Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

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SE LA SINISTRA C’E’ BATTA UN COLPO

Posted by c.f. su 9 febbraio 2009

Abbiamo fatto tanto, abbiamo avuto il coraggio di ricominciare da capo nella convinzione che fosse necessario cambiare, superare il recinto di parole d’ordine e nostalgia con cui mascheravamo la paura e l’inadeguatezza ad affrontare la complessità dell’oggi, accettando di pagare il prezzo di un doloroso strappo e della rinuncia a quanto materialmente conquistato in tanti anni per poter dare un presente al diritto di rappresentanza attiva dei bisogni della parte non privilegiata della società e adesso, in mezzo al guado, restiamo fermi.

Se la Sinistra c’è, batta un colpo; e lo faccia adesso.

 

La smetta innanzitutto di piangere e di gridare al “golpe” per l’introduzione di una soglia di sbarramento del 4% considerandolo un vulnus alla democrazia, come se questa fosse garantita dall’assicurare la presenza di tutti (compreso le micro-formazioni dello “zero virgola qualcosa” ed i partiti a conduzione familiare) e non dalla capacità di unire una maggioranza, allorché composita, su un progetto di società.

Nessuno, tanto meno io, vuol sostenere che non sia strumentale e finalizzato al proprio interesse l’atteggiamento del PD ma ciò non cambia la sostanza delle cose e cioè che sotto una determinata soglia di consenso/condivisione (probabilmente più alta dello stesso 4%) nessuna  proposta politica può definirsi un progetto e che non c’è ragione per cui la collettività (specie in un periodo di recessione) debba farsi carico economicamente di qualcosa che non può produrre nessun effetto oltre al sostentamento personale dei suoi promotori (qualcosa di privato dunque e non pubblico).

Una formazione politica che autenticamente vuole rappresentare e sostenere gli interessi di una parte della società deve aver il coraggio di accettare la sfida di conseguire un risultato capace di dare ad essa la forza elettorale necessaria a sostenere attivamente e concretamente le istanze di cui è portatrice, anche correndo il rischio di restare fuori dalle istituzioni pubbliche.

 

Per questo è necessario, invece che atteggiarsi a vittime, avere invece il coraggio di sostenere che uno sbarramento come quello introdotto per le elezioni europee è non solo condivisibile ma necessario a tutti i livelli istituzionali per assicurare un corretto equilibrio tra diritto di rappresentanza e governabilità, dimostrando che l’esperienza del governo Prodi con il suo surreale e triste epilogo e ciò che ne è conseguito (l’attuale governo in carica) è quantomeno servita a comprendere ciò; ad aver compreso profondamente quella lezione al punto di accettare – sostenendo l’introduzione di uno sbarramento analogo a tutti i livelli elettorali – di correre il rischio di pagare in prima persona (con l’esclusione in caso di mancato conseguimento della soglia) pur di privilegiare gli interessi generali del paese.

 

Soprattutto recida definitivamente, adesso perchè non c’è più tempo, l’ombelico con ciò che è diventato il PRC, con il PdCI e con tutte quelle forze e correnti politiche che, chi in buona fede chi meno, offrono in cambio del voto – e dei vantaggi di pochi in termini di presenza nelle istituzioni che ne consegue – poco più che una rassicurante illusione di un futuro in cui riconoscersi; anche se quel futuro – immaginato e teorizzato nel ‘900 – non potrà mai più avverarsi perchè nel frattempo il mondo è cambiato.

 

Entro il mese di marzo dia vita ad una nuova formazione politica che si presenti autonomamente alle elezioni europee e a quelle amministrative, in alternativa alle formazioni politiche sopra citate e con l’obbiettivo prioritario di costruire un fronte  duraturo con il PD.

 

Se la Sinistra c’è, batta un colpo.

Perchè la grande maggioranza degli elettori progressisti, io compreso, non resterà in attesa che tutte le componenti del futuro soggetto politico siano in comodo, accettando nel frattempo di votare un incomprensibile guazzabuglio con obbiettivi e prospettive inconciliabili tra loro,  giusto per assicurare la presenza di qualcuno dei suoi rappresentati nelle istituzioni, ma sceglierà di astenersi o di votare il Partito Democratico che, pur non rappresentandoli compiutamente, ha quantomeno il merito di presentarsi come unica concreta alternativa al centrodestra.

 

Se la Sinistra c’è, batta un colpo; e lo faccia adesso.

La maggioranza degli elettori progressisti è sicuramente pronta a sostenerla.

 

 

 

c.f.

