Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

I video della assemblea di Roma

Posted by carbonetti battistino su 10 novembre 2008

GLi audio/video degli interventi alla presentazione della associazione per  “La Sinistra”

Moni Ovadia                http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-0

Maria Luisa Boccia     http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-1

Gianni Mattioli           http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-2

Giorgio Parisi             http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-3

Nichi Vendola            http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-4

Paolo Cento                http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-5

Claudio Fava              http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-6

Umberto Guidoni       http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-7

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38 Risposte to “I video della assemblea di Roma”

  1. annaD said

    ecco. consultazione di massa su pochi punti ma essenziali della Sinistra, subito

  2. Adriano said

    Ho partecipato al congresso di Rieti e sono rimasto colpito dagli esiti “bulgari” : su 180 votanti ( di cui 2 terzi mai visti in sezione ) , ci sono stati un voto per la 1 , uno per la 5 ( il sottoscritto ) e 178 per la 2.
    Sono convinto che cosa analoghe e ribaltate siano successe con la 1, ma ora mi chiedo : chi si è messo a fare telefonate a vecchi compagni o simpatizzanti per far votare la mozione , perchè
    lo ha fatto ?
    Che valore ha un voto di un compagno che con tutta evidenza non si è preso neanche la briga di leggere le diverse mozioni ?
    A cosa è servito ?

    Un buon metodo per giudicare una linea politica è l’esito che
    ne scaturisce.
    L’esito visibile dell’agire politico dell’area “per la sinistra” è la paralisi del partito.

    Il buon senso spingerebbe a mio avviso ad una sospensione di questa azione , non rinunciando alle proprie idee ma lavorando dall’interno con spirito di coesione e sopratutto di umiltà.

    Ci si dovrebbe domandare : “il prevalere delle mie idee è più o meno importante dell’esistenza stessa del partito ?”

    Non stò negando le ragioni di questa area ma come “vecchio” compagno ho ancora una certa stima per il concetto di “centralismo democratico”.
    Non si possono accettare gli esiti dei congressi solo quando ci danno ragione.

  3. .Marco Renzini said

    Tutti gli interventi e le opinioni sono sempre benvenute in questo blog.
    Ma partendo da dati che sono reali e non da notizie errate o falsate.
    Io non so a quale congresso hai partecipato a Rieti, Adriano.
    So invece ( e la fonte di queste notizie è quella della mozione congressuale N° 1 di Ferrero ” Rifondazione in movimento ” ) che i congressi in quella provincia sono andati così:

    Circoli Federazione Rieti n° 20, dei quali 16 hanno dato una larghissima maggioranza alla mozione n° 2 ” Rifondazione per la Sinistra “, primo firmatario Nichi Vendola.
    Risultati:

    Mozione 1 12,1%
    Mozione 2 86,4 %
    Mozione 3 0
    Mozione 4 0,4%
    Mozione 5 1,1%

    Nel congresso di Rieti città è andata così:

    Mozione 1 1 voto
    Mozione 2 133 voti
    Mozione 3 0 voti
    Mozione 4 0 voti
    Mozione 5 0 voti.

    Per quanto riguarda il ” centralismo democratico ” capisco le ” nostalgie ” ma non condivido.

    Con il ” centralismo democratico ” non avrei potuto nemmeno replicare, tanto per fare un esempio, alle tue inesattezze.
    Con il ” centralismo democratico ” questo blog e tante altre voci libere non esisterebbero.

  4. Adriano said

    Bene, vengo a sapere che il mio voto alla 5 è scomparso !
    Ti comunico che ho partecipato al congresso di rieti centro
    e tra l’altro sono stato eletto anche nel direttivo.
    Tra l’altro ancora ho pure firmato i verbali come rappresentante della mozione 5.
    Scusami se quindi dubito molto di aver scritto delle “inesattezze”.

    Il punto comunque non è questo , il punto secondo me è che in un momento come questo nel quale ci sarebbe tanto da dire e da fare ci si attarda in una deriva tutta politicista di sigle e schieramenti che non serve a niente e a nessuno.

    Parto dal principio che nessuno ha la verità in tasca né Ferrero né Vendola né tantomeno il sottoscritto ma secondo me saggezza vorrebbe che le energie si mobilitassero verso ben altri obiettivi.

    Forse le idee della mozione 2 sono le migliori ma purtroppo sia pur di poco hanno perso, bisogna per questo sfasciare il PRC ?

    La sinistra è afona, nelle sezioni non si discute, non si legge, il dibattito sulle mozioni è stato a dir poco ridicolo, il più grande movimento di massa degli ultimi anni nemmeno sa chi siamo.

    Non mi pare che il dibattito in corso sia quello che ci serve.

    Dobbiamo prepararci alla reazione del capitale che cercherà di farci pagare la sua crisi con restringimenti progressivi degli spazi democratici e cercare di proporre un’altra uscita da questo sistema.

    Per fare questo ci vuole un partito unito sia pure nella diversità delle opinioni, un partito di compagni in cui prevalga sempre la stima reciproca e valga un presupposto di buonafede dell’altro.

    Se c’è una priorità più urgente cui dare la precedenza bisogna saper fare un passo indietro anche se si è convinti di avere ragione , questo intendo per centralismo democratico.

    Chiudo con una citazione della “lode del dubbio” di brecht :

    “Sono coloro che non riflettono,
    a non dubitare mai.
    Splendida è la loro digestione,
    infallibile il loro giudizio”

    ciao

    Adriano Ottaviani
    Rieti

  5. Marco Renzini said

    Ciao Adriano, per prima cosa debbo dire che sono riuscito a ritrovare anche il tuo voto espressso durante il congresso del circolo di Rieti.
    Sono andato sul sito internet di quella che era la mozione n° 2, ” Manifesto per la Rifondazione ” e ci sei. In effetti lì è riportato corettamente il risultato della mozione N° 5 per la quale hai votato.

    Per il resto condivido in larghissima parte le opinioni che hai espresso e quindi ovviamente la citazione della ” lode del dubbio ” di Brecht.
    Sarei disposto a fare anche dieci passi indietro se solo questo nostro Partito avesse un progetto politico capace di affrontare le grandi sfide del presente e del futuro.
    La maggioranza che è uscita dal congresso di Chianciano è però solo un confuso assemblaggio di posizioni tra componenti che hanno proposte e ricette politiche non omogenee, addirittura conflittuali e divergenti sul che fare.
    Il documento finale di mediazione che dovrebbe ispirare l’azione del PRC è poca cosa e non ci porterà da alcuna parte.
    Lo vediamo tutti i giorni, lo sperimentiamo tutti i giorni, nelle rispettive realtà territoriali.
    Il partito è inoltre veramente spaccato in due a tutti i livelli con una lacerazione quasi impossibile da sanare.
    E lo è dappertutto.
    Anche solo girando per il web mi rendo conto che in giro per l’Italia la situazione nel PRC è ormai quella della resa dei conti.
    Potrei incollare che ne so… gli ultimi due articoli di giornale che ho appena letto su quello che avviene nella federazione di Ravenna o quelli che parlano della mia regione tra ieri e oggi.
    Siamo messi quindi così.

    Copio e incollo invece uno degli ultimi interventi di Nichi Vendola, di alcuni giorni fa.
    Mi pare che parli proprio anche di queste questioni….

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Predichiamo il cambiamento…..

    Sarebbe bello poter compiere il nostro cammino dentro gli snodi delle odierne contraddizioni, facendo vivere un confronto aperto e coraggioso, una ricerca collettiva sulla traccia di lavoro che ci ha proposto su questo giornale Fausto Bertinotti. Rischiamo non solo di separarci tra noi, ma tutti noi, comunque collocati, rischiamo di separarci dal mondo, rischiamo di vivere lo spazio asfittico delle fissità politico-ideologiche senza più intendere il rumore e il senso di quel cambiamento che torna a scaldare i motori. Rischiamo di essere travolti persino dall’onda anomala che aspettavamo: dalle viscere della crisi della globalizzazione, dai luoghi frammentati e minacciati della formazione e della produzione, dalle crepe nella gerarchia dei poteri e dei valori, sgorgano rivolte nuove, protagonisti territoriali o tematici, linguaggi critici che sono quella “domanda sociale” di una sinistra che invece fatica a incarnarsi, che cerca di reclutare piuttosto che di capire e interloquire. Di questa sinistra che appare muta, muta perché priva di parole, orfana di vocabolario, capace solo di citarsi addosso. Non siamo personaggi in cerca d’autore: anzi, gli autori abbondano. Semplicemente non abbiamo più un teatro, il teatro. A meno che non si pensi che, con un po’ di restauri, copione e proscenio si rimettono a posto e siamo pronti per recitare una qualche rivoluzione. Il teatro del Novecento è stato raso al suolo.
    La lotta di classe, il lavoro come principio di significazione sociale, la religione civile dell’antifascismo, l’auto-narrazione di un Paese immerso nelle acque di un Mediterraneo accogliente e plurale: tutto è entrato in una sorta di centrifuga storica, la memoria s’è mutata in fiction e caos pubblicitario, i corpi sociali si sono dispersi in mille rovinosi esodi dalla socialità e dall’impegno, il capitalismo ha aderito come una seconda pelle all’antropologia del post-moderno: capitalismo della finanziarizzazione, con i suoi mulini a petrolio che impastavano la farina del diavolo (il denaro e la guerra). Il comunismo delle oligarchie uccideva con i carriarmati la speranza planetaria del comunismo: l’Est rovinava come un castello di carta e senza troppi rimpianti. Spostamenti di punti cardinali (e di sogni popolari e di idee-forza) disegnavano una inedita geo-politica: e dentro questo nuovo e oscuro mappamondo, il lavoro veniva perdendo potere e valore, il suo novecentesco “assalto al cielo” si concludeva con uno schianto. Il profitto come paradigma di regolazione sociale si gloriava del suo carburante malato: il denaro ebbro della speculazione e del gioco d’azzardo. Ecco, avanzava il ciclo della produzione di “denaro a mezzo di denaro”, e il possedere, la patrimonializzazione della vita, il consumo predatorio, diventavano nodi psichici, contenuto delle relazioni tra le persone. E le nostre comunità si sono smarrite, disperdendosi nella dipendenza da merce effimera, ma talvolta rattrappendosi in forme comunitarie primitive, nevrotiche, direi modernamente tribali. Questo non ha ferito a morte la domanda di cambiamento, ha però colpito la radice delle risposte conosciute, ha travolto lo “stile” del cambiamento: siamo a cavallo di uno strano paradosso, noi predichiamo il cambiamento ma il cambiamento non ci riconosce, anzi ci scansa. Se crediamo di cavalcare la tigre ci illudiamo: prenderemo morsi, saremo subito disarcionati. Il mondo cambia a dispetto della nostra consueta depressione. Siamo noi che rischiamo di non cambiare: non sto pensando all’euforia del trasformismo, ai tanti cedimento alle lusinghe del potere, ma a una cultura politica che si libera dai paraocchi, che osserva con radicale schiettezza le cose della realtà, che si misura con i movimenti reali e con una devastante crisi di civiltà. La sinistra che è stata lungamente spogliata di identità e orgoglio, ma anche quella che è stata imbottita di pillole di anabolizzante identitarismo. Come ricominciare? questo rovello potremmo viverlo con intensità morale e intellettuale, piuttosto che usarlo come corpo contundente gli uni con gli altri, le une con le altre. La dimensione europea, anche in vista dell’appuntamento elettorale, può essere l’asse portante del pensare e dell’agire politico di una sinistra capace di parlare ai popoli e alle giovani generazioni: si può mettere questo al centro delle scelte necessarie a ridare fiato complessivamente alle forze della sinistra? Io credo che l’associazione per la sinistra possa rappresentare un luogo di ri-tessitura di relazioni socialmente e culturalmente necessarie a far vivere il “senso” della parola sinistra. Non è la sincerità della nostra passione che ci accredita come timonieri esperti del buon cambiamento: la gente non ti conosce, il corpo produttivo non capisce che tu lo difendi, la gioventù addirittura ti rimprovera un certo odore di naftalina. Bisogna avere l’umiltà e l’ardire di restituire un senso materiale alla trinità laica del “libertà/fraternità/eguaglianza”: qui, in questo punto della crisi che divora l’acqua e la terra, in quella teoria di crepe che succhiano il sangue dei produttori, in questa guerra naturalizzata ed eterna, qui il fischio del cambiamento torna a riecheggiare. Vorrei che imparassimo ad ascoltare quel fischio, e la smettessimo di vendere fischietti.

