Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Due tessere, una sola sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Che almeno Sd, Rifondazione di Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestino con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che si presenti alle prossime elezioni europee.

Finalmente Nichi Vendola ha rotto gli indugi, annunciando un tesseramento “parallelo” a quello di Rifondazione comunista, e aprendo agli esterni. Ha detto cose giuste: non si può usare l’identità comunista come una clava smorta, non si può rinunciare a fare politica per un’azione sotto vuoto nel sociale. Ha compiuto parte del percorso che, con un poco di coraggio, forse porterà una cospicua parte dei militanti di Rifondazione a contribuire al percorso di nascita di una sinistra, non immemore dei suoi eroi e delle sue conquiste, ma libera da steccati e condizionamenti del passato.Questa novità mette in luce i limiti, già evidenziati da alcuni durante il congresso di Chianciano, di alcune norme dello statuto di Sinistra democratica. Personalmente, da iscritto della prima ora di Sinistra democratica, trovo assolutamente coerente con le motivazioni che mi hanno condotto alla scelta, quella di prendere anche la tessera del movimento di Nichi Vendola. Avrei due tessere di due movimenti che si battono entrambi per l’unità di una sinistra non identitaria, libera, e di lotta. L’attuale statuto di Sinistra democratica non lo permette e va corretto per consentire l’ibridazione di esperienze politiche.

Questo ci porta ad un punto forse più importante. Cosa dovrà essere la manifestazione unitaria della sinistra dell’11 ottobre? Per ora si tratta di un appuntamento contro il governo Berlusconi, concepito male come adunata di partiti e di ceto politico, e con parole d’ordine troppo vaghe e generiche per poter essere appassionanti. 
Se si deve manifestare contro il razzismo, meglio la manifestazione del 4 ottobre, o meglio sarebbe stato andare tutti a trovare il clan dei casalesi a Casal di Principe. 
Se si deve manifestare contro la guerra e il militarismo, meglio sarebbe stato andare tutti a Vicenza contro la base Dal Molin. Se si deve manifestare contro i tagli all’università, meglio invadere “La Sapienza” che si accinge ad eleggere come Rettore un barone simbolo di tutto il male che si annida nell’università pubblica italiana. Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Una soluzione potrebbe essere quella che almeno Sd, Rifondazione di Nichi Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestassero con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che combattivamente si presenti alle prossime elezioni europee. In questo modo l’idea di un forza unita e variegata della sinistra non comunista riceverebbe il suo primo battesimo di popolo, dopo il rifiuto opposto dagli elettori alla “sinistra cartello” nelle scorse elezioni.

Come detto, Nichi Vendola, pur sottacendo tutti gli errori che hanno condotto il suo partito ad esser un movimento di “parolai” (nel senso che a parole radicali corrispondevano anche pratiche salottiere e di spartizione delle poltroncine), ha fatto il suo. E lo stesso discorso sull’identità andrebbe fatto per il Socialismo europeo perché, con tutto il bene che possiamo volere alla grande generazione dei Palme e dei Brandt, oramai i loro progetti sono morti e sepolti insieme ai loro corpi. La sostanza delle loro idee di sovvertimento democratico del capitalismo sono sepolte, mentre quelle dei Gordon Brown, della Royal, del non so più quale leader della Spd, e dello stesso Zapatero, sono ben diverse e non oppongono alcuna visione significativa ed esaltante allo strapotere della cultura capitalista, competitiva, razzista (come si è visto in occasione di quasi tutte le recenti tornate elettorali europee). Più che calcare temi identitari occorre capire il mondo di oggi in cui l’Europa è sempre più marginale, il pericolo dell’odierna crisi finanziaria viene risolta salvando banche e riducendo i programmi sociali, denunciare il mercatismo dell’Unione europea, e presentarsi insieme con poche parole chiare e convincenti di ostilità all’Europa di Maastricht, di riforma e lotta in difesa del pubblico e dei beni comuni, di rifiuto di qualsiasi forma di facile nazionalismo ma di richiesta di partecipazione nelle decisioni di Bruxelles, di battaglia per l’educazione e per l’abolizione pratica del precariato che divide i lavoratori in protetti e schiavi con uno stipendio.

giuliano garavini su aprileonline.info

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12 Risposte to “Due tessere, una sola sinistra”

  1. francesco said

    Sarà dura con Sd…

  2. nonviolento said

    Mah sai ci sono dei bravi compagni/e da tutte le parti, degli opportunisti/e da tutte le parti, degli indecisi/e da tutte le parti, non vedo in giro una elite di migliori in assoluto.

