Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

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UN APPELLO AL GRUPPO DIRIGENTE DELLA SINISTRA PER LE LIBERTA’

Posted by c.f. su 9 marzo 2009

elezioni-europee-2009-sinistra-per-le-liberta1 Credo anch’io – come altri sostengono in post pubblicati nei diversi blog del movimento per la sinistra presenti sul web – che se “la sinistra per le libertà” riuscirà a superare la soglia del 4% sarà più facile lavorare per trasformare la lista in soggetto politico.

Come – soprattutto – sono convinto che se non saremo capaci di concretizzare a breve termine tale passaggio (la trasformazione della lista in soggetto politico), la “sinistra” è destinata a scomparire progressivamente dalla scena politica e – quasi certamente – in un lasso temporale breve (le ragioni sonno palesi, inutile dilungarsi ulteriormente su di esse).

Forse una parte – minoritaria – dell’attuale gruppo dirigente de “la sinistra per le libertà” riuscirà comunque a “salvarsi”, costituendo un’ulteriore lista “temporanea” da presentare come nuova speranza di riscatto della sinistra alle elezioni successive, ma a quel punto – certamente – il distacco sarà talmente profondo che dubito ci sarà ancora la possibilità di costruire – nel corso medio della vita della generazione di chi scrive – una forza politica di sinistra capace di incidere e modificare lo stato delle cose presenti.

Questa NON è un’occasione tra le tante, quella che abbiamo di fronte – stante il contesto storico, sociale, politico ed economico in cui è maturata – è l’ULTIMA possibilità; Poi ciascuno di noi non potrà che andare in ordine sparso o ritirarsi nel proprio privato.

Per questo mi sento di dover fare un appello all’attuale gruppo dirigente de “la sinistra per le libertà” (sostanzialmente i dirigenti delle forze politiche di provenienza che, non essendoci stato tempo per avviare un percorso di costituzione degli organismi decisionali, agiscono in sua vece) affinché sappiano essere all’altezza della responsabilità morale che si sono assunti (più nella speranza di riuscire ad ottenere una collocazione personale nelle istituzioni che per altro, ma ciò – a questo punto – è secondario) coinvolgendo soggetti esterni alla loro “cerchia” – soggetti capaci di portare esperienze e capacità nuove, competenze e conoscenza – e, rinunciando ad occupare una parte (non tutti, ci mancherebbe; sarebbe altrettanto folle pensare di fare tabula rasa delle importanti e preziose esperienze politiche accumulate da essi) degli spazi di responsabilità amministrativa (nelle cariche europee e – soprattutto – in quelle amministrative) e politica, includano e coinvolgano – prima, durate e dopo le elezioni – negli organismi dirigenti e nelle istituzioni tali figure.

Perchè se la presenza all’interno delle istituzioni pubbliche – specie quelle locali – della lista “la sinistra per le libertà” è il presupposto – probabilmente indispensabile – affinché si possa riuscire a costituire un nuovo soggetto politico capace di rappresentare le istanze del “diffuso popolo di sinistra” e della parte meno garantita della nostra società è altrettanto vero che soltanto se tale presenza saprà produrre risultati CONCRETI e VISIBILI a breve e medio termine (il mandato elettorale) sarà possibile acquisire quella CREDIBILITA’ indispensabile, affinché si possa godere della fiducia della delega.

Compiere adesso questo parziale “passo indietro”  NON è solamente un obbligo morale di chi si richiama ad i valori che tale lista esprime, ma è soprattutto la possibilità per tutti noi – per essi stessi in primo luogo – di avere un futuro.

Un futuro che è nelle mani dell’attuale gruppo dirigente de “la sinistra per le libertà (perchè, al di là degli auspici sulla partecipazione e la costruzione “dal basso” del soggetto politico, “de facto” in questo momento – ed è ora che si decide – soltanto loro e pochi altri sono nella condizione di farlo) che sceglierà anche per noi.

Ci riflettano almeno un po’, prima di farlo.

c.f.

