Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

VENDOLA, NON VOGLIAMO METTERE ASSIEME SCORIE COMUNISMO

Posted by rifondazioneperlasinistra su 27 settembre 2008

A sinistra, ma lontani dalle “scorie del comunismo”. Nichi Vendola lancia a Roma “l’area politico-culturale”, Rifondazione per la sinistra. Il governatore della Puglia, dopo la sconfitta al congresso di Chianciano del luglio scorso, stringe le fila di quello che da molti viene considerato un partito nel partito, oggi guidato da Paolo Ferrero, e che vede tra i suoi promotori gli ex segretari Prc, Fausto Bertinotti e Franco Giordano, e l’ex capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore. Obiettivo la costituente della sinistra e la ripresa del dialogo con il Pd. “Non ci si puo’ rinchiudere – dice Vendola al Tg3 – in un fortino identitatrio, inseguendo il mito della riconnessione di tutti i frammenti e delle scorie di tutti i tipi di comunismo. Questo per la sinistra e’ il tempo di scendere in mare aperto”. Vendola sottolinea: “Siamo impegnati a trasformare la linea di Rifondazione comunista. Siamo impegnati alla nascita di una nuova grande sinistra di popolo, che sia capace di sfidare le destre, di sfidare la fabbrica delle paure. Di ricostruire un principi comunitario e collettivo di speranza”.

da repubblica.it

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59 Risposte to “VENDOLA, NON VOGLIAMO METTERE ASSIEME SCORIE COMUNISMO”

  1. romololeft said

    Mentre voi stava te facendo la vostra bella rimpatriata con Vendola a dire parole belle(a parte le parole sul comunismo)ma incomprensibili ai più,mentre i riempivate la bocca con costiuenti e cazzi vari,sempre a Roma i gap(gruppi di acquisto popolare)vendevano il pane in piazza.Con un’ora sono state vendute più di una tonnellata di pane.Compagni di action,di rifondazione e altre associazioni hanno dato vita ad una esperienza reale di battaglia unitaria della sinistra.Niente a che fare con le vostre parole e nient’altro.Credo che il partito sociale possa davvero essere la chiave per rilanciare tra la gente il nostro partito,per dirlo alla Ferrero dobbiamo riostruirne l’utilità sociale.
    Saluti comunisti

  2. Roberto Brontolo said

    Caro Romololeft,
    a Roma anche la scorsa settimana sono stati distribuiti chili e chili di pane dai GAP, c’erano anche nostri compagni….non capisco cosa vuoi dire con il tuo post. Di certo voi non avete la patente di veri comunisti nè l’esclusiva, come noi non abbiamo quella dei parolai, visto che anche dalle vostre parti di chiacchiere se ne fanno tante….ma tante assai.

  3. mau68- eccone un altro said

    ecco il vero vendola, che nell’intervista ai giornalisti alla manifestazione (dei quasi scissionisti romani, che mentre i compagni fanno operazioni di “sinistra sociale” vedi #1) più che rilanciare la sinistra si preoccupa di “denigrare” il Prc…
    ritira fuori la storia dei “ladri”…
    sulla questione Liberazione, una voragine di 5 milioni di euro alla fine del 2008 (che significa la chiusura del Prc o di Liberazione):
    la cui responsabilità ricade tutto sulla precedente maggioranza Berti/giordan/vendola, sul direttore Sansonetti (moz 2) e sull’amministratore (ancora presidente Cda) Bellucci (moz 2) se la cava con due battute sul fatto che Liberazione è indipendente (cioè filoVendola) e questo è un bene!!!
    nessuna parola sulla responsabilità politica ed editoriale (cioè tutti dirigenti moz 2 !!!)…

    insomma mentre la destra distrugge qualsiasi “forma di opposizione” e i pochi spazi di libertà -conquistata in decenni e decenni di lotta e sangue- il “poeta” si preoccupa di continuare il congresso e le polemiche, dichiara apertamente di lavorare alla “disgregazione” del Prc -sembra qs la sua preoccupazione primaria- e poi se gli rimane il tempo forse si penserà alla lotta alle destre… (ah, neanche un accenno alla manifestazione dell’ 11… ma non era uno dei firmatari?)…
    ai posteri la NON ARDUA SENTENZA:

    Vendola: «Brutto clima nel Prc.,,»

    Nichi Vendola parla di un «clima sgradevole», dentro il Prc. Il governatore della Puglia ieri ha incontrato i coordinatori dell’area “Rifondazione per la sinistra”, «che non è una corrente – ci tiene a sottolineare – è mezzo partito, capace di molte relazioni all’esterno». Riferimento tutt’altro che casuale, anche se alla riunione a porte chiuse di ieri ha dovuto faticare non poco nel muoversi tra compagni di partito che sempre meno sopportano la convivenza con la componente che ha vinto il congresso e quelli che invece invitano a non bruciare troppo in fretta le tappe. Una cosa è comunque certa: «Se la maggioranza proponesse l’unità dei comunisti, sarebbe la definitiva scissione di Rifondazione comunista dalla sua storia. E noi a quel punto chiameremo l’intero partito al confronto e alla mobilitazione».

    Ora c’è il varo di “Rifondazione per la sinistra”: l’obiettivo più immediato?
    «Rimettere in campo l’idea della ricostruzione della sinistra come di un tema necessario per la società italiana. Oggi assistiamo a una vera e propria afasia della sinistra, in tutte le sue componenti: quella che ha scelto di fuoriuscire dalla storia e dalla cultura del movimento operaio, e che si è riconosciuta nel progetto del Pd, ma anche quella che vive di pulsioni identitarie».

    Cioè il Prc, il vostro partito.
    «Noi stiamo dentro Rifondazione ma anche dentro la società italiana, e costruiamo una rete di rapporti con tanti soggetti, fuori dal partito. La domanda che ci poniamo non è dove siamo collocati, ma come restituiamo credibilità e persino fascino a un nuovo vocabolario della sinistra».

    Che aria si respira dentro Rifondazione?
    «C’è un clima abbastanza sgradevole».

    Per via della convivenza di linee politiche differenti?
    «È sgradevole complessivamente, non si può descrivere come un clima in cui la differenza abbia il sapore di un arricchimento. È un clima anche molto pesante, per molti singoli compagni e compagne».

    Sono gli strascichi di un congresso aspro?
    «Dobbiamo dichiarare finito il congresso di Chianciano, ma non possiamo dimenticare che è stato segnato da una conta interna e che una commissione di partito ha cancellato molti voti. Oggi nessuna commissione può cancellare la realtà, che è la necessità e l’urgenza di restituire senso all’agire politico della sinistra».

    La prima verifica elettorale l’avrete alle europee.
    «Bisogna rilanciare il disegno di un processo unitario della sinistra, come un grande movimento e una grande forma di consultazione nei territori».

    E se invece la maggioranza proponesse il tandem Prc-Pdci sulla scheda?
    «Significherebbe che i veri vincitori del congresso sono quelli che hanno rastrellato il 7% dei voti con la proposta dell’unità dei comunisti».

    Recentemente c’è stato l’abbraccio tra Diliberto e Grassi, che non stava in quella minoranza ma si è mosso con Ferrero: che farete se viene imboccata questa strada?
    «Chiameremo al confronto e alla mobilitazione l’intero partito, perché questo fatto significherebbe la definitiva scissione di Rifondazione comunista dalla sua storia».

    Mussi fa un passo avanti rispetto alla necessità di aprire un cantiere e dice che è necessario un nuovo soggetto della sinistra: lei che ne pensa?
    «Che prima di occuparsi del contenitore bisogna occuparsi dei contenuti ed evitare qualunque abbrivio politicista. Bisogna che la sinistra srotoli le proprie idee e ambizioni e cominci un percorso con tanti, poi insieme vedremo cosa fare».

    E del momento difficile che vive Liberazione che dice?
    «Sono due i problemi di Liberazione. Uno è generale e riguarda le testate di partito. Ma poi c’è l’autonomia di una redazione giornalistica, che è un bene che non può essere messo in discussione. È stata una grande conquista nella storia della sinistra immaginare che essere organo di un partito non significa essere un bollettino. E questo non può essere smobilitato».

    di Simone Collini, unita 27.09.2008

  4. remoleft said

    ma per organizzare i gap non vi siete mai riuniti?
    mamma mia che livello basso di discussione!

  5. remoleft said

    …e chiaramente che falsa retorica!!!

    (chiaramente ritengo che i gap sono una iniziativa assolutamente positiva)

  6. Dario said

    Grazie per avermi definito come “SCORIA”, ovvero come uno scarto…. grazie compagno Vendola…

  7. Franco said

    Dario ti è andata bene che il non-VIOLENTO niky non ti abbia definito uno dei soliti plebei!!!Sta di fatto che ancora non c’è nulla di concreto, continuano a blaterare di costiituenti ma non si vede l’ombra di nulla di concreto!!!

  8. Angelitti Anna Maria said

    Desidero aderire al nuovo partito “Rifondazione per la sinistra”. Sono in Abruzzo e gradirei sapere dove rivolgermi per frequentare i compagni vendoliani.
    Certa di una risposta positiva saluto: “Hasta la victoria siempre!”.
    Anna Maria Angelitti
    Fisso: 0863/789364
    cell: 320.2737126

    Abitazione
    Via Risorgimento,12
    67041 Aielli (Aq)

  9. anna maria di miscio said

    per Anna Maria Angelitti: rifondazione per la sinistra è un’associazione politico culturale, non un partito, dei compagni dell’area vendoliana, per iscriverti chiedi alle sezioni e alle case della sinistra della tua città.

  10. mau68- plebei! said

    mi dispiace per franco e dario ma… i compagni non sono stati chiamati solo “scorie” ma, di nuovo,
    plebei !!!

    da La Stampa:
    Nichi Vendola apre la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra” composta dalla minoranza bertinottiana uscita sconfitta dal congresso di Chianciano: “Io e gli altri non ci stiamo più. Non voglio stare in un partito che si rinsecchisce, entra in una spirale regressiva, che sembra un gruppuscolo degli anni Settanta senza che ci siano gli anni Settanta, che ha un’idea della lotta sociale simile a una lotta plebea”.

  11. .Marco Renzini said

    Per Anna Maria Angelitti e per tutti gli altri : una ulteriore precisazione per essere ancora più puntuali e dettagliati.
    Come ieri ha detto a Roma in maniera precisa anche Nichi Vendola la ” Costituente della Sinistra ” nasce dal basso, dai territori, nasce subito e non sarà comunque un’operazione frutto solo dell’iniziativa politica di pezzi di gruppi dirigenti nazionali come , tanto per capirci, è stata l’esperienza del cartello elettorale della Sinistra Arcobaleno.
    Quindi tanto per essere chiari LA SINISTRA SIAMO NOI e da oggi ognuno si mette in gioco in prima persona e insieme agli altri si organizza in totale autonomia nei modi e nelle forme che ritiene più opportuno nelle varie zone di Italia.
    Quindi ci sono due possibilità sul piano concreto: tu e chiunque intende iscriversi al Partito della Rifondazione Comunista è ovviamente il benvenuto.
    Se intende lavorare per la ricostruzione di una SINISTRA DI POPOLO può cominciare a farlo contattando i referenti locali dell’ area politico-culturale RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA.
    Chi invece, per qualunque motivo, non intende prendere la tessera del PRC, può in totale e ovvia autonomia dar vita insieme ad altri ad ASSOCIAZIONI DELLA SINISTRA anche insieme agli iscritti dei partiti attuali (PRC, Verdi, Sinistra Democratica, PDCI e via elencando ).
    Questa contaminazione tra compagni e compagne, iscritti e non iscritti ai partiti, già esiste in alcune realtà del Paese e questo dobbiamo comunque fare dappertutto.
    Questa sarà finalmente la novità politica ed anche organizzativa a partire da subito.
    Qaunto prima ci sarà un coordinamento nazionale , poi nasceranno via via anche dei coordinamenti immagino su scala regionale, ecc.
    Alcuni già chiedono: ci sarà un tesseramento unico, nazionale di queste ASSOCIAZIONI DELLA SINISTRA ? E come si chiameranno in questo caso ? E quando ?
    Anche su questo decideremo tutti insieme nelle forme più democratiche e partecipate.
    Se LA SINISTRA SIAMO NOI e non solo , come detto, pezzi di ceto dirigente SIAMO ANCHE TUTTI NOI che facciamo, decidiamo, ci organizzaziamo, nei modi e nelle forme che riteniamo più opportune e più utili.

  12. mau68- manifestazione dell'11 said

    Vendola conferma che ha firmato per la manifestazione dell’ 11 solo perché la stessa è stata indetta da varie associazioni
    della sinistra diffusa, ma in realtà ha intenzione di boicottarla ???

    Vendola dal palco: “Spetta a noi il compito di non diventare una sinistra identitaria contrapposta ad un’altra sinistra identitaria. Oggi il Paese ha bisogno non di piazze identitarie ma di piazze unitarie contro la destra…”

    come interpretare queste parole?
    o forse sono talmente prevenuto che -dopo oltre 40anni di militanza- non comprendo più i messaggi dei “capi”?

    chiedo -senza polemica ma per capire- l’interpretazione ai compagni presenti!!!
    Vendola si augura o no il fallimento dell’ 11 ??? e tali parole non sono state un invito a disertare ???

