Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

Qui e ora: un’associazione per la sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

di Gennaro Migliore

Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.

da rifondazioneperlasinistra.it

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54 Risposte to “Qui e ora: un’associazione per la sinistra”

  1. BERTINOTTI: " IO SONO COMUNISTA MA COMUNISMO E' UNA PAROLA INDICIBILE " said

    Da LIBERAZIONE del 4 settembre 2008

    Bertinotti: «Io sono comunista
    ma comunismo è una parola indicibile»

    Stefano Bocconetti

    Una polemica su una frase. Ma stavolta non è la solita denuncia sulla «leggerezza» della politica, sul dominio della comunicazione sulla politica. No, perché in realtà questa polemica rivela – addirittura più che nei congressi di partito – che a sinistra sono in campo due ipotesi. Di più: due culture, due filosofie. Da cui discendono altrettante linee politiche. Vale la pena allora procedere per tappe. Tutto accade nel giro di un pomeriggio. E tutto comincia quando le agenzie, ieri, battono un dispaccio. Contiene le anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa, «Viaggio in un’Italia diversa», in vendita da stamane. Riporta una frase – quella che ha dato il via al pomeriggio di polemiche – di Fausto Bertinotti. «Comunismo è una parola indicibile – dice l’ex Presidente della Camera al più «potente» giornalista della Rai – Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce».
    Mezz’ora dopo, le repliche. Prima quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazone eletto al congresso di Chianciano. «Io – dice l’ex ministro del governo Prodi – continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». Di più, e più apertamente in polemica col suo ex segretario: «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi». Il tutto, fino alla rivendicazione del ruolo del partito: «Ci chiamiamo Rifondazione comunista perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono».
    Più tardi, torna Bertinotti per spiegare meglio le sue idee. Si affida ad una premessa di una riga e mezza («Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce») e ad un’affermazione di tre-parole-tre: «Sono comunista. Punto».
    Questi i fatti. Con le agenzie e i siti web che ieri pomeriggio titolavano tutti allo stesso modo: «Il comunismo divide i comunisti». Ironia un po’ facile, come quella che si usa quando si «maneggia» una polemica gonfiata, una querelle di plastica. Ma non è questo il caso. Perché in realtà il dissenso c’è, è forte. E investe tante sfere. Ovviamente Bertinotti, come sembra chiaro dalle stesse pagine di quel libro, non si «pente» affatto delle sue scelte. Niente a che fare, insomma, con l’atteggiamento dei dirigenti dell’allora pidiesse all’indomani della svolta della Bolognina….. segue >

    04/10/2008

  2. BERTINOTTI: " IO SONO COMUNISTA MA COMUNISMO E' UNA PAROLA INDICIBILE " said

    Da LIBERAZIONE del 4 ottobre 2008

    Bertinotti:
    «Io sono comunista… »

    Stefano Bocconetti

    L’ex Presidente della Camera dice un’altra cosa: vede la difficoltà a costruire iniziative politiche a partire da quell’identità. Oggi, insomma, non siamo negli anni 60′, o negli anni 70′, quando le definizioni di comunista, socialista rimandavano immediatamente a progetti, a culture. A collocazioni politiche. Oggi, per intere generazioni – le ultime – quelle definizioni significano poco. Sono una parte della storia, rilevante, rilevantissima, ma della storia. Si riparte da qui, allora, si riparte senza infingimenti dal disastro sancito dalle ultime elezioni. Situazione comune a tanti altri paesi, situazione difficilissima, quasi disperata. Si riparte, si dovrebbe ripartire da qui, allora, per riprogettare un’idea anticapitalista, antipatriarcato, antirazzista. Per riprogettare una nuova sinistra. Termine – è vero – che ha i confini più ampi e perciò indefiniti di una parola come «comunista». Ma proprio perché più ampia può servire a capire e a provare a cambiare una realtà assai più complessa e articolata di quella del secolo scorso.
    Così andrebbero lette le pagine del libro di Vespa. Almeno così le ha lette chi scrive questa cronaca. Anche le repliche, comunque, non si fermano alla superficie. E vanno nel merito dei problemi. Claudio Grassi, per esempio, della segreteria di Rifondazione – anche lui parte della maggioranza vincente a Chianciano – dice che ancora oggi «il comunismo è una grande idea di trasformazione per la quale vale la pena impegnarsi e lottare. Anche questo ha detto il recente congresso di Rifondazione sconfiggendo le ipotesi – sostenute appunto anche da Bertinotti – di un suo superamento».
    Citazioni non casuali, perché, se ci si pensa il tema – il primato del partito o, dall’altra parte, la sua incapacità a cogliere le sfumature di un mondo che cambia, e nel quale il partito rischia di diventare semplice testimonianza – è stato più o meno quello del congresso. Ma la discussione di ieri pomeriggio non è rimasto nella sfera delle idee. Della filosofia politica. Ha un’immediata traduzione per ciò che riguarda le scelte politiche. Quelle di oggi. Perché per Bertinotti l’errore di Ferrero – conseguente di quella scelta di puntare tutto e solo sull’identità – porta con sè anche la scelta sciagurata di guardare con simpatia a Di Pietro: «Non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo». Anche in questo caso replica immediata dell’attuale segretario di Rifondazione: «Non va abbandonato il campo della politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica». Infine, l’affondo: «E mi dispiace solo che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto». E allora, dopo un pomeriggio difficile, in campo sembrano restare due ipotesi: l’idea di una costituente della sinistra. da inventare, da costruire. E l’idea di un rapporto privilegiato con la cultura, le idee dell’Italia dei Valori. E non è una discussione che si esaurirà in poche battute.

  3. nonviolento said

    Anche uno come Ferrero, cresciuto alla scuola della tolleranza valdese, non riesce asotrarsi al giochetto della estrapolazione di parole da frasi e capitoli più complessi. facile giocare sulla frasetta , ed anche un pochino squallido, difficile rispondre valle domande che tutto ,il ragionamento provoca. Forse è per questo che si è scelta al solita scorciatoia. Bene ha fatto Bertinotti a rispondere alla sterile polemica sulle parole con un semplice “io sono comunista”. Noi, almeno noi di RifondazioneperlaSinistra “siamo tutti comunisti”, e non saranno certo gli insulti, le sterili polemiche a trasformarci in un qualcosa che non siamo. La unica differenza fra il nostro essere comunisti ed il loro è che noi ci siamo accorti che non basta più, che abbiamo bisogno di contaminazioni, di allargare il campo delle nostre idee e delle nostre convinzioni e non prenderle in appalto da altri, tipo l’IDV.

  4. Anni Settanta said

    ai miei miei tempi tradizione e conservazione stavano da una parte, l’utopia dall’altra, oggi figli dell’Utopia di ieri ne hanno fatto uno singolare tipo di Ideologia, in che strano mondo mi sono risvegliato oggi

  5. Marco Renzini said

    Mentre ieri ” Rifondazione per la Sinistra ” sceglieva di avviare concretamente un percorso di ricostruzione plurale della Sinistra con la nascita delle ASSOCIAZIONI PER LA SINISTRA aperte a tutti e tutte, Claudio Grassi dettava a Ferrero la linea politica del PRC: avanti con una riunificazione con il PDCI, nei modi, nelle forme e nei tempi che la fase consente.
    Leggete a proposito la lunga intervista a La Rinascita di Claudio Grassi sul sito internet del PRC dal titolo ” Il cammino comune dei comunisti per l’opposizione “.

  6. LUCA ROBOTTI said

    Associazione Nazionale “Unire la sinistra”.

    http://www.unirelasinistra.net

    Clamoroso: Diliberto annuncia il 4,6% per il PRC e il PdCI uniti, la borghesia italiana trema

    2 Ottobre 2008

    di Luca Robotti

    Una conferenza stampa da titolo segreto, per un annuncio clamoroso, il PdCI ed il PRC uniti alle elezioni raggiungerebbero il 4,6%, una notizia bomba da far tremare il capitalismo internazionale e togliere il sonno alla borghesia italiana.

    La realtà è che il PdCI è alla frutta con lacerazioni profonde in ogni parte d’Italia, con fughe di dilibertiani convinti come il Sindaco Crocetta (candidato capolista in pectore per le prossime elezioni europee 2009), nell’assoluto immobilismo organizzativo e con un tesseramento da bocciofila, altro che “unità dei comunisti” con il PRC di Ferrero che non ne vuole sentire parlare e attende che per consunzione ciò che resta del partito che fu di Armando Cossutta finisca nel cadere definitivamente nel massimalismo parolaio ed inconcludente di chi vuole rifare democrazia proletaria.

    Un PdCI che non riesce più neanche a farsi rilevare nei sondaggi da solo e deve ricorrere alla sommatoria con il PRC, rilevati al 4,6% quando sino ad un anno fa erano quasi all’8%, un disastro.

    Il nostro partito era nato per unire la sinistra, per costruire una sinistra sociale e politica di governo, responsabile e coerente, oggi non è più nulla, schiacciato tra le amicizie populiste sudamericane e la nostalgia di un impero sovietico che la storia ha cancellato senza ritorno.

    Serve una sinistra nuova, una sinistra che si ponga il tema di riaggregare tutti, senza più etichette ideologiche o identitarie, per questo è necessaria subito una costituente che ridia speranza, fiducia e strumenti per far contare un popolo che non si rassegna alla resistenza, ma questa volta con la r minuscola.

  7. VIAREGGIO: LE COMPAGNE E I COMPAGNI ABBANDONANO IL PDCI E DICONO A TUTTA LA SINISTRA " SVEGLIA ! ". said

    Associazione Nazionale “Unire la sinistra”.

    http://www.unirelasinistra.net

    Le compagne ed i compagni di Viareggio abbandonano il Partito e dicono a tutta la sinistra “SVEGLIA !”

    2 Ottobre, 2008

    Una riflessione vera e sofferta per ridare speranza e coraggio ad andare oltre gli steccati e fare presto a costruire il partito di tutta la sinistra italiana

    Il V° Congresso del PdCI ha rappresentato una regressione politica e culturale,una cesura non solo rispetto alla storia del PCI, ma anche a quella recente del PdCI e dei suoi quattro precedenti congressi.

    La scelta compiuta è purtroppo foriera di un drastico ritorno alla logica della frammentazione alla involuzione settaria e meramente identitaria e condanna il Partito alla residualità ad alla pura testimonianza.

    Riteniamo essenziale contribuire a costruire una forte ed unitaria forza di Sinistra – di lotta e di governo- che parli alla società ed al Paese. Una forza moderna e di massa che sia in grado non solo di resistere all’offensiva – ad oggi vittoriosa- della destra italiana, ma anche di contrattaccare, con un forte legame sociale e “facendo politica”. E che, partendo dall’attuale crisi della rappresentanza politica e dei partiti, si riconnetta efficacemente con quel diffuso tessuto sociale e civile che guarda alla sinistra con particolare riferimento al mondo del lavoro, ai giovani, agli intellettuali. Tutto ciò facendo leva, innovandoli, sui valori e sugli ideali propri della sinistra in Italia e in Europa e portando avanti le necessarie lotte con la più ampia partecipazione democratica.

    Crediamo che questo sia il compito che il mondo del lavoro e il “popolo della sinistra”, nell’attuale situazione nazionale e mondiale, chiedano alla sinistra.

    E’ per questo che riteniamo assolutamente inadeguata e sbagliata la scelta compiuta dal recente Congresso del PdCI, una scelta frutto di uno scarso dibattito interno, gestito in modo autoritario e non democratico.

    Per queste motivazioni, noi sottoscrittori di questo documento rassegniamo le dimissioni dagli incarichi di Partito ricoperti e dal PdCI stesso.

    Vogliamo contribuire da subito alla necessaria e non più rinviabile fase costituente de La SINISTRA: occorre fare presto perché è la situazione oggettiva che chiede tempestività.

