Pubblicato da nonviolento su 15 Settembre 2008

Appello alla mobilitazione contro la privatizzazione della Scuola Pubblica
in difesa della libertà d’insegnamento e dei diritti dei lavoratori
http://www.foruminsegnanti.it/
Questo post è stato pubblicato il 15 Settembre 2008 a 3:44 pm ed è archiviato in iniziative, notizie.
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elisa detto
UNA NUOVA SCUOLA PER IMPORRE L’EGEMONIA CULTURALE DELLA DESTRA
La destra ha vinto nel nostro paese non solo grazie ai demeriti di un centro-sinistra frammentato, litigioso e senza un progetto politico chiaro ma soprattutto perché ha saputo imporre la sua cultura attraverso i media ed in particolare la televisione. Ora per vincere ancora ed a lungo, c’è bisogno di attaccare la scuola perché essa è cultura, istruzione , democrazia. Questo governo è contro la scuola pubblica statale perché essa è un luogo che dovrebbe dare uguali opportunità, anzi ad ogni bambino secondo i propri bisogni ,inoltre educa alla pluralità delle idee ed ha lavoratori che non si fanno comprare.
L’egemonia culturale va formata da piccoli , a scuola non si deve esercitare la cittadinanza e la partecipazione, occorre imparare ad ubbidire ; la scuola non deve insegnare ,educare quando i bambini od i ragazzi sbagliano, deve punire, magari con un 5 in condotta.
Inoltre in una cultura di criminalizzazione del diverso che porta a prendere le impronte digitali ai bambini rom, visti come sporchi e cattivi , occorre imporre la visione di tanti scolaretti , meglio se di razza padana, tutti belli con un grembiule magari disegnato dalle più prestigiose case di moda.
La visione della scuola delle destra è classista: la scuola deve favorire le classi abbienti, quella pubblica deve costare sempre meno e per questo si limiterà ad offrire poche e inadeguate conoscenze, senza tenere minimamente conto delle nuove e crescenti esigenze formative dei bambini in una società sempre più complessa Ed allora si costruisce una scuola per ricchi e un’altra scuola per poveri. La scuola pubblica statale garantirà il minimo a tutti, chi ha i mezzi troverà l’eccellenza altrove.
In questa ottica il Governo con la legge 133 prevede per il prossimo triennio un taglio di circa 130.000 posti, tra personale docente (87.000) e Ata (43.000).Ciò provocherà la riduzione dell’orario e del tempo scuola ,compresi il tempo pieno e quello prolungato, l’aumento del numero degli alunni per classe, la riduzione del sostegno. Aumenterà il numero di alunni per classe anche in presenza di alunni diversamente abili, saranno chiuse molte scuole soprattutto nei piccoli comuni.
Il ritorno dal 2009 al Maestro unico nella scuola elementare sancito dall’art 4 del decreto 137 cancellerà i moduli ed il tempo pieno portando indietro la scuola primaria che tutti gli indicatori internazionali riconoscono come una tra le più qualificate del mondo.. Questa norma priverà gli alunni dell’attività di ricerca e di approfondimento.Non saranno più garantiti l’inserimento e l’integrazione dei bambini con carenze , di quelli diversamente abili e di quelli stranieri che hanno difficoltà per cultura o lingua diversa.
Inoltre una norma della manovra economica per il 2009 stabilisce che l’obbligo scolastico si possa assolvere anche nei corsi di formazione professionale privati per i quali non sarà più necessario seguire i programmi nazionali né rispettare alcuni standard minimi di qualità.
E non è ancora finita. Adesso ci aspetta il ddl dell’on. Aprea che prevede per la scuola un sistema scolastico pubblico formato da istituti pubblici, fondazioni e scuole private paritarie. Le famiglie avranno libertà di scelta fra le possibili offerte che, essendo tutte pubbliche, potranno beneficiare di finanziamenti statali. Riconoscendo le scuole paritarie ,le scuole-fondazioni e le scuole statali, tutte come scuola pubblica, si vuole aggirare l’art. 33 della Costituzione italiana che recita “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.In tal modo si finanzierà sempre di più la scuola privata togliendo risorse alla scuola statale , l’unica in grado di garantire pluralità di vedute
Dimostriamo con un gesto fortemente simbolico la nostra tristezza e contrarietà: andiamo tutti a scuola il primo giorno con un segno nero di lutto! Già 350 scuole in Italia hanno aderito a questa iniziativa.
