
    ». Ma ad essere presi di mira non
    sono solo le politiche del governo
    sull’istruzione, ma anche la «precarietà,
    i salari e le pensioni».
    I lavoratori della Vodafone non hanno
    uno striscione. Sono venuti al
    corteo perché hanno voglia di protestare
    e basta. Contro chi? «Contro
    l’azienda – risponde uno di loro, che
    viene da Bologna – che per far passare
    un accordo sfavorevole ai lavoratori
    ha convocato una assemblea
    plenaria minacciando, in caso di risultato
    negativo, di non concederci
    l’aumento in busta paga, e contro il
    sindacato (Slc-Cgil, ndr) che ha firmato
    quell’accordo e di fronte a
    questa grave violazione, però, non
    ha detto una parola».
    Unanimi le valutazioni positive sulla
    riuscita della manifestazione. «E’
    un segnale positivo – sottolinea il segretario
    nazionale della Fiom, e leader
    della “Rete 28 aprile” Giorgio
    Cremaschi – per le prossime lotte.
    Ora occorre guardare al di là degli
    schieramenti. Anche perché i lavoratori
    rischiano di pagare di più il crollo
    del capitalismo di quanto non abbiano
    pagato lo sfruttamento del capitalismo
    stesso». E il tavolo sul rinnovo
    dei modelli contrattuali?
    «Non bisogna sottostimare ciò che è
    accaduto tra Confindustria, Cisl e
    Uil. La risposta della Cgil, peraltro,
    è stata debole».
    Per Gianni Rinaldini, segretario generale
    della Fiom, si è trattato «di
    una manifestazione importante che
    è andata al di là delle aspettative».
    «Indica – aggiunge il leader della
    Fiom – che si può aprire una fase diversa
    e più incisiva contro le scelte
    di Berlusconi e della Confindustria
    ». Contro l’ipotesi di rinnovo
    dei modelli contrattuali la Fiom ha
    già chiamato i lavoratori alla mobilitazione.
    Il 31 ottobre ci sarà l’assemblea
    nazionale di cinquecento
    tra delegati e delegate.«Oggi – conclude
    Rinaldini – si apre una fase diversa
    dal punto di vista sociale. E
    non sarà breve. Come Fiom abbiamo
    previsto un percorso che passa
    attraverso il confronto con i lavoratori
    e le lavoratrici».

    domenica 12 ottobre 2008

  62. ROMA 11 OTTOBRE - 26 LIBERAZIONE said

    Da LIBERAZIONE

    FERRERO: ” SUBITO IL COORDINAMENTO DELLA SINISTRA “.

    Soddisfazione per la riuscita del corteo: ” La vera unità è quì “.

    Romina Velchi

    Alla fine torna utile il buon vecchio Mao: «I veri eroi sono le masse, mentre noi siamo spesso infantili e ridicoli». Il copyright della citazione è di Alfonso Gianni (esponente dell’area vendoliana del Prc), ma è il concetto che più spesso ricorreva ieri pomeriggio nel lungo e rossissimo corteo che ha sfilato per il centro della Capitale. Perché una partecipazione così massiccia, una risposta così grande all’appello a scendere in piazza «contro il governo e contro confindustria» in pochi se l’aspettavano. Tra questi Giorgio Cremaschi: «Questa giornata dimostra che c’è disponibilità a lottare da parte della gente. Il problema è nel quartier generale, dei partiti come dei sindacati».
    Forse è stato così fino a l’altro ieri. Ma da ieri qualcosa è cambiato. «Non possiamo ripetere l’errore del 20 ottobre – commenta Ciro Pesacane, presidente del Forum ambientalista e tra i promotori della manifestazione – Cioè l’errore di aver fatto scendere in piazza un milione di persone e poi non essere andati avanti». Un errore che, giurano i leader della sinistra, non sarà ripetuto. Non per caso il segretario del Prc Paolo Ferrero (spilletta NoTav al petto) propone di continuare con lo stesso metodo e lancia la proposta di «un coordinamento delle opposizioni di sinistra» (quindi senza Di Pietro «che non è di sinistra»), da subito, anche nei territori; questa, dice, «è la vera proposta unitaria, le costituenti politiche fanno solo perdere tempo». Una proposta che, per esempio, i Verdi discuteranno (assicura Grazia Francescato visibilmente soddisfatta della giornata contro questo «governo radioattivo») «nei prossimi coordinamenti»: in fondo, dice, «non è che l’inizio».
    Tutti d’accordo, infatti, nel dire che da «oggi» rinasce l’opposizione di sinistra, quella che «il Pd non fa» (per dirla con Franco Giordano); che «Torna Rifondazione comunista», come si legge su uno dei tanti striscioni; che dalla piazza, dalla base sale una domanda di unità della sinistra. Il problema è: quale sinistra. Ferrero non ha dubbi sul significato politico della giornata: «Questa piazza dimostra che qualcuno ha ragione e qualcuno ha torto. E dovrà farsene una ragione: che proposta unitaria è quella che spacca tutti i partiti? Stamattina, a vendere il pane, c’era anche Sinistra democratica…». «Ai compagni della minoranza dico che dalla manifestazione viene un’indicazione chiara – manda a dire Gianluigi Pegolo (segreteria del Prc) – E cioè che l’unità si fa valorizzando Rifondazione, non superandola in un altro partito e che nessuno, da ora, si può azzardare a dire che siamo isolazionisti o che ci vogliamo chiudere in un recinto». «La vera unità è qui», gli fa eco Claudio Grassi, che in testa al corteo e reggendo lo striscione di apertura non nasconde l’emozione: «Molto, molto più di quello che mi aspettavo, una grandissima partecipazione popolare. L’unità della sinistra e dei comunisti non si crea con le alchimie, con le sommatorie verticistiche. Rifondazione comunista oggi ritrova la sua capacità di mobilitazione e ritrova una unità con il proprio popolo, con la propria sfera sociale di riferimento».
    Già, i comunisti. Difficile negare che quella di ieri fosse una piazza «comunista». Oliviero Diliberto, che sfila dietro lo striscione del Pdci, e Leonardo Masella (mozione 3 al congresso di Chianciano), dicono la stessa cosa: «E’ bello vedere tutte queste bandiere rosse mescolate, quelle del Prc e quelle del Pdci». Anche se all’orizzonte resta intricato il nodo delle elezioni europee. Per Diliberto, che l’altro ieri è tornato a proporre una lista unita dei comunisti (ricevendo il secco no dei vendoliani) «i fatti sono più testardi delle opinioni». Come dire: Vendola non ha altra strada che scegliere tra Prc-Pdci o Pd. Il resto del Prc non chiude la porta: «La lotta è tanto più efficiace, quanto più i comunisti sono uniti», argomenta Masella; «Avevamo ragione: i comunisti non sono scomparsi, i comunisti servono e il processo di unificazione dei comunisti non può che partire dal basso» concorda Fosco Giannini (mozione 3). Marco Ferrando (Pcl), dal canto suo, apprezza «l’unità d’azione contro Berlusconi e le classi dirigenti», anche se da «qualificare».
    In ogni caso, il tipo di legge elettorale con cui si andrà a votare è dirimente per decidere quali liste o quali alleanze. Per questo Ferrero dà tempo al tempo: «Non si discuterà di alleanze elettorali fino a marzo». In ogni caso, poiché «questa gente ha diritto di essere rappresentata», «mi aspetto dal Pd che almeno faccia ostruzionismo, nulla di meno. Perché altrimenti vorrebbe dire che pure loro vogliono lo sbarramento del 5%». Non tutto è perduto, assicura comunque: «Abbiamo ancora una carta da giocare».
    Lontani nel corteo, dietro lo striscione «Per la sinistra», sfilano insieme Nichi Vendola, Franco Giordano («Pratichiamo quello che diciamo – spiega l’ex segretario del Prc – Ci mescoliamo per una battaglia unitaria, senza steccati»), Claudio Fava (coordinatore di Sd). Una distanza fisica e politica: «Nella comune sensibilità restano due gli orizzonti strategici – ammette Fava – Ed è un bene che questo emerga». C’è pure Achille Occhetto: «Bella manifestazione – dice – ma sarà meglio se la prossima volta sarà di una sola forza, di un nuovo partito con una sola simbologia». Appunto: proprio ieri, «nella culla di questa manifestazione – spiega Vendola – l’associazione politico culturale “Per la sinistra” che cerca di aiutare la riflessione su come ricostruire un blocco sociale di sinistra. Il processo costituente – insiste – parte, ma è difficile descrivere con formule politicistiche il cammino di una cosa che è appena in nuce».
    Non lo è per Alfonso Gianni: c’è una voglia di sinistra da raccogliere, dice in sostanza, ma non ci può essere solo un’unione di comunisti separati da chi non lo è. «Ci vuole – dice – una forza politica all’altezza dei problemi che abbiamo di fronte. Una manifestazione è una manifestazione, con pregi e limiti. Nostro compito è capire quel che sta sotto». Ma poi taglia corto: «Si possono fare letture molteplici. Intanto è un bene che il corteo sia riuscito».

    12/10/2008

  63. ROMA 11 OTTOBRE - 27 LIBERAZIONE said

    Da LIBERAZIONE

    ANCHE FAUSTO BERTINOTTI AL CORTEO.

    Un abbraccio caloroso: così l’incontro ieri in piazza di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, con Fausto Bertinotti, che lo è stato per anni prima del predecessore Franco Giordano

    Un abbraccio caloroso: così l’incontro ieri in piazza di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, con Fausto Bertinotti, che lo è stato per anni prima del predecessore Franco Giordano. C’era anche Bertinotti, infatti, a “segnare presenza” alla grande manifestazione dell’opposizione di sinistra ieri a Roma. Si è fermato, a lungo, insieme a Sandro Curzi, in largo Corrado Ricci. Come Ferrero, gli son andati incontro tante e tanti militanti, del Prc e non; come pure – fra i vari esponenti – il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini e il coordinatore di Sd, Claudio Fava, oltre a Nichi Vendola e altri di “rifondazione per la sinistra”. Nel frattempo, anche discussioni coi perplessi per la frase sul «comunismo parola oggi impronunciabile»; e una contestazione lanciata da un camion dello spezzone Prc di Roma.

    12/10/2008

  64. Reed said

    Siamo sempre al “che fare?” di Lenin (questi comunisti eh?)
    Quale programma per la sinistra? Qui e’ il punto vero al di la delle giravolte dei dirigenti di PRC e PdCI.
    Un programma, una piattaforma di rivendicazioni e’ cio’ che servirebbe alla sinistra.
    Rivendicazioni per chi? Per gli operai prima di tutto, questi operai che alcuni dicono che non esistono piu’ ma esistono eccome.
    Rivendicazioni dunque per gli operai, per i lavoratori dipendenti di livello medio basso, per gli studenti, per i precari, per i disoccupati, per la casa, per la sanita’, per l’istruzione, per l’assistenza e previdenza sociale, per i pensionati.
    A questo serve la sinistra in generale. Per lottare per i bisogni reali della gente comune.
    Ma una piattaforma di rivendicazioni per quanto senza dubbio giuste non e’ sufficiente.
    La sinistra deve – oltre ad avere un programma ed una piattaforma rivendicativa – tornare a parlare di trasformazione specie in una epoca come questa dove il libero mercato mostra tutti i suoi difetti di sempre, quando la classe capitalistica mostra il suo volto piu’ regressivo e tetro, quando il “re e’ nudo” per cosi dire.
    Iniziamo a dire che la trasformazione come la intende la sinistra non si fa con alleanze politico-elettorali con il Partito Democratico in quanto quest’ultimo e’ forza moderata
    che tutto vuole tranne che trasformazione, svolta politica a favore dei ceti popolari.
    Chi oggi anche dopo l’entusiasmo per aver rivisto la sinistra in piazza (io non dubitavo affatto che la gente di sinistra fosse scomparsa nel nulla all’improvviso) pensi che sia ancora giusto cercare contatti e/o alleanze con il PD a mio avviso davvero sbaglia in modo profondo.
    Non ci sara’ mai una rifondazione della sinistra se si pensa di tornare a fare la ruota di scorta del moderato PD.
    La sinistra deve essere autonoma, con la sua piattaforma di rivendicazioni sociali, forza politica di lotta, non di governo. Non di governo perche’
    non esistono le condizioni oggettive ne’ alleanze possibili o pensabili per tornare al governo di questo paese con i moderati del PD che per altro stanno all’opposizione.
    La sinistra deve essere la parte politica delle lotte sociali, degli operai, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, degli studenti.
    La sinistra deve avere un suo autonomo progetto e programma – condizione sine qua non – per ripartire e riprendere il cammino.
    Un programma di sinistra oggi non puo’ prescindere dall’ineludibile questione della critica a questa societa’ e questa economia del libero mercato. Finche’ questa societa’ e’ dominata dai capitalisti e dalla logica del libero mercato nessuna trasformazione e nessuna riforma (per quanto illusoria sia) potra’ mai dare alle masse popolari quella giustizia sociale di cui c’e’ il bisogno.
    Un programma di sinistra non puo’ che partire dalla radicale e totale opposizione dei lavoratori e dei ceti popolari alla classe capitalistica ed alle logiche del libero mercato.
    Un programma di sinistra non puo’ prescindere che dalla ripresa convinta della lotta di classe dei lavoratori contro il padronato.
    I padroni in questi 20 anni hanno praticato con evidenza la lotta di classe contro i lavoratori.
    I lavoratori negli ultimi 20 anni privi di una guida, di una sinistra di classe con gruppi dirigenti convinti e agguerriti hanno subirto le angherie dei padroni.
    Senza lotta di classe dei lavoratori contro i padroni non esiste nessuna possibile ripresa della sinistra.
    La sinistra deve guidare i lavoratori nella loro lotta di classe contro le ingiustizie di questa societa’.
    La sinistra deve essere autonoma dal centro moderato liberale o democristian-cattolico, parte politica dei padroni e del clero.
    La sinistra per tornare di nuovo grande deve ripartire da se stessa.

  65. ROMA 11 OTTOBRE - 28 said

    Il quotidiano IL MANIFESTO apre l’edizione di oggi domenica 12 ottobre con una foto a tutta pagina della manifestazione e un grande titolo: GLOBULI ROSSI.

    ——————————–

    Invece sempre dal quotidiano IL MANIFESTO di ieri sabato 11 ottobre proponiamo un editoriale di ROSSANA ROSSANDA:

    DOMANDE ALLE SINISTRE.