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Quella piazzetta genovese e quelle 114 persone…

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Lettera aperta a Paolo Ferrero.
Caro Ferrero, ho ascoltato con attenzione le tue riflessioni in quella bella piazzetta genovese dove è stata allestita la festa di Rifondazione, e non mi è stato certo difficile condividere tutte le denunce delle malefatte della destra. Restano i dubbi e le incertezze sul che fare, come fare e con chi fare.
Due anni fa Rifondazione ebbe a Genova trentacinquemila voti, che si sono ridotti quest’anno ai quindicimila dell’Arcobaleno. Nella piazzetta, quando parlavi, c’erano centoquattordici persone. Non ti sembra un dato su cui riflettere?
Hai attaccato il governo, in certi passaggi con la veemenza che normalmente sollecita un applauso: no, l’unico battimani si è levato quando hai sottolineato l’essere comunisti. Ti sembra sufficiente, un atteggiamento da incoraggiare? Ho ascoltato poco prima il commento di due ragazzi che transitavano: preistoria, hanno detto. Credi che siano sufficienti l’orgoglio, i simboli, l’esasperazione identitaria, per avere con quei due ragazzi, e con tanti altri ovviamente, un rapporto che ci consenta intanto di abbassare di qualche mese la ridondante età media dei presenti, ma soprattutto di ricominciare ad allargare la risicata area della nostra iniziativa?
Una festa di Rifondazione è normalmente anche una festa di Liberazione. Non ho sentito neppure un accenno alla preoccupante vicenda del giornale, non vorrei che fosse perché fra quei centoquattordici sono in pochissimi a comprarla e c’è anche chi, pur sentendosi militante, si vanta di non averla mai letta. Eppure la questione dell’informazione e degli strumenti di comunicazione è una delle più rilevanti, e non da oggi.
Mi è parsa francamente volgare la critica, immagino suggerita, che hai riservato all’ex segretario diventato assessore alla casa. Oltretutto, per stare alla politica e non alle beghe personali di cortile, alcuni problemi abitativi si stanno davvero risolvendo, e non è cosa da poco in una città come Genova.
Sabato la Cgil ha dato prova di vitalità. Meritava un cenno il fatto che un milione (reale, non esagerato con i soliti e illusori esercizi moltiplicatori) di persone abbia espresso la sua insofferenza. Personalmente ero già convinto della opportunità di decentrare le iniziative in cento città, e ne ho avuto conferma. Temo che l’11 ottobre si ridurrà a una inutile conta delle bandierine in una piazza romana e al confronto quantitativo (che produce già notti insonni) con la piazza dipietrista, dove per altro tu, io e spero tanti altri andremo poi a firmare per un referendum assolutamente giusto. Quando ho sollevato la questione mi è stato risposto che ormai la macchina era in moto. Per la verità non vedo muovere neppure un triciclo.
Sempre a proposito della iniziativa a Genova della Cgil, mi è parso che brillasse per la sua assenza l’attuale gruppo dirigente della federazione: un errore politico che avrebbe meritato, questo sì, una reprimenda. Un abbraccio.

giuliano giuliani su rifondazioneperlasinistra.it

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Due tessere, una sola sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Che almeno Sd, Rifondazione di Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestino con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che si presenti alle prossime elezioni europee.

Finalmente Nichi Vendola ha rotto gli indugi, annunciando un tesseramento “parallelo” a quello di Rifondazione comunista, e aprendo agli esterni. Ha detto cose giuste: non si può usare l’identità comunista come una clava smorta, non si può rinunciare a fare politica per un’azione sotto vuoto nel sociale. Ha compiuto parte del percorso che, con un poco di coraggio, forse porterà una cospicua parte dei militanti di Rifondazione a contribuire al percorso di nascita di una sinistra, non immemore dei suoi eroi e delle sue conquiste, ma libera da steccati e condizionamenti del passato.Questa novità mette in luce i limiti, già evidenziati da alcuni durante il congresso di Chianciano, di alcune norme dello statuto di Sinistra democratica. Personalmente, da iscritto della prima ora di Sinistra democratica, trovo assolutamente coerente con le motivazioni che mi hanno condotto alla scelta, quella di prendere anche la tessera del movimento di Nichi Vendola. Avrei due tessere di due movimenti che si battono entrambi per l’unità di una sinistra non identitaria, libera, e di lotta. L’attuale statuto di Sinistra democratica non lo permette e va corretto per consentire l’ibridazione di esperienze politiche.