  3. Reed said

    Se “Rifondazione socialdemocratica” di Vendola esce dal Partito di Rifondazione Comunista per andare a fare il nuovo partito socialdemocratico con “Sinistra democratica” di Mussi
    si rende responsabile della sconfitta ulteriore della sinistra alle elezioni europee.
    Io come tutti i compagni di sinistra sono frastornato dalla sconfitta dell’aprile 2008 e tuttavia leggo in essa il fallimento della linea politica riformista portata avanti da Bertinotti e Diliberto in questi anni.
    Chi e’ comunista rimanga tale. Chi non e’ comunista e forse mai lo e’ stato e’ libero di diventare socialdemocratico e rimanere all’opposizione esattamente come fanno i comunisti.
    Non esiste per la sinistra nessuna possibilita’ di modificare lo stato di cose presente perche’ la borghesia, sia essa di centro sinistra o centro destra, non permette nessuna riforma
    dello stato di cose presente in favore dei proletari.
    Solo la rifondazione comunista e rivoluzionaria potrebbe salvare il nostro partito e la nostra cultura politica.
    L’abbandono del riformismo illusorio di Bertinotti e Diliberto e la unita’ dei comunisti su di una posizione autenticamente rivoluzionaria e marxista-leninista.
    Per dirla in francese: Pour faire la révolution, il faut qu’il y ait un parti révolutionnaire.
    Nella sinistra di riformisti che ne sono pure troppi.
    E se per esempio si faccese – da comunisti – un partito rivoluzionario di opposizione?
    Per essere un po’ comunisti tanto per cambiare!

  4. Reed said

    Una ragione principale della perdita di consensi della “Sinistra Arcobaleno” secondo me sta anche nei fischi degli operai di Mirafiori e nell’accordo dello scorso autunno su welfare e pensioni. Le ragioni del tracollo stanno nella delusione rispetto a quella aspettativa, creata ed incentivata da Bertinotti e soci, di poter condizionare da sinistra l’azione del governo moderato con le istanze sociali della passata stagione dei movimenti (2001/2003), di veder aumentati salari e pensioni, di veder rafforzati i servizi pubblici. E’ il risultato diretto di un “cuneo fiscale” finito interamente al padronato, dei tagli di docenti e classi nelle scuole, della ripresa delle privatizzazioni, delle finanziarie da 35 miliardi e via dicendo.

    Dire semplicemente “non va piu’ di moda esser comunisti” significa non aver compreso il perche’ la Sinistra (PRC,PdCI) ha perso cosi tanti voti finiti in parte nell’astensione in parte
    ad un “voto utile” al PD che certo non e’ un voto di convizione ideale e politica.
    Si e’ dimostrato che le forze di sinistra (PRC,PdCI) che sono andate al governo con i moderati (Unione oggi PD) non sono riuscite a condizionare per niente le politiche ultra moderate di Prodi, Padoa Schioppa and company.
    Per questo molti elettori di sinistra si sono astenuti ed altri hanno dato un voto al PD turandosi il naso data la grande distanza ideale tra loro ed i vertici del moderato PD.
    Se invece di chiamarsi “comunisti” si fossero chiamati “socialisti” o semplicemente “sinistra” non sarebbe cambiato assolutamente nulla. I moderati non vogliono stare
    con la sinistra al governo perche’ hanno idee diverse, troppo diverse.
    Parliamoci chiaro, Rifondazione Comunista dal 1992 ad oggi ha sempre presentato dei programmi di sinistra riformista non certo dei programmi rivoluzionari.
    Gia’ negli anni ’90 i moderati del PDS/DS dicevano no ai programmi riformisti di Rifondazione Comunista.
    Oggi i moderati del PD direbbero sempre e solo no alle proposte riformiste che vengono dalla sinistra comunque denominata.
    Se non si comprende questo allora davvero non si comprende il motivo della fuga di tantissimi elettori di sinistra nella astensione o nel voto “utile” turandosi il naso.

  5. Reed said

    P.R.C. 1991-2008: Nihil nisi bonum.
    CONSIDERAZIONI INATTUALI 3 – di Lucio Manisco
    (3 agosto 2008)