    Rossana Rossanda

    Non credo che una sinistra possa dirsi esistente se di fronte alla più grossa crisi del capitalismo dal 1929 non sa che cosa proporre. Questi erano i lumi che la cittadina sprovveduta chiedeva di avere dai leader delle sinistre e dell’opposizione e dagli amici economisti, ma non ne ha avuti. Stando così le cose, mi azzardo ad avanzare alcune osservazioni e proposte elementari che, se sono infondate, spero vengano vigorosamente contraddette. Prima osservazione. Perché le sinistre non si chiedono la ragione per cui non solo le destre thatcheriana e reaganiana ma anch’esse si sono e restano persuase che non c’è altra via economica da percorrere che non sia la privatizzazione (spesso liquidazione) di tutti i beni pubblici e di gran parte dei servizi, quelli di interesse sociale inclusi? E perché era giusto incitarli alla concorrenza dentro e fuori i confini nazionali ed europei? La destra ha detto che i privati li avrebbero gestiti meglio e che le tariffe si sarebbero abbassate, ma questo non è successo affatto e in nessun luogo. Seconda osservazione. Perché le sinistre hanno accettato, talvolta mollemente opponendosi, la detassazione delle imprese, delle successioni e delle grandi fortune, togliendo entrate allo stato, nella previsione che i capitali, rimpinguati, sarebbero stati investiti nella produzione? Non è stato affatto così, la produzione non è mai stata così bassa, fino all’orlo – per esempio in Francia – della recessione. Terza osservazione. Perché le sinistre, che fino a ieri rappresentano il lavoro dipendente, hanno accettato che per facilitare la crescita si dovessero abbassare, rispetto al passato, i salari mentre lo Stato doveva restringere nella spesa sociale quel tanto che c’era di salario indiretto (vedi, in Italia, finanziaria e protocollo sul welfare dell’anno scorso)? Con l’ovvia conseguenza di una caduta generale del potere di acquisto in tutti i ceti dipendenti? Stando così le cose non occorrono grandi discussioni filosofiche sulla crisi della politica. Quarta osservazione. Non so se dovunque, ma è certo che in Italia questa strada ha condotto non solo a una produzione bassa ma non puntata sull’innovazione di prodotto, bensì al basso costo del lavoro, in questo dando la testa al muro, o cercando le condizioni per delocalizzare, perché sia nell’Est del nostro continente sia fuori di esso i salari sono ancora più bassi che da noi. Quinta osservazione. Perché le sinistre e le loro stesse teste d’uovo non si sono accorte che i capitali, invece che in produzione se ne andavano sia in modo legale sia in modo fraudolento, nella speculazione finanziaria, dandosi a tali demenze che stanno sbaraccando l’intero sistema?
    Ultima osservazione. Perché le sinistre non sanno dire altro, a mezza bocca o con grandi sorrisi, che i buchi formati dalle banche, dalle assicurazioni e dagli hedge fund, mandati a picco per demenza dei loro dirigenti, vengano sanati col denaro pubblico, cioè quello dei contribuenti, senza chiedere nessuna proprietà pubblica effettiva in cambio? Suppongo la risposta: non si può reimmaginare un intervento pubblico perché si sa che lo stato gestisce malissimo. Già. Perché, il privato gestisce bene? Nell’epoca dei «trenta gloriosi», cioè della partecipazione pubblica e statale, nessuno di questi immensi guasti si è verificato. Dunque in nome di che cosa, che non sia il pregiudizio, non viene oggi riproposta una politica di intervento pubblico? Certo esso implica darsi non solo una linea economica ma un metodo di gestione pubblica pulito, fatto di diritti chiari invece che ottativi. Perché è vero che questo è mancato dando luogo a quelli che sono stati chiamati boiardi di stato e a clientelismi di vario tipo. Un intervento pubblico non sarebbe il socialismo, come qualche ignorantissimo afferma, ma darebbe luogo a una forma di contrattazione partecipata fra cittadini e istituzioni assai diversa dall’attuale riduzione della democrazia a fiera quinquennale del voto. Chi ci impedisce di metterci a ripensarlo? Nessuno. Chi lo propone? Nessuno. Salvo qualche isolato pensatore americano come Krugman con la riproposizione di un new deal. Chi dirige la musica in Italia è ancora Berlusconi, con la sua speranza che la «scarsa» modernizzazione delle banche italiane ci salvi dal terremoto. Con maggior ragione si può obiettare che una politica di intervento pubblico non si fa da soli, tantomeno in tempi di globalizzazione e dopo che lo stato nazionale si è consegnato mani e piedi alla Costituzione europea che, sotto il profilo politico, è flebile, come si è visto nel caso dei rom e, sotto quello economico, è superliberista. Da parte mia, obietto che lo spazio europeo può essere invece una carta da giocare, per la sua dimensione e la sua moneta unica; vi si potrebbero mettere in atto i processi macroeconomici che oggi un intervento pubblico comporterebbe. Che cosa impedisce che una sinistra possa e debba muoversi su questo terreno su scala continentale? Non penso che mancherebbero le resistenze, e potenti. Ma questo è il momento per aprire il conflitto con qualche possibilità di vincere. I lavoratori europei non sarebbero con noi, invece che darsi alla disperazione o consegnarsi alla Lega o al primo Haider che passa perché gli salvi protezionisticamente l’azienda? La verità è che si tratta di una scelta non «economica», ma «politica». Ecco quanto. Naturalmente sono pronta a riflettere su tutte le critiche demolitrici che mi si vorranno inviare.

    E sempre nella giornata di ieri IL MANIFESTO a proposito della manifestazione a Roma:

    La sinistra torna in pista E mette in gioco il futuro
    Oggi il corteo. Nel mirino Berlusconi e Confindustria

    Giacomo Sette

    Battere un colpo. Per dimostrare che esiste ancora una sinistra politica e sociale nel paese. Con la consapevolezza che la manifestazione d’oggi è solo l’inizio di un percorso. Più lungo e articolato.
    «Speriamo di cavarcela», scherza Massimo Torelli, dell’associazione fiorentina «Per la sinistra unita e plurale» e uno dei 220 firmatari dell’appello promotore del corteo che sfilerà per le vie del centro di Roma (partenza alle ore 14 a Piazza della Repubblica per concludersi a Bocca della Verità). «Per un’altra politica, per un’altra Italia. L’opposizione è nelle nostre mani» è lo striscione d’apertura. Sorretto, a giro, dai 220 firmatari dell’appello e dai quattro segretari di Prc, Pdci, Sd e Verdi. Partiti uniti in piazza, oggi. E che, salvo aperture dell’ultima ora di Walter Veltroni, non si divideranno nemmeno il 25, il giorno della manifestazione «democratica». «Quella sarà una piazza dell’orgoglio Pd, quindi non ci interessa», dicono.
    Il loro sforzo è tutto concentrato sul loro corteo. Per evitare un flop. Che sancirebbe il colpo mortale della sinistra politica. Sono previsti, fuori dal Lazio, gli arrivi di 410 pullman e 2 treni speciali, uno da Milano l’altro da Torino. Poi si spera nella mobilitazione romana. Si sparano le cifre: 40-50 mila pare un obiettivo possibile da raggiungere. Ma se i partiti stanno facendo lo sforzo organizzativo maggiore, ad aprire la manifestazione non saranno loro ma sacche di «resistenza» alle politiche di Berlusconi. La sinistra diffusa. Le realtà di «movimento»: spezzoni di scuola – composto da tutti i soggetti in agitazione in questi giorni (docenti, coordinamento genitori e studenti) -, immigrati (presente una delegazione di Castelvolturno), carovita (coi Gap, i Gruppi d’acquisto popolare) e comitati ambientalisti e territoriali.
    «L’opposizione deve rinascere dalla società civile», afferma Torelli che non risparmia un stoccatina ai partiti dell’ex-Arcobaleno: «La fase congressuale è stata caratterizzata dalla loro totale assenza nella politica». Quelli sembrano altri tempi, perché la voglia di rimboccarsi le maniche ora è tanta: «Bisogna ripartire dal sociale, è giusto che i partiti stiano in coda», fanno sapere Prc, Pdci, Verdi e Sd. Le politiche della destra spaventano. Ma non sarà una piazza semplicemente antiberlusconiana, in salsa girontondina. «Manifestiamo anche contro la Confindustria», a differenza del Pd.
    Intanto Pietro Ingrao dà la sua benedizione al corteo, presentandolo come il possibile inizio della «riscossa» dell’area anticapitalista: «È importante, anzi necessario ripetere il successo del 20 ottobre 2007». Proprio dalle forze che fecero la differenza quel giorno si spera di ripartire. Come il mondo del lavoro. La Cgil (rappresentata soprattutto da Fiom, Lavoro e Società e Rete 28 aprile) quel 20 ottobre portò molta gente in piazza. Gli organizzatori confidano di nuovo nel loro sforzo organizzativo. Anche perché i temi del carovita, della precarietà, delle pensioni e della difesa del contratto nazionale sono centrali nella piattaforma del corteo. Di sicuro comunque sfileranno uno spezzone dei lavoratori dell’Alitalia (Sdl) e uno capeggiato da Gianni Rinaldini (Fiom) e Nicola Nicolosi (Lavoro e Società). Si spera anche in una delegazione dei sindacati di base, pronti a rimangiarsi le accuse di «politicismo» sulla piazza di oggi dopo aver apprezzato l’adesione del Prc e Pdci al loro sciopero generale del 17 ottobre.
    Poi c’è il referendum contro il lodo Alfano. Tema, quello della giustizia, non inserito nell’appello promotore ma che comunque caratterizza la piazza. Banchetti per firmare sono allestiti alla partenza e all’arrivo del corteo e gestiti dai partiti. «La questione giustizia va oltre l’attacco a chi vuol difendere la casta», spiega l’ex Arcobaleno sottolineando le differenze con Antonio Di Pietro, oggi anche lui a manifestare (appunto contro il lodo Alfano) a Piazza Navona. Con Tonino è rapporto di amore e odio. Se infatti impersevera la guerra dei numeri (la sinistra spera d’essere almeno il doppio), dall’altra, soprattutto il Pdci, insiste nel rapportarsi con l’ex pm. Tanto che è possibile che Di Pietro venga a fare un «saluto» alla Bocca della Verità e che il segretario del Prc, Ferrero, contraccambi a Piazza Navona. Ma questi sono nodi secondari, oggi si gioca una partita più grossa: il destino della sinistra italiana.

  66. GAETANO ALESSI - Tanta, tantissima gente con la Sinistra a Roma said

    http://www.sinistra-democratica.it

    Tanta, tantissima gente con la sinistra a Roma

    “Ma sono così tanti gli extraparlamentari in Italia?”.
    Questa domanda, carpita ad un turista straniero, fotografa, meglio di ogni altro commento, la manifestazione della Sinistra che ha attraversato le vie di Roma.
    Un corteo multicolore di popolo creduto, da una parte (interessata) della società, annientato dal voto dell’Aprile scorso.
    Non è così.
    “Ci siamo” è il grido di uomini e donne venuti a proprie spese da tutta Italia.
    “Ci saremo” è lo slogan dei leader dei vari partiti di sinistra che erravano, tra uno striscione e l’altro, per riabbracciare quella base probabilmente immolata (questa l’accusa più ricorrente) al potere per il potere.
    La conta dei numeri è la parte più inutile di ogni cronaca, tra organizzatori e questura la guerra delle cifre è un arcano senza vincitore, ma la gente era tanta, tantissima.
    Molta di più di quella che il 20 ottobre scorso vide Prc e Pdci manifestare (come allora forze di Governo) contro il precariato.
    Tra slogan vecchi “Ora è sempre resistenza” o improbabili “ La scuola unita jamás será vencida” hanno sfilato studenti, insegnati precari, partigiani, assistenti socio sanitari, No TAV, Crac, No dal Molin, operai, tantissime donne con passeggino a seguito tanto da far esclamare ad un anziano portuale di Livorno: “Meno male che i bambini non li mangiamo più”.
    Poi i tanti dirigenti delle forze politiche organizzatrici, divisi in vari settori del corteo.
    L’orgoglio comunista avanti e le anime unitarie in mezzo al serpentone.
    “Io non ho paura” ha fatto scrivere Nichi Vendola (che ha sfilato a lungo dietro lo striscione per La Sinistra insieme ai dirigenti di Sinistra Democratica) in un adesivo onnipresente nel corteo.
    Dopo questa manifestazione tutta la sinistra ne avrà molta di meno.
    Il suo popolo ha battuto un colpo.
    Itaca ora, per dirla come Claudio Fava, è più vicina.

  67. Veltruconela said

    Aprite gli occhi. Rifondazione si chiama Comunista. Non servono altre persone con voglia di ritagliarsi il loro posto, la loro poltrona, in questa ottica, Vendola sta solo riproponendo un’ ennesima migrazione di iscritti di Rifondazione in un altro progetto che non ci appartiene. C’è già stato uno sgretolamento grazie agli accordi tra Veltroni e Berlusconi, seguire Vendola vuol dire continuare a sgretolare la sinistra, che è Rifondazione. Ieri in piazza c’erano migliaia e migliaia di bandiere di Rifondazione, e poche di altri. Ricominciamo dalla Sinistra, ricominciamo da Rifondazione. E basta a spaccare… il partito. Vigliacchi.

  68. SINISTRA UNITA said

    Siamo la metà del Partito della Rifondazione Comunista e ieri in piazza a Roma eravamo la stragrande maggioranza dei compagni e delle compagne presenti.
    Avanti con una SINISTRA UNITA, plurale, senza aggettivi, di massa.
    Rizzo, Diliberto, Ferrando ?
    Abbiamo già dato !

  69. SINISTRA UNITA said

    LA REPUBBLICA
    http://www.repubblica,it

    FIRME E CORTEI CONTRO LODO E GOVERNO.
    DI PIETRO: ” NO ALLA DITTATURA DEL BAGAGLINO “.

    Il corteo di Prc,Verdi, Sd, e Pdci: ” Siamo 300mila”.
    Ferrero (Prc): “oggi è la fine della ritirata “.
    il Guardiasigilli pronto a difendere anche in piazza ” la legge che porta il suo nome.

    Contro la legge che garantisce l’immunità alle 4 più alte carche dello stato l’Idv e Sinistra raccolgono in un giorno 250mila fime a Roma e in altre 655 città.

    di CLAUDIA FUSANI

    ROMA – Bisognerebbe guardarla dall’alto, oggi, Roma, con microfoni lunghi che arrivano giù, fino in fondo, in terra, tra i sanpietrini di piazza della Repubblica intorno alle 14 quando si riunisce il popolo della sinistra che riparte in marcia, insieme ma non unito. O in piazza Navona dove dalle 11 del mattino sotto sette gazebo con le bandiere dell’Italia dei valori i volontari raccolgono le firme contro il lodo Alfano.

    Bisognerebbe guardarla dall’alto, sempre con microfoni lunghi e potenti, per ascoltare tutte le voci e capire il significato di un giornata come questa, 11 ottobre, tra le forze di opposizione di questo paese. Parlamentari ed extraparlamentari.

    La fotografia dall’alto dice una cosa molto chiara: l’opposizione c’è, anche senza Pd; c’è la sinistra radicale, ed è numerosa e piena di voci anche se afona in Parlamento – e questo è qualcosa che fa anche venire un po’ di brividi – non sa ancora bene, però, dove andare e come aggregarsi. Trecentomila da tutta Italia (ventimila dirà la questura) si sono mossi in corteo con le bandiere rosse e i cori di “Bella Ciao” da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verità, una piazza troppo piccola per contenerli tutti. Oltre 30 mila persone hanno firmato per il referendum abrogativo del lodo Alfano in piazza Navona e 250 mila in tutta Italia in 665 piazze. Tanti, tantissimi, con una piattaforma condivisa: sì alla legalità; no alla “dittatura dolce, da Bagaglino” con cui in pochi mesi “Berlusconi e questa maggioranza stanno occupando il Parlamento e il luoghi della democrazia” (Di Pietro). Uniti, quindi, dall’antiberlusconismo. Ma divisi su quasi tutto il resto: dove andare. E soprattutto con chi.

    La sinistra antagonista. Con un tam tam quasi clandestino, oscurati dalle notizie della settimana sulla crisi finanziaria, della manifestazione organizzata oggi si sapeva poco o nulla. E pochi, alla vigilia, avrebbero scommesso sulla sua riuscita. E invece il popolo della sinistra ha risposto, numeroso, compatto, anche se preoccupato, teso. E’ stato un corteo per certi versi triste. “L’opposizione è nelle nostre mani, un’altra politica per un’altra Italia” recita lo slogan della manifestazione. Ma sembrano lontani i tempi delle gioiose fantasie di funamboli, artisti di strada e carri musicali che per anni hanno caratterizzato la sinistra in piazza. Oggi prevale la preoccupazione, la paura della povertà, la certezza di arrivare a mala pena a fine mese. La rabbia contro la riforma della scuola. Margherita ha 2 anni, il ciuccio in bocca, il babbo la porta in giro rigorosamente sul passeggino dove sono attaccati un sacco di cartelli che parlano per lei: “Mi spiace tanto per i grandi, non hanno più la sinistra”; “Ho due anni, io posso essere egoista”; “Che schifo di scuola mi fate fare”. Una ragazza ha realizzato un curioso collage con le facce di Berlusconi, Calderoli, Bossi, Gelmini e la scritta: “Proteggiamo gli scolari dai razzisti e dai somari”. Uno striscione in arrivo dalla Toscana recita: “Sì al dialogo? Ma vaffanc…”. Molte magliette, firmate Pdci, dicono: “Contro Berlusconi, legitittma difesa”.