Questo ci porta ad un punto forse più importante. Cosa dovrà essere la manifestazione unitaria della sinistra dell’11 ottobre? Per ora si tratta di un appuntamento contro il governo Berlusconi, concepito male come adunata di partiti e di ceto politico, e con parole d’ordine troppo vaghe e generiche per poter essere appassionanti. 
Se si deve manifestare contro il razzismo, meglio la manifestazione del 4 ottobre, o meglio sarebbe stato andare tutti a trovare il clan dei casalesi a Casal di Principe. 
Se si deve manifestare contro la guerra e il militarismo, meglio sarebbe stato andare tutti a Vicenza contro la base Dal Molin. Se si deve manifestare contro i tagli all’università, meglio invadere “La Sapienza” che si accinge ad eleggere come Rettore un barone simbolo di tutto il male che si annida nell’università pubblica italiana. Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Una soluzione potrebbe essere quella che almeno Sd, Rifondazione di Nichi Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestassero con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che combattivamente si presenti alle prossime elezioni europee. In questo modo l’idea di un forza unita e variegata della sinistra non comunista riceverebbe il suo primo battesimo di popolo, dopo il rifiuto opposto dagli elettori alla “sinistra cartello” nelle scorse elezioni.

Come detto, Nichi Vendola, pur sottacendo tutti gli errori che hanno condotto il suo partito ad esser un movimento di “parolai” (nel senso che a parole radicali corrispondevano anche pratiche salottiere e di spartizione delle poltroncine), ha fatto il suo. E lo stesso discorso sull’identità andrebbe fatto per il Socialismo europeo perché, con tutto il bene che possiamo volere alla grande generazione dei Palme e dei Brandt, oramai i loro progetti sono morti e sepolti insieme ai loro corpi. La sostanza delle loro idee di sovvertimento democratico del capitalismo sono sepolte, mentre quelle dei Gordon Brown, della Royal, del non so più quale leader della Spd, e dello stesso Zapatero, sono ben diverse e non oppongono alcuna visione significativa ed esaltante allo strapotere della cultura capitalista, competitiva, razzista (come si è visto in occasione di quasi tutte le recenti tornate elettorali europee). Più che calcare temi identitari occorre capire il mondo di oggi in cui l’Europa è sempre più marginale, il pericolo dell’odierna crisi finanziaria viene risolta salvando banche e riducendo i programmi sociali, denunciare il mercatismo dell’Unione europea, e presentarsi insieme con poche parole chiare e convincenti di ostilità all’Europa di Maastricht, di riforma e lotta in difesa del pubblico e dei beni comuni, di rifiuto di qualsiasi forma di facile nazionalismo ma di richiesta di partecipazione nelle decisioni di Bruxelles, di battaglia per l’educazione e per l’abolizione pratica del precariato che divide i lavoratori in protetti e schiavi con uno stipendio.

giuliano garavini su aprileonline.info

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Caro compagno Vendola e cari compagni tutti di Rifondazione per la Sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 30 settembre 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di un compagno 20enne di Avezzano.

Caro compagno Vendola e cari compagni tutti di Rifondazione per la Sinistra,
sono un ragazzo di 20 anni di Avezzano (provincia dell’Aquila) e scrivo questa e-mail per complimentarvi con tutti voi del lavoro che avete iniziato dando vita a questo nuovo soggetto politico. Nella mia breve vita elettorale ho votato una sola volta, alle ultime elezioni, per l’Arcobaleno: la delusione per la cocente sconfitta mi ha fatto molto riflettere e (non lo nego), a volte, interrogarmi sull’ eventualità che non stessi sbagliando tutto.
Ho sentito dentro di me nascere, frammista a quella che era la rabbia e l’insofferenza per ciò che era accaduto, la consapevolezza di un’esigenza: l’esigenza di Sinistra che noi giovani, ventenni o giù di lì, sentiamo e proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, all’università o sul posto di lavoro. Ho sentito l’esigenza di una sinistra nuova; che poi avesse di fianco anche la dicitura “Comunista”, mi sono chiesto, “Cosa cambia”; mi sono sempre sentito orgoglioso di essere comunista, per i significati ed i sentimenti che a questa appartenenza politica legavo: la voglia di lottare per un mondo migliore, di cambiare il sistema attuale di sviluppo economico ma anche il sistema attuale di rapporti tra le persone, per mettere al centro la dignità del lavoro e della vita dell’uomo, per combattere nuovi fondamentalismi e pericolosi revisionismi storici, nuove superstizioni, nuove cacce alle streghe.
Tuttavia non ho mai potuto fare a meno di legare a questo epiteto anche le colpe, immense, dello stalinismo, dell’Unione Sovietica, di alcuni aspetti di Cuba o della Corea del Nord, ritenendo le vittime di un regime vittime e basta, e non soffermandomi prima a guardare il colore di quello stesso regime.

