Rifondazione per la sinistra

Un manifesto per la rifondazione

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La federazione di Roma

Posted by carbonetti battistino su 31 ottobre 2008

 
 
Caro Ferrero,
ti raccontiamo la vergogna
della federazione di Roma
 
 

Caro Paolo,
sappiamo quante difficoltà locali si vanno diffondendo e sommando a quelle di un’esile maggioranza congressuale. Riteniamo però che la situazione della federazione di Roma meriti la tua attenzione non fosse altro per la gravità di quel che accade. E allora ti chiediamo: ma che succede a Roma?
A luglio si è svolto il congresso cittadino e a quattro mesi di distanza il partito a Roma non dà segni di vita, questo nonostante moltissimi tra quelli che ti hanno sostenuto nel congresso romano, si siano autonominati maggioranza. Una “maggioranza” che però non riesce a definire una linea politica né un gruppo dirigente.
Ci permettiamo allora di raccontarti dal nostro punto di vista cosa è successo a Roma negli ultimi mesi.
In pieno agosto alcuni di noi sono stati convocati per il primo Cpf dopo il congresso, convocato per l’11 settembre 2008 e che aveva un unico ordine del giorno chiarissimo: l’elezione del segretario. Sappiamo che precedentemente a quella data, e per iniziativa dei compagni dell’area Rifondazione per la Sinistra, c’era stato un incontro tra esponenti delle diverse mozioni che aveva provato a creare un clima idoneo, affinché la discussione si attestasse sulle priorità politiche del partito e della sinistra tutta nel difficile contesto cittadino. Poi però qualcuno si è presentato con degli Odg che avevano l’obiettivo preciso di introdurre elementi di conta, atteggiamento che contraddiceva ogni proposito di ricerca unitaria. Di fatto quel Comitato Politico federale non si è mai svolto, perché sospeso. Inoltre in quegli stessi giorni si è svolta a Roma una festa di alcuni circoli che qualcuno ha voluto, senza nessun voto nella sede del Cpf, far passare per festa cittadina. Poi tutta una serie di comportamenti e fatti che riteniamo in diversa misura gravi: veniamo a sapere che alcuni circoli, prevalentemente del documento uno, ancora non hanno pagato le tessere, cosa che, pensiamo, ne avrebbe dovuto persino impedire lo svolgimento del congresso del circolo. Riceviamo mail e comunicazioni dalla presidente del Cdg della federazione che ci invitano a partecipare a iniziative mai discusse in nessun organismo dirigente cittadino fino all’episodio più grave, avvenuto durante il corteo dell’11 ottobre. Molti di noi si sono avvicinati allo striscione della Federazione, costatando una gestione delle parole d’ordine lanciate dal camion da far venire i brividi: violenza verbale contro tutto e tutti non fosse comunista doc e secondo i personali parametri di chi deteneva (a quale titolo?) il microfono. L’apice di quest’atteggiamento ha trovato il suo compimento nell’aggressione al compagno Bertinotti, parolacce e bestemmie ben identificabili con la federazione di Roma.
Tutto questo per darti il quadro della situazione, per noi inaccettabile, in cui si trova la nostra federazione.
Eppure Roma non ci sembra un luogo da poco. Una federazione in cui chiunque, ma proprio chiunque, può alzarsi una mattina e parlare in nome del partito romano.
In città in questi giorni succedono cose importanti: si occupano le università, ci si mobilita per la difesa della scuola pubblica, per la tutela dell’agro romano, per contrastare xenofobia e razzismo. Ma la federazione continua a versare in uno stato di assoluta e pericolosa empasse. Quanto può durare una situazione così insostenibile, quanto reggerà un accordo tra mozioni che non ha alcun profilo politico se non la conservazione di uno status quo? Noi sui nostri territori continuiamo a svolgere le nostre attività, riuniamo i direttivi, le assemblee degli iscritti, ci misuriamo con il tema stringente di darci nuove grammatiche, proviamo a sperimentare innovative forme di agire politico e abbiamo drammaticamente compreso che d’identità asfittiche si può anche morire e che se a Roma si continua in questo modo della Federazione, resteranno solo i locali di via Squarcialupo, 58.
Da ultimo non vorremo che proprio chi si è affermato al congresso nazionale difendendo, a parole, l’autonomia del partito e delle esperienze territoriali tenga in scacco i comunisti romani in attesa che il dalemone interno all’attuale maggioranza metta a posto “le caselle del potere” in giro per l’Italia. Insomma può la federazione di Roma essere ostaggio di quanto succede a Via del Policlinico o in Lombardia?
Certi di un tuo riscontro ti salutiamo fraternamente.
Firme segretari di circolo:
Luana Di Molfetta (Monti Esquilino),Giuseppe D’Agata (San Lorenzo), Massimo Rivera (San Basilio), Stefano Russo(Casal Bruciato), Piero Milotti (Pietralata), Umberto Brancia (Tor dè Schiavi), Piero Di Folco (Appio-Tuscolano), Vezio Ferrucci (Garbatella),Marina Pieroni (San Paolo), Marco Ascione (Spinaceto), Alberto Corsi (Ostia Lido), Maurizio Lopò (Massimina), Roberto Mazzantini (XVIII Municipio), Rosangela Mura (Quartaccio), Marco Di Pasquale (Ponte Milvio), Patrizia Caprara (Cooperazione sociale), Mariella Bacarini (Sanità), Stefania Quarti (Fiumicino)