    Fin qui il popolo in marcia, unito dalle bandiere rosse, dai pugni alzati e dai cori “Bella Ciao”. Molto meno uniti sono i leader politici di questo popolo. L’Arcobaleno non c’è più, bocciato dalle urne del 13 aprile. Loro, i leader di Pdci, Rifondazione, Verdi, ci sono sempre ma non è ancora chiaro cosa faranno. Restano distanti nei luoghi: Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione apre il corteo. Nichi Vendola, sconfitto per due voti dal congresso, è parecchie centinaia di metri più indietro con Franco Giordano, Gennaro Migliore, Elettra Deiana. “Da oggi la sinistra rimette la testa fuori, oggi segna la fine della ritirata, è il punto di svolta” dice Ferrero che in realtà ha un sacco di guai all’interno del partito e della stessa maggioranza che lo sostiene. A chi parla Ferrero? Diliberto, che alla fine non salirà apposta neppure sul palco perché L’Arcobaleno non esiste più, la mette così: “Dieci anni fa, era l’11 ottobre 1998, abbiamo fatto la scissione con Rifondazione. Oggi, dieci anni dopo, siamo pronti a unirci di nuovo”. La grande casa comunista sotto la falce e il martello, ci mette dentro anche Ferrando (Pcli) e Sinistra critica. La disegna da luglio, Diliberto. Ferrero, però, non ha ancora preso la penna in mano.

    Nichi Vendola tiene oggi a battesimo, “nella culla di questa manifestazione, l’associazione politica culturale “Per la sinistra”. Livia Turco e Vincenzo Vita, a sinistra nel Pd, lo salutano dal marcipiede di via Cavour, immagine che può dire tante cose: in fondo è al Pd che quella parte di Rifondazione deve guardare. Insieme a Claudio Fava e alla Sinistra democratica: c’entrano più poco o nulla loro con i comunisti. “Una parola indicibile” ha detto una settimana fa Bertinotti. Lo ha ripetuto oggi, marciando a braccetto di Sandro Curzi. “Ci siamo” dice l’ex presidente della Camera che indica quasi al corteo la sua nuova missione: “In questo deserto dei tempi l’importante è tornare protagonisti”.

    Di Pietro: “Resistere, resistere, resistere”. Due manifestazioni distinte ma unite. La sinistra antagonista raccoglie oltre tremila firme contro il lodo Alfano. Le persone vagano da una piazza all’altra, da una manifestazione all’altra, le sentono loro, entrambe. Il ministro Alfano, dalla Sicilia, promette, che “andrà anche lui in piazza a difendere una legge giusta”. Di Pietro, che in piazza Navona è il padrone di casa oltre che il protagonista, organizza un happening molto più soft rispetto a quella dell’8 luglio che portò al culmine la distanza con il Pd. Oggi è diverso: “Salutiamo tutte le piazze che oggi si sono riempite contro il lodo Alfano”. E al Pd l’ex pm tende entrambi le mani: “Il 25 ottobre saremo in piazza con il Pd, le manifestazioni si fanno contro il governo che non deve raccontarci balle. Noi stiamo con chi si oppone a questo esecutivo che costringe i cittadini a essere sudditi”. Dalla piazza salgono applusi, applausi e applausi. E lui, citando Borrelli, il suo procuratore ai tempi di Mani Pulite, insiste: “Noi dobbiamo tutti insieme resistere, resistere, resistere. Almeno provarci a non farci fregare. A fare fronte comune contro la dittatura del Bagaglino”. Qua e là nella piazza c’è molto Pd. Con Gawronski, membro dell’assemblea costituente, Di Pietro va a firmare per il referendum. “Questa volta non mi faccio fregare da Berlusconi che è un furbacchione, questa volta non riuscirà a dividere l’opposizione”. Che tornando a guardarla, sempre dall’alto, alla fine di questa giornata, sembra vastissima. Pur mancando il grosso del Pd.

  70. E c'è anche Sinistra Critica. said

    E per completare questa lunga rassegna stampa sulla manifestazione di ieri a Roma riportiamo anche il punto di vista di SINISTRA CRITICA che ieri in piazza non c’era.
    La sottopongo in particolare all’attenzione e ad una ulteriore riflessione di alcuni amici e compagni che, anche dalle mie parti, aderiscono o sono vicini alle posizioni di questo movimento.
    Leggendola la mia prima reazione è stata: ormai questi non riescono più a trovare nemmeno le parole appropriate per differenziarsi da tutti gli altri.
    Siamo ormai alla scissione dell’atomo !

    L’Arcobaleno torna in piazza ma l’opposizione è tutta da costruire. Verso il 17 ottobre
    (s.c.)

    I partiti dell’ex Arcobaleno hanno superato il test dell’esistenza in vita. Gli organizzatori dicono di essere stati in 300mila al corteo dell’11 ottobre a Roma, la Questura dice 20mila, insomma qualche decina di migliaia di persone in piazza, tanto da far dire ai vari segretari che non si aspettavano una tale partecipazione. Per quanto Sinistra Critica avesse deciso di non aderire alla manifestazione – siamo stati presenti in piazza a raccogliere le firme sulla Legge popolare per 1300 euro al mese – non siamo così settari da non salutare positivamente la presenza di una forza che vuole contrastare, da sinistra, Berlusconi e Confindustria. Resta il problema, però, di capire quale sinistra sia realmente scesa in piazza e che tipo di contrasto, cioè di opposizione, questa sinistra è realmente in grado di costruire.
    Le versioni ascoltate dai vari leader di partito, o di sottopartito – ognuno, ormai, ha una sua consistente minoranza interna che pensa l’opposto della propria maggioranza – non danno una risposta esauriente alla natura del progetto politico che fuoriesce dall’11 ottobre: chi parla di “costituente comunista”, in forma più o meno nostalgica; chi di “costituente della sinistra”, chi, come Ferrero, cerca un faticoso equilibrio avanzando l’idea di un “Coordinamento delle sinistre”. Insomma, una babele.
    A unire tutti, però, è la natura e la collocazione immaginate dai vari protagonisti, non dissimili da quella che è stata la Sinistra-Arcobaleno (di fatto, quel “coordinamento delle sinistre” oggi avanzato da Ferrero). Insomma, la manifestazione di ieri non avanza la proposta di una nuova Sinistra Anticapitalista che sfidi il sistema in crisi e rilanci una fase nuova – si pensi al coraggio e al successo che sta avendo in Francia la proposta del Nuovo Partito Anticapitalista lanciata dalla Lcr in procinto di…sciogliersi – ma non fa che riproporre il già visto: una forza di sinistra, o un coordinamento, a sinistra del Pd, che però non rompe con quest’ultimo e che mentre oggi prova a ricostruire forza e compattezza dall’opposizione immagina poi di spenderle in una prospettiva di centrosinistra (anche per questo risultano ancora più incomprensibili le lezioni di anticapitalismo che quotidianamente ci fa il Pcl che ieri si è semplicemente accodato a questa situazione).
    Un esempio? Mentre Rifondazione dà il massimo per la riuscita dell’11 ottobre e costruisce lì dentro una forte opzione identitaria-comunista, un suo dirigente, come il segretario dell’Emilia Romagna, sulle pagine di Liberazione scrive che l’uscita di scena di Cofferati a Bologna riapre l’opzione di un’alleanza alle elezioni amministrative con… il Pd. Lo stesso viene fatto in altri gangli essenziali del rapporto con il partito di Veltroni come la Milano di Penati o la Torino di Chiamparino e Bresso.
    Questo è il profilo che, ancora una volta, emerge dalla piazza dell’11 aggravato, però, dalla cacofonia che offrono i depositari della manifestazione (cacofonia ben colta dall’editoriale de il manifesto) e dal respiro identitario che ha occupato le strade (se Bertinotti va contestato è per il disastro politico compiuto non per questa o quella frase “dal sen sfuggita” che riguarda il comunismo).
    Questa contraddizione – che conosciamo ormai da quindici anni – ha come risvolto concreto un’idea del conflitto che passa innanzitutto per la sua rappresentazione simbolica – il corteo, la sfilata, le bandiere: anche qui, come negli ultimi quindici anni – restando giustapposto e parallelo al conflitto reale, ai soggetti reali. L’alternanza tra 10 e 11 è paradigmatica: di là gli studenti, di qua il “popolo della sinistra” che si ritrova e marcia su se stesso.
    Ripetiamo, siamo contenti che qualcosa si muova e che Berlusconi non si ritrovi davanti un paese del tutto supino. E forse è anche positivo, in questa fase, che accanto al Pd voglia riemergere una forza di stampo riformista – togliattian-socialdemocratica – in grado di reggere l’urto. Ma tutto ciò non elimina la necessità di costruire un’opzione compiutamente anticapitalista, proprio mentre il capitalismo conosce una delle sue crisi storiche; e non ci risparmia dell’urgenza di animare un conflitto dal basso reale, imperniato cioè sul protagonismo dei soggetti in carne e ossa, a partire da lavoratori e lavoratrici.
    E’ quanto ci proponiamo con il sostegno, convinto e determinato, allo sciopero del 17 ottobre che ci auguriamo possa aprire una fase ampia di mobilitazione a partire dalla scuola; è quanto cerchiamo di fare, nel nostro piccolo, con la campagna sul Salario minimo intercategoriale; ed è quanto cercheremo di fare nelle prossime settimane realizzando una discussione più avanzata all’interno della sinistra di classe per realizzare una piattaforma politica e sociale adeguata alla crisi.
    Che cento fiori nascano: noi cercheremo di far nascere una nuova sinistra anticapitalista.

  71. Reed said

    Finalmente un comunista in questo blog di fanta progressisti pagatori dello stipendio di Bertinotti e della sua cricca fanta progressista!
    Hanno ragione i comunisti di Sinistra critica nel dire che questa manifestazione di ieri era la manifestazione di una sinistra quanto mai plurale.
    Si andava dai comunisti veri ai fanta progressisti di rifondazione per la sinistra bertinottista riformista socialdemocratica leccaculista del PD.
    La sinistra deve ripartire da se stessa, dalle sue idee comuniste, da un programma comunista che naturalmente e’ critico verso i capitalisti ed i loro cani da guardia.
    La sinistra o e’ comunista e dunque anticapitalista o non e’.
    O la sinistra comunista riparte sulla base di un programma di lotte e di rivendicazioni immediate – a prescindere dalle compatibilita’ del sistema dei padroni – oppure tutti siamo destinati alla rovina, a soccombere sotto il tallone dei padroni.
    O si rifonda una sinistra comunista vera, marxista, di classe, che mette in discussione questa societa’ dei padroni e questo stato dei padroni oppure non c’e’ speranza per il proletariato italiano.

  72. nonviolento said

    SINCERAMENTE NON SO CHE COSA RISPONDERE, è DEL TUTTO EVIDENTE CHE NON AVENDO PIù SXNET PER ROMPERE LE PALLE HAI SCELTO QUESTO NUOVO SITO. A CHI SI FIRMA , CON SCARSO SPIRITO DEVO DIRE VELTRETC, RISPONDO CHE SE RIFONDAZIONE SI CHIAMA COMUNISTA ALLORA LA GRANDE MASSA DI COMPAGNI COMPAGNE CHE SFILAVANO DIETRO STRISCIONI CHE PARLAVANO DI SINISTRA, SPIACEVOLE CHE LIBERAZIONE NON LI ABBIA VISTI, EVIDENTEMENTE UNA CERTA PRESSIONE HA AVUTO I SUOI EFFETTI, CHE COSA SONO, NON COMUNISTI? E PERCHè SE NON LO SONO ERANO COSì ORGOGLIOSI DI SFILARE CON LE LORO BANDIERE. LA DOVETE SMETTERE E SUL SERIO DI SCRIVERE QUESTE SCHIFEZZE, MI STO ROPMENDO I COGLIONI DI TROPPI INSULSI VERMI CHE PRETENDONO, SENZA CONOSCERE ALCUNO DI NOI DI TRANCIARE GIUDIZI, MA CHI CAZZO VI CREDETE DI ESSERE PER GIUDICARE CHI è O NON è COMUNISTA, LASCIAMO POI SRATERE UNO COME RIZZO, MEGLIO CONOSCIUTO COME TERMINETOR, L’UOMO DELLE EPURAZIONI, QUELLO CHE VUOLE FONDARE UN CLABBINO DI AMICI DI STALIN, CHE PER ME , COMUNISTA, è SOLO UN DITTATORE ASSASSINO.

  73. MARTINA, 14 ANNI,: IO C'ERO A ROMA. said

    http://www.lanuovasinistra.blogattivo,com

    12 Ott 2008 – 20:45:31

    Io c’ero a Roma

    11 Ottobre, Ore 5:00. Suona la sveglia d casa mia. Era arrivata l’ora. Mi sveglio con entusiasmo per la giornata che mi apprestavo ad affrontare.

    Prendo il pullman con Mario e gli altri verso le 6 e mezza. All’inizio l’aria era calma, tutti dormivano per recuperare le forze. Dopo la prima fermata il viaggio verso Roma ha cominciato ad animarsi, in fondo, dovevamo “allenare” le nostre doti canore a suon di “Fischia il vento”, “Bandiera Rossa”, “L’Internazionale” e l’immancabile “Bella Ciao”.

    Dopodiché, abbiamo cominciato a leggere a turno un articolo della Costituzione Italiana, e commentato a dovere. Abbiamo parlato e discusso sul significato d ogni articolo e su come esso venga più o meno rispettato nell’Italia odierna.

    Mi sono limitata ad osservare la discussione che si è aperta su alcuni articoli. Vedevo con quanto ardore i più anziani parlavano. Parlavano di ciò in cui credevano, parlavano della loro esperienza in altri partiti, parlavano d tutta la loro vita. Mi sono sentita molto piccola ed insignificante a loro confronto, ero davvero rimasta abbagliata dalla loro forza d’animo, spero di essere anche io così un giorno, spero che si illumineranno anche i miei occhi parlando di ciò che desidero e di ciò in cui ho sempre creduto.

    Verso l’1 siamo arrivati a Roma, ancora non ci credevo, “sto andando a manifestare!” ripetevo a me stessa. In fondo ho solo 14 anni, non mi potete biasimare, è stata la mia prima esperienza, e devo dire che è stata anche meglio d quanto mi aspettassi.

    C’era tantissima gente, non riuscivo a vedere né la fine della strada davanti a me, né l’inizio alle mie spalle. Non credevo che saremmo stati così tanti. Molte bandiere sventolavano al cielo, più di quante me ne aspettavo erano di Sinistra Democratica, ma ce n’erano molte anche degli altri partiti della Sinistra.

    Tutti urlavano slogan, alcuni più e altri meno accaniti contro Berlusconi, Tremonti, la Gelmini e Brunetta. Il nostro era: “Con Niki, in pista, uniamo la Sinistra!”, slogan d’effetto data la presenza di Vendola (con cui ho anche avuto il piacere di essere fotografata).

    Il percorso è stato un po’ faticoso, ma ne è valsa la pena. Anche se 12 ore di viaggio mi hanno davvero stancata, siamo riusciti a far vedere a tutta l’Italia che la sinistra c’è, è viva e si sta muovendo.