    Nichi Vendola e Paolo Ferrero, persone dabbene, honorable men, fino allo scorso aprile ben voluti da quasi tutti al di là delle correnti, degli schieramenti politici, delle responsabilità per la debacle elettorale. Poi a Chianciano sono stati costretti ad assumere ruoli sgradevoli che si addicevano loro come sugli occhi gli orzaioli. Lo sconfitto ha gettato alle ortiche l’eloquenza poetica, mistico-crepuscolare, che aveva contraddisitinto ogni suo intervento a Montecitorio prima e nella trionfale campagna elettorale pugliese: la sua invettiva contro il vincitore ha ricordato agli storici per aggressività e virulenza quella di papa Lucio III a Verona contro lo scomunicato Pierre De Vaux. Paolo Ferrero, di quest’ultimo fervente seguace, ha dimesso il “vestito di lana”, ha calzato “i piedi nudi” con scarponi da montanaro e non ha seguito più “nudo il Cristo nudo” nel tentativo pur sempre sommesso e mite di dimostrarsi capace di dirigere un partito che non c’è, già in rapido disfacimento dai tempi del Congresso di Venezia e poi azzerato dal governismo bertinottiano. Solo dei mass media faziosi, disinformati e compiaciuti come i vermi sulle carcasse putrefatte della Potemkin, possono arrivare a definire il Ferrero “un dinosauro nostalgico dei kolkozh e dei soviet”, un “estremista ignaro dei mutamenti della società italiana”. Solo gli stessi mass media possono attribuire nobiltà di ideali progressisti e moderni alla campagna dei “famigli” dell’ex-segretario, applaudito a Chianciano come prescritto da alcuni riti all’uscita dalle chiese. E non c’è stata alcuna resa dei conti in questo congresso, non c’è stata nessuna analisi critica, razionale della precedente gestione fallimentare del partito, delle ragioni della disfatta: solo qualche menzione superficiale e per titoli di queste ragioni, come quella di Alfio Nicotra sul singolare ruolo del quotidiano del PRC prima e durante la campagna elettorale, una menzione per cui lo stesso Nicotra è stato poi costretto a chiedere scusa in quanto egli non “intendeva arrecare offesa” alla memoria dello scomparso Ivan Bonfanti.

    Bonfanti, per noi un amico e un fratello, è stato un buon giornalista, un uomo generoso, di straordinaria intelligenza, distante milioni di anni luce dalla gestione del giornale e del partito: la strumentalizzazione politica della sua improvvisa scomparsa, prima e durante il congresso, è stata riprovevole per non ricorrere a termini più pesanti.

    L’inanità del dibattito di Chianciano, dei tentativi di “rilanciare” con formule velleitarie e diametralmente opposte un partito che ha perduto non solo la sua base ma le ragioni del suo essere è motivo di profonda mestizia oltretutto in quanto le ragioni sottaciute del dissenso concernono unicamente il futuro dei suoi dirigenti passati e presenti: i finanziamenti che verranno meno con la fine del mandato più o meno imminente di più di 3.000 consiglieri e amministratori locali, quelli del giornale tagliati dalla legge liberticida sulla stampa varata dal governo Berlusconi e poi le risse e lo scorrimento di sangue che accompagneranno la selezione dei candidati alle prossime elezioni europee. Conosciamo personalmente sette candidati, privati dei seggi a Montecitorio, ai quali sono stati promessi i meglio retribuiti seggi di Bruxelles e Strasburgo, quando – sbarramenti o meno – il rischio reale è che nessuno venga eletto. Destino cinico e baro?

    Lucio Manisco

  6. Reed said

    🙂

  7. Reed said

    Nel 1991 con la caduta dei governi comunisti pur revisionisti del blocco sovietico il gruppo dirigente (revisionista) del PCI decide di togliersi di dosso l’aggettivo “comunista”.
    Scioglie il PCI e fonda il PDS poi DS oggi PD cioe’ un partito moderato al servizio dei capitalisti.
    A sinistra di questa operazione condotta dagli opportunisti nasce l’operazione di “rifondazione comunista” la quale a dispetto del nome e’ condotta da altri dirigenti opportunisti.
    Poi nascera’ anche il PdCI sempre sulla scia dell’opportunismo.

    Tanti sinceri comunisti purtroppo per anni si sono fatti imbrogliare dai dirigenti opportunisti di PRC e PdCI.

    Oggi gli opportunisti hanno gettato la maschera e si sono rivelati per quello che sono, opportunisti socialdemocratici.

    E’ tempo che i sinceri comunisti si rivolgano verso i veri partiti comunisti marxisti-leninisti per continuare la lotta quotidiana per i bisogni della classe operaia e delle masse popolari e per organizzare la futura rifondazione comunista ovvero la rivoluzione proletaria socialista contro il dominio della classe capitalistica.

  8. Reed said

    Da comunista anche se non iscritto al PdCI voglio comunque fare gli auguri di buon compleanno ai compagni ed alle compagne del PdCI per i 10 anni dalla fondazione del partito.

