Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Ago e filo, pazienza e radicalità: parte il processo costituente.

Posted by rifondazioneperlasinistra su 30 settembre 2008

Si è aperta una nuova fase per la ricostruzione della sinistra. 
Un nuovo passo, dopo l’assemblea del 27. Non c’è bisogno di enfasi retorica per celebrare una manifestazione riuscita, ma neppure di recriminazioni o peggio di miseri quanto inutili anatemi. 
C’è un fatto: Rifondazione per la Sinistra ha promosso un confronto largo, aperto, senza steccati con altre soggettività della sinistra e lanciato un tesseramento. 
Il confronto è riuscito, i contributi offerti dalle quattro ricche e preziose introduzioni iniziali di Boccia, Martone, Semeraro e Serafini e dai tanti interventi successivi è decollato e la campagna di adesione è partita. 
Poca cosa? Per alcuni è sembrato anche poco perché si aspettavano il varo di un nuovo soggetto, ma il coro prevalente ha detto che occorre continuare il cammino con decisione per far avanzare un processo costituente. Così si era deciso al congresso quando votammo contro le diverse minoranze assemblate per divenire maggioranza perché vogliamo uno spazio più largo, uno spazio unitario se non ancora un luogo unico. 
E si cammina insieme. Abbiamo posto l’accento sulla necessità di rifondare, di rianimare pensieri e pratiche della sinistra per rispondere più efficacemente e più incisivamente alle politiche della paura portate dalle destre di governo e da parte confindustriale. 
I diritti, le libertà, i desideri di donne e uomini, della natura per una nuova e uguale cittadinanza sono la nostra bussola. 
Nichi Vendola ha concluso parlando di sinistra della libertà. Quella libertà così fortemente compromessa o negata dal moderno capitalismo, che fa delle sue crisi nuovo alimento per rinascere, comprimendo corpi e desideri fino alla sussunzione in sé. 
Vendola è stato apprezzato come uno di noi che cerca la strada dell’alternativa ma che tenta anche di indicarla. Il suo discorso conclusivo mi ha fatto pensare a quelle belle parole di Tom Benettollo che dicevano del lampadiere. Serve una diversa luce, infatti, per schiarire l’oscurità di questi nostri anni dove chi governa prova a ricondurre la scuola, i saperi, i lavori, i corpi, in confini autoritari e disciplinari, negando l’autonomia del pensiero, delle organizzazioni sociali, delle persone. 
Le politiche delle destre sorreggono il capitalismo onnivoro che cerca di sopravvivere alla crisi finanziaria, a quella energetica, a quella alimentare da lui stesso prodotte e di cui è capace anche di nutrirsi. Un capitalismo a cui neppure la sinistra moderata sa e vuole opporsi.
Perciò serve un’alternativa netta e radicale da costruire nella società, nel nostro paese e in tutta Europa. 
Non è questa crisi esperienza passeggera. La sconfitta elettorale è stata ancor prima sconfitta sociale e politica. Bisogna ricominciare. Ricominciare a ripensare come fare un mondo senza la guerra, l’esclusione, la precarietà, la dissipazione ambientale, l’ingiustizia sociale. Tornare a definire i fondamentali elementi per opporsi e costruire nuovo senso. 
Perciò una sinistra larga dove culture diverse possano rincontrarsi per ridefinirsi anticapitalisti. Da oggi il lavoro riprende perché la manifestazione dell’11 ottobre possa rianimare le piazze e procedere all’inveramento della piattaforma di convocazione perché le lotte nelle scuole divengano elemento di ricomposizione dovunque. Perché il nuovo razzismo non continui a divampare, perché…
Perché la politica di sinistra col l’ago e il filo della pazienza e radicalità riprenda a cucire i diversi conflitti, li animi e li agisca.

Patrizia Sentinelli da rifondazioneperlasinistra.it

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18 Risposte to “Ago e filo, pazienza e radicalità: parte il processo costituente.”

