Pubblicato da rifondazioneperlasinistra su 16 Settembre 2008
A questo indirizzo è stato creato il wiki di rifondazioneperlasinistra. L’utilizzo principale è per organizzare la manifestazione del 27 Settembre, mettere a disposizione auto, passaggi, posti letto ecc. ecc.
L’invito è, ovviamente, a non abusare del mezzo.
Questo post è stato pubblicato il 16 Settembre 2008 a 9:38 pm ed è archiviato in iniziative.
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anna maria detto
http://www.nichivendola.it/
sulla homepage tutte le indicazione per il 27 settembre, la redazione apra una nuova pagina, grazie
PER LA REDAZIONE detto
PER LA REDAZIONE: quando trovate un po’ di tempo dovreste aprire anche due pagine relative alle notizie che vi ho inviato im merito alla nascita di Rifondazione per la Sinistra anche a CREMONA e a SOLOFRA.
Le trovate nella pagina ” MANIFESTAZIONE 11 OTTOBRE “.
Ciao a tutti
Marco
rifondazioneperlasinistra detto
@Marco hai ragione, ma al momento, visto che in ufficio sono impossibilitato a farlo, è molto difficile che possa aggiornare il sito velocemente. Se vuoi, puoi crearti un account su wordpress.com e poi mandarmi una email a rifondazioneperlasinistra@gmail.com con username ed email che hai utilizzato, così posso crearti un account da autore sul blog, così potrai farlo da te. Questo vale per tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi da autori sul blog. Scusate ancora, Francesco
rifondazioneperlasinistra detto
Grazie @nonviolento
nonviolento detto
Di nulla……
anna maria detto
una obiezione: ma chi non conosce l’inglese che fa? un corso accellerato per entrare in wiki?
rifondazioneperlasinistra detto
@annamaria, vero. Purtroppo non ho trovato wiki in italiano, sorry.
anna maria detto
allora togli wiki e apri una pagina in alto in lingua italiana in cui è possibile postare e scambiare informazioni sull’assemblea del 27 a parco brin roma, grazie
nonviolento detto
Ma come si fa ascrivere su Wiki? Vabbè oggi sono quasi un sonnambulo, eh eh, ma sembra che mi prenda in giro.
anna maria neoiscritta detto
è un sistema molto usato anche all’uni per la condivisione e diffusione di info
userei un sistema più semplice per consentire all’utente medio delal rete non molto addrstrato di accedere senza problemi
di fatto per ora leggo un solo post, non è che ho ragione?
nonviolento detto
Wiki ha accettato l’iscrizione ed ho la pagina per aprire una pagina ma non ci riesco,boh, è la prima volta che trovo tante difficoltà, forse perchè con l’inglese ho poca pratica? Insomma se volete che questa cosa funzioni fate qualche cosa, suvvia.
nonviolento detto
Perchè ho messo la mia faccia al posto di un disegno anonimo? Perchè è ora che si scoprano le carte, tutte e che si assumino delle responsabilità. io ho scelto di uscire dall’anonimato.
paola detto
Se state usando wordpress, e’ possibile installare i pacchetti di localizzazione per cambiare la lingua.
Se non sapete come fare, posso aiutarvi io.
Anna sa dove trovarmi
chiarA detto
sono già entrata, il primo post infatti è il mio, mi preoccupa invece il fatto che a parte me e nonviolento nessun altro è entrato nel programma
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA: CIRCOLO " PEPPINO IMPSTATO " DI FONDI, LENOLA, MONTE SAN BIAGIO, SPERLONGA detto
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Peppino Impastato” di Fondi, Lenola, Monte San Biagio, Sperlonga.
LE BELLE BANDIERE: la sinistra delle libertà contro la società della paura
sabato 27 settembre 2008 Roma
(Assemblea Nazionale Rifondazione per la Sinistra – Parco Brin, P.zza B. Brin – ore 10.30 – 18.00)
Conclude: NICHI VENDOLA
Il 27 settembre, a Roma, l’area programmatica “Rifondazione per la Sinistra” terrà la sua prima assemblea nazionale pubblica, dal titolo “Le belle bandiere: la sinistra delle libertà contro la società della paura”.
Il congresso di Rifondazione comunista ha stabilito che la metà dei suoi iscritti vuole l’avvio del processo costituente di un nuovo soggetto della sinistra: “Rifondazione per la Sinistra” nasce con questo obiettivo. “Le belle bandiere” va così delineandosi come la prima tappa di questo processo aperto.
L’assemblea nazionale di sabato 27 si svolgerà all’interno della festa romana dell’area programmatica “Rifondazione per la Sinistra”, che si terrà dal 22 al 28 settembre al Parco Benedetto Brin (Garbatella).
Qui di seguito il documento politico dell’assemblea e il programma della giornata del 27.
La netta vittoria politica delle destre e la contemporanea sconfitta elettorale della sinistra, la sua frantumazione dopo un infelice tentativo di unità, i limiti evidenti comparsi nella breve stagione congressuale della scorsa estate, lasciano aperti e irrisolti due grandi problemi: l’organizzazione di un’opposizione sociale, politica e culturale al governo Berlusconi e la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra. Che le due questioni siano tra loro profondamente intrecciate, nei temi e nei tempi, è cosa evidente, tranne per chi ha confuso la critica alla politica con la fuga dalla medesima. Come questo può avvenire è invece il tema principale della nostra ricerca.
Una ricerca tanto più urgente e necessaria, quanto più diviene chiaro il paradosso in cui siamo immersi. Da un lato il processo di globalizzazione attraversa un periodo di profonda crisi, della quale gli aspetti della finanza, della società, dell’ambiente, della geopolitica , delle istituzioni interne e internazionali, delle teorie politiche neoliberiste, sono sotto gli occhi di tutti. Dall’altro lato la sinistra italiana, ma si può ben dire di larga parte dell’Europa, macina sconfitte, annaspa nel vuoto, è percorsa da profonde crisi di identità. La sinistra rischia di sparire proprio quando i suoi avversari storici sono scossi fin dalle fondamenta.
I congressi di partito o gli analoghi appuntamenti di questa estate, pur nella loro diversità nelle premesse e negli esiti, mostrano un tratto comune: i progetti che emergono non vanno al di là di qualche mese, al massimo si spingono fino alle soglia delle prossime scadenze elettorali, amministrative e europee, della prossima primavera. La sinistra appare cioè prigioniera, più che immersa, di un presente che ne esalta l’autoreferenzialità. Così non si può stare. In questo modo non nasce niente. La sinistra del presente deve mettersi in cammino, cercando la direzione giusta. Per questo ci è indispensabile l’analisi delle nuove contraddizioni. Solo dallo sforzo della risoluzione dei nuovi problemi del XXI secolo può rinascere una sinistra che dia una risposta alla tremenda crisi di civiltà che fa da sfondo a tutte le vicende contemporanee. Una sinistra quindi senza aggettivi, memore del passato ma non prigioniera di esso e delle sue categorie, una sinistra capace di produrre senso, non solo di cercare consensi.
In questi decenni il capitalismo ha prodotto una grande rivoluzione conservatrice. Rivoluzione perchè
i cambiamenti sono stati radicali, sia a livello produttivo, che sociale, istituzionale e comportamentale. Conservatrice perché l’esito, nel mondo e nei singoli paesi, è che chi era più ricco lo è ancora di più e chi era più povero ha ancora di meno. Le ragioni politiche e sociali di una sinistra ci sono tutte e così le sue nette discriminanti con la destra. L’ipotesi di occupare un mitico centro è solo un’illusione del quadro politico che non trova fondamento nella realtà sociale. Per questo riteniamo che la scommessa che ha animato la nascita del Partito democratico sia perdente e lascia un grande vuoto a sinistra. Ma questo non può essere riempito senza una forte soggettività di pensiero e di azione. La disgiunzione fra pensiero e ricerca politica e azione e movimento sociale è letale per entrambi. E’ un pericolo concreto se , di fronte all’attuale sconfitta, prevalesse una scelta contemplativa o un generico ribellismo.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi è consapevole che delle scelte vanno fatte. Per tutte queste ragioni l’area programmatica Rifondazione per la Sinistra, riprende il suo percorso, dopo il congresso di Chianciano, aprendo una riflessione pubblica su grandi temi quali quelli dei cambiamenti che intervengono nel sistema capitalistico mondiale, con il passaggio del suo baricentro da Ovest a Est ed i conseguenti sommovimenti geopolitici in atto che coinvolgono anche lo scacchiere geografico europeo; che interessano la struttura e la composizione sia del lavoro che del capitale, precarizzando il primo e finanziarizzando sempre più il secondo; che concernono i processi di svuotamento della democrazia e di tecnicizzazione dei sistemi di governo; che si configurano nelle nuove modalità di produzione di senso e di gestione del sapere.
Sappiamo che in questa ricerca non siamo soli. La crisi della sinistra non ha cancellato l’esistenza di centri di iniziativa politica e di produzione culturale. Da questi ci giungono idee, tracce di ricerca, indicazioni di approfondimento, oltre che la preziosa disponibilità a partecipare in prima fila alla costruzione di un’opposizione alle destre. Raccogliere e mettere a confronto questi lavori è un passo decisivo nel processo costituente di una nuova sinistra. Per questo la discussione che proponiamo sarà aperta e non circoscritta ad ambiti partitici. Non è l’identità del passato che cerchiamo, ma quella del futuro.
Pier Paolo Pasolini scriveva negli ultimi giorni del 1962, su Vie Nuove , presentando una prima versione della sua famosa poesia (che pubblicherà nel testo definitivo l’anno successivo) dedicata alle bandiere rosse, “le belle bandiere degli Anni Quaranta” che sventolavano “una sull’altra” il cui ricordo si contrapponeva, nella mente del poeta, al brutto “biancore” del neocapitalismo degli anni sessanta:
“ E’ un ricordo del periodo più bello, e determinante, di una vita. E’ finito, bisogna sapere ricominciare. ”
Non abbiamo trovato parole migliori per dire con quale spirito vogliamo riprendere il cammino.
www.rifondazioneperlasinistra.it detto
Sito internet ufficiale di Rifondazione per la Sinistra in funzione da oggi:
http://rifondazioneperlasinistra.it
Per inviare notizie: info@rifondazioneperlasinistra.it
Teniamo ovviamente aperto questo sito internet ” non ufficiale ” che tanto successo ha avuto e continuerà ovviamente ad avere.
Scambiamoci notizie, informazioni, opinioni.
Facciamo rete anche su internet.
NICHI VENDOLA: LE PAROLE PULITE DEI NOSTRI PERCHE'. detto
http://www.rifondazioneperlasinistra.it
23 Settembre 2008
LE PAROLE PULITE DEI NOSTRI PERCHE’.
Di Nichi Vendola
La destra sembra occupare l’intera scena del simbolico, governa proiettando a ritmo continuo il film della propria ideologia. Con una spasmodica attenzione agli strumenti della comunicazione e alla formazione del senso comune, la destra esibisce una spregiudicata padronanza della “realtà percepita” con cui divora e mistifica la “realtà reale”.