Allora io oggi chiedo a Lei, perché dobbiamo continuare in quella che ha giustamente ed appropriatamente definito “Restaurazione del Comunismo”, persistendo nella volontà di giustificazione e legittimazione di antichi regimi, che si sono macchiati di crimini irripetibili, nel cieco desiderio di affermazione di teorie economiche o sociali che consideriamo avulse dal contesto storico e sociale in cui sono state elaborate, che non adattiamo ai tempi di oggi, che non modelliamo in base alle nostre esigenze?
Le chiedo perché di fianco a chi, come noi, è cosciente di cogliere gli aspetti più giusti e moderni della teoria comunista marxista, di osservarne le sfaccettature che ci parlano della difesa del più debole e dell’abbattimento di un sistema ingiusto, non possiamo accogliere ed abbracciare (pur nel rispetto reciproco delle diversità dei punti di vista) coloro che non si definiscono comunisti come noi, ma che lottano per i nostri stessi ideali? Penso al mondo del volontariato cattolico, che si impegna nella difesa di chi soffre, nel recupero di chi nella vita ha commesso degli errori, nella liberazione dei giovani dalle moderne schiavitù (chiamate droga e prostituzione): siamo forse in grado noi di dare una definizione di Sinistra che possa escludere costoro? E può questa stessa definizione allontanarci da tutte quelle associazioni e da quei movimenti che si battono per la difesa dell’ambiente, per una economia che sia sostenibile, oltre che per noi uomini, per il pianeta su cui viviamo? Oppure può allontanarci da quei gruppi di persone che vogliono cancellare ogni forma di discriminazione sessuale (oggi purtroppo ancora molto presente nel nostro Paese), difendendo i diritti conquistati (faticosamente) dalle donne e propugnando allo stesso tempo quelli di chi non può sentirsi “famiglia” perché giudicato “immorale” o “pervertito”?
Spero che Lei, compagno Vendola, mi aiuti a dare una risposta a questi miei interrogativi; nell’augurio di ricevere presto una Sua risposta, le rinnovo i miei complimenti per il lavoro che sta svolgendo e le auguro un felice proseguimento.

 
Tiziano Martini

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Caro Ferrero, ecco perché non condivido

