Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

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Nasce a Genova il comitato per ” La Sinistra”

Posted by carbonetti battistino su 28 ottobre 2008

APPELLO

Noi tutte e tutti condividiamo i medesimi ideali di pace, uguaglianza, fratellanza, democrazia e libertà.
Noi tutte e tutti siamo uniti dalla convinzione che al centro di ogni nostra azione debba esserci la difesa della dignità delle persone, la tutela dei più deboli, le pari opportunità per tutte e tutti contro ogni forma di razzismo, violenza, discriminazione ed emarginazione.
Noi tutte e tutti ci riconosciamo in quelle donne e in quegli uomini che sessant’anni fa con la Resistenza hanno conquistato la nostra libertà e la nostra democrazia.
Oggi l’Italia si trova – forse per la prima volta dal 1945 – nel mezzo di una crisi culturale e di civiltà profondissima che sta delineando, attraverso lo svuotamento delle regole democratiche, l’instaurazione di una nuova forma di regime.
Siamo nel mezzo di una “rivoluzione” conservatrice che investe ogni ambito e trasforma profondamente la vita sociale e le relazioni tra le persone nel loro complesso: un processo che è da lungo tempo in atto e che mette in discussione gli stessi valori democratici e che sta giungendo a compimento con il governo che si è insediato dopo il voto del 14 aprile.
La destra non solo ha vinto, ma è diventata senso comune. L’esperienza storica della sinistra, per come molte e molti di noi l’hanno conosciuta e vissuta, è terminata.
Noi tutte e tutti siamo però convinti che senza una forte sinistra in Italia e in Europa non ci sia alcuna speranza di portare il Paese fuori dalla crisi e che sia necessario per questo scomporre, ricomporre, ricostruire ed unire gli attuali assetti della sinistra. Serve costruire un nuovo soggetto politico che nasca sotto il segno del rinnovamento e della partecipazione: per questo oggi siamo qui riuniti per costituirci in comitato promotore per la Sinistra.
Il nuovo soggetto deve essere però consapevole che molti problemi del nostro tempo hanno un carattere sovranazionale (valga per tutti l’esempio dell’ambiente e dei cambiamenti climatici) e che solo a tale livello possono trovare una soluzione. Pertanto occorre sostenere il progetto di unità politica del continente europeo, dato che l’Europa è lo spazio minimo di lotta e rivendicazione di diritti cosmopoliti e perché l’Europa può costituire l’alternativa a un processo di globalizzazione senza regole, nonché lo strumento privilegiato per affermare un mondo basato su democrazia, giustizia sociale, pace e diritti senza confini. Il ritorno della destra populista, xenofoba e nazionalista in tutta Europa può essere combattuta solo con una sinistra che si muova in una prospettiva di costruzione della democrazia europea e mondiale.
Bisogna mettere in campo una seria opposizione – radicale ma non declamatoria – ed al contempo lavorare affinché sia possibile al più presto un’alternativa alle destre: un’alternativa culturale, sociale, politica e istituzionale. Un progetto capace anche di rimettere al centro il profilo etico della politica.
Occorre condurre con tenacia una battaglia di valori per contrapporre alle destre un diverso e credibile progetto di società eco-sostenibile, una nuova declinazione del binomio diritti-doveri necessaria a garantire la libertà di tutti.
Servono nuove idee, una ricerca vera. Bisogna ritrovare la capacità di capire le trasformazioni in atto, per offrire risposte adeguate ai problemi che investono il Paese a partire dalle nuove povertà economiche legate ad un liberismo ormai globalizzato, dal mondo del lavoro (ormai sempre meno sicuro e sempre più precarizzato), dell’ambiente, dei diritti e dei rapporti sociali sul territorio.
Far rinascere una Sinistra che persegua questi obiettivi non è scontato ma, se una speranza può esserci, questa risiede anche nella capacità delle realtà locali, nelle esperienze diffuse e talora disperse, nelle donne e negli uomini che intendono ancora provarci.
Per questo riteniamo fondamentale mettere subito in campo forme stabili di organizzazione, anche parziali, che partecipino alla costruzione condivisa di un nuovo soggetto politico unitario e plurale, partendo dalle varie esperienze di base – che devono ora consolidarsi e produrre un salto di qualità – e dalle singole individualità e dai movimenti politici e associativi organizzati che condividono il percorso della Costituente della Sinistra.
Abbiamo deciso di costituirci in Comitato promotore per condividere luoghi fisici (Case della Sinistra), per agire unitariamente e per avviare reali percorsi di ricerca e azione politico-culturale.