Elisa
La Nuova Sinistra
mau68-sciopero nazionale! detto
APPELLO AI SINDACATI
per la proclamazione immediata dello SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA
Il governo Berlusconi ha deciso di realizzare gran parte dei risparmi di spesa ai danni della scuola pubblica. Nei prossimi tre anni, a fronte di un continuo aumento del numero degli alunni, si vogliono tagliare 8 miliardi di euro, sopprimendo 130.000 posti di docenti e ata che, sommati ai 25.000 già tagliati in due anni dal governo Prodi, fanno in tutto 155.000 unità.
I tagli verranno attuati aumentando il numero di allievi per classe, chiudendo gli istituti più piccoli e
diminuendo le ore di lezione. Per la scuola elementare sono previste 24 ore settimanali, il che significa lo smantellamento del tempo pieno, che si somma alla scomparsa del tempo prolungato alle medie, mentre una commissione governativa sta valutando quante ore tagliare nelle superiori. Gli alunni si ritroveranno in scuole grandi, distanti ed affollate, mentre i lavoratori della scuola opereranno in condizioni sempre più difficili. Verranno sacrificate le preziose professionalità di decine di migliaia di precari mentre il sistema scolastico italiano dovrà riassorbire 800.000 alunni.
In qualsiasi altra categoria queste misure avrebbero comportato da parte delle direzioni sindacali immediate misure di lotta. Assistiamo invece ad una preoccupante passività. Cosa si aspetta a proclamare lo sciopero? Non possiamo assistere alla devastazione del sistema di istruzione statale e alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, senza far niente. I sottoscritti chiedono alle direzioni sindacali di proclamare lo sciopero nazionale della scuola subito, prima che alcuni dei provvedimenti legislativi in scadenza vengano definitivamente approvati dal Parlamento e prima che venga approvato dal governo il disegno di legge finanziaria 2009.
Luigi Ambrosi (iscritto FLC, CD v.Ravenna)
Carlo Avossa (RSU FLC, CD 1 Senago)
Giancarlo Benazzi (RSU Itsos Steiner, Milano)
Mariangela Casalucci (FLC Grecia)
Silvana Conedera (RSU FLC IP Pacinotti-Ferraris, Milano)
Michele Corsi (iscritto FLC Itsos Steiner, Milano)
Roberto Davò (RSU FLC SMS Levi-Masih, Milano)
Luigi Destri (delegato FLC CD 3 Paderno Dugnano)
Elena Miglietta (iscritta CISL, CD v.Martinengo, Milano)
Danilo Molinari (RSU FLC IIS Gadda, Paderno D.)
Laura Petermaier (RSU FLC ITC Verri Milano)
Mario Piemontese (RSU FLC LS Marconi, Milano)
Serena Raffa (iscritta FLC ITC Verri, Milano)
Emilio Rigotti (RSU FLC ITIS Curie, Milano)
Roberta Roberti (FLC, Parma)
Vera Seregni (RSU FLC CD 3 Paderno Dugnano)
Marinella Stangherlin (iscritta FLC Milano)
Maurizio Tassoni (iscritto FLC SMS “Rinascita” Milano)
per adesioni scrivere a:
dilmun@tin.it
mau68-sciopero nazionale! detto
APPELLO AI SINDACATI
per la proclamazione immediata dello SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA
Il governo Berlusconi ha deciso di realizzare gran parte dei risparmi di spesa ai danni della scuola pubblica. Nei prossimi tre anni, a fronte di un continuo aumento del numero degli alunni, si vogliono tagliare 8 miliardi di euro, sopprimendo 130.000 posti di docenti e ata che, sommati ai 25.000 già tagliati in due anni dal governo Prodi, fanno in tutto 155.000 unità.