Posted by carbonetti battistino su 21 agosto 2008

Caro Ferrero, ecco perché non condivido
la tua proposta “unitaria” sul partito

Caro Paolo, ti scrivo per spiegare perché non condivido la tua proposta, che chiami unitaria, e perché mi opporrò a quella che tu chiami svolta di sinistra del Prc. Scrivo, un po’ per riprendermi il senso delle parole – in questi anni, converrai con me, ce ne hanno rubate troppe, rendendo umanitarie le guerre, intelligenti le bombe, riformisti gli assalti conservatori ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e allora vorrei evitare che iniziamo tra noi, a rubarcele l’un l’altro. E un po’, ti scrivo, perché penso dobbiamo avere il coraggio di continuare in pubblico il dibattito che tra noi abbiamo affogato nelle dispute sui regolamenti, nelle tessere controllate o esibite, nei congressi soppressi, nelle liti, nelle offese. Il dibattito che è rimasto sotto, in basso come piace dire a te e non a me: il confronto sul nostro che fare.
Non condivido la tua proposta unitaria sul partito, caro Paolo, perché in effetti è una proposta che divide. E perché non riguarda la maggioranza del partito. Non il prevalente. Questo congresso ha avuto un esito sul piano del consenso semplice da leggere, difficile da risolvere. Semplice: una maggioranza relativa ha condiviso un’ipotesi politica e la proposta di un nuovo gruppo dirigente – il processo costituente della sinistra e l’elezione di Nichi Vendola, per intenderci; quattro minoranze si sono misurate su altre opzioni. Difficile: perché per quanto i primi due documenti fossero per molti versi compatibili, e avessero raccolto la quasi totalità dei consensi delle iscritte e degli iscritti, la modalità concreta con la quale il congresso si è svolto ostruiva la soluzione del conflitto tra noi. Non mi interessa fare qui l’ennesima conta delle responsabilità, che per me almeno, resta evidente.
Noi non condividiamo, non abbiamo mai condiviso, la politica che si confonde con l’aritmetica. Una maggioranza politica, per noi è un prevalente che si misura sul terreno politico con altri, i più simili a sé. E si oppone, sta in dialettica, con ipotesi che lo contrastano. Tu sei arrivato al congresso con il mandato di compagne e compagni che hanno votato il documento uno. Il più simile tra gli altri a quello di maggioranza relativa. Hai stracciato il mandato congressuale e azzerato ciò che hai sostenuto durante il congresso. Credo sia errato pensare che voi siete la somma di ipotesi diverse, sbaglia chi lo sostiene. Siete arrivati così, ma avete fatto un’altra cosa. Voi a Chianciano avete scritto un nuovo documento politico per dividere dalla maggioranza relativa della mozione Vendola, ciò che restava fuori. Il 40+7+2+1, contro il 47 per cento del partito. Il resto sono virgole. Avete scritto un nuovo impianto politico, che nessun compagno e nessuna compagna ha mai votato: hanno votato sul partito sociale, sulla costituente dei comunisti, sul partito operaio, sul disarmante appello di De Cesaris e Russo. Non hanno votato la fondazione di un nuovo partito comunista, che si chiama rifondazione e nasce dal rigetto di ciò che il Prc è stato negli ultimi dieci anni.
Peraltro, l’ipotesi che hai sostenuto tu conteneva, come il documento di De Cesaris e Russo, un’esplicita critica al fatto che Vendola fosse candidato segretario. Hai detto diverse volte durante il congresso che non eri disponibile per quella carica. Interviste, interventi pubblici, iniziative politiche devo fare l’elenco? No. Perché tu sei alfiere dell’imperativo che prescrive di dover sempre esplicitare le proprie intenzioni. Ce l’hai ricordato, in modo poco elegante, al Cpn nel quale Franco Giordano si è dimesso. Eppure hai fatto il contrario di ciò che hai detto.
Hai chiamato questa scelta svolta di sinistra. Io mi opporrò ad essa perché penso sia una svolta di destra. Perché di sinistra sarebbe stato un partito preoccupato più di rispondere alle domande del Paese che ai suoi dolori intestini. Un partito tutt’opposto alle strette del settarismo identitario. Una forza di sinistra è una grande forza popolare animata da spirito bolscevico. Mario Tronti, di recente, ha riaperto quella parola e l’ha tradotta: bolscevico vuol dire “a vocazione maggioritaria”, in grado cioè di porsi, nel momento del pericolo, l’obiettivo di vincere nel Paese.
Mi opporrò, perché m’è sempre parso che l’umore nero che sale dalle viscere sia di destra, e di sinistra la gioia di ricomporre le relazioni dopo una lite. Perché l’identità, punto decisivo di questo nuovo partito, abbiamo imparato a destrutturarla tra i banchi di scuola, per potere chiedere all’altro “che fai?” prima di “chi sei?”: si fa insieme una cosa anche se ci si chiama ognuno col proprio nome. Perché testimoniare un’identità serve a chi pensa che il mondo è quel che è, tale sarà fino alla fine dei giorni ma fuori dal mondo verranno ripagati quelli che hanno detto il vero, inascoltati. Testimoniare è, a mio avviso, di destra. Trasformare mi pare di sinistra. L’idea che abbiamo solo questo mondo qui, e solo questa vita, e val la pena di farla migliore.
Mi opporrò alla tua direzione politica, come vedi, perché non sopporto il furto delle parole. Abbiamo polemizzato, in alto, sulla poesia e sulla retorica, e persino, in basso come piace a te, sui congiuntivi. Io mi ricordo di Nino, l’ultimo segretario popolare del Pci della mia Palermo. E’ un uomo rude, persino violento. Una montagna con due occhi che brillano intelligenti in fondo alla faccia. Parla il siciliano dei suoi quartieri, rigorosamente. Ogni volta che chiacchieriamo resto colpito dalla cultura profonda che ha, dalla passione continua per lo studio, per la ricerca, persino dal gusto per la parola da usare. Mi ha detto un giorno: «è cosa che i comunisti hanno dovuto conquistare, non è stato un regalo, perciò l’amiamo».
Marco Assennato

21/08/2008

Solo un piccolo commento a questo lettera che mi ha conquistato il cuore, è evidente che il concetto di culturo contro il plebeismo è nella tradizione comunista, dentro ad essa, le parole riportate da Assennato sono le stesse che nio ho riportato di mio padre, lui da un vecchio comunista siciliano, io da  un fu comunista ligure. Migliai di chilometri, ma la stessa convinzione, alla faccia dei troppi dottorini del volgare.