info e adesioni:
sinistragenova@gmail.com
www.sinistraliguria.ning.com

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Perchè dico: sinistra senza aggettivi

Posted by carbonetti battistino su 26 ottobre 2008

 

 
   
Una risposta ad Alberto Burgio sul perché oggi è importante non dirsi comunisti.Se si va all’indietro si cade nel baratro
 
 
 

Marcello Cini

In un articolo pubblicato sul il manifesto , (17 settembre), argomentavo che i mutamenti intervenuti, con il passaggio al nuovo secolo, nel processo ormai globale di accumulazione del capitale, dovrebbero portare gli eredi delle due anime del movimento operaio ottocentesco a porre nel nostro paese le basi teoriche e pratiche di un nuovo soggetto politico della sinistra, superando la spaccatura che le ha contrapposte, talvolta anche con la violenza delle armi, nel secolo scorso. Entrambe infatti, sono entrate in una profonda crisi con il dilagare in tutto il globo dell’ideologia e della pratica neoliberista. Alberto Burgio (2 ottobre), che ringrazio per gli apprezzamenti che esprime nei confronti dei miei sforzi, mi risponde tuttavia riaffermando la necessità per la sinistra di rimanere, sia pure con tutte le aperture e gli aggiornamenti necessari, ancorata ai fondamenti della tradizione comunista.
Lo fa sulla base essenzialmente di tre punti. In primo luogo Burgio trova una contraddizione tra il mio obiettivo di ricomposizione della sinistra e la collocazione delle mie riflessioni nel quadro del marxismo. «Se si lavora (anche) con gli strumenti forniti da Marx – afferma – occorrerebbe dire perché e in che misura non si è (più) comunisti».
In secondo luogo il mio interlocutore mi chiede di spiegare «in base a quali ragioni si attribuisce efficacia antisistemica a proposte politiche (il mutualismo dei socialisti utopisti) difficilmente compatibili con l’analisi marxiana del processo di accumulazione». Infine dovrei «spiegare perché [io] consideri afflitto da manie identitarie (se non addirittura un relitto) chi si dichiari ancora comunista».
Cerco dunque di chiarire, per cominciare, la mia collocazione nell’ambito dell’impianto teorico della teoria marxiana dell’accumulazione capitalistica. Secondo me non esiste una sola “teoria marxiana” dell’accumulazione capitalistica da prendere o lasciare.