    Paolo Puccinelli, Maria Grazia Manfredi, Egiziano Pezzini ,Anna Maria Francesconi, Marco Montemagni, Luciano Lucignani, Tina Paganelli, Sara Miliani, Luca Marioni, Francesca Tazzioli, Massimo Bandini, Lisandra Biagini, Roberto Cortopassi, Pasquale Lerriello, Andrea Pieraccini, Antonietta Biagini, Romina Cortopassi, Paolo Goduto, Simona Bandini, Annalisa Benassi, Grazia Picchi, Luca Simonetti, Laura Bandini, Maria Cristina Ercini

  8. TOSCANA: IL CONSIGLIERE REGIONALE MONTEMAGNI SI DIMETTE DAL PDCI said

    Comunicato stampa

    Il Consigliere Regionale Marco Montemagni si è dimesso dal PdCI insieme ad un nutrito
    gruppo di dirigenti e militanti di Viareggio. Nelle lettere inviate al Segretario Nazionale
    Oliviero Diliberto, al Segretario Regionale Nino Frosini e al Capogruppo in Consiglio
    Regionale Eduardo Bruno ha, fra l’altro, scritto:

    “Il V° Congresso del PdCI ha rappresentato, a mio avviso, una regressione politica e
    culturale,una cesura non solo rispetto alla storia del PCI, ma anche a quella recente del
    PdCI e dei suoi quattro precedenti congressi.
    La scelta compiuta è purtroppo foriera di un drastico ritorno alla logica della
    frammentazione e, temo alla involuzione settaria e meramente identitaria con il rischio di
    condannare il Partito alla residualità ed alla pura testimonianza.
    Ritengo essenziale contribuire a costruire una forte ed unitaria forza di Sinistra che parli
    alla società ed al Paese. Una forza moderna e di massa che sia in grado non solo di
    resistere all’offensiva – ad oggi vittoriosa- della destra italiana, ma anche di contrattaccare,
    con un forte legame sociale e “facendo politica”. E che, partendo dall’attuale crisi della
    rappresentanza politica e dei partiti, si riconnetta efficacemente con quel diffuso tessuto
    sociale e civile che guarda alla sinistra con particolare riferimento al mondo del lavoro, ai
    giovani, agli intellettuali. Tutto ciò facendo leva, innovandoli, sui valori e sugli ideali propri
    della sinistra in Italia e in Europa e portando avanti le necessarie lotte con la più ampia
    partecipazione democratica.
    Questo è il compito che, a mio avviso, il mondo del lavoro e il “popolo della sinistra”,
    nell’attuale situazione nazionale e mondiale, chiedono alla sinistra.
    E’ per questo che ritengo assolutamente inadeguata e sbagliata la scelta compiuta dal
    recente Congresso del PdCI, una scelta frutto di uno scarso dibattito interno, gestito in
    modo autoritario e non democratico.
    Per queste motivazioni rassegno le dimissioni dagli incarichi di Partito ricoperti e dal PdCI
    stesso.
    Conseguentemente, mi dimetto anche dal Gruppo del PdCI in Consiglio Regionale. Nella
    lettera consegnata Al Presidente Del Consiglio Regionale Riccardo Nencini ho chiesto di
    essere assegnato al Gruppo Misto.
    Sono passaggi difficili, che pesano anche per i forti legami personali che abbiamo insieme
    costruito, ma ritengo fondamentale contribuire ad un nuovo processo unitario de La
    Sinistra.
    Mi auguro che, pur da diverse posizioni, potremo trovare significativi momenti unitari in
    Consiglio Regionale, in Toscana e nel Paese.
    Voglio contribuire da subito alla necessaria e non più rinviabile fase costituente de La
    SINISTRA: occorre fare presto perché è la situazione oggettiva che chiede tempestività”.

    Firenze,30 Settembre 2008

  9. Un plauso e un abbraccio fraterno ai compagni del Pdci di Viareggio.

  10. Stelvio said

    Un messaggio a Marco Mantemagni: vattene pure. Anzi, sbrigati.

  11. nonviolento said

    “””Un messaggio a Marco Mantemagni: vattene pure. Anzi, sbrigati.”””
    Chi scrive certe cose si qualifica da solo. Ovviamnente ora i fuoriusciti, seguendo la insana tradizione stalinista, erano già da anni degli opportunisti mal sopportati dalla parte “sana” del partito, sempre più piccola mi dicono. Già visto e che brutta storia ne è venuta fuori, milioni di morti, fra cui milioni di comunisti, ma anche loro meglio buttati via, così i duri e puri rimanevano soli e con gli incubi di montagne di cadaveri.

  12. MASSIMILIANO SMERIGLIO: LA SINISTRA PRIMA DELLA DIASPORA. said

    Dal sito internet:http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    7 Ottobre 2008

    La Sinistra prima della diaspora.

    Scritto da Massimiliano Smeriglio

    Non abbiamo molto tempo e non possiamo permetterci il lusso di sbagliare strada. La sconfitta epocale che abbiamo subito permea e ridisegna lo scenario antropologico del Paese fondato su paure e disperazioni che negano il futuro. Come spiega bene Berselli su “La Repubblica”, nonostante le congiunture economiche sfavorevoli, la crescita sotto zero, l’inflazione in aumento,

    la flessione dei consumi e l’incubo del ’29, il governo Berlusconi sembra aver realizzato una imbarazzante connessione sentimentale con la pancia degli italiani, connessione che non riusciamo a capire perché imbrigliati dalle categorie classiche della politica e dell’economia.
    La Sinistra ha il compito storico di tentare la virata, di provare ad invertire la rotta di un Paese che scivola verso il baratro e la dissoluzione delle forme minime di condivisione e valorizzazione della cosa pubblica. Se è condivisa la sensazione di vivere un passaggio decisivo che mina sin dalle fondamenta la tenuta della democrazia per come l’abbiamo conosciuta (progressiva e imperfetta) è tempo di scelte urgenti, scelte repentine perché repentina e drammatica è la crisi di civiltà che ci travolge, un uragano che spazza via ogni cosa, comprese le ipotesi di analisi emerse nei Congressi della Sinistra post arcobaleno.
    Il tutto dentro un contesto globale in piena dissoluzione geopolitica e una crisi finanziaria senza precedenti con fallimenti storici che vede Bush costretto, primo presidente repubblicano nella storia, a fare i conti con l’intervento pubblico in economia. Ovviamente un intervento a sostegno delle grandi banche d’affari, non certo sensibile ad un ripensamento del welfare su base redistributiva.
    La sensazione che viviamo sulla pelle è quella ben descritta da Paco Ignacio Taibo II in Niente lieto fine: “Non eravamo padroni di nulla. La città ci era diventata aliena. La terra che calpestavamo non era nostra. Non ci apparteneva quel venticello del cazzo che ci faceva alzare il bavero della giacca alle otto di sera, senza un posto in cui rifugiarci o un santo a cui votarci. Non era nostra la città, né i suoi rumori. Stranieri in quelle strade illuminate dalle vetrine, con i lampioni ogni ventidue metri che solo di rado lasciavano qualche zona d’ombra, troppo piccola per nascondersi, e perforata dai fari delle automobili. Quella notte niente era nostro, né mai sarebbe tornato a esserlo. Il paese, la patria, chiudeva le serrande: preda di gente abituata a vincere con le cattive, cinismo camuffato in belle frasi a cui non credeva più nessuno, pronunciate solo per forza d’abitudine. Il paese ricacciava gli sconfitti nelle fogne, in una notte senza fine. Camminare e continuare a camminare, per strappare alla paura ancora qualche ora. Camminare senza bussola: non per arrivare, ma per non arrivare mai.”
    Con questo stato d’animo dobbiamo cercare la ripartenza. Non è in discussione il presidio e il rafforzamento di quei settori di società che esprimono resistenza e critica radicale al modello di società disciplinata e silente che la destra propone. In questo senso la difesa di quel mondo denso di emozioni, motivazioni e capacità relazionali che è la scuola pubblica, con l’assoluta eccellenza della scuola primaria, per la Sinistra deve essere un terreno prioritario di resistenza e progetto. Il punto è come questi elementi di resistenza possano trasformarsi in critica di massa, in linguaggi solidali in grado di contenere e riscrivere pratiche di liberazione. Delle persone, dei bambini, delle comunità locali soffocate dal vento delle piccole patrie escludenti. Insomma come farci assomigliare un po’ di più le città che abitiamo. Davanti ai nostri occhi si è frantumata la giara dei mali, evocata da una pessima politica trasformata in apprendista stregone. La metafora più dolorosa sta nella tragedia milanese, padre e figlio ringhiosi e pronti a tutto per difendere lo spazio di una piccola borghesia perennemente in crisi, disposti a un pestaggio mortale di un ragazzino dalla pelle scura accusato di aver rubato tre biscotti. Il peggio, il punto di non ritorno della metafora milanese, sta nelle parole dei leghisti e del sindaco Moratti che minimizzano e che non intendono cogliere il nesso di causalità tra la produzione di immaginario violento ed escludente e le pratiche di chi si ritrova sul baratro dell’impoverimento repentino e che è disposto a tutto per difendere il suo spazio di consumo, la sua fetta di merce, i suoi tre maledetti biscotti. Se l’11 ottobre ha un senso più grande della legittima ma inefficace auto-rappresentazione dovremmo chiedere agli amici del ragazzo ucciso di aprire il corteo, con la loro rabbia, con i loro segni e graffiti. Dovremmo chiedere ad hostess e operai Alitalia di mischiarsi con gli altri drammi, con gli invisibili dell’indotto senza sindacato, voce e rappresentanza. Dovremmo metterci a disposizione delle 90mila maestre che rischiano l’allontanamento e il licenziamento.
    La sinistra se non si configura come soggettività in cammino, capace di rinnovarsi, e vogliosa di cimentarsi con questo compito storico, non ce la farà a sopravvivere a se stessa, alla sua coazione a ripetere. Per fare questo la sinistra deve chiedere aiuto, deve dichiarare la propria insufficienza, alimentare una mobilitazione delle cosciente critiche, delle intelligenze diffuse, della intellettualità reticolare, del general intellect sussunto nella forsennata produzione di valore a mezzo di valore. Non è un compito da gruppi dirigenti dimezzati, né di correnti più o meno grandi, è un compito da far vivere nella società con un grande appello alle coscienze critiche e resistenti, una chiamata in correità di tutto un popolo disperso che assiste disarmato e polverizzato alla peggiore stretta restauratrice dal ’45 ad oggi. Servono uno scatto d’orgoglio dei giornali, serve un ruolo da protagonista di Manifesto, Liberazione, Carta e Left, servono gli intellettuali, servono gli artisti, serve il mondo del lavoro e della precarietà diffusa, servono le maestre senza grembiule, serve una grande generosità da parte di ciò che resta della sinistra organizzata. Questo dovrebbe essere il compito di Rifondazione comunista, questo deve essere il compito di Rifondazione per la Sinistra, vascello corsaro in grado di praticare rotte imprevedibili e di imbarcare più storie possibili da traghettare in un luogo comune, vascello con contratto a progetto e a tempo, finalizzato a praticare la democrazia qui ed ora e a favorire la rinascita dello spazio semantico della sinistra. Rifondazione per la sinistra deve applicarsi per realizzare nel più breve tempo possibile il suo superamento e il contestuale inveramento di un nuovo orizzonte, di una nuova cultura politica condivisa. Così dovrebbero muoversi le altre organizzazioni della sinistra, ma forse è chiedere troppo. Proviamo a lanciare un appello alle coscienze critiche e resistenti del Paese, un appello largo, che sappia mescolare culture e traiettorie, un appello in grado di realizzare, dopo l’11 ottobre, un grande evento degli uomini e delle donne della sinistra che, a sua volta, sappia ridefinire un contesto, ridarsi un perimetro, lavorare su di un Manifesto di valori, pratiche, progetti e conflitti in grado di riconsegnare pregnanza, vitalità e responsabilità alla parola Sinistra. Un processo costituente vero, non mosso ma sostenuto dai partiti, non imbrigliato dalla asfittica negoziazione arcobaleno ma libero di esprimersi, criticare, rifondare. Un processo agito in prima battuta dai giornali della sinistra, dagli intellettuali non silenti e dalle avanguardie dei conflitti dispiegati sul territorio. Un processo che sappia divenire evento denso di emozionalità, narrazioni, musica, poesia, memorie e contemporaneità.
    E’ urgente una sterzata di grandi proporzioni in grado di mettere in scacco le cautele delle forze politiche impantanate tra le macerie, che sappia riconsegnarci la volontarietà e la gratuità dell’impegno politico. Dovremmo essere tutti coscienti dello snodo che stiamo vivendo, un preludio che, se non ben osteggiato, determinerà nei prossimi mesi la detonazione definitiva della diaspora comunista e della sinistra, la sparizione definitiva di una opinione pubblica di parte, una polverizzazione di posizioni, distinguo, rancori, protagonismi, lacerazioni che, in ogni caso, non somiglieranno più ad un fatto politico collettivo. E nessun popolo sarà in grado o avrà voglia di riconoscerle. Non un esodo organizzato dalla politica o dalle sue forme organizzate, non un fortino identitario iper-politicista, ma una vera e propria diaspora dalla propria storia, una lontananza ed una estraniazione figlia della preponderanza della destra ma anche dello sfiancamento dal dover fare i conti con una sinistra non all’altezza della sconfitta, una sinistra non più in grado di muovere pedoni e cavalli, ferma in un arrocco senza senso e futuro. O la sinistra si cimenterà con questa complessità e con l’ambizione di fare di conti davvero con il ventre molle di questo Paese o, come spiega bene Taibo nel suo libro, per noi non ci sarà lieto fine.