  1. anna trickster said

    insomma si è aperto il cantiere della sinistra, abbiamo bisogno di coraggio, e di tessere la rete in cui ogno compagno è il nodo, corpo agente del cambiamento
    nessuna voce è esclusa, siamo tutti autorevoli protagonisti di questo peocesso, come ha giustamente affermato patrizia sentinelli sabato alla garbatella
    quelli che dobbiamo individuare a mio avviso sono gli strumenti di raccordo tra i molti corpi-saperi che nutrono questo processo, affinchè non vadano dispersi ma integrati e valorizzati

  2. E’ vero, la sconfitta elettorale è stata ancor prima una sconfitta sociale e politica che segnala la necessità e l’urgenza di ricominciare a ripensare a come contribuire alla costruzione di una società fondata sull’etica e la solidarietà, senza la guerra, l’esclusione, la precarietà, la dissipazione ambientale e l’ingiustizia sociale. La necessità e l’urgenza di tornare a definire i fondamentali elementi per opporsi all’individualismo dilagante e per costruire un nuovo senso di convivenza civile.
    E per farlo è necessario aprirsi, costruire una sinistra larga dove culture diverse possano incontrasi e contaminarsi e soprattutto – a mio avviso – è necessario superare il diffuso senso di autosufficienza della politica e dei suoi attori, rivalutando le competenze come base delle decisioni, scegliendo l’esperto come principale interlocutore del processo politico ed amministrativo, superando l’autoreferenzialità e la paura di veder insidiata la posizione personale acquisita.
    Tornando cioè a confidare negli esperti e in quella cittadinanza competente che anima la partecipazione e costituisce un serbatoio potenziale per il ricambio delle classi dirigenti, accettando di condividere le responsabilità e gli spazi dell’agire politico e governativo.
    Perché soltanto così, soltanto con la pratica – quotidiana e coerente – di costruzione, con la produzione tangibile di progresso, sarà possibile ri-stabilire una relazione feconda e duratura con una parte significativa della cittadinanza. Quella relazione che le ultime elezioni politiche ci dicono di aver smarrito.

  3. anna trickster said

    a dir la verità io non intendevo riferirmi ad esperti, ma a tutte le competenze e conoscenze che ognuno di noi ha maturato nella individuale e singolare espereinza di vita, di lavoro, di studio anche
    in questo processo costituente tutti siamo parte attiva, non solo le autorevoli competenze degli “esperti”, così ho interpretato le parole della sentinelli all’assemblea del 27 a roma
    e ho apprezzato perchè ribadisce un concetto importante: non abbiamo compagni di serie b destinati a subire decisioni prese altrove, nelle stanze dei vertici…
    o siamo tutti inclusi o a mio avviso non si va da nessuna parte

  4. Certamente ciascuno di noi è parte attiva di questo processo costituente, ciascuno con la propria esperienza, le proprie conoscenze e competenze è una risorsa importante e determinate.
    E’ indubbio che o siamo tutti inclusi o non si va da nessuna parte. Non è questo che è in discussione, non da parte mia certamente.
    Con il termine “esperto” non intendo definire una classe di serie a, non intendo riferirmi necessariamente a persone notoriamente riconosciute ma a chi, duqnue potenzialmente ciascuno di noi, è portatore di una conoscenza specifica (del resto la scocietà contemporanea è così complessa ed articolata da dubitare che il sapere possa ricondursi a pochi soggetti) che può e deve essere “utilizzata” e valorizzata. Del resto affermare che occorre tornare a “confidare negli esperti e in quella cittadinanza competente che anima la partecipazione e costituisce un serbatoio potenziale per il ricambio delle classi dirigenti, accettando di condividere le responsabilità e gli spazi dell’agire politico e governativo” esprime proprio la necessità di aprirsi, di allargare, di coinvolgere nei processi decisionali chi classe politica non è. Certo di farlo in modo coerente e razionale, cioè produttivo. Se per esperienza personale, cultura, posizione lavorativa o altro una persona è portatrice di una determinata conoscenza (io la definisco esperienza, da cui il termine esperto, ma possiamo più genericamente parlare di valore) è importante che sia coinvolto e coinvolto per arricchire la costruzione del progetto con la specificità di cui è portatore. In altre parole occorre superare la tendenza – presente anche nel nostro partito – ad occuparsi di qualsiasi cosa pur di restare interni ad un determinato processo o ruolo politico. E proprio perchè dobbiamo essere tutti inclusi, ribatisco selettivamente e propositivamente inclusi, tutti noi – a partire da chi al momento ricopre un ruolo dirigenziale nel partito o nelle istituzioni – deve superare l’autoreferenzialità ed accettare di condividere responsabilità e spazi dell’agire politico o di governo. Ciascuno secondo le proprie capacità.

