Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

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SE LA SINISTRA C’E’ BATTA UN COLPO

Posted by c.f. su 9 febbraio 2009

Abbiamo fatto tanto, abbiamo avuto il coraggio di ricominciare da capo nella convinzione che fosse necessario cambiare, superare il recinto di parole d’ordine e nostalgia con cui mascheravamo la paura e l’inadeguatezza ad affrontare la complessità dell’oggi, accettando di pagare il prezzo di un doloroso strappo e della rinuncia a quanto materialmente conquistato in tanti anni per poter dare un presente al diritto di rappresentanza attiva dei bisogni della parte non privilegiata della società e adesso, in mezzo al guado, restiamo fermi.

Se la Sinistra c’è, batta un colpo; e lo faccia adesso.

 

La smetta innanzitutto di piangere e di gridare al “golpe” per l’introduzione di una soglia di sbarramento del 4% considerandolo un vulnus alla democrazia, come se questa fosse garantita dall’assicurare la presenza di tutti (compreso le micro-formazioni dello “zero virgola qualcosa” ed i partiti a conduzione familiare) e non dalla capacità di unire una maggioranza, allorché composita, su un progetto di società.

Nessuno, tanto meno io, vuol sostenere che non sia strumentale e finalizzato al proprio interesse l’atteggiamento del PD ma ciò non cambia la sostanza delle cose e cioè che sotto una determinata soglia di consenso/condivisione (probabilmente più alta dello stesso 4%) nessuna  proposta politica può definirsi un progetto e che non c’è ragione per cui la collettività (specie in un periodo di recessione) debba farsi carico economicamente di qualcosa che non può produrre nessun effetto oltre al sostentamento personale dei suoi promotori (qualcosa di privato dunque e non pubblico).

Una formazione politica che autenticamente vuole rappresentare e sostenere gli interessi di una parte della società deve aver il coraggio di accettare la sfida di conseguire un risultato capace di dare ad essa la forza elettorale necessaria a sostenere attivamente e concretamente le istanze di cui è portatrice, anche correndo il rischio di restare fuori dalle istituzioni pubbliche.

 

Per questo è necessario, invece che atteggiarsi a vittime, avere invece il coraggio di sostenere che uno sbarramento come quello introdotto per le elezioni europee è non solo condivisibile ma necessario a tutti i livelli istituzionali per assicurare un corretto equilibrio tra diritto di rappresentanza e governabilità, dimostrando che l’esperienza del governo Prodi con il suo surreale e triste epilogo e ciò che ne è conseguito (l’attuale governo in carica) è quantomeno servita a comprendere ciò; ad aver compreso profondamente quella lezione al punto di accettare – sostenendo l’introduzione di uno sbarramento analogo a tutti i livelli elettorali – di correre il rischio di pagare in prima persona (con l’esclusione in caso di mancato conseguimento della soglia) pur di privilegiare gli interessi generali del paese.

 

Soprattutto recida definitivamente, adesso perchè non c’è più tempo, l’ombelico con ciò che è diventato il PRC, con il PdCI e con tutte quelle forze e correnti politiche che, chi in buona fede chi meno, offrono in cambio del voto – e dei vantaggi di pochi in termini di presenza nelle istituzioni che ne consegue – poco più che una rassicurante illusione di un futuro in cui riconoscersi; anche se quel futuro – immaginato e teorizzato nel ‘900 – non potrà mai più avverarsi perchè nel frattempo il mondo è cambiato.

 

Entro il mese di marzo dia vita ad una nuova formazione politica che si presenti autonomamente alle elezioni europee e a quelle amministrative, in alternativa alle formazioni politiche sopra citate e con l’obbiettivo prioritario di costruire un fronte  duraturo con il PD.

 

Se la Sinistra c’è, batta un colpo.