I tagli verranno attuati aumentando il numero di allievi per classe, chiudendo gli istituti più piccoli e
diminuendo le ore di lezione. Per la scuola elementare sono previste 24 ore settimanali, il che significa lo smantellamento del tempo pieno, che si somma alla scomparsa del tempo prolungato alle medie, mentre una commissione governativa sta valutando quante ore tagliare nelle superiori. Gli alunni si ritroveranno in scuole grandi, distanti ed affollate, mentre i lavoratori della scuola opereranno in condizioni sempre più difficili. Verranno sacrificate le preziose professionalità di decine di migliaia di precari mentre il sistema scolastico italiano dovrà riassorbire 800.000 alunni.
In qualsiasi altra categoria queste misure avrebbero comportato da parte delle direzioni sindacali immediate misure di lotta. Assistiamo invece ad una preoccupante passività. Cosa si aspetta a proclamare lo sciopero? Non possiamo assistere alla devastazione del sistema di istruzione statale e alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, senza far niente. I sottoscritti chiedono alle direzioni sindacali di proclamare lo sciopero nazionale della scuola subito, prima che alcuni dei provvedimenti legislativi in scadenza vengano definitivamente approvati dal Parlamento e prima che venga approvato dal governo il disegno di legge finanziaria 2009.
Luigi Ambrosi (iscritto FLC, CD v.Ravenna)
Carlo Avossa (RSU FLC, CD 1 Senago)
Giancarlo Benazzi (RSU Itsos Steiner, Milano)
Mariangela Casalucci (FLC Grecia)
Silvana Conedera (RSU FLC IP Pacinotti-Ferraris, Milano)
Michele Corsi (iscritto FLC Itsos Steiner, Milano)
Roberto Davò (RSU FLC SMS Levi-Masih, Milano)
Luigi Destri (delegato FLC CD 3 Paderno Dugnano)
Elena Miglietta (iscritta CISL, CD v.Martinengo, Milano)
Danilo Molinari (RSU FLC IIS Gadda, Paderno D.)
Laura Petermaier (RSU FLC ITC Verri Milano)
Mario Piemontese (RSU FLC LS Marconi, Milano)
Serena Raffa (iscritta FLC ITC Verri, Milano)
Emilio Rigotti (RSU FLC ITIS Curie, Milano)
Roberta Roberti (FLC, Parma)
Vera Seregni (RSU FLC CD 3 Paderno Dugnano)
Marinella Stangherlin (iscritta FLC Milano)
Maurizio Tassoni (iscritto FLC SMS “Rinascita” Milano)
Maurizio Pucci (iscritto FLC Massa Carrara)
per adesioni scrivere a:
dilmun@tin.it
anna maria detto
ho inviato una mail di adesione
elisa detto
E non è ancora finita.
Nei prossimi giorni la Gelmini presenterà l’ art. 64 della legge 133/2008 che non prevede solo il ritorno al maestro unico e la riduzione degli orari di lezione.
Ritornano infatti gli anticipi nella scuola dell’infanzia che erano stati abrogati dal governo Prodi e quelli nella scuola primaria con le Sezioni primavera
Oltre al maestro unico per le classi di scuola primaria a 24 ore settimanali, nelle classi funzionanti con orario più lungo viene prevista la figura del docente con funzione tutoriale che la contrattazione di scuola era riuscito a combattere
Gli istituti tecnici e professionali passeranno da 36 a 32 ore settimanali.
Saranno ridotti gli attuali indirizzi di studio nella secondaria superiore
Sembra infine che la Germini abbia l’intenzione di ridurre il percorso scolastico dai 13 anni attuali a 12 come era previsto nella prima versione della riforma Moratti
Povera scuola italiana, oggetto di tagli da parte di ogni governo! Come si può costruire la società della Conoscenza togliendo risorse all’istruzione?