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UNA PROPOSTA ALTERNATIVA ALLE GRANDI OPERE

Posted by c.f. su 5 marzo 2009

opera1E’ di questi giorni l’annuncio del governo di voler rilanciare il Piano delle Grandi Opere. Un piano di circa 16 miliardi di euro, con il quale si sostiene di dare risposta alle carenze infrastrutturali dell’Italia ed al tempo stesso rilanciare l’occupazione.
Ma al di là delle affermazioni ridondanti a cui questo governo – ma più in generale la politica dei salotti televisivi – ci ha abituati, oltre tanta enfasi, difficilmente un piano così congegnato potrà portare effettivi benefici, sia alla rete infrastrutturale che ai livelli occupazionali.
Non sono un economista e neanche un esperto della mobilità ma basta un po’ di buon senso (nel mio caso accompagnato da una ventennale esperienza nell’ambito tecnico, nel settore edilizio-urbanistico) per comprendere che alcune opere puntuali, per quanto importanti, non incideranno significativamente sulla qualità della vita della popolazione, stante l’oramai diffuso livello di scarsa manutenzione che caratterizza le infrastrutture nel loro complesso (sarà inutile poter – ad esempio – percorrere velocemente un tratto intermedio di un ipotetico percorso, grazie alla nuova grande opera realizzata, quando poi si avranno sempre maggiori difficoltà a coprire i restanti 9/10 dello stesso, causa il suo deteriorarsi progressivo) e neanche sui livelli occupazionali perché, Corte dei Conti “docet”, proprio nelle grandi opere pubbliche si concentrano i maggiori sprechi e la corruzione (più grande è l’opera e maggiori sono le risorse, sub-appalto dopo sub-appalto, disperse per foraggiare le tante figure intermedie, oltre le “bustarelle” per favorire l’assegnazione degli stessi), corrispondendo per l’opera pubblica – nella larga maggioranza dei casi – importi significativamente maggiorati rispetto al valore della stessa e sprecando così buona parte della sua potenziale capacità di sostegno al settore edilizio (ed anche di qualificazione/potenziamento delle reti infrastrutturali).
Un piano, quello dell’attuale governo, che dunque deve essere necessariamente ed efficacemente contrastato nelle sedi istituzionali e nel paese, con la protesta e soprattutto avanzando – sinistra e opposizione tutta (sono certo che il Partito Democratico sia tutt’altro che insensibile su tale tema) una proposta alternativa.
A mio avviso si dovrebbe contrapporre all’iniziativa del governo, un Piano delle Piccole e Medie Opere, proponendo di impiegare le stesse risorse per un processo di manutenzione e riqualificazione diffusa delle reti infrastrutturali esistenti (senza rinunciare alle grandi opere, che conservano una loro utilità intrinseca, ma demandandole ad una seconda fase quando la rete infrastrutturale esistente sarà efficiente; rappresentando tale condizione il presupposto necessario affinché le grandi opere possano esprimere effettivamente i risultati attesi), su tutto il territorio nazionale e demandando agli enti territoriali la loro attuazione, secondo uno schema di ripartizione delle risorse come quello di seguito ipotizzato.
Un primo livello di ripartizione legato alla distribuzione delle risorse per ambito territoriale.
Tale ripartizione dovrebbe rispondere a criteri che prendano in considerazione sia la distribuzione territoriale della popolazione che quella delle infrastrutture, oltre che il loro stato di conservazione.
A titolo esemplificativo si potrebbe ripartire le risorse tra le varie regioni nella misura di 1/6 proporzionalmente alla popolazione residente, di 2/3 proporzionalmente alla quantità di infrastrutture esistenti (strade, reti ferroviarie, metropolitane, parcheggi, aeroporti, porti, etc.) e di 1/6 proporzionalmente al loro stato di manutenzione (in misura decrescente dalle più carenti alle più efficienti).
Un secondo livello di ripartizione, una volta determinata la ripartizione territoriale (su base regionale), legato alla distribuzione delle risorse per ambito di competenza.
A titolo esemplificativo si potrebbe ripartire le risorse tra i diversi enti territoriali nella misura di 1/9 agli enti nazionali presenti sul territorio (con il vincolo di investire la somma all’interno dell’ambito regionale a cui sono state assegnate le risorse oggetto di ripartizione), di 2/9 alla Regione, di 2/9 alle Province e 1/3 ai Comuni, oltre ad un accantonamento di 1/9 da assegnare proporzionalmente alla qualità dei progetti presentati (in misura crescente dal progetto di sola manutenzione a quello di maggiore innovazione, sostenibilità ambientale e risparmio energetico).
Un piano così strutturato potrebbe effettivamente rappresentare uno strumento di sostegno all’occupazione, in particolare a favore delle MPI del settore edile così diffuse sul territorio nazionale e che rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi in corso, oltre a incidere positivamente sulla qualità della vita di tutti i cittadini che vedranno migliorate le condizioni dell’ambiente fruito (vedasi per tutti i crescenti disagi degli abitanti di Roma a causa del pessimo stato della viabilità) e contestualmente diminuite le probabilità di restare coinvolti in un incidente (causa frequente di essi è la pessima condizione delle reti infrastrutturali) e restituire dignità e capacità decisionale agli enti locali (dunque, alle comunità che li abitano), così compromesse dai numerosi tagli dei trasferimenti statali e dalla sostanziale abolizione dell’unico tributo di carattere locale: l’Ici.