Perchè la grande maggioranza degli elettori progressisti, io compreso, non resterà in attesa che tutte le componenti del futuro soggetto politico siano in comodo, accettando nel frattempo di votare un incomprensibile guazzabuglio con obbiettivi e prospettive inconciliabili tra loro,  giusto per assicurare la presenza di qualcuno dei suoi rappresentati nelle istituzioni, ma sceglierà di astenersi o di votare il Partito Democratico che, pur non rappresentandoli compiutamente, ha quantomeno il merito di presentarsi come unica concreta alternativa al centrodestra.

 

Se la Sinistra c’è, batta un colpo; e lo faccia adesso.

La maggioranza degli elettori progressisti è sicuramente pronta a sostenerla.

 

 

 

c.f.

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NON ABBASSIAMO LA GUARDIA

Posted by carbonetti battistino su 6 dicembre 2008

 

AFRICOM:Un nuovo progetto colonialista U.S.A. con basi in Italia. Grazie al governo Berlusconi

La lotta contro le basi militari USA e NATO nel nostro paese deve riprendere con vigore, per contrastare un’escalation di guerra e morte che oggi sconvolge la vita di milioni d’esseri umani nei paesi attaccati, ma che presto si ritorcerà direttamente contro i nostri territori
Stampa e TV italiane, a cose fatte, comunicano ai cittadini l’avvenuta sistemazione d’altri uomini e mezzi militari a stelle e strisce nelle basi USA installate sui nostri territori.   Obiettivo dell’ulteriore militarizzazione è la creazione di alcuni nodi fondamentali della nuova rete di comando per l’intervento dell’esercito statunitense in Africa.   Il quartier generale di “Africom”, ora nella città tedesca di Stoccarda, vede la sua forza navale dislocata a Napoli e quella terrestre a Vicenza. I mass media italiani dimenticano però di dire che altre basi USA presenti in Italia sono e saranno interessate alla nuova proiezione bellica USA, come camp Darby per la logistica e Sigonella per lo spionaggio.    Le notizie più chiare  sull’obiettivo militare di questo nuovo comando ci giungono, come sempre, dalla fonte principale: il Pentagono, che indica tra gli obiettivi del nuovo comando quello di  “sviluppare tra i nostri partner africani la capacità di affrontare le sfide per la sicurezza dell’Africa”. Anche in questo caso, come da copione, l’infiltrazione militare sarà veicolata da aiuti “umanitari” alle popolazioni. Romano Prodi, eletto lo scorso settembre dall’ONU come “master peacekeeping” per l’Africa, avrà sicuramente buoni consigli da dispensare agli alleati d’oltre Oceano.  Nei fatti, l’obiettivo statunitense è quello di proteggere il flusso di petrolio che dall’Africa rifornisce per il 15% ( la percentuale salirà al 25% nel 2015) la propria comatosa economia nazionale, contrastando nello stesso tempo l’espansionismo cinese in quell’immenso e strategico continente.    Assoluto silenzio stampa invece sulle tante manifestazioni, conferenze, convegni e mobilitazioni nel continente africano contro il nuovo proposito colonialista statunitense. Sudafrica, Libia e Nigeria hanno detto no al Pentagono, seguiti da molti altri paesi dell’Unione Africana.    Il governo italiano supplisce al diniego dei paesi africani, e dopo le esternazioni razziste di Berlusconi su Barak Obama, le recenti prese di posizione a favore della Russia di Putin e Medvedev, si riallinea velocemente con la nuova leadership statunitense.                           
 Le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano per giustificare questa nuova umiliante concessione all’esercito USA rasentano il ridicolo.
Nella conferenza stampa del 3 dicembre 2008 alla Farnesina – disertata dal Segretario di Stato USA Condoleeza Rice – Frattini dichiara che la concessione rientra negli accordi internazionali perché “si tratta di strutture di comando che operano nell’ambito del NATO”.
Niente di più falso! Africom, come tutti gli altri comandi con i quali il Pentagono ha diviso l’intero pianeta, sono sotto l’esclusivo controllo dell’esercito USA.    Dai Balcani all’Afghanistan, dal Libano all’Iraq il nostro paese è sempre più partecipe alle aggressioni colonialiste occidentali. Ora i nostri territori saranno un retroterra strategico anche per il tentativo statunitense di riconquista del continente africano.
La lotta contro le basi militari USA e NATO nel nostro paese deve riprendere con vigore, per contrastare un’escalation di guerra e morte che oggi sconvolge la vita di milioni d’esseri umani nei paesi attaccati, ma che presto si ritorcerà direttamente contro i nostri territori.
Trasformiamo la scadenza anti NATO indicata dal Forum sociale internazionale per il prossimo aprile 2009 (si legga l’appello su www.disarmiamoli.org ) in un ricco, articolato e determinato percorso di mobilitazioni contro il crescente militarismo colonialista occidentale.