  13. .Marco Renzini said

    Massima chiarezza anche sulla manifestazione dell’11 ottobre prossimo a Roma, tanto per non fare del chiacchiericcio inutile e delle polemiche ridicole.
    RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA, ha detto anche ieri Nichi Vendola a Roma, ritiene che questo appuntamento sia fondamentale e decisivo per avviare subito una ricostruzione della Sinistra.
    Anzi RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA ribadisce il fatto che è grazie alla sua iniziativa politica che la Sinistra torna in piazza UNITA, con tutte le forze politiche e i partiti che appena pochi mesi fà avevano dato vita all’esperienza della Sinistra Arcobaleno, con i movimenti, le associazioni, i singoli compagni e compagne, i cittadini.
    QUINDI L’11 OTTOBRE TUTTI A ROMA.

  14. Manfredonia said

    Che schifo Vendola però … siate democratici,avete perso il congresso,per amore di partito,si accetta la linea della maggioranza e si continua.
    Voi invece no, deve essere imposto con la forza,con i sabotaggi,con la lotta interna,un progetto di sinistra qualunquista che interessa solo 4 dirigenti manigoldi che, con un progetto di sinistra moderata avrebbero più possibilità di conquistare poltrone, e di condividerle con gli amici della millantata “SINISTRA” del partito democratico.(Che di sinistra non ha un beato cazzo.)
    Caro compagno Vendola,questa volta mi hai davvero deluso.
    Adesso ti dico: se proprio non ti riconosci in questo partito
    “DELLA RIFONDAZIONE C O M U N I S T A”,fatti un regalo,compi un gesto di amor proprio,
    VATTENE!

  15. anna maria di miscio said

    x marco renzini: ieri vendola in assemblea a parco brin, se non sbaglio, e posso aver capito male, ha detto che l’associazione rifondazione per la sinistra è aperta ai compagni di rifondazione comunista ma anche all’esterno, nella sinistra diffusa
    e se è così che senso ha avviare due associazioni, una per la sinistra e l’altra “rifondazione per la sinistra”?
    x manfredonia: vi vedo col sangue agli occhi, la politica e la democrazia sono un’altra cosa

  16. romololeft said

    Vergognosi comnque gli attacchi di Vendola alle culture comuniste definite con disprezzo scorie.

  17. anna maria di miscio said

    interpreti male: ogni cultura ha le sue scorie, o derive
    c’è una cultura comunista che vive ed è forte, poi ci sono le derive identitarie, le scorie appunto

  18. mau68- scorie e plebei... said

    le scorie sono il 53% del Prc, se ci mettiamo anche i militanti del Pdci e quelli di altre organizzazioni
    arriviamo a 200/300 mila compagne/i che in nome di “una unità superiore” definiamo

    scorie e plebaglia…

  19. anna maria di miscio said

    ed è dalle derive identitarie che emerge la retorica e la demagogia plebeista, ancora una volta confondete il populismo di matrice fascista col comunismo

  20. nonviolento said

    Siete patetici, non sono scorie del comunismo i vari partitini dello zero virgola? Che cosa hanno in comune queste misere ombre con i grandi movimenti comunisti del novecento? E non sono frammenti del movimento comunista anche quelli del 2 o 4%, rispetto ai grandi movimenti, alle grandi organizzazioni di massa che il movimento comunista ha saputo mettere in campo nel passato secolo? O forse la vostra presunzione e mediocrità vi fa rendere uguali a partiti che avevano milioni di iscritti, che mobilitavano decine di milioni di masse? Vi sentite offesi per essere STATI CHIAMATI, ANZI PER ESSERCI CHIAMATI, PERCHE’ , FINO A PROVA CONTRARIA, ANCHE NOI, ESSENDO COMUNISTI ED ISCRITTI A RIFONDAZIONE,(OGGI SULLA MIA POSTA E’ ARRIVATA LA CONVOCAZIONE PER IL CPF, QUINDI…), SIAMO ANCHE NOI FRAMMENTI DI CIO’ CHE E’ STATO IL GRANDE MOVIMENTO COMUNISTA DEL NOVECENTO. Da ciò che scrivete si comprende la vostra presunzione, l’incapacità di guardare e confrontarvi con il reale. La realta è che il movimento comunista in Italia ed in Europa da movimento che accoglieva nelle sue organizzazioni decine di milioni di persone, oggi ne raccoglie a stento poche centinaia di migliaia, questa è la realtà con cui rifiutate violentemente di confrontarvi. Vivete di ricordi, di nostalgie del tempo che fù, avete il culto dei morti, come le religioni tribali, non sapete uscire dal vostro minoritarismo perchè non vi considerate minoritari. Nella vostra supponenza siete maggioritari e grandi solo perchè vi definite comunisti, ebbene sarebbe ora che vi accorgeste che questo non basta più. Per rispondere poi alle stupidità. Proprio ieri leggevo una mail di una compagna di Roma , ci scriviamo molto spesso data la nostra vecchia conoscenza che risale ai tempi della sez di V.le Medaglie D’Oro di Lotta Continua, sulla iniziativa della vendita del pane, iniziativa a cui lei ed altri di Rifondazioneperlasinistra avevano partecipato e ricordavamo i tempi degli anni settanta in cui alcuni di LC avevano perfino messo su due panifici artigianali in cui veniva venduto pane a prezzi popolari. Pensate di venire qua sopra a raccontarci cose nuove. Il grande partito sociale che finalmente si affaccia nelle piazze, ci parlate invece di cose vecchie, già sperimentate, già fatte decine di anni fa e fallite. Fallite perchè dietro non vi era uno straccio di linea poltica che raccogliesse il buono fatto con le iniziative. Se qualcuno di voi è abbastanza vecchio da ricordare, si ricorderà anche dei mercatini in cui oltre al pane si vendeva tutti igeneri alimentari, escluse le carni, degli asili, quindi perchè ci raccontate in nostro già vissuto come se fosse una novità, lo abbiamo già fatto ed abbiamo anche ragionato sul suo fallimento. Fallimento che è del tutto evidente che altri di voi non conoscono perchè quando noi spontaneisti di LC facevamo il sociale loro erano chiusi nelle loro sedi a fare gli emmellisti con i ritratti di Mao, Lenin, Stalin e chi più ne ha ne metta. Noi purtroppo non solo siamo scorie e frammanti del grande movimento comunista, ma siamo così minotitari da essere quasi scorie di ciò che fu il grande movimento spontaneista degli anni settanta, movimento a cui parte dei vostri odierni dirigenti partecipò solo per bastonare altri compagni, ricordate l’MS della Statale, poi diventatao MLS etc. etc. e poi confluito in DP . Le incursioni dei duri e puri a bastonare gli anticomunisti spontaneisti che occupavano le case di Via Carlo Marx, o del collettivo di architettura, per poi scappare agambe levate , ricordavano qualcuno di colore diverso, quando arrivavano quelli della Banda Bellini del Casoretto? Ecco voi, con la vostra arroganza e presunzione di verità assoluta siete i degni figli di degni padri. Per tutti queli che desiderano contattare Rifondazioneperlasinistra possono ricolgersi a questo blog o al sito http://www.rifondazioneperlasinistra.net/. Entro breve sarà possibile anche tessersi alla nuova area poltico/culturale, si potranno tesserare anche non iscritti al Partito della Rifondazione Comunista. Buon lavoro a tutti e tutte per costruire una sinistra larga , popolare e soprattutto di base.

  21. remoleft said

    200/300 mila?????

    bella!

    al congresso pdci hanno partecipato 4000 persone a quello di prc 44000 circa, lasciamo perde le altre forze!

    le percentuali che conosciamo valgono per gli iscritti.

  22. mau68- scorie e plebei... said

    a Roma mentre qualcuno blatera di costituente in pochi giorni la “sinistra diffusa” con i compagni del Prc in piazza hanno venduto tonnellate di pane in piazza a prezzo politico (€ 1 al Kg), tra l’altro in molti luoghi non si è riusciti a soddisfare la richiesta…

    sempre a Roma inoltre i compagni della “plebaglia identitaria” stanno costruendo assieme alla sinistra diffusa le “case della sinistra”…

    fatti concreti in piazza tra “le/i proletari/e” non parole… al vento

  23. anna maria di miscio said

    curioso anch’io dell’area rifondzione per la sinistra mi sto attivando per una sinistra diffusa e nelle case della sinistra, ma non abbiamo fondi per distribuire alcunchè, a voi chi ve li passa? ferrero?

  24. nonviolento said

    Rifondazione per la sinistra si fa associazione
    Vendola lancia il «tesseramento oltre il Prc»

    Angela Mauro

    «Scissione, scissione…». Il coretto a un certo punto parte, timido, dal centro della platea. E’ solo sussurrato, quanto basta per farsi sentire. E’ un’ora che Nichi Vendola parla sul palco della festa della sua area nel Prc, Rifondazione per la sinistra (Rps) che a Roma in questi giorni si è data appuntamento per dibattiti ed eventi vari al Parco Brin della Garbatella, storico quartiere della capitale. Parole, dal governatore della Puglia che insiste sul «problema di ricerca di vocabolario per la sinistra», sconfitta dalla «mafia delle parole della tv». Parole, ma il pubblico (almeno una parte delle centinaia di persone raccolte sotto il tendone allestito al parco Brin) attende quella fatidica che indicherebbe la separazione definitiva dalla maggioranza di Rifondazione che ha vinto il congresso di Chianciano. Scissione. Ma Nichi non la pronuncerà.
    Lo sente dal palco il suggerimento, l’attesa della platea. Non glissa. «Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande: cosa facciamo, quali sono i pezzi di nuova sinistra che vogliamo mettere insieme…». Insomma, pazienta il leader di Rps, «non c’è un’ora X per la costituente di sinistra», ma «bisogna mettersi in cammino per trovare quelle “belle bandiere” capaci di raccogliere gente, perchè io non mi impicco ad una bandiera, ad un simbolo, ad una nostalgia: voglio una sinistra che trasformi il mondo». La critica ai coinquilini nel partito, a «chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare», c’è tutta. Ma per il momento il passo più concreto che Rps è decisa a compiere è, spiega Vendola, «costituirsi in associazione e avviare un proprio tesseramento oltre i confini del Prc». Il resto è «costruire ponti, dire tutta la verità anche sul Pd che è troppo governista, che esce da destra dalla crisi della sinistra, basta con il tempo delle menzogne a fin di bene (leggi Pci, ndr.), ma non bisogna rinunciare ad una cosa più larga che si opponga alle destre». In sala c’è Vincenzo Vita di “A sinistra”, associazione nel Pd. Annuisce: «Il punto è favorire il «dialogo tra le opposizioni, tra le diverse piazze delle opposizioni a Berlusconi». Ieri, quelle organizzate dalla Cgil: al tendone del parco Brin parla anche Guglielmo Epifani, sullo schermo, in differita da piazza Farnese. L’11 ottobre, la piazza della sinistra: «Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario», indica Vendola. E poi quella del 25 ottobre, promossa dal Pd. «L’Italia – osserva il governatore pugliese – non ha bisogno di piazze contrapposte». Dialogo, come quello che l’europarlamentare Roberto Musacchio tenta in Europa con il Pse contro la direttiva sull’allungamento dell’orario di lavoro. Anche in questo caso si invoca la piazza comune: «Manifestazione unica delle opposizioni, facciamo a Bruxelles quello che non è riuscito in Italia», dice Musacchio.
    Più che un appuntamento di Rifondazione per la sinistra, questa prima assemblea nazionale dell’area Vendola sembra già un evento/esperimento della “sinistra” in senso largo. C’è gente di Sd, del Pdci (mozione Belillo), militanti sparsi. Non serve fare l’elenco dei big. Come dice la moderatrice dell’assemblea, Patrizia Sentinelli, «qui sono tutte persone autorevoli». Si sa che bisogna uscire dal tendone. «Farsi attraversare dalla pioggia» (incita Vendola) di una società inondata da un «analfabetismo che non è dovuto al non accesso alle informazioni, ma ad un eccesso di informazioni senza profondità»,spiega Scipione Semeraro. La pioggia, a un tratto, arriva davvero, scrosciante sul tendone. E la realtà bussa ai capannelli raccolti vicino all’irriverente bar allestito per la festa, che addirittura trasforma i big in cocktail (un “Bertinotti” è whisky più amaretto, un “Vendola” è whisky più martini rosso, e così via, tutto a 2 euro). «A Foggia hanno sparato ancora…», si dicono due. Altri si scambiano i contatti per future mobilitazioni sulla scuola, contro la ministra Gelmini. Dal palco Filippo Miraglia dell’Arci, Claudio Fava e non solo loro parlano di Castelvolturno, quell’esperimento malridotto di convivenza tra immigrati e nativi colpito dalla strage di Camorra dieci giorni fa. «Lì l’unica opposizione alla criminalità sono gli immigrati e i preti della Caritas», dice il leader di Sd che ci è appena stato nel casertano. «Ma quale guerra tra bande o guerra civile – urlerà poi Vendola – Nè Maroni, nè La Russa: la Camorra vive grazie alla connivenza con le istituzioni e con certa politica». E preme anche la realtà dei tagli all’editoria voluti da Tremonti: è solidarietà indiscriminata ai più colpiti, Liberazione , il manifesto .
    Sembrerebbe chiaro a tutti, al tendone, che la logica da Transatlantico per il momento va accantonata. «Ago e filo, squadra e compasso: dobbiamo ragionare sui motivi di una sconfitta che viene da lontano», dice Vendola, particolarmente colpito, forse “sopraffatto”, dalle domande della femminista storica Maria Luisa Boccia: «Come si fa a inserire nel pensiero della sinistra del XXI secolo le parole del femminile e i silenzi del maschile?». Ricerca al via. «Qui e ora i cantieri della nuova sinistra», esorta Vendola. «E se nel mio partito prevarrà la voglia di unità dei comunisti (Prc più Pdci) la contrasteremo». Le parole volano sulle europee, sapendo che «il problema non è solo lo sbarramento elettorale, che va comunque contrastato, ma quanto lo sbarramento sociale», continua Vendola. E poi le preferenze: «No all’abolizione, ma se il disegno del governo dovesse passare, chiederemo al Prc di comporre le liste con una consultazione democratica sul territorio».