claudio fondelli

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Unire la Sinistra esce dal PdCI

Posted by carbonetti battistino su 9 febbraio 2009

Roma, 8 febbraio 2008 Il direttivo dell’associazione Unire la Sinistra, nata dopo il congresso dei Comunisti Italiani, per tenere insieme la militanza di quanti hanno aderito alla mozione Bellillo-Guidoni-Robotti (che aveva raccolto il 17% all’ultimo congresso del Pdci), ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si dichiara pronta a mettere al servizio del nuovo partito de La Sinistra la storia e la militanza dei comunisti italiani. In vista di tali ragioni, si legge nell’ordine del giorno approvato – il direttivo considera oramai “conclusa l’esperienza nel Partito dei Comunisti Italiani”. Il direttivo di Unire la Sinistra invita Movimento per la Sinistra, Sinistra Democratica, Verdi, le associazioni e i movimenti interessati al processo costituente a lavorare insieme per definire rapidamente luoghi, tempi e regole di partecipazione del nuovo soggetto politico. In vista delle elezioni europee, ULS considera essenziale concorrere con un simbolo che rappresenti chiaramente il disegno politico in campo a livello nazionale, senza cartelli elettorali che rischiano di riproporre gli errori e la confusione de la Sinistra l’Arcobaleno e di svilire il valore del progetto costituente de La Sinistra. Il direttivo, infine, rinnova l’appoggio incondizionato alla CGIL per lo sciopero del 13 febbraio ed invita tutte le forze di opposizione a mobilitarsi per organizzare una imponente manifestazione nazionale in difesa della Costituzione.

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ADDIO

Posted by carbonetti battistino su 22 novembre 2008

Ciao caro compagno Curzi. Tu e la tua pipa ci avete accompagnato in un lungo viaggio sul fare informazione libera, eri rimasto uno dei pochi in quel mondo acui portare rispetto. Un grande abbraccio da tutti noi della sinistracurzi-con-pipa

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Lettera ad una studentessa

Posted by carbonetti battistino su 30 ottobre 2008

Lettera a una studentessa

 

Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio
scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola. Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria, ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata e gerarchizzata che mi offre una declinazione al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le tue passioni. Hai la faccia anche della mia piccola Ida, che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà con cui ci si presenta ad un esame scolastico. Il suo primo corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera): quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza e poco della giovinezza di chi compone le forme nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia, al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici comunicativi e della tua contro-informazione. Tu sei, seppure ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità. La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche istituto scolastico di rito padano. Lo è quando riannoda i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni, saperi e valori. Lo è anche quando la scuola fuoriesce da sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza,
trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società. Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati della formazione che preparino alla precarietà esistenziale e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate. Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi, ben protette in quei laboratori della clonazione sociale che sono scuole e università private. Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità, le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità (la centralità della pubblica istruzione) contro chi “cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati alla competizione e diseducati alla cooperazione.
Carissima studentessa, la lezione più importante che ho appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna scegliere le virtù civiche della disobbedienza. Non si può obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista. Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro. Volevo ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato: questa qui è dalla mia parte. Ho pensato che la mia parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di tutte le tue libertà.