Come è possibile che ogni Governo voglia mettere mano a quello che è un patrimonio di tutti i cittadini e che imponga con la forza la sua scuola!
mau68-sciopero nazionale! detto
La profezia di Calamandrei su come stravolgere l’art. 33 della Costituzione: ovvero come distruggere la scuola pubblica
Pubblicato da
COMITATO BOLOGNESE SCUOLA E COSTITUZIONE
Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali,
cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia.
Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici.
La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.
La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private.
Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le propri scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa.
Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate,
quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta così fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico. Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […]. Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito […].
Piero Calamandrei
discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale
Roma 11 febbraio 1950
elisa detto
Grazie Mau68 per aver riportato il discorso di Calamandrei pubblicato dal Comitato Bolognese di Scuola e Costituzione.
L’ho messo anche nel blog La Nuova Sinistra in un articolo in cui parlo dell’egemonia culturale della destra.
elisa detto
La scuola elementare (oggi primaria) è il sistema formativo dove è possibile ancora intervenire sulle differenze culturali di tipo familiare degli alunni con l’attivazione di un’offerta formativa diversificata a seconda dei bisogni di ognuno. Il ritorno al maestro unico invece taglia gli organici e gli orari determinando modelli scolastici dequalificati che prevedono un percorso comune impoverito a cui si potranno aggiungere attività facoltative per gli alunni tipo “doposcuola” . Il tempo pieno che la Gelmini dice di voler difendere anziché essere un’offerta formativa unitaria strutturata nell’arco della giornata diventa un momento educativo frammentato come era quello della Moratti · Si tratta di un’impostazione che ha come obiettivi quello di creare anche nell’istruzione e nella formazione quello che è il modello di società di questo governo: il servizio pubblico nella scuola come nella sanità deve diventare più “leggero” ; lo stato deve offrire “livelli essenziali”, la qualità si deve ricercare nel privato , a pagamento Una scuola che funzioni deve : 1. dare ad ogni bambino e ragazzo non solo pari opportunità ma secondo i propri bisogni affinché non uno sia perduto; 2. garantire a tutti la qualità dei saperi e l’acquisizione delle competenze , elementi fondamentali per fare dei bambini e dei ragazzi futuri buoni tecnici, professionisti o dirigenti, ma soprattutto cittadini consapevoli
mau68- detto
Comunicato del « Manifesto dei 500 » del 17 settembre 2008
Ieri, 16 settembre 2008, 400 delegati RSU, militanti sindacali e insegnanti si sono riuniti in assemblea a Torino su appello delle direzioni provinciali di CGIL-CISL-UIL.
Il grande successo di questa assemblea, con delegazioni venute da tutta la provincia, dimostra da solo la grande volontà di mobilitarsi ora, subito, per il ritiro dei provvedimenti varati e in preparazione da parte del ministro Gelmini e del governo.
Tutti gli interventi hanno espresso una posizione chiara e netta: ad un simile attacco non si può che rispondere con la stessa forza opposta, e cioè con uno sciopero nazionale unito di tutti i sindacati, con la richiesta del ritiro dei provvedimenti, con la mobilitazione in ogni città.
Molti interventi hanno sottolineato come si sia aspettato già fin troppo tempo a proclamare questo sciopero, altri hanno detto che andava fatto il primo giorno di scuola.
Altri hanno messo in evidenza come tutta la società, tutti i lavoratori siano preoccupati per ciò che sta succedendo e siano pronti a mobilitarsi per la difesa della scuola pubblica.
È stata fatta da tutti la proposta di organizzare a Torino una grande manifestazione di piazza e di rivolgersi alle direzioni nazionali dei sindacati perchè lo sciopero venga proclamato subito.
« La Stampa » titola oggi: « Maestre all’attacco, sciopero subito ».
In effetti, ad un certo punto la sala è esplosa in un solo slogan: « Sciopero ! Sciopero ! ».
Non c’è tempo, è stato detto, non si può perdere tempo.
Altri interventi, tra cui quelli dei dirigenti provinciali, hanno sottolineato l’importanza di informare bene la popolazione, gli insegnanti, tutti gli ordini di scuola su quello che sta succedendo per organizzare una mobilitazione davvero grande.