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I video della assemblea di Roma

Posted by carbonetti battistino su 10 novembre 2008

GLi audio/video degli interventi alla presentazione della associazione per  “La Sinistra”

Moni Ovadia                http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-0

Maria Luisa Boccia     http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-1

Gianni Mattioli           http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-2

Giorgio Parisi             http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-3

Nichi Vendola            http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-4

Paolo Cento                http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-5

Claudio Fava              http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-6

Umberto Guidoni       http://www.sinistra-democratica.it/costruire-la-sinistra-il-tempo-adesso-7

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Costruire la Sinistra: il tempo è adesso

Posted by carbonetti battistino su 7 novembre 2008

 

 

 

Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere – come fece Einstein – che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque,  reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.
Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi  in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.
Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno  di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade  nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare.  Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di  farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.
E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?
E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.
Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della  non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un’opposizione rigorosa , con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La  difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme  all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.
Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa  anche spezzare una  condizione di marginalità – politica e persino democratica –  e  scongiurare la deriva bipartitista , avviando   una  riforma delle pratiche politiche novecentesche.
L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.
Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all’assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative  che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne  sui  temi    del   lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.
Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora.

Roma, 7 novembre 2008

 
Primi firmatari:

Mario    Agostinelli, Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia     Bandoli, Katia Belillo, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Delbono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Carlo De Sanctis, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Pietro Folena, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Franco Giordano, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Leo Gullotta, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Marco Montemagni, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Alberto Olivetti, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Luca Pettini, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Fernando Pignataro,  Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Tore Serra, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola

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La federazione di Roma

Posted by carbonetti battistino su 31 ottobre 2008

 
 
Caro Ferrero,
ti raccontiamo la vergogna
della federazione di Roma
 
 