Nichi Vendola

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Nasce a Genova il comitato per ” La Sinistra”

Posted by carbonetti battistino su 28 ottobre 2008

APPELLO

Noi tutte e tutti condividiamo i medesimi ideali di pace, uguaglianza, fratellanza, democrazia e libertà.
Noi tutte e tutti siamo uniti dalla convinzione che al centro di ogni nostra azione debba esserci la difesa della dignità delle persone, la tutela dei più deboli, le pari opportunità per tutte e tutti contro ogni forma di razzismo, violenza, discriminazione ed emarginazione.
Noi tutte e tutti ci riconosciamo in quelle donne e in quegli uomini che sessant’anni fa con la Resistenza hanno conquistato la nostra libertà e la nostra democrazia.
Oggi l’Italia si trova – forse per la prima volta dal 1945 – nel mezzo di una crisi culturale e di civiltà profondissima che sta delineando, attraverso lo svuotamento delle regole democratiche, l’instaurazione di una nuova forma di regime.
Siamo nel mezzo di una “rivoluzione” conservatrice che investe ogni ambito e trasforma profondamente la vita sociale e le relazioni tra le persone nel loro complesso: un processo che è da lungo tempo in atto e che mette in discussione gli stessi valori democratici e che sta giungendo a compimento con il governo che si è insediato dopo il voto del 14 aprile.
La destra non solo ha vinto, ma è diventata senso comune. L’esperienza storica della sinistra, per come molte e molti di noi l’hanno conosciuta e vissuta, è terminata.
Noi tutte e tutti siamo però convinti che senza una forte sinistra in Italia e in Europa non ci sia alcuna speranza di portare il Paese fuori dalla crisi e che sia necessario per questo scomporre, ricomporre, ricostruire ed unire gli attuali assetti della sinistra. Serve costruire un nuovo soggetto politico che nasca sotto il segno del rinnovamento e della partecipazione: per questo oggi siamo qui riuniti per costituirci in comitato promotore per la Sinistra.
Il nuovo soggetto deve essere però consapevole che molti problemi del nostro tempo hanno un carattere sovranazionale (valga per tutti l’esempio dell’ambiente e dei cambiamenti climatici) e che solo a tale livello possono trovare una soluzione. Pertanto occorre sostenere il progetto di unità politica del continente europeo, dato che l’Europa è lo spazio minimo di lotta e rivendicazione di diritti cosmopoliti e perché l’Europa può costituire l’alternativa a un processo di globalizzazione senza regole, nonché lo strumento privilegiato per affermare un mondo basato su democrazia, giustizia sociale, pace e diritti senza confini. Il ritorno della destra populista, xenofoba e nazionalista in tutta Europa può essere combattuta solo con una sinistra che si muova in una prospettiva di costruzione della democrazia europea e mondiale.
Bisogna mettere in campo una seria opposizione – radicale ma non declamatoria – ed al contempo lavorare affinché sia possibile al più presto un’alternativa alle destre: un’alternativa culturale, sociale, politica e istituzionale. Un progetto capace anche di rimettere al centro il profilo etico della politica.
Occorre condurre con tenacia una battaglia di valori per contrapporre alle destre un diverso e credibile progetto di società eco-sostenibile, una nuova declinazione del binomio diritti-doveri necessaria a garantire la libertà di tutti.
Servono nuove idee, una ricerca vera. Bisogna ritrovare la capacità di capire le trasformazioni in atto, per offrire risposte adeguate ai problemi che investono il Paese a partire dalle nuove povertà economiche legate ad un liberismo ormai globalizzato, dal mondo del lavoro (ormai sempre meno sicuro e sempre più precarizzato), dell’ambiente, dei diritti e dei rapporti sociali sul territorio.
Far rinascere una Sinistra che persegua questi obiettivi non è scontato ma, se una speranza può esserci, questa risiede anche nella capacità delle realtà locali, nelle esperienze diffuse e talora disperse, nelle donne e negli uomini che intendono ancora provarci.
Per questo riteniamo fondamentale mettere subito in campo forme stabili di organizzazione, anche parziali, che partecipino alla costruzione condivisa di un nuovo soggetto politico unitario e plurale, partendo dalle varie esperienze di base – che devono ora consolidarsi e produrre un salto di qualità – e dalle singole individualità e dai movimenti politici e associativi organizzati che condividono il percorso della Costituente della Sinistra.
Abbiamo deciso di costituirci in Comitato promotore per condividere luoghi fisici (Case della Sinistra), per agire unitariamente e per avviare reali percorsi di ricerca e azione politico-culturale.