31/10/2008

 

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Festa per la Sinistra di Capitanata

Posted by rifondazioneperlasinistra su 5 ottobre 2008

Lunedì 6 ottobre 2008 alle ore 12.00, a Foggia, presso l’aula di Palazzo Dogana del gruppo della Sinistra l’Arcobaleno, si terrà la conferenza stampa di presentazione della “Festa per la Sinistra di Capitanata”, organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista insieme con la”Casa della Sinistra”. 
Saranno presenti: Michele Augello, Cons. Prov. Sinistra Arcobaleno; Fedele Cannerrozzi, Segretario Provinciale del Prc e Beppe di Brisco, segretario cittadino del Prc di Foggia.
La festa, indetta per i giorni 8-9-10 ottobre, dedicherà particolare attenzione ai temi: ambiente, territorio e politica locale. Un’occasione di confronto per ricominciare e proseguire il proprio impegno politico e sociale.
La scelta della location, Piazza Mercato, non è casuale e rappresenta l’attenzione e il nuovo messaggio che la sinistra di Capitanata vuol dare: partire da un quartiere popolare, ricco di storia per riprendere il contatto con la gente e coinvolgere i giovani, il nostro futuro.
Torniamo a far politica, fuori dai palazzi, con e per la gente della nostra città, perché crediamo fortemente nel bisogno di una nuova sinistra in Italia, diffusa e plurale, che guardi anche al di là del proprio partito.
Importante sarà la presenza di Fausto Bertinotti che interverrà il 10 ottobre sulla Zona Pedonale.

Di seguito il programma dell’evento:
8 ottobre 2008
Dibattito “Quali città con quali alleanze” con: 
Gennaro Migliore, Direzione Nazionale Prc
Vincenzo Brucoli, Segreteria Provinciale Prc
Pino Lonigro, Cons.Regionale Partito Comunista
Daniela Marcone, Associazione “Libera”
Silvia Baraldini, Arci Report Nazionale
Nicola Affatato, Segretario Cgil Foggia

9 ottobre 2008
Dibattito “La differenziata non è utopia, esperienze a confronto” con:
Michele Losappio, Ass.Ambiente Regione Puglia
Alessio Ciacci, Ass.Ambiente Comune Capannori(Lu)
Marco Boschini, Ass.Nazionale Comuni Virtuosi
Giammaria Gasperi, Direttore “Aforis impresa sociale”
Fabrizio Cangelli, Presidente Amica Energia s.r.l
Michele Augello, Cons.Provinciale Sinistra Arcobaleno