Caro Paolo,
sappiamo quante difficoltà locali si vanno diffondendo e sommando a quelle di un’esile maggioranza congressuale. Riteniamo però che la situazione della federazione di Roma meriti la tua attenzione non fosse altro per la gravità di quel che accade. E allora ti chiediamo: ma che succede a Roma?
A luglio si è svolto il congresso cittadino e a quattro mesi di distanza il partito a Roma non dà segni di vita, questo nonostante moltissimi tra quelli che ti hanno sostenuto nel congresso romano, si siano autonominati maggioranza. Una “maggioranza” che però non riesce a definire una linea politica né un gruppo dirigente.
Ci permettiamo allora di raccontarti dal nostro punto di vista cosa è successo a Roma negli ultimi mesi.
In pieno agosto alcuni di noi sono stati convocati per il primo Cpf dopo il congresso, convocato per l’11 settembre 2008 e che aveva un unico ordine del giorno chiarissimo: l’elezione del segretario. Sappiamo che precedentemente a quella data, e per iniziativa dei compagni dell’area Rifondazione per la Sinistra, c’era stato un incontro tra esponenti delle diverse mozioni che aveva provato a creare un clima idoneo, affinché la discussione si attestasse sulle priorità politiche del partito e della sinistra tutta nel difficile contesto cittadino. Poi però qualcuno si è presentato con degli Odg che avevano l’obiettivo preciso di introdurre elementi di conta, atteggiamento che contraddiceva ogni proposito di ricerca unitaria. Di fatto quel Comitato Politico federale non si è mai svolto, perché sospeso. Inoltre in quegli stessi giorni si è svolta a Roma una festa di alcuni circoli che qualcuno ha voluto, senza nessun voto nella sede del Cpf, far passare per festa cittadina. Poi tutta una serie di comportamenti e fatti che riteniamo in diversa misura gravi: veniamo a sapere che alcuni circoli, prevalentemente del documento uno, ancora non hanno pagato le tessere, cosa che, pensiamo, ne avrebbe dovuto persino impedire lo svolgimento del congresso del circolo. Riceviamo mail e comunicazioni dalla presidente del Cdg della federazione che ci invitano a partecipare a iniziative mai discusse in nessun organismo dirigente cittadino fino all’episodio più grave, avvenuto durante il corteo dell’11 ottobre. Molti di noi si sono avvicinati allo striscione della Federazione, costatando una gestione delle parole d’ordine lanciate dal camion da far venire i brividi: violenza verbale contro tutto e tutti non fosse comunista doc e secondo i personali parametri di chi deteneva (a quale titolo?) il microfono. L’apice di quest’atteggiamento ha trovato il suo compimento nell’aggressione al compagno Bertinotti, parolacce e bestemmie ben identificabili con la federazione di Roma.
Tutto questo per darti il quadro della situazione, per noi inaccettabile, in cui si trova la nostra federazione.
Eppure Roma non ci sembra un luogo da poco. Una federazione in cui chiunque, ma proprio chiunque, può alzarsi una mattina e parlare in nome del partito romano.
In città in questi giorni succedono cose importanti: si occupano le università, ci si mobilita per la difesa della scuola pubblica, per la tutela dell’agro romano, per contrastare xenofobia e razzismo. Ma la federazione continua a versare in uno stato di assoluta e pericolosa empasse. Quanto può durare una situazione così insostenibile, quanto reggerà un accordo tra mozioni che non ha alcun profilo politico se non la conservazione di uno status quo? Noi sui nostri territori continuiamo a svolgere le nostre attività, riuniamo i direttivi, le assemblee degli iscritti, ci misuriamo con il tema stringente di darci nuove grammatiche, proviamo a sperimentare innovative forme di agire politico e abbiamo drammaticamente compreso che d’identità asfittiche si può anche morire e che se a Roma si continua in questo modo della Federazione, resteranno solo i locali di via Squarcialupo, 58.
Da ultimo non vorremo che proprio chi si è affermato al congresso nazionale difendendo, a parole, l’autonomia del partito e delle esperienze territoriali tenga in scacco i comunisti romani in attesa che il dalemone interno all’attuale maggioranza metta a posto “le caselle del potere” in giro per l’Italia. Insomma può la federazione di Roma essere ostaggio di quanto succede a Via del Policlinico o in Lombardia?
Certi di un tuo riscontro ti salutiamo fraternamente.
Firme segretari di circolo:
Luana Di Molfetta (Monti Esquilino),Giuseppe D’Agata (San Lorenzo), Massimo Rivera (San Basilio), Stefano Russo(Casal Bruciato), Piero Milotti (Pietralata), Umberto Brancia (Tor dè Schiavi), Piero Di Folco (Appio-Tuscolano), Vezio Ferrucci (Garbatella),Marina Pieroni (San Paolo), Marco Ascione (Spinaceto), Alberto Corsi (Ostia Lido), Maurizio Lopò (Massimina), Roberto Mazzantini (XVIII Municipio), Rosangela Mura (Quartaccio), Marco Di Pasquale (Ponte Milvio), Patrizia Caprara (Cooperazione sociale), Mariella Bacarini (Sanità), Stefania Quarti (Fiumicino)

31/10/2008

 

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Anche a La Spezia in movimento

Posted by carbonetti battistino su 20 ottobre 2008

Uso un nuovo metodo  di pubblicazione, per non appesantire troppo il blog.