    Massimiliano Smeriglio

    Rifondazione per la sinistra

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

  13. Acab said

    «Io sto in Rifondazione comunista, ma se diventa restaurazione comunista mi sarà difficile restare. È un grave errore avere organizzato due manifestazioni nazionali, l’11 e il 25 ottobre. Ne sarebbe bastata una sola.»

    Nichi Vendola, in occasione di un dibattito con Massimo D’Alema
    alla Festa del Partito democratico di Terra di Bari, 5 Ottobre 2008

    VERGOGNA!!! TESSERAMENTO PARALLELO,OFFESA AL COMUNISMO DA PARTE DI FAUSTO BERTINOTTI E INFINE QUESTA DICHIARAZIONE DA BRIVIDI DI NIKI VENDOLA.
    MA CHE ASPETTATE A USCIRE E FARE LA “SINISTRA” DENTRO IL PD??

    UN COMPAGNO COMUNISTA DI RIFONDAZIONE

  14. Roberto Brontolo said

    ….aspettiamo che ci mandiate in siberia

  15. Ацаб, цхе цаѕѕо дици ? Сеи паренте ди Реед ? said

    Ацаб, цхе цаѕѕо дици ? Сеи паренте ди Реед?

  16. Reed said

    Il riformismo ed il revisionismo sono sempre stati nemici mortali di ogni vero partito comunista e della causa della rivoluzione socialista dei lavoratori.

    Il Partito Comunista Italiano dopo anni di lotta politica seria e’ poi diventato sempre piu’ riformista mettendo in soffitta la necessita’ storica della rivoluzione del proletariato contro i capitalisti.

    Lo stesso si puo’ dire di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, due partiti di sinistra nati entrambi con gruppi dirigenti riformisti che portavano e portano avanti una linea politica riformista.

    Una linea politica riformista che ha portato Rifondazione e PdCI a collaborare con il Governo Moderato di Prodi – governo della classe capitalistica – e dunque alla delusione di quei lavoratori e ceti proletari che avevano votato la sinistra nella illusione – indotta dai riformisti come Bertinotti e Diliberto – che si potesse ottenere qualche riforma in favore dei ceto popolari stando a reggere il sacco del governo moderato del democristiano Prodi.
    Cosi non e’ stato ed oggi i riformisti dirigenti di Rifondazione e PdCI ci hanno rimesso la loro comoda poltrona parlamentare dello Stato democratico della borghesia.

    A sinistra tra i comunisti non tutti per fortuna sono riformisti. Ci sono comunisti autentici rivoluzionari che hanno sempre sostenuto la necessita’ per i comunisti di fare opposizione rivoluzionaria contro ogni governo della borghesia sia esso di centro destra o centro sinistra.
    Solo una sinistra comunista e proletaria puo’ avere titolo di rappresentare o candidarsi a rappresentare le esigenze della classe operaia, dei ceti proletari e delle grandi masse popolari oggi prive di ogni riferimento politico reale e disorientate dalle difficolta’ della vita quotidiana.

    La rifondazione comunista dunque non e’ “restaruazione” di non si capisce bene quale estremismo fanatico.
    La rifondazione comunista e’ il recupero delle ragioni del marxismo-leninismo, della necessita’ storica della unita’ del proletariato sotto la bandiera comunista, la necessita’ storica della rivoluzione socialista come via per la liberazione del proletariato stesso dalla dominazione dei capitalisti.

    Il terreno della lotta di classe e dell’azione di massa è l’ambito centrale di lavoro e d’intervento dei comunisti. E’ il terreno di costruzione dell’alternativa di sinistra, comunista, anticapitalista, della prospettiva del potere dei lavoratori. Ma ciò non significa ignorare e rimuovere il terreno della lotta elettorale. In coerenza con la tradizione leninista, riteniamo che i comunisti debbano utilizzare ogni tribuna per sviluppare la propria propaganda e agitazione rivoluzionaria contro il sistema dominante. La tribuna elettorale risponde a questa esigenza. La partecipazione alla campagna elettorale rappresenta un canale prezioso di comunicazione di massa, di divulgazione popolare del programma comunista e anticapitalista, di lotta politica contro la classe capitalistica, i suoi partiti, le sue agenzie “riformiste” nel movimento operaio, in funzione dello sviluppo del partito rivoluzionario. Così l’eventuale elezione di candidati rivoluzionari consente loro di utilizzare la tribuna istituzionale per il medesimo fine: denunciare la politica borghese, sviluppare la coscienza indipendente delle classi subalterne, favorire il radicamento di massa dei comunisti e del loro partito, in funzione del loro autonomo progetto.

    Una sinistra forte si costruisce con l’abbandono di ogni riformismo e con la rifondazione comunista, rifondazione del pensiero di Marx e Lenin. Riaffermazione della necessita’ di un partito comunista e di una opposizione di classe, con e per il proletariato, contro la borghesia ed i suoi governi.

    Per un partito comunista non si tratta di elaborare un programma riformista cioe’ di una serie di proposte che possano andare qui ed oggi in favore delle masse popolari.
    Si tratta di lavorare con il proletariato per unirlo sotto la bandiera comunista e rivendicare la necessita’ storica della rivoluzione socialista, unica via per realizzare tutte le conquiste sociali di cui il proletariato ha bisogno e che gli vengono negate dalla borghesia.

    Attenzione non sto dicendo che i comunisti non dabbano lottare qui ed oggi per ogni possibile riforma che vada un minimo in favore dei lavoratori!
    Sto dicendo che non si puo’ adottare il riformismo (vecchia pratica della socialdemocrazia)come linea politica esaustiva dell’esistenza di un partito comunista.
    La parola d’ordine di un partito comunista è strettamente correlata allo sviluppo e articolazione di una proposta programmatica transitoria, adeguata all’attuale scenario italiano: di una proposta rivendicativa e di un metodo d’intervento che partendo dalle esigenze immediate delle masse sviluppino la coscienza della necessità della rivoluzione socialista.
    la costruzione di una prospettiva rivoluzionaria reale passa per la reale motivazione anticapitalistica di larghe masse e della loro avanguardia cioe’ il partito comunista.

    Un partito comunista non puo’ prescidere dalla finalita’ socialista che esso si pone: l’abbattimento del potere dei capitalisti per mezzo della rivoluzione popolare per la costruzione di una vera societa’ socialista.
    Altrimenti tanto varrebbe diventare tutti socialdemocratici.
    I comunisti esistono per lottare con i lavoratori per una societa’ altra rispetto ad dominio di una classe di sfruttatori.
    Una societa’ socialista fondata sulla proprieta’ sociale dei mezzi di produzione e scambio e sul democratico controllo del popolo sui profitti da esso stesso prodotti. Questa e’ la ragione d’essere di un partito comunista. Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati a favore del proletariato e la prospettiva di fondo dell’alternativa socialista e’ vitale per la esistenza stessa di un partito di comunisti organizzato.

  17. Compagna Di Mestessa said

    E’ scoraggiante, fra dichiarazioni e commenti, constatare che a 10 anni da una scissione dolorosa (ed evidentemente sbagliata) siamo ancora alla guerra per bande. Chiamiamole aree, associazioni, frazioni, visto che coorenti, spifferi e il resto sono ormai fuori moda.
    Il mondo intorno a noi cambia ad una velocità che non riusciamo neanche a percepire e qui, come altrove, ancora ad analizzare, esercizio pregevole, a costituire “cose nuove” ma intanto niente lobby, niente contatto con i corpi vivi della società, sempre di meno e sempre più soli.
    Forse Large Hedron Collider è un esperimento già superato, la sinistra italiana ha come prossimo obiettivo la ricerca del Bosone.

  18. Reed said

    I compagni che sbagliano continuano purtroppo a sbagliare e questo e’ molto triste per tutti noi di sinistra.
    Il piu’ grande errore che la sinistra (PRC,PdCI) ha commesso e’ stato di andare al governo con i moderati dell’Ulivo/Unione/PD.

    Nel 1996 Rifondazione Comunista avrebbe dovuto fin dall’inizio stare all’opposizione di sinistra contro i moderati dell’Ulivo di Prodi.
    Se cosi fosse stato il PdCI non sarebbe mai nato si spera.
    Nel 1998 e’ nato il PdCI per stare ancora al governo con i moderati di Prodi and company.
    Altro errore gravissimo.
    Nel 2006 la sinistra (PRC,PdCI) e’ andata al governo con i moderati di Prodi and company e nel 2008 gli elettori di sinistra delusi dal non aver ottenuto nulla si sono in gran parte astenuti oppure si son turati in naso votando PD che certo non corrisponde alle loro idee.

    Ora questa corrente “Rifondazione per la sinistra” che vorrebbe fare?
    Andare di nuovo (di nuovo???) a fare alleanza con i moderati del PD???
    Ancora?
    Ma se vi hanno sempre detto NO ad ogni minima proposta in favore della classe operaia e dei ceti popolari!
    Ma siete proprio zucconi compagni eh?
    La sinistra deve fare opposizione!
    La sinistra non puo’ andare al governo con il centro moderato (Ulivo,Unione,PD che sia) perche’ la sinistra ha idee diverse rispetto al centro moderato.
    La sinistra non e’ riuscita ieri a condizionare un governo moderato di centro “sinistra” non vedo perche’ ci dovrebbe riuscire domani!!!!!!!!????

    Perche’ non ragionate compagni?
    Non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere eh?

  19. nonviolento said

    @17
    Davvero che desolazione, con tante novità in giro c’è chi spaccia per nuova la riedizione della vecchia DP conme risoluzione della crisi, hai proprio raggione, una vera desolazione.

  20. Reed said

    Rifiuto di rispondere ai socialdemocratici di “rifondazione per la sinistra” che dimostrano tutta la loro ignoranza, arroganza e incapacita’ politico-culturale.

    Da comunista anche se non iscritto al PdCI voglio comunque fare gli auguri di buon compleanno ai compagni ed alle compagne del PdCI per i 10 anni dalla fondazione del partito.

    Spero sia chiaro ai compagni ed alle compagne del PdCI che fu profondamente sbagliato sorreggere il governo Prodi, D’Alema e Amato. Governi della Confindustria al pari del governo Berlusconi.

    Apprezzo la scelta dei Comunisti Italiani di dare solo un appoggio esterno al Governo Prodi 2 ma non era ancora sufficiente questo.

    Cioe’ che e’ necessario per chiunque sia comunista e’ fare opposizione di sinistra contro i padroni ed i loro governi siano essi di centro sinistra o centro destra.

    Ora e’ necessario davvero dare al Partito dei Comunisti Italiani una nuova linea politica che sia davvero di classe, dalla parte dei lavoratori, dei ceti deboli di questa societa’ dominata dai padroni e dai banditi al loro servizio.

    Alle compagne ed ai compagni del PdCI dico che e’ necessaria una opposizione di sinistra, di classe, comunista.
    Una opposizione di sinistra contro tutti i governi dei padroni.

    E’ necessario non commettere piu’ gli errori del passato, non sostenere mai piu’ nessuna alleanza o governo dei banditi del Partito Democratico della Confindustria.

    A sinistra con i lavoratori e con il popolo! A sinistra tra la gente per spiegare, spiegare e spiegare ancora le ragioni dei comunisti che sono le ragioni ed i bisogni reali degli operai, degli studenti, dei pensionati, dei disoccupati, dei precari.

    Una sinistra di opposizione, comunista, marxista, oggi come ieri per la Rivoluzione socialista del popolo contro la classe capitalistica.
    Oggi come ieri la parola d’ordine e’ sempre una: o si fa la rivoluzione socialista o si vive nelle barbarie.
    Buon compleanno ai compagni ed alle compagne del Partito dei Comunisti Italiani augurandno loro di poter dare a loro stessi ed al loro partito una linea politica di sinistra e di opposizione una volta per tutte.

  21. Reed said

    Il fanta comunista in verita’ socialdemocratico leccaculista Migliore con le su cravattine ed i suoi vestiti firmati vuole di nuovo lo stipendio da parlamentare per questo e’ cosi entusiasta di rifondazione per la sinistra fanta socialdemocratica e filo-PD.
    Votatelo mi raccomando che ha bisogno di soldi poverino!
    Qui ed ora una associazione per la sinistra c’e’ gia’ e si chiama Partito Comunista dei Lavoratori.

  22. Roberto "Brontolo" said

    …già, il il PCdL…..la borghesia, i padroni e il capitalismo mondiale tremano solo a pensarci.

    ps: ma oltre a tante belle chiacchiere, ci puoi elecare un pò di fatti concreti realizzati per la costruzione del socialismo in questo paese? Di cosa i lavoratori italiani vi devono essere grati? Di quanto avete migliorato le loro condizioni di vita? Cosa avete fatto di concreto per il proletariato? A parte blaterare di cose che non significano nulla, perchè voi al “Che fare” non ci siete neanche arrivati, troppo impegnati dal “Che dire”.
    Pensi per caso di fare proseliti qui? Perchè continui ad inondare di letame ideologico questo blog?