  5. anna trickster said

    essì…. condivido, ma il prb è che tipo di struttura organizzativa dobbiamo inventare per contenere i saperi e le innovazioni che le differenti capacità e progettualità in campo possono elaborare e produrre
    da qualche parte ho postato una recensione a “image”, di gareth morgan, e in particolare mi sono soffermata sulla metafora del cervello,
    temo che molti compagni abbiano letto e pensato che avessi visioni da allucinogeni….
    penso invece che spunti dalle più recenti teorie organizzative possano essere felicemente utilizzati

  6. nonviolento said

    Forse una struttura che rovesci la forma piramidale su cui sono basate tutte le strutture partito del novecento? La lanciò così, nuda nuda, avrei altre cose da aggiungere, ma sarebbe ottima cosa se invece che da una sola persona il tema fosse riempito dalle frasi di tante/i. Proviamo anche in questo modo a rendere reale una idea.

  7. anna trickster said

    già … io con quel post su “organizzazione e cervelli” intendevo suggerire una riflessione in questa direzione, nessuno ha raccolto 😦

  8. una cosa credo debba essere chiara: il rifiuto verso apparati burocratici è la condizione primaria affinché le coscienza politica possa liberare il corpo politico.

  9. indiani metropolitani said

    “ché le coscienza politica possa liberare il corpo politico”
    già detto dagli indiani metropolitani negli anni 70/80

  10. Non ci trovo nulla di deplorevole nel fatto che lo abbiano detto gli indiani metropolitani, e tu?

  11. nonviolento said

    Anzi, forse il movimento del 77 avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alle tematiche sulle libertà espresse da situazioni di area, come nei festival della giovane proletariato di Re Nudo, ai quali io ho pertecipato sempre. E mi sono pure divertito tanto……

  12. Ho letto con attenzione il post di anna trickster “sinistra come cervello” che offre un interessante spunto di riflessione sul quale sarebbe opportuno aprire un confronto.
    Per questo vorrei invitare l’autore a ripresentarlo come articolo in questo sito (oppure ad acconsentire ad essere pubblicato come tale da altri) affinché possa avere la giusta evidenza – purtroppo non tutti i post degli articoli vengono letti – e stimolare un confronto sui suoi contenuti.
    Da parte mia sarà un piacere contribuire.

  13. Reed said

    I compagni che sbagliano continuano purtroppo a sbagliare e questo e’ molto triste per tutti noi di sinistra.
    Il piu’ grande errore che la sinistra (PRC,PdCI) ha commesso e’ stato di andare al governo con i moderati dell’Ulivo/Unione/PD.

    Nel 1996 Rifondazione Comunista avrebbe dovuto fin dall’inizio stare all’opposizione di sinistra contro i moderati dell’Ulivo di Prodi.
    Se cosi fosse stato il PdCI non sarebbe mai nato si spera.
    Nel 1998 e’ nato il PdCI per stare ancora al governo con i moderati di Prodi and company.
    Altro errore gravissimo.
    Nel 2006 la sinistra (PRC,PdCI) e’ andata al governo con i moderati di Prodi and company e nel 2008 gli elettori di sinistra delusi dal non aver ottenuto nulla si sono in gran parte astenuti oppure si son turati in naso votando PD che certo non corrisponde alle loro idee.