 

manifestazione-del-24-manifesto

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Festa della Sinistra a Spinaceto

Posted by carbonetti battistino su 7 ottobre 2008

07 Ottobre 2008

Festa della Sinistra a Spinaceto

Dal 7 al 10 ottobre a Roma – Spinaceto si terrà “la Festa della Sinistra del XII Municipio di Roma” , promossa dal locale Circolo del Prc di Spinaceto e da Sinistra Demcratica del XII Municipio, ove è prevista la partecipazione di tutte le esperienze della sinistra diffusa, dei comitati e delle associazioni del XII Municipio.
 
Il programma è davvero ricco di eventi e di iniziative interessanti, oltre a ben due cene popolari di qualità e dal modico costo di € 10,00 (dieci).
 
Qui sotto il calendario della Festa, oltre al manifesto e alla manchette della festa allegati.
 
Per le cene popolari è meglio prenotare scrivendo a lucarini.marco@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o a  marco.ascione@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;
 
Tenuto conto della collocazione autunnale, la Festa si tiene in una grande galleria al riparo dalle intemperie.

 
 
FESTA DELLA SINISTRA DEL XII MUNICIPIO dal 7 al 10 ottobre a Largo Cannella, Spinaceto, Roma.

promuovono l’iniziativa: circolo Prc Spinaceto; Sinistra Democratica Municipio Roma XII
 

*Martedì 7 ottobre

Ore 18,00 URBANISTICA

Mobilità, servizi e qualità della vita nel nostro territorio.

Assemblea aperta delle realtà associative del XII Municipio

Gemma Azuni, Pasquale Carpentieri, Luisa Laurelli, Alba Maccari, Carlo Patacconi, Dante Pomponi, Matilde Spadaro,

Ore 21,00  Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro

*Mercoledì 8 ottobre

Ore 18,00 SICUREZZA

La Sinistra e le periferie

Luigi Nieri, Roberto Giulioli, Massimo Ilardi, Patrizio Gonnella, Federico Polidoro

Ore 20,00  proiezione del film “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini

*Giovedì 9 ottobre

Ore 17,00 INTERNAZIONALE

Presentazione del quaderno speciale di Limes “Russia contro America: peggio di prima”

Lucio Caracciolo, Giorgio Mele, Elettra Deiana, Silvana Pisa, Anubi D’Avoss Lussurgiu

Ore 18,30 LAVORO, SCUOLA e CAROVITA

Contro le politiche del governo di centrodestra

Stefano D’Alterio, Cecilia D’Elia, Enrico Panini, Rosa Rinaldi

Ore 21,00  Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro

*Venerdì  10 ottobre

Ore 17,30 SINISTRA
 
Ricostruire, uniti e subito

Fabio Mussi e/o Marco Fumagalli, Alfonso Gianni, Piero di Siena, Anna Pizzo

Ore 20,00 Assemblea della Sinistra in XII Municipio e inaugurazione della Casa della Sinistra

Ore 22,00 Serata rock

Allegati:
Scarica questo file (manchette_festa_web.jpg)manchette_festa_web.jpg [Programma festa]
Scarica questo file (man_festa_web.jpg)man_festa_web.jpg [ ]

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Bertinotti: ‘Io sono comunista, ma comunismo è una parola indicibile’