Non può dunque porsi una questione di fedeltà a un princìpio astratto valido una volta per tutte. Anzi dirò invece che ci sono già in partenza due Marx da confrontare fra loro. Si tratta dunque di valutarne l’adeguatezza e l’efficacia, ai giorni nostri.
Chiedo scusa se devo brevissimamente ricordare di che si tratta. Il Marx più noto è quello del Capitale , che fonda la sua teoria della produzione delle merci materiali sul concetto di valore di una merce, costituito dalla quantità di lavoro mediamente necessario a produrla, e individua l’origine del profitto nel lavoro in più (plusvalore) erogato dal lavoratore rispetto al lavoro necessario a produrre le merci da lui consumate per sopravvivere, del quale il detentore del capitale si appropria. Il concetto di valore è stato tuttavia contestato fin dall’inizio, anche da economisti di cultura marxista, sulla base del fatto che il valore di una merce non coincide con il suo prezzo di mercato, e non è dunque direttamente misurabile.Conosco bene la questione perché trent’anni fa ho contribuito a questo dibattito, assieme ad alcuni dei maggiori studiosi italiani della questione, con un saggio pubblicato su un volume edito da Einaudi intitolato Valori e prezzi nella teoria di Marx . La mia conclusione fu allora che «l’analisi in termini di valore condotta da Marx… rivela le caratteristiche fondamentali del meccanismo di accumulazione del capitale».
Non cambio oggi di una virgola la mia analisi, ma sottolineo vigorosamente che essa valeva per l’economia che Marx stava studiando ai suoi tempi, nella quale – come spiegava egli stesso – «i fenomeni della produzione non materiale sono così insignificanti, paragonati all’insieme della produzione capitalistica, che possono essere completamente trascurati». Oggi tuttavia è il caso di domandarsi: vale ancora in una economia alla quale gli stessi economisti hanno dato il nome di “economia della conoscenza?” Penso che si debba rispondere negativamente.
E’ proprio l’altro Marx, quello dei Grundrisse , che mi dà ragione. In questo testo, d’altronde ben noto, egli si lancia a prefigurare uno scenario futuro nel quale «la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato… ma dipende invece dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione». Due erano le conseguenze che lo stesso Marx intravedeva come risultato di questo sostanziale mutamento.
La prima era che «non appena il lavoro in forma immediata ha cessato di essere la grande fonte della ricchezza il tempo di lavoro cessa e deve cessare di essere la sua misura». Non è una affermazione da poco, perché parla di noi. Avvertendoci che oggi la sua stessa teoria del valore-lavoro non sarebbe più stata adeguata a spiegare il processo di produzione capitalistico e il meccanismo di ripartizione della ricchezza.
La seconda conseguenza intravista da Marx era che quando «il valore di scambio [cessa] di essere la misura del valore d’uso la produzione basata sul valore di scambio crolla». Non è andata così. Il problema è infatti che, come sappiamo, il capitale ha trovato la via d’uscita per evitare questa sgradita conclusione. E’ riuscito a trasformare in merci, appropriandosene, quei beni non materiali che “l’individuo sociale” crea e dei quali chiunque avrebbe potuto, secondo la previsione marxiana, fruire liberamente e gratuitamente.
Dalle visioni del Marx dei Grundrisse seguono però alcune importanti indicazioni. Innanzitutto che compito primario della sinistra dovrebbe essere quello di combattere il dogma secondo il quale, trattandosi comunque di merci da immettere e da acquistare sul mercato, non c’è differenza fra oggetti materiali da un lato e beni immateriali, non tangibili o relazionali dall’altro. Per la sinistra invece la differenza dovrebbe essere evidente per le ragioni che ho meglio argomentato nel mio articolo precedente. In particolare perché le merci immateriali non si “consumano”. Esse possono dunque assumere la forma economica di “beni comuni”.
Dovremmo dunque indagare a fondo, per esempio, le forme nuove che il capitale inventa per espropriare attraverso le reti l’intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini (v. Carlo Formenti, Cybersoviet ). Va dunque esplorato se e in che misura il crescente contributo della scienza e della tecnologia nella creazione della ricchezza possa ridurre il peso e l’efficacia del lavoro nel conflitto con il capitale in ragione della sua trasformazione qualitativa. Dopotutto dovremmo cercare di capire perché gli operai ci sono ancora ma la classe operaia non c’è più.
Scriveva su questo tema, poco prima di lasciarci dieci anni fa, osservazioni molto acute il mio carissimo amico, comunista, Michelangelo Notarianni: «Non di meno lavoro si tratta, quando si parla di una società che porti al massimo di espansione e di efficienza il carattere razionale, automatico e macchinistico della produzione. Non di meno lavoro, nel senso di una parte sempre più grande di umanità esentata dal rapporto di responsabilità nei confronti della natura o degli altri uomini.. [Ma] di meno lavoro salariato (o astratto o dipendente o alienato)». Se è così, forse potrebbero essere proprio quelle proposte politiche che derivano dal «mutualismo dei socialisti utopisti», che Burgio non ama perché «incompatibili con l’analisi marxiana» tradizionale, ad aiutarci a trovare la direzione giusta.
Mi resta poco spazio per spiegare meglio perché sarebbe limitativo e fuorviante dichiararmi “comunista”. Credo in primo luogo che la sinistra senza aggettivi dovrebbe attuare una drastica revisione del suo albero genealogico e della sua storia. Non solo perché il crollo dell’Urss e dei regimi che per decenni hanno rappresentato il “comunismo” e i suoi ideali nel mondo costituisce un fardello così pesante sulle sue spalle, da minare alla base le prospettive di successo di ogni nuovo soggetto politico che si richiami a quell’esperienza storica. Ma anche perché bisogna rendersi conto che un termine come “comunismo”, decontestualizzato dall’epoca in cui si è incarnato nelle azioni e nelle esperienze, nelle sofferenze e nelle passioni, di milioni e milioni di donne e uomini non significa in sé più nulla per chi non le ha vissute, o addirittura può evocare indifferentemente, a seconda delle interpretazioni soggettive individuali, sentimenti totalmente privi di riferimento con la realtà sociale di oggi.
Non basta. Occorre soprattutto non costringere una eventuale futura sinistra in un letto di Procuste che ne tagli via parti vitali ormai indispensabili per affrontare con speranza di successo le tempeste che aspettano i ragazzi di oggi. Penso soprattutto all’indispensabile contributo di altre culture alternative all’ideologia del capitale, estranee alla – se non addirittura combattute dalla – tradizione comunista. Con quale presunzione si pensa di poter cooptare Gandhi a fianco della “dittatura del proletariato”? E come faccio a dimenticare che cinquant’anni fa io stesso in prima fila, sostenevo che il comunismo avrebbe “sottomesso” la natura al potere dell’uomo? E ancora, anche senza sfiorare i temi del pensiero femminista rispetto ai quali sono del tutto impreparato, come non ricordare che le idee di Rosa Luxemburg sono state completamente emarginate nel movimento comunista mondiale dal leninismo imperante?
Attenzione: abbiamo un baratro davanti a noi. Se camminiamo con la testa rivolta all’indietro ci caschiamo dentro.