10 ottobre 2008 Isola Pedonale
Dibattito “La crisi del Capitalismo e la sinistra del XXI secolo” con:
Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
Anna Chimenti, Università degli Studi di Foggia
con  
FAUSTO BERTINOTTI

Casa della Sinistra c/o circolo Prc
Via S.domenico, 25 71100 Foggia
ufficiostampa.prcfoggia@gmail.com

il programma qui

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Bertinotti: ‘Io sono comunista, ma comunismo è una parola indicibile’

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

Stefano Bocconetti

Una polemica su una frase. Ma stavolta non è la solita denuncia sulla «leggerezza» della politica, sul dominio della comunicazione sulla politica. No, perché in realtà questa polemica rivela – addirittura più che nei congressi di partito – che a sinistra sono in campo due ipotesi. Di più: due culture, due filosofie. Da cui discendono altrettante linee politiche. Vale la pena allora procedere per tappe. Tutto accade nel giro di un pomeriggio. E tutto comincia quando le agenzie, ieri, battono un dispaccio. Contiene le anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa, «Viaggio in un’Italia diversa», in vendita da stamane. Riporta una frase – quella che ha dato il via al pomeriggio di polemiche – di Fausto Bertinotti. «Comunismo è una parola indicibile – dice l’ex Presidente della Camera al più «potente» giornalista della Rai – Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce».
Mezz’ora dopo, le repliche. Prima quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazone eletto al congresso di Chianciano. «Io – dice l’ex ministro del governo Prodi – continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». Di più, e più apertamente in polemica col suo ex segretario: «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi». Il tutto, fino alla rivendicazione del ruolo del partito: «Ci chiamiamo Rifondazione comunista perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono».
Più tardi, torna Bertinotti per spiegare meglio le sue idee. Si affida ad una premessa di una riga e mezza («Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce») e ad un’affermazione di tre-parole-tre: «Sono comunista. Punto».
Questi i fatti. Con le agenzie e i siti web che ieri pomeriggio titolavano tutti allo stesso modo: «Il comunismo divide i comunisti». Ironia un po’ facile, come quella che si usa quando si «maneggia» una polemica gonfiata, una querelle di plastica. Ma non è questo il caso. Perché in realtà il dissenso c’è, è forte. E investe tante sfere. Ovviamente Bertinotti, come sembra chiaro dalle stesse pagine di quel libro, non si «pente» affatto delle sue scelte. Niente a che fare, insomma, con l’atteggiamento dei dirigenti dell’allora pidiesse all’indomani della svolta della Bolognina…
L’ex Presidente della Camera dice un’altra cosa: vede la difficoltà a costruire iniziative politiche a partire da quell’identità. Oggi, insomma, non siamo negli anni 60′, o negli anni 70′, quando le definizioni di comunista, socialista rimandavano immediatamente a progetti, a culture. A collocazioni politiche. Oggi, per intere generazioni – le ultime – quelle definizioni significano poco. Sono una parte della storia, rilevante, rilevantissima, ma della storia. Si riparte da qui, allora, si riparte senza infingimenti dal disastro sancito dalle ultime elezioni. Situazione comune a tanti altri paesi, situazione difficilissima, quasi disperata. Si riparte, si dovrebbe ripartire da qui, allora, per riprogettare un’idea anticapitalista, antipatriarcato, antirazzista. Per riprogettare una nuova sinistra. Termine – è vero – che ha i confini più ampi e perciò indefiniti di una parola come «comunista». Ma proprio perché più ampia può servire a capire e a provare a cambiare una realtà assai più complessa e articolata di quella del secolo scorso.
Così andrebbero lette le pagine del libro di Vespa. Almeno così le ha lette chi scrive questa cronaca. Anche le repliche, comunque, non si fermano alla superficie. E vanno nel merito dei problemi. Claudio Grassi, per esempio, della segreteria di Rifondazione – anche lui parte della maggioranza vincente a Chianciano – dice che ancora oggi «il comunismo è una grande idea di trasformazione per la quale vale la pena impegnarsi e lottare. Anche questo ha detto il recente congresso di Rifondazione sconfiggendo le ipotesi – sostenute appunto anche da Bertinotti – di un suo superamento».
Citazioni non casuali, perché, se ci si pensa il tema – il primato del partito o, dall’altra parte, la sua incapacità a cogliere le sfumature di un mondo che cambia, e nel quale il partito rischia di diventare semplice testimonianza – è stato più o meno quello del congresso. Ma la discussione di ieri pomeriggio non è rimasto nella sfera delle idee. Della filosofia politica. Ha un’immediata traduzione per ciò che riguarda le scelte politiche. Quelle di oggi. Perché per Bertinotti l’errore di Ferrero – conseguente di quella scelta di puntare tutto e solo sull’identità – porta con sè anche la scelta sciagurata di guardare con simpatia a Di Pietro: «Non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo». Anche in questo caso replica immediata dell’attuale segretario di Rifondazione: «Non va abbandonato il campo della politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica». Infine, l’affondo: «E mi dispiace solo che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto». E allora, dopo un pomeriggio difficile, in campo sembrano restare due ipotesi: l’idea di una costituente della sinistra. da inventare, da costruire. E l’idea di un rapporto privilegiato con la cultura, le idee dell’Italia dei Valori. E non è una discussione che si esaurirà in poche battute.