    Anche se sono rimasta un po’ sorpresa dalla scarsa partecipazione dei media ad un’iniziativa che ha superato tutte le cifre previste. D’altronde c’era da aspettarselo…

    Ma noi non ci arrendiamo, questa è stata la prima delle numerose iniziative e manifestazioni che ci saranno, perché dobbiamo dimostrare davvero il nostro dissenso verso la politica distruttrice e approfittatrice di questo governo, che mira solo ad un proprio interesse lasciando allo sbando la società vittima delle scelte provenienti dall’alto.

    Purtroppo spesso il popolo italiano pecca di ignoranza credendo alle false promesse fatte in campagna elettorale ed in questi pochi mesi abbiamo potuto costatare quanto siano state o saranno mantenute. È arrivato il momento di svegliarsi, in primo luogo per i giovani come me, che devono essere educati fin da questa età a diventare grandi secondo buoni principi, ad informarsi sempre attraverso varie fonti, ad essere partecipi agli accadimenti politici e sociali del Paese. Solo così saremo buoni eredi degli sforzi che stanno facendo in questi giorni i nostri compagni, per permetterci una buona educazione a cominciare dall’ambiente scolastico ormai a rischio. Noi siamo il futuro. Io nel futuro vedo politici preparati, in grado d affrontare le nuove sfide che si presenteranno imparando dagli errori del passato, e per passato non bisogna guardare molto lontano, basti pensare ai tanti errori sia della destra che della Sinistra in questi ultimi anni.

    Sono stata davvero contenta di aver vissuto questa esperienza, la partecipazione alla manifestazione è stata davvero significativa per me, in quanto ho potuto constatare con i miei occhi che qualcosa sta cambiando, ho potuto ascoltare i discorsi della gente e i vari punti di vista e sentirmi finalmente partecipe di qualcosa di grande, bello e vero. Non ho più parole per descrivere queste 24 ore, all’apparenza insignificanti, ma posso solo dire che ci rifletterò per molto tempo, di certo quei momenti non saranno dimenticati.

    un saluto a tutti i compagni che ho avuto il piacere di conoscere.

    Martina

  74. FERRERO: " Ripartiamo senza nuovi partiti, col PD autonomia ". said

    Sinistre/ Ferrero: Corteo Roma ha chiesto opposizione di sinistra.
    All’Unità: “Ripartiamo senza nuovi partiti, col Pd autonomia”

    postato 2 ore fa da APCOM

    Roma, 13 ott. (Apcom) – “Questa manifestazione ha dimostrato che la sinistra, i comunisti, ci sono: ha chiuso la parentesi del dopo elezioni, è finita la ritirata, ora si può ripartire”. Il segretario del Prc Paolo Ferrero commenta a l’Unità il corteo delle ‘sinistre’ che ieri ha sfilato per le vie di Roma.

    “Da questa piazza è arrivata una domanda di opposizione di sinistra, non di generica opposizione, a cui si deve dare una risposta che garantisca allargamento ed efficacia di azione”, spiega Ferrero, per il quale “sarebbe sbagliato sostenere che la manifestazione richiede come sbocco politico, una forza politica, un nuovo partito. Bisogna chiudere questa fase iperpoliticista e si deve invece aprire una fase in cui costruire un movimento politico di massa di sinistra”.

    D’ora in poi con il Partito democratico andrà instaurato un rapporto “di autonomia, perchè dobbiamo fare un discorso politico non imbrigliato da quello del Pd. Oggi più che mai – conclude Ferrero – dobbiamo essere autonomi nei confronti del Pd per poter portare avanti un discorso alternativo a questa logica dominante che ha prodotto la crisi economica”.

    13 ottobre 2008

  75. GRASSI: " Pdci parla per sè, Migliore meglio conti fino a 10 ". said

    http://home.rifondazione.it

    GRASSI: PDCI PARLA PER SE’, MIGLIORE MEGLIO CONTI FINO A 10.

    Dichiarazione di Claudio Grassi, segreteria nazionale Prc.

    Leggo che Gennaro Migliore esclude qualsiasi possibilità di accordo con il Pdci per le prossime elezioni europee e ci intima di smentire le dichiarazioni di Diliberto.
    A parte che, come è ovvio, le dichiarazioni di Diliberto rappresentano il suo punto di vista e non si capisce perché dovremmo smentirle noi.
    Ma a parte questo, non capisco questo diktat.
    Forse è nobile costruire un nuovo soggetto della sinistra con Mussi e Occhetto, cioè con quelli che hanno liquidato il Pci? E Gennaro Migliore non ha tenacemente sponsorizzato la Sinistra arcobaleno dove c’erano a pieno titolo anche i Comunisti italiani?
    Va bene la polemica, ma forse qualche volta prima di farla è meglio contare fino a 10.

    Roma, 10 Ottobre 2008

  76. nonviolento said

    Che figuraccia questo Grassi, non si sbaglia di certo adire che queste proposte sono venute daun membro della attuale segreteria, secondo lui chi dovrebbe smentire, o forse ha dimenticato che quel nome fa parte della segreteria? Certo con tutto quello che sta accadendo nel partito, dove tra grassiani e ferrariani si stanno facendo sgambetti a iosa, deve essere un pochiono nervoso. Forse, visto le sue lacune di memoria dovrebbe lui contare fino a 11.

  77. GRASSI: " Pdci parla per sè, Migliore meglio conti fino a 10 ". said

    http://www.asca.it

    OPPOSIZIONE: UNITA’ DEI COMUNISTI O DELLA SINISTRA? (IL PUNTO)

    (ASCA) – Roma, 13 ott – Trecentomila per gli organizzatori, trentamila per la Questura. Ma al di la’ delle polemiche sui numeri, la manifestazione di sabato scorso indetta dalla ex Sinistra-Arcobaleno contro le politiche del governo ha avuto un discreto successo. Il problema – dicono ora Prc, Pdci, Verdi e Sd – e’ come tentare di ricomporre quella sinistra che nelle elezioni dello scorso aprile non ha raggiunto il quorum per entrare in Parlamento.

    Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, molto soddisfatto per l’esito dell’iniziativa (”E’ finita la ritirata”), lancia la proposta di un coordinamento delle forze di opposizione. ”Sarebbe sbagliato sostenere che la manifestazione richiede come sbocco una nuova forza politica, un nuovo partito”, aggiunge il leader del Prc in una intervista a ”l’Unita”’, dove ribadisce la totale autonomia di Rifondazione dal Pd.

    Non la pensa cosi’ la minoranza del Prc che fa riferimento a Nichi Vendola. ”Quella di Ferrero e’ una proposta inadeguata. Per coordinarsi, basta una telefonata. Il problema e’ che anche la riuscita della manifestazione di sabato dimostra che serve a sinistra una nuova soggettivita’ politica. Ne siamo sempre piu’ convinti”, dice all’Asca Gennaro Migliore, ex capogruppo di Rifondazione alla Camera.

    Che le due meta’ di Rifondazione facciano fatica a parlarsi lo si e’ visto anche nel corteo. Nichi Vendola e Franco Giordano hanno preferito sfilare accanto a Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sd, dietro uno striscione con lo slogan ”Per la sinistra”. Vendola e Ferrero hanno evitato di farsi fotografare insieme.

    Ferrero, da parte sua, ha evitato invece – per non rinfocolare antiche polemiche – di farsi ritrarre accanto a Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che intanto esprimeva la soddisfazione per le tante bandiere dei due partiti comunisti presenti nel corteo, per lui preludio di possibili riunificazioni.

    Al corteo di sabato ha partecipato anche Fausto Bertinotti. Dopo un cordiale abbraccio con Ferrero, l’ex presidente della Camera ha preferito sfilare accanto al segretario del Prc per un breve tratto ma non ha raggiunto lo spezzone del corteo dove c’erano Vendola e Giordano.

    Bertinotti e’ cosi’ rimasto ”super partes”, anche se si conoscono le sue simpatie per le posizioni di Vendola.

    Dietro le quinte della manifestazione, c’era intanto una nuova polemica. Diliberto ha dato l’annuncio che l’accordo tra Prc e Pdci in vista delle elezioni europee e’ praticamente cosa fatta sotto un comune simbolo con la falce e il martello. Ipotesi che invece non piace affatto alla minoranza di Vendola.

    Su questo punto, Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci, ha suggerito a Bertinotti e alla minoranza del Prc di abbandonare il partito: ”Se ne vadano, altrimenti non saremo mai alternativi al Pd e ai padroni”. ”Quella di Rizzo e’ una dichiarazione patetica. Se ne e’ andato una volta dal Prc rompendo il partito, non vorrei che tornasse per completare l’opera”, commenta Migliore.

    Molto soddisfatti per la riuscita della manifestazione pure i Verdi di Grazia Francescato, anche se rispetto a possibili riedizioni di Sinistra-Arcobaleno preferiscono trattare con il Pd per una presentazione comune alle prossime elezioni europee (dovrebbero ottenere un seggio a Bruxelles con l’assenso di Walter Veltroni).

    Proprio sul problema di come presentarsi alla scadenza elettorale della prossima primavera potrebbero registrarsi nuove divisioni e aggregazioni. Sinistra democratica di Claudio Fava e Fabio Mussi e’ sempre piu’ vicina alle posizioni di Nichi Vendola, Franco Giordano e Gennaro Migliore favorevoli a dare vita a una ”costituente della sinistra” in vista di un nuovo soggetto politico che potrebbe essere anche un nuovo partito.

    Per ora, pero’, la parola ”scissione” non la pronuncia nessuna delle due meta’ di Rifondazione. Ferrero evita, per altro, anche di parlare di unita’ o riunificazione dei comunisti.

  78. LIBERAZIONE: UN SUCCESSO, MA NON BASTA. said

    Da liberazione di oggi 14 ottobre 2008

    Trecentomila in piazza

    Un successo
    Ma non basta

    Bianca M. Pomeranzi.

    Accade, a volte, devo dire molto raramente, che le manifestazioni colgano un sentire comune. Quella di sabato 11 ottobre lo ha fatto. Ce lo hanno dimostrato quelli e quelle che sono venuti in una misura superiore alle aspettative e questo hanno dovuto registrare anche gli organi di informazione, se pure, alcuni, riottosamente e con una qualche malevola intenzione, pronti come erano a parlare del bagno di folla da Di Pietro e della misera fine della sinistra. Tutta. Abbiamo, per poche ore, stupito anche loro.
    Tuttavia, la soddisfazione per una prova di esistenza si accompagna alla consapevolezza che occorre fare ancora molto di più e anche con modalità diverse. Non potrebbe essere altrimenti, nell’incombere di una crisi mondiale che segna, con esiti difficili da decifrare la fine di una fase del capitalismo globalizzato e in presenza di un governo e di una classe dirigente, decisa a governare non i problemi veri, ma il consenso che li tiene al potere e soprattutto determinata a portare avanti un’offensiva sistematica “da destra” al complesso di relazioni giuridiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato la democrazia italiana.
    Misurata dentro questo orizzonte infatti, la manifestazione di sabato è poca cosa, ma può comunque rappresentare un segnale positivo, a patto che vi sia la consapevolezza, da parte di tutte e di tutti, senza distinzione di provenienza tra partiti e società civile organizzata, che occorre assumere la responsabilità di lavorare per costruire credibilità e creare condivisione per la “passione” politica che ci anima , anche in un momento come questo in cui i dispositivi di potere che governano le singole vite accrescono la frammentazione e creano tante “sfere pubbliche” incapaci di comunicare tra di loro. Credo infatti che anche questo sia uno dei difficili compiti di cui la sinistra si deve fare carico per tornare a essere presente nel dibattito politico.
    Nel corso dell’ultima estate, molte e molti di noi, soprattutto quelli non legati a partiti si sono sentiti interrogati dalla sconfitta elettorale e hanno dedicato energie alla discussione sugli obiettivi e le pratiche di una sinistra capace di contrastare il dilagare della destra al governo e le politiche confindustriali. “L’opposizione è nelle nostre mani: un’altra politica per un’altra Italia” , titolo dell’ appello della manifestazione, è espressione di quel lavoro e della volontà di creare spazi per una partecipazione allargata e consapevole al farsi della politica. Nonostante le molte difficoltà e i numerosi dissensi, credo che quell’appello abbia costituito un momento di connessione tra una parte dei movimenti e tra i gruppi dirigenti dei partiti. Senza dubbio l’appello ha avuto un riscontro nella “generosità” con cui i promotori hanno superato alcune difficoltà organizzative. A quella generosità si deve una buona parte del successo registrato. Rimane tuttavia il problema di come proseguire e come modificare quello che ha funzionato meno sabato scorso.
    Per quanto mi riguarda e per quello che posso fare, insieme al Movimento politico per la sinistra con cui ho lavorato per costruire la manifestazione, ritengo necessario proseguire nel tentativo di far dialogare punti di vista critici e soggettività differenti alla costruzione di un programma di opposizione condiviso. Ritengo infatti, che nonostante il lavoro fatto in termini teorici, specialmente dal gruppo che ha prodotto il documento di “pensare a sinistra” presentato a Firenze nel luglio scorso, si riesca ancora poco a dimostrare la volontà di un serio cambiamento rispetto alla natura “patriarcale” della sinistra che, anche nel linguaggio, non sa riconoscere la differenza tra uomini e donne, basti citare il pervicace insistere sul “maestro” unico in un paese in cui circa il 90% del personale insegnante delle elementari è costituito da donne.
    Proprio nel costruire la manifestazione ho riscontrato come sia difficile sfuggire al meccanismo di “coazione a ripetere ” della pratica politica. Mi fa, comunque, piacere che il dilagare di bandiere rosse che sembra scontentare alcuni sia la risposta a un appello che nomina tra i punti fondamentali dell’opposizione: la pace, l’ambiente, la lotta al razzismo, la lotta alla violenza contro le donne, la pari dignità e l’uguaglianza per le richieste di soggetti gay lesbiche trans e queer, la democrazia e la difesa della libertà di informare. Forse è poco, ma dopo una stagione difficile di congressi dei partiti della sinistra ex arcobaleno, non era del tutto scontato.
    Certamente è difficile trasformare dalle semplici parole in spostamenti simbolici, soprattutto in assenza di una pratica politica diffusa. Lo abbiamo visto anche tra di noi femministe, presenti , ma non visibili collettivamente, così come sono state poco visibili le altre soggettività chiamate in causa dall’appello. Questo è indubbiamente un danno per la sinistra tutta. Infatti, saper mostrare e dimostrare la capacità di cambiamento in primo luogo di noi stessi e di noi stesse, ma anche delle nostre pratiche è, a mio parere una soglia ineludibile per il prossimo futuro.
    Sono ormai più di due anni che, soprattutto grazie al lavoro svolto da Liberazione , cerchiamo di dare corpo e voce alla necessità di alimentare il dialogo tra le molte anime della sinistra in modo da trovare forme di connessione che rendano più incisivo il nostro agire politico. Mi sembra dunque, necessario continuare in quella direzione, anche e soprattutto dopo una manifestazione che ci ha regalato un attimo di respiro e che ci impegna a farci carico di essere “opposizione” insieme .