    E’ vero che in 10 anni il PdCI ha seguito una linea politica errata, opportunista ma e’ anche vero che nulla e’ perduto se i comunisti e le comuniste fanno autocritica e decidono insieme di darsi una nuova linea politica corretta.

    Spero sia chiaro ai compagni ed alle compagne del PdCI che fu profondamente errato sorreggere il governo Prodi, D’Alema e Amato. Governi della Confindustria al pari del governo Berlusconi.

    Apprezzo la scelta dei Comunisti Italiani nel 2006 di dare solo un appoggio esterno al Governo Prodi 2 ma non era ancora sufficiente questo. Non e’ pensabile che la sinistra appoggi i governi dei padroni di centro sinistra. I fatti lo hanno dimostrato.

    Cioe’ che e’ necessario per chiunque sia comunista e’ fare opposizione di sinistra contro i padroni ed i loro governi siano essi di centro sinistra o centro destra.

    Ora e’ necessario davvero dare al Partito dei Comunisti Italiani una nuova linea politica che sia davvero di classe, dalla parte dei lavoratori, dei ceti deboli di questa societa’ dominata dai padroni e dai banditi al loro servizio.

    Alle compagne ed ai compagni del PdCI dico che e’ necessaria una opposizione di sinistra, di classe, comunista.
    Una opposizione di sinistra contro tutti i governi dei padroni.

    E’ necessario non commettere piu’ gli errori del passato, non sostenere mai piu’ nessuna alleanza o governo dei banditi del Partito Democratico della Confindustria.

    A sinistra con gli operai e con il popolo! A sinistra tra gli operai e le operaie per spiegare, spiegare e spiegare ancora le ragioni dei comunisti che sono le ragioni ed i bisogni reali degli operai, degli studenti, dei pensionati, dei disoccupati, dei precari.

    Una sinistra di opposizione, comunista, marxista, oggi come ieri per la Rivoluzione socialista del popolo contro la classe capitalistica.
    Oggi come ieri la scelta e’ la seguente: o si fa la rivoluzione socialista o si vive nelle barbarie create dai capitalisti e dai banditi al loro servizio.

    Buon compleanno ai compagni ed alle compagne del Partito dei Comunisti Italiani augurando loro di poter dare a loro stessi ed al loro partito una linea politica di sinistra e di opposizione una volta per tutte.

  9. Scrivi, scrivi. che ti fa bene...... said

    REED,
    ma non ti piace nemmeno il calcio.
    Mi sono assentato 47 minuti per il primo tempo di Bulgaria- Italia ( NDR: risultato 0-0 ), riaccendo il computer e tu hai fatto tutto questo gran casino ?
    Così non funziona…. no, così proprio non funziona….
    Ma infine….in fondo in fondo….. vuoi sapere una cosa?….. fai come ti pare…..la democrazia ( borghese come dici tu ) prevede anche i tuoi interventi a gamba tesa….. sempre senza censure, ovviamente….. scrivi, scrivi, che ti fa bene…..

  10. Reed said

    come sempre la tua mancanza di argomenti e’ spaventosa

  11. Roberto Brontolo said

    …ma pensi davvero che il saper fare copia e incolla o usare frasi fatte o citazioni retoriche sia “avere argomenti”?
    La tua pochezza intellettuale…questa si che è spaventosa…..