  23. Reed said

    Vedi gia’ il fatto che tu definisca “letame ideologico” il pensiero comunista la dice lunga, molto lunga su cio’ che sei e forse anche su cio’ che pensi.
    Non sapevo poi che il socialismo e la rivoluzione proletaria fossero “cose che non significano nulla” bensi un preciso progetto politico.
    Ti farei ancora la domanda su cosa pensi che potrebbe ottenere una eventuale nuova alleanza tra socialdemocratici di rifondazione per la sinistra ed il moderato PD cane da guardia dei padroni ma uno che definisce “letame ideologico” il pensiero comunista francamente non solo ha sbagliato partito ma direi che ha sbagliato parte politica!
    Fai veramente schifo! Prima gente che la “pensa” come te se ne va via e prima si respira un’aria pulita.
    Vergognati!

  24. Reed said

    Come puo’ uno che magari fino a poco tempo fa si diceva comunista e che era iscritto a Rifondazione avere posizioni vergognose come Roberto brontolo?
    La Storia del movimento comunista la buttiamo via?
    Le conquiste della societa’ socialista realizzata in vari paesi le buttiamo via?
    La distizione tra comunisti e socialdemocratici?
    La storicita’ degli istituti politici?
    La socialdemocrazia come ala sinistra del capitale?
    Il marxismo?
    Tutto da buttare via?
    Madonna gente! Andate via il piu’ presto possibile ve ne prego!
    Roberto brontolo o sei un fascista infiltrato oppure davvero i socialdemocratici fanno ancora piu’ schifo di quanto pensassi – e gia’ ne pensavo malissimo.

  25. Reed said

    Riporto con piacere questo intervento del compagno Sferini della federazione di Rifondazione Comunista di Savona

    Giovedì 25 Settembre 2008 10:36 amministratore

    Ho riservato una particolare attenzione all’intervista che Fabio Mussi ha rilasciato a “Liberazione” il 24 Settembre scorso e l’ho accolta come un elemento finalmente chiarificatore di un percorso di mesi e mesi vissuti di mezze parole, di frasi interrotte sul più bello, di ammiccamenti e cenni ma mai e poi mai fatti di espressioni definite, di proposte nette e non ambigue.
    Per la prima volta dalla nascita di Sinistra democratica, Fabio Mussi dice, anzi si appella, a Rifondazione Comunista domandando che si apra la strada ad un nuovo partito della sinistra che, pertanto, superi quelli esistenti e abbia, sempre secondo l’ex ministro dell’università, il coraggio di assegnare alle ideologie un angolo di elucubrazione solitaria, lasciando come terreno di conquista del nuovo partito un pragmatismo quasi asettico, privo di emozioni, ma schizofrenicamente imbevuto di passione per una sinistra moderna, fatta di solidarismo, di uguaglianza sociale e civile, di pace, eccetera, eccetera.
    Ora tutti quelli che, anche in Rifondazione Comunista, sino ad oggi non avevano osato pronunciare ad alta voce la locuzione “altro partito” che Mussi ha proclamato, esaltato e sottolineato abbondantemente, possono farlo: non c’è più mistero – ammesso che vi sia mai stato – che tenga, non c’è più un tabù da infrangere, non c’è timore alcuno di finire sotto gli sguardi incattiviti dei compagni e delle compagne della “base”.
    Ognuno di noi sa benissimo come è schierato, quale posizione ha in merito a questa proposta di scioglimento di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani. Chi la persegue fa parte dell’area di Nichi Vendola in Rifondazione e di quella di Katia Bellillo nel PdCI. Tutto viene fatto sotto i riflettori, anzi, ci si sforza di promuovere una sorta di campagna acquisti anche attraverso feste parallele rispetto a quelle ufficiali del PRC e del PdCI.
    Nel mentre a Roma si svolge la “festa di Liberazione”, Vendola e compagni organizzano la loro di festa che si esprime in un amletico punto di domanda: “Sinistra, nome comune di cosa?”.
    Un quesito interessante che va sviluppato.
    Le ragioni per cui nel 1991 nacque e prese corpo il Movimento per la Rifondazione Comunista sono ancora attuali oppure ha veramente ragione Nichi Vendola, ha ragione Fabio Mussi e ha ragione Katia Bellillo nel dire che la fase di destrutturazione dei valori sociali, di uguaglianza e di libertà è tale da ricercare nuove forme organizzative e nuove critiche nei confronti del capitalismo?
    Siccome avevo una vaga memoria del documento finale del primo congresso nazionale del PRC, sono andato a cercarlo nel mio archivio e, dopo averlo trovato e letto, ho ripreso a leggerlo ancora per cercare – a parte il contesto strettamente legato alle fasi dei vari governi che si sono succeduti, e quindi alla politica strettamente legata all’italico stivale – quali fossero le possibili distonie, gli anacronismi presenti in una analisi che aveva come sintesi politica e di organizzazione per i comunisti la nascita di un nuovo Partito Comunista, la rifondazione del Comunismo in Italia.
    Già allora Lucio Libertini faceva notare, in numerosi suoi scritti, che la nascita del PDS era l’approdo della gran parte del PCI ad una svolta moderata, ad una svolta socialdemocratica che un comunista non poteva condividere e che era impossibile un tentativo di condizionamento interno al nuovo soggetto politico. Si doveva ricostruire dalle fondamenta, sociali, politiche e anche culturali-ideologiche, un partito che sapesse valorizzare le esperienze dei comunisti italiani in tutto il ‘900 stimolando la critica, adoperando le pacifiche armi della polemica per separare le distorsioni e gli avvitamenti autoritari subiti dal Comunismo dal lavoro di massa compiuto dal PCI in oltre cinquant’anni di lotte in Italia e anche nel contesto europeo.
    Diceva Libertini: “E’ forse vero che il crollo dei regimi comunisti dell’Est significa la fine dell’idea socialista e comunista? Una definitiva vittoria del capitalismo, la sua identificazione con la democrazia? Oppure nella nostra epoca le contraddizioni di fondo della organizzazione capitalistica del mondo sono nuove e crescenti, e la causa comunista resta alla fine la sola speranza dell’umanità?”.
    In questa bellissima domanda del grande dirigente e fondatore di Rifondazione Comunista c’è l’essenza tuttoggi di una domanda a cui la risposta che viene data risulta confusa, non esaustiva e, soprattutto, di breve termine, senza un ampio respiro, senza guardare ad un orizzonte ma confondendo il riformismo con il pragmatismo e la lotta di classe con i peggiori stereotipi inventati via via dai tanti rinnovatori che sono finiti per precipitare in microformazioni dal vago sapore socialista e dal chiaro intento liberale, da un approccio dell’economia e del valore del lavoro – e del suo conflitto con il capitale – che finisce per dipendere dalle esigenze delle imprese e non da quelle di tutti i lavoratori, operai per primi.
    I miti di scomparsa proprio degli operai sono, anche questi, stati smentiti proprio dal moderno capitalismo che ricerca un lavoro sempre più preacario, alle soglie dello schiavismo e al quale non si può rispondere con le “compatibilità” del sistema o col “temperamento” del merceologismo dominante attraverso politiche di contenimento degli eccessi liberisti per trovare un compromesso per tutti, una pace sociale che non fa altro che portare nuovi svantaggi proprio ai più deboli e vessati.
    L’invito di Fabio Mussi a chiudere l’esperienza di Rifondazione Comunista risulta per questo politicamente debole, strategicamente sbagliato e culturalmente inefficace proprio in quella ricerca di egemonia gramsciana che dovremmo invece, come comunisti, mettere al primo posto nella conduzione di qualunque azione quotidiana che portiamo avanti nel nostro limitrofo: nelle lotte di grande, di media e di piccola portata.
    La neo-socialità del PRC si forma solamente con la lunga ricostruzione di un rapporto privilegiato del Partito con il mondo del lavoro, altrimenti non c’è ossigeno politico per Rifondazione e non c’è sponda per tutti quei moderni proletari che si rifugiano molto più comodamente nel semplificazionismo razzista, campanilistico ed egoista della Lega Nord o nel rampantismo del Popolo della Libertà.
    A Fabio Mussi mi rivolgo da semplice militante comunista, ormai da oltre quindici anni: io credo che non vi siano grandi spazi a sinistra per dare vita ad un soggetto politico di fatto socialdemocratico che metta insieme dei piccoli pezzi di due, tre partiti ora esistenti cercando di creare un valore aggiunto a ciò che oggi esiste.
    Se il nuovo partito che auspica Mussi nascerà, sarà nel suo incipit un fattore di indebolimento e ennesima scissione dei partiti comunisti e progressisti oggi fuori dal Parlamento ma non ancora dalla società. Se siamo vicini al “rigor mortis” della sinistra, una aggregazione di frammenti – peraltro fortemente connotati da una operazione che a poco a poco che si separa dal suo vertice incontra sempre meno consensi – non farà un “PD” di sinistra, non sarà una Linke tedesca. In Germania il Partito comunista è storicamente debole e la Linke è l’unione di forze socialiste e democratiche. Post comuniste per l’appunto.
    In Italia, anche dopo la fondazione del partito della sinistra (quella rigorosamente “senza aggettivi!), continuerebbe invece ad esistere un partito comunista, una parte politica, sociale e culturale che non accetterebbe la svolta moderata e riformista di Nichi Vendola, di Claudio Fava e di Katia Bellillo.
    Mi spiace molto doverlo dire, ma non sarà un nuovo PDS a salvarci dalla crisi in cui siamo caduti. Diversamente sarà un nuovo rapporto tra tutte le anime della sinistra a poter generare una propulsione positiva per un nuovo movimento operaio, per una nuovo “movimento reale” che testardamente vuole “abolire lo stato di cose presente”.

    MARCO SFERINI
    25 Settembre 2008

    ——————————————————————————–

    MARCO SFERINI
    Segretario del Circolo di RIFONDAZIONE COMUNISTA dal 17 marzo 2003 al 19 dicembre 2006

    Classe 1973, diploma di maturità classica, operatore informatico, precario, è attualmente membro della Segreteria provinciale, della Direzione e del Comitato politico federale del Partito. Iscritto a Rifondazione Comunista dal 13 gennaio del 1994, ha sempre sostenuto il ruolo di autonomia dei comunisti rispetto agli altri partiti politici e, al contempo, la ricerca dell’unità delle forze della sinistra. Nel 1996 diviene Segretario del Circolo di Lavagnola che dirige sino alla fine del 1998. E’ tesoriere provinciale e responsabile del tesseramento del PRC nel 1997. Nello stesso anno gli viene affidato il compito di riorganizzare i Giovani Comunisti/e di cui diviene anche il primo Coordinatore provinciale, dopo la prima conferenza dei GC.
    Nell’ottobre del 1998, non condividendo la scelta di Bertinotti di ritirare la fiducia al governo Prodi, lascia Rifondazione Comunista. Il 9 ottobre si dimette da Coordinatore provinciale dei GC e, subito dopo, dal Partito. Insieme a Piero Casaccia e Pino Menozzi fonda il Partito dei Comunisti Italiani a Savona.
    Nel 1999 entra a far parte del Comitato centrale del PdCI. Ne è membro della Segreteria e tesoriere provinciale fino all’inizio del 2001. Nell’agosto dello stesso anno, subito dopo i fatti del G8 di Genova, entra in contrasto con la Direzione provinciale del Partito: critica la scarsa partecipazione del PdCI alle manifestazioni genovesi e quelle che giudica politiche troppo moderate e in cui vede un eccessivo appiattimento verso i Democratici di Sinistra, sia a livello locale che nazionale (ad esempio la concessione di soldi dello Stato alla scuola privata cattolica elementare previsti nella riforma “Berlinguer” e l’interventismo del governo D’Alema in Macedonia). Dissente anche da scelte metodologicamente burocratiche che vengono usate verso la componente giovanile.
    Questo impianto di critica radicale lo porta ad abbandonare il partito cossuttiano insieme ad altri 20 giovani e a fondare il circolo marxista di politica e cultura “Rosse bandiere – per il Comunismo”, che diviene per alcuni anni un punto di incontro di numerosi giovani della sinistra savonese.
    Il ritorno in Rifondazione Comunista avviene il 23 settembre 2001.
    Nel corso del V° Congresso del PRC (marzo del 2002) approva la linea del compagno Fausto Bertinotti, sviluppando però una critica sui temi dell’identità e della storia comunista, della centralità del conflitto capitale-lavoro. Sottoscrive e presenta al congresso di federazione gli emendamenti al documento di maggioranza proposti dall’area de “l’ernesto”.
    Nel 2004 è tra i firmatari nazionali della mozione “Essere comunisti”, presentata al VI° Congresso del PRC (primi firmatari: Claudio Grassi e Giovanni Pesce). La presenta nella Federazione di Savona ottenendo localmente quasi il 7% dei voti. Attualmente è coordinatore provinciale dell’area politica del PRC “Essere comunisti”.
    E’ stato consigliere della Società di Mutuo Soccorso “Libertà e lavoro” di Lavagnola (Savona) per alcuni anni. Ha prestato attività di volontariato dal 2001 al 2006 presso il Circolo Acli “Stella Maris” di Savona, nell’assistenza ai marittimi del porto di Savona-Vado.
    E’ iscritto all’Associazione di amicizia Italia-Cuba e ad Emergency.