info e adesioni:
sinistragenova@gmail.com
www.sinistraliguria.ning.com

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Perchè dico: sinistra senza aggettivi

Posted by carbonetti battistino su 26 ottobre 2008

 

 
   
Una risposta ad Alberto Burgio sul perché oggi è importante non dirsi comunisti.Se si va all’indietro si cade nel baratro
 
 
 

Marcello Cini

In un articolo pubblicato sul il manifesto , (17 settembre), argomentavo che i mutamenti intervenuti, con il passaggio al nuovo secolo, nel processo ormai globale di accumulazione del capitale, dovrebbero portare gli eredi delle due anime del movimento operaio ottocentesco a porre nel nostro paese le basi teoriche e pratiche di un nuovo soggetto politico della sinistra, superando la spaccatura che le ha contrapposte, talvolta anche con la violenza delle armi, nel secolo scorso. Entrambe infatti, sono entrate in una profonda crisi con il dilagare in tutto il globo dell’ideologia e della pratica neoliberista. Alberto Burgio (2 ottobre), che ringrazio per gli apprezzamenti che esprime nei confronti dei miei sforzi, mi risponde tuttavia riaffermando la necessità per la sinistra di rimanere, sia pure con tutte le aperture e gli aggiornamenti necessari, ancorata ai fondamenti della tradizione comunista.
Lo fa sulla base essenzialmente di tre punti. In primo luogo Burgio trova una contraddizione tra il mio obiettivo di ricomposizione della sinistra e la collocazione delle mie riflessioni nel quadro del marxismo. «Se si lavora (anche) con gli strumenti forniti da Marx – afferma – occorrerebbe dire perché e in che misura non si è (più) comunisti».
In secondo luogo il mio interlocutore mi chiede di spiegare «in base a quali ragioni si attribuisce efficacia antisistemica a proposte politiche (il mutualismo dei socialisti utopisti) difficilmente compatibili con l’analisi marxiana del processo di accumulazione». Infine dovrei «spiegare perché [io] consideri afflitto da manie identitarie (se non addirittura un relitto) chi si dichiari ancora comunista».
Cerco dunque di chiarire, per cominciare, la mia collocazione nell’ambito dell’impianto teorico della teoria marxiana dell’accumulazione capitalistica. Secondo me non esiste una sola “teoria marxiana” dell’accumulazione capitalistica da prendere o lasciare.