  79. LIBERAZIONE: CHE SI FA DOPO L'11 OTTOBRE ?. said

    Da LIBERAZIONE di oggi 14 ottobre 2008

    Che si fa dopo l’11 ottobre? La manifestazione delle sinistre ha sorpreso le stesse sinistre

    Angela Mauro

    Che si fa dopo l’11 ottobre? La manifestazione delle sinistre ha sorpreso le stesse sinistre. Un successo inaspettato il corteo di sabato scorso a Roma. Un buon risultato – commentano un po’ tutti i promotori – che, una volta incassato, pone inevitabili interrogativi.
    «Questa manifestazione ha dimostrato che la sinistra, i comunisti, ci sono», dice il segretario del Prc Paolo Ferrero colpito dalla prevalenza di “rosso” alla manifestazione. Significa che c’è una «domanda di opposizione sociale, non un nuovo partito, ma un movimento politico di massa di sinistra», insiste Ferrero che nella piazza di sabato vede la conferma della linea politica che ha prevalso al congresso di Chianciano. Federazione delle forze di sinistra, appunto, non costituente, opzione caldeggiata dall’area di minoranza nel Prc guidata da Nichi Vendola, pure presente all’evento dell’11 ottobre. Nei confronti del Pd, la linea è quella dell’autonomia: «Oggi più che mai dobbiamo essere autonomi dal Pd per poter portare avanti un discorso alternativo a questa logica dominante che ha prodotto la crisi economica», dice Ferrero. Di aderire o farsi vedere anche solo a livello individuale alla manifestazione del partito di Veltroni il 25 ottobre, dunque, non se ne parla nemmeno. Per la maggioranza non se n’è mai parlato, conferma pure Claudio Grassi: «C’è interesse perchè è sempre la manifestazione del più grande partito di opposizione, ma non vedo aperture a sinistra, non ci sono le condizioni per andarci». Non ci si va nemmeno con una propria parola d’ordine, alla Di Pietro – per dire – che invece conferma la presenza dell’Idv in piazza per «ricordare al Pd che le manifestazioni si fanno contro il governo».
    Nemmeno Rifondazione per la sinistra aderirà alla manifestazione del Pd. E’ rimasto un «evento del partito di Veltroni», è il ragionamento dei vendoliani, difficile andarci in mancanza di aperture alle altre forze di opposizione. Resta però l’obiettivo di lavorare per una «opposizione più vasta da cogliere a partire dalla piazza dell’11 ottobre», evidenzia Gennaro Migliore. «Non bisogna ridurre il tutto a pura testimonianza, come vorrebbe qualcuno dentro e fuori il Pd. La piazza del 25 è da aggiungere a quella dell’11».
    Quanto al Pd, confermata l’iniziativa del 25 dopo i dubbi sull’opportunità di andare contro al governo in tempi di grave crisi economica, è tutto da vedere come si manifesterà in piazza. Enrico Letta specifica che non è a rischio il dialogo con l’esecutivo sulle norme anti-crisi e che la manifestazione «non sarà “contro”, bensì “per”, propositiva».
    Dopo l’11, dunque, la ritirata sarà anche finita. Ma le trincee dell’opposizione a Berlusconi restano distinte e tatticamente divise. Unico fronte comune di protesta, per il momento, è quello anti-Gelmini. L’opposizione tutta (Pd, Di Pietro, Prc, Sd, Verdi e Pdci) si prepara a scendere in piazza con i sindacati per lo sciopero generale di fine ottobre. Solo la sinistra extraparlamentare però sarà al fianco dei sindacati di base venerdì prossimo per lo sciopero generale contro governo e Confindustria.

    14/10/2008

  80. LIBERAZIONE: E' 11 ottobre anche quì a Bruxelles. said

    Da liberazione di oggi 14 ottobre 2008

    11 ottobre, in place de la Bourse
    a Bruxelles, idealmente vicini
    a chi ha colorato di rosso Roma

    E´ 11 ottobre anche qui, a Bruxelles.

    Car* compagn*, anche a Bruxelles siamo scesi in piazza l’11 ottobre 2008, per un’altra politica per un’altra Italia: sotto uno dei templi di un capitalismo sempre più in rovina propria e altrui, nella place de la Bourse, c’eravamo noi, i comunisti di Rifondazione e del PdCI, e i compagni di Attac, del Pc belga, del Soccorso Rosso, e tanta gente che passava, guardava e spesso si fermava in uno dei punti più centrali della città. Sono venuti anche alcuni rappresentanti dell’Italia dei Valori in Belgio, abbiamo parlato del possibile lavoro comune per il referendum contro l’ennesima legge salva-Berlusconi. Oggi (sabato 11 ottobre, ndr), idealmente vicini alle compagne e ai compagni che a centinaia di migliaia hanno colorato di rosso Roma, in faccia al capitalismo e nel cuore di Bruxelles abbiamo mostrato le nostre bandiere e i nostri striscioni, abbiamo distribuito volantini, abbiamo parlato, abbiamo progettato le prossime iniziative unitarie di presenza e di lotta. A cominciare dal prossimo 25 ottobre, con il grande meeting internazionale “4 ore contro la precarietà” per la campagna della Sinistra Europea. Tutte le informazioni e qualche bella foto della bella giornata, naturalmente cliccando http://www.rifondazione.be/11ottobre2008.html.
    Mario Gabrielli Cossellu Segretario Circolo Prc/Se “Enrico Berlinguer” Bruxelles

    14/10/2008

  81. Lettere a Liberazione: 11 ottobre a Roma said

    Da Liberazione del 14 ottobre 2008

    Il mondo è fatto
    di mille sfumature
    … le nostre!

    Cara “Liberazione”, la manifestazione a mio vedere è stata un successo. Rivedere tutte quelle persone mi ha portato una gioia immensa. C’era un clima di rabbia e amore. Rabbia per le parole che hanno attraversato tutti gli “argomenti” della nostra vita e amore di continuare un sogno, un grande avventura e insieme costruire un mondo migliore. Mi ha colpito veramente alcuni cartelli, che avevano addosso alcune persone e dicevano che non esiste solo il bianco e nero ma per fortuna il mondo è fatto di mille sfumature. Penso che questi “colori” siamo noi, con le nostre anime che ci uniamo, parliamo e viviamo insieme. Non devono esistere barriere tra di noi per il semplice motivo che vogliamo condividere lo stesso percorso e vogliamo farci contaminare dagli altri.

    Davide Viti Siena

    Ricostruiamo
    l’opposizione
    nei territori.

    Caro direttore, dopo la manifestazione ora l’opposizione nei territori. Ho avuto la fortuna di vedere passare tutto il corteo sotto le finestre dell’Unione Inquilini in via Cavour, un fiume di gente, di militanti della sinistra, delegazioni e presenze da tutta Italia, anche da piccoli paesi e città, rumorosi, festanti, contenti di poter riprendere un cammino in comune. Dalla finestra al primo piano ho potuto notare che molti spezzoni erano unitari, nel senso che da alcune cittadine e regioni, i militanti di Rifondazione, del Pdci, di Sinistra democratica e di varie realtà sociali marciavano insieme, in comune, senza differenze. Questo è molto importante, perché fa intravedere che con un coordinamento stabile (a livello nazionale e a livello locale) tra partiti e forze sociali della sinistra è possibile ricostruire un percorso di lotta e di opposizione. Mi sia permesso un pensiero: “sapranno queste centinaia di migliaia di persone ritornare sui propri territori e riprendere con più vigore le varie vertenze territoriali insieme allo scontro contro questo tipo di destra? Una cosa sono le manifestazioni nazionali, una cosa è riprendere il faticoso lavoro politico nelle proprie situazioni”.

    Renato Rizzo Roma

    Mi avete
    fatto ritrovare
    la speranza.

    Caro Piero, l’11 ottobre sono stato a Roma e mi sono tuffato nel mare di bandiere rosse nobilitate, ingentilite e irrobustite dal simbolo della falce e martello. Simbolo che mi fu fatto conoscere da un metalmeccanico dell’Ilva di Bagnoli: era mio padre, lui allora quarantenne e io appena dodicenne. La commozione mi ha preso con un nodo alla gole e ho quasi pianto. Grazie compagni, per aver contribuito a farmi ritrovare la speranza che sia possibile costruire un mondo più giusto in cui la dignità dell’essere prevalga sempre sulla prepotenza e l’arroganza dell’avere.

    Gaetano Cordova Bacoli (Na)

    Perché
    quel silenzio
    sul web?

    Caro direttore, non posso permettermi di comprare tutti i quotidiani italiani. Li leggo in internet. Non uno – “Repubblica”, “Stampa”, “Corriere della sera” – che abbiano dato, non dico in prima, né in seconda, ma almeno in terza, la notizia che trecentomila “indicibili” comunisti, abbiano invaso pacificamente la capitale, per dire no a questo governo, agli stipendi di fame, al precariato, allo stillicidio dei morti sul lavoro, a una scuola ritornata nel paleolitico. Ci sono stati più interventi su Di Pietro che sul rosso serpentone di falci e martelli che ha colorato la meravigliosa giornata dell’ottobre romano! E’ questo il diritto alla cronaca, è questa la libera informazione? Meditate compagni, meditate e, se potete, incazzatevi!
    P. S. Io c’ero, non parlo per sentito dire.

    Gabriella Migliorini Genova

    Perché
    quel silenzio
    in tv?

    Caro direttore e cara redazione di “Liberazione”, anche la televisione continua ad essere funzionale al sistema imperante. Come sappiamo, l’11 ottobre c’è stata la manifestazione a Roma contro il Capitale e governo, per i problemi delle masse e contro le guerre. manifestazione indetta da Rifondazione comunista e dalle altre forze antagoniste e di sinistra. Ebbene, di tutto questo, silenzio assoluto per due giorni, mentre per Di Pietro c’è stato un trattamento diverso ed è apparso molte volte e per parecchi minuti. Qualche canale ha fatto eccezione con qualche sequenza di secondi, ma per il telespettatore poco attento, l’11 ottobre non è successo niente a Roma. Mentre, provenienti da tutta Italia, 300mila cittadini e compagni con una mare di bandiere rosse, hanno protestato…

    Un lettore di “Liberazione” Larino (Cb)

    11 ottobre,
    la sinistra tossica,
    il comunismo
    Caro direttore, la corrente finanziaria del liberismo stiamo vedendo a cosa porta. Quella burocratico-bancaria è in fase di autodemolizione (trattato Basilea 2 creato da e per le banche, sta mostrando i propri limiti proprio su quelle banche che meglio rispecchiavano i dettami di Basilea 2 e che adesso sono a rischio fallimento). Tutti vedono quello che il liberismo sta lasciando in quanto a inquinamento dell’aria, dell’acqua e nella natura a livello mondiale. Non solo: l’inaridimento nei rapporti interpersonali portato dai concetti secondo cui niente è superiore al possesso del denaro, ha raggiunto livelli intollerabili. In pochi anni di dominio il liberismo ha creato una tale massa di costi monetari, sanitari e culturali che peseranno sulle nostre tasche e nelle nostre teste ancora per molti anni. Dunque il popolo dei “no” aveva le sue ragioni, mentre quello dei “si” deve guardarsi dentro e riflettere. Ma sembra esserci ancora vita intelligente sul pianeta Terra: sabato 11 ottobre è stato un successo. Per far sì che non resti isolato, dobbiamo togliere le ragnatele dalle nostre menti e continuare a lavorare nella consapevolezza che il comunismo è tutt’altro che obsoleto e può essere un’ancora di salvezza contro i colpi di coda di un capitale sempre più violento, assurdo e lontano dalle persone che vogliono vivere la loro vita. Non solo vivere per lavorare arricchendo altri e perdendo diritti. La sinistra tossica (in quanto infarcita di teorie derivate dalla destra populista e liberista) dovrà fare i conti con la realtà dei fatti e scegliere dove stare. E se sceglierà di stare a sinistra che sia per convinzione, senza ricominciare a spostarsi verso il centro non appena le cose sembreranno mettersi un pochino meglio.

    Flavio Gori via e-mail

    Brutta sorpresa
    dopo
    la manifestazione.

    Cara “Liberazione”, la notte fra sabato e domenica, al ritorno dalla bella e riuscitissima manifestazione dell’11 ottobre a Roma, abbiamo trovato appesa alla saracinesca della nostra sede in Rampari di San Paolo una bandiera della Fiamma Tricolore. E’ un atto grave per il significato politico che contiene e veicola, qualunque fosse l’intenzione di chi lo ha compiuto, ed è per questo che abbiamo deciso di procedere informando le forze dell’ordine. Riteniamo che, se si è trattato di uno scherzo, sia un segno di stupidità e di cattivo gusto. Qualora invece sia stato un tentativo di intimidazione, chiariamo con fermezza ai suoi autori che esso non sortirà su di noi alcun effetto. Continueremo giorno dopo giorno ad affermare i valori di un’uguaglianza sostanziale e non solo formale, della non violenza e dell’integrazione. Crediamo nell’importanza del fare politica a viso aperto, basato sul rispetto reciproco, e quale quotidiano esercizio di partecipazione democratica. Purtroppo, questi atti politici trovano terreno fertile nella cultura dell’odio e della paura che le destre – anche ai più alti livelli istituzionali – stanno diffondendo nel paese, e i recenti e continui episodi di violenza e razzismo altro non sono che la punta di un iceberg di un problema in realtà gigantesco e rilevantissimo.

    Elisa Corridoni segreteria provinciale Prc circolo comunale “Rosa Luxemburg”

  82. FRANCO GIORDANO: " 11 ottobre: oltre la nostalgia, in piazza c'è anche la sinistra. said

    http://www.rifondazioneperlasinistra.it
    14 ottobre208

    11 ottobre: oltre alla nostalgia, in piazza c’è anche la sinistra.

    Franco Giordano

    La sinistra c’è. Non bastano leggi elettorali truffaldine o trovate furbette come il voto utile per cancellare le istanze e le speranze, le necessità e i sogni, di milioni di persone. Le alchimie istituzionali possono, violentando i criteri fondanti della democrazia reale, togliere a quei milioni di persone il diritto alla rappresentanza, non quello all’esistenza e alla lotta.

    La sinistra c’è. Lo ha provato sabato scorso a Roma. Non lo hanno dimostrato i suoi malridotti partiti, i gruppi dirigenti, i ceti politici. Lo ha dimostrato il suo popolo, riempiendo aldilà di ogni previsione le strade della capitale, riempiendo con i mille canali della comunicazione spontanea il vuoto dell’informazione mediatica. Anche questo ha dimostrato l’11 ottobre di Roma: che neppure la strategia del silenzio con la quale i grandi media hanno cercato e cercano di soffocare la sinistra sociale e politica è invincibile. Abbiamo la forza e i mezzi per infrangere da soli quel muro di silenzio. Ai diktat di una comunicazione verticale e abituata alla massima promiscuità col potere possiamo opporre una comunicazione di tipo opposto. Orizzontale, autonoma, dal basso.

    La sinistra c’è, e la sua presenza massiccia e combattiva è l’elemento significativo, per le sorti dell’intero paese che la giornata di sabato. Di fronte a questo dato non avrebbe molto senso mettersi a discutere sui caratteri di quella grande manifestazione. I giornali hanno parlato di “giornata dell’orgoglio comunista” e c’era davvero anche questo nelle strade della capitale, c’era l’orgoglio e la rabbia di chi si sente sottoposto a un assedio feroce, di chi reagisce sbandierando la propria identità a chi vorrebbe desertificare una volta per tutte l’intera sinistra: la sua rappresentanza, la sua cultura, la sua storia.

    Ma c’era molto, moltissimo altro. Insieme alla rivendicazione del passato, perché questo e non altro è l’orgoglio identitario, c’era il desiderio e l’attesa del futuro. Insieme alla manifestazione della propria esistenza c’era la richiesta imperiosa di tornare a contare, a pesare sui destini di questo paese, a influenzare con la forza del proprio impianto culturale e della propria idea di società alternativa anche quelli che con la sinistra ritengono di aver poco a che spartire. C’era la voglia di non farsi chiudere in un ghetto.
    Ma qualcosa, in quella pur importantissima giornata, invece non c’era, e sarebbe miope fingere di non essersene accorti. Non c’erano, o c’erano in misura minima, quelli che avevano manifestato il giorno prima in tutte le città d’Italia: gli studenti. E non c’erano i professori, gli operai impegnati a fronteggiare un attacco che mira a smantellare il caposaldo stesso della loro rappresentanza, il contratto nazionale. Non c’erano, anzi non c’erano ancora, i conflitti reali.