Il suo programma politico è semplice: “rovesciare il ‘68”, e cioè sterilizzare, ben dentro le viscere della società italiana, tutte le culture critiche che ne hanno innervato e qualificato il tessuto civile e democratico; riscoprire il fascino delle gerarchie sociali e rilegittimare le forme, sia pure moderne e persino post-moderne, di un sovrano legibus solutus, ovvero di un potere che assolutizzando il primato del sistema d’impresa usa la politica come una protesi del mercato, come il terminale chiassoso ma inerte delle scelte vincolanti delle grandi famiglie del capitalismo internazionale.
La destra ha vinto. Nelle urne e nella politica. Ma prima ancora ha vinto nei cuori e nelle menti di una larga “opinione pubblica”, spaventata e disidentificata dai processi di globalizzazione, narcotizzata dalla Tv pubblico-privata del pensiero unico (quella che educa all’analfabetismo pornografico de “Il grande fratello”), plasmata dal desiderio violento di possedere come surrogato (in forma di merce) della vita e del suo senso. Capitalisti, anche se privi di qualsivoglia capitale. Quasi figli di un capitalismo antropologico, una vera educazione sentimentale al consumo e al primato dei “valori di scambio”.
Questa è la ragnatela di significati inediti in cui gli individui restano impigliati. I legami sociali perdono valore, i cittadini ragionano come clienti, il mercato produce la società, io esisto perché possiedo (merci, forza, potere) e non perché parlo con te, tu sei non il dono della differenza ma la minaccia della diversità, se il mio reddito e la mia casa sono a rischio io avrò paura e cercherò il colpevole della mia paura, punirò il colpevole della mia paura. E se la mia paura è la povertà (perché crollano le grandi banche internazionali e soffiano sul mappamondo i venti della recessione) allora punirò tutti i poveri.
Non c’è sinistra che non sia innanzitutto capacità di demistificare l’ideologia trionfante della destra. La destra è una formidabile fabbrica delle paure, nella quale si fabbrica un’egemonia culturale che rende necessario seppellire la precarietà del vivere e del lavorare sotto la polvere delle culture d’ordine, delle sollecitazioni securitarie, delle pulsioni disciplinari ed emergenziali.
La sinistra non può presentarsi come un esorcista dei fantasmi della destra. Deve smetterla di vivere sull’altalena, scegliendo o la subalternità allo “stato delle cose” o la fuga spettacolare nella predicazione senza politica. Il minimalismo e il massimalismo talvolta si appalesano come due facce della stessa medaglia: la vocazione al suicidio. La soggezione ai totem delle proprie narrazioni (un riformismo edulcorato e debole oppure un radicalismo delle chiacchiere) offusca oggi l’intelligenza della sinistra. A fronte di un’Italia che sta saltando, di un Paese orfano di un condiviso racconto etico-politico, di una nazione polverizzata in lobbies e corporazioni, la sinistra appare una voce fuori campo.
Noi pensiamo che sia urgente tornare in campo: non con la passività delle curve, ma con una invasione del campo delle idee, praticando conflitti, ritessendo fili di socialità, costruendo saperi. Tornando a nominare le cose, ripulendo le parole da tutte le lordure ideologiche e pubblicitarie con cui sono state manipolate, ecco curando: le parole malate con cui ha infettato le proprie ambizioni, le parole che l’hanno imbalsamata nel dogmatismo, quelle che l’hanno spenta nel trasformismo. Noi pensiamo che la sinistra debba subito riaprire i cantieri costituenti della propria rifondazione ideale e programmatica. La sinistra delle libertà deve rapidamente capire qual è la partita. E chiedere ad un popolo (non ad un apparato o ad una corrente) di prepararsi a giocare.
CLAUDIO FAVA: INDIETRO NON SI TORNA, detto
http://www.rifondazioneperlasinistra.it
20 SETTEMBRE: INDIETRO NON SI TORNA.
DI CLAUDIO FAVA
Cari compagni, da sabato 20 settembre la Costituente di Sinistra ha finalmente un suo primo mattone, un inizio, un punto di partenza: non è ancora un soggetto politico, ma non è più una lontana profezia. Quando nascerà, quel soggetto politico dovrà nutrirsi del contributo e della passione di tanti: ma se qualcuno non si fosse assunto la responsabilità di levare l’ancora, saremmo rimasti inchiodati nel punto in cui gli elettori ci hanno confinati il 14 aprile: a contemplare i nostri lividi, a vagheggiare l’unità di tutta la sinistra, ad aspettare l’epifania.
Adesso si naviga insieme. Già: ma insieme con chi? Qualcuno insiste: insieme con tutta la sinistra. Per me va bene: per altri meno. Ferrero e Diliberto hanno concluso i loro congressi decidendo che non parteciperanno ad alcuna Costituente di Sinistra e che il loro orizzonte strategico è l’unità dei comunisti. Punto. Insomma, non ci stanno. Che facciamo: aspettiamo i loro ripensamenti? Riassembliamo sinistra arcobaleno a prescindere? Continuiamo a ritenere che l’unità sia più importante della verità? Lo scorso primo maggio il partito dei comunisti italiani, segretario in testa, ha sfilato per le vie di Torino intonando l’inno russo, e cantandolo in russo: cosa ci unisce a loro? Quale idea di paese condividiamo con quei compagni? Se qualcuno vuole portare la salma di Lenin in Italia, affar suo: ci sarà consentito dire che questo paese ha bisogno di un’altra idea di sinistra? Che servono meno maestri d’ortodossia e più compagni di strada?
Ci sono centinaia di migliaia di donne e uomini che sentono di essere ancora comunisti, anche dentro quei partiti, e che vogliono declinare questa loro identità non per custodire un museo di sacri paramenti ma per impegnarsi a fare, a trasformare il paese, a ripensare pratiche e linguaggi della politica. La Costituente di sinistra alla quale stiamo lavorando si rivolge a loro e ai tanti che vengono da altre culture, da altre storie o semplicemente dalla loro storia ma che sono pronti a mettersi in discussione per un progetto più ampio, più responsabile, meno “identitario”. Ci fa paura questo viaggio, compagni? Ci fa paura misurarci con chi non viene dai nostri recinti? Preferiremmo un bel rogito notarile tra segretari come si fece un anno fa?
Alla riunione di sabato scorso i contributi più intensi e più positivi verso la Costituente sono arrivati da chi non ha mai avuto (o non ha più) una tessera di partito in tasca: Moni Ovaia, Ascanio Celestini, Alberto Asor Rosa, Flavio Lotti, Diego Novelli, Mario Tronti… Le loro parole (“facciamo bene, facciamo presto..”) ci raccontano il paese reale, quel paese che esiste oltre le nostre finestre sbarrate, che chiede di noi e che s’è stufato d’attendere le nostre liturgie, le nostre prudenze. Quel paese vuol sapere se ci siamo ancora, se siamo in condizioni di raccogliere la sfida per una nuova sinistra e per un nuovo centrosinistra.
Per un nuovo centro sinistra: proprio così. O preferiamo restare per sempre custodi dell’opposizione lasciando che questo paese si sbricioli nelle mani della destra? Vogliamo limitarci a testimoniare il nostro sdegno, la nostra purezza, la nostra “indisponibilità”? Vengo da una terra in cui se avessimo risposto soltanto con l’indignazione all’aggressione dei poteri mafiosi saremmo stati fatti a pezzi. A me interessa battermi per liberare questo paese dall’egemonia della destra, per restituirgli coscienza di sé, dei suoi diritti e dei suoi doveri, per rimettere in piedi un alfabeto di beni comuni, di valori, di parole perdute. Se non lo facciamo noi, se non diventa il punto d’onore di un progetto della nostra Costituente, di che sinistra stiamo parlando? Una sinistra che non si ponga il problema di riguadagnare l’egemonia perduta sarebbe un circolo di lettura. Afflitto perchè Lenin è sepolto a Mosca e non qui, ma incapace di assumere su di sé l’urgenza della sfida politica.
Insomma, stiamo provando a mettere insieme un campo di forze e di idealità che non parla solo ai partiti ma che non intende prescindere da loro; che propone alla sinistra civile di assumersi responsabilità e sovranità; che chiede alle donne e agli uomini di cultura di spendere per una volta questa loro cultura non nel chiuso d’un seminario ma dentro la carne viva di un processo politico che sta nascendo adesso. Non è facile. Molte diffidenze, molti bizantinismi. La vecchia politica spesso è dentro di noi. Ma quell’àncora l’abbiamo tirata su: non sappiamo se sarà america o nuove indie, ma indietro non si torna.
LA SINISTRA LIGURE MOLLA GLI ORMEGGI detto
CARI COMPAGNE E COMPAGNI VI INVITO AD APRIRE UNA PAGINA DI DIBATTITO SULLA NASCITA DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA IN LIGURIA:
24 Settembre 2008
LA SINISTRA LIGURE MOLLA GLI ORMEGGI.
Opposizione e costituente le priorità.
Rifondazione per la Sinistra ha mollato gli ormeggi anche in Liguria. Lunedì 22 si è tenuto il primo partecipato incontro regionale in vista dell’assemblea nazionale del 27 settembre, nel quale sono intervenuti anche esponenti dell’area Unire la Sinistra (mozione Bellillo-Pdci), di Sinistra Democratica, dell’Associazione culturale Sartori e del Network giovani per la Sinistra. Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità di tenere insieme la costruzione dell’opposizione, quanto mai urgente di fronte alla restaurazione portata avanti dal governo Berlusconi ed il percorso della Costituente della Sinistra, che deve svilupparsi attorno ai cardini della mobilitazione sociale e della partecipazione. Molti gli interventi che hanno sottolineato i rischi che corre la democrazia, in seguito all’aggressione sistematica agita contro la costituzione “formale”, quella nata dalla resistenza, ed a quella materiale. Crescita del razzismo e dell’omofobia, difesa della scuola pubblica, riforma della contrattazione, salari e precarietà, sono alcuni temi sui quali si intende impegnare la Sinistra ligure. Fitto il calendario delle iniziative, non solo la manifestazione del 27 a Roma con Nichi Vendola, ma anche le piazze della Cgil, l’11 ottobre e la settimana di mobilitazione promossa dal Forum sociale europeo in difesa dei diritti dei migranti. Tutti concordi a dare subito gambe al processo costituente della sinistra, già da primi di ottobre si pensa ad un workshop, da svolgersi a Genova, per definire forme, luoghi (Case della Sinistra), gruppi di lavoro tematici. Si pensa inoltre ad una festa da tenersi a Genova alla fine di ottobre. Intanto a Savona il calendario è già fitto: il 25 settembre primo incontro del Comitato promotore della Costituente e dal 3 al 5 ottobre Festa della Sinistra per lanciare il progetti.
ANCHE A MILANO RIFONDAZIONE PER LA SINSTRA detto
Anche a Milano si organizza RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA.
Diamogli spazio anche su questo sito internet aprendo uno spazio di dibattito e di confronto.
URGENTE. GRAZIE.
MILANO: SI RIPARTE DAL 27 SETTEMBRE 2008.
Il nostro Paese e la nostra città hanno bisogno che nasca una nuova Sinistra, unita, aperta, plurale, orizzontale, efficace.