 

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Anche a La Spezia in movimento

Posted by carbonetti battistino su 20 ottobre 2008

Uso un nuovo metodo  di pubblicazione, per non appesantire troppo il blog.

 

manifestazione-del-24-manifesto

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Festa della Sinistra a Spinaceto

Posted by carbonetti battistino su 7 ottobre 2008

07 Ottobre 2008

Festa della Sinistra a Spinaceto

Dal 7 al 10 ottobre a Roma – Spinaceto si terrà “la Festa della Sinistra del XII Municipio di Roma” , promossa dal locale Circolo del Prc di Spinaceto e da Sinistra Demcratica del XII Municipio, ove è prevista la partecipazione di tutte le esperienze della sinistra diffusa, dei comitati e delle associazioni del XII Municipio.
 
Il programma è davvero ricco di eventi e di iniziative interessanti, oltre a ben due cene popolari di qualità e dal modico costo di € 10,00 (dieci).
 
Qui sotto il calendario della Festa, oltre al manifesto e alla manchette della festa allegati.
 
Per le cene popolari è meglio prenotare scrivendo a lucarini.marco@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o a  marco.ascione@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;
 
Tenuto conto della collocazione autunnale, la Festa si tiene in una grande galleria al riparo dalle intemperie.

 
 
FESTA DELLA SINISTRA DEL XII MUNICIPIO dal 7 al 10 ottobre a Largo Cannella, Spinaceto, Roma.

promuovono l’iniziativa: circolo Prc Spinaceto; Sinistra Democratica Municipio Roma XII
 

*Martedì 7 ottobre

Ore 18,00 URBANISTICA

Mobilità, servizi e qualità della vita nel nostro territorio.