    Nichi Vendola

    http://www.nichivendola.it

  6. Adriano said

    Forse hai ragione tu, ma che tristezza….che inutile spreco…
    Io mi faccio da parte e intanto studio in attesa
    di tempi migliori.

    Non credo ormai che questa forma partito fatta di funzionari
    e politici di professione possa produrre alcunché.
    Ho votato la 5 proprio perché credevo nel bisogno
    di un radicale mutamento del modo di agire politico.

    Il partito è in mano a quattro gatti autoreferenziali.
    Bisogna recuperare una dimensione orizzontale della politica.
    Alla larga dai bravi oratori .
    Abbasso i leader di qualsiasi tipo.
    Chi parla più di 5 minuti è un mentitore , chi cerca la ribalta
    è un nemico.

    ciao

  7. nonviolento said

    Scusa Adriano, mi intrometto in questa, era ora, ciVilissima discussione. Non è bello però scrivere “L’esito visibile dell’agire politico dell’area “per la sinistra” è la paralisi del partito.”, perchè non è corretto. Questo partito ha una maggioranza, che quindi come maggioranza èpuò decidere linea poltica, tattiche , strategie, tutto. Se tutto questo non avviene e dobbiamo sentire un segretario che afferma che la nostra linea per le elzioni, di qualsiasi tipo, è vedremo momento per momento, la colpa non è certo dell’opposizione. Del fatto che a tutt’oggi non si abbia uno straccio di analisi e di linea polrica sulle emergenze che tu giustimante evidenzi, crisi finanziaria, riperìcuisssioni sia sui redditi, che sull’occupazione, e che l’unica risposta partorita sia vendere il pane a un euro, non è certo colpa della minoranza. Sarebbe come se, alcuni lo hanno fatto, tirandosi fuori dalla gestione del partito nella disavventura dell’Arcobaleno, la vecchia maggioranza desse la colpa della debacle elettorale al sabotaggio delle minoranze contrarie, è un gioco falso in partenza. Trovo stranissimoe le tue recriminazioni verso la nostra area, infatti ciò che scrivi è ciò che noi vogliamo, comnpresa quella democrazia dal basso che è fonfdamento sia della nta associazione, una testa un voto, organigrammi e dirigenti, e piattafroma decisi con vere consultazioni della base popolare e regionalizzazione della struttura, il che significa che ogni regione esprimerà sia uomini che liee per gli interventi poltici e sociali delle zone . Cioè vera democrazia partecipata, non ci saranno più i soliti noti in prima fila per seere eletti, ma solo chi sarà riconosciuto dalla gente avrà i voti per essere candidato, senza imposizioni ne romanocentriche nè di altro genere.

  8. adriano said

    Credo di essere stato frainteso, non dò la colpa dello stato attuale del partito alla vostra iniziativa, quanto ne registro gli esiti e cerco di trovare un modo per uscirne.
    Penso che l’idea di fare un congresso a documenti contrapposti sia stato un grave errore, ha focalizzato l’attenzione sulle persone più che sui concetti.
    Non penso che esista tra noi una linea che porta alla salvezza ed una che porta alla catastrofe, credo che ci accomuna tutti una grave mancanza di analisi senza la quale non si va da nessuna parte.
    In mancanza di una chiara visione del mondo e sopratutto del nostro ruolo nel mondo di oggi, le nostre contrapposizioni interne perdono di significato .
    Non credo né nelle chiusure identitarie né nelle aperture troppo vaghe, penso in soldoni che abbiamo perso perché non siamo convincenti.
    L’attacco del capitale è anche culturale e noi , che non viviamo su marte , siamo soggetti alle stesse influenze che tutti subiscono, questo ci impedisce di essere convincenti e di attrarre nuove forze, siamo in grave difficoltà alla fatidica obiezione : “va ‘bbè ma voi che proponete?”.

    Troppi sono i punti importanti ai quali non diamo risposta :

    1) che tipo di società immaginiamo ? una democrazia avanzata ? il socialismo ? di tipo sovietico ? o una socialdemocrazia del tipo svedese ?
    2) pensiamo all’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione ? o ad un capitalismo “moderato” ?
    3) qualìè il nostro pensiero economico ? una crescita delle forze produttive guidata dai lavoratori ? o una “decrescita serena” alla Latouche ?
    4) i lavoratori devono “prendere il potere” oppure combattere contro il concetto stesso di potere ?

    Sono queste le domande che dovrebbero impegnarci e non i mille personalismi deprimenti che hanno preso possesso della nostra mente.

    ciao

  9. Ciccio said

    1)il socialismo
    2)si pensiamo all’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione
    3)una crescita delle forze produttive guidata dai lavoratori nel rispetto delle risorse ambientali.
    4) i lavoratori devono combattere contro il concetto stesso di potere (socialismo non sovietico)

  10. adriano said

    1) che differenza c’è tra socialismo e comunismo ?
    Socialismo è una forma più “soft” ?
    E se si , in cosa sarebbe più “soft” ?
    In URSS cosa c’è stato e perchè è fallito ?
    Come si potrebbero evitare quegli errori ?
    2) il centralismo non è sinonimo di burocrazia ?
    non è la concorrenza a stimolare l’innovazione ?
    3) perché crescita ? non ci sono già abbastanza lavatrici
    telefonini e automobili ?
    4) com’è possibile “cambiare il mondo senza prendere il potere” ?

  11. ....... said

    ……

  12. nonviolento said

    Domanda uno. Non sono due termini contrapposti, come invece la vulgaris storiografia tende a fare. Si doivrebbe premettere che anche troppi comunisti sono caduti nel giochetto della contrapposizione tra comunismo = vero epuro e socialismo = venduto e annacquato. In effetti quyesto erroer porta alla identitarietà falsa, che è poi quella di molti che ci attaccano, il fine ultimo è il comunismo, ma il comunismo è una utopia reale, cioè è la fase ultima di una evoluzione storica che nasce con la società socialista, il comunismo non viene instaurato nè con ricoluzioni, nè con riforme o latro, quello che si orriente con queste frome, qualunque esse siano, da quella violenta aquella non violenta, riformista o altro è porre le basi per gli sviluppi successivi. Purtyroppo molti duri epurissimi hanno mutuato la visione del futuro non dal marxismo, ma dai suoi avversari. Non ha senso quindi chiedere volete il socialismo o il comunismo, sarebbe come chiedere se uno studente prefersice il diploma o la laurea, è un non senso perchè può esistere la prima senza la seconda, ma non può esistere la seconda senza la prima.
    In Unione Sovietica vi è stat una degenerazione, le cause sono molteplici e non hanno in Stalin l’unico esclusivo colpevole, anche qui nelle tesi di molti prevalgono le idee del pusch, che permettono a loro di non roilfettere sulle involuzioni, basti pensare aquelli che ancora oggi rifiutano una seria analisi su che cosa era veramente il PCI, individuando l’unico colpevole in Ochetto, quasi fosse possibile trasfoirmare una struttura come quella del PCI in altra codsa con un colpo di mano, una vera idiozia, così come è idiozia pensare che la colpa suaia tutta di Staklin e non di un proicesso che è marcito e trasformato in tappe. Una degenerazione che ha portato il partito adivenire popolo e quindi quella che era nata come massima democrazia, cioè i soviet, del potere al popolo si sono trasfoirmati nei soviet del aprtito, cioè il potere al partito. Questo ha portato a distacco, degenrazioni burocratiche, assolutismo esostanzialmente ad una forma di dittatura del partito sul popolo.
    IL centralismo è la cosa più deletreia e antidemocratica che esista, è una sorta di dittatiura del centro verso le epriferie, sia nel csampo delle organizzazioni che nel campo della politica. E’ anche per qwuesto che sono entusiasta della froma regionalizzata che la nuova associazione ha scelto, e che sarà anche la formula organizzativa della futura struttura politica. Democrazia è espansione delle idee e non centralizzazioine delle stesse.
    Sulla crescita non posso aggiungere altro, le formule della decrescita sono per me classiste, perchè guardano il mondo solo dal punto di vista di chi gli agi della modernità gli ha già acquisiti e quindi non può far altro che rinunciarvi, ma una lottas ad una crecita abnorme e oltretutto estremamente localizzata è una sanissima forma di protezione dell’ambiente edel territorio, esserve anche a non ripetere nelle “terre vergini” gli stessi errori fatti da noi occidente.
    E’ possibile edeve essere possibile perchè in questo huovo mondo una rivoluzione porterebbe a massacri immani, e quindi chi volesse in questo modo fare il bene del popolo diverrebbe il suo carnefice. SErvono altre strade, il che non significa rinunciare al Marxismo, infatti Marx non parla mai di come prendere o gestire il potere, queste sono successive “donanzioni” del Leninismo così come la froma della presa del potere rivoluzionaria, quindi accettare la nonviolenzae forme diverse di gestione del potere o di creazioni di casematte progressive non significa affatoo rinunciare al marxismo. Di solito chi fa queste similitudini pensa marxismo ma parla di leninismo.

  13. adriano said

    Nonviolento grazie per esserti cimentato !
    Sono daccordo su tutto tranne la questione della decrescita.
    Ho letto il libro di Latouche e penso che dietro ci sia
    molto di più di quanto appaia.
    Innanzitutto la decrescita non è una semplice “diminuzione” , ma
    un cambio di paradigma, vuol dire produrre diversamente, produrre
    altro cercando la compatibilità non solo ambientale ma sociale.
    Ma produrre altro presuppone la democrazia economica e questo
    non vedo come possa contrastare con il progetto di una sinistra.
    Infatti il nostro pensiero forte deve essere che spetta all’uomo decidere la natura del mercato e non viceversa.
    Non credo che possa darsi la democrazia economica senza la fuoriuscita dal capitalismo.
    La decrescita insomma include secondo me un bel pezzo dei nostri
    obiettivi ed è un peccato non approfondire il tema.

    Grazie comunque per la serietà della tua risposta , mi sembra
    che questi dovrebbero i toni di un dibattito politico efficace
    e utile tra compagni che la pensano anche diversamente sulla tattica ma che in fondo hanno tutti gli stessi obiettivi.