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Avviso ai naviganti

Posted by rifondazioneperlasinistra su 20 agosto 2008

Questo NON è il blog ‘ufficiale’ di rifondazioneperlasinistra. Perciò è probabile che nè Vendola, nè Bertinotti, nè Migliore, nè Ferrero verrano mai a leggere ciò che scriviamo. E’ soltanto nato dalla necessità di mettere in ordine le idee al termine del congresso e riunire e contattare ed avvicinare i compagni che si sono riconosciuti nella mozione due, in attesa di capire come muoversi ALL’INTERNO DEL PARTITO. Lo scrivo in maiuscolo perchè, visto che sono stato per tanti anni fuori da Rifondazione, non mi costerebbe nulla starmene fuori per parecchio altro tempo e, quindi, se il 27 Settembre si decidesse per una scissione, io non vi parteciperei ma continuerei a restare fuori da Rifondazione. Come qualcuno ha scritto bene, secondo me, nei commenti, non mi sembra sia il caso di buttarci i pesci in faccia tra di noi, non credo che basti un blog o un commento di Francesco o Mau68 a convincere chicchessia della bontà delle opinioni di Ferrero il valdese o di Vendola il cattolico e perciò, vi invito ad essere propositivi, ad informare su iniziative del partito e dell’area rifondazioneperlasinistra che, come falceemartello, esserecomunisti ecc. ecc., credo abbia diritto di esistere ed organizzarsi all’interno di Rifondazione.

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Rifondazione Comunista: un Congresso da superare

Posted by rifondazioneperlasinistra su 17 agosto 2008

da asinistra.net copincolliamo senza, speriamo, che i compagni ce ne vogliano, uno spunto per una riflessione aperta, senza preconcetti o pregiudizi.

L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità, impedisce la costruzione di una forza plurale per culture e sensibilità. Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciò rapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà: lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere. Di seguito intervento di Michele Di Schiena.


Rifondazione Comunista: un Congresso da superare

Errare è umano ma perseverare nell’errore, portandolo peraltro alle estreme conseguenze, è veramente diabolico: ieri inesatte valutazioni e difetto di abilità e di lungimiranza politica hanno indotto Rifondazione ad indebolire fino alla sua caduta il governo Prodi favorendo così le manovre della destra ed oggi una raffazzonata e risicata maggioranza di delegati al Congresso di Chianciano chiude ogni prospettiva di partecipazione a coalizioni di centrosinistra facendo un nuovo regalo a Berlusconi ed al suo entourage. E lo fa cantando “Bandiera Rossa” per segnare, erigendo una barricata contro una diversa componente interna, la rinuncia al dna del partito e cioè all’impegno di “rifondare” l’esperienza politica del movimento comunista che aveva avuto grandi intuizioni ed aveva acceso nel mondo grandi speranze ma che, per i tragici tradimenti ed i clamorosi fallimenti della sua traduzione nel cosiddetto socialismo reale, aveva un assoluto bisogno di ricostruire il suo progetto di uguaglianza e di liberazione sui principi di democrazia, libertà e partecipazione sanciti dalla nostra Costituzione.

Nelle assemblee precongressuali ed in quella conclusiva di Chianciano non si poteva fare di peggio: inammissibili pregiudizi, reciproche accuse, manovre correntizie di basso profilo, logiche di “muro contro muro” hanno rubato spazio ad una serena e corale riflessione sulle cause della sconfitta. E’ mancata una seria analisi della crisi economica che attanaglia il Paese con un pauroso allargamento dell’area delle povertà; un ceto politico dirigente si è in larga parte dimostrato non in grado di interpretare gli umori, le critiche e le sofferte attese del “popolo” della sinistra; si sono esasperate le cose che dividono a scapito di quelle che dovrebbero unire. Ed ancora: si sono operate scelte di arroccamento ideologico che chiudono la porta alle tante istanze di emancipazione di matrice non comunista presenti specialmente nelle aree dei movimenti; nessuna attenzione è stata, in particolare, prestata a quella “sinistra cristiana” che, per iniziativa di Raniero La Valle, si sta proprio in questi giorni organizzando in una “rete” di gruppi, di associazioni e di servizi, «per la Costituzione, la laicità e la pace»; è caduto purtroppo nel vuoto l’accorato appello di Bertinotti che ha esortato il partito a creare le condizioni perché si faccia ricorso alla proclamazione di scioperi generali contro provvedimenti che colpiscono gravemente gli interessi vitali dei lavoratori.