Una sinistra nuova in grado di contrastare l’egemonia politico culturale della destra e dare risposte concrete alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini del nostro paese e della nostra area metropolitana.
La stagione dei congressi delle forze della ex sinistra arcobaleno è alle nostre spalle e i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista che hanno sostenuto la mozione 2, primo firmatario Nichi Vendola, costruiscono un area politico programmatica: Rifondazione per la Sinistra.
Un laboratorio, uno spazio comune di confronto, iniziativa elaborazione a disposizione di chi sente la necessità di ricostruire la sinistra nel paese ed è disposto all’impegno in prima persona.
Il primo appuntamento è per sabato 27 settembre a Roma con una grande assemblea aperta che vedrà la partecipazione di esponenti della sinistra e dei movimenti, presso la festa di Rifondazione per la Sinistra al Parco Brin.
Da Milano partirà un Pullman alle ore 24 Stazione Famagosta. Il costo è di 30 euro a persona con possibilità di riduzioni per studenti e disoccupati.
Con questa prima iniziativa comunichiamo la costituzione sul territorio milanese di Rifondazione per la Sinistra, ribadendo la necessità anche a Milano di accelerare il processo storico e inevitabile che porta ad aggregare soggetti ed individui in una realtà politica che si riconosca nei valori e negli strumenti della SINISTRA, capace di arginare e contrastare il dilagare di quel “clima” di odio e di esclusione sociale, quella degenerazione dei rapporti sociali, il crescere dell’intolleranza nella città di Milano e nel Paese. Una sinistra in grado di rappresentare e far crescere quella città che sabato era i piazza per Abba.
Per contatti, info e prenotazioni per il pullman per Roma:
mi.rifondazioneperlasinistra@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
oppure telefonare al 347/5237754
sito ufficiale rifondazione per la sinistra detto
on line il sito ufficale di Rifondazione per la Sinistra
http://rifondazioneperlasinistra.it/
23 Settembre 2008
Le parole pulite dei nostri perché
Scritto da Nichi Vendola
La destra sembra occupare l’intera scena del simbolico, governa proiettando a ritmo continuo il film della propria ideologia. Con una spasmodica attenzione agli strumenti della comunicazione e alla formazione del senso comune, la destra esibisce una spregiudicata padronanza della “realtà percepita” con cui divora e mistifica la “realtà reale”.
Il suo programma politico è semplice: “rovesciare il ‘68”, e cioè sterilizzare, ben dentro le viscere della società italiana, tutte le culture critiche che ne hanno innervato e qualificato il tessuto civile e democratico; riscoprire il fascino delle gerarchie sociali e rilegittimare le forme, sia pure moderne e persino post-moderne, di un sovrano legibus solutus, ovvero di un potere che assolutizzando il primato del sistema d’impresa usa la politica come una protesi del mercato, come il terminale chiassoso ma inerte delle scelte vincolanti delle grandi famiglie del capitalismo internazionale.
La destra ha vinto. Nelle urne e nella politica. Ma prima ancora ha vinto nei cuori e nelle menti di una larga “opinione pubblica”, spaventata e disidentificata dai processi di globalizzazione, narcotizzata dalla Tv pubblico-privata del pensiero unico (quella che educa all’analfabetismo pornografico de “Il grande fratello”), plasmata dal desiderio violento di possedere come surrogato (in forma di merce) della vita e del suo senso. Capitalisti, anche se privi di qualsivoglia capitale. Quasi figli di un capitalismo antropologico, una vera educazione sentimentale al consumo e al primato dei “valori di scambio”.
Questa è la ragnatela di significati inediti in cui gli individui restano impigliati. I legami sociali perdono valore, i cittadini ragionano come clienti, il mercato produce la società, io esisto perché possiedo (merci, forza, potere) e non perché parlo con te, tu sei non il dono della differenza ma la minaccia della diversità, se il mio reddito e la mia casa sono a rischio io avrò paura e cercherò il colpevole della mia paura, punirò il colpevole della mia paura. E se la mia paura è la povertà (perché crollano le grandi banche internazionali e soffiano sul mappamondo i venti della recessione) allora punirò tutti i poveri.
Non c’è sinistra che non sia innanzitutto capacità di demistificare l’ideologia trionfante della destra. La destra è una formidabile fabbrica delle paure, nella quale si fabbrica un’egemonia culturale che rende necessario seppellire la precarietà del vivere e del lavorare sotto la polvere delle culture d’ordine, delle sollecitazioni securitarie, delle pulsioni disciplinari ed emergenziali.
La sinistra non può presentarsi come un esorcista dei fantasmi della destra. Deve smetterla di vivere sull’altalena, scegliendo o la subalternità allo “stato delle cose” o la fuga spettacolare nella predicazione senza politica. Il minimalismo e il massimalismo talvolta si appalesano come due facce della stessa medaglia: la vocazione al suicidio. La soggezione ai totem delle proprie narrazioni (un riformismo edulcorato e debole oppure un radicalismo delle chiacchiere) offusca oggi l’intelligenza della sinistra. A fronte di un’Italia che sta saltando, di un Paese orfano di un condiviso racconto etico-politico, di una nazione polverizzata in lobbies e corporazioni, la sinistra appare una voce fuori campo.
Noi pensiamo che sia urgente tornare in campo: non con la passività delle curve, ma con una invasione del campo delle idee, praticando conflitti, ritessendo fili di socialità, costruendo saperi. Tornando a nominare le cose, ripulendo le parole da tutte le lordure ideologiche e pubblicitarie con cui sono state manipolate, ecco curando: le parole malate con cui ha infettato le proprie ambizioni, le parole che l’hanno imbalsamata nel dogmatismo, quelle che l’hanno spenta nel trasformismo. Noi pensiamo che la sinistra debba subito riaprire i cantieri costituenti della propria rifondazione ideale e programmatica. La sinistra delle libertà deve rapidamente capire qual è la partita. E chiedere ad un popolo (non ad un apparato o ad una corrente) di prepararsi a giocare.
FESTA DEL PRC A PORTICI: OGGI NICHI VENDOLA detto
VI SEGNALO:
CIRCOLO ” ENRICO BERLINGUER ” DI PORTICI
FINO A DOMENICA 28 SETTEMBRE 2008 continua la festa di Liberazione organizzata dal Circolo ” Enrico Berliguer ” di PORTICI ( NA).
Oggi giovedi 25 settembre alle ore 20, presso la Villa Comunale, alle ore 20.00 conversazione-intervista con NICHI VENDOLA.
DORINO PIRAS: AVANTI CON LA COSTITUENTE DELLA SINISTRA A TORINO. detto
NB: visto che sull’uscita dal PRC di Dorino Piras su questo blog ci sono stati vari interventi, è forse corretto riportare di seguito anche la sua opinione nel merito delle vicende.
I due interventi trascritti sono ripresi dal suo sito internet che ha anche un blog:
Avanti con la Costituente della Sinistra a Torino
Scritto da Dorino Piras
Martedì 23 Settembre 2008 23:39
Qualche strascico polemico, oggi, inutile da raccogliere in quanto di nessun contenuto politico. In fondo proprio quelli che criticano il “modus berluconianus” di intendere la politica ne rimangono intrappolati: l’attacco personale senza contenuto politico, come cifra, appunto, di personalizzazione della politica. Poco male e “tiremm innanz” come disse il patriota. Il segno vero è che noi continuano per la strada della Costituente della Sinistra: in Provincia di Torino si va verso la costituzione in tempi brevi di un gruppo consiliare autonomo,come risorsa da mettere a disposizione di un progetto ampio e partecipato. Non deve, certamente, essere inteso come un progetto slegato da dinamiche nazionali, ma i tempi politici locali impongono delle scelte chiare e comprensibili, specialmente per chi, soprattuto nelle formazioni di provenienza, ha ingaggiato questa battaglia. Non posso nascondere un ampio interesse di molti soggetti politici e di un gran numero di persone che guardano al progetto con attrazione. Interesse che in queste ore sta portando a contatti, incontri in cui finalmente si discute di politica a tutto campo, di cose concrete da fare e non di semplici relazioni tra gruppi di interesse partitici con il fine della semplice tattica.
Siamo in mare aperto e ci stiamo bene.
Con una semplice convinzione: non si possono usare vecchie mappe per trovare nuove terre.
P.S. Occhio all’appuntamento di sabato 27 alle ore 16,30 all’Unione Culturale dove parleremo dei confini aperti del socialismo. Info sulla sezione appuntamenti del blog.
DORINO PIRAS: I PERCORSI DELLA COSTITUENTE DELLA SINISTRA A TORINO: detto
I percorsi della Costituente della Sinistra a Torino
Dorino Piras
Mercoledì 24 Settembre 2008 22:47
Capire il quadro dei percorsi della Costituente della Sinistra anche a Torino può non essere di immediata comprensione. Esiste infatti uno scenario nazionale ed uno più locale, in cui è necessario inserire il discorso.
Il momento “nazionale” non può infatti prescindere da ciò che si sta muovendo tra le diverse realtà già costituite. Non sono infatti un mistero i diversi incontri che si stanno tenendo tra tutti gli attori in campo di cui l’ultimo a Roma nei giorni scorsi. Diverse soggettività hanno già in corso ragionamenti comuni con la chiara impronta della ineluttabilità del proseguimento del percorso. Non ultimo Nichi Vendola e la componente di Rifondazione per la Sinistra, che il 27 di questo mese formalizzerà in un incontro pubblico la costituzione della componente. Gli incontri di diverse realtà presenti nei diversi territori nazionali, stanno inoltre “premendo” per la costruzione di processi unitari nei diversi territori, che potrebbero portare alla formazione di liste con collegamenti nazionali anche per le prossime amministrative.
Qui si innesta il discorso “locale”. Torino si presenta come avanguardia di tutto questo discorso dato l’innesco del processo avvenuto in Provincia di Torino. Il nostro prossimo passo, dopo l’uscita dai rispettivi partiti mia (Dorino Piras) e di Vallero da Rifondazione Comunista e di Mario Corsato dai Comunisti Italiani, sarà la costituzione, nel Consiglio provinciale di Torino, del gruppo “Per la Costituente della Sinistra” che sarà formalizzata nei prossimi giorni. Gli incontri di oggi hanno inoltre portato ad individuare un percorso con Sinistra Democratica, che vedrà come primo passo il cambiamento della denominazione di quel gruppo in “Sinistra Democratica per la Costituente della Sinistra”. La discussione ha quindi individuato i punti strategici condivisi e un percorso che attraverso iniziative comuni pubbliche e in Consiglio provinciale, ha come fine la possibilità di costruire un gruppo paritetico unico di Costituente per la Sinistra, in coerenza con la discussione nazionale.
Altro capitolo che è necessario aprire è quello dei rapporti con il Partito Socialista. Personalmente rimango convinto della necessaria partecipazione del socialismo italiano al processo costituente. Le ragioni sono diverse e ampiamente già espresse in altri post, ma mi è personalmente chiaro che le ragioni della divisione del ’21 non sono oggi più attuali proprio nel XXI secolo. Oltre al fatto che aggiungerebbe una significativa novità politica alla stessa novità della Costituente che abbiamo promosso proprio a Torino. Coinvolgerebbe inoltre lo stesso PS nella discussione nazionale, ancorando ancor di più la sua natura di forza di sinistra e ponendo a disposizione il contributo del socialismo europeo e riformista nella Costituente di Sinistra. Anche qui è necessario mantenere la proficua interlocuzione che è già in corso.