  26. Reed said

    Il tutto tratto dal sito comunista dei compagni di Savona “LANTERNE ROSSE” di cui riporto l’introduzione a beneficio dei sinceri comunisti.

    Cari visitatori,
    questo nuovo sito internet vuole raccogliere intorno a sè chiunque desideri conservare autonomamente le proprie posizioni di avversione al sistema economico dominante ma che, non necessariamente, si riconosce in un soggetto politico o che fa fatica ad etichettarsi semplicemente come “noglobal”, oppure che è alla ricerca di un nuovo comunismo da proporre in questo millennio globalizzato e globalizzante.

    Ci proponiamo, dunque, di parlare con chi è comunista, con chi è libertario, con chi propone una cultura diametralmente opposta al pensiero unico, all’omologazione fatta di reality show che di realtà nulla hanno, sfuggendo così alle dorate pillole del benessere occidentale e continuando un percorso di ricerca per realizzare il più lontano orizzonte comunista.

    I saccenti parrucconi dell’economia di mercato potranno dire che siamo i soliti creduloni, oppure che ci dilettiamo di utopie invece che di concretezze. Li rassicuriamo molto volentieri:
    – proprio perchè siamo calati nelle ingiustizie quotidiane siamo comunisti
    – poichè è ancora centrale per noi il conflitto tra capitale e lavoro siamo e intendiamo rimanere comunisti
    – comunisti, semplicemente tali, perchè non siamo sul limitare della storia, perchè esistono soluzioni ed alternative concrete ad un sistema economico che produce ricchezza per pochi e miseria per miliardi di persone.

    Vista l’impossibile risoluzione della contraddizione massima del capitale, dare ricchezza e benessere a tutti e al contempo prosperare universalmente, riteniamo attuale la lezione analitica marxista e la riproponiamo senza volerla cancellare a colpi di moderatismo intellettuale, cercando quelle tanto agognate soluzioni di “temperamento” del capitalismo così felicemente abbracciate da una certa sinistra di stampo liberaldemocratico.

    http://www.lanternerosse.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10&Itemid=2

  27. Roberto "Brontolo" said

    …prova con il Prozac….dicono che funzioni

  28. pippo said

    meglio con il pdci che con il pd, e poi che significa di sinistra? berlinguer è di sinistra? quello che ha dato il via alla distruzione della scuola in italia? e che dire di mussi? ve lo siete dimenticati quello che ha fatto all’università? sinistra? what sinistra?

  29. BENVENUTO PIPPO . said

    Benvenuto Pippo,
    ti aspettavamo.
    Uno in più
    Questo blog è ormai come il miele per gli orsi.
    Puoi rispondermi sinceramente ad una domanda ?
    Se arrivano Rizzo e Diliberto ( ovviamente con la Mummia ) dove li ospitiamo ?
    In via del Policlinico a Roma ?
    Chi li controlla ?
    La segreteria nazionale in seduta permanente ?
    In alternativa te li prendi a carico tu ?
    A casa tua ?
    Puoi rispondere ( barrando la casella ):

    SI ()

    NO ()

    NON CI AVEVO PENSATO, SCUSATEMI ()

  30. Reed said

    La totale mancanza di argomenti dei “rifondaroli per la sinistra” e’ sempre disarmante.
    I comunisti che son venuti su questo sempre piu’ ignobile blog hanno ricevuto solo derisione ed insulti il che dimostra la totale mancaza di argomenti di questi rifondaroli della socialdemocrazia bertinottiana.
    A propostito un BRAVI ai compagni comunisti che a Roma l’11 ottobre hanno fischiato il Bertinotto per le sue socialdemocratiche ed ignobili parole!

    Tutti i nostri dibattiti sono sempre stati incentrati su di un falso problema e cioe’ che
    la sinistra si debba alleare con qualcuno.
    Francamente c’e’ tanta gente di sinistra che non comprende per quale motivo dal 1996 ad oggi piu’ o meno
    questa sinistra (Rifondazione, Pdci) abbia voluto fare da ruota di scorta dei moderati.
    Non hanno ottenuto niente di niente per i lavoratori ed i ceti deboli di questo paese e si sono pure sputtanati agli occhi di tanta gente di sinistra che li aveva votati con speranza e si e’ sentita tradita dai governi moderati di centro (Prodi 1 e 2, D’Alema, Amato)e dalle loro politiche liberali, padronali e antipopolari sostenuti per errore dalla sinistra (Rifondazione, Pdci).
    In poche parole il supporto della sinistra ai governi moderati non ha prodotto nessun cambiamento nelle politiche che sono dettate dai padroni a tutti i governi moderati siano essi di centro sinistra o centro destra.
    Oggi e’ possibile recuperare l’autonomia della sinistra.
    Una sinistra alternativa e’ tale se e’ appunto alternativa ai governi dei padroni, di centro destra o centro sinistra che siano.
    Una sinistra alternativa e’ tale se vuole rappresentare i bisogni degli operai, dei precari, dei disoccupati, dei lavoratori di ceto medio basso, dei pensionati di ceto medio basso, degli studenti e cosi via.
    Una sinistra di lotte e di opposizione a questo pensiero unico del libero mercato dei padroni, dello sfruttamento delle masse lavoratrici, delle guerre imperialiste, della miseria nella quale tanta parte di popolo in Italia ed in Europa e’ costretta a stare per colpa dei padroni.
    Una sinistra alternativa e’ tale se vuole proporre una alternativa a queste politiche moderate ed a questo modello di economia, a questa unione europea dei padroni, a questo nuovo ordine mondiale dei padroni.
    La parola d’ordine della sinistra da oggi in poi dovrebbe essere “mai piu’ con il PD!”.
    L’associazione per la sinistra c’e’ gia’ e si chiama:
    Rifondazione comunista
    Partito dei comunisti italiani
    Partito comunista dei lavoratori
    Partito comunista italiano marxista-leninista
    ecc
    ecc
    ecc

  31. Reed said

    SOCIALIST LABOUR PARTY OF GREAT BRITAIN

    The Socialist Labour Party’s basic aims are set out in clause 4 of its Constitution:

    To organise and maintain a political Party to represent the policies of the Party.
    To co-operate with trade unions and other kindred organisations, in joint political or other action in harmony with the Party Constitution and Standing Orders.
    To abolish Capitalism and replace it with a Socialist system whose institutions represent and are democratically controlled by and accountable to the people as a whole.
    To secure for the people a full return of all wealth generated by the industries and services of our nation on the basis of common/social ownership of the means of production, distribution and exchange of each industry and service and to implement the most effective system of administration, control and accountability of each industry and service by the people.
    To establish a voting system based upon Proportional Representation which ensures that democratic, Socialist principles are part of the electoral, representative process at all levels.
    To establish the most equitable distribution of the wealth generated by industries and services, ensuring full employment, a free National Health Service and an education system available to all on demand with adequate provision for all, in particular the elderly and young in our society.
    To establish that occupational pension funds are controlled by employees who contribute and beneficiaries who benefit from them.
    To promote the right to freedom of assembly, movement, speech and association, and to enshrine in law the words and principles of the United Nations Declaration of Human Rights and International Labour Organisation Conventions.
    To abolish the unelected, undemocratic House of Lords and introduce a democratically elected Head of State.
    To promote and establish a clean, healthy, safe environment in which the resources of the Earth are used to enhance the well-being of humans and of all forms of life, for today’s and future generations, with special attention to eliminating pollution on land, sea and air.
    To establish that women are treated equally with men in all respects, particularly ad far as pay and conditions at work are concerned and top prohibit by law any discrimination against women in any way.
    To establish that Black people and all ethnic groupings are treated equally with other people and to prohibit by law any discrimination against Black or any ethnic groups.
    To establish that no person shall suffer discrimination socially, economically or politically because of a disability, and to prohibit by law discrimination against disabled people.
    To establish that no person shall suffer discrimination socially, economically or politically because of their sexual orientation/preference.
    To promote political, social and economic emancipation of the people as a whole.
    To co-operate with all Socialist organisations with a view to promoting objects, aims and policies of the Party and to take common action with international Socialist organisations in the campaigns to promote a higher standard of social and economic life for people throughout the world.
    To co-operate with Socialist organisations in all countries and other international organisations in the promotion of peace, the establishment and defence of human rights and the improvement of social and economic standards and conditions of work of people in countries throughout the world.
    http://www.socialist-labour-party.org.uk/

  32. nonviolento said

    Ma questa è una invasione, non avete un sito emmellista da occupare? Ciao Pippo, Pluto e Paperino, certo più simpatici di te, vergognosa la partecipazione di Rizzo all’11 una cosa a metà fra la squallido ed il penoso. Beh sicuramente con la forza delle masse del PdCI faremo passi avanti,o almeno di quello che gli è rimasto. Oggi leggevo su Liberazione una cosa comicissima. Sapete da dove si vede che la nuova linea del partito gode dei favori delle masse, dal fatto che nelle intenzioni di voto siamo passati dal 3,5 al 4%, oh non è una barzelletta, ma articolo in prima pagina a firma di uno dei vostri più illustri dirigenti, poi infantili siamo noi, cacchio che coraggio, se noi siamo da elementari, quelli lì non li vogliono manco all’asilo. Caro Marco, non smette mai di dire cazzate e falsità, sono anni che lo fa dal suo sito di Savona. Festa di liberazione, ma quale festa di liberazione della federazione, festa dei circoli dove la nuova maggioranza è governante sarebbe meglio dire. Visto che quella nazionale dell’area è stata organizzata dal circolo più numeroso della federazione e in seguito altri 5 circoli del comune di Roma ne hanno organizzate altre per la sinistra, a forza di sottrarre circoli da quella finta di federazione rimangono giusto quelli dove la maggioranza attuale ha preso più voti, nessun altro. Certe bugie caro Marco, potevano passare trenta anni fa, ora con la rete sono come i segreti di Pulcinella.

  33. Reed said

    Il socialdemocratico di sinistra ex sindacalista Fausto Bertinotti e’ stato eletto segretario di Rifondazione comunista nel 1994 grazie a Cossutta che lo scelse in quanto personaggio non politico ma di provenienza sindacale e dunque ipoteticamente manovrabile dal Vecchio che allora era presidente del Partito. Poi Bertinotti il socialdemocratico di sinistra con la “r” moscia divenne la “Star” della tv e dei giornali.
    Durante gli anni dal 1994 al 1999 il socialdemocratico di sinistra sindacalista Fausto diventa famoso insomma.
    Tutti si divertono a sentire questo “comunista” (in verita’ comunista non era mai stato per niente) che propone riforme anche giuste ma che puntalmente incontrano il “NO” non solo dei padroni (Confindustria) ma anche dei moderati del PDS-DS. In verita’ il socialdemocratico di sinistra Bertinotti non proponeva certo la rivoluzione comunista. I programmi di Rifondazione contenevano proposte di sinistra, proposte di piccole leggi e politiche che senza dubbio avrebbero aiutato i ceti poveri a stare un po’ meglio. Solo un po’ e niente piu’ di questo.
    Proposte che un qualunque socialdemocratico di sinistra vero avrebbe potuto fare e/o apprezzare.
    Fatto sta che le proposte del socialdemocratico di sinistra Bertinotti sono sempre state respinte dai moderati di ogni risma oltre che dai poteri forti cioe’ i ricchi padroni.
    Ritorno della scala mobile, tassazione della rendita, tassazione dei Bot oltre 200 mlioni di lire (all’epoca), lotta alla disoccupazione con un programma di lavori socialmente utili, 35 ore a parita’ di salario, alzare un po’ i salari e le pensioni. Queste erano le proposte del socialdemocratico Bertinotto.
    Proposte giuste sia chiaro. Proposte MODERATE non certo la rivoluzione comunista.
    E nonostante questo i moderati (PDS DS oggi PD) ed i poteri forti (Confindustria ecc) hanno sempre detto “NO!”.
    Idem si dica per i “comunisti italiani” di Diliberto che son stati poltronisti e filo-PDS-DS-PD cioe’ filo-moderati fino a ieri.
    Anche loro avanzavano timide proposte di legge per fare stare solo un po’ meglio (niente piu’ questo) i lavoratori ed i ceti poveri di questo paese.
    La risposta dei moderati di ogni risma e dei poteri forti era ed e’ sempre stata una sola: NO!