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

Stefano Bocconetti

Una polemica su una frase. Ma stavolta non è la solita denuncia sulla «leggerezza» della politica, sul dominio della comunicazione sulla politica. No, perché in realtà questa polemica rivela – addirittura più che nei congressi di partito – che a sinistra sono in campo due ipotesi. Di più: due culture, due filosofie. Da cui discendono altrettante linee politiche. Vale la pena allora procedere per tappe. Tutto accade nel giro di un pomeriggio. E tutto comincia quando le agenzie, ieri, battono un dispaccio. Contiene le anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa, «Viaggio in un’Italia diversa», in vendita da stamane. Riporta una frase – quella che ha dato il via al pomeriggio di polemiche – di Fausto Bertinotti. «Comunismo è una parola indicibile – dice l’ex Presidente della Camera al più «potente» giornalista della Rai – Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce».
Mezz’ora dopo, le repliche. Prima quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazone eletto al congresso di Chianciano. «Io – dice l’ex ministro del governo Prodi – continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». Di più, e più apertamente in polemica col suo ex segretario: «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi». Il tutto, fino alla rivendicazione del ruolo del partito: «Ci chiamiamo Rifondazione comunista perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono».
Più tardi, torna Bertinotti per spiegare meglio le sue idee. Si affida ad una premessa di una riga e mezza («Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce») e ad un’affermazione di tre-parole-tre: «Sono comunista. Punto».
Questi i fatti. Con le agenzie e i siti web che ieri pomeriggio titolavano tutti allo stesso modo: «Il comunismo divide i comunisti». Ironia un po’ facile, come quella che si usa quando si «maneggia» una polemica gonfiata, una querelle di plastica. Ma non è questo il caso. Perché in realtà il dissenso c’è, è forte. E investe tante sfere. Ovviamente Bertinotti, come sembra chiaro dalle stesse pagine di quel libro, non si «pente» affatto delle sue scelte. Niente a che fare, insomma, con l’atteggiamento dei dirigenti dell’allora pidiesse all’indomani della svolta della Bolognina…
L’ex Presidente della Camera dice un’altra cosa: vede la difficoltà a costruire iniziative politiche a partire da quell’identità. Oggi, insomma, non siamo negli anni 60′, o negli anni 70′, quando le definizioni di comunista, socialista rimandavano immediatamente a progetti, a culture. A collocazioni politiche. Oggi, per intere generazioni – le ultime – quelle definizioni significano poco. Sono una parte della storia, rilevante, rilevantissima, ma della storia. Si riparte da qui, allora, si riparte senza infingimenti dal disastro sancito dalle ultime elezioni. Situazione comune a tanti altri paesi, situazione difficilissima, quasi disperata. Si riparte, si dovrebbe ripartire da qui, allora, per riprogettare un’idea anticapitalista, antipatriarcato, antirazzista. Per riprogettare una nuova sinistra. Termine – è vero – che ha i confini più ampi e perciò indefiniti di una parola come «comunista». Ma proprio perché più ampia può servire a capire e a provare a cambiare una realtà assai più complessa e articolata di quella del secolo scorso.
Così andrebbero lette le pagine del libro di Vespa. Almeno così le ha lette chi scrive questa cronaca. Anche le repliche, comunque, non si fermano alla superficie. E vanno nel merito dei problemi. Claudio Grassi, per esempio, della segreteria di Rifondazione – anche lui parte della maggioranza vincente a Chianciano – dice che ancora oggi «il comunismo è una grande idea di trasformazione per la quale vale la pena impegnarsi e lottare. Anche questo ha detto il recente congresso di Rifondazione sconfiggendo le ipotesi – sostenute appunto anche da Bertinotti – di un suo superamento».
Citazioni non casuali, perché, se ci si pensa il tema – il primato del partito o, dall’altra parte, la sua incapacità a cogliere le sfumature di un mondo che cambia, e nel quale il partito rischia di diventare semplice testimonianza – è stato più o meno quello del congresso. Ma la discussione di ieri pomeriggio non è rimasto nella sfera delle idee. Della filosofia politica. Ha un’immediata traduzione per ciò che riguarda le scelte politiche. Quelle di oggi. Perché per Bertinotti l’errore di Ferrero – conseguente di quella scelta di puntare tutto e solo sull’identità – porta con sè anche la scelta sciagurata di guardare con simpatia a Di Pietro: «Non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo». Anche in questo caso replica immediata dell’attuale segretario di Rifondazione: «Non va abbandonato il campo della politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica». Infine, l’affondo: «E mi dispiace solo che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto». E allora, dopo un pomeriggio difficile, in campo sembrano restare due ipotesi: l’idea di una costituente della sinistra. da inventare, da costruire. E l’idea di un rapporto privilegiato con la cultura, le idee dell’Italia dei Valori. E non è una discussione che si esaurirà in poche battute.