  25. mau68- scorie e plebei... said

    ps:

    qualcheduno giudica vecchio “vendere pane ed altro a prezzo politico” da parte della maggioranza Prc!!! forse non sa che alla festa scissionista “vendoliana romana e non solo” si è proceduto a copiare subito l’iniziativa (tra l’altro ampliando l’offerta… che facciamo ora! offendiamo anche gli “scissionisti” romani !!!

    il manifesto pur avendo un “debole” non certamente nascosto per Vendola oggi ridicolizza il tentativo di “emulare Kim il Sung” da parte della platea vendoliana…

    in breve la storia: sono state distribuite bandierine che le/i compagne/i avrebbero dovuto sventolare alla fine del discorso di Vendola in onore della citazione pasoliniana; il quotidiano ultras di Vendola conclude:

    “per fortuna la coreografia non riesce, le vecchie liturgie, insieme alle bandiere, vanno a casa anche così”…

    ai posteri le non ardue sentenze…

  26. nonviolento said

    Oltre una tonnellata di pane ad 1 euro al chilo è stata venduta in un’ora a
    Roma. È il bilancio del secondo sabato contro il carovita dei Gap (Gruppi di
    acquisto popolari) che dalla scorsa settimana offrono ai romani la possibilità
    di acquistare un chilo di pane a 1 euro. I Gap, che consorziano diverse
    associazioni tra cui Action, Casetta rossa e Rifondazione comunista, dalle
    10:30 erano presenti con cesti colmi di pagnotte in 10 punti in quartieri
    popolari: da San Lorenzo a Garbatella fino a Cinecittà e qui, hanno detto,
    hanno smaltito in circa un’ora 1.140 chili di pane «a buon mercato». Tra la
    folla accalcata davanti ai cestini moltissime famiglie ed anziani, allertati dal
    passaparola del sabato scorso quando erano stati venduti 800 chili di pane in
    un’ora. «Con questa iniziativa intendiamo sia dimostrare che è possibile
    abbassare i prezzi senza ridurre la qualità degli alimenti, sia aiutare i piccoli
    produttori locali» ha spiegato il consigliere provinciale della Sinistra
    Arcobaleno Gianluca Peciola.

    Questo scrive oggi Liberazione, forse notate un nome Garbatella, leggo anche che in quel circolo la mozione due ha L’85% dei consensi. Che cosa si deduce da tutto questo? Che siete falsi e bugiardi.

  27. romololeft said

    é incredibile questo nonviolento.Crede che rifondazione sia una scoria del grande movimento comunista e non si accorge che la costituente della sinistra sarebbe una scoria di una rifondazione comunista spaccata in 2.Alla sinistra diffusa quella di action etc..della vostra costituente se ne infischiano altamente.Essa sarebbe realmente una accazzaglia di pezzi(o scorie)di rifondazione e SD più qualche intellettuale illuminato.Noi vogliamo invece ricostruire la sinistra non come un partito ma come movimento all’interno del quale ognuno ci sta per quello che è,e l’iniziativa sul pane se pur gia sperimentata sta avendo grande successo.Dimmi che non c’è stata unità?abbiamo lavorato assieme noi rifondaroli e i compagni di action senza che nessuno abbia obbligato nessuno a rinunciare alla sua identità ed alla sua storia.Devo dire che è vero che nella prima giornata della vendita del pane hanno partecipato compagni della mozion 2(bravissimi compagni),questo non è però avvenuto ieri che il poeta dettava la linea peraltro ambiguissima da seguire(se non altro non ci sarà scissione).E poi davvero sei tanto sciocco da credere di poter fare una grande sinistra di popolo con un partito?Questa è possibbile e realizzabbilesolo con un grande movimento di massa,nel quale i comunisti e rifondazione devono cercare di guadagnare l’gemonia.

  28. romololeft said

    io deduco che abito a roma e ti dico che ieri di compafni della due c’era poca roba:Diverso invece l’altro sabato in cui c’è staa patecipazione.Tuttavia noi siamo contenti che voi lavorate con il partito e per il partito sociale che penso possa essere perseguibile anche dalla vostra area.

  29. mau68- scorie e plebei... said

    riposto parte deli mio post e quello di qualcheduno che non ricorda cosa scrive…

    # 20 – non violento
    sulla vendita del pane: “Per rispondere poi alle stupidità. Proprio ieri leggevo una mail di una compagna di Roma , ci scriviamo molto spesso data la nostra vecchia conoscenza che risale ai tempi della sez di V.le Medaglie D’Oro di Lotta Continua, sulla iniziativa della vendita del pane, iniziativa a cui lei ed altri di Rifondazioneperlasinistra avevano partecipato e ricordavamo i tempi degli anni settanta in cui alcuni di LC avevano perfino messo su due panifici artigianali in cui veniva venduto pane a prezzi popolari. Pensate di venire qua sopra a raccontarci cose nuove. Il grande partito sociale che finalmente si affaccia nelle piazze, ci parlate invece di cose vecchie, già sperimentate, già fatte decine di anni fa e fallite. Fallite perchè dietro non vi era uno straccio di linea poltica che raccogliesse il buono fatto con le iniziative. Se qualcuno di voi è abbastanza vecchio da ricordare, si ricorderà anche dei mercatini in cui oltre al pane si vendeva tutti igeneri alimentari, escluse le carni, degli asili, quindi perchè ci raccontate in nostro già vissuto come se fosse una novità, lo abbiamo già fatto ed abbiamo anche ragionato sul suo fallimento”…

    #25- mau68:
    “qualcheduno giudica vecchio “vendere pane ed altro a prezzo politico” da parte della maggioranza Prc!!! forse non sa che alla festa scissionista “vendoliana romana e non solo” si è proceduto a copiare subito l’iniziativa, tra l’altro ampliando l’offerta… che facciamo ora! offendiamo anche gli “scissionisti” romani !!!”

    come è chiaro mettevo in evidenza “il copiare” di detta esperienza da parte degli “scissionisti romani” e non solo… e chiedevo se si giudica “stupida” questa iniziativa come giudichiamo chi “l’ha copiata” !!!

    ai poveri lettori -che ogni giorno invece di leggere, commentare su questioni politiche, leggono queste banalità- chiedo scusa… ma non sopporto chi “mente sapendo di mentire” o mente “per insipienza”…è sempre lo stesso che ancora “si odia” per non avere compreso Socrate nonostante la frequenza di 8/9 anni di filosofia all’università…

  30. Dario said

    Sottoscrivo totalmente il commento di romololeft….
    E aggiungo che seguendo i voli immaginifici da voi proprosti nella pratica policitica diventeremo solo e soltanto un’ appendice del pd. mai saremo davvero alternativi… mai costruiremo le basi per una proposta di società diversa… e tantomeno saremo capaci di costruire una sx di massa.. Io la sto vivendo e subendo da vicino la vostra pratica politica che al di là di tante chiacchere si sta riducendo a rincorrere il PD su basi che sono lontane anni luce da tutto ciò che si vuol definire sinistra… con un ulteriore allontanamento del nostro elettorato…

    complimenti!!!

  31. enricopescosolido said

    un esempio di scoria? : c’è un iscritto a RC nella mia città che gira con la faccia di stalin nel porta documenti.
    un esempio di plebeismo politico e culturale? : alla prima assemblea del dopo 14 aprile diversi compagni molto incazzati se la presero con i froci, le lesbiche e gli zingari.

  32. mau68- scorie e plebei... said

    un esempio di scorie o plebeismo ??? (a scelta… secondo le proprie visioni…)

    “chiedere di rimanere a dirigere strutture del partito ma… lavorare per il suo scioglimento !!!”

    (vedesi dichiarazioni “fuori dai denti” di Alfonso Gianni -moz 2, parlamentare per 30anni ,
    segretario di Bertinotti, sottosegretario/viceministro!- apprezzabile esperto di economia
    ma soprattutto uno che parla “fuori dai denti”, senza inventarsi “mozioni georgia” per rendere
    pubbliche le richieste dei vendoliani!!!)

  33. mau68- scorie e plebei... said

    ps :

    per comprendere meglio #42

    -aggiungere PAGATI a “dirigere” !!!

    -aggiungere DOPO ESSERE RIMASTI IN MINORANZA a “chiedere”…

    -aggiungere AVERE BUTTATO FUORI DALLA DIRIGENZA DOPO VENEZIA CHI ERA IN MINORANZA dopo “ma”…

  34. nonviolento said

    Ma perchè vi attaccate alle parole, non al senso delle cose scritte. Sinceramente io desidero dialogare, ma non si può dialogare con persone che di tutto un lungo discorso mettono in rilevo solo alcune parole. Ho scritto che è vecchio distribuire pane, o altro a prezzi popolari? Non lo ho fatto, solo il tuo estrarre alcune parole dal contesto generale del discorso ti può fornire il materiale per la tua polemica. Ho scritto vecchio perchè era l’anno 1976 che facevo la stessa identica cosa, anzi molto di più, perchè la mattina andavamo a prendere i bambini per portarli all’asilo, tanti compagni/e con le auto passavano casa per casa, a mezzogiorno eravamo ai mercatini, dove oltre la pane si distruivano verdura, frutta, ortaggi, a volte anche del pesce, la carne era ed è impossibile per la dispozioni delle Autorità Sanitarie, al pomerigggio iniziava la lunga giornata nelle stanze del quotidiano. Ma lo strano è che la tua polemica non sfiora nemmeno il vero fulcro del mio intervento, cioè la cosa politica, cioè il fallimento di quelle iniziative, che essendo molto più grandi ed estese avrebbero dovuto dare risultati giganteschi rispetto a questa prima lodevole iniziativa. Ecco sarei felice se invece di fare il pelo ed il contropelo ad aggettivi e parole estrapolate dal senso generale del massaggio, si polemizzasse, si discutesse, anche duramente se necessario, però sul vero argomento del mio scritto, perchè quelle iniziative sono fallite? Perchè ad una presenza gigantesca di popolo, erano tonnelate ogni mattina, non ogni sabato, le merci vendute,e migliai le persone che acquistavano, non è poi corrisposto quasi nulla a livello di consenso?

  35. mau68- scorie e plebei... said

    questo il metodo di discussione secondo qualcheduno:

    Siete patetici…

    Vivete di ricordi, di nostalgie del tempo che fù, avete il culto dei morti, come le religioni tribali, non sapete uscire dal vostro minoritarismo perchè non vi considerate minoritari…

    Nella vostra supponenza siete maggioritari e grandi solo perchè vi definite comunisti, ebbene sarebbe ora che vi accorgeste che questo non basta più.

    Per rispondere poi alle stupidità…

    chiusi nelle loro sedi a fare gli emmellisti con i ritratti di Mao, Lenin, Stalin e chi più ne ha ne metta…

  36. romololeft said

    siete falsi e bugiardi poi è la più brutta.Caro nonviolento hai toppato:non hai tenuto fede al tuo nickname

  37. nonviolento said

    “”siete falsi e bugiardi poi è la più brutta.Caro nonviolento hai toppato:non hai tenuto fede al tuo nickname””.
    Beh lo avrei tradito se ti avessi dato un ceffone, e poi i termini in se stessi non sono affatto violenti, violento e mandare a fan culo col gesto dell’ombrello o a parole, dare del fliglio di…, del traditore, questo è violento.
    Sbaglio o sei tu che hai scritto che nessuno della due era presente, volendo fare della sottile ironia, perchè eravamo indaffarati a fare altro. Sia Liberazione che tu stesso (lo hai scritto prima, o ho avuto un abbaglio) ti hanno smentito. Perchè non dovrei scrivere bugiardi? La falsità sta nel produrre una bugia (cioè che hai detto), costruire su di essa una critica o un sottile ironia, questa è falsità, accusare qualcuno di non aver o aver fatto una cosa , essendo a conoscenza, come tu hai scritto, di dire una cosa non vera è dire il falso. Ora dove ho sbagliato?
    Caro Mau fare l’elenco delle offese è sciocco, se io dovessi elencare gli aggetivi e i sostantivi con cui tu e molti altri sia su questo blog che durante il precongresso avete usato per definirci, occupperei pagine e pagine del blog, quindi lascia perdere. Falso, ipocrita, patetico o altro al confronto delle offese personali, delle ingiurie che spesso coinvolgevano anche parenti stretti sono nulla , anzi sono il nulla. Resta il fatto però che insistete a non voler discutere sul tema centrale di cui ho scritto, perchè sono fallite? E sinceramente questo mi preoccupa. Ma rende anche evidente che siete qua sopra solo per fare della propaganda spicciola, a voi non frega nulla di discutere.In caso contrario non avreste insistito sulla linea delle offese, ma mi avreste chiarito perchè allora fallirono ed oggi invece non falliranno.