    Questa la storia di PRC e PdCI in questi ultimi 10-15 anni. Queste le risposte avute dai moderati del PDS-DS-PD (servi dei ricchi padroni) fino ad oggi
    ad ogni proposta che veniva da sinistra.
    Domanda: e’ allora che volete fare voi di rifondazione fanta socialdemocratica per la sinistra? Fare di nuovo la ruota di scorta del moderato PD?????????
    Ah no! Volete solo pagare di nuovo lo stipendio di Deputato a Bertinotti e la sua cricca socialdemocratica ecco ecco, abbiamo capito!

  34. Reed said

    RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA OVVERO COME PAGARE LO STIPENDIO DA PARLAMENTARE A BERTINOTTI AND COMPANY SENZA NULLA IN CAMBIO PER I LAVORATORI

    Il socialdemocratico di sinistra ex sindacalista Fausto Bertinotti e’ stato eletto segretario di Rifondazione comunista nel 1994 grazie a Cossutta che lo scelse in quanto personaggio non politico ma di provenienza sindacale e dunque ipoteticamente manovrabile dal Vecchio che allora era presidente del Partito. Poi Bertinotti il socialdemocratico di sinistra con la “r” moscia divenne la “Star” della tv e dei giornali.
    Durante gli anni dal 1994 al 1999 il socialdemocratico di sinistra sindacalista Fausto diventa famoso insomma.
    Tutti si divertono a sentire questo “comunista” (in verita’ comunista non era mai stato per niente) che propone riforme anche giuste ma che puntalmente incontrano il “NO” non solo dei padroni (Confindustria) ma anche dei moderati del PDS-DS. In verita’ il socialdemocratico di sinistra Bertinotti non proponeva certo la rivoluzione comunista. I programmi di Rifondazione contenevano proposte di sinistra, proposte di piccole leggi e politiche che senza dubbio avrebbero aiutato i ceti poveri a stare un po’ meglio. Solo un po’ e niente piu’ di questo.
    Proposte che un qualunque socialdemocratico di sinistra vero avrebbe potuto fare e/o apprezzare.
    Fatto sta che le proposte del socialdemocratico di sinistra Bertinotti sono sempre state respinte dai moderati di ogni risma oltre che dai poteri forti cioe’ i ricchi padroni.
    Ritorno della scala mobile, tassazione della rendita, tassazione dei Bot oltre 200 mlioni di lire (all’epoca), lotta alla disoccupazione con un programma di lavori socialmente utili, 35 ore a parita’ di salario, alzare un po’ i salari e le pensioni. Queste erano le proposte del socialdemocratico Bertinotto.
    Proposte giuste sia chiaro. Proposte MODERATE non certo la rivoluzione comunista.
    E nonostante questo i moderati (PDS DS oggi PD) ed i poteri forti (Confindustria ecc) hanno sempre detto “NO!”.
    Idem si dica per i “comunisti italiani” di Diliberto che son stati poltronisti e filo-PDS-DS-PD cioe’ filo-moderati fino a ieri.
    Anche loro avanzavano timide proposte di legge per fare stare solo un po’ meglio (niente piu’ questo) i lavoratori ed i ceti poveri di questo paese.
    La risposta dei moderati di ogni risma e dei poteri forti era ed e’ sempre stata una sola: NO!

    Questa la storia di PRC e PdCI in questi ultimi 10-15 anni. Queste le risposte avute dai moderati liberali del PDS-DS-PD (servi dei ricchi padroni) fino ad oggi
    ad ogni proposta che veniva da sinistra.

    Domanda: e’ allora che volete fare voi di rifondazione fanta socialdemocratica per la sinistra? Fare di nuovo la ruota di scorta del moderato PD?????????
    Ah no! Volete solo pagare di nuovo lo stipendio di Deputato a Bertinotti e la sua cricca socialdemocratica ecco ecco, abbiamo capito!

  35. nonviolento said

    Abbiamo un nuovo Mau, che sia lo stesso, oddio lo ho evocato……Oppure si danno il cambio (peccato che non ci sono gli smail)

  36. nonviolento said

    Abbiamo un nuovo Mau, che sia lo stesso, oddio lo ho evocato……Oppure si danno il cambio (peccato che non ci sono gli smail)

  37. NUOVO PARTITO: NON POSSIAMO PIU' ATTENDERE di Gianluca Fabbri. said

    http://www.sinistra-democratica.it

    24 ottobre 2008

    Nuovo Partito: non possiamo più attendere.

    Di Gianluca Fabbri

    Occorre immediatamente dare vita al nuovo partito della sinistra italiana. Con chi ci sta. Non possiamo più aspettare e stare in questa incertezza o spariremo.
    Questa Costituente della Sinistra e il successivo Partito che ne dovrebbe nascere stanno diventando una chimera, un’araba fenice, un’illusione. Quanto tempo potrà rimanere aperto questo processo costituente appena abbozzato? Se aspettiamo ancora un po’ ci sarà più nessuno.
    Ho l’impressione che lo smarrimento dei compagni delle realtà locali sia pressoché totale. Fra pochi mesi si terranno le elezioni amministrative e noi le affronteremo senza un progetto politico nazionale che dia forza e slancio alle sfide locali. E chiaramente, senza un progetto, che viva e che si realizzi, un movimento lentamente muore.
    Stiamo di nuovo infilandoci in logiche autoreferenziali e ingiustificabili. Così non si può andare avanti. Serve più direzione politica e uno scatto in avanti per questa costituente. Bisogna muoversi e si muoverà entusiasmo.
    Le ragioni per fare il nuovo partito ci sono tutte e mi sembra possano essere riassunte nell’esigenza di modernizzare il Paese da sinistra. Un partito che non sia statico e cristallizzato su vecchie formule, che non ceda ai corporativismi e alle rendite di posizione, che si misuri da sinistra – con i suoi principi di pacifismo, libertà, uguaglianza, fraternità, laicità, solidarietà ed ambientalismo – con le imponenti sfide della società globalizzata. Di un partito così c’è bisogno, e c’è bisogno che nasca subito o non sarà più.
    Si convochi subito una grande assemblea nazionale che faccia partire ufficialmente (con tempi e modi certi) la fase costituente per il nuovo partito della sinistra italiana ancorato alle forze del socialismo internazionale.
    Prendiamo spunto dalle parti più innovative e partecipative del percorso seguito da Ds e Margherita per fondersi, miglioriamole, e partiamo.

    *Sd Rimini

  38. nonviolento said

    IL 17 c’è il lancio nazionale dell’associazione “la Sinistra”, le case della sinistra prolificano in tutto il paese, ogni gorno ci sono decine di riunioni in decine di città diverse, Quali autoreferenzialità vedi in tutto questo? partitre dalle periferie, dal basso significa non vedre cose eclatanti, come al contrario sarebbe se ci fossero azioni autoreferenziali. Sono i singoli militanti della sionistra nelle periferie che si muovono, sono i cricoli, di mpaesi, piccole citta, qualrtieri, per la prima volta srta nascendo qualche cosa dai mille rivoli delle periferie italiane, datevi una calmata. la fretta fa nascere i gattini morti, NON ABBIAMO BISOGNO DI FRETTA, MA DI CONTAMINAZIONI, DI DISCUSIIONI FRA DI NOI, DI ASCOLTARCI E DI LOTTARE INSIEME. Di ritrovarci dentro le case della sinistra per far nascre una nuova comunità, e solo la nascita di una nuova comunità darà un senso ad una nuova struttura poltica. Ora iol lavoro è tutto nelle periferie, nelle piccole zone, l’esatto contrario dell’aborto dell’Arcobaleno, facciamo in modo che il popolo ci veda come persone che si uniscono per una comunanza di intenti, di desideri, di nuova politica e non di voti. basta una scorsa alle pagine di questo blog per leggere le decine centianiai di iniziative che sono sorte e sorgeranno nella periferia italiana, questo ora è il nostro compito. Quando il partito a cui tu aspiri nascerà, sarà solo una formalità perchè esso sarà già esistente in mille luoghi.

  39. Reed said

    Qui e ora una associazione per la sinistra cioe’ per gli ex deputati ed ex senatori del PRC animatori del movimento della Rifondazione della sinistra!
    Qui ed ora un nuovo comitato elettorale per cercare di recupare le nostre poltrone perdute!

    I nostri bravi (ex) deputati “comunisti” (e di tutti i partiti politici del parlamento) ed i loro ricchi stipendi mentre noi poveri operai ci facciamo 8 ore al giorno per 5 ed anche piu’ giorni alla settimana per 900 euro al mese netti.

    L’indennità di un DEPUTATO della Repubblica Italiana è corrisposta per 12 mensilità. L’importo mensile – che, a seguito della delibera dell’Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% – è pari a 5.486,58 euro, AL NETTO delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).
    Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.
    La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.
    Ovvero su 100 votazioni basta che vota 30 volte e poi va a farsi un bel ricco pranzo nei piu’ costosi ristoranti di Roma. E questo vale per tutti i Deputati, di sinistra, di centro, di destra, tutti!!!
    A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.

    I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

    Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

    I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

    Un totale di oltre 15.000 euro al mese piu’ altri rimborsi per quasi 3000 euro piu’ altri soldi per eventuali partecipazioni a commissioni parlamentari e/o incarichi di governo e di sotto-governo.
    Dulsci in fundo ad ogni Deputato e’ sufficiente fare 2 legislature (10 anni) per ottenere il diritto alla pensione massima.

    E NOOOOOOOOOOOI A LAVORARE! DALLA MATTINA A SERA PER CAMPARE!

    (mi raccomando votate eh? se no poi Gennaro Migliore come si puo’ permettere le sue belle ed eleganti cravatte?

  40. GENNARO MIGLIORE: Intervista a Il Manifesto said

    Ed ecco l’intervista del compagno Gennaro Migliore pubblicata ieri 4 novembre 2008 dal quotidiano IL MANIFESTO.

    SINISTRA
    Migliore: «Liste con Mussi Anche se Ferrero non ci sta»
    L’area vendoliana di Rifondazione a un passo dalla scissione.

    Matteo Bartocci

    Avanti tutta con la sinistra «senza aggettivi». Per Gennaro Migliore, il coordinatore dell’area «vendoliana» del Prc, la sinistra unitaria deve prendere esempio dalle manifestazioni nelle scuole e nelle università di questi giorni. E sul piano politico se non è scissione poco ci manca. Liste aperte a chi ci sta e unità delle opposizioni, incluso il Pd, anche in piazza. Il movimento nelle scuole indica alla sinistra una strada chiara: «Si autorappresenta, non mendica spazio sui giornali, se lo prende e basta. E’ una protesta che eccede rispetto alle previsioni di una politica incapace di scendere corpo a corpo con un senso comune di destra radicato ma non invincibile».
    Migliore, sembra che alle europee si voti con la vecchia legge. Liberamente, senza sbarramenti.
    E’ ormai difficile immaginare colpi di mano della maggioranza. Il tramonto della riforma elettorale è il segno dei tempi, della fine dello sbocco bipartitico.
    E che conseguenze vedi per la sinistra?
    L’idea di una lista unitaria oggi è più forte perché deve interagire con movimenti «irrappresentabili» come quello nella scuola. A maggior ragione perché non c’è più lo sbarramento.
    Uniti dunque, Ma in cosa dovrebbe essere diverso dall’Arcobaleno?
    Una nuova finzione non si sopporta più. Sarà diverso innanzitutto perché oggi c’è la forza critica sufficiente per una sinistra senza aggettivi.
    Anche se l’unità della sinistra è in contrasto con il documento del Prc approvato al congresso di Chianciano?
    Sì, perché la politica deve adeguarsi alla realtà. A Chianciano si parlò di un deserto sociale che invece per fortuna mi sembra piuttosto affollato. E’ la realtà a dettarci l’agenda. Da luglio a oggi possiamo veramente spostare a sinistra tutta l’opposizione, compreso il Pd. Anche la maggioranza di Rifondazione comunista che vinto il congresso non può più rappresentare la situazione a botte di falce e martello ma deve avere un respiro e una vocazione più lungimirante.
    Cioè?
    Cioè deve porsi il problema di tanti che non credono che esista un’identità preconfezionata ma vogliono una politica al loro servizio.
    Quindi l’associazione per la sinistra andrà avanti comunque?
    La nostra associazione parte subito. Parte perché pensiamo di avere un compito che guarda a tutte le forze della sinistra, maggioranza di Rifondazione inclusa. Parte perché c’è bisogno di spingere decisamente nella costruzione di una nuova rappresentanza politica. Parte perché ci sono tante realtà che sui territori stanno costruendo esperienze unitarie.
    Ma c’è già un simbolo, un manifesto, uno statuto?
    Dobbiamo andare avanti in modo diverso dal passato. Un partito non può certo nascere dalla testa della Minerva in base alle idee di un gruppo dirigente più o meno illuminato. Ciò che serve è una consultazione democratica di massa. Che migliaia di persone decidano sul simbolo come sulle regole di convivenza e la carta di intenti. Le leadership servono ma non esauriscono certo lo spazio della politica. Lo schema chiuso e federativo dell’arcobaleno è morto e sepolto.
    Dal basso dunque. Ma rispetto all’Arcobaleno i Verdi sono indecisi e il Pdci mi pare punti a un’unità dei comunisti. Andrete avanti anche solo con Sd?
    Se prevalgono le diplomazie di partito il discorso è già chiuso. Il processo invece deve partire dai territori. Sarà qui che si perfeziona la qualità e la credibilità dell’intero processo. In Puglia, a Firenze ci sono già esperienze positive di unità a sinistra. Ragioniamo insieme a Verdi e Pdci su liste unitarie. Non è un processo a tavolino che prescinde da quello che ci accade intorno. Cerchiamo di aprire gli occhi e di essere pronti. Io lancio questa proposta innanzitutto al mio partito, perché penso che una comunità politica anche se ferita non meriti questo ignorarsi reciproco. Non possiamo fare finta che gli altri non esistano. Né noi né i compagni in maggioranza. Non possiamo più aggrapparci a un lato non dico identitario ma ormai identitaristico.
    Vedi un appuntamento pubblico a breve?
    Il coagulo più alto tra politica e sociale è lo sciopero generale, già indetto dai dipendenti pubblici e dai metalmeccanici Cgil. E’ questo il punto più alto della nostra lotta.
    Ma pensi a un corteo col Pd?
    La piazza del 25 ottobre è stata un successo ma ora bisogna far emergere un’opposizione intransigente in parlamento. Io auspico che il Pd faccia ostruzionismo sulla finanziaria. Ma sono sicuro che è possibile una convergenza sull’agenda sociale dai salari alla scuola. E auspico un’iniziativa comune delle opposizioni fino a una mobilitazione generale.