    Ora questa corrente “Rifondazione per la sinistra” che vorrebbe fare?
    Andare di nuovo (di nuovo???) a fare alleanza con i moderati del PD???
    Ancora?
    Ma se vi hanno sempre detto NO ad ogni minima proposta in favore della classe operaia e dei ceti popolari!
    Ma siete proprio zucconi compagni eh?
    La sinistra deve fare opposizione!
    La sinistra non puo’ andare al governo con il centro moderato (Ulivo,Unione,PD che sia) perche’ la sinistra ha idee diverse rispetto al centro moderato.
    La sinistra non e’ riuscita ieri a condizionare un governo moderato di centro “sinistra” non vedo perche’ ci dovrebbe riuscire domani!!!!!!!!????

    Perche’ non ragionate compagni?
    Non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere eh?

  14. Roberto Brontolo said

    AIUTOOO!!! ma che abbiamo fatto di male? Per caso abbiamo la calamita che attrae tutti gli invasati/esaltati con la mania del comunismo con la C maiuscola?

  15. Reed said

    La nuova sinistra e’ il Partito comunista dei lavoratori, un partito politico di sinistra costituitosi nel 2006 da una delle correnti di sinistra del Partito della Rifondazione Comunista, guidata da Marco Ferrando.

    I comunisti marxisti rivoluzionari organizzati nel P.C.L. hanno 4 punti fondamentali alla base del loro agire politico:
    L’opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centrosinistra;
    La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste;
    Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell’alternativa di sinistra;
    La prospettiva di un’alternativa socialista internazionale, e quindi di un’organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori.

    Una storai di sinistra
    il compagno Marco Ferrando e’ nato a Genova nel 1955, professore di storia e filosofia al liceo scientifico statale Arturo Issel di Finale Ligure (SV). La sua vita politica iniziò nel 1970, quando entrò a far parte di Lotta Comunista, partito che si richiama al leninismo puro in opposizione al dispotismo stalinista; Ferrando ne uscì nel 1972, mentre nel 1975 si avvicinò alle posizioni di Trotzky.
    Fondatore della Lega Comunista nel 1989 aderi’ a Democrazia Proletaria e successivamente nel 1991 al Partito di Rifondazione Comunista.
    Ferrando e’ stato animatore della sinistra interna del P.R.C. in opposizione alla linea moderata di Bertinotti.
    Il 19 maggio 2006, poche ore prima dello scontato voto di fiducia dei senatori del PRC al secondo governo Prodi, 6 membri del Comitato Polico Nazionale del PRC (Verrugio rimarrà nel PRC) appartenenti alla corrente abbandonano il partito, con l’intento di fondare una nuova forza politica di sinistra e di opposizione legata ai valori comunisti e del pensiero marxista rivoluzionario. Il nome definitivo è Partito Comunista dei Lavoratori.

  16. Roberto Brontolo said

    ….a ecco…mi sembrava infatti!!
    Bè immagino quindi che dopo un curriculum così eroico il volto di profilo di Ferrando sia stato inserito in tutti i poster di seguito ai profili di Marx, Engels e Lenin….porca miseria….lo attacco subito in camera.
    Già immaggino il terrore negli occhi della borghesia e del capitalismo italiano e mondiale solo a vederlo!!!!!

  17. Reed said

    La fine dell’imbroglio socialdemocratico opportunista

    Il pessimo risultato delle liste di sinistra nelle ultime elezioni politiche del 2008 ha segnato anche la fine dell’imbroglio dei socialdemocratici dirigenti di PRC e PdCI i quali per anni si sono spacciati per comunisti pur essendo solo opportunisti quando non apertamente socialdemocratici.

    I progetti di Rifondazione per la sinistra si dimostrano chiaramente per la loro natura socialdemocratica senza piu’ nemmeno la fatica di far finta di esser comunisti.