In questo senso l’assemblea ha votato di costituire comitati in tutte le scuole, allargare l’informazione e darsi appuntamento per una nuova riunione generale il 25 settembre, ore 17, presso il teatro della scuola Ada Negri (v. A. Negri angolo via Gorizia) per decidere la data della manifestazione cittadina e fare il punto sulla richiesta dello sciopero generale.
Nel momento in cui stiamo per realizzare, insieme al Coordinamento Genitori, l’assemblea generale degli insegnanti e dei genitori (questa sera, ore 20.45, sala GAM di Torino, corso Galileo Ferraris 30), noi diciamo: SI’, è urgente la convocazione dello sciopero generale per il ritiro di tutti i provvedimenti. SI’, questo sciopero deve essere unito, non si possono ripetere gli errori del passato. SI’, questo sciopero va organizzato in tutte le scuole, bisogna preparalo, informare gli insegnanti, i genitori e tutti i cittadini. E per questo siamo d’accordo a costituire comitati in ogni scuola con lo scopo di preparare fin d’ora lo sciopero nazionale e di trovarci il 25, nell’unità con i sindacati, per convocare una grande manifestazione a Torino che prepari a sua volta lo sciopero.
« Manifesto dei 500 », 17 settembre 2008
CAGLIARI; ASSEMBLEA PUBBLICA DEL PRC SULLA SCUOLA detto
MERCOLEDI’ 24 SETTEMBRE 2008 DALLE ORE 18,00
ASSEMBLEA PUBBLICA
NEI LOCALI DELLA FEDERAZIONE PRC DI CAGLIARI
VIA ASPRONI 24 – CAGLIARI
Gli ultimi provvedimenti del governo di destra rischiano di dare un colpo decisivo alla scuola pubblica italiana.
I tagli delle risorse finanziarie, la riduzione del personale scolastico e docente, la canalizzaione improduttiva dei fondi si traducono nel ritorno al maestro unico, nella chiusura delle attività dei centri territoriali, nella mancata assegnazione dell’insegnate di sostegno, nella pepetuazione del precariato nella scuola.
Ordine e contenimento della spesa sono le premesse per accellerare la privatizzazione della scuola senza curarsi che la modernità richiede una nuova scuola fatta di programmi moderni, di figure specialistiche, di attività collaterali che qualificano l’attività educativa e l’istruzione.
Senza una scuola avanzata non ci potrà essere buona cittadinanza, senza una scuola qualificata l’Italia resterà fuori dai paesi che oggi esercitano un ruolo mondiale perché estromessa dal progresso culturale e scientifico. Senza una scuola efficace ci sarà una società ingiusta e senza identità in balia di culture mondiali dominanti che ci rendono subalterni.
I nostri figli dovrenno essere i nuovi attori del loro tempo con una presenza attiva e protagonista.
PER QUESTE SEMPLICI GRANDI RAGIONI INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A SOSTENERE LE GIUSTE RICHIESTE CHE PUNTANO A:
- Detinare maggiori risorse alla scuola pubblica per rilanciare il suo ruolo trainante nei confronti delle altre agenzie educative quali la famiglia, i mass-media e la tecnologia.
- Retribuire in modo adeguato i docenti e ripristinare i moduli educativi della scuola primaria.
- Procedere alla stabilizzazione del personale precario e all’assegnazione del personale di sostegno garantendo i processi di integrazione scolastica e di inclusione culturale.
- Avviare corsi di alta formazione che puntino a specializzare le figure docenti nelle diverse discipline scientifiche e tecnologiche.
CONDIVIDERE QUESTE PROPOSTE SIGNIFICA CREARE LE PREMESSE PER UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA E QUALIFICATA.
RIFONDAZIONE COMUNISTA SI BATTE PER RIAFFERMARE IL PIENO DIRITTO ALL’ISTRUZIONE E ALLA SCUOLA PER TUTTI.
Fonte:http://www.rifondazionecagliari.blogspot.com