Non può dunque porsi una questione di fedeltà a un princìpio astratto valido una volta per tutte. Anzi dirò invece che ci sono già in partenza due Marx da confrontare fra loro. Si tratta dunque di valutarne l’adeguatezza e l’efficacia, ai giorni nostri.
Chiedo scusa se devo brevissimamente ricordare di che si tratta. Il Marx più noto è quello del Capitale , che fonda la sua teoria della produzione delle merci materiali sul concetto di valore di una merce, costituito dalla quantità di lavoro mediamente necessario a produrla, e individua l’origine del profitto nel lavoro in più (plusvalore) erogato dal lavoratore rispetto al lavoro necessario a produrre le merci da lui consumate per sopravvivere, del quale il detentore del capitale si appropria. Il concetto di valore è stato tuttavia contestato fin dall’inizio, anche da economisti di cultura marxista, sulla base del fatto che il valore di una merce non coincide con il suo prezzo di mercato, e non è dunque direttamente misurabile.Conosco bene la questione perché trent’anni fa ho contribuito a questo dibattito, assieme ad alcuni dei maggiori studiosi italiani della questione, con un saggio pubblicato su un volume edito da Einaudi intitolato Valori e prezzi nella teoria di Marx . La mia conclusione fu allora che «l’analisi in termini di valore condotta da Marx… rivela le caratteristiche fondamentali del meccanismo di accumulazione del capitale».
Non cambio oggi di una virgola la mia analisi, ma sottolineo vigorosamente che essa valeva per l’economia che Marx stava studiando ai suoi tempi, nella quale – come spiegava egli stesso – «i fenomeni della produzione non materiale sono così insignificanti, paragonati all’insieme della produzione capitalistica, che possono essere completamente trascurati». Oggi tuttavia è il caso di domandarsi: vale ancora in una economia alla quale gli stessi economisti hanno dato il nome di “economia della conoscenza?” Penso che si debba rispondere negativamente.
E’ proprio l’altro Marx, quello dei Grundrisse , che mi dà ragione. In questo testo, d’altronde ben noto, egli si lancia a prefigurare uno scenario futuro nel quale «la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato… ma dipende invece dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione». Due erano le conseguenze che lo stesso Marx intravedeva come risultato di questo sostanziale mutamento.
La prima era che «non appena il lavoro in forma immediata ha cessato di essere la grande fonte della ricchezza il tempo di lavoro cessa e deve cessare di essere la sua misura». Non è una affermazione da poco, perché parla di noi. Avvertendoci che oggi la sua stessa teoria del valore-lavoro non sarebbe più stata adeguata a spiegare il processo di produzione capitalistico e il meccanismo di ripartizione della ricchezza.
La seconda conseguenza intravista da Marx era che quando «il valore di scambio [cessa] di essere la misura del valore d’uso la produzione basata sul valore di scambio crolla». Non è andata così. Il problema è infatti che, come sappiamo, il capitale ha trovato la via d’uscita per evitare questa sgradita conclusione. E’ riuscito a trasformare in merci, appropriandosene, quei beni non materiali che “l’individuo sociale” crea e dei quali chiunque avrebbe potuto, secondo la previsione marxiana, fruire liberamente e gratuitamente.
Dalle visioni del Marx dei Grundrisse seguono però alcune importanti indicazioni. Innanzitutto che compito primario della sinistra dovrebbe essere quello di combattere il dogma secondo il quale, trattandosi comunque di merci da immettere e da acquistare sul mercato, non c’è differenza fra oggetti materiali da un lato e beni immateriali, non tangibili o relazionali dall’altro. Per la sinistra invece la differenza dovrebbe essere evidente per le ragioni che ho meglio argomentato nel mio articolo precedente. In particolare perché le merci immateriali non si “consumano”. Esse possono dunque assumere la forma economica di “beni comuni”.
Dovremmo dunque indagare a fondo, per esempio, le forme nuove che il capitale inventa per espropriare attraverso le reti l’intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini (v. Carlo Formenti, Cybersoviet ). Va dunque esplorato se e in che misura il crescente contributo della scienza e della tecnologia nella creazione della ricchezza possa ridurre il peso e l’efficacia del lavoro nel conflitto con il capitale in ragione della sua trasformazione qualitativa. Dopotutto dovremmo cercare di capire perché gli operai ci sono ancora ma la classe operaia non c’è più.
Scriveva su questo tema, poco prima di lasciarci dieci anni fa, osservazioni molto acute il mio carissimo amico, comunista, Michelangelo Notarianni: «Non di meno lavoro si tratta, quando si parla di una società che porti al massimo di espansione e di efficienza il carattere razionale, automatico e macchinistico della produzione. Non di meno lavoro, nel senso di una parte sempre più grande di umanità esentata dal rapporto di responsabilità nei confronti della natura o degli altri uomini.. [Ma] di meno lavoro salariato (o astratto o dipendente o alienato)». Se è così, forse potrebbero essere proprio quelle proposte politiche che derivano dal «mutualismo dei socialisti utopisti», che Burgio non ama perché «incompatibili con l’analisi marxiana» tradizionale, ad aiutarci a trovare la direzione giusta.
Mi resta poco spazio per spiegare meglio perché sarebbe limitativo e fuorviante dichiararmi “comunista”. Credo in primo luogo che la sinistra senza aggettivi dovrebbe attuare una drastica revisione del suo albero genealogico e della sua storia. Non solo perché il crollo dell’Urss e dei regimi che per decenni hanno rappresentato il “comunismo” e i suoi ideali nel mondo costituisce un fardello così pesante sulle sue spalle, da minare alla base le prospettive di successo di ogni nuovo soggetto politico che si richiami a quell’esperienza storica. Ma anche perché bisogna rendersi conto che un termine come “comunismo”, decontestualizzato dall’epoca in cui si è incarnato nelle azioni e nelle esperienze, nelle sofferenze e nelle passioni, di milioni e milioni di donne e uomini non significa in sé più nulla per chi non le ha vissute, o addirittura può evocare indifferentemente, a seconda delle interpretazioni soggettive individuali, sentimenti totalmente privi di riferimento con la realtà sociale di oggi.
Non basta. Occorre soprattutto non costringere una eventuale futura sinistra in un letto di Procuste che ne tagli via parti vitali ormai indispensabili per affrontare con speranza di successo le tempeste che aspettano i ragazzi di oggi. Penso soprattutto all’indispensabile contributo di altre culture alternative all’ideologia del capitale, estranee alla – se non addirittura combattute dalla – tradizione comunista. Con quale presunzione si pensa di poter cooptare Gandhi a fianco della “dittatura del proletariato”? E come faccio a dimenticare che cinquant’anni fa io stesso in prima fila, sostenevo che il comunismo avrebbe “sottomesso” la natura al potere dell’uomo? E ancora, anche senza sfiorare i temi del pensiero femminista rispetto ai quali sono del tutto impreparato, come non ricordare che le idee di Rosa Luxemburg sono state completamente emarginate nel movimento comunista mondiale dal leninismo imperante?
Attenzione: abbiamo un baratro davanti a noi. Se camminiamo con la testa rivolta all’indietro ci caschiamo dentro.