  41. PATRIZIA SENTINELLI E GENNARO MIGLIORE: " UNA PROPOSTA PER UNIRE LA SINISTRA ". said

    http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    5 Novembre 2008

    Una proposta per unire la sinistra.

    Il Riformista di oggi in un articolo tutto dedicato al Prc titola “Rifondazione per la Sinistra area Vendola verso la scissione da subito”.

    Chiaramente è del tutto privo di fondamento. Infatti come si evince dalla lettera di tutte le interviste e dichiarazioni rilasciate da esponenti della nostra area, parliamo di altro. Parliamo della necessità di ricostruire la sinistra e le ragioni di una sua utilità politica e sociale. La nostra proposta, quella di una lista unitaria nelle prossime competizioni elettorali, è una proposta che non divide ma unisce. La proponiamo a tutti i soggetti della sinistra a partire naturalmente dal nostro partito, il Prc.

    Il mondo è totalmente mutato dal congresso di Chianciano: la crisi finanziaria planetaria e con essa la crisi del capitalismo, l’aggravarsi della crisi energetica, l’affermazione di Obama negli Usa, l’emergere con forza di nuovi e inediti movimenti, ci chiamano a diverse responsabilità per esistere ancora e incidere.

    Non è dunque questa né una proposta velleitaria né la riproposizione di un arcobaleno in sedicesimo.

    In campo c’è anche la costituzione di un’associazione: Per la sinistra. che si presenterà il 13 dicembre in una assemblea nazionale a Roma e che vive già in molti territori. Un’associazione che nasce con l’intento di favorire un luogo e uno spazio comune per tutti coloro che sono interessati alla costruzione della Sinistra, dentro il conflitto sociale, agendo nuove pratiche per l’alternativa.

    Per il Coordinamento Naizonale Rps
    Patrizia Sentinelli
    Gennaro Migliore

    Rifondazione per la sinistra

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

  42. MAURIZIO ZIPPONI: " CARO FERRERO, NON C'E' UN PADRONE DEL PARTITO ". said

    LIBERAZIONE
    6 novembre 2008

    Caro Ferrero, non c’è
    un padrone del partito

    Maurizio Zipponi*

    Nell’ennesimo attacco di Paolo Ferrero – di domenica 2 novembre – a Liberazione , ai suoi giornalisti e al direttore – oltre ai fantasmi evocati, da Occhetto al Pci ecc,- mi hanno colpito i toni da “padroncino delle ferriere” che ben conosco: “qui comando io”. Intanto proviamo a capire se ciò è vero attraverso gli eventi.
    Fatto numero uno: si è svolto il congresso di Rifondazione comunista su cinque mozioni. Fatto numero due: ogni iscritto ha espresso un voto su una mozione. Fatto numero tre:la mozione di Nichi Vendola, con il 47,3 %, ha vinto il congresso mentre ognuna delle altre ha preso meno. Fatto numero quattro: le mozioni minoritarie hanno costruito un “cartello” al congresso nazionale che con la somma dei loro delegati ha permesso l’elezione di un segretario diverso dalla mozione di maggioranza. Fatto numero cinque: a nessun iscritto del partito è stata sottoposta questa scelta con un voto.
    Ferrero ha perso il congresso ed è stato eletto segretario nazionale. Questa contraddizione rimarrà aperta perché la democrazia è una cosa seria e con essa non si scherza.
    Veniamo ora all’attuale linea politica: dopo la sconfitta elettorale è prevalsa l’idea di concentrarsi sul rilancio di Rifondazione, mentre gli atti concreti sono: il referendum sul lodo Alfano, il referendum sulla Gelmini ed è annunciato il referendum contro la legge 30. Si sta sciogliendo cioè il Partito della Rifondazione Comunista nel Partito Radical Caritatevole. Niente di male, peccato che non c’entra niente con la grande novità della crisi del liberismo, della ripresa del conflitto sociale, del nuovo ruolo assunto dalla Cgil nei confronti di Confindustria e Governo, del percorso cioè delle lotte che arriveranno sicuramente in un crescendo alla prossima primavera.
    In conclusione non c’è un padrone del partito né tanto meno di Liberazione e non esiste una chiesa con sacerdoti che dispensano la “linea”, esiste per tutti la ricerca e il dover riconoscere che nel Prc ci sono almeno due proposte radicalmente diverse: una è per costruire una grande forza unitaria di sinistra che ambisce a governare i processi di trasformazione, l’altra è concentrata nella costruzione di un altro partito comunista. Ci si misurerà sull’esito della pratica politica e sui riscontri che queste due ipotesi avranno nel corpo sociale che vorrebbero rappresentare.
    Spero che rimanga questa la dialettica possibile e non certo quella dei richiami ad una disciplina di partito che non esiste. E’ possibile impegnarsi in un confronto dialettico con le idee di Piero Sansonetti senza rispondergli con un “vattene”?
    Vorrei dire a Piero che il suo “andare oltre” l’attuale storia della frammentazione della Sinistra non può considerare il conflitto tra capitale e lavoro al pari di tanti altri. Un nuovo modello di sviluppo, il dramma ambientale, i diritti di milioni di migranti e precari sono punti fondamentali per dare un futuro a un nuovo movimento operaio. E come faccio a costruire un dialogo se a Piero Sansonetti e ai giornalisti di Liberazione si vuole impedire la libertà di parola?

    *direzione nazionale

    06/11/2008

  43. UMBERTO GUIDONI: EUROPEE: IN CAMPO SERVE LISTA DELLA SINISTRA. said

    http://www.unirelasinistra.it

    Europee: in campo serve lista della sinistra

    5 Novembre, 2008

    di Umberto Guidoni

    “Condivido l’urgenza di dar vita ad una nuova soggettività politica della sinistra, dove i comunisti portino la loro identità e la loro storia per metterla al servizio di tutti, così come la necessità di presentarsi uniti alle prossime elezioni europee con una lista della Sinistra”. Così Umberto Guidoni, europarlamentare Pdci, ha commentato le parole di Gennaro Migliore (Prc) che, in un’intervista del Manifesto, ha ribadito la necessità di lanciare subito l’associazione per la sinistra a partire dalle esperienze unitarie già in corso su molti territori.

    “La creazione dell’associazione “La Sinistra” rappresenta un primo passo concreto per costruire, dal basso, un percorso condiviso e partecipato che segni una discontinuità netta rispetto al metodo chiuso e verticistico che ha caratterizzato l’esperienza della Sinistra Arcobaleno. Personalmente – ha spiegato Guidoni – sono già impegnato in questo processo e auspico che i compagni e le compagne facciano altrettanto, dando seguito allo spirito unitario che ha segnato la storia dei Comunisti Italiani e che oggi appare ancora più necessario”.

    “Non è il momento di arroccarsi su posizioni identitarie – ha concluso l’europarlamentare – ma piuttosto di mettersi a disposizione per contribuire a creare un’autentica forza di opposizione, capace di rappresentare concretamente gli interessi dei lavoratori, degli studenti, dei precari e di tutti coloro i cui diritti sono calpestati dal governo delle destre”

  44. rocchi, no a migliore said

    Migliore contraddice il progetto della moz. 2, «L’intervista di Gennaro Migliore sul manifesto di martedì apre un dibattito non solo dentro Rifondazione comunista, ma anche dentro la mozione due. Si tratta di una sua opinione personale che io non condivido e come me molti altri che hanno sottoscritto quel documento». Augusto Rocchi, ex capogruppo del Prc in commissione lavoro alla Camera ed esponente di rilievo della moz 2: Cos’è che non ti convince della proposta di Migliore?
    Lo spiego subito e ciò mi serve anche per ribadire la mia critica all’attuale maggioranza del partito. Ci troviamo dentro una crisi storica, una crisi di fase, di fronte alla quale il nostro compito non può che essere quello di costruire una sinistra capace di ridefinire un progetto di alternativa di società. Per fare questo non basta ripartire dall’opposizione come propone Ferrero: è giusto, ma è insufficiente. Ci vuole il soggetto politico adatto, in grado di realizzare quel progetto. Cioè un soggetto politico con una massa critica di peso, che sia vissuto dai movimenti e non sia solo un soggetto testimoniale. Questo era ed è il cuore della mozione due. A queste sollecitazioni non si può rispondere, come fa Migliore, con un’accelerazione politico-organizzativa, che precipita con le elezioni europee nell’alleanza con Sinistra democratica. Si torna più indietro persino rispetto all’Arcobaleno, che almeno metteva insieme tutte le forze della sinistra, mentre ora ci sarebbe solo Sd. Non è la risposta alla gravità della crisi. Al contrario provocherebbe un’ulteriore frammentazione della sinistra, mentre noi lavoriamo per la sua unità. Alla riunione dell’area della scorsa settimana non si è discusso in questi termini; sono scelte che non mi rappresentano.

    Ma non sarebbe un elemento di chiarezza politica?
    Se la proposta è di fare un nuovo partitino, è legittima. Ma non è il progetto presentato nella mozione due, che invece propone di ripartire dal Prc per avviare un processo costituente. Processo che non può tradursi nella sommatoria di Sd più una parte del Prc. Così non si fa una sinistra unita. Come non si fa, per altro, con il coordinamento delle opposizioni proposto da Ferrero: di per sé non è la soluzione della crisi della sinistra; va collocato dentro un progetto politico.

    E allora per le europee tu cosa proponi?
    Io penso che Rifondazione possa avanzare una proposta politica forte a tutta la sinistra per una presenza unitaria. La formula si può trovare, se siamo tutti d’accordo. Io vedo la possibilità di una lista unitaria, magari con dentro tutti i simboli.

    Al congresso si è scelta un’altra strada, però.
    Ma oggi ci sono le condizioni per un partito unico che superi tutte le soggettività politiche esistenti? Secondo me no. Per questo dico che si deve lavorare per un progetto politico più ampio e proporre l’unità. Anche la proposta della maggioranza che regge il partito, infatti, produce frazionismo della sinistra. Il Pdci si scioglie e viene nel nostro partito? Non mi sembra fattibile.

    Ma una decisione alla fine andrà presa…
    Io credo che se non ci sono le condizioni per una lista unitaria, meglio che ognuno vada col suo simbolo. La costruzione del soggetto unitario e plurale è un lavoro di lunga lena, dai tempi lunghi e che richiede ben altro respiro rispetto a scissioni o divisioni in pezzetti: c’è da ricostruire nientemeno che una credibilità collettiva (penso, per esempio, al rapporto con la Cgil). Aggiungo, a proposito del dibattito sull’andare oltre, che l’«oltre» è la fine del processo costituente, che vede il Prc come strumento. In quest’ottica, le elezioni europee sono una tappa importante, ma non sono determinanti. Ricordo che l’associazione “Per la sinistra”, oltre a essere rivolta a tutta la sinistra, non ha alcun rapporto con scadenze elettorali. Per questo non capisco questa accelerazione politico-organizzativa proposta da Migliore. Per quanto mi riguarda sosterrò l’ipotesi meno contraddittoria con l’unità della sinistra.