    E’ un rischio grosso, esiziale, quello della separazione tra rivendicazione politica e conflittualità sociale. Se si determinasse uno scarto incolmato, allora sì che si potrebbe davvero parlare di manifestazioni identitarie. Non dobbiamo permetterlo, e meno di tutti deve permetterlo chi si propone un obiettivo tanto ambizioso quanto la costruzione di una nuova soggettività della sinistra, capace di revocare l’egemonia che il capitalismo esercita oggi in ogni campo: sociale, politico, culturale.

    Dobbiamo sapere che quel soggetto o nascerà nel vivo dei conflitti sociali che sono alle porte, intrecciando da subito politica o e conflittualità sociale, o non nascerà affatto. E dobbiamo sapere che o la sinistra riuscirà a costruire subito un nesso forte tra momenti come quello di sabato scorso e le mille espressioni diffuse del conflitto sociale, oppure la sua partita sarà persa in partenza.

    Rifondazione per la sinistra

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

  83. Reed said

    Rifondazione per la sinistra e’ una corrente di socialdemocratici ex comunisti (se mai lo sono stati sul serio) che si propone di distruggere il Partito della Rifondazione Comunista.
    Quel partito COMUNISTA nato nel 1991 per rifondare il movimento dei comunisti in Italia, per dare una risposta da sinistra alla caduta dei governi comunisti del blocco sovietico, per essere comunisti sempre, per il presente e soprattutto per il futuro.

    La neo socialdemocrazia della cricca Bertinotti vuole ora riciclarsi e per questo
    ciancia di questa nuova forza politica da creare con i socialdemocratici di Mussi e Salvi sperando poi che il PD moderato e servo dei padroni li riprenda a rimorchio.

    IL comportamento pre congresso e post congresso di questi vili di “rifondazione per la sinistra” e’ stato a dir poco vergognoso.
    Contrario ad ogni principio umano e socialista. L’odio accanito che questi traditori mascalzoni dimostrano verso i comunisti e’ semplicemente vergognoso.

  84. Reed said

    Il Partito della Rifondazione Comunista è libera organizzazione politica della classe operaia, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e degli uomini, dei giovani, degli intellettuali, dei cittadini tutti, che si uniscono per concorrere alla trasformazione della società capitalista al fine di realizzare la liberazione del lavoro delle donne e degli uomini attraverso la costituzione di una società comunista. Per realizzare questo fine il PRC si ispira alle ragioni fondative del socialismo ed al pensiero di Carlo Marx.
    I comunisti lottano perché‚ in Italia, in Europa, nel mondo avanzino e si affermino le istanze di libertà dei popoli, di giustizia sociale, di pace e di solidarietà internazionali; perseguono il superamento del capitalismo come condizione per costruire una società democratica e socialista.
    (dallo Statuto del P.R.C.)

    Capisco che ai traditori mascalzoni socialdemocratici di “rifondazione per la sinistra” questi obbiettivi non piacciano. Sono gli obbiettivi ed i valori di un partito comunista!
    Come tutti i vecchi o nuovi socialdemocratici essi praticano l’anticomunismo viscerale, l’odio e la derisione per i comunisti.

    “Rifondazione per la sinistra” si dimostra per cio’ che e’ cioe’ una cricca di sociademocratici traditori e vili i quali hanno come unico e solo fine restituire un seggio parlamentare ai vari Bertinotti, Vendola, Giordano, Migliore and company.

    Il compagno Togliatti – storico leader dei comunisti italiani – aveva un aggettivo per descrivere gente come voi “pidocchi!”.

    I comunisti continueranno ad esistere e lottare contro i padroni, per i lavoratori e per cambiare questa societa’ dominata dai padroni e dalle barbarie che essi producono.
    Come dice lo Statuto del PartitO: “E’ in questa generale prospettiva che il Partito della Rifondazione Comunista propone al complesso delle culture e dei soggetti critici e anticapitalistici gli obiettivi di un nuovo partito comunista di massa, di un nuovo movimento operaio e di un nuovo schieramento politico di alternativa”.
    Viva il comunismo!
    Viva il partito di rifondazione comunista!
    Liberta’ ai popoli!

  85. IL MANIFESTO: GLOBULI ROSSI said

    IL MANIFESTO
    12/4/2008

    GLOBULI ROSSI

    Sfila l’orgoglio comunista

    300 mila persone per gli organizzatori, 100 mila per la questura. Il primo appuntamento di piazza delle sinistre extraparlamentari è un successo. Il popolo risponde risfoderando le bandiere dei partiti, si marcia insieme ma l’unità ancora non c’è. Latitano i movimenti, la scuola unisce tutti come l’antiberlusconismo. La risposta alla crisi economica? «Paghino i padroni»

    Angelo Mastrandrea

    Se in politica i simboli contano qualcosa, essere accolti da centinaia di persone che cantano Bandiera rossa e da un mare di bandiere dello stesso colore dell’inno dei comunisti allora forse vuol dire qualcosa. Specie se a cantare e sventolare è la testa del corteo e non la coda come di solito accadeva nell’era dei movimenti altermondialisti prima, pacifisti poi. I tempi sono cambiati, c’è la crisi economica e non il liberismo trionfante, e all’imbocco di via Cavour in una Roma assolata che sembra principio d’estate, da un camioncino si sente urlare che «la parola del futuro è comunismo», punto e basta. Magari fosse così semplice. Gianni Rinaldini a metà corteo guida lo spezzone operaio della sua Fiom, e avverte: «La crisi sarà pesantissima ed è già cominciata. Se la Cgil non raccoglie il disagio sociale, questo rischia di finire altrove ed esplodere anche in forme pericolose». Che vuol dire atti di razzismo, guerre tra poveri, conflitti fuori controllo ed egemonizzati dalle destre.
    Per questa piazza però il punto è un altro: dimostrare di esistere nonostante la batosta elettorale e le risse intestine. Accantonato l’Arcobaleno, la coalizione uscita massacrata dalle urne ma anche le bandiere che avevano monopolizzato piazze e balconi qualche anno fa, a mettersi in mostra sono i partiti. E lo fanno in pompa magna: gli organizzatori alla fine parleranno di 300 mila persone in corteo, la questura dirà 100 mila (in serata però ridimensionerà curiosamente a 20 mila) e questo vuol dire che sono davvero tanti, molti di più di quanti se ne aspettavano in una vigilia piena di timori. Rifondazione è in grandissimo spolvero, nella prima metà del corteo i ferreriani con il segretario sorridente come mai l’avevamo visto («la ritirata è finita, vorrei lanciare da qui il coordinamento di tutte le opposizioni della sinistra, delle forze sociali e politiche»), nella seconda i vendoliani che distingui solo perché confondono le loro bandiere con quelle della Sinistra democratica (con striscione grillesco rivolto a Berlusconi «Riapriamo il dialogo: vaffanculo») e il leader Nichi che annuncia la nascita dell’associazione politico-culturale «Per la sinistra». E poi i Giovani comunisti con sound system, comunisti lucani di Pietrapertosa con la cornamusa, il Pdci di Diliberto (avanti) e di Rizzo (in coda con striscione su un’altra costituente, «comunista» e opposta a quella vendoliana) e giù giù fino al Pcl anticapitalista di Ferrando, ai Carc e a quelli di Falce e martello, minoranza del Prc oggi nella maggioranza del partito. Si fa vedere anche l’amato-odiato Fausto Bertinotti, e tra qualche fischio e alcuni applausi spuntano t-shirt bianche con su scritto «indicibile: sono comunista», e ogni riferimento all’ex presidente della Camera è puramente voluto.
    Un giovane racconta che si sta divertendo ad andare in giro a leggere gli striscioni «che confliggono fra loro», ma in realtà se non sei un militante in quota all’una o all’altra parte in causa non te ne accorgi più di tanto. Vero è che mancano all’appello buona parte dei tanti comitati territoriali che pure hanno costituito l’ossatura dei partiti della sinistra, le lotte nei territori per un giorno abdicano alla riaffermazione di un’identità. Con alcune, lodevoli, eccezioni. Gli ambientalisti che lanciano l’avvio di una campagna sul nucleare (ne parla Gianni Mattioli, fondatore dei verdi e poi transfuga, dal palco), il comitato contro la discarica del Formicoso in Alta Irpinia decisi a far conoscere la bontà della loro lotta, il comitato che si oppone all’aeroporto senese di Ampugnano, gli scatenati operatori socio-sanitari napoletani, macchia di bianco in tanto rosso che zigzaga per il corteo cantando a squarciagola «’O sarracino». E poi Action e i Gap, occupanti di case e immigrati dietro gli striscioni «L’opposizione si fa non si declama» e «La crisi? Facciamola pagare a loro». Loro chi? «Banchieri, grandi imprenditori, palazzinari». Nel frattempo distribuiscono pane e olio a un euro e fanno affari e proseliti nei quartieri popolari dove il carovita fa sicuramente più danni del crollo delle borse.
    Ma, tra tante piccole-grandi differenze, a unire tutti ci pensa una sola persona: la ministra Gelmini. Non c’è in piazza il movimento degli studenti né quello degli insegnanti, ci sono solo mamme docenti e bambini della Iqbal Masih che rappano le canzoni degli Assalti frontali ed è uno spasso ascoltarli, ma un po’ ovunque spuntano cartelli «no Gelmini». In una ipotetica classifica per un programma unitario della manifestazione, la scuola primeggia insieme alla crisi e a un antiberlusconismo che abbraccia anche Confindustria. La pace rimane sullo sfondo, i diritti civili pure. Anche l’antirazzismo è in sordina. E, visto quanto sta accadendo in Italia, è forse l’unico vero neo di una bella giornata in cui rispunta l’orgoglio comunista.

  86. IL MANIFESTO: dieci anni fa la scissione said

    IL MANIFESTO
    12 /10/2008

    COMUNISTI ITALIANI
    Dieci anni fa la scissione, «ora la famiglia si è riunita»

    d. p.

    Li hanno festeggiati così i dieci anni esatti dall’assemblea al Metropolitan di Roma in cui i Comunisti italiani annunciarono la scissione da Rifondazione: con quella che Diliberto chiama «una grande giornata di ricongiungimento familiare». I casi della vita: all’epoca chi se ne andava era per costruire il centrosinistra, chi restava voleva rompere. Oggi compleanno a parti inverse: chi se ne vuole andare sono gli eredi di Bertinotti, chi resta sono quelli di Cossutta. Il Pdci chiede di annullare il divorzio. A partire da liste comuni alle europee. Ma si fa presto a dire falce e martello, dieci anni fa fu un giudice a stabilire le differenze fra i due simboli, ora chi rimetterà la tavolozza a posto? «Problemi che si superanno, in famiglia», insiste Diliberto, «questa manifestazione è una manifestazione dell’orgoglio comunista», come dire: gli altri sono solo graditi ospiti. Intanto i milianti del Pdci e del Prc di Firenze e Ancona hanno intrecciato le bandiere: torniamo insieme. E Diliberto sale sul palco finale solo dopo che se ne sono andati gli altri ex arcobaleno, quando può restare solo con Paolo Ferrero. In quell’alleanza c’è stato, ma non ci ha creduto. Ora lo dice. Doppiezza, si chiamava un tempo: e infatti il suo partito lo ha gratificato di una rielezione bulgara. Ma torniamo al ricongiungimento familiare. Claudio Grassi, uno di quelli che dieci anni fa a sorpresa restarono nel Prc, essendo lui cossuttiano, smorza gli entusiasmi: «Un passo alla volta. Il Pdci ci sollecita, la cosa va discussa, bisogna costruire un percorso». Ultima notazione, dovere di cronaca: per essere la giornata dell’unità dei comunisti segnaliamo che Marco Rizzo, una delle minoranze interne del Pdci, festeggia con una striscione «per la costituente comunista». Che però non è l’unità dei comunisti di Diliberto.

  87. IL MANIFESTO: il viaggio said

    IL MANIFESTO
    12-10.2008

    IL VIAGGIO

    In poche centinaia sul treno, poi la gioia: «Ma quanti siamo?»
    Da Milano alla capitale sul convoglio speciale

    Alessandro Braga

    Loro, i militanti milanesi, se lo sentivano già dall’alba che sarebbe stata una grande giornata. Fiuto padano-comunista forse.
    Milano, sei del mattino, stazione Centrale. Le facce sono ancora assonnate, gli occhi cisposi. Le bocche invece, già sciolte. Tutti ottimisti: «Vedrete compagni, saremo in tantissimi», dice uno. «Certo, sarà una giornata fantastica», gli fa eco subito un altro. Parole dettate dalla fiducia, dalla speranza che, si sa, è l’ultima a morire. I più critici avanzano un «ma se anche oggi va bene, poi da domani che si fà? Riusciremo a ricostruire un progetto nella società civile?». Ma i menagrami vengono immediatamente zittiti. Peccato però che poi ci sia da fare i conti con i numeri. Perché questi militanti meneghini saranno pure ottimisti, entusiasti. Ma non sono poi tantissimi. Qualche centinaio, sei-settecento, nulla più. Per un treno speciale organizzato dai partiti della fu Sinistra arcobaleno più Cgil, più Partito comunista dei lavoratori, più qualche altra sigla minore, un po’ poco. La speranza, per una buona rappresentatività lombarda alla manifestazione, è tutta rivolta ai quindici pullman organizzati da varie città e paesi lombardi. Che poi, durante il corteo, si sono fatti vedere con i loro striscioni: Como, Varese, Lecco, Brescia, pure la Brianza.
    Sei e trenta, puntualissimo, il treno parte. «Nessun boicottaggio da parte di Trenitalia questa volta», sospira qualcuno. Poi, il ritardo accumulato durante il tragitto, fa venire più di un dubbio a molti. Ma non basta a scalfire l’ottimismo. Quando il treno si ferma nel bel mezzo di una buia galleria qualcuno, tra i più ironici, riesce pure a riderci sopra: «È la perfetta metafora della sinistra, non riusciamo a vedere l’uscita dal tunnel». Ma ci provano. La macchina organizzativa è stata oliata a puntino per l’occasione, per il rilancio della sinistra: distribuzione militante di Liberazione, bandiere sventolanti dai finestrini, i giovani comunisti che si fanno chilometri avanti e indietro per le carrozze vendendo a prezzi «sinistri» (nel senso di popolari) cioccolato, caffé, panini con salumi assortiti, bicchieri di vino e grappa. Alle otto e un quarto, la prima bottiglia di acquavite è già finita. Un paio d’ore dopo non c’è un cestino dell’immondizia senza una bottiglia di barbera dentro. I più «sù di giri» sono quelli più attempati, che iniziano a ricordare le manifestazioni di qualche tempo fa, «che quelle sì che erano belle». Parte pure qualche coretto. I must: Bandiera rossa, l’Internazionale, Bella Ciao.
    A Roma Termini si arriva giusto in tempo, 14.25. Parte la distribuzione delle bandiere, in rapporto di quasi uno a uno coi partecipanti. All’uscita su piazza dei Cinquecento il boato: «Oh, ma quanti siamo?». «Però, allora i comunisti esistono ancora». Forse sono tutti lì.

  88. IL MANIFESTO: imbavagliati e appluditi said

    IL MANIFESTO
    12 ottobre 2008

    IL MANIFESTO
    Imbavagliati e applauditi

    Uno striscione vicino alla testa del corteo, semplice con il logo del giornale, dietro un po’ di nostri compagni, Giuliana Sgrena e Marina Forti, Marcello Cornacchia e il direttore Gabriele Polo. Con il bavaglio a testimoniare come i tagli all’editoria (con la pesantissima concomitanza della crisi economica) rischiano di annullare per sempre una voce libera e indipendente come la nostra. Dal palco, l’intervento del nostro Giancarlo Aresta a spiegare come il manifesto non abbia alcuna intenzione di morire in silenzio. Attorno, tanta solidarietà, sottoscrizioni e segnali di solidarietà dai manifestanti di tutta Italia. Applausi, strette di mano di incoraggiamento per tutta la durata del corteo e ai banchetti di piazza Esedra e Bocca della verità un via vai di gente che sottoscriveva dopo aver già sottoscritto una volta o proponeva iniziative o regalava abbonamenti. Alla fine, i primi conteggi parziali parlano di alcune migliaia di euro di sottoscrizioni e oltre un migliaio di copie del manifesto vendute in piazza, oltre a quelle nelle edicole, ovviamente.