L’innovazione politica passa anche per queste strade.
OGGI FAUSTO BERTINOTTI A ROMA. detto
Ricordo alle compagne e ai compagni della REDAZIONE ( ovviamente quando hanno un po’ di tempo a disposizione ) di aprire delle pagine di discussione sui seguenti temi già segnalati sopra:
- FONDI
-LIGURIA
- MILANO
- PORTICI
- SITUAZIONE TORINO E DORINO PIRAS.
Ciao a tutte/i.
MARCO SCOLESE SU RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA. detto
Intervista a Marco Scolese, Consigliere Provincia di Treviso, relativa al VII congresso del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
- fonte: Fenerland (blog) -
(domanda di F.)
I giorni del congresso sono stati carichi di riunioni, incontri e lunghe concertazioni fatte per cercare di ricompattare il movimento nettamente spaccato sulle due diversissime mozioni. Puoi farmi una sorta di riassunto di quelle ore?
(RISPOSTA DI SCOLESE)
A livello nazionale (che è la somma di tutti i circoli di base) la proposta di Vendola ha ottenuto il 48%, Ferrero il 40% e il 12% tutti gli alti messi assieme.
Pertanto nessuno ha avuto la maggioranza assoluta e si è cercata una convergenza programmatica per una sintesi politica unitaria.
A questo proposito il gruppo di Vendola, avendo la maggioranza relativa dei consensi ha avanzato una proposta agli altri che però, con una opera di tessitura maestrale e sottotraccia di Ferrero, avevano costruito una alleanza tra tutte le anime (anche le più distanti politicamente) contro Vendola, per cui hanno rifiutato sistematicamente qualsiasi proposta di ricomposizione.
Inevitabilemte il risultato finale è stato l’elezione a segretario di Ferrero sostenuto da un risicatissimo 50,5% e un documento politico finale che io considero politicamente vecchio ed identitario oltre che culturalmente arretrato. Per questa scelta è stata sacrificata la caratteristica principale del PRC: la tensione continua alle sperimentazioni e la ricerca costante di soluzioni innovative che hanno fatto di rifondazione un “partito” giovane ed originale. Tutto a scapito delle posizioni interne più radicali.
(domanda di F.) Attesissimo era l’intervento di Fausto Bertinotti. Ho visto un Bertinotti tanto emozionato quanto alla fine deluso dall’esito del congresso.
Il suo discorso, seppur molto apprezzato 24 applausi in 27 minuti, non è però servito a convogliare il partito ad una scelta di unità. Avevi anche tu riposto speranze nell’ex “leader maximo” oppure ritenevi ormai incurabile ed insanabile la spaccatura in atto? E poi, se vuoi, dacci una tua opinione del tutto personale del grande fallimento Bertinotti alle ultime elezioni.
(RISPOSTA DI SCOLESE) La proposta per una ricomposizione unitaria avanzata dal gruppo di Vendola agli altri gruppi del PRC aveva come base proprio l’intervento di Bertinotti che ha realmente unito tutte e tutti. La sua delusione che è la delusione di tante e tanti dentro e fuori al PRC, sta tutta nell’aver visto prevalere la voglia di potere di alcuni sulle ragioni della Politica.
E a nulla è valsa la proposta di “gestione unitaria” di Ferrero dopo la sua elezione perché non è sulle “poltrone per la gestione” che bisogna mettersi d’accordo in un partito come il nostro ma proprio sulla prospettiva e l’orizzonte politico…non a caso è stata rifiutata l’ipotesi di un ingresso di Vendola o altri nella nuova “squadra di governo” di Ferrero.
Per quanto riguarda la sinistra l’arcobaleno, personalmente credo che il suo fallimento, più che di Bertinotti sia del progetto complessivo che la Sinistra l’Arcobaleno si è dato. Fausto nonostante si presentasse una sfida ad alto rischio ha deciso di metterci la faccia, la sua cultura, la sua storia personale e politica e fare fino in fondo una battaglia i cui esiti aveva già previsto fossero negativi… Se in Italia le persone oltre che votare a destra pensano a destra e stentano ad indignarsi di fronte alle impronte digitali ai bambini rom piuttosto che a quei maledetti teli bianchi che coprono i corpi di donne e uomini che il mare ha rigettato in spiaggia prive di vita e tra ombrelloni e creme abbronzanti gli italiani e le italiane invece di riflettere sul senso della vita e sui tanti corpi sepolti dalle acque del mediterraneo, erano a fotografare la morte con i loro telefonini di ultima generazione… io penso: sarà mica un problema di “cashmire e portaocchiali al collo”?
(domanda di F.) Arriviamo a Nichi Vendola. Tu appoggiavi la sua mozione ovvero, se non ricordo male, quella più orientata ad immaginare un futuro politico in cui Rifondazione facesse parte di una grande realtà di sinistra. Una sorta di costituente nata per rendere far esistere una vera sinistra ora schiacciata dal bipolarismo. Ricordo che un poco più di un mese fa Vendola e la sua mozione potevano contare sul favore del 72% del partito (fonte La Repubblica – 11 Giugno 2008) Cosa principalmente non è stato accettato della mozione tanto da non farlo eleggere a ruolo di segretario di partito?
(RISPOSTA DI SCOLESE) Beh, intanto La Repubblica conferma la mia opinione negativa sui sondaggi…Io che conosco da dentro il PRC sapevo che non sarebbe andato oltre il 53%. Certo è che il 48% è proprio il minimo previsto.
Cosa è successo? Io credo che rifondazione non sia un compartimento stagno che non è influenzato da ciò che accade nella società, anzi…
Solamente che dalla società possono arrivare contaminazioni positive e/o contaminazioni negative. In questo senso credo che il congresso sia stato dominato dalla paura. La politica degli ultimi anni è fondata sulla paura: la destra teme la crisi, la lega solletica continuamente la paura dello straniero, del diverso, il PD parla di paura dell’operato di Berlusconi…insomma nella società dell’incertezza dove la precarietà del lavoro diventa precarietà di vita, il sentimento prevalente è la paura. Purtroppo rifondazione da questo tratto culturale del nostro tempo non è riuscita ad essere immune. Per cui l’idea di tentare una strada nuova ha messo paura tanto più se associata alla possibilità di un improbabile quanto MAI PROPOSTO scioglimento di Rifondazione in qualcos’altro…
(domanda di F).La vittoria di Paolo Ferrero lascia molti con l’amaro in bocca.
Sembra che rifondazione si sia di colpo trasformata in qualcosa di estremamente anacronistico. La prima impressione che ho avuto è stata quella di un partito che piuttosto di puntare sul futuro ha preferito la tranquillità delle proprie radici. Una sorta di balzo all’indietro fatto di grossi e forti proclami, simboli, canti e pungi alzati, ma che a ben guardare hanno poco a che fare con la rinascita di una forte realtà di sinistra. Qual è la tua opinione in merito?
(RISPONDE SCOLESE) Esattamente come dici tu: con la sconfitta elettorale è prevalsa la voglia di chiudersi a riccio per difendersi e non il coraggio per rilanciare. Il rischio è che venga fuori dal congresso un partito che declami ciò che non va nella società ma che non riesca ad andare oltre il proclama.
Dunque non in grado di dare risposte concrete alle donne e gli uomini che si prefigge di rappresentare.
(Domanda di F.) Vendola seppur sconfitto non è uscito dal partito né, cosa di cui bisogna dargli merito, ha minacciato ulteriori spaccamenti. Ha preferito lavorare all’interno del partito tramite una corrente di minoranza denominata “Rifondazione per la sinistra”. So che tu vi parteciperai (se non ho scritto bene correggi tu). Spiegaci, se puoi, il vostro punto di partenza e i vostri obbiettivi.
(RISPONDE SCOLESE) Di scissioni non se ne parla! Figurarsi se in Italia abbiamo bisogno dell’ennesimo partitino portatore dell’unica verità possibile! Diciamo che ha vinto Ferrero ma “senza rifondazione” cioè senza quel tratto di originalità che da sempre il PRC esprime. Per questo ci impegnamo a rimanere dentro ed esserne l’anima che lavorare per la pratica dell’obiettivo: unire la sinistra in un’ottima non minoritaria e di testimonianza ma con l’idea che tante donne e tanti uomini hanno il diritto ad una forza politica grande e di popolo. Il PD da solo non basta a rappresentare la voglia di cambiamento di questo paese, anzi a volte è proprio un partito “del sistema” con tutta la fisionomia dei partiti da contrastare…
Abbiamo costituito, io tra questi anche “nello sprofondo nord”, l’AREA PROGRAMMATICA POLITICO CULTURALE – RIFONDAZIONE per LA SINISTRA. Il pericolo della chiusura identitaria, e la affermazione di un “nuovo plebeismo”, rischiano di ridurre il PRC a qualcosa che non serve al reale miglioramento delle condizioni materiali di vita di tutti coloro i quali guardavano, e continuano a guardare, a Rifondazione come ad una speranza. Siccome questa speranza non può essere abbandonata e siccome il diritto del popolo di sinistra di avere per sé una forza politica grande e forte va rispettato.
RIFONDAZIONE per LA SINISTRA lavorerà al processo costituente che abbiamo proposto come tema del congresso, sia dentro che e fuori il partito mettendo a critica nonviolenta il potere e le sue forme di organizzazione, ridiscutendo tutt’assieme la forma partito novecentesca per individuarne i limiti che può avere oggi e provando ad innovare i metodi con i quali vengono assunte le decisioni, attuando forme di partecipazione larghe e democratiche.
RIFONDAZIONE per LA SINISTRA a Nord Est si darà degli strumenti per condurre questa iniziativa politica e culturale: un sito web, un blog, ed una RIVISTA di approfondimento teorico e culturale. Questi strumenti sono essenziali a sviluppare analisi sociale, inchiesta/azione sul pluriverso del lavoro, analisi della complessità dei territori come luoghi della relazione sociale ed economica, comunicazione, formazione ed informazione, relazione con gli altri soggetti politici, sociali, dell’associazionismo, aree del mondo cattolico, singole e singoli che non si rassegnano ad una sinistra minoritaria. Pertanto nessuna scissione ma la volontà di sviluppare una iniziativa politica e culturale per il processo costituente de “LA SINISTRA” che pare a noi l’unico vero progetto politico a fronte, invece, di una mera e disarticolata articolazione di potere.
Insomma vogliamo imparare a volare alto…e ancora una volta ci mettiamo in gioco!
AREZZO: LA SINISTRA SI METTE IN CAMMINO.. detto
Fonte:AREZZO NOTIZIE, mercoledì 24 settembre 2008
LA SINISTRA SI METTE IN CAMMINO
Il 27 settembre, a Roma, l’area programmatica “Rifondazione per la Sinistra” terrà la sua prima assemblea nazionale pubblica, dal titolo “Le belle bandiere: la sinistra delle libertà contro la società della paura”.