da liberazione.it

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Qui e ora: un’associazione per la sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 4 ottobre 2008

di Gennaro Migliore

Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.

da rifondazioneperlasinistra.it

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Quella piazzetta genovese e quelle 114 persone…

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Lettera aperta a Paolo Ferrero.
Caro Ferrero, ho ascoltato con attenzione le tue riflessioni in quella bella piazzetta genovese dove è stata allestita la festa di Rifondazione, e non mi è stato certo difficile condividere tutte le denunce delle malefatte della destra. Restano i dubbi e le incertezze sul che fare, come fare e con chi fare.
Due anni fa Rifondazione ebbe a Genova trentacinquemila voti, che si sono ridotti quest’anno ai quindicimila dell’Arcobaleno. Nella piazzetta, quando parlavi, c’erano centoquattordici persone. Non ti sembra un dato su cui riflettere?
Hai attaccato il governo, in certi passaggi con la veemenza che normalmente sollecita un applauso: no, l’unico battimani si è levato quando hai sottolineato l’essere comunisti. Ti sembra sufficiente, un atteggiamento da incoraggiare? Ho ascoltato poco prima il commento di due ragazzi che transitavano: preistoria, hanno detto. Credi che siano sufficienti l’orgoglio, i simboli, l’esasperazione identitaria, per avere con quei due ragazzi, e con tanti altri ovviamente, un rapporto che ci consenta intanto di abbassare di qualche mese la ridondante età media dei presenti, ma soprattutto di ricominciare ad allargare la risicata area della nostra iniziativa?
Una festa di Rifondazione è normalmente anche una festa di Liberazione. Non ho sentito neppure un accenno alla preoccupante vicenda del giornale, non vorrei che fosse perché fra quei centoquattordici sono in pochissimi a comprarla e c’è anche chi, pur sentendosi militante, si vanta di non averla mai letta. Eppure la questione dell’informazione e degli strumenti di comunicazione è una delle più rilevanti, e non da oggi.
Mi è parsa francamente volgare la critica, immagino suggerita, che hai riservato all’ex segretario diventato assessore alla casa. Oltretutto, per stare alla politica e non alle beghe personali di cortile, alcuni problemi abitativi si stanno davvero risolvendo, e non è cosa da poco in una città come Genova.
Sabato la Cgil ha dato prova di vitalità. Meritava un cenno il fatto che un milione (reale, non esagerato con i soliti e illusori esercizi moltiplicatori) di persone abbia espresso la sua insofferenza. Personalmente ero già convinto della opportunità di decentrare le iniziative in cento città, e ne ho avuto conferma. Temo che l’11 ottobre si ridurrà a una inutile conta delle bandierine in una piazza romana e al confronto quantitativo (che produce già notti insonni) con la piazza dipietrista, dove per altro tu, io e spero tanti altri andremo poi a firmare per un referendum assolutamente giusto. Quando ho sollevato la questione mi è stato risposto che ormai la macchina era in moto. Per la verità non vedo muovere neppure un triciclo.
Sempre a proposito della iniziativa a Genova della Cgil, mi è parso che brillasse per la sua assenza l’attuale gruppo dirigente della federazione: un errore politico che avrebbe meritato, questo sì, una reprimenda. Un abbraccio.