  89. IL MANIFESTO: I segretari non si aspettavano la folla ma sul dopo ognuno resta sulle sue. said

    IL MANIFESTO
    12 ottobre 2008

    EX ARCOBALENO
    I segretari non si aspettavano la folla Ma sul dopo ognuno resta sulle sue
    In piazza Fava, Francescato, Ferrero e Diliberto. Vendola: «E’ la culla della sinistra»

    Matteo Bartocci

    Stringi stringi la vera domanda della vigilia era: la sinistra in Italia c’è ancora o no? E la risposta del lungo serpentone rosso-rosso dell’11 ottobre è stata univoca: c’è ancora eccome. In decine di migliaia hanno sfilato affermando che di una vera opposizione a Berlusconi c’è bisogno. E che se anche è scomparso dal parlamento e privo di copertura mediatica, un cuore a sinistra del Pd esiste ancora. E se chiamato batte un colpo.
    In una Roma sontuosamente estiva la partecipazione alla manifestazione è stata talmente alta che ha sorpreso perfino gli organizzatori e tanti politici anche navigati. Neanche Massimo Torelli, uno dei promotori, della sinistra fiorentina, si aspettava «un corteo così grande». Il che dimostra «che la sinistra può ripartire solo se smette di chiudersi nelle lotte interne ai partiti e si concentra sull’opposizione unitaria a Berlusconi».
    A fine giornata, anche Paolo Ferrero è raggiante. Con un sorriso a trentadue denti spiega in lungo e in largo che «partendo dal basso, dal fare, si vede che le cose funzionano e si va avanti insieme. Se invece ci si divide subito tra comunisti e socialisti, tra costituente rossa e di sinistra, tra falce e martello e arcobaleno i partiti si spaccano e non ce n’è per nessuno». E poi la frecciata a Vendola: «Diciamolo, a Chianciano qualcuno aveva ragione e qualcun’altro torto».
    Il segretario di Rifondazione rilancia la proposta di un coordinamento delle opposizioni di sinistra sui territori, a partire da cose concrete. Si vedrà. Per ora l’idea non trova molto consenso nell’ex arcobaleno. La proposta, par di capire, prova a tenere insieme tutto il caleidoscopio di posizioni. Ma sconta una freddezza generale. «Decideremo la prossima settimana nel nostro direttivo», risponde Grazia Francescato dei Verdi. «Mi pare un po’ poco, un dialogo tra recinti diversi», dice con garbo Patrizia Sentinelli, area vendoliana del Prc.
    Il corteo infatti va avanti come un treno ma ogni spezzone resta chiuso nel suo vagone. Del Pd non c’è quasi nessuno. Quasi però perché invece Livia Turco e Vincenzo Vita (che al Nazareno curano i contatti a sinistra) si fanno vedere volentieri e sognano «un’unica opposizione al governo Berlusconi». L’ex ministra della Salute si dice perfino «contenta» di essere in mezzo a tanta gente che sfila con le bandiere rosse.
    Colore unico per tante voci, Dai segretari dell’ex Arcobaleno ai promotori tutti d’accordo con Claudio Grassi (segreteria Prc) quando ammette che il corteo è andato «al di sopra delle aspettative, un successo che è anche un segnale importante». Ma le idee sul domani restano diversissime. Ogni partito, perché era questa la parte più visibile (bandiere di Prc e Pdci onnipresenti, folta e compatta falange di Sinistra democratica, gocce in un mare vermiglio i Verdi) ha e resta col suo progetto e la sua interpretazione della giornata. Claudio Fava (Sd) lo dice piatto: «Ci sono due progetti diversi, da un lato un’idea identitaria che riguarda la purezza dei comunisti, dall’altro chi come noi si batte per una sinistra popolare, democratica e rigorosa».
    Diagnosi partigiana ma esatta. In mezzo a tante falci e martelli che sembra la piazza Rossa, Oliviero Diliberto esulta: «E’ la giornata dell’orgoglio comunista. E’ questa la strada che ci indica il nostro popolo».
    Diametralmente opposta invece l’analisi di Nichi Vendola, che ha sfilato molto distante dalla testa del corteo dietro lo striscione «unitario» portato da Sd: «Nella culla di questa manifestazione – dice il presidente della Puglia a Radiocittàfutura – nasce l’associazione politica e culturale ‘per la sinistra’. È un atto che dice che il progetto costituente parte, poi naturalmente è difficile descrivere con formule politicistiche il cammino di una cosa che è appena in nuce, che sta cominciando a camminare, che si sta prefigurando». Alfonso Gianni, alfiere del partito della sinistra, è ottimista e cita Mao: «Le masse sono i veri eroi».
    Quasi spettatori, seppure in prima fila, i Verdi. Paolo Cento è chiarissimo: «Manifestare è ottimo ma il punto è come rappresentare questa piazza». Grazia Francescato, viste le forti divisioni nel Sole che ride, si tiene invece su un filo. E’ più che mai convinta della scelta di essere qui ma anche il 25 ottobre col Pd, con «gazebi critici» su cui è sicura «concorderanno anche tanti democratici». Smentisce però intese elettorali alle europee con Veltroni, che pure ha incontrato nei giorni scorsi: «Noi manteniamo la nostra identità. Col Pd c’è un dialogo ma non c’è nessun accordo, perché noi non facciamo le alleanze per le alleanze».

  90. IL MANIFESTO: DAI DUECENTOMILA DELLA FIAT RIPARTE OGGI LA LOTTA OPERAIA... said

    IL MANIFESTO

    MERCOLEDI’ 28 APRILE 1971
    50 lire

    DAI DUECENTOMILA DELLA FIAT RIPARTE OGGI LA LOTTA OPERAIA. E’ UNA LOTTA CHE PUO’ FAR SALTARE LA CONTROFFENSIVA PADRONALE E I PIANI DEL RIFORMISMO.
    CORRISPONDENZA DALLA PRIMA BASE ROSSA DI MAO.

    ….. No…. scusate l’errore…. questa è un’altra storia… successa tanto tempo fa….quando ancora non c’erano rizzo e diliberto…..

  91. FAUSTO BERTINOTTI: LA QUALITA' DEL PUBBLICO. said

    http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    La qualità del “pubblico”

    Scritto da Fausto Bertinotti.

    La manifestazione dell’11 ottobre dovrebbe indurci a più di una riflessione su di essa, nel bene e nel male, e sullo stato dell’opposizione in Italia. In ogni caso ha battuto un colpo. Ma una qualche ritrovata presenza di piazza rende non meno
    ma ancor più drammaticamente evidente la formula di Rossana Rossanda: “Non credo che una sinistra possa dirsi esistente se di fronte alla più grossa crisi del capitalismo dal 1929 non sa che cosa proporre”.
    Potrebbe essere un primo sviluppo della manifestazione la convocazione di un seminario o di un’assemblea o di un convegno per incominciare a parlarne pubblicamente. Il bisogno di organizzare luoghi e modi di un confronto a sinistra non è ormai minore di quello dell’organizzazione del conflitto. Intanto, almeno per non lasciare cadere l’importante sollecitazione di Rossana Rossanda, sarà bene che ognuno cominci a dire la sua su di essa, anche sommariamente e provvisoriamente. Sulle cinque osservazioni che Rossana pone a base del suo ragionamento vorrei dire che nel loro impianto generale non solo sono largamente condivisibili, ma credo sia utile, da parte di quella sinistra che ha subito una drammatica e storica sconfitta, ricordare che parti di essa hanno sostenuto queste tesi anche negli anni scorsi, seppure spesso in condizioni di isolamento e molte volte senza neppure farsi forza di un sostegno reciproco. Costituisce in sé un problema politico il fatto che chi ha, all’ingrosso, avuto ragione nella critica a questo capitalismo sia impotente, e persino silente, di fronte alla sua crisi.
    La condizione sostanziale dello scheletro proposto da Rossana consente e sollecita, per la stessa complessità delle tesi, degli approfondimenti in cui possano utilmente farsi luce anche differenze interne allo schema il cui confronto possa rivelarsi utile nella ricerca della proposta programmatica. Per parte mia vorrei proporre tre sotto-osservazioni. La prima riguarda il neoliberismo. Esso ha mostrato di sapersi articolare lungo diverse varianti (Usa ed Europa), sicché non le sono impedite né le politiche monetarie espansive, né la domanda di intervento pubblico. La sua caratteristica intrinseca consiste nel poter scegliere tra politiche diverse in funzione della conferma di un nucleo duro che deve valere nella fase espansiva, come in quella recessiva, come nella crisi che accende una nuova ristrutturazione dell’economia. Il nocciolo duro è la piena e, secondo la sua volontà, irreversibile liberalizzazione del mercato del lavoro che deve sempre essere governato secondo il basso salario, l’alta flessibilità e la diffusa precarietà. La seconda osservazione riguarda l’apparato produttivo italiano. Qui, quell’universale nocciolo duro si accompagna, come sappiamo, ad aree di economia nera e grigia, con lavoro nero ed evasione fiscale. Ma la ristrutturazione della media industria italiana sempre più internazionalizzata, la performance nell’esportazione di alcuni settori produttivi che colloca l’industria italiana appena sotto la potente vicina tedesca, la vitalità e la sua capacità di riorganizzazione su basi territoriali dinamiche sono caratteristiche che non consentono di qualificare questa realtà come arretrata. Va certo discussa la sua collocazione nella divisione internazionale del lavoro e dei mercati (ah, la politica industriale!), ma assai più radicalmente, credo, la sua composizione merceologica, il cosa produrre. Oltre, va da sé, la decisiva contestazione della distribuzione del reddito e del potere tra capitale e lavoro, distribuzione oggi semplicemente repellente. La terza osservazione riguarda ciò che Rossana Rossanda definisce la “demenza” dei dirigenti che hanno mandato a picco grandi enti finanziari, banche e assicurazioni. Vorrei dire che dal punto di vista del capitalismo globalizzato c’è una logica in questa “demenza”. Opposta, eppure simile, a quella di Trichet che, anche di fronte alla crisi, testardamente ha tenuto a lungo alto il costo del denaro. Quella logica va rintracciata nel perseguimento del contenimento, anzi nel blocco, della dinamica salariale, a qualsiasi costo, di riffa o di raffa. Greenspan e i grandi managers delle banche americane si devono essere detti: come si fa a tenere su la domanda se i salari non la possono alimentare? La risposta è stata: con l’indebitamento dello Stato e delle famiglie. Inventandosi, cioè, ciò che Bellofiore chiama la figura del “consumatore indebitato”. Questo imbroglio è saltato ed è esplosa la crisi, la crisi del “capitalismo finanziario globalizzato” (Guido Rossi). Ed è esplosa malgrado la liaison tra i sistemi delle economie emergenti (Cina e India) e quello statunitense. La crisi fa emergere i suoi nodi strutturali. Non parlano di questo la questione energetica e quella alimentare, oltre all’esigenza del sistema di tagliare i salari e, contemporaneamente, di sostenere la domanda?
    Ha ragione da vendere Rossanda a dire che la sinistra non esiste se non fronteggia la crisi del suo avversario (anche perché quello finirebbe altrimenti per risolverla contro tutti coloro le cui ragioni e speranze la sinistra dovrebbe interpretare). Le proposte che Rossana Rossanda avanza mi pare vadano nella direzione giusta. Partiamo da qui, cogliamo l’occasione e apriamo una discussione collettiva. Rossana pone due punti di partenza: un contenuto, l’intervento pubblico in economia, e uno spazio da riempire da sinistra, l’Europa. So che non è buon metodo aggiungere tema a tema, troppo grande diventa altrimenti il rischio di dispersione e di perdita del contatto di confronto. Se trasgredisco alle norme è perché credo che Rossana per prima sarà d’accordo nel legare ad essi il tema del lavoro. Non è un omaggio al classico, è l’individuazione di un terreno di scontro cruciale oggi e qui, anche per affrontare da sinistra il discorso sull’Europa e sulla natura dell’intervento pubblico.
    L’intervento pubblico nell’economia c’è e ci sarà. Nella nuova fase che si è aperta non è il “se” che può fissare il clivage tra destra e sinistra, ma il quanto, il come e a che scopo deve realizzarsi l’intervento pubblico. La sua natura è perciò la ragione della possibile contesa. Chi ha spiegato che l’economia per funzionare deve negare l’intervento pubblico, spiegherà che per rimettere in piedi l’economia di mercato (si sottintende, cioè, l’unica possibile) ci vuole l’intervento pubblico: un nuovo servo perché il signore (il mercato) continui ad esercitare la sua signoria. Penso come Rossana che la sinistra debba accettare la sfida (proponendo invece che il sostegno puro e semplice alle banche una guida pubblica dell’intervento pubblico), e, contemporaneamente, alzarla. Accettarla nel senso che non c’è ragione alcuna perché la sinistra debba accettare di far affluire denaro pubblico al fine di salvare grandi aziende finanziarie, senza porre il problema della responsabilità nelle gestioni che hanno portato alla crisi e senza porre, di conseguenza, il tema dell’assetto proprietario delle imprese salvate. Ma anche alzare la sfida, perché il carattere pubblico dell’impresa non costituisce in sé una garanzia di cambiamento non fosse altro perché la cultura economica dei managers pubblici non differisce sostanzialmente da quelli privati sulla concezione del mercato, della competitività e della produttività. Se il pubblico deve intervenire nell’economia (e deve), allora sono il cosa, il dove, il come, il per chi produrre che devono venire in discussione con esso e attraverso di esso. Il modello di sviluppo che in questi 25 anni è stato imposto dal capitale all’Europa è lo sfondo strutturale della crisi. L’intervento pubblico dovrebbe sostenerne la riforma, una riforma che costringa il mercato ad un nuovo compromesso con l’affermazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, con l’esigenza di sottrarci alla catastrofe ambientale, con le frontiere di una nuova cittadinanza e della ricostruzione della democrazia. Dovremmo tornare a parlare di programmazione, cioè di un assetto di società da perseguire in un tempo definito? E’ probabile.
    Se cominciassimo a discutere di questo, insieme e continuativamente, sarebbe una buona notizia anche per chi era a Roma a manifestare l’11 ottobre.