Il congresso di Rifondazione comunista ha stabilito che la metà dei suoi iscritti vuole l’avvio del processo costituente di un nuovo soggetto della sinistra: “Rifondazione per la Sinistra” nasce con questo obiettivo. “Le belle bandiere” va così delineandosi come la prima tappa di questo processo aperto.
Alla giornata di Sabato parteciperà anche una delegazione di aretini sia provenienti dal Prc che esponenti di quella sinistra diffusa che ad Arezzo può vantare anni di lavoro comune su temi importanti come ambiente, diritti e partecipazione.
Temi che anche localmente dovranno essere al più presto ripresi per ridare fiato e prospettiva ad una sinistra che oggi affronta una delle sue peggiori crisi a livello mondiale.
Dal momento che, l’assemblea di Sabato non sarà un “incontro della minoranza del Prc” ma un grande momento di lancio per un percorso costituente della sinistra, stiamo lavorando per allargare al massimo la partecipazione e per questo sarà disponibile un autobus prenotabile mandando una mail a rifondarelasinistra@gmail.com.
VITERBO: NASCE UN NUOVO SPAZIO DI CONFRONTO detto
FONTE: VITERBO NOTIZIE – TUSCIA WEB – NEWS ON TUSCIA – QUOTIDIANO ON LINE
Mercoledì 24 settembre 2008
Viterbo: nasce un nuovo spazio di confronto.
La sinistra delle libertà contro la società della paura
La netta vittoria politica delle destre e la contemporanea sconfitta elettorale della sinistra, la sua frantumazione dopo un infelice tentativo di unità, i limiti evidenti comparsi nella breve stagione congressuale della scorsa estate, lasciano aperti e irrisolti due grandi problemi: l’organizzazione di un’opposizione sociale, politica e culturale al governo Berlusconi e la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra.
Che le due questioni siano tra loro profondamente intrecciate, nei temi e nei tempi, è cosa evidente. Come questo può avvenire è invece il tema principale della nostra ricerca.
Una ricerca tanto più urgente e necessaria, quanto più diviene chiaro il paradosso in cui siamo immersi.
Da un lato, il processo di globalizzazione attraversa un periodo di profonda crisi, della quale gli aspetti della finanza, della società, dell’ambiente, della geopolitica, delle istituzioni interne e internazionali, delle teorie politiche neoliberiste, sono sotto gli occhi di tutti.
Dall’altro lato, la sinistra italiana, ma si può ben dire di larga parte dell’Europa, macina sconfitte, annaspa nel vuoto, è percorsa da profonde crisi di identità. La sinistra rischia di sparire proprio quando i suoi avversari storici sono scossi fin dalle fondamenta.
I congressi di partito o gli analoghi appuntamenti di questa estate, pur nella loro diversità nelle premesse e negli esiti, mostrano un tratto comune: i progetti che emergono non vanno al di là di qualche mese, al massimo si spingono fino alle soglia delle prossime scadenze elettorali, amministrative e europee, della prossima primavera.
La sinistra appare cioè prigioniera, più che immersa, di un presente che ne esalta l’autoreferenzialità. Così non si può stare. In questo modo non nasce niente. La sinistra del presente deve mettersi in cammino, cercando la direzione giusta. Per questo ci è indispensabile l’analisi delle nuove contraddizioni. Solo dallo sforzo della risoluzione dei nuovi problemi del XXI secolo può rinascere una sinistra che dia una risposta alla tremenda crisi di civiltà che fa da sfondo a tutte le vicende contemporanee.
Una sinistra quindi senza aggettivi, memore del passato ma non prigioniera di esso e delle sue categorie, una sinistra capace di produrre senso, non solo di cercare consensi.
In questi decenni il capitalismo ha prodotto una grande rivoluzione conservatrice. Rivoluzione perchè
i cambiamenti sono stati radicali, sia a livello produttivo, che sociale, istituzionale e comportamentale. Conservatrice perché l’esito, nel mondo e nei singoli paesi, è che chi era più ricco lo è ancora di più e chi era più povero ha ancora di meno. Le ragioni politiche e sociali di una sinistra ci sono tutte e così le sue nette discriminanti con la destra. L’ipotesi di occupare un mitico centro è solo un’illusione del quadro politico che non trova fondamento nella realtà sociale.
Per questo riteniamo che la scommessa che ha animato la nascita del Partito democratico sia perdente e lascia un grande vuoto a sinistra. Ma questo non può essere riempito senza una forte soggettività di pensiero e di azione. La disgiunzione fra pensiero e ricerca politica e azione e movimento sociale è letale per entrambi. E’ un pericolo concreto se , di fronte all’attuale sconfitta, prevalesse una scelta contemplativa o un generico ribellismo.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi è consapevole che delle scelte vanno fatte.
Per tutte queste ragioni l’area programmatica Rifondazione per la Sinistra, riprende il suo percorso, dopo il congresso di Chianciano, aprendo una riflessione pubblica su grandi temi quali quelli dei cambiamenti che intervengono nel sistema capitalistico mondiale, con il passaggio del suo baricentro da Ovest a Est ed i conseguenti sommovimenti geopolitici in atto che coinvolgono anche lo scacchiere geografico europeo; che interessano la struttura e la composizione sia del lavoro che del capitale, precarizzando il primo e finanziarizzando sempre più il secondo; che concernono i processi di svuotamento della democrazia e di tecnicizzazione dei sistemi di governo; che si configurano nelle nuove modalità di produzione di senso e di gestione del sapere.
Sappiamo che in questa ricerca non siamo soli. La crisi della sinistra non ha cancellato l’esistenza di centri di iniziativa politica e di produzione culturale. Da questi ci giungono idee, tracce di ricerca, indicazioni di approfondimento, oltre che la preziosa disponibilità a partecipare in prima fila alla costruzione di un’opposizione alle destre.
Raccogliere e mettere a confronto questi lavori è un passo decisivo nel processo costituente di una nuova sinistra. Per questo la discussione che proponiamo sarà aperta e non circoscritta ad ambiti partitici. Non è l’identità del passato che cerchiamo, ma quella del futuro.
Pier Paolo Pasolini scriveva negli ultimi giorni del 1962, su Vie Nuove , presentando una prima versione della sua famosa poesia (che pubblicherà nel testo definitivo l’anno successivo) dedicata alle bandiere rosse, “le belle bandiere degli Anni Quaranta” che sventolavano “una sull’altra” il cui ricordo si contrapponeva, nella mente del poeta, al brutto “biancore” del neocapitalismo degli anni sessanta:
“E’ un ricordo del periodo più bello, e determinante, di una vita. E’ finito, bisogna sapere ricominciare.”
Non abbiamo trovato parole migliori per dire con quale spirito vogliamo riprendere il cammino.
Con questo spirito sabato 27 settembre saremo a Roma, in collegamento ideale con le 100 piazze promosse dalla CGIL, per presentare l’area politico programmatica e culturale “Rifondazione per la Sinistra”.
Con questo stesso spirito proponiamo la costruzione anche a Viterbo di un luogo e di uno spazio di confronto e di iniziativa “a sinistra”, rivolto a tutti coloro che intendono continuare ad impegnarsi nella direzione della trasformazione sociale.
PRC/AREA POLITICO PROGRAMMATICA E CULTURALE “RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA ” DI VITERBO
mau68- dove è finita la SE? detto
contrordine compagni della moz 2 non scrivere più Se è stato un fallimento! ora forse… si guarda al Pse…
“Bertinotti si accingerebbe a una nuova svolta di pensiero: compagni è ora di aprire un confronto con il Pse,
perché il sogno della Sinistra Europea è andato a pezzi!”
da La Repubblica…
nonviolento detto
In che articolo è la dichiuarazione? potresti mettere il link, non lo ho trovato.
Una Repubblica solo per loro. detto
La Repubblica fa un edizione a tiratura limitata per Ferrero, Grassi, Pegolo e Bellotti.
La leggono solo loro e pochi intimi.
Anzi se la leggono fra di loro a voce alta.
mau68- dove è finito l' 11? detto
La Repubblica del 25.09.2008
articolo “L’opposizione prepara le piazze…” di Umberto Rosso pag. 14
mau68- Liberazione in sciopero detto
Liberazione contro Rifondazione Il quotidiano scende in sciopero
Dopo un’assemblea duro comunicato della redazione che accusa il Prc :
“Mancanza di chiarezza sul futuro del giornale e sulla sorte di chi ci lavora”
ROMA – Liberazione contro Rifondazione. Domani il quotidiano del Prc non sarà in edicola. L’assemblea di redazione, che si è svolta oggi pomeriggio, ha infatti indetto una giornata di sciopero immediato “per denunciare – dice un comunicato – il comportamento antisindacale della società editrice Mrc Spa e la perdurata mancanza di chiarezza da parte del partito editore Rifondazione Comunista sul futuro del giornale e sulla sorte di chi ci lavora”.
Quale ulteriore strumento di denuncia, dice ancora il comunicato, l’assemblea ha deciso di confermare il presidio informativo aperto al pubblico e alla stampa per la giornata di domani a partire dalle 12 in redazione, in viale del Policlinico 131 a Roma. S
(25 settembre 2008)
mau68- dove è finita la SE? 3 detto
per il ” bonzo violentissimo” (che non ha studiato Socrate, nonostante 7/8 anni di filosofia…) ecco l’articolo
La Repubblica del 25.09.2008
articolo “L’opposizione prepara le piazze…” di Umberto Rosso pag. 14
ROMA – In corteo contro il Cavaliere. Tutti divisi. E tutti a contendersi perciò, per avverare il miracolo della piazza piena, l’ aiuto decisivo del sindacato: la sinistra extraparlamentare invoca san Gianni (Rinaldini), il Pd san Gugliemo (Epifani). L’ 11 ottobre si rivede il caro estinto, la fu Sinistra arcobaleno, che da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, a Roma, gioca il “o la va o la spacca”. Trentamila in corteo? E’ la previsione ottimistica, mentre in questa lunga vigilia serpeggiano pubblici dubbi sui rischi dell’ iniziativa solitaria – come quelli espressi su Liberazione da Zipponi, responsabile lavoro di Rifondazione – e private paure di un nuovo flop a sinistra. Perché, in quello stesso sabato di passione anti-berlusconiana, ecco che in sovrapposizione alla manifestazione di Ferrero, Fava, Francescato e Diliberto, scende in campo per i fatti suoi un altro pezzo di opposizione. Il pifferaio Tonino Di Pietro “tenta” anche i militanti extraparlamentari con la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano convocata a piazza Navona. E il suo sit-in rischia di provocare qualche emorragia nel fisico già provato della sinistra. Il leader dell’ Idv lo ha teorizzato apertamente con i suoi, «io voglio pescare voti dappertutto», facendo infuriare Nichi Vendola, «la nostra piazza e la sua devono restare distinte, non ci mischiamo al dipietrismo», e un po’ meno Ferrero che predica la contaminazione: «Per battere Berlusconi e stringere il Pd faccio alleanze anche con il diavolo, pure se io sono valdese…». Si può anche ricordare, in questa frantumazione dell’ opposizione in piazza, che gli stessi Cobas andranno da soli (il 17 ottobre), ma il momento della verità arriverà il 25 ottobre. La «grande, grandissima» manifestazione del Pd contro il governo, come prevedono al Nazareno. Un milione a San Giovanni, è il desiderio. Un grande successo per Veltroni a quel punto, con la piazza messa insieme dalla sinistra che, al confronto, si fa piccola piccola e politicamente sparisce. «Non dobbiamo finire schiacciati, giochiamo fino in fondo la carta della sinistra sindacale», incita perciò il segretario di Rifondazione. Pressing pesante. La Fiom di Rinaldini e Cremaschi anzitutto, ma anche pezzi della Funzione pubblica, dei trasporti, dei pensionati che soffrirebbero sempre più la gestione Epifani, pure se in versione linea-dura Alitalia. Per salvare il soldato Ferrero urgono molte bandiere del sindacalismo duro e puro. Ma nel duello delle piazze che attraversa la Cgil, di certo Epifani non resta a guardare. Ed è proprio a lui che Veltroni si è rivolto, ottenendo di affiancare la potente macchina del sindacato a quella del Pd per lasciare il segno quel 25 ottobre. Mussi, Fumagalli e Fava ci hanno provato, in un incontro con Walter prima del suo viaggio negli Usa, a riunificare il puzzle. «Facciamo una sola manifestazione, anche se con piattaforme differenziate». Risposta: non se ne parla proprio, finiremmo per ripiombare nella vecchia, confusa e perdente Unione. Agli ambasciatori della Sinistra non è rimasto altro da fare che raccontare del fallimento della missione ai bertinottiani del Prc, che il canale con il Pd e con Epifani puntano a tenerlo aperto. Lo ha spiegato appunto Maurizio Zipponi, che pure viene dalle file della Fiom, provocando le ire di un altro esponente dei metalmeccanici ma che flirta con Ferrero. Giorgio Cremaschi così non ci sta, «questa è una resa di Vendola e di tutti i suoi». Bertinotti compreso. Che si accingerebbe intanto ad una nuova svolta di pensiero: “compagni è tempo di aprire un confronto con il Pse, perché il sogno della Sinistra europea è andato a pezzi”.