 

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Altri due passi verso la sinistra

Posted by carbonetti battistino su 2 ottobre 2008

Due assemblee.

Una della zona Torino Ovest.

L’altra a Pistoia.

Per chi volesse riferimenti più precisi su luoghi e date andare a:

http://www.rifondazioneperlasinistra.net/

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ROMA FESTA RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA

Posted by carbonetti battistino su 18 settembre 2008

ROMA FESTA RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA Dice:
18 Settembre 2008 a 10:19 am e

Parco Brin
Piazza Benedetto Brin
Circolo PRC Garbatella
065133490
Ingresso libero

LUNEDI’ 21 SETTEMBRE

Ore 18.30
La metropoli, i conflitti, la Sinistra.
Assemblea cittadina per la Sinistra con Filiberto Zaratti, Rossana Praitano, Roberto Giulioli, Enrico Fontana, Luigi Nieri, Fabrizio Nizi, Gigi Sullo, Adriano Labbucci, Andrea Alzetta, Alessandro Messina, Patrizio Gonnella, Sergio Giovagnoli, Giulia Rodano, c.s.o.a. La Strada, Raniero Maggini, Lorenzo Parlati, Casa Internazionale delle Donne, Rete degli Eletti della Sinistra, Gaia Pallottino, Bia Sarasini, Riccardo Troisi, Factory occupata.
Sono invitati associazioni, sindacati, movimenti.
ore 20.00 Arena per bambini e bambine.
ore 21.30 Rags Tower & The Little Hell in concerto

MARTEDI 23 SETTEMBRE

ore 18.30
Presentazione del libro ” Avanti c’è posto, Storia progetti del trasporto pubblico a Roma ” di Walter Tocci.
Italo Insolera e Domitilda Morandi ne discutono con Walter Tocci, Vezio De Lucia, Sandro Medici, Paolo Mondaini, Patrizia Sentinelli.
ore 20.00 Arena per bambine e bambini.
ore 21.30 Banda Iorona in concerto.