  12. Reed said

    Come sempre Roberto Brontolo non ha argomenti e lo dimostra ad ogni battuta.
    Davvero Roberto Brontolo ma tu perche’ mai ti sei iscritto a Rifondazione Comunista?
    Ma tu pensi davvero – ma sul serio? – che tornare a fare da ruota di scorta del PD sia la linea politica che la sinistra deve seguire?
    Ma per fare cosa?
    Ma cerca di ragionare un po’ sul mondo che ti circonda per favore!
    La radicalita’ e’ il frutto di questa societa’ amico bello.
    Essere comunisti non vuol dire essere socialdemocratici, non vuol dire cercare
    di fare da ruota di scorta dei servi dei padroni.
    C’e’ bisogno di sinistra? Certo che c’e’ bisogno di sinistra!
    Di una sinistra che sia agguerrita, che dica “bisogna ricominciare la lotta di classe dei lavoratori contro i padroni!”.
    Di una sinistra comunista che abbia nel pensiero di Marx la sua guida, che abbia una piattaforma politica di rivendicazioni sociali per gli operai e per i ceti popolari.
    Di una sinistra comunista che sia animata dal sincere desiderio di cambiare questa societa’ a partire dal concetto valido oggi come 91 anni fa di Rivoluzione socialista.
    Ma tu davvero – ma davvero??? – pensi che avere di nuovo quattro presunti comunisti seduti in Parlamento porti qualcosa alla classe operaia ed ai ceti popolari?
    Ma davvero pensi che sia il Parlamento il luogo dove si risolvono i problemi di questa societa’ dominata dalla classe capitalistica?
    Pensi che basti approvare quattro leggi e via si risolvono i problemi dei salari? Delle pensioni? Del precariato? Della disparita’ tra poveri e ricchi? Dello sfruttamento capitalistico sui lavoratori?
    Pensi davvero – ma davvero?? – che sia il Parlamento dello stato democratico dei padroni il luogo dove con due o tre leggi si risolvono i problemi del proletariato?
    Siamo sempre al “che fare?” di Lenin (questi comunisti eh?)
    Quale programma per la sinistra? Qui e’ il punto vero al di la delle giravolte dei dirigenti opportunisti di PRC e PdCI.
    Un programma, una piattaforma di rivendicazioni e’ cio’ che servirebbe alla sinistra.
    Rivendicazioni per chi? Per gli operai prima di tutto, questi operai che alcuni dicono che non esistono piu’ ma esistono eccome.
    Rivendicazioni dunque per gli operai, per i lavoratori dipendenti di livello medio basso, per gli studenti, per i precari, per i disoccupati, per la casa, per la sanita’, per l’istruzione, per l’assistenza e previdenza sociale, per i pensionati.
    A questo serve la sinistra in generale. Per lottare per i bisogni reali della gente comune.
    Ma una piattaforma di rivendicazioni per quanto senza dubbio giuste non e’ sufficiente.
    La sinistra deve – oltre ad avere un programma ed una piattaforma rivendicativa – tornare a parlare di trasformazione specie in una epoca come questa dove il libero mercato mostra tutti i suoi difetti di sempre, quando la classe capitalistica mostra il suo volto piu’ regressivo e tetro, quando il “re e’ nudo” per cosi dire.
    Iniziamo a dire che la trasformazione come la intende la sinistra non si fa con alleanze politico-elettorali con il Partito Democratico in quanto quest’ultimo e’ forza moderata
    che tutto vuole tranne che trasformazione, svolta politica a favore dei ceti popolari.
    Chi oggi anche dopo l’entusiasmo per aver rivisto la sinistra in piazza (io non dubitavo affatto che la gente di sinistra fosse scomparsa nel nulla all’improvviso) pensi che sia ancora giusto cercare contatti e/o alleanze con il PD a mio avviso davvero sbaglia in modo profondo.
    Non ci sara’ mai una rifondazione della sinistra se si pensa di tornare a fare la ruota di scorta del moderato PD.
    La sinistra deve essere autonoma, con la sua piattaforma di rivendicazioni sociali, forza politica di lotta, non di governo. Non di governo perche’
    non esistono le condizioni oggettive ne’ alleanze possibili o pensabili per tornare al governo di questo paese con i moderati del PD che per altro stanno all’opposizione.
    La sinistra deve essere la parte politica delle lotte sociali, degli operai, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, degli studenti.
    La sinistra deve avere un suo autonomo progetto e programma – condizione sine qua non – per ripartire e riprendere il cammino.
    Un programma di sinistra oggi non puo’ prescindere dall’ineludibile questione della critica a questa societa’ e questa economia del libero mercato. Finche’ questa societa’ e’ dominata dai capitalisti e dalla logica del libero mercato nessuna trasformazione e nessuna riforma (per quanto illusoria sia) potra’ mai dare alle masse popolari quella giustizia sociale di cui c’e’ il bisogno.
    Un programma di sinistra non puo’ che partire dalla radicale e totale opposizione dei lavoratori e dei ceti popolari alla classe capitalistica ed alle logiche del libero mercato.
    Un programma di sinistra non puo’ prescindere che dalla ripresa convinta della lotta di classe dei lavoratori contro il padronato.
    I padroni in questi 20 anni hanno praticato con evidenza la lotta di classe contro i lavoratori.
    I lavoratori negli ultimi 20 anni privi di una guida, di una sinistra di classe con gruppi dirigenti convinti e agguerriti hanno subirto le angherie dei padroni.
    Senza lotta di classe dei lavoratori contro i padroni non esiste nessuna possibile ripresa della sinistra.
    La sinistra deve guidare i lavoratori nella loro lotta di classe contro le ingiustizie di questa societa’.
    La sinistra deve essere autonoma dal centro moderato liberale o democristian-cattolico, parte politica dei padroni e del clero.
    La sinistra per tornare di nuovo grande deve ripartire da se stessa, dal programma comunista che e’ la sola speranza per dare agli operai ed ai ceti popolari un futuro migliore.

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