  14. nonviolento said

    Devo ammettere che la mia conoscenza sulla decrescita si basa solo su cose lette ma scritte da altri , purtroppo non ho letto alcun testo.La mia impressione era quella che ho scritto, ma le tue parole ne danno una immagine diversa. Nel nostro programma sono cgh hiarissimi i punti sulla conversione indistriale, cioè produrre di meno e con rispetto per l’ambiente, neè la dimostrazione la legge regionale fatta dalla Puglia, prima ed unica in Europa, che blocca la mano larga del governo in fatto di emissioni e obbliga l’Ilva a d qdeguarsi ai limiti imposti dalla comunità europea.La fuoriuscita dal capitalismo , il suo superamento è l’obiettivo di tutti, ma il problema è che fare nel periodo, che sarà lungo, in cui il capitalismo è ancora vivo e vegeto seppur colpito da una profondissima crisi, che è però crisi del sistema e non della fase, questo è importante. Trovare modi e metodi di costruire casematte progressive(Gramsci) deve essere l’obiettivo della sinistra, nessuno di noi può permettersi di rafforzare semplicemente la sua trincea e aspettare tempi migliori. Il dovere della sinistra e dei comunisti è fare del loro meglio per operare già qui ed ora e penso che il tipo di organizzazione che avrà la nuova sinistra italiana. cioè regionalizzata, sarà il primo mattone per riportare tutto più vicino al nostro popolo e riuscire finalmete a mettere nelle sue mani la decisione sul fare, anche questo è fare democrazia.
    NB
    Solo un appunto, nella attuale maggioranza del partito , esclusi quelli che fanno riferimento stretto a Ferrero, tutti gli altri non mi pare che siano favorevoli a quello che tu scrivi. Ad esempio parlare di decrescita a chi vede ancora nel progresso e nella modernizzazione dei fatti progressivi in sè, a chi guarda troppo al lavoro e poco all’ambiente, perchè per lui la contraddizione principale è sempre quella fissa e inamovibile, è come portare il diavolo in chiesa.

  15. adriano said

    Anche io penso che la contraddizione principale sia quella tra capitale e lavoro ma il tema della decrescita ti fa vedere proprio
    quanto tutto sia collegato e che se vuoi far avanzare un pensiero anticapitalista devi partire anche da temi che sono stati sempre etichettati come “secondari”.

    Non è per niente “secondario” decidere di usare la tecnologia attuale , per esempio, per produrre lampadine che durino vent’anni invece di uno, ci si scontrerebbe con le logiche interne del capitale che sono basate sull’ “obsolescenza programmata” e non sull’utilità sociale.
    E allora tutto si tiene e un pensiero “identitario” può fecondamente incontrarsi con uno più “moderno”.
    L’uno senza l’altro non vanno lontano.
    Se si nega la lotta di classe ci si priva degli strumenti teorici per criticare le basi del sistema e se si negano le nuove contraddizioni si ha una politica vecchia e zoppa alla nascita.

    Ma allora torno a chiedermi : perché lacerarsi invece che utilmente confrontarsi ?

  16. nonviolento said

    Affermare che la contraddizione principale non è più unica e sola non significa assolutamente negare la lotta di classe. Affermare questo è negare l’evidenza dei fatti, ed il marxismo non ha mai imposto che quella fra capitale e lavoro fosse l’unica contraddizione principale, ma ha sempre detto e scritto che quella era la principale in quel preciso periodo storico. Ecco dove l’identitarismo ha la sua falla più enorme, propio nel marxismo che invece sembra difendere con il coltello fra i denti. L’identitarismo trasforma una filosofia scientifica che è in progress come il marxismo in una utopia statica, le cui regole e strumenti di analisi sono fisse nel tempo. Il marxismo, per come sia Marx che altri grandi pensatori, fra cui il nostro Gramsci, lo intendono, è invece una cosa che si sviluppa nel tempo, arricchito dai contributi che non sono solo gli scritti dei grandi pensatori, ma anche le analisi della fase attuale. Credo che a sentire chi afferma che le analisi e gli strumenti sono fissi nel tempo, così come le contraddizioni e il loro posizionamento, lo stesso Marx si rigiri nella tomba. Coloro che pensano questa credono di essere gli unici interpreti del pensiero marxista, ma sono più idealisti che materialisti, sono più meccanicisti che dialettici, sono più shopeneriani che marxisti. Ripeto si scrive sempre Marx e marxismo , ma si intende Lenin e leninismo, sono gli identitari i veri dimissionari del pensiero marxista.

  17. adriano said

    Ora non ti seguo più, quale sarebbe in questo periodo storico la contraddizione principale ?
    Se non è il possesso dei mezzi di produzione qual’è ?

  18. nonviolento said

    Scusa Adriano, non so chi ti abbia introdotto al marxismo, ma quello che scrivi non ha senso. Che cosa c’entra il possesso dei mezzi di produzione con la contraddizione capitale/lavoro. Quello è solo una parte della contraddizione stessa, non la contraddizione. L’importanza delle contraddizioni, nel marxismo, non è data dalla rilevanza, ma dalle implicazioni sociali. Tutti noi abbiamo visto che risolvere quella contraddizione non porta ad alcun segnale di progresso, in caso contrario l’URSS non dovrebbe essere l’inferno che tutti abbiamo oramai conosciuto, ma il paradiso del socialismo. Quindi vi sono altre contraddizioni importanti senza le quali la risoluzione di una non ha alcun significato. Quella di genere , quella ecologica, quella sulle libertà individuali ad esempio.Risolvere le contraddizioni non è un fatto a sè, ma il compimento della trasformazione sociale. Senza risolvere queste si ottiene il nulla assoluto. Un governo che tolga il possesso dei beni di produzione ai pochi per darlo ai molti, ma non risolva le altre contraddizioni è destinato a seguire la traccia del dispotismo.

  19. adriano said

    Non essere troppo fiscale sui termini….
    Dire possesso dei mezzi di produzione non vuol dire banalmente se siano privati o statali, vuol dire chi veramente decida sul loro uso e non mi risulta che in questo senso in URSS si possa parlare di possesso da parte dei lavoratori, se non forse nei soviet dei primissimi anni della rivoluzione.

  20. nonviolento said

    Non si tratta di essere fiscali, ma di chiarire il senso delle parole. Forse non te ne sarai accorto ma su 4 mozioni che fanno parte della attuale maggioranza, ben tre, se si considera anche la componente grassiana della uno, sono del tutto allineate alla interpretazione regressiva della contraddizione, tanto da non sbilanciarsi mai troppo sulla questione URSS.Le figuracce di troppi delle tre aree su gay, lesbiche,l’interpreatzione volgare dei diritti delle donne e dei diritti dell’individuo, la dicono lunga su certe interpretazioni. IL problema non è il possesso da parte dei lavoratori, formula utopistica che può essere raggiunta solo nel comunismo, ma della gestione dei mezzi di produzione nella fase postcapitalista o anche della loro gestione in regime capitalista, ma in modo difforme dalla attuale gestione. Queste sono le risposte che la sinistra deve dare, non pensare oggi a ciò che accadrà in un lontano futuro, ancora nemmeno immaginabile.La sinistra deve saper coniugare l’opposizione alla governabilità, cioè alla attuazione delle sue linee strategiche, ora e subito, non in un futuro possibile, è questo che ci chiedono in tanti, che cosa fare ora e subito per le fasce deboli, per i diritti della persona, per migliorare l’ambiente. Affidare tutto questo ad un domani ipotetico non è essere comunisti, ma incapaci.

  21. nonviolento said

    Dimenticavo, scusa se non risponderò, ma sono disposto a riprendere questa interessante discussione, mi devo assentare per lavoro, ciao.

  22. adriano said

    Guarda a questo punto non vorrei passare per uno sponsor della attuale risicata maggioranza ma non mi sembra che lì qualcuno contesti gli obiettivi di cui tu parli , neppure mi sembra che si parli di rimandarli all’avvento del comunismo.
    In fondo andare a vendere il pane a un euro è una piccola cosa che va nel senso , anche simbolico, che dici tu.
    Forse ,interpretando il tuo pensiero ,stai addebitando a questa dirigenza una pregiudiziale scelta di opposizione senza sbocchi ma su questo ho dei seri dubbi che ci siano alternative.
    Sperare in un abbandono del pensiero liberista da parte del PD non è una cosa meno utopica che quella di cercare di creare un nuovo fronte anticapitalista.
    E’ il partito dei Colaninno e dei Calearo e non mi sembra che al suo interno si stia risvegliando una corrente di sinistra.

  23. nonviolento said

    Nessuno spera in nulla, non penso che i/le compagni/e della Linke sperino in un ravvedimento della SPD, questo però non fa che essi non cerchino ovunque, anche in un eventuale governo nazionale , di promuovere una alleanza con quella forza.Il problema non è se allearsi o meno, come in modo sbagliato pone la attuale maggioranza, ma costruire una forza che raggruppi la sinistra alternativa in tutte le sue espressioni, da quella comunista a quella del riformismo di sinistra, forza che sia spinta propulsiva nelle eventuali alleanze, ma non solo grazie ai voti o alle lotte, ma soprattutto per la sua visione progressiva di gestione del potere, cioè con idee, proposte, fatti nelle zone dove essa può attuarli. Non è per piaggeria verso un capo che cito spesso la Puglia, ma perchè lì si sta cercando di governare in modo diverso. Prendi le leggi sulla immigrazione, sulla casa, sulla sanità, gli accordi con medici senza frontiere che gestiscono l’assistenza agli immigrati, tutto questo sta ricevendo premi ed onori a livello europeo, senza contare la gestione dei rapporti con le forse imprenditoriali che possono avere garantiti accessi alle tecnologie e aiuti ma secondo regole ben precise non a pioggia, la cura verso i giovani e la ricerca, l’uso delle energie alternative che fanno della regione, come ha scritto Rifkin, la zona più alternativa dell’europa e per la ricerca la california dell’Italia, la legge sull’inquinamento industriale che appena presentata è stata portata ad esempio dalle forze progressive e ecologiche dell’intera europa, cioè una gestione del governo che non affidi a migliori sorti progressive future i risultati, ma tenti di fare oggi e subito. Confronto a tutto questo vendere il pane, se pur cosa lodevole, sa più di Caritas che di politica.

  24. adriano said

    Sono contentissimo anch’io che dove contiamo qualcosa le cose siano diverse , ci mancherebbe altro !
    Però mi sembra una interpretazione un po’ forzata dire che quel successo sia da ascrivere ad una specifica linea politica e non allo sforzo di un partito nella sua interezza.
    Mi sbaglierò ma penso che in quel successo abbia contato molto il particolare momento , Vendola aveva vinto le “primarie” per le regionali nell’ambito di un progetto , l’unione, che si poneva come forte alternativa al berlusconismo c’era uno slancio corale e tutto il partito ne fu onorato e orgoglioso.
    Ora il PD “corre da solo” e Vendola non sarebbe mai eletto, quell’esperienza è al momento irripetibile, non avremo occasioni a breve per ripetere l’esperimento.
    Voglio anche sottoporti un altro elemento di riflessione : con grande delusione anche di Vendola il buon governo della regione Puglia non ha avuto nessuna ricaduta positiva sul successivo voto alle politiche, dove la sinistra arcobaleno in puglia ha preso il 3%.
    Pare che persino i lavoratori “socialmente-utili” che Vendola era riuscito ad assumere a tempo indeterminato non abbiano votato l’arcobaleno !
    Questo fatto meriterebbe riflessioni più approfondite e non ho una spiegazione certa, l’unica che mi viene è che la nostra partecipazione al governo sia stata vista come deludente e forse troppo moderata e avrà pure giocato il “voto utile”.
    Da una parte ci votano se facciamo parte di un progetto più grande e dall’altra smettono di votarci se in quel progetto tradiamo le aspettive.
    Quindi la soluzione sembrerebbe essere un neo-arcobaleno ma più intransigente , però se diventiamo intransigenti i governi cadono ! un bel busillis !
    Con questo voglio dire che non c’è all’orizzonte una chance di governo dove mostrare la giustezza delle nostre idee, credo che l’unica nostra scelta sia di crescere lentamente nella società , attualmente possiamo solo essere un pungolo contro il pensiero unico del liberismo.
    Ma può fare di più un pungolo accuminato che uno che si illuda di poter contare sul breve periodo.