giuliano giuliani su rifondazioneperlasinistra.it

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Due tessere, una sola sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 1 ottobre 2008

Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Che almeno Sd, Rifondazione di Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestino con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che si presenti alle prossime elezioni europee.

Finalmente Nichi Vendola ha rotto gli indugi, annunciando un tesseramento “parallelo” a quello di Rifondazione comunista, e aprendo agli esterni. Ha detto cose giuste: non si può usare l’identità comunista come una clava smorta, non si può rinunciare a fare politica per un’azione sotto vuoto nel sociale. Ha compiuto parte del percorso che, con un poco di coraggio, forse porterà una cospicua parte dei militanti di Rifondazione a contribuire al percorso di nascita di una sinistra, non immemore dei suoi eroi e delle sue conquiste, ma libera da steccati e condizionamenti del passato.Questa novità mette in luce i limiti, già evidenziati da alcuni durante il congresso di Chianciano, di alcune norme dello statuto di Sinistra democratica. Personalmente, da iscritto della prima ora di Sinistra democratica, trovo assolutamente coerente con le motivazioni che mi hanno condotto alla scelta, quella di prendere anche la tessera del movimento di Nichi Vendola. Avrei due tessere di due movimenti che si battono entrambi per l’unità di una sinistra non identitaria, libera, e di lotta. L’attuale statuto di Sinistra democratica non lo permette e va corretto per consentire l’ibridazione di esperienze politiche.

Questo ci porta ad un punto forse più importante. Cosa dovrà essere la manifestazione unitaria della sinistra dell’11 ottobre? Per ora si tratta di un appuntamento contro il governo Berlusconi, concepito male come adunata di partiti e di ceto politico, e con parole d’ordine troppo vaghe e generiche per poter essere appassionanti. 
Se si deve manifestare contro il razzismo, meglio la manifestazione del 4 ottobre, o meglio sarebbe stato andare tutti a trovare il clan dei casalesi a Casal di Principe. 
Se si deve manifestare contro la guerra e il militarismo, meglio sarebbe stato andare tutti a Vicenza contro la base Dal Molin. Se si deve manifestare contro i tagli all’università, meglio invadere “La Sapienza” che si accinge ad eleggere come Rettore un barone simbolo di tutto il male che si annida nell’università pubblica italiana. Come dare un senso in qualche modo appassionante all’appuntamento dell’11 ottobre, e non lasciare qualche migliaio di persone a contemplare avviliti le proprie bandiere?
Una soluzione potrebbe essere quella che almeno Sd, Rifondazione di Nichi Vendola, Ginsborg e quanti altri ci credono, manifestassero con gli stessi striscioni per una nuova sinistra unita e combattiva, che combattivamente si presenti alle prossime elezioni europee. In questo modo l’idea di un forza unita e variegata della sinistra non comunista riceverebbe il suo primo battesimo di popolo, dopo il rifiuto opposto dagli elettori alla “sinistra cartello” nelle scorse elezioni.