E’ mancata poi l’onestà politica di chiedersi se le ragioni dei ceti più deboli e, più in generale, se le ragioni della democrazia non siano state gravemente danneggiate dalla caduta del tanto deprecato governo Prodi col conseguente ritorno al potere del più pimpante e dilagante berlusconismo. Così come non è stata presa in seria considerazione l’ipotesi, largamente condivisa da quasi tutti gli osservatori, che la batosta elettorale della Sinistra Arcobaleno sia stata causata soprattutto dalla pretesa di Rifondazione di potersi porre nella passata legislatura come forza di governo e di opposizione. Una scelta operata sacrificando appunto sull’altare di una incomprensibile opposizione politica, il più faticoso e producente lavoro della lotta sociale con colpevoli assenze nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, negli ospedali ed in tutti i luoghi dove si lavora, si soffre e si subiscono le piccole e grandi ingiustizie del nostro tempo. La schizofrenia governo\opposizione ed il sostanziale abbandono delle lotte sociali sono state le ragioni preminenti della sconfitta elettorale sicché andare a cercare queste ragioni altrove, dividendosi tra opposti schieramenti, è stata ed è miopia politica e fuga dalle proprie responsabilità.

Il capitalismo dell’economia globalizzata sta causando nel mondo crescenti e stridenti disuguaglianze, sta provocando crisi finanziarie che colpiscono soprattutto i lavoratori ed i più deboli e sta irresponsabilmente devastando l’ambiente. Un capitalismo che si presenta oggi da noi più pericolosamente insidioso perché attraversato dalle logiche berlusconiane e mascherato dalle strumentali ambiguità del ministro Tremonti. Questo capitalismo va contrastato da una forza politica che lo contesti in radice disvelandone il volto disumano e spesso violento. Una forza plurale per culture e sensibilità che tenga accesa la fiaccola della speranza in un’economia a misura d’uomo e, al tempo stesso, si adoperi realisticamente giorno dopo giorno per fare in concreto pesare sulla politica nazionale le ragioni dei lavoratori e dei ceti meno tutelati. L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità, impedisce la costruzione di una tale forza. Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciò rapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà: lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere.
Brindisi, 01 agosto 2008

Michele DI SCHIENA

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A congresso chiuso

Posted by rifondazioneperlasinistra su 17 agosto 2008

Il clima torrido, il caldo che incombe, le nottate insonni, non permettono di essere molto lucidi e, soprattutto, non permettono di mettere in ordine le idee prima di scrivere qualcosa. Così, io per primo, evito di scrivere e polemizzare con chi la pensa in maniera diversa da me e si pone semplicemente in contrasto con ciò che penso, a volte soltanto per il gusto di farlo. Mi capita così a cena, davanti una bella birra sudata e mi capita sui blog e sui newsgroups che frequento. Così rallento un po’ e penso ‘ma cazzo, il congresso e finito e, soprattutto, io sono stato sbattuto fuori da rifondazione un po’ di anni fa, da quelli che adesso il congresso lo hanno vinto, sbattuto fuori perchè troppo amico dei movimenti, della sinistra extra, di quelli che non sono ortodossi’. Ma il congresso è chiuso. Vale la pena ancora starsi a sbattere in faccia ciò che si è fatto e ciò che non? Adesso c’è davvero da lavorare, la linea politica del partito c’è, il segretario pure, gruppi dirigenti organizzati e pronti a governare anche e da parecchio tempo. Compagni, è ora di lavorare davvero. Buona fortuna, ne avremo davvero bisogno.

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Lettera a Liberazione

Posted by carbonetti battistino su 15 agosto 2008

Ho scritto questa lettera, e spero sia pubblicata, anche se  dopo il congresso tira un’aria bruttissima, a Liberazione perchè il silenzio su questi fatti mi sembra scandaloso. Posso capire non prendere posizione sulle varie linee politiche presenti nel partito, anzi questo lo approvo, ma tacere sulle cose positive fatte da un governatore di regione comunista, solo perchè ha lo scomodo nome di NIki Vendola mi sembra  stupido, anzi strano, proprio per come è e dimostra tutti i giorni di essere un giornalista come Sansonetti.

Premesso che voglio un giornale libero, i giornali stile Pravda che sembrano
piacere tanto a alcuni compagni/e a me non interessano, semplici bollettini che
scrivono quello che tu vuoi leggere, un giornale deve far pensare, non
compiacere. Voglio però chiedervi una cosa.  Vagando per internet ho scoperto
alcune cosette fatte dalla regione Puglia che sono in netta controtendenza
rispetto al panorama italiano. Ad esempio quella legge voluta da Niki che da
assistenza sanitaria agli stagionali extracomunistari che lavorano nelle
campagne con centri mobili che si spostano nelle campagne, forniti di
strumentazioni per analisi , radiografie ed altro, la diffusione nelle campagne
di fonti di approvvigionamento dell’acqua, carenza segnalata anche da medici
senza frontiere, che infatti ha plaudito a questa iniziativa, e lla creazione
di dormitori correttamente igenici per  i lavoratori stagionali. O l’accordo
fatto con i grandi e piccoli centri di distribuzione per distribuire latte,
acqua e detersivi con i dispenser, accordo che eliminerà in propsettiva una
bella fetta di rifiuto. o il progetto che ha coinvolto ben 12 mila giovani
pugliesi perchè i loro sogni, di piccola imprenditoria, artigianato o nelle
arti diventino realtà. Senza qui elencare le diversità di programmazione sulla
sanità,  rispetto del territorio, anziani e fasce deboli. Posso capire che
pubblicare questei fatti in pieno congresso avrebbe suscitato le ire  di chi
non sa vedere oltre i propri steccat, ma tacere su fatti che fanno percepire il
modo diverso di governare di un comunista rispetto non solo alla destra , ma
anche alle giunte di centrosinistra, cioè valorizzare il nostro saper fare 
credo che non sia bella positivo. Forse un vizio della sinistra italiana,
sempre disposta alla critica e alla polemica, mai a saper valorizzare ciò che
di positivo può fare.