    Fausto Bertinotti

    da Il manifesto del 14 ottobre 2008

    Rifondazione per la sinistra

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

  92. I PROMOTORI DELL'11 OTTOBRE: " Аllora ripartiamo subito ". said

    Da Liberazione
    15 ottobre 2008

    Quale opposizione e quale sinistra: i promotori del corteo fanno il punto

    Sinistra, dopo l’11 ottobre
    c’è tanta strada da fare
    «Allora ripartiamo subito»

    Roma, 11 ottobre: corteo contro il governo e Confindustria Ansa
    Abbiamo chiamato a raccolta le forze della sinistra italiana, sociale e politica, e quelle ecologiste, le forze impegnate nella costruzione di un’opposizione ampia e combattiva nel nostro Paese, per suscitare una maggiore coesione e per portare al più alto livello possibile la nostra capacità di risposta alle politiche governative.
    Questo resta il nostro obiettivo e questa è la strada su cui intendiamo proseguire il nostro cammino.
    Siamo di fronte a un’azione di governo che alimenta il razzismo, il sessismo e la violenza contro i diversi, riduce gli spazi democratici, militarizza le città, colpisce la scuola pubblica, l’università e la ricerca, vuole ridimensionare la sanità pubblica e colpire il lavoro e i suoi diritti.
    Il governo impone un modello energetico basato sulla scelta folle del nucleare, privatizza l’acqua, finanzia gli inceneritori con le risorse destinate alle fonti rinnovabili, ripristinando la truffa del Cip6, cancella nei fatti tutte le politiche per attuare il protocollo di Kyoto e contrastare i cambiamenti climatici.
    Per questo c’è bisogno di una ferma azione di contrasto nelle istituzioni e nel Paese.
    Il governo di centro-destra esautora il Parlamento, tenta di avvolgere l’Italia in una spirale di autoritarismo e populismo, calpesta di fatto i valori della Costituzione, anche attraverso l’ attacco alla libera stampa.
    Per questo è necessario che la parte democratica del Paese faccia sentire la propria voce.
    L’Italia è a rischio. E se il Paese dinnanzi alla crisi economica internazionale non vede alternative, sarà destinato a essere travolto dal sentimento di paura su cui la destra ha sin qui fatto leva. E intanto il carovita rende sempre più difficile la condizione di chi lavora, di chi vive di pensione, di chi cerca un’occupazione.
    Di fronte alle grandi vertenze territoriali sui grandi nodi irrisolti – le discariche in Campania, i tanti conflitti ambientali, l’ampliamento della base americana a Vicenza – il governo usa l’arma della repressione o della totale indifferenza verso la volontà delle popolazioni interessate.
    Sono passati solo pochi mesi dalla vittoria elettorale e politica della destra ed è sempre più evidente che l’Italia ha bisogno di cambiare pagina.
    Si tratta dunque: di contrastare il razzismo attraverso politiche attive di cittadinanza; di imporre, attraverso la contrattazione collettiva, una più equa distribuzione del reddito; di valorizzare la scuola pubblica, luogo dove si trasmettono i valori che sono alla base della convivenza civile; di imporre una politica energetica basata sul risparmio e sul ricorso alle fonti rinnovabili, contro il nucleare; di sostenere la libertà di stampa e di comunicazione.
    E’ per questo che noi ci battiamo. L’azione autonoma e unitaria di una sinistra che ritorna in campo è indispensabile per ricostruire un fronte largo di opposizione nel Paese. Senza il nostro contributo e la nostra azione sarà difficile superare le incertezze e le timidezze, sarà difficile superare l’atteggiamento di sottovalutazione dei problemi, che ha caratterizzato i comportamenti dell’attuale minoranza parlamentare in questi primi mesi di legislatura.
    Sappiamo che questo fronte largo, in un certo senso, è già presente nel Paese, nella mobilitazione delle scuole italiane, nella rivolta morale e civile di fronte al moltiplicarsi degli episodi di razzismo, nelle lotte sindacali di queste settimane, in quella splendida dimostrazione di democrazia che è stato il referendum autogestito di Vicenza, nell’indignazione suscitata dal riemergere della questione morale e dall’impunità concessa alle alte cariche dello Stato
    In questo solco collocheremo il proseguimento della nostra lotta, anche nelle diverse realtà territoriali, per ridare una speranza all’Italia, per restituire un ruolo e una dignità al mondo del lavoro quotidianamente mortificato, per riproporre i valori di libertà e i diritti civili nella sfera individuale che vengono negati, per ridare una prospettiva alla ricerca e alla cultura contro il loro asservimento al potere della politica e del danaro.
    Sappiamo che la lotta non è di breve durata, proprio per questo vogliamo cominciare subito. Questa nostra manifestazione vuole perciò sollecitare tutte le forze che si oppongono al governo e alle pretese di Confindustria a promuovere una mobilitazione generale del Paese, una mobilitazione che determini una svolta, che superi il senso di rassegnazione e di paura, che riapra le condizioni per un’alternativa democratica, per un’altra politica e per un’altra Italia.
    L’opposizione è nelle nostre mani.

    I promotori della manifestazione dell’11 ottobre

    15/10/20o8

  93. Gennaro Migliore: " Attenti a non usare la piazza dell'11 ottobre in maniera autoreferenziale ". said

    Da Liberazione del 15 ottobre 2008-

    «Attenti a non usare la piazza dell’11 ottobre in maniera autoreferenziale»

    Angela Mauro
    «Attenti a non usare la piazza dell’11 ottobre in maniera autoreferenziale». Gennaro Migliore, esponente della area di minoranza nel Prc “Rifondazione per la sinistra”, lancia un avvertimento alla maggioranza del partito. La manifestazione della sinistra sabato scorso conferma che «si è costruita un’attesa di conflitto». Non va sciupata, esorta l’ex capogruppo alla Camera, spingendo sul dialogo con la piazza del Pd per «costruire uno spazio pubblico delle opposizioni». Non si tratta solo della scelta se andare o meno all’appuntamento del 25 ottobre. «In questo momento, non ci andrei – spiega – ma lavorerò perchè quello che serve oggi non è un coordinamento della sinistra, ma una prospettiva politica a sinistra e un coordinamento delle opposizioni».

    Quindi, nel corteo di sabato non ci hai visto una sorta di “comunist pride” contrario alla costituente di sinistra?
    Quella piazza ha dato molti messaggi. Il primo è che si è costruita un’attesa di conflitto che va messa in politica, fuori dalle secche di una discussione autoreferenziale. Si fa l’errore di non usare quella piazza per quello che dice al resto del paese, bensì la si usa in chiave di riaffermazione della propria identità. Attenti a non costruire operazioni a tavolino. Lo dico a Ferrero, che dopo l’11 ottobre invece di parlare la lingua dell’alternativa, ha parlato la lingua della conservazione. Quella piazza l’abbiamo voluta anche noi con la volontà di metterci dentro tutta la forza dell’unità della sinistra con un progetto alternativo e di opposizione. Oggi non serve un coordinamento della sinistra, bensì una prospettiva politica a sinistra e un coordinamento delle opposizioni. Credo che il 25 ottobre possa diventare uno dei luoghi in cui l’opposizione si alimenta di nuovi contributi. Ad oggi non ci andrei, ma non starò fermo e insisterò perchè questo appuntamento si arricchisca di contenuti e diventi uno spazio pubblico più ampio che dia il senso della costruzione di un’alternativa. In ballo ci sono questioni di più lungo periodo.

    Pensi alle prossime scadenze elettorali?
    Al momento le elezioni non c’entrano. Che bisogna guardare al Pd come forza con cui allearsi non è novità: dovrà farlo chiunque, anche chi vuole starsene in una solitudine foriera di nuova emarginazione sa che è necessario.
    Ma oggi l’urgenza è quella di opporsi alle politiche della destra. Aspettare che il Pd faccia scelte peggiori non rafforza la sinistra, anzi peggiora tutto. Stesso ragionamento per chi dice: aspettiamo il prossimo errore della Cgil. A che serve? Invece, dare sostegno pieno alla Cgil aiuta la costruzione di una prospettiva politica nuova con un ruolo ridefinito e strategico delle politiche pubbliche.

    Ti aspetti un segnale dal Pd entro il 25?
    Lavoro perchè ci sia un cambiamento di clima, questo potrebbe far sì che tanti compagni si sentano partecipi di una proposta alternativa. Certo, se la manifestazione diventasse un referendum su Veltroni, un modo per evitare il congresso, sarebbe inutile andarci.

    Enrico Letta dice che la manifestazione del 25 ottobre si farà, ma non sarà contro il governo. Che ne pensi?
    Non comprensibile, nessuno va in piazza per il governo, a partire dagli scioperi indetti dai sindacati per questo mese. Anche il Pd sostiene lo sciopero generale della scuola. Oggi per chi non governa è difficile interpretare un ruolo diverso da quello dell’opposizione. Il governo si considera come luogo unico per l’esercizio dell’azione politica: è l’errore di fondo.

    Sì, ma il governo è chiamato a fare la sua parte in tempi di gravissima crisi finanziaria.
    Questo governo riassume in sè anche le questioni di competenza del parlamento. Ciò non va bene. Anche con la crisi, è la società lo spazio entro cui misurare la propria azione politica.

    15/10/2008

  94. Reed said

    La totale inadeguatezza di ogni ipotesi socialdemocratica come “rifondazione per la sinistra” fa e’ palese.
    Riproporre una sinistra socialdemocratica che voglia andare di nuovo a fare la ruota di scorta del Partito Democratico dei padroni significa essere ciechi e sordi.
    Compito della sinistra comunista e’ di fare opposizione contro lo stato dei padroni e contro i padroni. Opposizione di sinistra contro tutti i governi dei padroni di centro sinistra o centro destra che essi siano. Con i lavoratori e tra i lavoratori a seminare per il futuro e’ cio’ che i comunisti devono fare.

    Bertinotti non e’ riuscito ieri ad ottenere qualcosa per i lavoratori dai governi dei padroni di centro sinistra che ha sorretto. Perche’ dovrebbe riuscirci domani? Perche’ ha cambiato nome? Non si dice piu’ “comunista” ma socialdemocratico? progressista “senza aggettivi”?

    Ma perche’ non ragionate cari rifondaroli socialdemocratici per la sinistra?
    Perche’ non capite che si tratta SOLO di ceto politico ex comunista che si vuole riciclare per prendere di nuovo qualche poltrona in parlamento e lo stipendio di parlamentari?

    Non lo capite?

  95. nonviolento said

    Ma per favore non parlare di ceto comunista che etc etc, l’Italia è piena di persone che ragionano come te e siedono da anni in consigli comunali, provinciali e regionali, persino in parlamento sono stati, taci che è meglio. E sono anche quelli più irremovibili, non li scolli dal caregone nemmeno se li trascini via……Mi viene da ridere a sentire nel federale personaggi che nella loro vita politica negli ultimi dieci anni non hanno fatto altro che assessori, consiglieri, poi di nuovo assessori, poi di nuovo consiglieri e poi ancora nel consiglio di ammistrazione di qualche partecipata, fare discorsi da extraparlamentari, sullo stile Dp o addirittura LC, sono penosi, peggio sono squallidi.

  96. ENNIO CIRNIGLIARO: RIFLESSIONI DOPO ROMA said

    FONTE: FORUM SINISTRA EUROPEA GENOVA

    martedì, 14 ottobre 2008

    Riflessioni dopo Roma, di Ennio Cirnigliaro Di ritorno da Roma, vorrei iniziare il mio ragionamento a partire da “personale” ( che, come sappiamo, in quanto tale è comunque politica di per sé). Al congresso di Rifondazione mi schierai con la mozione Vendola, alla quale mi sento tuttora legato, ritenendola la più vicina ai movimenti sociali in quanto, assumendo la critica del potere come cartina di tornasole per la bontà di qualsiasi progetto politico, financo comunista, financo rivoluzionario, si pone con coraggio oltre ( e non contro) la cosiddetta “politica novecentesca” ( la quale in realtà abbraccia, nelle sue forme di estrinsecazione, un periodo assai più breve del secolo breve: grosso modo un lasso di tempo che in Italia va dal 1945 al 1989. Mi si perdonino le semplificazioni brutali che sto faacendo). L’idea della “Costituente della sinistra”, al dilà dei nominalismi, si proponeva allora come un’uscita da sinistra rispetto alle contraddizioni interne al movimento rivoluzionario ed a quella “solitudine dei numeri primi” la quale aveva via via fatto sì che, come ha acutamente osservato uno dei più attenti comunisti che abbiamo in Italia, Fausto Bertinotti (ingiustamente accusato da tutti quei farisei per i quali, parafrasando Togliatti, se il comunismo fosse una religione, sarebbero dei ben poveri chierici), la parola “comunismo” fosse divenuta indicibile. Contro lo sforzo volontarista e, per certi aspetti, molto generoso che determinò la nascita prematura e senza incubatrice della Sinistra Arcobaleno, si vedeva nell’idea del cammino, nella processualità di un percorso di liberazione e costruzione di alternativa di società, la chiave di volta per un nuovo progetto anticapitalista degno del nostro tempo. Nel corso dei mesi, tuttavia, mi sembra che tale progettualità, così alta e nobile da sfuggire talvolta persino allo sguardo degli osservatori, si sia progressivamente svincolata da quella necessaria pratica senza la quale la grammatica rimane soltanto una foresta di simboli indecifrabili ai più ( ed ecco che torna il rovello bertinottiano sul perché il comunismo sia divenuto indicibile, coperto da strati e strati di rimbambimento di massa e di coscienze reificate marxianamente dall’essere divenuti soggetti per gli oggetti): lo sforzo unitario si è trasformato in un continuo distinguo su questioni certamente e sicuramente perlopiù condivisibili, ma comunque, credo, secondarie in un momento come questo nel quale più che mai occorre concretamente stare uniti innanzi al devastante sfondamento delle pratiche “culturali” della destra, su tutte l’ondata di persecuzioni razziali attualmente in atto su più piani, da quello istituzionale a quello, ben più grave e preoccupante, del lumpenproletariat fascistizzato. Si criticava, io credo giustamente, la linea di Ferrero in quanto identitaria, ma si rischia di riprodurre ora una reazione speculare a tale linea, tenendo presente anche un fatto: un tempo si sarebbe detto che “les motions tuent les émotions”, tant’è che, alla prova dei fatti reali, per fortuna “les émotions” finiscono poi per prevalere: lo dico chiaramente: il mio avversario non è Ferrero, non è Diliberto, non lo è neppure Ferrando. Sono altro da loro, ma non sono contro di loro. Nel 2001 mettemmo assieme lotte, esperienze e pratiche molto differenti fra loro, e fu proprio questo brodo primordiale a produrre quello che, non a caso, fu definito non “IL movimento” ma “movimento dei movimenti”, un insieme che andava dalle suore di Boccadasse agli anarchici, da PAx Christi ai Cobas…Ora, mi chiedo, con i tempi che corrono, questo sarebbe possibile, se ci dividiamo persino su come praticare l’unità? (sembra un ossimoro, ma questo è,allorché ci si arrovella, come vescovi nei Concili cristiani del IV secolo, sulla differenza fra “partito sociale”, ” costituente della sinistra” ecc, mentre intorno la nave va a picco). Detto questo, passo all’analisi di alcuni dati concreti, a rischio di sembrare sillogistico. Sabato a Roma è scesa in piazza l’opposizione. In piazza sono scesi perlopiù i comunisti. Poca “sinistra diffusa”, pochissimi “movimenti”Ergo: che ci piaccia o no, attualmente l’unica opposizione mobilitabile è quella dei comunisti, anzi, dei Komunisti. Su questo si è riflettuto molto con i compagni e le compagne mentre si tornava da quella che, lungi, credo , dall’essere una “trasferta di tifosi”,come alcuni scrivono , si è posta come la prima manifestazione di piazza delle opposizioni. Poi sicuramente verranno i dubbi e le domande…Confesserò che, appena tornato a casa, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’affermazione di Pajetta, il quale, a chi gli chiedeva cosa c’era dietro l’angolo, rispose “un altro angolo, e poi un altro ancora”. Innanzi a ciò, dunque, ritengo che l’unica cosa che non si possa fare è la semplificazione, anche quando la realtà sembra darci, apparentemente, torto e financo quando , innanzi alla realtà stessa, pur restiamo convinti nel perseguire i nostri ideali. Forse dobbiamo, come ci ricoradava Claudio Napoleoni, cercare ancora, ostinarci a leggere la realtà, ad indagarne le pieghe inconsce, il quid che ha portato centinaia di migliaia di persone a scegliere quelle modalità di manifestare. Gli amori sono fatti anche di passioni, e, di questo, non dobbiamo mai dimenticarcene.

    E.C.

  97. differenza canapa indica e sativa

    Manifestazione 11 Ottobre « Rifondazione per la sinistra

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