Come detto, Nichi Vendola, pur sottacendo tutti gli errori che hanno condotto il suo partito ad esser un movimento di “parolai” (nel senso che a parole radicali corrispondevano anche pratiche salottiere e di spartizione delle poltroncine), ha fatto il suo. E lo stesso discorso sull’identità andrebbe fatto per il Socialismo europeo perché, con tutto il bene che possiamo volere alla grande generazione dei Palme e dei Brandt, oramai i loro progetti sono morti e sepolti insieme ai loro corpi. La sostanza delle loro idee di sovvertimento democratico del capitalismo sono sepolte, mentre quelle dei Gordon Brown, della Royal, del non so più quale leader della Spd, e dello stesso Zapatero, sono ben diverse e non oppongono alcuna visione significativa ed esaltante allo strapotere della cultura capitalista, competitiva, razzista (come si è visto in occasione di quasi tutte le recenti tornate elettorali europee). Più che calcare temi identitari occorre capire il mondo di oggi in cui l’Europa è sempre più marginale, il pericolo dell’odierna crisi finanziaria viene risolta salvando banche e riducendo i programmi sociali, denunciare il mercatismo dell’Unione europea, e presentarsi insieme con poche parole chiare e convincenti di ostilità all’Europa di Maastricht, di riforma e lotta in difesa del pubblico e dei beni comuni, di rifiuto di qualsiasi forma di facile nazionalismo ma di richiesta di partecipazione nelle decisioni di Bruxelles, di battaglia per l’educazione e per l’abolizione pratica del precariato che divide i lavoratori in protetti e schiavi con uno stipendio.

giuliano garavini su aprileonline.info

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Caro compagno Vendola e cari compagni tutti di Rifondazione per la Sinistra

Posted by rifondazioneperlasinistra su 30 settembre 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di un compagno 20enne di Avezzano.

Caro compagno Vendola e cari compagni tutti di Rifondazione per la Sinistra,
sono un ragazzo di 20 anni di Avezzano (provincia dell’Aquila) e scrivo questa e-mail per complimentarvi con tutti voi del lavoro che avete iniziato dando vita a questo nuovo soggetto politico. Nella mia breve vita elettorale ho votato una sola volta, alle ultime elezioni, per l’Arcobaleno: la delusione per la cocente sconfitta mi ha fatto molto riflettere e (non lo nego), a volte, interrogarmi sull’ eventualità che non stessi sbagliando tutto.
Ho sentito dentro di me nascere, frammista a quella che era la rabbia e l’insofferenza per ciò che era accaduto, la consapevolezza di un’esigenza: l’esigenza di Sinistra che noi giovani, ventenni o giù di lì, sentiamo e proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, all’università o sul posto di lavoro. Ho sentito l’esigenza di una sinistra nuova; che poi avesse di fianco anche la dicitura “Comunista”, mi sono chiesto, “Cosa cambia”; mi sono sempre sentito orgoglioso di essere comunista, per i significati ed i sentimenti che a questa appartenenza politica legavo: la voglia di lottare per un mondo migliore, di cambiare il sistema attuale di sviluppo economico ma anche il sistema attuale di rapporti tra le persone, per mettere al centro la dignità del lavoro e della vita dell’uomo, per combattere nuovi fondamentalismi e pericolosi revisionismi storici, nuove superstizioni, nuove cacce alle streghe.
Tuttavia non ho mai potuto fare a meno di legare a questo epiteto anche le colpe, immense, dello stalinismo, dell’Unione Sovietica, di alcuni aspetti di Cuba o della Corea del Nord, ritenendo le vittime di un regime vittime e basta, e non soffermandomi prima a guardare il colore di quello stesso regime.