Marco Renzini detto
Credo che l’utilità di questo sito internet ( che tra l’altro sta avendo nel suo complesso un notevole successo ) sia quella di fornire informazioni, notizie, argomenti di dibattito e confronto, sulle tante realtà già esistenti e altre che stanno nascendo in tutta Italia con l’obiettivo di lavorare per la costruzione di una Sinistra unita e plurale.
E per questo che rinnovo l’invito ( nei tempi e nei modi possibili ) ad aprire pagine su tutte queste situazioni sparse in giro per il Paese.
Tra l’altro credo che l’obiettivo sia quello non solo di rivolgersi alle realtà dove si sta organizzando l’area politico-culturale ” Rifondazione per la Sinistra ” ma al contrario di estendere questa operazione di raccordo anche a tutti quelli che , a Sinistra,nei territori, si muovono in un’ottica unitaria.
E’ un’operazione importante e fondamentale questa di mettere in rete e in collegamento esperienze di base che si muovono spesso in maniera autonoma e che sperimentano percorsi anche diversi ed innovativi.
L’apertura in questi giorni del sito internet ufficiale di ” Rifondazione per la Sinistra ” non si pone ovviamente come alternativa al lavoro e all’impegno svolti sino ad oggi dal vostro gruppo.
Immagino che la Redazione sia fatta di volontari che ovviamente fanno altro di lavoro e che quindi si dedicano a questo sito internet durante il tempo libero per passione politica ed impegno civile.
Andiamo avanti così perché mi pare che http://rifondazioneperlasinistra.wordpress.com sia uno strumento importante e soprattutto molto utile.
Per quanto mi riguarda cercherò di dare anche il mio modesto contributo tutte le volte che avrò tempo e possibilità.
Ciao a tutti i compagni e le compagne.
NB: è per queste ragioni che vi ricordo di aprire pagine di dibattito sulle cinque realtà che ho gia segnalato nel mio intervento 25 con l’aggiunta di quelle di Arezzo e Viterbo e anche un’altra sulla situazione in Trentino perché ho appena letto l’intervento del compagno Agostino Catalano.
nonviolento detto
“”"”Bertinotti compreso. Che si accingerebbe intanto ad una nuova svolta di pensiero: “compagni è tempo di aprire un confronto con il Pse, perché il sogno della Sinistra europea è andato a pezzi”.”"”"
Non è una citazione, nemmeno un pensiero, cioè non sono nulla, ma sono parole e pensieri del giornalista non di Bertinotti. Sta diventando una pratica troppo diffusa quella di usare le cose dette o scritte dai fan del PD contro la Sinistra per usarle nello stesso modo in cui loro stessi le usano, sembra che tutti e due abbiate lo stesso nemico, cioè la Sinistra. Trovo questo uso , ma soprattutto questo approfittare delle infamie che spesso vengono gettate da questi scribacchini contro la Sinistra, come un atto del tutto illegittimo e poco serio. Ragionate prima di scrivere, non sempre il nemico del mio nemico è il mio amico, caso Georgia docet. @Marco le pagine non sono stati aperte nè da me nè da gli altri gestori, anzi credo l’altro gestore, se non sbaglio. Ce ne scusiamo, non posso parlare per gli altri, ma personalmento ho poturo dedicare poche ore per una fastidiosa, che è dir poco, colica renale che mi ha costretto ad un riposo forzato. Anche io credo che nonostante la creazione del sito della mozione sia necessario la continuazione dell’eperienza di questo sito, così pensano i compagni che hanno la gestione del sito della mozione che mi hanno inviato un messaggio di ringraziamento per ciò che abbiamo fatto estiamo facendo con questo sito. Purtroppo questa malattia mi costringerà anche ad essere assente alla assemblea nazionale del 27. Spero che tutti voi supplirete a questa mia assenza scrivendo messaggi e resoconti sulla manifestazione. Grazie
Marco Renzini detto
LIBERAZIONE
IN SCIOPERO
LIBERAZIONE IN SCIOPERO
I giornalisti di Liberazione scendono in sciopero immediato. Il quotidiano di domani non sarà in edicola mentre i redattori organizzeranno a partire da mezzogiorno un presidio aperto alla stampa e a tutta la cittadinanza nella sede del giornale in viale del Policlinico 131 e davanti allo stesso edificio che ospita la direzione del Prc, azionista unico della società editrice Mrc.
Da mesi la redazione attende di conoscere, come è suo preciso diritto contrattuale, la reale situazione finanziaria del giornale mentre impazzano le voci più disparate e mai smentite sul deficit di bilancio e incombe lo spettro ulteriore del taglio pesantissimo dei finanziamenti pubblici ai giornali di partito e cooperativi.
Da mesi i lavoratori aspettano di conoscere le intenzioni dell’Editore sul futuro dell’impresa, sulla difesa di una voce quotidiana della sinistra e sulla sorte di sessanta posti di lavoro e dei molti collaboratori esterni non più retribuiti da diverso tempo. Nulla di tutto questo. E’ continuato invece un disastroso rimpallo fra tutti i soggetti responsabili: proprietà, società editrice, direzione. Ancora nelle ultime ore l’Editore ci ha negato qualunque informazione. I giornalisti denunciano il grave comportamento antisindacale. Il partito proprietario ha rinviato sine die le decisioni rimarcando al contempo la “difficilissima” situazione in cui versa il giornale. Peraltro il Comitato di redazione lo ha dovuto apprendere dalle agenzie di stampa. Mentre altri quotidiani colpiti dal taglio dei contributi finanziari si battono per cambiare la legge, la Mrc minaccia la crisi e sembra ormai attendere passiva gli esiti nefasti del provvedimento. Di fronte alle difficoltà oggettive e alle conseguenze di gravi errori gestionali, l’Editore e la Proprietà lasciano che il giornale vada alla deriva e sembrano puntare alla sua liquidazione, fuori da qualsiasi contrattazione sindacale. Si può spiegare solo in questo modo il fatto che sia stata ostinatamente negata l’apertura di un tavolo di trattativa.
I giornalisti di Liberazione rinnovano l’appello a tutti i lettori, i colleghi, i sindacati, le associazioni e i movimenti per sostenere la duplice battaglia in difesa del pluralismo dell’informazione e dei posti di lavoro.
26/09/2008
Marco Renzini detto
IL BLOG DEI REDATTORI DI LIBERAZIONE E’ A QUESTO INDIRIZZO:
http://liberaliberazione.splider.com
Marco Renzini detto
La segnalazione giusta è: http://www.liberaliberazione.splinder.com
mau68- liberazione? detto
intervista di Sansonetti all’ UNITA’
«Ferrero dica se ripiana il debito»
Federica Fantozzi
Direttore, qual è la situazione di Liberazione? 12 milioni di perdite?
«Questi numeri, fatti dall’Espresso, sono demenziali. Liberazione storicamente ha uno sbilancio tra 1 e 2 milioni. Nessuno mi ha fatto vedere le cifre attuali, ma pare sia salito a 3-4. Credo che in quella cifra sia già compreso il taglio di 2 milioni di contributi».
Il rosso in più quindi è colpa del governo?
«Vendite e pubblicità sono stabili. La free press ha avuto grande successo iniziale, poi le inserzioni sono franate dopo le elezioni. Può avere un rosso, ma si tratta di cifre modeste. Il problema è che non c’è più un gruppo parlamentare di riferimento».
Con Ferrero non vi amate. Non è un mistero che vi accusi di seguire una linea «minoritaria». Se avesse vinto Vendola, cosa farebbe oggi?
«Anche lui si troverebbe di fronte una crisi, ma suppongo che abbia un affetto maggiore per questa Liberazione che alla maggioranza non piace per le sue posizioni culturali e politiche. Non c’è dubbio che la differenza sia forte».
È falsa la malignità che l’unica cosa di cui i vendoliani non vogliono la metà sono i debiti del giornale?
«I vendoliani sono una corrente, non una società. L’editore è il partito: se non gli piace il direttore, lo cambi. In passato ho litigato con Giordano su temi importanti. Con Ferrero non ci sono grandi liti ma neanche rapporti intensissimi».
Rc promette un piano di rilancio. L’ha visto?
«No, ma ritengo che debba esserci. E che vada concordato con chi dirige il giornale, io o altri».
Le nuove regole sui contributi all’editoria sono molto restrittive. È un problema politico o di mercato?
«È un problema politico non solo di sinistra, di tutti. Scomparirebbero i giornali di partito che svolgono una funzione molto importante. Sono alla base di metà delle idee del dibattito politico. La legge tende ad abolirli: difficile che sopravvivano».
Quali sono i punti irricevibili?
«La discrezionalità assoluta del ministero del Tesoro che mette i giornali alle dipendenze di Tremonti e crea una sudditanza antidemocratica. E la retroattività che avrà conseguenze pesantissime, farà saltare i bilanci in corso e chiuderanno 2-3 giornali. Poi per la sinistra c’è un problema in più».
Quale?