  38. romololeft said

    Ma io ho detto che i compagni della 2 c’erano sabato l’altro ed erano anche numerosi.Il mio post riguardava questo sabato in cui la loro presenza è stata bassissima(si può dire che siano stati assenti)perchè avevano altro da fare.Io non ho mai detto che nessun compagnodella 2 sia venuto all’iniziativa.E comunque non hai il diritto di chiamarmi falso e bugiardo

  39. mau68- scorie e scenografia coreana said

    il quotidiano Il Manifesto -pur avendo un “debole” non certamente nascosto per Vendola-
    non ha resistito oggi a ridicolizzare il tentativo di “emulare Kim il Sung”
    da parte dei registi della platea vendoliana !!!

    in breve la storia: sono state distribuite bandierine che le/i compagne/i avrebbero dovuto sventolare alla fine
    del discorso di Vendola in onore della citazione pasoliniana; il quotidiano comunista ultras di Vendola conclude:

    “per fortuna la coreografia non riesce, le vecchie liturgie, insieme alle bandiere, vanno a casa anche così”…

  40. .Marco Renzini said

    Per Anna Maria Di MIscio: nel mio intervento n° 11 dicevo in maniera chiara che tutti ( iscritti e non iscritti ai partiti ) possono far parte ovviamente dell’associazione politico-culturale ” Rifondazione per la Sinistra ).
    E’ evidente che, come già avviene in alcuni territori , ci saranno anche altre forme di aggregazione di quella che chiamiamo tutti Sinistra diffusa e che intenderanno organizzarsi in maniera autonoma, avviando percorsi di ricomposizione unitaria originali e particolari.
    Percorsi legati a storie, esperienze, pratiche politiche, vicende locali, ecc.
    L’obiettivo è quindi costruire esperienze unitarie e dar vita a un gran numero di aggregazioni a sinistra e allo stesso tempo coordinare, per quanto possibile, tutte queste situazioni all’interno del progetto di ” Rifondazione per la Sinistra “.
    Mi pare quindi che in sostanza diciamo la stessa cosa.

  41. VENDOLA: " QUI E ORA I CANTIERI DELLA SINISTRA ". parte prima said

    Riporto di seguito un po’ di rassegna stampa sull’iniziativa di sabato 27 settembre 2008 a Roma.

    Da Liberazione

    E la sua area si fa associazione con tessere. Ieri l’assemblea

    Vendola: «Qui e ora i
    cantieri della sinistra»

    Angela Mauro
    «Qui e ora i cantieri della nuova sinistra». Prima assemblea nazionale per l’area Rifondazione per la sinistra, nata al congresso di Chianciano e guidata da Nichi Vendola, candidato sconfitto nella corsa alla segreteria del partito. Confronto a tutto campo ieri sotto il tendone allestito al parco Brin della Garbatella, che in questi giorni ospita la festa romana dell’area vendoliana. Centinaia di persone, tra militanti del Prc, Sd, gli anti-dilibertiani del Pdci, comuni cittadini di sinistra, hanno discusso per un’intera giornata su come «ricostruire il senso della sinistra» sconfitta alle urne di aprile, sconfitta dal capitalismo, smarrita in una società bombardata dalla propaganda su sicurezza e paura del diverso. Da subito i cantieri della sinistra, dice Vendola, il quale al parco Brin lancia il «tesseramento» di Rifondazione per la sinistra che si costituirà in associazione. Nessuna scissione dal Prc. Parola d’ordine adesso è lavorare per comporre il pensiero della sinistra del XXI secolo, dialogare con tutte le opposizioni al governo Berlusconi e con le loro piazze: ieri quelle della Cgil, l’11 quella della sinistra, il 25 quella del Pd.

    segue >

    28/09/2008

  42. VENDOLA: " QUI E ORA I CANTIERI DELLA SINISTRA ". parte seconda said

    Da Liberazione

    Ma non è scissione. Ieri l’assemblea nazionale a Roma. Il leader: «Dialogo con tutte le piazze di opposizione a Berlusconi»

    Rifondazione per la sinistra si fa associazione
    Vendola lancia il «tesseramento oltre il Prc»

    Angela Mauro

    «Scissione, scissione…». Il coretto a un certo punto parte, timido, dal centro della platea. E’ solo sussurrato, quanto basta per farsi sentire. E’ un’ora che Nichi Vendola parla sul palco della festa della sua area nel Prc, Rifondazione per la sinistra (Rps) che a Roma in questi giorni si è data appuntamento per dibattiti ed eventi vari al Parco Brin della Garbatella, storico quartiere della capitale. Parole, dal governatore della Puglia che insiste sul «problema di ricerca di vocabolario per la sinistra», sconfitta dalla «mafia delle parole della tv». Parole, ma il pubblico (almeno una parte delle centinaia di persone raccolte sotto il tendone allestito al parco Brin) attende quella fatidica che indicherebbe la separazione definitiva dalla maggioranza di Rifondazione che ha vinto il congresso di Chianciano. Scissione. Ma Nichi non la pronuncerà.
    Lo sente dal palco il suggerimento, l’attesa della platea. Non glissa. «Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande: cosa facciamo, quali sono i pezzi di nuova sinistra che vogliamo mettere insieme…». Insomma, pazienta il leader di Rps, «non c’è un’ora X per la costituente di sinistra», ma «bisogna mettersi in cammino per trovare quelle “belle bandiere” capaci di raccogliere gente, perchè io non mi impicco ad una bandiera, ad un simbolo, ad una nostalgia: voglio una sinistra che trasformi il mondo». La critica ai coinquilini nel partito, a «chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare», c’è tutta. Ma per il momento il passo più concreto che Rps è decisa a compiere è, spiega Vendola, «costituirsi in associazione e avviare un proprio tesseramento oltre i confini del Prc». Il resto è «costruire ponti, dire tutta la verità anche sul Pd che è troppo governista, che esce da destra dalla crisi della sinistra, basta con il tempo delle menzogne a fin di bene (leggi Pci, ndr.), ma non bisogna rinunciare ad una cosa più larga che si opponga alle destre». In sala c’è Vincenzo Vita di “A sinistra”, associazione nel Pd. Annuisce: «Il punto è favorire il «dialogo tra le opposizioni, tra le diverse piazze delle opposizioni a Berlusconi». Ieri, quelle organizzate dalla Cgil: al tendone del parco Brin parla anche Guglielmo Epifani, sullo schermo, in differita da piazza Farnese. L’11 ottobre, la piazza della sinistra: «Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario», indica Vendola. E poi quella del 25 ottobre, promossa dal Pd. «L’Italia – osserva il governatore pugliese – non ha bisogno di piazze contrapposte». Dialogo, come quello che l’europarlamentare Roberto Musacchio tenta in Europa con il Pse contro la direttiva sull’allungamento dell’orario di lavoro. Anche in questo caso si invoca la piazza comune: «Manifestazione unica delle opposizioni, facciamo a Bruxelles quello che non è riuscito in Italia», dice Musacchio.
    Più che un appuntamento di Rifondazione per la sinistra, questa prima assemblea nazionale dell’area Vendola sembra già un evento/esperimento della “sinistra” in senso largo. C’è gente di Sd, del Pdci (mozione Belillo), militanti sparsi. Non serve fare l’elenco dei big. Come dice la moderatrice dell’assemblea, Patrizia Sentinelli, «qui sono tutte persone autorevoli». Si sa che bisogna uscire dal tendone. «Farsi attraversare dalla pioggia» (incita Vendola) di una società inondata da un «analfabetismo che non è dovuto al non accesso alle informazioni, ma ad un eccesso di informazioni senza profondità»,spiega Scipione Semeraro. La pioggia, a un tratto, arriva davvero, scrosciante sul tendone. E la realtà bussa ai capannelli raccolti vicino all’irriverente bar allestito per la festa, che addirittura trasforma i big in cocktail (un “Bertinotti” è whisky più amaretto, un “Vendola” è whisky più martini rosso, e così via, tutto a 2 euro). «A Foggia hanno sparato ancora…», si dicono due. Altri si scambiano i contatti per future mobilitazioni sulla scuola, contro la ministra Gelmini. Dal palco Filippo Miraglia dell’Arci, Claudio Fava e non solo loro parlano di Castelvolturno, quell’esperimento malridotto di convivenza tra immigrati e nativi colpito dalla strage di Camorra dieci giorni fa. «Lì l’unica opposizione alla criminalità sono gli immigrati e i preti della Caritas», dice il leader di Sd che ci è appena stato nel casertano. «Ma quale guerra tra bande o guerra civile – urlerà poi Vendola – Nè Maroni, nè La Russa: la Camorra vive grazie alla connivenza con le istituzioni e con certa politica». E preme anche la realtà dei tagli all’editoria voluti da Tremonti: è solidarietà indiscriminata ai più colpiti, Liberazione , il manifesto .
    Sembrerebbe chiaro a tutti, al tendone, che la logica da Transatlantico per il momento va accantonata. «Ago e filo, squadra e compasso: dobbiamo ragionare sui motivi di una sconfitta che viene da lontano», dice Vendola, particolarmente colpito, forse “sopraffatto”, dalle domande della femminista storica Maria Luisa Boccia: «Come si fa a inserire nel pensiero della sinistra del XXI secolo le parole del femminile e i silenzi del maschile?». Ricerca al via. «Qui e ora i cantieri della nuova sinistra», esorta Vendola. «E se nel mio partito prevarrà la voglia di unità dei comunisti (Prc più Pdci) la contrasteremo». Le parole volano sulle europee, sapendo che «il problema non è solo lo sbarramento elettorale, che va comunque contrastato, ma quanto lo sbarramento sociale», continua Vendola. E poi le preferenze: «No all’abolizione, ma se il disegno del governo dovesse passare, chiederemo al Prc di comporre le liste con una consultazione democratica sul territorio».

    28/09/2008

  43. IL CONVITATO DI PIETRA ORA SI MUOVE - parte prima said

    Da Liberazione

    Il convitato
    di pietra
    ora si muove…

    Stefano Bocconetti

    Proviamo con un’immagine, serve più di mille parole. Basta ambientarla in quel posto dai confini tanto indefiniti che siamo soliti chiamare sinistra. Bene, qui, dopo aprile, dopo la drammatica sconfitta elettorale, si è litigato, ci si è divisi, si sono lacerati addirittura rapporti personali. Il tutto davanti ad un convitato di pietra: la sinistra diffusa. Quella che magari non è andata a votare, quella che l’ha fatto, addirittura quella che s’è rivolta altrove. Se è vero che nelle più combattive fabbriche del Nord, alla fine gli operai hanno messo la croce sul simbolo della Lega. Quella che non si può più misurare solo alle elezioni. E’ stato il convitato di pietra: c’è stato chi si rivolgeva a lei, soprattutto a lei, chi credeva in lei, chi voleva sollecitarla. E c’è stato chi non la riusciva a vedere, la intravedeva ma non la considerava. O comunque la considerava sempre e solo come subordinata alle esigenze della Politica, quella con la «p» maiuscola. Poi, all’improvviso, in un sabato già autunnale sul calendario ma di fatto primaverile, come solo Roma può regalare, ecco che quel «convitato di pietra» comincia a muoversi. Sposta un braccio, una gamba, si anima. Non è più una statua. Certo, non cambia di una virgola l’assetto di questo paese. Dove le destre governano e continuano a vincere. Innanzitutto nelle coscienze delle persone. Però, la statua s’è mossa.
    S’è mossa in cento piazze. Della Cgil. Che non sono da sottovalutare. Per quello che hanno rappresentato quelle manifestazioni così piene, per quel che lì si è detto. Perché è stato scelto il punto più difficile dell’attacco delle destre al sistema di welfare, la scuola, e simbolicamente è stato trasformato in un punto di resistenza.

    segue >

    28/09/2008

  44. IL CONVITATO DI PIETRA ORA SI MUOVE - parte seconda said

    Da Liberazione

    Il convitato
    di pietra
    ora si muove…

    Stefano Bocconetti

    Proviamo con un’immagine, serve più di mille parole. Basta ambientarla in quel posto dai confini tanto indefiniti che siamo soliti chiamare sinistra. Bene, qui, dopo aprile, dopo la drammatica sconfitta elettorale, si è litigato, ci si è divisi, si sono lacerati addirittura rapporti personali. Il tutto davanti ad un convitato di pietra: la sinistra diffusa. Quella che magari non è andata a votare, quella che l’ha fatto, addirittura quella che s’è rivolta altrove. Se è vero che nelle più combattive fabbriche del Nord, alla fine gli operai hanno messo la croce sul simbolo della Lega. Quella che non si può più misurare solo alle elezioni. E’ stato il convitato di pietra: c’è stato chi si rivolgeva a lei, soprattutto a lei, chi credeva in lei, chi voleva sollecitarla. E c’è stato chi non la riusciva a vedere, la intravedeva ma non la considerava. O comunque la considerava sempre e solo come subordinata alle esigenze della Politica, quella con la «p» maiuscola. Poi, all’improvviso, in un sabato già autunnale sul calendario ma di fatto primaverile, come solo Roma può regalare, ecco che quel «convitato di pietra» comincia a muoversi. Sposta un braccio, una gamba, si anima. Non è più una statua. Certo, non cambia di una virgola l’assetto di questo paese. Dove le destre governano e continuano a vincere. Innanzitutto nelle coscienze delle persone. Però, la statua s’è mossa.
    S’è mossa in cento piazze. Della Cgil. Che non sono da sottovalutare. Per quello che hanno rappresentato quelle manifestazioni così piene, per quel che lì si è detto. Perché è stato scelto il punto più difficile dell’attacco delle destre al sistema di welfare, la scuola, e simbolicamente è stato trasformato in un punto di resistenza.