Allora io oggi chiedo a Lei, perché dobbiamo continuare in quella che ha giustamente ed appropriatamente definito “Restaurazione del Comunismo”, persistendo nella volontà di giustificazione e legittimazione di antichi regimi, che si sono macchiati di crimini irripetibili, nel cieco desiderio di affermazione di teorie economiche o sociali che consideriamo avulse dal contesto storico e sociale in cui sono state elaborate, che non adattiamo ai tempi di oggi, che non modelliamo in base alle nostre esigenze?
Le chiedo perché di fianco a chi, come noi, è cosciente di cogliere gli aspetti più giusti e moderni della teoria comunista marxista, di osservarne le sfaccettature che ci parlano della difesa del più debole e dell’abbattimento di un sistema ingiusto, non possiamo accogliere ed abbracciare (pur nel rispetto reciproco delle diversità dei punti di vista) coloro che non si definiscono comunisti come noi, ma che lottano per i nostri stessi ideali? Penso al mondo del volontariato cattolico, che si impegna nella difesa di chi soffre, nel recupero di chi nella vita ha commesso degli errori, nella liberazione dei giovani dalle moderne schiavitù (chiamate droga e prostituzione): siamo forse in grado noi di dare una definizione di Sinistra che possa escludere costoro? E può questa stessa definizione allontanarci da tutte quelle associazioni e da quei movimenti che si battono per la difesa dell’ambiente, per una economia che sia sostenibile, oltre che per noi uomini, per il pianeta su cui viviamo? Oppure può allontanarci da quei gruppi di persone che vogliono cancellare ogni forma di discriminazione sessuale (oggi purtroppo ancora molto presente nel nostro Paese), difendendo i diritti conquistati (faticosamente) dalle donne e propugnando allo stesso tempo quelli di chi non può sentirsi “famiglia” perché giudicato “immorale” o “pervertito”?
Spero che Lei, compagno Vendola, mi aiuti a dare una risposta a questi miei interrogativi; nell’augurio di ricevere presto una Sua risposta, le rinnovo i miei complimenti per il lavoro che sta svolgendo e le auguro un felice proseguimento.

 
Tiziano Martini

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Ago e filo, pazienza e radicalità: parte il processo costituente.

Posted by rifondazioneperlasinistra su 30 settembre 2008

Si è aperta una nuova fase per la ricostruzione della sinistra. 
Un nuovo passo, dopo l’assemblea del 27. Non c’è bisogno di enfasi retorica per celebrare una manifestazione riuscita, ma neppure di recriminazioni o peggio di miseri quanto inutili anatemi. 
C’è un fatto: Rifondazione per la Sinistra ha promosso un confronto largo, aperto, senza steccati con altre soggettività della sinistra e lanciato un tesseramento. 
Il confronto è riuscito, i contributi offerti dalle quattro ricche e preziose introduzioni iniziali di Boccia, Martone, Semeraro e Serafini e dai tanti interventi successivi è decollato e la campagna di adesione è partita. 
Poca cosa? Per alcuni è sembrato anche poco perché si aspettavano il varo di un nuovo soggetto, ma il coro prevalente ha detto che occorre continuare il cammino con decisione per far avanzare un processo costituente. Così si era deciso al congresso quando votammo contro le diverse minoranze assemblate per divenire maggioranza perché vogliamo uno spazio più largo, uno spazio unitario se non ancora un luogo unico. 
E si cammina insieme. Abbiamo posto l’accento sulla necessità di rifondare, di rianimare pensieri e pratiche della sinistra per rispondere più efficacemente e più incisivamente alle politiche della paura portate dalle destre di governo e da parte confindustriale. 
I diritti, le libertà, i desideri di donne e uomini, della natura per una nuova e uguale cittadinanza sono la nostra bussola. 
Nichi Vendola ha concluso parlando di sinistra della libertà. Quella libertà così fortemente compromessa o negata dal moderno capitalismo, che fa delle sue crisi nuovo alimento per rinascere, comprimendo corpi e desideri fino alla sussunzione in sé. 
Vendola è stato apprezzato come uno di noi che cerca la strada dell’alternativa ma che tenta anche di indicarla. Il suo discorso conclusivo mi ha fatto pensare a quelle belle parole di Tom Benettollo che dicevano del lampadiere. Serve una diversa luce, infatti, per schiarire l’oscurità di questi nostri anni dove chi governa prova a ricondurre la scuola, i saperi, i lavori, i corpi, in confini autoritari e disciplinari, negando l’autonomia del pensiero, delle organizzazioni sociali, delle persone. 
Le politiche delle destre sorreggono il capitalismo onnivoro che cerca di sopravvivere alla crisi finanziaria, a quella energetica, a quella alimentare da lui stesso prodotte e di cui è capace anche di nutrirsi. Un capitalismo a cui neppure la sinistra moderata sa e vuole opporsi.
Perciò serve un’alternativa netta e radicale da costruire nella società, nel nostro paese e in tutta Europa. 
Non è questa crisi esperienza passeggera. La sconfitta elettorale è stata ancor prima sconfitta sociale e politica. Bisogna ricominciare. Ricominciare a ripensare come fare un mondo senza la guerra, l’esclusione, la precarietà, la dissipazione ambientale, l’ingiustizia sociale. Tornare a definire i fondamentali elementi per opporsi e costruire nuovo senso. 
Perciò una sinistra larga dove culture diverse possano rincontrarsi per ridefinirsi anticapitalisti. Da oggi il lavoro riprende perché la manifestazione dell’11 ottobre possa rianimare le piazze e procedere all’inveramento della piattaforma di convocazione perché le lotte nelle scuole divengano elemento di ricomposizione dovunque. Perché il nuovo razzismo non continui a divampare, perché…
Perché la politica di sinistra col l’ago e il filo della pazienza e radicalità riprenda a cucire i diversi conflitti, li animi e li agisca.