«Solo Liberazione, il manifesto e l’Unità sono giornali di sinistra. Se chiudono loro, la sinistra resta senza voce. Tutto il resto, grande stampa compresa, è di centro o di destra. Il rischio è diventare un Paese che non ha più una stampa di sinistra».
Una provocazione: se qualcuno lo trovasse la naturale conseguenza della mancanza di rappresentanza parlamentare della sinistra? Perché, in sostanza, agli italiani non interessa?
«Risponderei che sono due cose diverse. Gli elettori hanno pieno diritto di decidere chi governa e chi fa parte del Parlamento. Anche se la cosa mi impressiona: in passato non ci sarebbe stato La Malfa. Ma se la democrazia decide di autolimitarsi può farlo. La libertà di stampa invece è illimitabile».
A Ferrero cosa chiedete?
«Gli azionisti dicano, semplicemente, se ripianano o no. Ma escludo che Liberazione nei prossimi anni non sia in edicola».
mau68- liberazione? 2 detto
Al Direttore di Liberazione
credo che lei, sig. Sansonetti, abbia toccato veramente il fondo!
oltre a non voler riconoscere la vittoria di Ferrero (infatti dà la prima pagina sia a Zipponi che dichiara “dubbi” sulla manifestazione dell’ 11 che a Mussi, relegando il seg. naz. del Prc a pag. 6 nel suo discorso “rilanciamo l’opposizione”! ), continuando a comportarsi come se il congresso non fosse finito!!!
Distinguiamo il problema del grave deficit del giornale dall’uso tutto politico che Lei e la maggioranza dei redattori fate dello sciopero contro Ferrero!
Lei sig. Sansonetti arriva a pubblicare “notizie tendiose” in prima pagina, definendo in prima pagine la manifestazione di piazza Navona “indetta da Di Pietro”
e non come in realtà da Micromega ,censurando lettere che chiedevano la smentita a questa notizia più volta riportata da Liberazione, chiaramente in aiuto alle polemiche sollevate da Vendola e in funzione anti Ferrero!)…
poi si meraviglia -dopo questi comportamenti indecorosi e ingiuriosi per i militanti- che qualcheduno arrivi, sbagliando nei toni, ad augurarsi le dimissioni e/o il licenziamento!
come è possibile avere un direttore e redattori di un partito che si “muovono” quotidianamente contro il partito e gli editori (leggesi migliaia di compagni)?
Marco Renzini detto
Andate a leggere i commenti ( insulti, demenzialità, frustrazioni, il peggio del peggio insomma, ) che riescono tutti insieme e in sola volta a vomitare alcuni cosiddetti ” compagni ” delle mozioni 1-3-4-5- e altri che si spacciano per ” comunisti ” sul blog di LIBERAZIONE e della Redazione del giornale che è in sciopero per difendere il proprio posto di lavoro.
E’ molto istruttivo e ci si può fare un’idea precisa degli sciacalli e dei dementi in compagnia dei quali, dopo 20 anni di PRC, dovremmo ancora lavorare per provare a ricostruire un progetto di Partito forte e di Sinistra unita.
Non perdetevi l’occasione per avere l’idee chiare.
Nel frattempo la Redazione di LIBERAZIONE è stata costretta ad emettere altri due comunicati che comunque riporto per dare un’idea di cosa sta avvenendo all’interno di questo nostro partito.
Personalmente non me ne ero accorto bene sino in fondo o almeno non pensavo che si fosse arrivati così in basso.
10 BUONI MOTIVI PER CHIUDERE LIBERAZIONE detto
10 BUONI MOTIVI PER CHIUDERE LIBERAZIONE
Alcuni dei piacevoli commenti di solidarietà giunti… ci dispiace, ma ci spingono a credere che qualcosa a sinistra va fatta:
p.s. naturalmente sono firmati “anonimo”
1)Finalmente chiudete. Così la smettete di riempire ogni giorno il giornale di froci e lesbiche
2)Compagni, è la fine. Ma forse deve finire per poter ricominciare. tutti al mareee tutti al mareee a mostrà le chiappe chiareeee
3) Ma cosa volete? Che i compagni si dissanguino per pagarvi gli stipendi? Cercatevi un lavoro vero.
4) annate a lavorà
5)Speriamo vi mandino tutti a casa, avete preso per il culo gli iscritti fino ad oggi ed ora fate le vittime. Sono fiero che il partito non dia soldi a gente come la Nocioni e Sansonetti. Le pagina del lavoro-economia (salvo alcuni interventi esterni alla redazione) sembra quella di novella 2000. Le pagina degli esteri superano da destra studio aperto ed esprimono una subalternità schiacciante al pd nelle questioni internazionali. La pagina della cultura è la pagina della cultura anticomunista, basta buttar merda sul movimento operaio e pubblicate tutto. Liberazione animale fa schifo. Papa razzin non fa ridere. La rubrica delle lettere è un esercizio strumentale di giustificazione dell’attuale linea editoriale (sansonetti pubblica solo le critiche che gli fanno comodo, quelle più pesanti e sconclusionate; quelle serie evita bene di metterle). La sezione del partito è dedicata esclusivamente alla costituente della sinistra e viene costantemente minimizzato il lavoro del partito, l’iniziativa del Brancaccio è stata sottovalutata ed equiparata a una conferenza di rifondazione per la sinistra. E’ stato utilizzato il giornale di partito per esprimere solidarietà alla franzoni (a quando un’apologia su Pinochet, Bokassa, Marcinkus e Charles Manson?) Sono stati utilizzati ampi stralci del giornale di partito per tifare Obama alle elezioni americane. Sono stati utilizzati più editoriali per spendere belle parole su Fini. E’ stato utilizzato il giornale di un partito comunista per dileggiare quello che sta facendo il movimento operaio internazionale in questo momento. Il giornale meriterebbe di esser chiuso e la colpa è vostra e di chi vi c’ha messo.
6)Per anni avete mangiato alle spalle del partito, ci avete fatto sorbire di tutto, cazzi eretti, articoli su articoli sulla sessualità e gli omosessuali che per leggerli bisognava essere laureati; articoli su cuba degni di libero o del giornale, editoriali del direttore in cui s’invita a boicottare la cina o in cui si dichiarava non comunista… La pacchia è finita
7) Sono un disoccupato della carta stampata, sono felice che possiate condividere il mio percorso lavorativo.
8)Liberazione? Carta straccia. Giornalisti di Liberazione? Straccioni.
9) w la fica
10) come godo a vedervi così!!! come godo. come godo. come godo. come godo. come godo. contorcetevi ora, da br
sito ufficiale rifondazione per la sinistra detto
x marco renzini e con riferimento al 43: mi sono fatta “un’idea precisa degli sciacalli e dei dementi in compagnia dei quali, dopo 20 anni di PRC, dovremmo ancora lavorare per provare a ricostruire un progetto di Partito forte e di Sinistra unita”
anna maria detto
ops ho sbagliato nick, il post che precede è il mio
10 BUONI MOTIVI PER CHIUDERE LIBERAZIONE detto
Tutte e tutti da Liberazione
Domani 26 settembre 2008 siete tutti invitati nella redazione di Liberazione a Viale del Policlinico, 131 Roma dalle 12,00 alle 21,00 per capire cosa sta succedendo ai lavoratori (giornalisti e poligrafici) e testimoniare – se volete – la vostra solidarietà ad una lotta che è nostra, ma non solo. Ci troviamo spesso a tentare di raccontare le tante lotte che ci circondano, scusate se siamo costretti per questa volta a raccontare anche la nostra. L’invito è diretto a tutti. Non solo i media, gli intellettuali, gli artisti, i movimenti a noi vicino, ma alle singole persone che vorranno intervenire e a cui diciamo grazie già da ora.
mau68- liberazione e la trasparenza... detto
per marco renzini…
il comportamento scorretto e da sciacalli del Consiglio di amministrazione di Liberazione, presieduto da Sergio BELLUCCI, esponente di rilivo della moz 2 che ha portato solo ieri i conti del quotidiano (sembrano si aggiri intorno ai 4 milioni di euro il deficit) al segretario nazionale, nonostante le richieste dello stesso inoltrate dallo stesso Ferrero il giorno dopo il suo insediamento!!!
Tanto per parlare di comportamenti limpidi, chiari ecc… cioè il responsabile amministrativo di Liberazione pur conoscendo lo stato disastroso del quotidiano ha lasciato che si arrivasse allo sciopero contro Ferrero prima di consegnare i conti!!!
e questo mentre il direttore (moz 2) e la redazione (la maggioranza assoluta moz 2) scrivevano comunicati contro il Prc (editore) pur sapendo che lo stesso Prc (nella persona di Ferrero) non sapevano alcunché dei conti perché il responsabile Cda (moz 2) non li consegnava…
evviva la trasparenza!!!
mau68- liberazione e la trasparenza...2 detto
sul comportamento del presidente del Consiglio di Amministrazione di Liberazione (moz 2)
che ha giocato d’accordo con Sansonetti (moz 2)
sulla pelle dei lavoratori del quotidiano (in maggioranza assoluta moz 2)
non consegnando i conti disastrosi del quotidiano se non dopo TRE MESI dalla richiesta del segretario nazionale Prc e dopo la dichiarazione di sciopero…
permettete che si possa concludere:
“tutto questo dà un’idea di cosa sta avvenendo all’interno di questo nostro partito … o o almeno non pensavo che si fosse arrivati così in basso” !!!
nonviolento detto
Perchè scrivi bugie, il rapporto sui conti è stato presentato già da tempo ai componenti del comitato di gestione, quindi ben prima della attuale segreteria. Vergognati.
nonviolento detto
Dimenticavo, forse nei conteggi dimentichi quel 48% di compagni della mozione due e i molti senza tessera di sinistra, che acquistavano Liberazione e che non erano per niente scontenti della sua linea editoriale, che , tengo a precisare, era quella della maggioranza che ha retto il partito fino a poco tempo fa. Quindi il reato di lesa maestà che sembra essere addebitato al giornale può essere fatto risalire a solo pochi mesi fa. m,a il vostro astio verso il giornale ra lo stesso anche anni fa, perchè in fondo odiate tutto ciò che non è come voi. Una specie di Opus Dei del comunismo. Io personalmente provavo una vergogna incredibile aleggere certe dcose, e una nasea profonda ascoprire che nel partito siano tesserati certi umanoidi.
Marco Renzini detto
X Mau68: dici che Sergio Bellucci, responsabile amministrativo di Liberazione, ha portato solo ieri i conti a Ferrero e si scopre che ci sono circa ben 4 milioni di euro di deficit.
Una cifra imponente che, aggiunta ad altre note difficoltà del nostro quotidiano, significano probabilmente l’anticamera della chiusura del giornale.
Il fatto che Sergio Bellucci appartenga alla mozione 2 cosa cambia ?
I GIORNALISTI E TUTTI I LAVORATORI DEL QUOTIDIANO STANNO SCIOPERANDO A DIFESA DEI LORO DIRITTI ELEMENTARI: DIRITTO A NON ESSERE LICENZIATI, DIRITTO AD AVERE IL LORO STIPENDIO, DIRITTO A SAPERE DAL LORO PADRONE PERCHE’ C’E’ QUESTA SITUAZIONE, DIRITTO A CONOSCERE QUALE SARA’ IL LORO FUTURO.