    28/09/2008

  45. NANDO said

    Al di là di tante aspre e spiacevoli polemiche dentro Rifondazione, sta maturando fortunatamente un nuovo progetto che deve restituire fiducia e speranza a chi ha creduto, come me, nella sinistra arcobaleno, la cui sconfitta elettorale di dimensioni epocali, non può in alcun modo far venire meno la prospettiva di fondo che non ha potuto maturare nella coscienza di molti elettori i quali , a torto, hanno considerato inutile quel simbolo che racchiudeva invece tanti aspetti importanti per il dispiegamento della democrazia quali la pace, l’ambiente, la dignità del lavoro e la difesa dei diritti civili di tutti messi a serio rischio dalla politica populista e reazionaria delle destre.

  46. PRC, VENDOLA ANNUNCIA UN " TESSERAMENTO ALLARGATO ". said

    Da L’UNITA’

    Prc, Vendola annuncia un ” tesseramento allargato “.

    Simone Collini

    Figurarsi se pronuncia la parola «scissione», o se anche dà soltanto ad intenderla in modo esplicito. Il tempo gioca a suo favore, e poi bisogna aspettare le europee prima di compiere qualsiasi passo avventato. Però tassello dopo tassello, Nichi Vendola sta preparando il terreno per un’operazione che va ben al di là dei confini di Rifondazione comunista. La settimana scorsa il governatore della Puglia, battuto da Paolo Ferrero al congresso di luglio, si è incontrato a Roma con esponenti di Sinistra democratica, della Cgil, dei Verdi, della minoranza del Pdci. Oggetto della discussione: come rilanciare il processo della costituente di sinistra.

    Ieri c’è stato il passo successivo: al parco Brin del quartiere romano della Garbatella, Vendola non solo ha tenuto a battesimo “Rifondazione per la sinistra”, l’area interna al Prc che riunisce quel 47% del partito uscito sconfitto a Chianciano, ma ha anche annunciato l’avvio di un tesseramento rivolto «all’interno ma anche all’esterno di Rifondazione comunista». Parole dette davanti a un migliaio di persone, una platea che ha applaudito con forza tutti gli interventi che più hanno spinto in direzione di un nuovo soggetto di sinistra, come quello del coordinatore di Sd Claudio Fava: «Non ha senso perdersi in discussioni se debba venire prima il contenuto o il contenitore del nuovo soggetto. Il contenuto siamo noi, sono anni e anni di lotte a sinistra. Ora dobbiamo fare presto e bene».

    Vendola non ha spinto allo stesso modo sull’acceleratore, anche perché veniva da una giornata di riunioni con i coordinatori dell’area, divisi tra quanti vorrebbero rompere subito con la maggioranza e altri che invece consigliano maggiore prudenza. Però in un’ora e mezza di intervento ha sparato contro la maggioranza del suo «piccolo partito» e ha dato il via all’operazione di unità a sinistra: «Basta con gli annunci, dobbiamo aprire qui e ora i cantieri della nuova sinistra, dobbiamo far partire il processo costituente». Passaggio molto applaudito, così come quello sull’avvio del tesseramento e quelli in cui il governatore pugliese ha criticato la linea politica della maggioranza del Prc, «inefficace», «di nicchia», «di pura testimonianza», fino all’affondo finale: «Non ci si può rinchiudere in un fortino identitario unendo i frammenti e le scorie di tutti i tipi di comunismo».

    Il riferimento è, tra le altre cose, all’ipotesi che la maggioranza del partito, di cui fanno parte anche la componente trotzkista e quella che è andata al congresso chiedendo l’unità dei comunisti, proponga di presentarsi alle europee con una lista in cui convivano i simboli del Prc e del Pdci. Molto dipenderà dalla soglia di sbarramento. Secondo i calcoli che vengono fatti in via del Policlinico (con sfumature diverse tra il secondo piano, dove stanno i vendoliani, e il terzo, dove si sono sistemati quelli della maggioranza) se venisse accolta la proposta del Pd di fissarla al 3%, il Prc andrebbe da solo; col 5% richiesto dal Pdl sarebbe necessario unire quante più forze possibili, come vorrebbe Vendola; ma col 4% potrebbero spuntarla i sostenitori della lista Prc-Pdci. Vendola e i suoi aspettano di conoscere la nuova legge elettorale e la proposta di Ferrero su come andare al voto. E intanto si preparano, chiedendo una «consultazione orizzontale democratica con i territori» per la composizione delle liste nel caso in cui venissero abolite le preferenze e dando subito ulteriore sostanza alla costituente di sinistra: prima della manifestazione dell’11 ottobre, insieme a Sd, Verdi, minoranza Pdci e agli altri, verrà stilato un documento fondativo e verranno nominati i coordinatori di questa operazione.

    Pubblicato il: 28.09.08

  47. ago e filo, pazienza e radicalità: parte il processo costituente said

    Dal sito internet:http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    29 Settembre 2008

    Ago e filo, pazienza e radicalità: parte il processo costituente.

    Patrizia Sentinelli

    Si è aperta una nuova fase per la ricostruzione della sinistra.
    Un nuovo passo, dopo l’assemblea del 27. Non c’è bisogno di enfasi retorica per celebrare una manifestazione riuscita, ma neppure di recriminazioni o peggio di miseri quanto inutili anatemi.
    C’è un fatto: Rifondazione per la Sinistra ha promosso un confronto largo, aperto, senza steccati con altre soggettività della sinistra e lanciato un tesseramento.
    Il confronto è riuscito, i contributi offerti dalle quattro ricche e preziose introduzioni iniziali di Boccia, Martone, Semeraro e Serafini e dai tanti interventi successivi è decollato e la campagna di adesione è partita.
    Poca cosa? Per alcuni è sembrato anche poco perché si aspettavano il varo di un nuovo soggetto, ma il coro prevalente ha detto che occorre continuare il cammino con decisione per far avanzare un processo costituente. Così si era deciso al congresso quando votammo contro le diverse minoranze assemblate per divenire maggioranza perché vogliamo uno spazio più largo, uno spazio unitario se non ancora un luogo unico.
    E si cammina insieme. Abbiamo posto l’accento sulla necessità di rifondare, di rianimare pensieri e pratiche della sinistra per rispondere più efficacemente e più incisivamente alle politiche della paura portate dalle destre di governo e da parte confindustriale.
    I diritti, le libertà, i desideri di donne e uomini, della natura per una nuova e uguale cittadinanza sono la nostra bussola.
    Nichi Vendola ha concluso parlando di sinistra della libertà. Quella libertà così fortemente compromessa o negata dal moderno capitalismo, che fa delle sue crisi nuovo alimento per rinascere, comprimendo corpi e desideri fino alla sussunzione in sé.
    Vendola è stato apprezzato come uno di noi che cerca la strada dell’alternativa ma che tenta anche di indicarla. Il suo discorso conclusivo mi ha fatto pensare a quelle belle parole di Tom Benettollo che dicevano del lampadiere. Serve una diversa luce, infatti, per schiarire l’oscurità di questi nostri anni dove chi governa prova a ricondurre la scuola, i saperi, i lavori, i corpi, in confini autoritari e disciplinari, negando l’autonomia del pensiero, delle organizzazioni sociali, delle persone.
    Le politiche delle destre sorreggono il capitalismo onnivoro che cerca di sopravvivere alla crisi finanziaria, a quella energetica, a quella alimentare da lui stesso prodotte e di cui è capace anche di nutrirsi. Un capitalismo a cui neppure la sinistra moderata sa e vuole opporsi.
    Perciò serve un’alternativa netta e radicale da costruire nella società, nel nostro paese e in tutta Europa.
    Non è questa crisi esperienza passeggera. La sconfitta elettorale è stata ancor prima sconfitta sociale e politica. Bisogna ricominciare. Ricominciare a ripensare come fare un mondo senza la guerra, l’esclusione, la precarietà, la dissipazione ambientale, l’ingiustizia sociale. Tornare a definire i fondamentali elementi per opporsi e costruire nuovo senso.
    Perciò una sinistra larga dove culture diverse possano rincontrarsi per ridefinirsi anticapitalisti. Da oggi il lavoro riprende perché la manifestazione dell’11 ottobre possa rianimare le piazze e procedere all’inveramento della piattaforma di convocazione perché le lotte nelle scuole divengano elemento di ricomposizione dovunque. Perché il nuovo razzismo non continui a divampare, perché…
    Perché la politica di sinistra col l’ago e il filo della pazienza e radicalità riprenda a cucire i diversi conflitti, li animi e li agisca.

  48. 27 SETTEMBRE, PARCO BRIN: I NOSTRI QUI E ORA said

    Redazione di http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    29 Settembre 2008

    27 settembre, parco Brin: i nostri qui e ora

    L’applauso più lungo e partecipato, con le mani battute a ritmo come in un corteo, come ad accompagnare uno slogan, arriva quando Nichi Vendola esclama, alzando improvvisamente la voce: “Basta con gli annunci. Basta col dire che abbiamo deciso che decideremo. Noi dobbiamo aprire qui e ora i cantieri della nuova sinistra. Dobbiamo iniziare qui e ora il percorso costituente”. Qui e ora…
    Qui. A Roma, Parco Brin, Garbatella, quartiere un tempo periferico, oggi di gran moda in virtù delle sue magnifiche ex case popolari, e tuttavia in larga misura ancora abitato da quelli che ci sono andati a vivere quando, qualche decennio fa, dire Garbatella, nella capitale, significava intendere periferia estrema. Sotto un tendone che non ce la fa a coprire da qualche sporadico scroscio di pioggia le circa milleduecento persone arrivate per verificare se davvero stavolta c’è il caso che a sinistra nasca qualcosa di nuovo, riparta una speranza, si apra una possibilità di impegno reale, o se siamo, tanto per cambiare, all’ennesima sventagliata di parole. Qui. Nella prima assemblea dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, nata la sera stessa della sconfitta della mozione Vendola al congresso del Prc di Chianciano ma con l’ambizione di andare oltre i suoi confini, di non restare una corrente di partito, sia pur fortissima (il 47,3% di Rifondazione), ma di dar vita a un’area tanto interna quanto esterna a quel partito. Il nucleo fondante di un nuovo soggetto politico.
    Ora. Il 27 settembre del 2008, anno di grazia che a sinistra nessuno dimenticherà mai. L’anno dell’uragano. L’anno di una catastrofe che ha spazzato via tutto quel che c’era e che pareva solidissimo. Una tempesta devastante i cui effetti hanno appena cominciato a dispiegarsi e che minaccia di cancellare anche le ultime tracce della sinistra italiana.
    Di questa sconfitta, delle sue ragioni profonde, delle sue radici e del quadro desolato che ci ha consegnato, avevano già parlato in molti. Maria Luisa Boccia, nella sua ricchissima relazione introduttiva. Scipione Semeraro, soffermandosi sul fronte del lavoro, Massimo Serafini, piazzando sotto l’obiettivo l’ambiente. Ma ci torna più e più volte anche Vendola, perché nulla oggi è più pericoloso e scioccamente rassicurante, del fingere di aver già capito tutto di quel disastro, o del convincersi che non ci sia niente da capire. Colpa nostra. Non siamo stati abbastanza combattivi. Basta tornare in piazza, ricollocarci nei territori, urlare forte, manifestare qualche volta, rinominarci “partito sociale” e l’incubo svanirà, tutto tornerà come prima.
    Non è così. Perché la sconfitta non è solo faccenda “di flussi elettorali”. Prima di quei flussi, a determinarli, c’è stata la capacità della destra di imporre “un sistema di sogni di incubi, sino a far condividere a quella che viene di solito definita ‘opinione pubblica’ i suoi di diseguaglianza e i suoi incubi securitari”. Non è così. Perché ancor prima di quell’offensiva, culturale ancor più che politica, della destra italiana, viene una trasformazione del processo produttivo che ha reciso gli antichi e costitutivi legami della sinistra storica con il lavoro.
    Non son cose che si possano affrontare proclamandosi partito sociale e urlando forte per darsi coraggio, come bimbi persi nel buio. Occorre molto di più. Una capacità di mettere in moto contemporaneamente nuove analisi e nuove forme organizzative, entrambe capaci di liberarsi dai condizionamenti del passato, entrambe adeguate ai tempi con i quali la sinistra è chiamata e obbligata, pena la scomparsa, a confrontarsi.
    “C’è una sinistra – dice Vendola – che vuole dissolversi usando il vocabolario delle compatibilità. C’è una sinistra che vuole seppellirsi usando il vocabolario della testimonianza. Sono due facce della stessa medaglia”. Tra questi due estremi falsamente antagonisti c’è l’oceano in cui dovrà muoversi il nuovo soggetto della sinistra italiana ed europea, le pagine bianche da riempire inventando un nuovo vocabolario. Questo e non altro è il suo compito.
    Ma le gente che ha passato il suo sabato alla Garbatella non attende solo analisi. Aspetta qualche indicazione concreta, qualche segnale sul che fare. Dentro Rifondazione, la parola scissione non la pronuncia nessuno ma la pensano tutti. Qualcuno auspicandola, qualcuno temendola, qualcuno, i più, oscillando incerti. “Invece di chiederci come ci collochiamo, se dentro o fuori Rifondazione – suggerisce Nichi Vendola – domandiamoci cosa facciamo, come intrecciamo i fili della sinistra”.
    La sua indicazione è secca. Iniziare subito un tesseramento dell’area, aperto anche a chi non faccia parte del Prc. Non è una scissione. E’ un passo reale, però, e di quelli che non prevedono retromarce possibili. Gli applausi scrosciano di nuovo. Come quando Claudio Fava, qualche ora prima, aveva affermato che non si può ripetere in eterno che “abbiamo fatto il primo passo”. Siamo già oltre, e non ha senso chiedersi “se debba venire prima il contenuto o il contenitore. Il contenuto del nuovo soggetto siamo noi. Sono quindici di anni di lotte a sinistra della sinistra”. O come quando Alfonso Gianni, in mattinata, aveva ripreso l’intervista di Fabio Mussi a “Liberazione” per dire chiaro, per una volta senza giochi di parole, che serve un nuovo partito. Nulla di meno.
    Fava ha tutte le ragioni. L’assemblea di ieri a Roma non è un primo passo. Non apre una fase. Al contrario, ne chiude una. E’ l’ultima scena di un prologo, l’ultima sede nella quale si potessero fare annunci, esprimere auspici. Il soggetto di cui parliamo da mesi, nelle prossime settimane, dovrà passare la prova del fuoco, che è sempre e solo quella dei fatti. Dovrà darsi una fisionomia, cioè dar vita a un coordinamento comune tra tutte le aree che compongono, iniziare il tesseramento annunciato da Vendola, moltiplicare le iniziative comuni, aprire, ovunque possibile, le case della sinistra, forse trovare una sede centrale che dia il senso, anche simbolicamente, della comparsa in campo di una soggettività nuova. E alla fine riuscire a imporre una presenza condizionante, egemonica, nelle manifestazioni del prossimo autunno, da quella dell’11 ottobre allo sciopero generale della scuola.
    Se non ci riusciremo più che di belle bandiere si dovrà parlare, e non per la prima volta, di belle parole. E le parole, fossero pure le più belle, profonde, intelligenti e analiticamente ben attrezzate, stavolta proprio non possono bastare.