  25. nonviolento said

    Confondere politiche ed amministrative è un grande errore, non mi sorperenderei se, nonostante la grande maggioranza data alla destra, nella rielezione per il governatore Vendola fosse rieletto, proprio con i voti dei tanti che alle politiche hanno votato PdL. Questo è sempre accaduto e per fortuna accadrà sempre, nelle amministraive o regionali vigono regole di voto diverse dalle politiche. Un piccolo imprenditore che vota destra per tasse, basso costo della mano d’opera, può votare Vendola perchè gli ha permesso, attraverso numerosi interventi, di avere una regione con il pil al 2,5% e con una un aumento della produzione del 3% sopra la media europea, ad esempio, così come un lumpen che vota a destra perchè incazzatissimo con tutto e tutti vota Vendola perchè gli aiuti alle fasce deboli sono cosa concreta e non aria fritta come con Prodi. Sulla unitarietà sbagli di grosso, a Taranto , dove la maggioranza è dei grassiani, la campagna elettorale per le regionali è stata fatta in gran parte dall’associazionismo e gli stessi dirigenti della fed avevano criticato la partecipazione alle primarie come il “concedersi ai giochetti riformisti”. Nello stesso periodo in cui varie leggi, fra cui quella sull’immigrazione e quella sulla assistenza sanitaria ai migranti fatta con MsF,venivano premiate dalle commisioni europee per i diritti, dai grassiani venivano sparsi nei blog messaggi di insulti a Vendola accusato di essere poco comunista e troppo riformista, questo ti può dare una idea del loro pensiero di fondo, se operi per alleviare i disagi e non urli contro ilgiorno si e l’altro pure sei un traditorre, il buon governo per loro è riformismo, vera pazzia. Non è un caso che la prima uscita di Ferrero sia stata Taranto, sia per ringraziare dell’appoggio, il circolo più numeroso è stato azzerato mesi prima delle congresso, ricostruito e il tesseramento selezionatissimo, mentre a numerosi iscritti del circolo dell’Ilva che erano turnisti è stato rifiutato il voto fuori orario, infatti il segretario davanti ai cancelli si è beccato i fischi dei compagni. Lo stesso Stefàno, sindaco comunista di Taranto ha dovuto costruirsi una lista a d Hoc perchè la federazione era troppo impegnata nel far passare i suoi nomi e poco nel resto della campagna elettorale. Al contrario di quello che scrivi le positività della gestione pugliese sono proprio dovute alla differenza di linea poltica e non ad altro. IL problema non è mostrare la tua capacità di governo solo quando ci sono le possibilità di governo, ma sempre, perchè questo deve entrare a far parte del tuo DNA, ed allora la gente ti segue. Ti faccio un esempio della mia zona. C’è un rigassificatore, e noi non volgiamo il suo ampiamento , anzi chiediamo che esso chiuda perchè è posizionato al centro del golfo. Quale è la differenza fra una posizione attuale del partito e la nostra? Semplice il partito si limita alla lotta contro l’ampiamento e per l’eliminazione di quella bomba ad orologeria nel golfo, noi pensiamo invece che non basti, lottare per la difesa dell’ambiente e del territorio deve esser una priorità, ma tu devi anche far vedere che sai gestire la situazione. Come? Pianificando un piano di riconversione della zona, creando paracaduti sociali per chi rimarrebbe senza lavoro, ancora meglio inserire nel piano di riconversione anche reimpieghi per chi perderebbe il lavoro, cioè pianificando l’eliminazione, ma anche il nuovo, questo significa avere la mentalità di governo senza perdere la linea della lotta. Senza coniugare le due cose non sarai mai riconosciuto come una forza politica a cui affidare il governo dei territori e sarai sempre nella coda dei riformisti, è la linea dell’intransigenza che ci trasforma volenti o nolenti subalterni al PD, non la linea del governo perchè solo ponendo serie alternative di governo e programmazione del territorio sei veramente alternativo al PD.

  26. adriano said

    Io leggendo dichiarazioni e prese di posizione dell’attuale maggioranza non vedo ostacoli ad una buona gestione come quella da te descritta, ma non conosco le situazioni concrete.
    Gestire come dici tu mi sembra oltre che corretto anche normale buonsenso , se invece le posizioni della maggioranza sono del tipo “tanto peggio tanto meglio” , alzo le braccia.

    grazie comunque della tua disponibilità al confronto.

  27. nonviolento said

    Non voglio proprio accelerare le situazioni con uno come te che ha dimostrato tanta capacità di confronto. Io ho letto, leggo tutti i gg Liberazione, anche oggi compare un articolo di Pegolo, che non è uno qualsiasi, ma il responsabile nazionale, e non mi sembra che sia negli articoli , che nelle cose da lui scritte sulle elezioni vi sia nulla di quello che io ho scritto. Nello stesso documento congressuale della maggioranza, cioè quello finale, vi sono scritte cose che indicano vie del tutto opposte a quella da me indicata. In altro caso non saprei proprio scrivere perchè ci sia stato così forte dissenso. La governabilità del territorio non fa parte del “in basso a sinistra”.

  28. LIBERAZIONE: LA MAGGIORANZA DEI GIORNALISTI CONTRO FERRERO said

    LIBERAZIONE: REDATTORI A FERRERO, “SANSONETTI DIRETTORE”
    ********************************************************
    (AGI) – Roma, 20 dic. – La maggioranza della redazione di “Liberazione” ha deciso di scrivere “per chiedere al segretario del Prc Paolo Ferrero di fermare l’operazione in atto volta a cambiare la direzione del giornale. L’ultima voce che gira e’ questa – si legge nella nota: – lunedi’ la direzione di Rifondazione comunista fara’ partire lo showdown che portera’ alla rimozione politica del direttore Piero Sansonetti e dunque dell’intero gruppo dirigente del giornale. Questo giornale, cosi’ come lo conosciamo, cosi’ come lo abbiamo elaborato in questi anni, non ci sara’ piu’. Qualcuno ne sara’ felice, noi no. Perche’ questo giornale, piaccia o meno, si e’ guadagnato un ruolo essenziale nel panorama editoriale italiano. Vogliamo dire che siamo usciti dal ghetto dei giornali di partito, siamo visibili, non siamo piu’ il giornale sconosciuto ai piu’.
    Facciamo opinione, piu’ o meno condivisibile, ma siamo sempre riusciti ad aprire dibattiti su temi importanti e in maniera non scontata – non scontata anche per la sinistra. Una capacita’ di rottura dei luoghi comuni e degli automatismi di pensiero, di cui ha tratto vantaggio anche la stessa Rifondazione. Non e’ un’intervista in piu’ o meno a Lafontaine ne’ un editoriale in prima firmato da un dirigente, chiunque egli sia, che possa giustificare la fine di questo esperimento.
    Per questo ci rivolgiamo a te, Paolo Ferrero, perche’ non ti renda responsabile di questa operazione reazionaria e non ti renda ostaggio di una logica – consenticelo – ‘stalinista’, che non ti e’ mai appartenuta. I giornalisti e le giornaliste di Liberazione credono nella liberta’, nell’autonomia e nell’indipendenza del proprio lavoro, esattamente i valori che questo direttore ci ha garantito in questi anni”.

  29. DARWIN PASTORIN: PER ME LA SINISTRA..... said

    PER ME LA SINISTRA
    ******************

    Di Darwin Pastorin
    ******************
    Per me la sinistra è prendere per mano la persona che mi sta accanto,
    non avere paura di camminare per le strade,
    vedere negli occhi di chi viene in Italia a cercare una speranza
    gli stessi occhi dei nostri padri e dei nostri nonni
    che quella speranza la cercarono pochi anni fa
    non un secolo fa,
    in viaggi di nevi e lacrime
    verso un altro luogo, un altro orizzonte,
    reduci dalla fame, dalla luce nera, dalle macerie.
    Per me la sinistra è la forza della memoria,
    la cicatrice che diventa comprensione.
    il dolore che si trasforma in tolleranza,
    il passato che è una porta spalancata sul futuro,
    sono i nostri figli
    la nostra voglia di libertà, di pace,
    di nuvole da contare e raccontare.
    Per me la sinistra è la terra dura, la zappa del contadino,
    lo studio per tutti,, il razzismo sepolto dai colori,
    un fiume che si chiama giustizia,
    l’allegria di essere per gli altri e con gli altri.
    Insieme. Uniti. Felici

  30. LIBERAZIONE: FERRERO VUOLE IL FALLIMENTO DEL GIORNALE said

    Prc/ Liberazione, ipotesi vendita. Rottura Ferrero-area Vendola
    Minoranza accusa: il segretario vuole il fallimento del giornale.
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    Roma, 22 dic. (Apcom) – Sul quotidiano ‘Liberazione’ è rottura fra l’area di minoranza del Prc, che fa capo al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, e il segretario del partito Paolo Ferrero. Lo riferisce un comunicato dei vendoliani: “Nella riunione della direzione del Prc di oggi – afferma la nota del comitato di gestione dell’area ‘Rifondazione per la Sinistra’ – il segretario Paolo Ferrero ha informato l’assemblea di una proposta di acquisto della testata Liberazione, chiedendo un mandato per verificare l’attendibilità ed eventualmente le modalità concrete della proposta”.

    “Nonostante ripetute richieste, il segretario – sostengono i vendoliani – non ha ritenuto opportuno comunicare alla Direzione l’identità dell’eventuale acquirente. Ritenendo insostenibile una discussione e un voto mandatario in assenza di questa informazione, l’area Rifondazione per la Sinistra ha deciso di abbandonare la riunione, denunciando un comportamento che gravemente lesivo dei più ovvi criteri di trasparenza e persino di legalità”.

    “Rifondazione per la Sinistra – prosegue il comunicato – riscontra altresì la sostanziale bocciatura, da parte del segretario, del piano industriale volto al risanamento della testata e già approvato dalle rappresentanze sindacali dei redattori. E’ una scelta gravissima, che rivela l’intenzione non solo di arrivare celermente alla sostituzione del direttore del giornale Piero Sansonetti e dell’intero cda, ma anche di determinare le condizioni per rendere inevitabile il fallimento di Liberazione”.