    Ora e’ chiaro che la vera rifondazione comunista e’ quella basata sui principi originali che furono dei comunisti italiani nel 1921 con il congresso di Livorno.

    La rifondazione comunista non e’ rifondazione socialdemocratica come vogliono oggi apertamente gli opportunisti come Bertinotti, Giordano, Vendola, Diliberto and company.
    La rifondazione comunista e’ la riaffermazione della validita’ dei principi comunisti, del pensiero di Marx e Lenin, della causa della rivoluzione proletaria socialista contro la classe capitalistica ed il suo apparato repressivo statale.

    Gia’ Lenin aveva denunciato la socialdemocrazia come ala sinistra dei padroni e grande imbroglio per il proletariato, ostacolo maggiore alla presa di coscienza del proletariato sulla via della rivoluzione socialista.

    La socialdemocrazia ha sempre combattuto il movimento comunista usando gli stessi argomenti volgari e propagandistici dei liberali, dei democristiani, dei conservatori e di tutti i reazionari al servizio dei padroni.

    Il comunismo e’ il movimento politico che i padroni hanno combattuto e combattono piu’ radicalmente in quanto ha come programma l’eliminazione della proprieta’ capitalista in favore della proprieta’ democratica – dello stato di tutto il popolo – dei mezzi di produzione e scambio e la creazione di una economia socialista democraticamente pianificata.

    Oggi che i socialdemocratici travestiti da comunisti – Bertinotti and company – hanno gettato la maschera e’ compito dei sinceri comunisti abbandonare questi opportunisti al loro destino di portaborse del Partito Democratico servo dei padroni e lavorare insieme dal basso per l’unita’ dei comunisti.

  18. Reed said

    (ANSA) – BOLOGNA, 9 OTT – E’ Michele Terra il candidato
    sindaco di Bologna del Partito comunista dei lavoratori, il
    partito di sinistra che a livello nazionale fa capo a Marco Ferrando. ”Oggi
    e’ un gran bel giorno – ha esordito Terra, presentandosi ai
    cronisti – perdiamo il sindaco piu’ autoritario, arrogante e
    anticomunista degli ultimi cinquant’anni”. Anche se, ci ha
    tenuto a spiegare Terra, l’annuncio che Cofferati non si
    ricandidera’ l’anno prossimo, ”non ci ha spiazzato piu’ di
    tanto e a noi non interessa fare un’opposizione al
    personaggio”.
    Una frecciata lanciata agli ex compagni di Rifondazione ”che
    sono in chiara difficolta’ come testimonia anche l’esperienza in
    Provincia” e al movimento Bifo-Monteventi: ”Noi vogliamo
    puntare sui contenuti, non su proposte strampalate come i
    riscio’ o l’assessorato alla Notte e ci ha dato fastidio la
    posizione drastica contro falce e martello ”, ha spiegato.
    ”Noi non siamo nostalgici e non chiudiamo le porte a nessuno –
    ha puntualizzato Terra – e siamo pronti a discutere sui punti
    chiave con il Prc, purche’ ci sia una convergenza sui nostri
    candidati, sia per il Comune, che su quello che annunceremo per
    la Provincia”. Anche se, ha ammesso, ”e’ irrealistico che
    Rifondazione accetti”.
    ”Ci proponiamo – ha ribadito – come una forza alternativa
    ali due poli dei padroni (centro sinistra e centro destra) che
    negli ultimi anni hanno governato la
    citta’. Una battaglia che partira’ dal ‘no’ alle grandi opere.
    ”Civis, Metro’, People-Mover: sono tre mezzi di cui la citta’
    non ha bisogno”.
    Il Pcl, che conta un centinaio di iscritti tra Bologna e
    Provincia ma appare in crescita di simpatie e tesseramento,
    ha annunciato per il prossimo futuro una
    manifestazione di sinistra in difesa dei lavoratori pubblici ”che non sono
    dei fannulloni” e la presentazione di un dossier sui poteri
    forti di Bologna.

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