    Rifondazione per la sinistra

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

  49. VENDOLA RILANCIA I CANTIERI DELLA NUOVA SINISTRA said

    Da APRILE ON LINE
    Quotidiano per la sinistra

    Lunedì, 29 Settembre 2008

    Vendola rilancia i cantieri della nuova sinistra

    “Non ci si può rinchiudere in un fortino identitario inseguendo il mito della riconnessione di tutti i frammenti e delle scorie di tutti i tipi di comunismo”. Oggi, a Roma, la prima assemblea dell’area “Rifondazione per la Sinsitra”

    Il tema della giornata di oggi era già stato annunciato in un’intervista a La Stampa: “Io e gli altri non ci stiamo più. Non voglio stare in un partito che si rinsecchisce, entra in una spirale regressiva, che sembra un gruppuscolo degli anni Settanta senza che ci siano gli anni Settanta, che ha un’idea della lotta sociale simile a una lotta plebea”. Nichi Vendola apre così oggi i cantieri della nuova sinistra. L’occasione è la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra” composta dalla minoranza bertinottiana uscita sconfitta dal congresso di Chianciano.

    “Basta con gli annunci dobbiamo aprire qui e ora i cantieri della nuova sinistra. Dobbiamo far partire qui e ora il processo costituente. O propongo di iniziare subito un tesseramento della nostra area all’interno ma anche all’esterno di Rifondazione comunista”. Nichi Vendola, governatore della Puglia, conclude così, di fronte a circa 1200 persone, il suo intervento.
    Trasformare il Prc e far nascere una grande sinistra di popolo. E’ questo il sentiero tracciato da Vendola: “C’è una sinistra che si vuole dissolvere usando il vocabolario delle compatibilità e c’è una sinistra che si vuole seppellire usando il vocabolario della testimonianza. Sono due facce della stessa medaglia. Spetta a noi il compito di non diventare una sinistra identitaria contrapposta ad un’altra sinistra identitaria. Oggi il Paese ha bisogno non di piazze identitarie ma di piazze unitarie contro la destra. E la piazza unitaria che io preferisco – ha sottolineato – è quella dello sciopero generale della Scuola annunciato oggi da Epifani”.

    Chiara ed esplicita la polemica contro la maggioranza del Prc e il segretario Paolo Ferrero, accusati di voler costruire una sinistra identitaria e “inefficace” inseguendo il mito della riconnessione di tutti i frammenti e delle scorie di tutti i tipi di comunismo. “E’ tempo – ha detto Vendola – per la sinistra di scendere in mare aperto: siamo impegnati a trasformare la linea del Prc per la nascita di una nuova grande sinistra di popolo capace di sfidare le destre, di sfidare la fabbrica delle paure, di ricostruire un principio comunitario e collettivo di speranza”.

    Per Franco Giordano, quella rilanciata oggi a Roma è una proposta aggregativa in grado di motivare una nuova stagione di impegno politico di massa. “Scissionista – spiega l’ex segretario – è la proposta della costituente comunista perché cancella tutto quel che di nuovo e innovativo Rifondazione ha costruito in questi anni, dalla cultura della differenza al movimento dei movimenti”.
    “Se dovesse passare quella proposta -aggiunge- temo che l’influenza di Rifondazione sarà ancora più ridotta. E saremo incapaci di reagire alle contraddizioni clamorose di un Pd che perfino in forte difficoltà riesce ad interloquire con aree di sinistra che un tempo guardavano al Prc. Io non mi rassegno all’incapacità’ di costruire un’opposizione di massa a Berlusconi. E non mi rassegno ad una vocazione della sinistra permanentemente minoritaria”.

    Tra gli interventi in scaletta anche quello del portavoce di Sinistra Democratica Claudio Fava che ha sottolineato la continuità tra l’assemblea di oggi e il seminario organizzato sabato scorso a Roma da Sd come primo passo del processo costituente del nuovo soggetto della sinistra. “Non ha senso – ha detto Fava – perdersi in discussioni sulla domanda se debba venire prima il contenuto o il contenitore del nuovo soggetto. Il contenuto siamo noi. Il contenuto sono 15 anni di lotte a sinistra della sinistra”.

  50. nonviolento said

    Dice giusto Enrico, infatti in Liguria abbiamo lanciato a livello regionale una associazione che si chiama A SINISTRA. La riunione che ha lanciato il progetto e descritta sotto.

    Opposizione e costituente le priorità.
    Rifondazione per la Sinistra ha mollato gli ormeggi anche in Liguria. Lunedì 22 si è tenuto il primo partecipato incontro regionale in vista dell’assemblea nazionale del 27 settembre, nel quale sono intervenuti anche esponenti dell’area Unire la Sinistra (mozione Bellillo-Pdci), di Sinistra Democratica, dell’Associazione culturale Sartori e del Network giovani per la Sinistra. Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità di tenere insieme la costruzione dell’opposizione, quanto mai urgente di fronte alla restaurazione portata avanti dal governo Berlusconi ed il percorso della Costituente della Sinistra, che deve svilupparsi attorno ai cardini della mobilitazione sociale e della partecipazione. Molti gli interventi che hanno sottolineato i rischi che corre la democrazia, in seguito all’aggressione sistematica agita contro la costituzione “formale”, quella nata dalla resistenza, ed a quella materiale. Crescita del razzismo e dell’omofobia, difesa della scuola pubblica, riforma della contrattazione, salari e precarietà, sono alcuni temi sui quali si intende impegnare la Sinistra ligure. Fitto il calendario delle iniziative, non solo la manifestazione del 27 a Roma con Nichi Vendola, ma anche le piazze della Cgil, l’11 ottobre e la settimana di mobilitazione promossa dal Forum sociale europeo in difesa dei diritti dei migranti. Tutti concordi a dare subito gambe al processo costituente della sinistra, già da primi di ottobre si pensa ad un workshop, da svolgersi a Genova, per definire forme, luoghi (Case della Sinistra), gruppi di lavoro tematici. Si pensa inoltre ad una festa da tenersi a Genova alla fine di ottobre. Intanto a Savona il calendario è già fitto: il 25 settembre primo incontro del Comitato promotore della Costituente e dal 3 al 5 ottobre Festa della Sinistra per lanciare il progetto. EPPUR SI MUOVE!!!!!!

  51. " CANTIERE DELLA SINISTRA ".: PRIMA PIETRA DI VENDOLA said

    CORRIERE DEL MEZZOGIONO

    Domenica 28 settembre

    ” CANTIERE DELLA SINISTRA “: PRIMA PIETRA DI VENDOLA.

    A ROMA OVAZIONE ACCOGLIE IL NASCENTE SOGGETTO POLITICO: QUI’ CONFLUIRA’ L’AREA DEL PRC CHE FA CAPO AL GOVERNATORE.

    LA SVOLTA: Vendola da Roma, apre il ” Cantiere della Sinistra “. Ovvero il contenitore in cui far convergere l’area del Prc che si richiama alle ragioni dell’unità della sinistra, oltre allo spezzone del Pdci, ai Verdi e alla Sd che perseguono la stessa idea.

    L’ASSOCIAZIONE: Il contenitore potrebbe essere ( dal punto di vista giuridico ) una associazione al quale potrenno formalmente aderire, con tesseramento, tutti coloro che lo vorranno.

    IL PROGETTO: Vendola non esce ( per ora ) da Rifondazione. Ma prepara l’embrione del partito che si candida a guidare. Cosa sarà e come sarà il nuovo sogetto politico ?

    LA FISIONOMIA: L’associazione sarà ” distante ” dalla sinistra che abbracciando il ” riformismo come scelta di fede, ha dissolto la propria ragione profonda e il proprio radicamento “. E’ distante anche da quanti auspicano la costituente comunista.

    IL MONITO: è sbagliato, ammonisce, sottovalutare gli strumenti che la destra adopera per costruire l’egemonia nel Paese.

    Nichi Vendola parla a Roma ed inaugura quello che egli stesso definisce ” Il cantiere della sinistra “. Ne riceve l’ovazione di un migliaio di persone che sono accorse ad ascoltarlo e applaudirlo, al quartiere Garbatella, sotto le tensostrutture montate per la festa ” delle bandiere ” ( e della sinistra), Il ” cantiere ” pretende di avere una fisionomia politica definita, ma non ancora un contorno giuridico certo. Lo dice lo stesso Vendola, quando invita a studiarne le forme. L’idea, allo stadio grezzo, è che possa trattarsi di una associazione, in cui far confluire l’area di Rifondazione che si richiama alle posizioni del governatore della Puglia. E a cui, aspetto nuovo, potranno aderire tutti coloro che credono nel nuovo soggetto politico. Ovvero i tanti elettori di sinistra senza partito, ma pure i militanti di Verdi, Pdci, Sinistra Democratica che invocano l’unità della sinistra.
    Insomma Vnedola non esce ( per ora ) da Rifondazione. Ma prepara l’embrione del partito che si prepara a guidare. Cosa sarà e come sarà il nuovo soggetto politico ? Vendola chiarisce il questo modo: ” Siamo distanti – dice – da una sinistra che in nome del riformismo come scelta di fede, ha dissolto la propria ragione profonda e il proprio radicamento. E che su questo ha deterrminato la propria sconfitta elettorale “.
    Ma non basta. ” Siamo distanti – aggiunge – anche da chi, di fronte alle sfide di questi anni, ritiene che il rifugio identitario possa essere la risposta “.
    Tradotto: né con Pd Né con chi vorrebbe aprire la costituente comunista.
    Alla domanda dei cronisti se pensa alla scissione, Vendola replica: ” Se Ferrero ( Segretario di Rifondazione, ndr ) facesse un accordo con il Pdci, farebbe ” Restaurazione comunista “. E dunque farebbe una scissione; dalla storia del Pr, che è sempre stata il contrario di una restaurazione ed è stato invece il cantiere dell’innovazione, dell’apertura, del rinnovamento”.
    Vendola auspica concretezza e invoca ” un processo costituente ” che sappia ” offrire una prospettiva alla sinistra italiana “, possa fondarsi ” sulle cose del mondo “, non sia figlio ” dell’ingegneria politica ” e si liberi dal ” politicismo “. Quando il governatore annuncia ” qui e ora l’apertura di un cantiere per la ricostruzione della sinistra “, viene salutato dall’entusiasmo dell’assemblea. E contemporaneamente da cori ( isolati ) di ” scissione, scissione “.
    Parla per un ora e mezza il governatore della Puglia. Lo ascoltano tra gli altri anche l’ex ministra Katia Belillo e l’astronauta Umberto Guidoni ( ovvero il pezzo del Pdci che guarda con favore al nuovo soggetto ), ma ci sono anche l’eurodeputato Claudio Fava e l’ex ministro Fabio Mussi ( Sd), i Verdi Paolo Cento e Loredana De Petris. Un lungo ragionamento quello di Vendola: l’analisi delle ” contraddizioni ” del Paese; la riflessione sulle politiche della destra che ” acuiscono le paure e su questo costruiscono il consenso “; la constatazione ” dell’attacco del governo al mondo della scuola, alla contrattazione collettiva, al welfare “. E’ sbagliato, ammonisce sottovalutare gli strumenti che la destra adopera per costruire l’egemonia nel Paese. Anche quando adopera figure leggiadre ( e apparentemente leggere ) come le ministre Carfagna e Gelmini.
    Che succederà ora ? Apparentemente nulla, a parte la costruzione del soggetto che farà da levatrice alla nuova sinistra.
    Vendola rimane nel Prc. Al segretario chiede una ” consultazione orizzontale ” del partito, cioè larga, se la legge per le europee non prevederà le ” preferenze “. Il che fa presuppore la permanenza nel partito almeno fino alla prossima primavera. Ma quel che non dice Vnedola, dicono i vendoliani.
    ” Se Ferrero – dice uno dei fedelissimi del governatore – aprisse all’accordo con il Pdci per la costituente comunista, è chiaro che si andrebbe alla spaccatura “.
    Il conto alla rovescia è cominciato.