  31. PIERO SANSONETTI: UN COMMISSARIO POLITICO A LIBERAZIONE ? said

    Un commissario
    politico
    a Liberazione?
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    Piero Sansonetti
    ****************

    Cari amici e compagni lettori, siamo nei guai. Liberazione è a rischio, è a rischio la sua autonomia, la sua libertà, cioè gli elementi essenziali che garantiscono che un giornale sia un giornale.
    Vi riassumo gli avvenimenti delle ultime 24 ore (che hanno provocato lo sciopero dei giornalisti di Liberazione, e oggi hanno prodotto una nota ufficiale, molto molto severa, del sindacato). E’ successo questo: lunedì pomeriggio si è riunita la Direzione del Prc e ha bocciato (a stretta maggioranza) il piano di ristrutturazione e di rilancio del giornale, che era stato varato dal consiglio di amministrazione (e alla cui stesura avevo partecipato). Non è stata presentata nessuna motivazione ragionevole per questa decisione. Bocciato e basta. Il piano, che prevedeva l’annullamento del deficit e dunque un bilancio in pareggio, era stato accolto come base di trattativa dal sindacato dei giornalisti e dal comitato di redazione. Oggi la trattativa si sarebbe dovuta aprire. Ma è saltata. La bocciatura da parte del partito – di per sé – non ha peso giuridico, ma è un siluro politico formidabile, che mette a rischio la sopravvivenza del giornale. Alla bocciatura del piano, la direzione del Prc (sempre a stretta maggioranza) ha fatto seguire altre due decisioni. La prima – gravissima – è quella di chiedere la revoca del consiglio di amministrazione del giornale, con un vero e proprio colpo di mano, forse inedito nella storia dell’editoria italiana del dopoguerra. La seconda è quella di annunciare la probabile vendita del giornale ad un editore privato. Il nome dell’editore doveva restare segreto, ma noi lo abbiamo scoperto: si tratta di Luca Bonaccorsi, una persona che noi conosciamo bene e con il quale abbiamo anche rapporti di simpatia, ma che finora – lo sottolinea la nota dell’Fnsi – come editore non ha dato molte garanzie (e deve affrontare diverse cause di lavoro avviate dai suoi dipendenti o ex dipendenti). Tutto questo è successo lunedì sera. Ieri abbiamo saputo delle cose che hanno ancora accresciuto il nostro allarme, e anche – lo confessiamo – il nostro incredulo stupore. E cioè siamo venuti a sapere che esiste una proposta di accordo, messa nero su bianco dall’editore Bonaccorsi, che la presenta come il riassunto «delle intese intercorse fino ad oggi» con i rappresentanti della proprietà (e dunque del partito).
    In queste intese ci sono tre cose, tra le altre, che colpiscono e lasciano interdetti. La prima riguarda l’impegno a difendere «gli attuali livelli occupazionali», e cioè a «non licenziare». E’ vero che questo impegno viene assunto solennemente, come effettivamente era stato assicurato lunedì durante la riunione della Direzione, ma con un piccolo codicillo che recita così: «compatibilmente con lo sviluppo della società editrice conseguente al suo rilancio». Che vuol dire? Che se per caso questo rilancio non ci sarà, come è un po’ più che probabile, l’editore potrà ristrutturare l’azienda come meglio credere e mandare a casa chi pare a lui.
    La seconda cosa che colpisce riguarda l’autonomia generale del giornale, dichiarata apertamente un pericolo da abbattere. Dice testualmente l’accordo: «gli obiettivi dell’operazione: …tutela del controllo della linea politica del giornale da parte della segreteria del partito». Ora, a me hanno detto che esageravo quando paragonavo certe idee sulla libertà dell’informazione alle idee brezneviane. Però dovete ammettere che questo concetto, secondo il quale la segreteria del partito è titolare della linea del giornale, in Occidente non era mai stato dichiarato. Altro che bollettino di partito!
    La terza cosa che lascia davvero interdetti è la proposta di doppia direzione. E’ scritto testualmente nell’accordo che ci sarà un direttore responsabile che però non avrà voce sulla linea politica del giornale e addirittura non potrà decidere chi sono gli editorialisti e quali editoriali pubblicare. Ora voi capite che un direttore che non può decidere chi scrive l’editoriale, né può scriverlo lui, più che un direttore è un cretino. Questo mezzo direttore dovrà occuparsi solo della cronaca e della cultura, sempre che i temi culturali non investano scelte di linea politica. Tutto il resto spetterà ad una figura definita «direttore politico editoriale», designato dal partito e che avrà poteri assoluti. Un vero e proprio commissario politico. Tutto questo, naturalmente, in violazione del contratto nazionale di lavoro. Ma la violazione del contratto di lavoro non è neppure l’aspetto più grave: l’aspetto più grave è la violazione di qualunque idea di libera informazione e di qualunque rispetto per l’autonomia e per i diritti dei giornalisti. E’ la concezione totalitaria, che sembra persino un po’ una farsa, una esagerazione caricaturale di vecchie idee autoritarie degli anni 50.
    Diciamo che di positivo, in questo preaccordo, c’è solo una cosa: che è un “preliminare” d’accordo, una specie di compromesso di vendita, ma non è ancora definitivo. Ritengo abbastanza probabile che sia frutto di un equivoco o di qualche problema di “impreparazione” in chi ha trattato l’affare. Francamente sono convinto che Paolo Ferrero non possa far passare una cosa del genere, e per di più farlo furtivamente nei giorni delle vacanze natalizie, e oltretutto attraverso il «putsch» dell’esautoramento del consiglio di amministrazione.
    Noi siamo qui per sollecitare un ripensamento, e per ribadire che questa redazione è disponibile ad ogni trattativa per salvare il giornale. Diciamo la verità: non è rimasto più molto a sinistra, non ci sono grandi segnali di vita. Liberazione è uno dei pochi «organismi viventi». Che senso ha tentare di raderla al suolo? Qual è il motivo vero? Perché è un giornale contrario alle dittature? Perché non ama il muro di Berlino? Perché è troppo amica degli omosessuali e delle femministe? Perché fu troppo libera e critica col governo Prodi? Perché aspira a un nuovo soggetto unitario della sinistra? Perché non ama i riti e le burocrazie di partito? Perché troppe volte antepone il culto della libertà a tutto il resto? O addirittura perché è troppo radicale nelle sue battaglie a difesa degli immigrati, o a difesa dei lavoratori, dei loro diritti, delle lotte della classe operaia?
    Non è possibile dare una risposta positiva a nessuna di queste domande. A nessuna. Allora forse c’è ancora il tempo per ricominciare a dialogare. Per cercare una via di salvezza di questo patrimonio, che non appartiene a nessuno, che è di tutta la sinistra e che è una ricchezza, che non può essere dispersa, per il sistema dell’informazione. Cancelliamo quella proposta di accordo e ricominciamo daccapo.

    24/12/2008

  32. RITANNA ARMENI: DE PROFUNDIS. RIFONDA COMUNISTA E' MORTA. said

    Quotidiano
    Il Riformista 30.12.08
    **********************

    De profundis. Rifondazione comunista è morta.
    *********************************************
    di Ritanna Armeni.
    ******************
    Ci sono articoli che si scrivono con imbarazzo e con qualche sofferenza. Questo è uno di quelli. Per chi ha creduto per anni in un progetto politico radicale e avvincente come quello che ha portato alcuni anni fa alla nascita del partito di Rifondazione comunista non è facile comunicare un’analisi e una percezione netta che la porta dire che quel progetto è morto. Quel che mi spinge a fare oggi un’affermazione tanto drastica è la recente vicenda di Liberazione. Il tentativo di chiudere l’esperienza di quel quotidiano attraverso un editore discusso e normalizzatore o attraverso il diktat del partito mi pare davvero l’atto di chiusura di un’esperienza politica importante sia per chi ci ha creduto e partecipato sia per la storia politica del Paese. Rifondazione comunista è nata dopo la svolta della Bolognina riunendo nella stessa formazione gruppi, tendenze e culture diverse della sinistra italiana. Ingraiani, cossuttiani, togliattiani, trotskisti e appartenenti ai gruppi della sinistra estrema degli anni Settanta. Nonché una parte consistente di quel popolo comunista socialmente e politicamente messo ai margini dalla nascita modernizzatrice del Pds.Questa formazione aveva certamente un’identità di classe, ma anche una connotazione conservatrice e arretrata. Poteva diventare un piccolo mostro politico identitario e settario con gli occhi rivolti nostalgicamente al passato e scarsa capacità di analizzare e cambiare il presente. Così non è stato come anche i meno dogmatici e i più intelligenti dei suoi avversari si sono accorti. Il tentativo fatto negli anni che sono seguiti alla scissione dal Pci ha capovolto alcune facili previsioni e ha delineato un altro percorso. Il leader politico che l’ha perseguito con davvero straordinario coraggio e audacia, Fausto Bertinotti, si è posto l’obiettivo ambizioso di cambiare la sinistra, tutta la sinistra, a cominciare dal partito di cui era leader smantellando a uno a uno quei muri ideologici e culturali che la condannavano a un ruolo di retroguardia nel mondo dominato dall’ideologia neoliberista nella sua fase trionfante. Questo è stato il tentativo di introdurre nella politique politicienne di cui erano imbevuti i partiti italiani, le grandi questioni sociali. Questo lo sforzo di penetrare e di farsi penetrare dei grandi movimenti di massa (anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il movimento no global) a costo di scalfire il moloch del partito. Questo è stato soprattutto l’innovazione culturale ed eversiva nella cultura della sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli “orrori” e non solo degli “errori” del comunismo e la lotta contro lo stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica. Questa infine l’affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l’ideologia dell’avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace, sempre.La scommessa era grande e rischiosa. Si poteva cambiare radicalmente se stessi rimanendo altrettanto radicalmente critici nei confronti di un mondo dominato dall’ingiustizia sociale nelle sue forme più profonde e pervasive? Non è stato ovviamente un percorso semplice e privo di errori. Chiunque abbia partecipato a quell’esperienza potrebbe elencarli. Chi scrive, ad esempio, rimprovera a quel percorso un eccesso di illuminismo e cioè una eccessiva fede nelle idee e una scarsa attenzione alla relazione delle persone; una solo formale attenzione alla cultura femminile e una sostanziale indifferenza all’innovazione della forma partito. Ma quel percorso era comunque permeato da una profonda ricerca innovativa. E dalla convinzione che una sinistra radicalmente cambiata nei suoi contenuti e nelle sue forme avrebbe potuto portare (questa la seconda audace scommessa) un contributo necessario al governo del Paese. Bene, tutto questo è stato spazzato via. Questo progetto è stato sconfitto. Il modo in cui siamo stati al governo è stato il catalizzatore. Il che non significa – sia ben chiaro – che esso fosse sbagliato. La storia è piena di sconfitte di idee e progetti giusti. La recente crisi del capitalismo ha riabilitato, e con una forza incredibile persino per chi le ha sostenute, molte idee considerate fino a qualche mese fa “estremiste” e oggi adottate dai più potenti leader mondiali.Ma dobbiamo dirci, a costo di essere crudeli innanzitutto con chi ci ha creduto e con chi ci crede ancora che è stato battuto. Oggi al suo posto ci sono due entità. Rimane un partito che si chiama Rifondazione comunista, che vuole vivere e per farlo si affida a quella che negli scacchi è chiamata “la mossa dell’arrocco” ma che non ha alcun collegamento con quei progetti che ho sinteticamente riassunto. In esso permane una spinta anticapitalistica ma che pare indirizzarsi verso forme di neopopulismo più che verso la ricerca di efficaci forme di lotta sociale. C’è ancora un residuo di critica al potere e alle gerarchie, ma ridotta a qualche facile demagogia e a un inevitabile qualunquismo. Poi c’è l’entità (non so definirla diversamente) di coloro che non questo progetto non sono d’accordo, vedono il ritorno indietro verso una nostalgica inefficacia, che vorrebbero proseguire nel cammino cominciato, che tentano, ma, a loro volta, non sono in grado (per difficoltà oggettive o per difetti soggettivi) di riprendere in altre forme e in una situazione ben più difficile quel percorso di innovazione politica. Rimaneva Liberazione, un quotidiano eretico e audace. Capace di dire cose nuove, di aprire percorsi inesplorati e, naturalmente, di fare errori. Il tentativo di chiuderlo (e con quali metodi) mi pare la dimostrazione più chiara e dolorosa della fine di un’esperienza. Mi spinge a parlare di “morte”. Per me scriverlo con tanta chiarezza non è facile, ma significa almeno poter cominciare a elaborare il lutto. E darsi la possibilità di ricordare ed esaminare criticamente, duramente e onestamente il passato. Mi pare – almeno personalmente – la condizione per poter nominare il futuro e impegnarsi di nuovo.