Assemblea aperta delle realtà associative del XII Municipio

Gemma Azuni, Pasquale Carpentieri, Luisa Laurelli, Alba Maccari, Carlo Patacconi, Dante Pomponi, Matilde Spadaro,

Ore 21,00  Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro

*Mercoledì 8 ottobre

Ore 18,00 SICUREZZA

La Sinistra e le periferie

Luigi Nieri, Roberto Giulioli, Massimo Ilardi, Patrizio Gonnella, Federico Polidoro

Ore 20,00  proiezione del film “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini

*Giovedì 9 ottobre

Ore 17,00 INTERNAZIONALE

Presentazione del quaderno speciale di Limes “Russia contro America: peggio di prima”

Lucio Caracciolo, Giorgio Mele, Elettra Deiana, Silvana Pisa, Anubi D’Avoss Lussurgiu

Ore 18,30 LAVORO, SCUOLA e CAROVITA

Contro le politiche del governo di centrodestra

Stefano D’Alterio, Cecilia D’Elia, Enrico Panini, Rosa Rinaldi

Ore 21,00  Cena popolare in collaborazione con la Cooperativa agricoltura nuova – 10,00 Euro

*Venerdì  10 ottobre

Ore 17,30 SINISTRA
 
Ricostruire, uniti e subito

Fabio Mussi e/o Marco Fumagalli, Alfonso Gianni, Piero di Siena, Anna Pizzo

Ore 20,00 Assemblea della Sinistra in XII Municipio e inaugurazione della Casa della Sinistra

Ore 22,00 Serata rock

Allegati:
Scarica questo file (manchette_festa_web.jpg)manchette_festa_web.jpg [Programma festa]
Scarica questo file (man_festa_web.jpg)man_festa_web.jpg [ ]

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Festa per la Sinistra di Capitanata

Posted by rifondazioneperlasinistra su 5 ottobre 2008

Lunedì 6 ottobre 2008 alle ore 12.00, a Foggia, presso l’aula di Palazzo Dogana del gruppo della Sinistra l’Arcobaleno, si terrà la conferenza stampa di presentazione della “Festa per la Sinistra di Capitanata”, organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista insieme con la”Casa della Sinistra”. 
Saranno presenti: Michele Augello, Cons. Prov. Sinistra Arcobaleno; Fedele Cannerrozzi, Segretario Provinciale del Prc e Beppe di Brisco, segretario cittadino del Prc di Foggia.
La festa, indetta per i giorni 8-9-10 ottobre, dedicherà particolare attenzione ai temi: ambiente, territorio e politica locale. Un’occasione di confronto per ricominciare e proseguire il proprio impegno politico e sociale.
La scelta della location, Piazza Mercato, non è casuale e rappresenta l’attenzione e il nuovo messaggio che la sinistra di Capitanata vuol dare: partire da un quartiere popolare, ricco di storia per riprendere il contatto con la gente e coinvolgere i giovani, il nostro futuro.
Torniamo a far politica, fuori dai palazzi, con e per la gente della nostra città, perché crediamo fortemente nel bisogno di una nuova sinistra in Italia, diffusa e plurale, che guardi anche al di là del proprio partito.
Importante sarà la presenza di Fausto Bertinotti che interverrà il 10 ottobre sulla Zona Pedonale.

Di seguito il programma dell’evento:
8 ottobre 2008
Dibattito “Quali città con quali alleanze” con: 
Gennaro Migliore, Direzione Nazionale Prc
Vincenzo Brucoli, Segreteria Provinciale Prc
Pino Lonigro, Cons.Regionale Partito Comunista
Daniela Marcone, Associazione “Libera”
Silvia Baraldini, Arci Report Nazionale
Nicola Affatato, Segretario Cgil Foggia

9 ottobre 2008
Dibattito “La differenziata non è utopia, esperienze a confronto” con:
Michele Losappio, Ass.Ambiente Regione Puglia
Alessio Ciacci, Ass.Ambiente Comune Capannori(Lu)
Marco Boschini, Ass.Nazionale Comuni Virtuosi
Giammaria Gasperi, Direttore “Aforis impresa sociale”
Fabrizio Cangelli, Presidente Amica Energia s.r.l
Michele Augello, Cons.Provinciale Sinistra Arcobaleno