  45. LASCIA GIANNI ENTRA ROCCHI. said

    Sarà bene ricordare che Augusto Rocchi è oggi il resposabile nazionale del dipartimento economia del PRC e che ha assunto questo incarico dopo la rinuncia del compagno Alfonso Gianni.

  46. LASCIA GIANNI ENTRA ROCCHI. said

    Sarà bene ricordare che Augusto Rocchi è oggi il resposabile nazionale del dipartimento economia del PRC e che ha assunto questo incarico dopo la rinuncia del compagno Alfonso Gianni.

  47. roso said

    # 45, vuoi dire che i compagni della moz 2, come Rocchi, si fanno comprare per una poltrona ???

  48. PRC: SI RIUNISCE D'URGENZA LA SEGRETERIA DEL PCUS ?. said

    Roso ma quanto nick hai ?
    Ti ho già risposto (e lo sai ) sul sito internet di Aprile online.
    Volevo solo dare una informazione
    Spiegare a tutti chi è e che ruolo svolge nel PRC Augusto Rocchi.
    Mi è scappato invece un titolo da Corriere dello Sport.
    Che fate adesso ?
    Riunite apposta la segreteria del PCUS ?

  49. roso per 48 said

    “Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente, una opposizione plurale, civile e sociale alle destre, che dia prospettiva politica alla mobilitazione sociale, riscopra e valorizzi la politicità del conflitto sociale e restituisca la dimensione sociale all’agire politico. È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa con il Pd, dentro il suo insediamento elettorale, tra il nostro popolo.
    Le stesse elezioni europee non possono essere un banale terreno di rivincita, ma la prosecuzione delle lotte della sinistra continentale nel nostro paese, che deve raccogliere e capitalizzare l’opposizione al modello europeo che si è venuto costruendo, quello delle banche e delle tecnocrazie…Per questo motivo Rifondazione Comunista ribadisce l’impegno a presentarsi autonomamente con il proprio simbolo e con il programma della Sinistra europea, impegnandosi a ricostruire nel prossimo Parlamento europeo il Gruppo della sinistra unitaria (Gue-Ngl)…La forma concreta del Pd ci fa dire che è impossibile un accordo organico per il governo del paese. E’ quindi sbagliata la proposta della costruzione di un nuovo centrosinistra. Va fatto un bilancio senza sconti della concreta evoluzione di quel progetto e della compatibilità nostra con esso. Il nostro rapporto con il Pd non può che partire dall’autonomia progettuale e politica del nostro partito ed è indispensabile relazionarsi ad esso in alternativa rispetto al suo progetto strategico. In ogni caso, data la nostra presenza in tante esperienze di governo locale (che vanno amministrate in primo luogo dai livelli territoriali corrispondenti) ed in vista delle prossime competizioni amministrative, bisogna fare un bilancio di tali esperienze, che sia la base per un rilancio della nostra efficacia dentro le istituzioni a tutti i livelli.
    Tracciare un bilancio politico amministrativo che faccia della critica alle politiche liberiste e della questione morale i nostri pilastri fondamentali, ci serve per dispiegare a pieno la nostra forza politica. In questo nuovo quadro l’azione a livello locale deve poter essere occasione per creare spazi di controtendenza, senza cedere a logiche di generalizzazione di giudizi o di autoesclusioni. Ma è indubbiamente necessario che le differenze culturali e programmatiche si manifestino in modo chiaro e percettibile.
    Il nostro rapporto con le altre forze organizzate della sinistra non può che partire dal bilancio sull’esperienza de La Sinistra l’Arcobaleno. Essa è stata un fallimento e riteniamo non più riproducibile quel modello di cartello elettorale. Dal fallimento del governo e de La Sinistra l’Arcobaleno dobbiamo estrarre la necessaria lezione per impedire che anche l’opposizione fallisca”.

  50. FRANCESCO FERRARA: " OGGI NASCE L'ASSOCIAZIONE " PER LA SINISTRA ". said

    Dal quotidiano Liberazione

    Oggi nasce l’associazione “Per la sinistra”

    Francesco Ferrara.

    Oggi nasce l’associazione “Per la sinistra”. E’ un passo decisivo, per noi, in un percorso iniziato all’indomani del congresso di Chianciano. E’ uno strumento che veicola una proposta politica: la costruzione di un soggetto unitario della sinistra nel nostro paese. Lo fa senza automatismi e, soprattutto, indicando la partecipazione come elemento fondante e strutturante di tutto il percorso. E’ un’associazione che parte grazie alla disponibilità di uomini e donne della sinistra italiana, fuori e dentro i partiti, che sentono l’urgenza di ricostruire uno spazio politico che sappia interagire con i grandi cambiamenti prodotti dal rinascente movimento sociale, che sta mettendo in crisi, da sinistra, l’egemonia del pensiero e delle politiche delle destre. L’associazione che nasce oggi si propone non di restringere ma di allargare i confini della sinistra d’alternativa e di unificare le forze, non solo politiche, che di quell’area fanno parte.
    E’ dunque ovvio e persino naturale, nella situazione creatasi nel Prc e nella sinistra dopo il disastroso esito delle elezioni politiche, che la sua nascita inneschi voci e illazioni, dia corso a ipotesi fantasiose su piani segreti e registi occulti. E’ altrettanto evidente che queste voci, incontrollate e incontrollabili, alimentate spregiudicatamente da chi non intende confrontarsi nel merito delle proposte avanzate, seminino diffidenza e persino sgomento. Dunque è necessario fare chiarezza, una volta per tutte.
    L’idea che il modo migliore per unificare la sinistra sia imboccare la strada delle divisioni, scindendo quel che già esiste, è un vizio antico, una trappola nella quale sarebbe consigliabile non cadere ancora. Per questo motivo è assurdo promuovere una discussione che parte della individuazione di oscuri scissionisti. Tale pratica sarebbe in rotta di collisione con lo spirito e la forma del nostro progetto.
    Questo progetto si basa su alcuni assunti di fondo che conviene esplicitare. Riteniamo che la Sinistra Arcobaleno sia stata la risposta sbagliata a un’esigenza giusta, urgente e a tutt’oggi inevasa, e riteniamo anche che le sconfitte possano avere una loro preziosa utilità, se utilizzate come insegnamenti utili per non ripetere gli stessi errori. Non miriamo dunque a rifare una Sinistra arcobaleno in sedicesimo ma a costruire davvero orizzontalmente, e nei tempi opportuni, un’area politica che non si limiti a un’aggregazione dei partiti o a una sommatoria di ceti politici. Perciò sarebbe, oggi, fuorviante parlare di “partito”.
    Riteniamo che questa prospettiva rappresenti anche una soluzione possibile, forse l’unica, allo stallo che si è determinato nel Prc e che, con tutta evidenza, non è affatto vicino a risolversi. La costituzione di una soggettività vasta e plurale, nella quale possano convivere e confrontarsi dinamicamente culture diverse, unificate dalla comune volontà di fronteggiare il capitalismo contemporaneo, permetterebbe anche alle diverse anime che oggi convivono bellicosamente dentro Rifondazione di uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo.
    E’, poi, cosa distinta la proposta politica che avanziamo nell’immediato (per inteso non solo avanzata a mezzo interviste, ma esposta anche nell’ultima Direzione nazionale, di cui l’attuale maggioranza non ha ritenuto di dover pubblicare il resoconto degli interventi). Proponiamo una lista/cartello elettorale che, limpidamente, si ponga come argine alla frammentazione elettorale oggi in campo. E’ lecito chiedere perché una tale proposta fosse tranquillamente inserita nel novero delle possibilità quando si paventava la introduzione di una soglia di sbarramento (tutti ricordiamo le dichiarazioni del segretario del Prc che, alla domanda specifica, rimandava sempre alla futura approvazione della legge) e oggi quando, fortunatamente per la democrazia italiana, si allontana questo pericolo, la medesima proposta desti invece scandalo? E’ lecito discutere sulla cogenza politica di una scelta di breve periodo, indipendentemente dalle propensioni sul percorso unitario, invece di rallegrarsi della rinnovata disponibilità del Pdci di ricomporre la scissione del 1998? Su che basi vogliamo discutere? Davvero i compagni e le compagne di Rifondazione comunista non possono esprimersi sui minuetti cortesi che intessono Diliberto e Grassi (sulla stampa, nei convegni, ovunque!) mentre quest’ultimo non si perita di indicare la porta ad un pezzo costituente e consistente del partito che egli dovrebbe saper organizzare e rimettere in campo?
    Questo è il senso delle nostre proposte e della limpida battaglia politica che abbiamo ingaggiato. Rispondere a questa sfida impugnando i risultati del congresso di Chianciano è una reazione burocratica e paralizzante. Prima di tutto perché i conflitti politici non possono più essere risolti a colpi di maggioranza, tanto meno quando la maggioranza in questione è basata solo sull’alleanza tattica tra aree diverse e divise. I conflitti chiedono, invece, di essere ricomposti attraverso il confronto dialettico. In secondo luogo va affrontata un’impegnativa discussione sulla nuova fase apertasi. Dal congresso di Chianciano molte cose sono profondamente mutate. Riposizionare la linea del partito alla luce degli eventi non è un “pretesto per uscire” ma un modo serio per “entrare” nelle dinamiche di conflitto aperte nella società contemporanea. C’è un onda di rivolta nella società, c’è un quadro internazionale che ha subito uno sconvolgimento enorme. Possiamo rimanere fermi, nell’attesa che ciò che, giustamente, eccede noi possa riaggiustare i nostri consumati strumenti? La politica è una ricerca e una pratica, per i comunisti soprattutto, che dà luogo all’espressione di una soggettività. Noi pensiamo che questa, oggi, debba essere ancora più radicale e autonoma, inclusiva e molteplice.
    Detto ciò, sarebbe sciocco negare la possibilità che le cose prendano una piega diversa da quella che noi ci auguriamo e per cui ci battiamo. E’ possibile che il confronto dialettico, dentro Rifondazione, si riveli impraticabile e che il tentativo di comporre i distinti progetti politici nel quadro non di un partito diverso ma di una forma politica nuova e diversa dal partito novecentesco si dimostri impossibile. E’ il rischio che corriamo tutti, e che sta a tutti noi, nessuno escluso, evitare.
    Possiamo farcela o non farcela. Quel che è certo è che non ce la faremo chiudendo gli occhi e fingendo di non vedere la crisi in cui ci troviamo o ripetendo come una formula esorcistica “Chianciano, Chianciano”. Tantomeno ci riusciremo continuando a delegare al pettegolezzo giornalistico il confronto politico nel Prc e nella sinistra tutta.

    07/11/2008

  51. E' NATA OGGI L'ASSOCIAZIONE " PER LA SINISTRA ". said

    E’ NATA OGGI L’ASSOCIAZIONE ” PER LA SINISTRA ”

    COSTRUIRE LA SINISTRA: IL TEMPO E’ ADESSO.

    Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere – come fece Einstein – che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi. Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.
    Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale. E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini? E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo. Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise.
    Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un’opposizione rigorosa, con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare. Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità – politica e persino democratica – e scongiurare la deriva bipartitista, avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche. L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.
    Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all’assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.
    Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora. Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Del Bono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Walter Fabiocchi, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Pietro Folena, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola….

    Roma, 7 novembre 2008

  52. nonviolento said

    Roso, ma sei mau68 nascosto, perchè, te lo spiego, il messaggio che hai postato sulle elezioni compare identico identico anche sul blog del sito di RPS, gli orari degli invii sono simili, direi coincidenti, riuscendo a risalire, non è detto che non si possa, i miei amici di Bologna mi hanno ben addestrato, si scoprirebbe forse che parte tutto dallo stesso compiuter, ma è tempo perso, tropa attenzione per un troll, tornato, sotto falso nome. Pussa via.

  53. According to Rusty Schweickart, the gravitational tractor method is also
    controversial because during the process of changing an asteroid’s trajectory the point on Earth where it could most likely hit would be slowly shifted across different countries. Shipping was quick and as I was near to the seller’s city, the package arrived within one business day.

    You’d be surprised, but when it was announced that the questionable action of jailbreaking an iPhone or iPad was legal, lots of iPhone and iPad owners thought that they were given free reign to download ill-gotten apps from Installous on their iPads and iPhones, but this is false.

  54. First we had the original series, then reruns of all
    our favorite episodes and now the movie event Simpson’s lovers have all been waiting for. Like the Sonny and Cher program, Carol’s
    cast regaled us with spoofs of movies and TV shows.
    1-10 Homer’s Night Out-Homer & a belly dancer cause a stir in Springfield.

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