    FRANCESCO STRIPPOLI

  52. " CANTIERE DELLA SINISTRA ".: PRIMA PIETRA DI VENDOLA said

    Dal sito internet: http://www.sinistra-democratica.it

    FULVIA BANDOLI

    UNA SINISTRA NUOVA E UNITA

    Tra qualche giorno esce un libro di autori vari dal titolo drammatico “ Sinistra Senza Sinistra”, come a dire che la sinistra italiana ( che non è la parte sinistra dell’emiciclo di Montecitorio) ma è la storia di diritti, di principi e di conquiste, l’inveramento di un’ idea di giustizia sociale e di umana convivenza, e che è costituita da quelle tante donne e uomini che si dicono e che si sentono di sinistra…questa sinistra non trova alcuna sinistra politica che organizzi un agire collettivo, che dia corpo ad una efficace opposizione e ad un progetto alternativo per l’Italia, che sappia trasformarsi in un nuovo soggetto politico unitario.Una congiuntura inedita e drammatica, mai accaduta fino ad ora.
    Siamo senza una forte sinistra politica perché il Pd andando oltre la sinistra si colloca in un generico centro democratico, affollato e senza profilo, e perché noi non abbiamo avuto il coraggio di accettare con generosità e senza egoismi la sfida che la nascita del Pd (e la dissoluzione dei Ds) ci metteva davanti.
    Qualcuno dice che ci volevano e ci vogliono tempi lunghi: io so che è passato un anno e mezzo e che nessuna risposta a quella sfida è stata messa in campo. Questa
    situazione non regge più, così non possiamo continuare.
    Io parlo qui come parlerei ad una qualsiasi altra assemblea di una forza della sinistra, credo sia tempo di dirci che è venuto il momento di mescolarci e di farci in ogni sede le stesse domande che ci faremmo all’interno dell’organizzazione alla quale momentaneamente (e io spero transitoriamente) apparteniamo. Le nostre rispettive tessere sono scolorite, anche quelle più nuove e recenti.
    Ma non c’è solo la nascita del Pd a tirarci per la giacca. C’è la crisi del capitalismo globalizzato, tutto moneta di carta e speculazione, c’è la crescita delle ingiustizie nel mondo e anche nel nostro paese. C’è un pianeta che tira le cuoia. C’è una destra al governo che procede come un rullo compressore e fa danni alla coesione sociale, al mezzogiorno, ai diritti universalistici, ai diritti umani, all’informazione. E che tenta in queste ore un attacco al cuore del sindacato mettendo in discussione i principi della contrattazione collettiva. Perché allora fatichiamo tanto a trovare risposte convincenti? Io penso che la sinistra nel secolo che si è aperto debba rinnovare parole e riferimenti e non si tratta di cambiamenti di poco conto se pensiamo alla storia passata. Provo a dirne solo alcuni.
    La sinistra dovrà ripensare il ruolo sociale del lavoro , il suo peso e i suoi diritti, senza avere al suo fianco il movimento operaio tradizionalmente inteso (perché non v’è dubbio che nella versione classica questo movimento non esiste più) ma avendo come interlocutori lavoratori e lavoratrici italiani e di molte altre nazionalità.
    La sinistra dovrà ripensare lo sviluppo tenendo conto dei cambiamenti climatici che mutano le nostre abitudini di vita, quelle degli animali, e sconvolgono l’agricoltura mondiale e tenendo conto della sempre minore quantità di risorse naturali disponibili (petrolio, acqua, uranio, terra). Dovrà avere il coraggio di dire ciò che può crescere e ciò che invece non può più crescere, senza assumere il parametro della crescita indiscriminata come purtroppo stanno facendo sia la destra ma anche il Pd.
    Incrociando concretamente la vita delle persone e i loro desideri. Quando il movimento dei contadini in India lotta per le sementi autoctone o contro le grandi dighe che costringono all’esodo milioni di persone credo che faccia proprio questo.
    La sinistra dovrà ripensare la politica e imparare a farla con due sessi ormai liberi
    entrambi, dicendo con chiarezza che una buona parte della crisi della politica va attribuita al mancato confronto degli uomini con l’altro sesso, e alla loro pervicace incoscienza rispetto alla crisi del patriarcato e delle sue forme.
    La sinistra dovrà ripensarsi con la democrazia e la libertà che troppo spesso le sono mancate e ancora le mancano. Perché senza democrazia e libertà non c’è sinistra che tenga.

    La sinistra dovrà aumentare la sua capacità di vedere il mondo, di tenere insieme povertà,disarmo e sicurezza ( che sono legate indissolubilmente), combattere tutte le dittature e tutte le violazioni dei diritti umani ovunque si manifestino, costruire un pacifismo non strabico e incarnare senza alcuna ambiguità i principi della nonviolenza.
    Oltre a ciò dovremo sciogliere un nodo che spesso ci stringiamo al collo da soli, e che tante volte ci ha quasi strangolati. Mi riferisco al tema del governo. Una sinistra con una cultura di governo non significa che sta obbligatoriamente al governo o che lavora solo per andare al governo. Avere una cultura di governo significa avere una idea di paese, avere proposte per risolvere i conflitti che essa stessa provoca e agisce, saper governare i processi sociali perché li capisce. La sinistra con la più grande cultura di governo che io abbia mai conosciuto era il PCI, che stava all’opposizione ma faceva società, cultura, egemonia e coesione sociale attraverso le alleanze che sapeva costruirsi per spingere avanti le sue proposte di riforma. Nessun altro partito di sinistra è mai riuscito a fare tante riforme significative pur stando all’opposizione. Mi pare invece drammatica la crisi verticale che coinvolge la capacità di governo di tutte le forze del centro sinistra ( e del Pd da ultimo) sia a livello nazionale (penso al primo Governo Prodi, D’Alema etc… e anche al secondo governo Prodi) sia a livello locale (Campania, Calabria, Abruzzo e potrei continuare con un elenco interminabile…). Dunque si può stare al governo decenni senza governare affatto, e si può, di contro, stare all’opposizione dimostrando una grande cultura di governo.
    La sinistra politica che manca all’Italia è una sinistra popolare, radicata socialmente, che ha l’ambizione di diventare una grande sinistra.
    Una sinistra che compete e dunque confligge ogni volta che serve con il Pd, con coloro che si aggrappano solo alle identità, con chi raccoglie la protesta trasformandola spesso in qualunquismo. Una sinistra che si rivolge a tutte le donne e a tutti gli uomini di sinistra, senza escludere nessuno. Se altri non condividono il suo profilo e vogliono restare legati a simboli e culture identitarie, ebbene sono essi che si escludono da soli da questo progetto.
    Nel suo farsi essa compete inevitabilmente con tutte le forze di opposizione e al suo nascere essa potrebbe (o meglio dovrebbe) “scompigliare” le forze attualmente esistenti. Io credo, ad esempio, che tanti elettori di sinistra stiano nel Pd, ma credo anche che in presenza di una sinistra come andiamo qui delineando quegli stessi elettori potrebbero abbandonare quel partito e dare forza a questa sinistra.
    Oggi questa scelta non c’è, perché questa sinistra non è in campo, ed è per me chiarissimo che ogni giorno che passa è un giorno perso.
    Di Costituente si parla da oltre un anno, adesso non possiamo più sbagliare.
    L’incontro avvenuto il 20 settembre e questa assemblea oggi sono due buoni segnali d’inizio.
    Alcuni dicono che sarà un processo e io sono d’accordo. Ma la domanda che ci viene posta è un’altra ed è chiarissima: comincia o no questo processo? E per dire che un processo è cominciato si deve vedere l’inizio e si deve almeno prefigurare un percorso. Se la Costituente non è la somma di ciò che c’è rimasto nella sinistra politica, più i movimenti e le associazioni sparse cosa può essere e come può partire?
    Può partire da una assunzione di responsabilità personale di tante e tanti, al centro e in periferia, che reciprocamente si autorizzano ( come diceva Luisa Boccia nella sua relazione) a promuoverla e a sperimentarla nei territori attraverso comitati promotori.
    Ma se non è pura costruzione astratta essa va anche messa alla prova in alcune battaglie importanti da individuare insieme ( sul lavoro, sull’energia, sulla scuola ad esempio) perché nessuna nuova forza politica nasce e si aggrega fuori o distante dalle contraddizioni e dai movimenti sociali reali. Così come si deve misurare sulla battaglia delle idee e sulla ricerca culturale, provando a scrivere nero su bianco le nostre parole nuove, quelle su cui tanto insiste anche Vendola. E infine la Costituente deve essere capace di dar vita ad un forte processo partecipativo e di consultazione di quel popolo della sinistra, tanto evocato e a nome del quale spesso indebitamente parliamo ma che mai abbiamo chiamato in causa. Noi sappiamo che la nostra credibilità ( parlo dei dirigenti) è scossa e che la nostra capacità di direzione è stata deficitaria. Pur senza eccedere in autoflagellazioni questo dato non possiamo dimenticarlo.
    Parte dall’alto o dal basso? Chiedono alcuni. Il problema mi pare largamente risolto.
    In alto c’è un insieme di gruppi dirigenti poco legittimati ma anche in basso non è che la situazione delle associazioni sia così rosea…la crisi ha coinvolto inevitabilmente anche loro. E se così è direi che parte da coloro che nella sinistra politica, sociale e associativa si fanno promotori e garanti, individualmente e per la storia che hanno, di quel percorso, con umiltà e spirito di servizio, consapevoli che tutto il processo dovrà essere caratterizzato dalla partecipazione e alla fine anche da una consultazione democratica, sul profilo del nuovo soggetto, sulla sua forma, sui suoi dirigenti. Se vogliamo muovere assieme alla ragione anche la passione di tanti per questa impresa.
    Ma sarà un partito oppure no? A questo non so rispondere anche se condivido abbastanza quel che ha detto Mussi nei giorni scorsi…. “ ma voi ne vedete tanti dei partiti veri in Italia in questo momento?”. So bene la crisi dei partiti tradizionali e di tutte le loro forme e pratiche, ma rinnovando le seconde e inventando nuove forme un partito resta, ad ora, pur con tutte le sue imperfezioni la forma più democratica che io conosca. Ma su questo il ragionamento resta aperto.
    Infine se crediamo nel processo costituente dobbiamo lasciargli un filo lungo, non tenerlo stretto al guinzaglio….affidandogli mano a mano sovranità e autonomia.
    Ecco perché definire oggi il punto di arrivo del processo sarebbe impossibile ma anche sbagliato: io mi auguro che noi saremo tra i tantissimi che concorreranno a decidere, ma non i soli a farlo; se fossimo solo noi a farlo non avremmo “costituito” nulla di nuovo. Nessuno di noi, da solo/a, può risollevare e far rinascere la sinistra.
    Da soli possiamo solo deperire. Solo mettendoci in discussione potremo dare il meglio. E quel che riceveremo in cambio tutte e tutti sarà la cosa più essenziale in questo momento: una sinistra nuova e unita.