10 ottobre 2008 Isola Pedonale
Dibattito “La crisi del Capitalismo e la sinistra del XXI secolo” con:
Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
Anna Chimenti, Università degli Studi di Foggia
con  
FAUSTO BERTINOTTI

Casa della Sinistra c/o circolo Prc
Via S.domenico, 25 71100 Foggia
ufficiostampa.prcfoggia@gmail.com

il programma qui

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Bertinotti: ‘Io sono comunista, ma comunismo è una parola indicibile’

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

Stefano Bocconetti

Una polemica su una frase. Ma stavolta non è la solita denuncia sulla «leggerezza» della politica, sul dominio della comunicazione sulla politica. No, perché in realtà questa polemica rivela – addirittura più che nei congressi di partito – che a sinistra sono in campo due ipotesi. Di più: due culture, due filosofie. Da cui discendono altrettante linee politiche. Vale la pena allora procedere per tappe. Tutto accade nel giro di un pomeriggio. E tutto comincia quando le agenzie, ieri, battono un dispaccio. Contiene le anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa, «Viaggio in un’Italia diversa», in vendita da stamane. Riporta una frase – quella che ha dato il via al pomeriggio di polemiche – di Fausto Bertinotti. «Comunismo è una parola indicibile – dice l’ex Presidente della Camera al più «potente» giornalista della Rai – Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce».
Mezz’ora dopo, le repliche. Prima quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazone eletto al congresso di Chianciano. «Io – dice l’ex ministro del governo Prodi – continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». Di più, e più apertamente in polemica col suo ex segretario: «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi». Il tutto, fino alla rivendicazione del ruolo del partito: «Ci chiamiamo Rifondazione comunista perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono».
Più tardi, torna Bertinotti per spiegare meglio le sue idee. Si affida ad una premessa di una riga e mezza («Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce») e ad un’affermazione di tre-parole-tre: «Sono comunista. Punto».
Questi i fatti. Con le agenzie e i siti web che ieri pomeriggio titolavano tutti allo stesso modo: «Il comunismo divide i comunisti». Ironia un po’ facile, come quella che si usa quando si «maneggia» una polemica gonfiata, una querelle di plastica. Ma non è questo il caso. Perché in realtà il dissenso c’è, è forte. E investe tante sfere. Ovviamente Bertinotti, come sembra chiaro dalle stesse pagine di quel libro, non si «pente» affatto delle sue scelte. Niente a che fare, insomma, con l’atteggiamento dei dirigenti dell’allora pidiesse all’indomani della svolta della Bolognina…
L’ex Presidente della Camera dice un’altra cosa: vede la difficoltà a costruire iniziative politiche a partire da quell’identità. Oggi, insomma, non siamo negli anni 60′, o negli anni 70′, quando le definizioni di comunista, socialista rimandavano immediatamente a progetti, a culture. A collocazioni politiche. Oggi, per intere generazioni – le ultime – quelle definizioni significano poco. Sono una parte della storia, rilevante, rilevantissima, ma della storia. Si riparte da qui, allora, si riparte senza infingimenti dal disastro sancito dalle ultime elezioni. Situazione comune a tanti altri paesi, situazione difficilissima, quasi disperata. Si riparte, si dovrebbe ripartire da qui, allora, per riprogettare un’idea anticapitalista, antipatriarcato, antirazzista. Per riprogettare una nuova sinistra. Termine – è vero – che ha i confini più ampi e perciò indefiniti di una parola come «comunista». Ma proprio perché più ampia può servire a capire e a provare a cambiare una realtà assai più complessa e articolata di quella del secolo scorso.
Così andrebbero lette le pagine del libro di Vespa. Almeno così le ha lette chi scrive questa cronaca. Anche le repliche, comunque, non si fermano alla superficie. E vanno nel merito dei problemi. Claudio Grassi, per esempio, della segreteria di Rifondazione – anche lui parte della maggioranza vincente a Chianciano – dice che ancora oggi «il comunismo è una grande idea di trasformazione per la quale vale la pena impegnarsi e lottare. Anche questo ha detto il recente congresso di Rifondazione sconfiggendo le ipotesi – sostenute appunto anche da Bertinotti – di un suo superamento».
Citazioni non casuali, perché, se ci si pensa il tema – il primato del partito o, dall’altra parte, la sua incapacità a cogliere le sfumature di un mondo che cambia, e nel quale il partito rischia di diventare semplice testimonianza – è stato più o meno quello del congresso. Ma la discussione di ieri pomeriggio non è rimasto nella sfera delle idee. Della filosofia politica. Ha un’immediata traduzione per ciò che riguarda le scelte politiche. Quelle di oggi. Perché per Bertinotti l’errore di Ferrero – conseguente di quella scelta di puntare tutto e solo sull’identità – porta con sè anche la scelta sciagurata di guardare con simpatia a Di Pietro: «Non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo». Anche in questo caso replica immediata dell’attuale segretario di Rifondazione: «Non va abbandonato il campo della politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica». Infine, l’affondo: «E mi dispiace solo che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto». E allora, dopo un pomeriggio difficile, in campo sembrano restare due ipotesi: l’idea di una costituente della sinistra. da inventare, da costruire. E l’idea di un rapporto privilegiato con la cultura, le idee dell’Italia dei Valori. E non è una discussione che si esaurirà in poche battute.