  33. MARCO ASSENNATO: LA RINDAZIONE CHE CONOSCEVO IO E' MORTA. said

    Vi saluto, compagni. La Rifondazione
    che conoscevo io è morta.
    ************************************
    Di MARCO ASSENNATO
    *******************
    Al presidente del Cpn di Rifondazione Comunista, Salvatore Bonadonna
    Al segretario nazionale del partito, Paolo Ferrero
    **************************************************

    Caro Salvatore,
    Caro Paolo,
    con questa nota intendo comunicarvi le mie dimissioni dal Cpn di Rifondazione comunista. Decisione per me dolorosa ma a lungo meditata, che confido vorrete rispettare. Ho deciso che non mi iscriverò, nel 2009, al partito e per rispetto verso gli organismi di direzione politica mi dimetto, così da consentire il reintegro dell’assemblea che mi pare sia cosa importante. Vorrei però restituirvi almeno il motivo di questa scelta.
    Concordo con la ricostruzione del profilo di Rifondazione comunista che Ritanna Armeni ha proposto su “Il Riformista del 30 dicembre. Mi pare sia vero, quanto scrive Ritanna: Rifondazione è nata riunendo, all’indomani dello scioglimento del Pci, culture e tendenze diverse della sinistra italiana. Avrebbe potuto essere dunque e naturalmente, la somma di cossuttiani, ingraiani, trotskisti, pezzi della vecchia nuova sinistra italiana ed esuli del Pds. Invece è riuscita ad essere soprattutto altro. Un laboratorio innovativo che ha raccolto squarci di cultura ingraiana e operaista, piegandone i caratteri in direzione della ricerca in campo aperto e dell’innovazione: dalla lettura dei movimenti pacifisti alla nonviolenza, alla messa a punto di tattica e strategia come elementi di una autonomia soggettiva dentro al campo politico dato (si pensi alla sofferta e difficile ricerca attorno al problema del governo). Ritanna dice: quella Rifondazione non c’è più. È morta. Ha prevalso ciò che era riuscita a non essere: la somma delle identità della sconfitta post-ottantanove. Cosa, ritengo, non da poco, almeno per chi quella stagione ha vissuto e con quelle lenti, ancora oggi, guarda il mondo.
    Ma a me ciò che dice Ritanna non basta. Perché io nel 1996 non mi sono iscritto a Rifondazione in forza delle coraggiose e opportune, almeno a mio avviso, svolte politico-culturali di Fausto Bertinotti. E se Rifondazione fosse oggi, quello che è stata dal 1998 al 2006, io direi, con Ritanna: «Rifondazione è morta», e scriverei punto e daccapo questa nota. Perché c’è un fatto materiale, che motiva la mia scelta e sul quale vi chiedo, voi che restate al Prc, di riflettere, se vi pare cosa utile: io ho trent’anni. E non mi sono iscritto a Rifondazione perché essa si chiamava comunista. Non ho mai considerato importante per la vita mia, l’esistenza di una organizzazione comunista, neppure rinnovata, rifondata. Al contrario, le svolte e la ricerca proposte al partito da Fausto Bertinotti, hanno reso negli anni più coincidente, accessibile per me – che avevo undici anni mentre a Berlino si consumava la ribellione libertaria contro l’orrendo muro – la vita di una organizzazione comunista. Intendo dire che, dal 1998 al 2006, per la mia generazione è stato possibile mettere in questione – credo da sinistra – le intelligenti svolte culturali di Fausto. In un dialogo e in una tensione continua, siamo cresciuti. Forse insieme. Almeno spero. Oggi che vi pare difficile digerire, e dunque da espellere, quella cultura, figuratevi un po’ cosa posso pensare io, di Rifondazione. Mi sono chiesto cosa ci sto a fare. Mi sono risposto, in un primo momento: l’opposizione interna. Oggi non mi basta neppure quella. L’ultimo gesto d’amore per Rifondazione sarebbe stato, credo, il suo trascendimento. L’ultimo mio gesto di opposizione è la sottrazione. Spero ve ne arrivi la voce. E vi sia utile.
    Mi pare insomma che sia venuto meno il fondamentale, la base della mia adesione al progetto politico di lungo respiro. E mi pare, più in generale, che esso sia in difficoltà, preso nei paludosi fanghi del populismo del pane e della pasta, da una parte e dell’inessenziale e perigliosa critica della politica proposta da Cristiano Di Pietro, da suo papà, da Travaglio e Beppe Grillo. Per questo vado via. Ciò che accade a Rifondazione (da ultimo l’incredibile affaire del quotidiano “Liberazione”) a me pare più sintomo della crisi, che sua causa. Come pure l’insostenibile (per me, è ovvio) discussione sul muro di Berlino e il sostanziale silenzio, eccezione fatta, appunto, per la distribuzione di derrate alimentari in stile Caritas di fronte alla crisi del capitale transnazionale. Non capisco perché, neppure in sintonia con la solida e ferrea identità comunista, il gruppo dirigente di Rifondazione abbia scelto l’indifferenza rispetto al quadro politico, l’incubo del governo (persino della proposta, della cultura di governo d’una società), la testimonianza, l’irriducibilità. A me appassiona di più ciò che è riducibile al mondo, ciò che sa farsi finito e camminare, inciampare, cadere, rialzarsi, trasformarsi, sulla terra.
    Infine, per chiarezza: vado via da Rifondazione e non per iscrivermi a qualche altro partito esistente. Sono nato e cresciuto in un mondo nel quale i partiti, per la sinistra, non erano più l’unico strumento, né il primo o il più semplice da scegliere. Ci sono tanti modi per far vivere la ragione e la passione di una scelta di parte. Sono certo che ci incontreremo ancora. Con affetto amaro.

    Marco Assennato

    31/12/2008

    LIBERAZIONE

  34. MAURIZIO ZIPPONI A SANSONETTI: SOCIALISMO SMARRITO. said

    LIBERAZIONE: ZIPPONI A SANSONETTI, SOCIALISMO SMARRITO
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    (AGI) – Roma, 3 gen. – Sansonetti garantisca un piano editoriale di ristrutturazione, risanamento e rilancio che attragga risorse finanziarie private ma che sia coerente con un progetto politico serio nella direzione, smarrita, del Socialismo del XXI° secolo o del Socialismo di Sinistra che non e’ soltanto diritti civili. A parlare e’ Maurizio Zipponi, componente della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista, per il quale “i dirigenti di Rifondazione non hanno, non vogliono prendere atto che il voto del 13-14 aprile ha sancito la fine anche in Italia del comunismo come modello sociale ed economico, il cui funerale e’ stato celebrato al Congresso di Chianciano: per il futuro se c’e’ una chance per la sinistra questa sta solo nel battersi per un ‘pensiero altro’ alternativo al ‘pensiero unico mercatista’, che mina alle radici la democrazia”. Le polemiche attorno a ‘Liberazione’ sono, insomma, il ‘degrado’ di un fallimento: il voto del 13-14 aprile. “E’ patetica l’iniziativa di Ferrero del pane ad un euro – attacca Zipponi – i lavoratori non chiedono la carita’, atto nobile verso i poveri, ma miglioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita: e Ferrero scambia questa grande esigenza di milioni di lavoratori per carita’, atto nobile verso i poveri”. Cosi’ come, “prende lucciole per lanterne – aggiunge Zipponi – quando scambia Liberazione per Rifondazione: dei due chi e’ in una situazione disastrosa e’ Rifondazione.
    Non c’e’ paese al mondo dove un partito comunista sia al Governo, di tale realta’ non si vuol prende atto: in America Latina presa spesso come riferimento dove al Governo ci sono Lula, Chavez o Morales non c’e’ alcun riferimento al comunismo”. In Italia e’ avvenuto che “il 13 e 14 aprile la gente ha detto chiaro e tondo anche da noi e’ finita: forse – continua Zipponi – il socialismo e’ gia’ un lusso mi accontenterei di un’iniziativa politica che mettesse in salvo la democrazia”. E in questo contesto sta ‘Liberazione’ e Sansonetti “non puo’ pensare che i diritti civili, parte di certo significativa del livello di civilta’, siano il socialismo del 21esimo secolo – osserva Zipponi – per cui deve saper calare un piano editoriale messo a punto con altri giornalisti che sia il cuore del rilancio e della ricerca di nuovi investitori anche privati, in un progetto politico in direzione del socialismo di sinistra che non e’ un ricordo del passato ma e’ quel ‘pensiero altro’ alternativo al ‘pensiero unico mercatista’ distante dal coniugare – conclude Zipponi – liberta’ e uguaglianza per una reale trasformazione della societa’”.