MERCOLEDI 24 SETTEMBRE

ore 18.30
Il futuro di Roma e l’area metropolitana con Nicola Zingaretti, Presidente Provincia di Roma, Piero Marrazzo, Presidente Regione Lazio, Cecilia D’Elia, Assessora alle Politiche Culturali Provincia di Roma, Susi Fantino, Presidente Municipio Roma IX, Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma XI.
Coordina Gianluca Peciola, consigliere provinciale della Sinistra Arcobaleno.

GIOVEDI’ 25 SETTEMBRE

ORE 18.30
Il capitalismo e la Sinistra con FAUSTO BERTINOTTI intervistato da Elisabetta Piccolotti e Massimiliano Smeriglio.
Ore 20.00 Arena per bambini e bambine.
Ore 21.30 Alessandro Mannarino in concerto.

VENERDI’ 26 SETTEMBRE

Ore 19.00 La guerra infinita con Riccardo Iacona, autore del reportage, Elettra Deiana, Giulio Marcon, coordina Anubi D’Avossa Lussurgiu.
Ore 21.05 Diretta TV dello speciale Rai Tre.

SABATO 27 SETTEMBRE

DALLE ORE 10 ALLE ORE 18 ASSEMBLEA NAZIONALE ” Le Belle Bandiere “. La Sinistra delle libertà contro la società della paura.
Conclude NICHI VENDOLA
Ore 20.00 Arena per bambine e per bambini.
Ore 21.30 Etruria Criminale Banda in concerto.

DOMENICA 28 SETTEMBRE

Ore 13.00 Pranzo Popolare.
Ore 15.00 Letture ed intrattenimento per bambini a cura della libreria Il Vascello
Ore 16.00 Il rancore di Aldo Bonomi, ne discute con l’autore FRANCO GIORDANO.
Ore 18.30 Per Renato Biagietti, Il nostro ricordo senza pace.
Ore 20.00 Arena per bambini e bambibe.
Ore 21.30 Mata Raviglia Quartet featuring Tony Cattano in concerto.

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RIETI: ECCO IN CITTA’ E PROVINCIA ” RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA “.

Posted by carbonetti battistino su 8 settembre 2008

PRC RIETI:  PETRANGELI ELETTO NEL CPN DI RIFONDAZIONE COMUNISTA.

Dopo tantissimi anni la federazione di Rieti di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea torna nel comitato politico nazionale, il parlamentino del partito.

Durante l’ultima giornata del congresso nazionale di Chianciano è stato eletto nel comitato politico nazionale il compagno Simone Petrangeli che rappresenterà il partito provinciale all’interno del massimo organismo di direzione del partito.

Grande soddisfazione per l’elezione di un rappresentante del nostro territorio dopo tanti anni di assenza per gli esponenti della Federazione reatina.

Premiato in tal modo il grande lavoro profuso da tutto il partito in questi anni nella nostra provincia con un aumento considerevole degli iscrittti e delle iscritte e la nascita di numerosi circoli nuovi sul territorio.
Una ulteriore dimostrazione della rinnovata credibilità e della rinnovata autorevolezza della nostra Federazione in un momento particolarmente delicato per il Paese e per la sinistra tutta.

Il congresso provinciale della Federazione di Rieti ha dimostrato un profilo fortemente unitario a sostegno della proposta politica che si riconosce nell’area ” RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA ” e il compagno Petrangeli andrà a rappresentare il nostro territorio e questa proposta all’interno del massimo organismo di direzione politica del nostro partito.

Tutto il partito di Rieti gli fa gli auguri di buon lavoro.

Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea
Federazione di Rieti

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