da liberazione.it

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Qui e ora: un’associazione per la sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

di Gennaro Migliore

Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.

da rifondazioneperlasinistra.it

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Altri due passi verso la sinistra

Posted by carbonetti battistino su 2 ottobre 2008

Due assemblee.

Una della zona Torino Ovest.

L’altra a Pistoia.

Per chi volesse riferimenti più precisi su luoghi e date andare a:

http://www.rifondazioneperlasinistra.net/

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Festa di Liberazione, c’è bisogno di sinistra

Posted by carbonetti battistino su 2 ottobre 2008

  1. ROMA: C’E’ BISOGNO DI SINISTRA Dice:
    1 Ottobre 2008 a 4:02 pm e1 Ottobre 2008

    Roma – Festa di Liberazione (1-5 ottobre)

    C’E’ BISOGNO DI SINISTRA!

    Questa affermazione, questa necessità, questa urgenza, è stata la scintilla che ha spinto le compagne e i compagni dei circoli di Rifondazione comunista della Tiburtina – San Lorenzo, Casal Bruciato, Pietralata e San Basilio – a promuovere la Festa di Liberazione dall’1 al 5 ottobre al Piazzale del Verano, uno degli snodi più importanti di questo quadrante della Capitale.

    La Festa è un momento decisivo di aggregazione e di incontro con le cittadine e i cittadini, ma è soprattutto un primo punto di partenza, in questo difficile autunno, per rilanciare sul territorio i luoghi della partecipazione e per riprendere a dare corpo e organizzazione al conflitto sociale. E’ un’occasione da non perdere per ricostruire insieme un progetto politico di intervento, che sappia invertire la rotta rispetto alla frammentazione e alla dispersione delle tante intelligenze critiche presenti nella società.

    Dalla sicurezza alla scuola, dall’università ai temi della salvaguardia della memoria e del territorio, dal mondo della cultura e dell’informazione al lavoro, nei cinque giorni saranno protagoniste le esperienze, le professionalità e i saperi degli operatori e di chi interviene direttamente sul campo. Con un’attenzione particolare anche al coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso spettacoli musicali di forte impatto e richiamo. Nei nostri quartieri, nella nostra città, nel nostro Paese c’è bisogno di sinistra, di una sinistra forte, unita, plurale, che si metta in marcia per ridare speranza alle donne e agli uomini oggi sempre più vittime dei processi di precarizzazione del lavoro, della distruzione dell’ambiente, dell’assenza di diritti civili per tutte e tutti e, più complessivamente, dei frutti amari della globalizzazione capitalistica.