  35. NICHI VENDOLA: CAMBIAMO CASA PER RIFONDARE LA SINISTRA said

    L’INTERVISTA / Vendola: “Mi hanno fatto soffrire da comunista i risentimenti e le menzogne della vicenda Liberazione”**** “Siamo finiti in una gabbia di veleni cambiamo casa per rifondare la Sinistra”
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    di CARMELO LOPAPA
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    La repubblica 13 gennaio 2009
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    ROMA – “È giunto il momento di mettere ordine, di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Le miserie umane e culturali alle quali abbiamo assistito ci hanno indotto a questo passo, quello della rifondazione della sinistra. Questa non era più casa nostra”. Nichi Vendola, governatore della Puglia, perché non sarebbe più casa vostra? Perché abbandonate il partito? “Una storia si è ormai compiuta, finita dentro una prigione di risentimenti. È stata scritta una pagina brutta, siamo finiti tutti in una spirale ritorsiva. Quella non è più casa nostra perché è poco accogliente, è un luogo che ha chiuso i conti con la parola “rifondazione”. Il Prc per 18 anni è stato protagonista vivace, efficace, controverso, fascinoso e vero della politica italiana. Quella storia, ecco, si è illividita, sfarinata”.Vi accusano di non esservi arresi al fatto di aver perso il congresso. “Non dico queste cose perché ho perso il congresso, che pure in qualche modo ho vinto col 47%, ma perché col vulnus inferto a Liberazione, al diritto di informazione e all’autonomia del giornalismo, non c’è stata solo la presa d’atto di una divaricazione politica, ma qualcosa di più profondo. E siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide. Ho sofferto tanto per quanto accaduto, da giornalista e da comunista”. Con il Prc dite addio una volta per tutte anche all’utopia comunista? “L’utopia è come l’araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri. E l’utopia dell’eguaglianza non è riducibile alle conseguenze di alcun fallimento, continuerà a camminare lungo le strade della politica”. E la vostra strada porta alla costruzione con Fava, Mussi, pezzi dei verdi, di un nuovo soggetto. Ma c’è bisogno di un’altra bandierina a sinistra? Di un piccolo Arcobaleno? “Si può continuare la battaglia dentro e fuori il Prc, si può anche avere la doppia tessera. Niente ingessature. Ma dobbiamo prendere atto che ci è cascato il mondo addosso. L’Italia che fu il paese dell’anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l’anomalia è rappresentata dall’assenza di una forte sinistra politica. Antirazzismo, la cura per le persone più deboli, dell’ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall’altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà”.
    Si dice che Bertinotti abbia benedetto lo strappo. “Con Fausto facciamo lunghe chiacchierate. Parlare con lui per me è respirare aria pulita, ossigenare il cervello. Condividiamo la fiducia nel fatto che la sinistra sia un’istanza oggettiva”. Presidente Vendola, confessi, quanto male le hanno fatto le parole dello psichiatra Fagioli sull’incompatibilità tra l’essere comunista, gay e cattolico? “Non mi hanno scalfito per nulla, piuttosto ho notato che spesso una certa veemenza viscerale ha degli effetti antipatici sul viso di chi la esprime. Detto questo, non bisogna necessariamente essere comunisti e neppure avere confidenza con la società dei lumi per non simpatizzare con chiunque giudichi le altre persone, non per i loro comportamenti, ma per la loro condizione esistenziale. Sono cose che a me danno ricordi da brivido”.

  36. ITALIA: E' NATA UFFICIALMENTE L'ASSOCIAZIONE " PER LA SINISTRA ". said

    E’ NATA L’ASSOCIAZIONE ” PER LA SINISTRA “.
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    SITO INTERNET UFFICIALE: http://www.associazioneperlasinistra.it
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    Prosegue il lavoro iniziato all’Ambra Jovinelli
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    Domenica 18/01/2009
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    Il 13 dicembre, alla fine della grande, bella e partecipata Assemblea che ha avviato il lavoro dell’Associazione “per la Sinistra”, Moni Ovadia aveva dato appuntamento a sabato 17 gennaio per compiere un passo nuovo verso la costruzione della Associazione. 17 è diventato 18 perchè sabato scorso ad Assisi “La Tavola della Pace” ha chiamato gli uomini e le donne che si battono per la pace a dire insieme nella cittadina umbra che le armi a Gaza devono tacere.
    Ed allora in questa domenica di metà gennaio nuova tappa a Roma dell’associazione Per la sinistra.
    Il Tavolo nazionale dei firmatari dell’appello Costruire la sinistra, il tempo è adesso, esponenti politici, uomini e donne dei movimenti politici, delle associazioni, singole personalità, rappresentanti delle numerosissime associazioni unitarie fondate nelle diverse regioni, città, piccoli centri in tutta Italia si sono riuniti per discutere e preparare i nuovi appuntamenti dell’Associazione.
    Al centro dei lavori della giornata in primo luogo la definizione delle regole che sostengano in modo leggero l’azione politica dell’associazione Per la sinistra.
    E soprattutto l’organizzazione delle Primarie dell’Idee.
    Si prevede che nel week-end del 20-21-22 febbraio si realizzino in tutta Italia assemblee, incontri, si raccolgano voti per definire i contenuti, i valori, il percorso del progetto che porterà alla fondazione di un nuovo soggetto. Un percorso partecipato, in cui in gioco non è la scelta di un leader, ma appunto le idee in cui ci si riconosce.
    All’incontro romano sono intervenuti tra gli altri Claudio Fava, Elettra Deiana, Paolo Cento, Gennaro Migliore, Loredana De Petris, Katia Bellillo, Maria Luisa Boccia, Luca Robotti, Bia Sarasini, Pasqualina Napoletano, Gianni Mattioli, Roberto Musacchio
    Nel corso della riunione sono stati approvati due ordini del giorno, uno sul massacro a Gaza, il secondo sulle elezioni europee (li trovate di seguito).
    L’incontro si è concluso dando vita a 4 gruppi di lavoro aperti (è possibile isciriversi lasciando sul sito nome cognome, indirizzo mail e possibilmente il recapito telefonico, e l’indicazione del gruppo) che dovranno istruire, da oggi all’Assemblea di fondazione vera e propria dell’Associaione che si terrà a Roma a fine febbraio, questioni importanti per la vita dell’associazione:
    1) Regole per l’organizzazione dell’Associazione
    2) Carta di Intenti
    3) Ideazione e organizzazione del fine settimana delle primarie delle idee
    4) Comunicazione

    Infine si è deciso di costituire Forum tematici di approfondimento di temi e questioni politico programmatiche. Anche per i forum è possibile indicare sul sito quali sono i temi sui quali si ritiene si debba lavorare, il proprio nome, cognome, indirizzo di posta elettronica e recapito telefonico.

    Nella sezione documenti del sito sono pubblicati la Bozza di statuto e la Bozza di carta intenti. Come è ovvio, ma ci piace sottolinearlo, questi testi sono aperti alla discussione, al confronto, e ai suggerimenti.

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    Bozza di Carta di Intenti
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    La Sinistra è speranza di trasformazione.

    L’associazione “per la Sinistra” partecipa alla costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra. Propone che il nuovo soggetto rinnovi profondamente le forme e i modi della politica, della partecipazione democratica, a partire dal riconoscimento del valore vincolante dell’etica pubblica nel governo dei beni comuni.

    La sinistra è laicità

    L’associazione “per la Sinistra” a tale scopo intende costruire uno spazio laico e plurale di condivisione politica di tutti i soggetti della trasformazione, a partire dalle concrete condizioni di lavoro e non lavoro e di vita quotidiana, nel rapporto con l’habitat, l’ambiente e il pianeta che ci ospita, nel rispetto dei diritti alla vita di i viventi, umani e non umani.

    La sinistra mette al centro lavoratori e lavoratrici

    L’associazione “per la Sinistra” pensa che la politica debba contribuire a una società che in cui avere cura della qualità del lavoro, di cosa si produce e come si consuma sia fondamentale, così come assicurare strumenti idonei per la crescita dei bambini, la cura degli anziani, la sostenibilità della vita quotidiana. Una società dove la sicurezza sociale e economica conta come l’intensità degli affetti e delle relazioni.

    La sinistra pratica il principio di uguaglianza nelle differenze

    L’associazione “per la Sinistra” giudica elemento imprescindibile del rinnovamento la ricerca di meccanismi che assicurino, in opposizione a ogni forma di misoginia, razzismo e omofobia, una reale partecipazione e democrazia nei processi di formazione degli orientamenti culturali e delle scelte politiche. La democrazia viene garantita anche e fondamentalmente da:
    un forte rinnovamento generazionale;
    una crescente responsabilità delle donne nella conduzione delle scelte politiche e nella gestione degli affari pubblici;
    un visibile processo di partecipazione alla politica e al governo delle cose di uomini e donne provenienti dal mondo dell’immigrazione.

    L’associazione “per la Sinistra” considera fondamentale per un progetto di sinistra la dimensione europea, con particolare riferimento alle esperienze dei forum sociali, intende sviluppare un lavoro di rete e collegamenti con movimenti e forze politiche di analoga ispirazione.

    L’associazione “per la Sinistra” ritiene che le grandi problematiche globali, in particolare i conflitti, le cause di guerra, le contese territoriali e per le risorse, gli spostamenti delle persone, debbano essere affrontate col metodo della non violenza e con strategie di pace, nella logica dei confini da considerare non come barriera bensì come zona di scambio e di mediazione.

    L’associazione “per la Sinistra” mette al centro della sua iniziativa politica obiettivi di trasformazione dei rapporti sociali e di produzione. E’contro la rapina. il saccheggio e lo sfruttamento di persone, natura, beni comuni provocati dal capitalismo contemporaneo. Assume come fondamento dello spazio pubblico comune la Carta costituzionale. Sostiene il principio della laicità dello Stato, l’antifascismo, la scuola pubblica, il diritto al lavoro, i nuovi diritti civili, il sistema sanitario pubblico.

    La sinistra tutela l’ambiente.

    L’associazione “per la Sinistra” vuole essere policentrica e federata. Intende proporre per la formazione del nuovo soggetto politico regole e procedure decisionali che recepiscano l’esperienza del lavoro a rete, siano fondate sulla fiducia e reciprocità dei soggetti promotori, di ognuno e di tutti, improntate alla massima trasparenza nel rapporto tra le varie realtà, in grado di garantire che gestione delle decisioni e rappresentanza a tutti i livelli siano frutto di un processo democratico.

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    Bozza di Statuto
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    Art 1: La presente Associazione si riconosce nella Carta di Intenti che si allega e si propone di essere un centro di elaborazione, di promozione e di diffusione di idee e di iniziative nei campi della politica, della cultura, dell’ambiente, dell’economia, delle scienze sociali al fine di organizzare tutte/i coloro che sono interessati a costruire un soggetto unitario e plurale della sinistra in Italia.

    Art 2: E’ costituita l’Associazione per la Sinistra con sede in Roma via…

    Art 3: Finalità.
    L’Associazione è un’associazione politico-culturale di rilievo nazionale che assume come tratto distintivo la pratica collettiva, l’elaborazione comune, l’iniziativa politico- sociale – culturale, che adotta il metodo partecipativo per la massima condivisione delle proprie decisioni. Gli iscritti hanno diritto ad una completa, costante informazione su tutte le attività dell’associazione.

    Art 4: L’Associazione costituita su base federativa e a rete, è aperta all’iscrizione libera e individuale e può anche articolarsi direttamente a livello locale o riconoscere altre realtà associative locali con le modalità che verranno considerate più idonee dai propri organismi. Tutti gli iscritti si impegnano a dare il proprio contributo secondo disponibilità e capacità mediante il versamento della quota associativa. L’iscrizione avviene singolarmente mediante richiesta diretta all’Associazione o alle sue articolazioni territoriali.

    Art 5: L’Associazione può stipulare patti federativi con altre associazioni.

    Art 6: Gli aderenti all’Associazione possono organizzare le attività, che si ispirano ai principi contenuti nella carta di intenti, in circoli territoriali o tematici.

    Art 7:
    Ogni incarico, elettivo o di nomina, è affidato congiuntamente ad una donna e ad un uomo. Va in ogni caso garantito un equilibrio numerico dei due sessi all’interno degli organi collegiali.

    Art 8: Gli organi dell’associazione sono:
    a) l’assemblea dei soci
    b) la consulta su base federativa
    c) i presidenti
    d) il tesoriere

    Art 9: Assemblea dei soci.
    È l’organo sovrano dell’Associazione ed è composta da tutti gli iscritti che partecipano direttamente o tramite i rappresentanti delle diverse articolazioni territoriali. Ha due presidenti: un uomo e una donna. Svolge i seguenti compiti:
    • analizza, traccia e verifica le linee strategiche dell’associazione
    • elegge la Consulta
    L’Assemblea è convocata dai presidenti o su richiesta della maggioranza assoluta dei componenti della Consulta o su richiesta di un quinto dei soci

    Art. 10: La Consulta Federativa.
    È l’organo che determina le modalità di attuazione degli indirizzi fissati dall’Assemblea dei soci. È composta su base federativa in modo che tutti i territori siano rappresentati.
    Elegge la Presidenza dell’Associazione
    Elegge il tesoriere e, se ritenuto, l’esecutivo dell’Associazione su proposta dei presidenti
    Approva i bilanci annuali
    Fornisce gli indirizzi operativi dell’Associazione.
    La Consulta è convocata dai presidenti.