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Genova e Liguria

Posted by rifondazioneperlasinistra su 7 agosto 2008

La paura è un sentimento che va non va disprezzato, talvolta è utile o persino salvifico. Ma quando diventa la modalità per guardare tutto ciò che è fuori da noi, gli effetti sono devastanti. Chi è preda della paura rischia di entrare in guerra con il mondo, una guerra che è già segnata dalla sconfitta. Oggi la società italiana è attraversata da una crisi di civiltà, che sta travolgendo tutto, anche la politica, che non è più capace di essere spazio del diritto e delle garanzie. Il senso di smarrimento, insicurezza e precarietà sono la cifra del nostro tempo e le destre su questo hanno costruito la propria fortuna. Alla società liquida rispondono con il cemento dei muri dell’identità e delle piccole patrie, come ci dice anche  la vicenda della moschea di Genova.

L’esito del congresso di Rifondazione (ed anche del Pdci) dimostra che la sinistra è dentro questa crisi e parte del fallimento della politica. Siamo stati travolti dalla marea montante della destra, che ha vinto prima nella società e poi nelle istituzioni. Di fronte a tale stravolgimento i gruppi dirigenti della sinistra dovevano muoversi attingendo alla dote del coraggio, invece per la paura di perdersi hanno scelto di trincerarsi in un mondo popolato di spettri.

Il dibattito congressuale si è così trasformato in psicodramma, la realtà è stata accuratamente rimossa, i processi sommari hanno preso il posto dell’analisi, urla volgari e scomposte dell’antipolitica hanno invaso il nostro congresso. I vincitori, facendo la somma dei minoritarismi, hanno in realtà soltanto traguardato la certezza della propria inconsistenza e del proprio definitivo isolamento.

La condizione in cui versa il paese però ci impone di non permettere che Rifondazione e la sinistra affoghino per sempre. Il vuoto apertosi con la sconfitta del 14 Aprile, ci restituisce il compito della ricostruzione. C’è estremo bisogno di una forte e seria opposizione politica e sociale. Le norme sulla precarietà  e la proclamazione dello stato d’emergenza, ce lo dicono ancora una volta. Ma senza una sinistra di popolo non si va da nessuna parte, non basta il Pd,  non serve certo il giustizialismo di Grillo e Di Pietro. Ora è il momento di ritessere tela con tutte le forze democratiche, a partire dal sindacato e dall’associazionismo. Guai solo pensare che la soluzione stia nel mettere in crisi le giunte in cui siamo presenti. Le amministrazioni locali, anche e soprattutto nel nostro territorio, sono al contrario un prezioso avamposto di resistenza, sono il luogo in cui da subito bisogna impegnarsi per praticare la buona politica, per tentare di offrire risposte concrete alla nostra gente. Sono infine lo spazio in cui si può provare a mettere in campo un’alternativa alle destre e per questa via almeno immaginare una nuova alleanza progressista, un futuro migliore per il paese. Senza un respiro, un progetto collettivo, le prossime tornate elettorali non si vincono da nessuna parte.

Dal congresso nazionale del Prc speravamo di tornare con più strumenti per ripartire ed invece chi ha speso da sempre le sue energie per una nuova sinistra di popolo, si ritrova soltanto le spalle caricate di un peso maggiore. Per non sottrarci a questa responsabilità, a settembre anche a Genova ed in Liguria, raccoglieremo la proposta di Nichi Vendola e  faremo nascere “Rifondazione per la sinistra”. Non una corrente (ce ne sono già troppe)  ma uno spazio politico e culturale di partecipazione. Una speranza in più nelle mani del popolo della sinistra.

Simone Leoncini

Comitato politico nazionale Prc

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