    Il buon successo della Festa significherà partire con il piede giusto per rilanciare la nostra iniziativa politica e ridarci visibilità in una porzione di città, tradizionalmente di sinistra, ma dove purtroppo si stanno sviluppando i germi negativi di una cultura delle paure prodotta da una destra in doppiopetto, che oggi non disdegna più neanche gli espliciti riferimenti alla dittatura fascista, e che pratica un pericoloso mix di liberismo, populismo e razzismo.
    Torniamo a discutere, a stare insieme, a riscoprire anche il piacere della partecipazione e della Politica con la p maiuscola. Perché ancora oggi, in questo XXI secolo, sarà solo la Politica e il protagonismo di tutte e tutti l’unico strumento che abbiamo per ridare coraggio e opportunità al nostro cammino per il cambiamento di una società ingiusta. Ricominciamo, insieme.

    leggi il PROGRAMMA DELLA FESTA

     

    Rifondazione per la sinistra

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Quella piazzetta genovese e quelle 114 persone…

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Lettera aperta a Paolo Ferrero.
Caro Ferrero, ho ascoltato con attenzione le tue riflessioni in quella bella piazzetta genovese dove è stata allestita la festa di Rifondazione, e non mi è stato certo difficile condividere tutte le denunce delle malefatte della destra. Restano i dubbi e le incertezze sul che fare, come fare e con chi fare.
Due anni fa Rifondazione ebbe a Genova trentacinquemila voti, che si sono ridotti quest’anno ai quindicimila dell’Arcobaleno. Nella piazzetta, quando parlavi, c’erano centoquattordici persone. Non ti sembra un dato su cui riflettere?
Hai attaccato il governo, in certi passaggi con la veemenza che normalmente sollecita un applauso: no, l’unico battimani si è levato quando hai sottolineato l’essere comunisti. Ti sembra sufficiente, un atteggiamento da incoraggiare? Ho ascoltato poco prima il commento di due ragazzi che transitavano: preistoria, hanno detto. Credi che siano sufficienti l’orgoglio, i simboli, l’esasperazione identitaria, per avere con quei due ragazzi, e con tanti altri ovviamente, un rapporto che ci consenta intanto di abbassare di qualche mese la ridondante età media dei presenti, ma soprattutto di ricominciare ad allargare la risicata area della nostra iniziativa?
Una festa di Rifondazione è normalmente anche una festa di Liberazione. Non ho sentito neppure un accenno alla preoccupante vicenda del giornale, non vorrei che fosse perché fra quei centoquattordici sono in pochissimi a comprarla e c’è anche chi, pur sentendosi militante, si vanta di non averla mai letta. Eppure la questione dell’informazione e degli strumenti di comunicazione è una delle più rilevanti, e non da oggi.
Mi è parsa francamente volgare la critica, immagino suggerita, che hai riservato all’ex segretario diventato assessore alla casa. Oltretutto, per stare alla politica e non alle beghe personali di cortile, alcuni problemi abitativi si stanno davvero risolvendo, e non è cosa da poco in una città come Genova.
Sabato la Cgil ha dato prova di vitalità. Meritava un cenno il fatto che un milione (reale, non esagerato con i soliti e illusori esercizi moltiplicatori) di persone abbia espresso la sua insofferenza. Personalmente ero già convinto della opportunità di decentrare le iniziative in cento città, e ne ho avuto conferma. Temo che l’11 ottobre si ridurrà a una inutile conta delle bandierine in una piazza romana e al confronto quantitativo (che produce già notti insonni) con la piazza dipietrista, dove per altro tu, io e spero tanti altri andremo poi a firmare per un referendum assolutamente giusto. Quando ho sollevato la questione mi è stato risposto che ormai la macchina era in moto. Per la verità non vedo muovere neppure un triciclo.
Sempre a proposito della iniziativa a Genova della Cgil, mi è parso che brillasse per la sua assenza l’attuale gruppo dirigente della federazione: un errore politico che avrebbe meritato, questo sì, una reprimenda. Un abbraccio.

giuliano giuliani su rifondazioneperlasinistra.it

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