Patrizia Sentinelli da rifondazioneperlasinistra.it

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Prc, Ferrero: Vendola mente per delegittimarci

Posted by rifondazioneperlasinistra su 28 settembre 2008

ROMA (28 settembre) – «Restaurazione comunista? Ma quando mai»: il segretario del Prc, Paolo Ferrero, reagisce alle critiche piovutegli addosso da Nichi Vendola, che ha minacciato di essere pronto a lasciare il partito se non sarà modificata la linea «veterocomunista» uscita vincente dall’ultimo congresso nazionale. Ferrero si difende sostenendo che gli uomini della minoranza di Vendola «invece di lavorare per il rilancio di Rifondazione lavorano a raccontare falsità ». «Ci descrive come trinariciuti pazzoidi – dice Ferrero di Vendola – per delegittimare Rifondazione e poter proporre come soluzione l’unità della sinistra, cioè una sinistra moderata ala esterna del Pd».

Il rimprovero principale che Ferrero fa alla minoranza è di «non capire che il Pd non ha nulla a che vedere con la sinistra», perché ha abbandonato la difesa degli interessi di classe. Ferrero nega di volere la «costituente comunista», ossia l’unità con il Pdci di Diliberto: il documento congressuale, sottolinea, non ne parla. Quanto alle alleanze per le europee, Ferrero invita a parlarne a febbraio: parlarne ora, senza sapere con quale legge si voterà, «sarebbe demenza politicista».

Infine, il problema di Liberazione. Ferrero conferma la gravità della situazione e risponde duramente al direttore Sansonetti, imputandogli una buona parte della responsabilità della crisi: dei quattro milioni di passivo del giornale, afferma, «due sono al netto della sciagurata legge sull’editoria. Io sono assolutamente contrario all’idea di liquidare Liberazione, sono per rilanciarla, ma questo vuole dire fare un piano editoriale che permetta di vendere più copie e avviare una ristrutturazione in modo da ridurre i costi».

da ilmessaggero.it

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Restaurazione comunista ma senza noi

Posted by rifondazioneperlasinistra su 28 settembre 2008

grazie a microemozioni

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