    *del Coordinamento nazionale di Sinistra Democratica

  53. LE BELLE BANDIERE said

    Dal sito internet:http://www.sinistra-democratica.it

    Domenica 28 settembre 2008

    Le Belle Bandiere

    L’applauso più lungo e partecipato, con le mani battute a ritmo come in un corteo, come ad accompagnare uno slogan, arriva quando Nichi Vendola, al termine della suo lungo discorso conclusivo esclama, alzando improvvisamente la voce: “Basta con gli annunci. Basta col dire che abbiamo deciso che decideremo. Noi dobbiamo aprire qui e ora i cantieri della nuova sinistra. Dobbiamo iniziare qui e ora il percorso costituente”.
    Qui. A Roma, Parco Brin, Garbatella, quartiere un tempo periferico, oggi di gran moda in virtù delle sue magnifiche ex case popolari, e tuttavia in larga misura ancora abitato da quelli che ci sono andati a vivere quando, qualche decennio fa, dire Garbatella, nella capitale, significava intendere periferia estrema. Sotto un tendone che non ce la fa a coprire da qualche sporadico scroscio di pioggia le circa milleduecento persone arrivate per verificare se davvero stavolta c’è il caso che a sinistra nasca qualcosa di nuovo, riparta una speranza, si apra una possibilità di impegno reale, o se siamo, tanto per cambiare, all’ennesima sventagliata di parole.
    Qui. Nella prima assemblea dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, nata la sera stessa della sconfitta della mozione Vendola al congresso del Prc di Chianciano ma con l’ambizione di andare oltre i suoi confini, di non restare una corrente di partito, sia pur fortissima (il 43,7% di Rifondazione), ma di dar vita a un’area tanto interna quanto esterna a quel partito. Il nucleo fondante di un nuovo soggetto politico.
    Ora. Nel settembre del 2008, anno di grazia che a sinistra nessuno dimenticherà mai. L’anno dell’uragano. L’anno di una catastrofe che ha spazzato via tutto quel che c’era e che pareva solidissimo. Una tempesta devastante i cui effetti hanno appena cominciato a dispiegarsi e che minaccia di cancellare anche le tracce della sinistra italiana.
    Di questa sconfitta, delle sue ragioni profonde, delle sue radici e del quadro desolato che ci ha consegnato, avevano già parlato in molti. Maria Luisa Boccia, nella sua ricchissima relazione introduttiva. Scipione Semeraro, soffermandosi sul fronte del lavoro, Massimo Serafini, piazzando sotto l’obiettivo l’ambiente. Ma ci torna più e più volte anche Vendola, perché nulla oggi è più pericoloso e scioccamente rassicurante, del fingere di aver già capito tutto di quel disastro, o del convincersi che non ci sia niente da capire. Colpa nostra. Non siamo stati abbastanza combattivi. Basta tornare in piazza, ricollocarci nei territori, urlare forte, manifestare qualche volta, rinominarci “partito sociale” e l’incubo svanirà, tutto tornerà come prima.
    Non è così. Perché la sconfitta non è solo faccenda “di flussi elettorali”. Prima di quei flussi, a determinarli, c’è stata la capacità della destra di imporre “un sistema di sogni di incubi, sino a far condividere a quella che viene di solito definita ‘opinione pubblica’ i suoi di diseguaglianza e i suoi incubi securitari”. Non è così. Perché ancor prima di quell’offensiva, culturale ancor più che politica della destra italiana, viene una trasformazione del processo produttivo che ha reciso gli antichi e costitutivi legami della sinistra storica con il lavoro.
    Non son cose che si possano affrontare proclamandosi partito sociale e urlando forte per darsi coraggio, come bimbi persi nel buio. Occorre molto di più. Una capacità di mettere in moto contemporaneamente nuove analisi e nuove forme organizzative, entrambe capaci di liberarsi dai condizionamenti del passato, entrambe adeguate ai tempi con i quali la sinistra è chiamata e obbligata, pena la scomparsa, a confrontarsi.
    “C’è una sinistra – dice Vendola – che vuole dissolversi usando il vocabolario delle compatibilità. C’è una sinistra che vuole seppellirsi usando il vocabolario della testimonianza. Sono due facce della stessa medaglia”. Tra questi due estremi falsamente antagonisti c’è l’oceano in cui dovrà muoversi il nuovo soggetto della sinistra italiana ed europea, le pagine bianche da riempire inventando un nuovo vocabolario. Questo e non altro è il suo compito.
    Ma le gente che ha passato il suo sabato alla Garbatella non attende solo analisi. Aspetta qualche indicazione concreta, qualche segnale sul che fare. Dentro Rifondazione, la parola scissione non la pronuncia nessuno ma la pensano tutti. Qualcuno auspicandola, qualcuno temendola, qualcuno, i più, oscillando incerti. “Invece ci chiederci come ci collochiamo, se dentro o fuori Rifondazione – suggerisce Nichi Vendola – domandiamoci cosa facciamo, come intrecciamo i fili della sinistra”.
    La sua indicazione è secca. Iniziare subito un tesseramento dell’area, aperto anche a chi non faccia parte del Prc. Non è una scissione. E’ un passo reale, però, e di quelli che non prevedono retromarce possibili. Gli applausi scrosciano di nuovo. Come quando Claudio Fava, qualche ora prima, aveva affermato che non si può ripetere in eterno che “abbiamo fatto il primo passo”. Siamo già oltre, e non ha senso chiedersi “se debba venire prima il contenuto o il contenitore. Il contenuto del nuovo soggetto siamo noi. Sono quindici di anni di lotte a sinistra della sinistra”. O come quando Alfonso Gianni, in mattinata, aveva ripreso l’intervista di Fabio Mussi a “Liberazione” per dire chiaro, per una volta senza giochi di parole, che serve un nuovo partito. Nulla di meno.
    Fava ha tutte le ragioni. L’assemblea di ieri a Roma non è un primo passo. Non apre una fase. Al contrario, ne chiude una. E’ l’ultima scena di un prologo, l’ultima sede nella quale si potessero fare annunci, esprimere auspici. Il soggetto di cui parliamo da mesi, nelle prossime settimane, dovrà passare la prova del fuoco, che è sempre e solo quella dei fatti. Dovrà darsi una fisionomia, cioè dar vita a un coordinamento comune tra tutte le aree che compongono, iniziare il tesseramento annunciato da Vendola, moltiplicare le inziative comuni, aprire, ovunque possibile, le case della sinistra, forse trovare una sede centrale che dia il senso, anche simbolicamente, della comparsa in campo di una soggettività nuova. E alla fine riuscire a imporre una presenza condizionante, egemonica, nelle manifestazioni del prossimo autunno, da quella dell’11 ottobre allo sciopero generale della scuola.
    Se non ci riusciremo più che di belle bandiere si dovrà parlare, e non per la prima volta, di belle parole.
    E le parole, fossero pure le più belle, profonde, intelligenti e analiticamente ben attrezzate, stavolta proprio non possono bastare.

  54. mau68- sito Sd/sito rofoxlasx??? said

    riguardo all’articolo del # 53

    permettetemi di segnalare una “chicca” !

    sul nuovo sito di Vendola e su quello di Sd appaiono due articoli/resoconto della giornata di sabato, con questi titoli:

    ” Due giorni di Festa di Rifondazione per la Sinistra LE BELLE BANDIERE” di Andrea Colombo
    e
    ” 27 settembre, parco Brin: i nostri qui e ora”, Scritto da Redazione…

    ma gli articoli sono… “uguali” (cioè lo stesso articolo presentato con titolo ed autori diversi!!!)…
    provare per credere:
    http://www.sinistra-democratica.it/node/14892 Dom, 28/09/2008
    http://www.rifondazioneperlasinistra.it/index.php?option=com_content&task=view&id=84

    insomma sembra che la collaborazione sia diventata più stretta…

  55. Riccardo said

    Comunque al congresso di Rifondazione non ha perso il documento 2, anzi avrebbe vinto, se non fosse che pezzi di Rifondazione hanno dato vita ad un sesto documento che i compagni dei circoli non hanno mai votato… Quindi Ferrero non vuole ripartire dai circoli, come ipocritamente dice, ma vuole ripartire dai gruppi dirigenti romani della stanza dei bottoni che tanto danno hanno fatto fino ad ora. Ma i chiedo il compagno Ferrero dov’era quando è caduto il governo Prodi, e la sinistra alle elezioni è caduta in modo rovinoso. cari compagni Ferrero era ministro. Quindi potrebbe risparmiarsi di presentarsi come il nuovo che avanza e dispensare critiche a Giordano e co., quando è lui uno dei primi responsabili della sconfitta alle elezioni.

  56. rossored said

    Tanto per parlare chiaro sono iscritto a rifondazione comunista dalla sua prima apparizione come movimento e la sua nascita dopo la fine del PCI.
    La rifondazione non c’è mai stata perchè in questo partito dalle mille correnti e dalle mille idee differenti tra compagni non si è mai riusciti a sintetizzare un fare ed un pensare comune ognuna delle correnti ha cercato di tirare l’acqua al proprio mulino stra fregandosene del bene comune della causa per cui questo partito era nato, oggi si perpetua la stessa finalità precedente, cioè quella di massacrare la vecchia segreteria di RF rea di aver portato il partito verso una deriva poco consona ai valori dell’ortodossia comunista e instaurando una segreteria che tutto fa e tutto pensa ma che niente fa e niente pensa, io spero sempre ad una unità di intenti per la causa delle persone che in noi hanno riposto fiducia il futuro si crea pensando al prossimo e non ai propri bisogni personali di rivalsa; nonostante questo io riconosco il valore democratico del congresso e anche se non mi sento rappresentato ferrero è per me pur sempre il mio segretario e non credo che un altro patitino/costituente risolva qualcosa nella lotta contro la dx;
    compagni stiamo attenti la destra diventa sempre più forte pensiamoci e cerchiamo di camminare uniti dimenticando tutte le meschine diatribe che da decenni ci portiamo dietro, il primo a fare ammenda sono io, pensiamoci compagni, ma facciamo in fretta.

  57. Maria Antonietta said

    L’eleganza e il garbo del metalinguaggio vendoliano, affascinano, inebriano nel vortice delle citazioni colte, della poesia, della celebrazione, ma di tanto in tanto si fa crudo ed ostile, scivola nell’eccesso,quando veste i panni salvifici del difensore rancoroso. Questa è la percezione che le sue recenti dichiarazioni, apparse sul sito “ Rifondazione per la sinistra” nell’articolo “Restaurazione comunista, ma senza di noi “ del 28 Settembre, richiamano al cuore di chi si sente offeso nell’apprendere di essere “scoria“, “ residuo “, ”becero” “reazionario”, utilizzando quale pulzello risentito, il riprovevole, volgare linguaggio berlusconiano. Cosa teme l’ultimo fondatore di Rifondazione comunista?I gruppuscoli anni 70 composti da uomini e donne che hanno varcato la soglia dei cinquanta e più, sedimentando esperienze, senno e maturando equilibrio?I cattivi maestri che si dicono e si scelgono sentimentalmente comunisti?Il marziano Paolo Ferrero che chiede la gestione unitaria del partito per arricchire il dibattito interno e tentare di ricomporre la parte al tutto? I compagni e le compagne“ veterocomunisti”che al congresso di Chianciano cantavano con i lacrimoni agli occhi Bella Ciao e si scioglievano in un abbraccio affettuoso e compartecipe di un pugno chiuso? Le/I giovani comunisti che gridavano “Non violenza”, quando i toni del dibattito congressuale diventavano accesi da tutte le parti? Teme forse la cura e l’attenzione per il mondo operaio? L’universo simbolico di falce e martello?Le streghe del vecchio e del nuovo millennio drogate di sogni e di desideri?
    Caro compagno Nichi, mi permetto di chiamarti così, il dolore che tu conosci e di cui hai discusso in bellissime lettere scarlatte, che noi tutti conosciamo per averlo compagno tra i compagni, può essere una grande occasione, può riempire un vuoto, può renderci ancora di più fratelli e sorelle, può accomunarci, oppure può spingere alla solitudine buia e sterile, alla rabbia, può trasformarsi in rancore, in sfida contro chi si fida, in bisogno di affermazione perché chi soffre ed è ferito,pensa di essere dalla parte giusta.
    Il dolore è di chi, pur non essendo perfettamente in linea con la mozione bertinottiana, ha lottato in questi anni senza porsi il problema del chi vince e del chi perde nella speranza che l’Italia cambiasse davvero, nutrendo rispetto e stima per i dirigenti, riconoscendo a tempo pieno un Segretario, Fausto Bertinotti, cui tutti abbiamo voluto e continuiamo a voler bene, commuovendoci, quando poi è diventato Presidente del Consiglio al di là di tutte le ragioni di stato.
    Il lavoro del Segretario Franco Giordano non è stato certo facile, la linea governista è stata in salita, erta, dura, abbiamo pagato un prezzo altissimo, il prezzo di chi è leale in un mondo di furbi arruffoni, frattanto continuavamo a perdere pezzi di noi, di vissuto comune, di coerenze mancate o assopite. Poi come ben sai un pallido arcobaleno si è profilato su una tempesta dirompente.
    Oggi gli stessi compagni con cui abbiamo condiviso percorsi di esistenze, di attese, che abbiamo aiutato nelle faticosissime campagne elettorali, dando il meglio di noi stessi, modesti militanti di paesi quasi alla periferia del mondo conosciuto, fuori dai clamori, dai riflettori, dalle beghe di palazzo, oggi quei compagni inveiscono senza scrupoli né pietas alcuna contro chi hanno avuto idealmente e non al fianco.
    Tutto è legittimo, discutibile, condivisibile o meno: la formazione di un’area politico-culturale all’interno del partito, il relativo tesseramento, l’idea che nel gran mare dell’essere si debba navigare con una flotta piuttosto che con le corazzate (!), ma l’offesa peregrina no, quella attiene ai sentimenti, alla dignità composta dei compagni e delle compagne che caparbiamente si sentono ancora comunisti.
    Questo è dolore che scava, che supera la politica, le divisioni, le belle bandiere,che tramortisce e rende infelici.
    “…Pictor chiese all’uccello ammantato di luminosi colori: “Dov’è la felicità?”.
    “La felicità?”, disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato: “La felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli”…
    …Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.
    Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un “coppia”, aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo”. ( Favola d’amore,H.Hesse)

    Maria Antonietta Garofalo
    Segretaria
    Circolo” G.Impastato” Rifondazione comunista
    Castelvetrano ( TP)

  58. nonviolento said

    Presidente del consiglio?

  59. Maria Antonietta said

    Lapsus,magari lo speravamo,mi scuso per l’imprecisione.

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