    Art 11: I presidenti.
    Sono l’organo di rappresentanza politica e legale dell’Associazione e curano le attività dell’Associazione

    Art 12: I presidenti possono essere assistiti nelle proprie attività da un esecutivo di massimo sette componenti, che propongono all’elezione della Consulta.

    Art 13: Il tesoriere.
    E’ eletto dalla consulta su proposta dei presidenti. Cura la gestione economica dell’Associazione, di cui ha la responsabilità, in attuazione delle direttive dei Presidenti.

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    Ordine del giorno sulle elezioni europee approvato il 18 gennaio 2009.
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    Siamo stati e siamo contrari a sistemi elettorali che impediscano la scelta del voto attraverso la preferenza e contemporaneamente, innalzando i quorum elettorali, impediscono l’accesso alle istituzioni, alle preferenze di milioni di donne e uomini.
    Un modello di trasformazione del nostro sistema democratico che ha nel leaderismo e nella contrazione delle differenze il proprio paradigma di riferimento, nel bipartitismo il nefasto effetto, è contrario agli stessi principi costituzionali.
    Rappresentanti del PDL e del PD stanno verificando se esistono le condizioni per poter procedere ad applicare il “porcellum” al sistema elettorale europeo.
    Occorre una mobilitazione larga per impedire che ancora una volta prevalgano le segreterie dei partiti nella scelta degli eletti e che attraverso la legge si mortifichi la ricchezza e la pluralità delle culture politiche del nostro paese.
    Venerdì 23 gennaio organizzeremo sit-in davanti a tutte le prefetture delle città più importanti e presso le sedi nazionali del PDL e del PD, per dire no ad ogni forma di accordo per la modifica della legge elettorale.

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    Ordine del Giorno su Gaza approvato il 18 gennaio 2009
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    L’Associazione per la Sinistra l’aggressione militare messa in atto dal Governo di Tel Aviv contro la striscia di Gaza. Fa sue le parole con cui ‘Assemblea del Parlamento europeo ha stigmatizzato i modi dell’operazione “Piombo fuso” e i crudeli massacri compiuti ai danni della popolazione civile, in particolare le uccisioni di bambini e bambine, che sono continuate per giorni e giorni.
    L’operazione militare del Tzahal ha assunto la forma di una vera e propria spedizione punitiva, che ha colpito indiscriminatamente il territorio della Striscia, distruggendo strutture civili, compresi gli ospedali e le scuole, e anche sedi dell’Onu.
    La condanna unanime delle Ong che operano nella striscia, la denuncia da più parti dei crimini commessi, gli appelli del segretario dell’Onu, niente è servito a far desistere il governo di Tel Aviv dal portare a termine la sua operazione, nei modi e tempi decisi.
    Le conseguenze si annunciano drammatiche, non soltanto per l’immane catastrofe umana che l’aggressione ha causato e che lascerà a lungo il segno, ma anche per la spirale di odio e l’infausta escalation degli opposti estremismi che inevitabilmente alimenterà da entrambe le parti e le difficoltà accresciute che si che si incontreranno nella ricerca di una via d’uscita.
    L’Associazione per la sinistra è consapevole dei ritardi, delle reticenze, dei silenzi che ci sono stati intorno al dramma di Gaza, in Italia in maniera particolare e anche da parte della sinistra. Le manifestazioni di Assisi e Roma del 17 gennaio, nonostante la scelta di luoghi separati, hanno alla fine rotto il silensio, fatto sentire ka voce del pacifismo italiano,dando visibilità all’indignazione popolare per quello che sta succedendo a Gaza. Si è interrotta quell’assuefazione a tutto che è il tarlo che distrugge la politica, soprattutto quella di sinistra.
    Chiediamo l’immediato e permanente cessate il fuoco, la fine dell’assedio, come indica la risoluzione del Parlamento europeo che lo giudica contrario al diritto internazionale, e La riapertura di tutti i valichi per il passaggio di persone e merci da e per la Striscia. Condividiamo l’orientamento espresso nella risoluzione europea circa la scelta di non procedere al voto per il potenziamento delle relazioni tra Unione europea e Israele e chiedere ad Hamas di fermare il lancio di razzi sulla popolazione civile nel sud di Israele e di lavorare per l’unità politica e territoriale palestinese.
    L’Associazione per la Sinistra ritiene che l’Europa debba assumersi una forte responsabilità nella ricerca di una seria via d’uscita alla drammatica situazione che si è determinata nei rapporti tra Israele e Palestina e chiede che il governo italiano si adoperi in questa direzione. Si impegna a rafforzare e sviluppare i segni positivi che le manifestazioni del 17 di Assisi e Roma hanno manifestato per rimettere in gioco la voce di quanti vogliono che la prospettiva in cui abbiamo sempre sperato torni a essere praticabile: due popoli, due Stati, pace e solidarietà in Medio Oriente.
    Dichiara indispensabile la convocazione di una grande manifestazione nazionale unitaria per il pieno riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.

  37. Dino Greco, visto da Brescia
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    Scritto da Maurizio Zipponi e Osvaldo Squassina
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    Dopo la destituzione di Piero Sansonetti, oggi Liberazione apre con l’articolo di fondo del neo commissario politico Dino Greco, che sferra un attacco inusitato e privo di stile al direttore uscente e ai giornalisti del quotidiano.
    Sansonetti, nel suo ultimo articolo come direttore, aveva dichiarato il suo rispetto a hi lo avrebbe sostituito, pur rimarcando le scelte compiute nel corso del suo mandato.
    Noi bresciani, che veniamo dall’esperienza del movimento operaio, siamo in genere persone riservate e restie a mettere in piazza i nostri problemi. Oggi, però, ci sentiamo liberi di raccontare alcuni fatti.
    Dino Greco è stato segretario generale della Camera del Lavoro di Brescia per otto anni. In quel periodo si è scontrato regolarmente con i metalmeccanici (e non solo con loro) cercando di minare l’autonomia e l’indipendenza della categoria: prima nella gestione delle crisi aziendali – individuando con l’associazione industriali un’ipotesi procedurale (affossata dal dibattito interno della Cgil) che configgeva anzitutto con quelle praticate dalla Fiom che avevano al centro la difesa intransigente dei posti di lavoro – poi opponendosi (e raccogliendo meno di un voto) con tutti i mezzi all’elezione dell’attuale segretaria generale dei metalmeccanici bresciani e infine, al temine del suo mandato, avanzando per la sua sostituzione una candidatura che è stata sonoramente battuta.
    Non è mai riuscito a rappresentare gli operai, proponendo di volta in volta astruse analisi sociologiche, fino a definire “leghismo rosso” quelle esperienze di lotta e di mobilitazione che in questi anni hanno caratterizzato i lavoratori bresciani. Greco è stato indipendente, è vero, ma dai lavoratori.
    Quello che sta accadendo oggi da ragione a chi ha fatto del rapporto diretto con i luoghi di lavoro il fulcro del proprio agire: non è un caso se, nonostante tutto, la Fiom di Brescia riesce ancora a realizzare buoni accordi per migliorare il salario e contrastare i licenziamenti; non è un caso se i metalmeccanici bresciani, che hanno saputo difendersi, oggi hanno la forza per affrontare la grave crisi industriale che il nostro paese sta attraversando.
    Da mesi Greco era in attesa di collocazione e quella di “commissario politico” di Liberazione è certamente un’occasione per ricominciare (tutti ne hanno diritto). Ci dispiace che l’amico e compagno Dino inizi un nuovo percorso pugnalando alle spalle una delle migliori e più libere figure giornalistiche della sinistra italiana.

    Maurizio Zipponi
    già segretario generale Fiom di Brescia, direzionale nazionale Prc

    Osvaldo Squassina
    già segretario generale Fiom di Brescia, consigliere Prc in Regione Lombardia

    da Il Riformista, 17 gennaio 2009

  38. CIVITAVECCHIA: NASCE L'ASSOCIAZIONE " PER LA SINISTRA ". said

    Anche a Civitavecchia nasce “Associazione per la Sinistra”

    Anche a Civitavecchia, come altrove in Italia, sta nascendo l’Associazione per la Sinistra, per l’iniziativa di un “comitato promotore” spontaneo che ogni giovedì alle 18,00 si riunisce nella sede dei Verdi, in corso Centocelle, 29. Si vuol fare bene e presto, evitando però di preparare una vecchia minestra da somministrare all’elettorato di sinistra disgustato e “inappetente”.

    Gli errori del passato sono oggetto di critica: il pendolarismo fra “partito di lotta” e “forza di governo”; le fughe in avanti di personaggi autoreferenziali; le facili transizioni dalla difesa dei diritti alla conservazione dei privilegi; l’imitazione scomposta dei modi e delle ambizioni di potere della destra; lo scollamento rispetto alle esigenze sociali ed ai diritti civili e costituzionali dimenticati e conculcati; l’incapacità di condurre a sintesi le distinzioni e le divisioni ed anzi la perenne tendenza a dividere gli individui, forzare le distinzioni, scomporre, spezzettare i gruppi e i partiti…
    La parola d’ordine è invece: comporre, aggregare. Per la prima volta da un secolo a questa parte è questione di vita o di morte: per quanto nobili, le aspirazioni di una sinistra moderna ed aperta rischiano di restare fuori delle Istituzioni, ridotte a pura testimonianza. Un abbaiare alla luna che nella notte di ritornanti populismi non riesce a far intuire e proporre un mattino di speranza.

    Gli amici del comitato promotore invitano i concittadini di quella che viene definita “sinistra diffusa” (diffusa e delusa) a condividere l’iniziativa dell’Associazione per la Sinistra. Invitano soprattutto i giovani, perché occupino finalmente gli spazi di responsabilità che loro competono ed utilizzino, come sanno fare, i nuovi strumenti di discussione e di comunicazione.
    Ci si può “conoscere” e aderire anche on-line su “face-book” all’indirizzo:
    http://www.facebook.com/group.php?gid=71937974991&ref=mf

    Si può “aderire” anche negli incontri del giovedì nella sede dei Verdi o in altra sede individuabile; preparare iniziative di diffusione, discussione pubblica, pressione politica sui temi che urgono nel cuore e nella vita reale della nostra società, con particolare attenzione al fondamentale diritto al lavoro, caposaldo costituzionale della Repubblica.

    Nulla deve restare intentato per avviare un futuro diverso e migliore: il progetto deve cominciare a realizzarsi oggi con lo sguardo ben al di là della pur importante competizione elettorale europea del prossimo giugno. La prospettiva è quella nazionale di una nuova SINISTRA radicata nei valori delle battaglie civili e sociali del passato ma proiettata nel nuovo secolo con ambizioni di orientare, regolare, governare il piccolo grande villaggio globale dell’umanità.

    Il Comitato promotore dell’Associazione per la Sinistra

    Civitavecchia, 15 marzo 2009

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