da liberazione.it

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Qui e ora: un’associazione per la sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

di Gennaro Migliore

Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.

da rifondazioneperlasinistra.it

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Festa di Liberazione, c’è bisogno di sinistra

Posted by carbonetti battistino su 2 ottobre 2008

  1. ROMA: C’E’ BISOGNO DI SINISTRA Dice:
    1 Ottobre 2008 a 4:02 pm e1 Ottobre 2008

    Roma – Festa di Liberazione (1-5 ottobre)

    C’E’ BISOGNO DI SINISTRA!

    Questa affermazione, questa necessità, questa urgenza, è stata la scintilla che ha spinto le compagne e i compagni dei circoli di Rifondazione comunista della Tiburtina – San Lorenzo, Casal Bruciato, Pietralata e San Basilio – a promuovere la Festa di Liberazione dall’1 al 5 ottobre al Piazzale del Verano, uno degli snodi più importanti di questo quadrante della Capitale.

    La Festa è un momento decisivo di aggregazione e di incontro con le cittadine e i cittadini, ma è soprattutto un primo punto di partenza, in questo difficile autunno, per rilanciare sul territorio i luoghi della partecipazione e per riprendere a dare corpo e organizzazione al conflitto sociale. E’ un’occasione da non perdere per ricostruire insieme un progetto politico di intervento, che sappia invertire la rotta rispetto alla frammentazione e alla dispersione delle tante intelligenze critiche presenti nella società.

    Dalla sicurezza alla scuola, dall’università ai temi della salvaguardia della memoria e del territorio, dal mondo della cultura e dell’informazione al lavoro, nei cinque giorni saranno protagoniste le esperienze, le professionalità e i saperi degli operatori e di chi interviene direttamente sul campo. Con un’attenzione particolare anche al coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso spettacoli musicali di forte impatto e richiamo. Nei nostri quartieri, nella nostra città, nel nostro Paese c’è bisogno di sinistra, di una sinistra forte, unita, plurale, che si metta in marcia per ridare speranza alle donne e agli uomini oggi sempre più vittime dei processi di precarizzazione del lavoro, della distruzione dell’ambiente, dell’assenza di diritti civili per tutte e tutti e, più complessivamente, dei frutti amari della globalizzazione capitalistica.

    Il buon successo della Festa significherà partire con il piede giusto per rilanciare la nostra iniziativa politica e ridarci visibilità in una porzione di città, tradizionalmente di sinistra, ma dove purtroppo si stanno sviluppando i germi negativi di una cultura delle paure prodotta da una destra in doppiopetto, che oggi non disdegna più neanche gli espliciti riferimenti alla dittatura fascista, e che pratica un pericoloso mix di liberismo, populismo e razzismo.
    Torniamo a discutere, a stare insieme, a riscoprire anche il piacere della partecipazione e della Politica con la p maiuscola. Perché ancora oggi, in questo XXI secolo, sarà solo la Politica e il protagonismo di tutte e tutti l’unico strumento che abbiamo per ridare coraggio e opportunità al nostro cammino per il cambiamento di una società ingiusta. Ricominciamo, insieme.

    leggi il PROGRAMMA DELLA FESTA

     

    Rifondazione per la sinistra

    http://www.rifondazioneperlasinistra.it

    contattaci scrivendo a:
    info@rifondazioneperlasinistra.it

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