STIAMO PARLANDO DI 60 ( FORSE 100 ) LAVORATORI.
OPPURE SICCOME IL PADRONE QUESTA VOLTA E’ IL PRC QUESTI DIRITTI SONO SOSPESI ?
Per quanto riguarda le responsabilità di questa situazione in cui si trova Liberazione vedremo i prossimi giorni di appurare meglio chi sapeva e chi fa finta adesso di non sapere.
Il PRC in questi anni, prima di Chianciano, è stato gestito da una ampia maggioranza politica della quale facevano parte anche l’attuale segretario Paolo Ferrero e gran parte degli esponenti della mozione 1 ” Rifondazione in Movimento “.
Adesso nessuno sa mai nulla su quello che è successo in questi anni.
Che cosa vorrebbero farci credere ? Che sono sempre stati in maggioranza nel partito ma allo stesso tempo sono sempre stati all’oscuro di tutti i problemi esistenti ?
Già vista, già sentita altre volte questa storiella, a proposito di altri argomenti che riguardano il PRC.
E’ poco credibile.
E le vecchie minoranze ?
Che ci vogliono far credere ?
Che c’erano ma dormivano ?
Proviamo almeno a non prenderci in giro…. anche io da semplicissimo lettore di Liberazione sapevo che il giornale era ed è pieno di debiti.
mau68- sinistra europea dove sei? detto
intanto rispondo qui a un altro commento di “bonzo violentissimo” # 37
ebbene “bonzo violentissimo” al mio riportare i commenti di Repubblica sulla Sinistra uropea rispondeva:
“Non è una citazione, nemmeno un pensiero, cioè non sono nulla, ma sono parole e pensieri del giornalista non di Bertinotti. Sta diventando una pratica troppo diffusa quella di usare le cose dette o scritte dai fan del PD contro la Sinistra per usarle nello stesso modo in cui loro stessi le usano, sembra che tutti e due abbiate lo stesso nemico, cioè la Sinistra. Trovo questo uso , ma soprattutto questo approfittare delle infamie che spesso vengono gettate da questi scribacchini contro la Sinistra, come un atto del tutto illegittimo e poco serio…”
ebbene la smentita -alle parole “romboanti” e come al solito “inutilmente offensive” di “bonzo violentissimo”- arriva nientemeno che da Bertinotti stesso che nel suo discorso di ieri 25 ha detto testualmente: “La sinistra in Europa non c’è più” e udite udite “c’è poco da illudersi sui successi della Linke!!”… e come dice il quotidiano Il Manifesto (che sicuramente “bonzo violentissimo” accuserà di essere contro berti/vendola ecc… in accordo con il kgb e la cia): Bertinotti non lo dice esplicitamente “ma il rapporto con il socialismo europeo è nelle cose” !!!
ora sono curioso di leggere quali insulti “bonzo violentissimo” (che in 7/8 anni di studi filosofici non ha mai “studiato/appreso Socrate) inventerà e lancerà contro il Manifesto!!!
nonviolento detto
Quale discorso, dove lo hai letto o sentito, perchè non posti i link, sarei curioso di leggere tutto e non solo le tue citazioni. O dobbiamo crederti sulla parola.
mau68- Liberazione detto
per marcorenzini
ho già detto che voglio distinguere tra il problema dei lavoratori e la questione politica…
quello che mi stupisce è che non dici nulla sulle responsabilità di Bertinotti/Giordano/Vendola che fino a tre mesi hanno retto le responsabilità “reali” del Prc e di Liberazioe !?!
Come fai a dire che “cosa cambia se Bellucci è della moz 2″ ???
cambia e molto, perché se il presidente del Cda fosse stato della moz 1 (e non avendo interesse che la questione fosse scoppiata nelle mani dell’attuale maggioranza) avrebbe incontrato già due mesi fa “ufficialmente” il Consiglio di redazione per “mettere in chiaro” le questioni finanziare ed accogliere le proposte dello stesso Cdr di fronte al taglio previsto (da oramai giugno) dei finanziamenti statali alle piccole testate!!! cosa che non ha mai fatto, lasciando scoppiare la questione!!!
non srà certo un caso che il Manifesto (più o meno nella stessa situazione con meno debiti, circa 1/10) sta facendo riunioni, appelli ecc da oramai due mesi!!…
già il bilancio del 2007 (reso pubblico come previsto da legge) presentava un deficit di oltre € 2milioni…
di fronte alle richieste -fatte già a gennaio in Direzione Nazionale da Vinci, Russo Spena, Grassi- di presentare sia da parte della direzione del quotidiano (leggesi Sansonetti, moz 2) che da parte del Cda (leggessi Bellucci, moz 2)un piano per “rientrare dalla voragine” non è arrivato mai nulla!
neanche da parte della redazione (leggessi maggioranza assoluta moz 2) è arrivato mai niente… pur conoscendo la questione!
e quelli della moz 2 (direttore, presidente Cda) si son ben guardati di affrontare la questione nonostante le sopraddette sollecitazioni alla precedente maggioranza!!!
alle richieste di “piani per rientrare” la risposta era sempre una!
questi sollevano il problema perché sono minoranza (grassi) o perché sono passati in minoranza (Vinci, Russo, Ferrero…)…
allora nessuna storiella… questi i fatti nudi e crudi!!!
nonviolento detto
Insomma la tua teoria è che questi cattivoni si sono suicidati per fare brutta figura a Fererro e Compagnia? Un po come il famoso marito cornuto che si taglia le palle, etc etc, ce ne sono a decine di baggianate simili. Credo che tu abbia bisogno di un lungo periodo di riposo, contatta i tuoi referenti e chiedi che trovino un altro a fare il motorino in rete della corrente.
mau68- Liberazione detto
per “bonzo ultras violentissimo” (che in 7/8 anni di studi filosofici non ha mai “studiato/appreso” Socrate)
come al solito nella tua “incomprensibile presunzione” non cerchi (?) neanche di capire quello che gli altri comunicano…
Bert/Giordan/Vendola/Miglio… hanno sempre tenuto “nelle secrete stanze” tutti i conti del partito e di liberazione, senza comunicarli al massimo organo “politico/gestionale” del partito (leggesi direz nazionale)…
convinti di avere la maggioranza nel congresso ( almeno il 53%, come avevo sempre ripetuto in tutti i miei interventi… confermata questa presunzione da un esponente della moz 2, vedi post # 26 Scolese, che ammette di “essere rimasto di sasso” di fronte alla sconfitta di cui prende atto, al contrario dell “ultras bonzo-violentissimo”!) pensavano di gestire il tutto come avevano sempre fatto (cioè all’interno…); rendere pubblico la problematica di Liberazione durante il congresso voleva dire ammettere un ulteriore insuccesso dopo quello elettorale!!!
ho inviato l’intervista di Sansonetti all’unità proprio per qs ragione, al giornalista che chiede se i dati dell’espresso (9 milioni di euro alla fine del 2009 se va avanti così) risponde:
«Questi numeri, fatti dall’Espresso, sono demenziali. Liberazione storicamente ha uno sbilancio tra 1 e 2 milioni. Nessuno mi ha fatto vedere le cifre attuali, ma pare sia salito a 3-4. Credo che in quella cifra sia già compreso il taglio di 2 milioni di contributi»…
ca
il sig. Sansonetti che pure sa bene che il deficit è di oltre € 2milioni al 2007 (dati pubblicati da lui sul quotidiano) gioca al ribasso sia per il 2007 (1/2) e per il 2008 (3/4)… questa è la serietà del personaggio…
inoltre poiché sa che niente di ufficiale e/o di ufficioso è stato mai comunicato alla Direzione Nazionale e al nuovo segretario risponde:
“Nessuno mi ha fatto vedere le cifre attuali”… e ammette tranquillamente di “giocare contro il partito”: « Non c’è dubbio che la differenza sia forte»
questa la serietà di un direttore e di un presidente Cda… della moz 2!!!!!!!!!!
ps:
sai benissimo che le tue coliche sono di origine nervose… e sai anche il perché: hai sempre torto ma vorresti anche avere ragione anche di fronte all’evidenza!!! non sei più un bambino… non ci interessa se sei cintura nera o hai lo zio poliliziotto! non sei più un bambino … pertanto
è sempre valida la “mia richiesta d’aiuto per “bonzo superviolento”: compagne/i aiutatelo!!!! a crescere
nonviolento detto
A parte che le mie coliche sono dovute ad arenino, ma voglio fare solo un invito a chiunque legga, rileggetevi ciò che ha scritto il sig. Mau sull’Europa, poi legete l’articolo del Manifesto di oggi posto a pag 4 dal titolo “BERTINOTTI: ITALIA E EUROPA LA SINISTRA E’ SCHIANTATA. Confrontate il senso politico delle affermazioni fatte da Bertinotti, con il senso voluto dare dal suddetto. Credo che questo semplice confronto chiarirà tutto. Anche riguardo all’onestà del suddetto.
mau68- detto
povero “super bonzo violento”
come ho fatto per più di un mese non risponderò più alle sue misere provocazioni…
comunque per i lettori di questo blog: tengo a precisare che le parole riportate tra virgolette sono testuali quelle riportate dal Manifesto…
poiché ho un impegno non posso inviare l’articolo che -come ho sempre fatto- invierò comunque più tardi…
il senso politico rimane comunque quello da me indicato!!! già da giorni ed oggi dal Manifesto, testuale: ” Bertinotti non lo dice ma il rapporto con il socialismo europeo è nelle cose. Come è nelle cose che le sue parole suonino come una risposta, un controcanto a quello che sta dicendo da un’altra parte il segretario (leggesi Ferrero, ndr) del suo partito…” !!!
insomma è chiaro cosa vuol dire il Manifesto… apertura al Pse da parte di Bertinotti (che su qs concorda con Mussi), dall’altro Ferrero che propugna l’unità della sinistra diffusa e organizzata (ma comunque a sinistra del Pse e del Pd)…
ps: qualsiasi allergia e qualsiasi colica è di origine psicosomatica (un bonzo dovrebbe saperlo… menti sapendo di mentire anche verso te stesso… cresci!!!)…
mau68- Liberazione... detto
ai compagni che leggono e scrivono su questo blog!!!
qualcheduno mente sapendo di mentire… ha scritto che da vario tempo i conti di Liberazione sono stati dati al comitato di gestione…
la smentita avviene niente meno che dallo stesso direttore Sansonetti, che nell’intervista di ieri all’ Unità (leggibile per intero al # 40, alla domanda diretta sui conti stessi risponde testualmente (faccio presente che il direttore viene invitata alla direzione naz che parla espressamente del quotidiano così come al Cda per comunicazione):
“Nessuno mi ha fatto vedere le cifre attuali…”
ora capite la differenza di una discussione tra compagne/i che discutono anche duramente e da posizione diverse e chi come al # 49
mente sapendo di mentire (e pubblica notizie false e tendenziose) per disturbare e offendere facendo deviare appositamente da una anche se animata discussione politica… questo individuo che è solito parlare per offese si qualifica da solo (non conta se è della 1,2,3,4,5,6, o 10° mozione!);
insomma quando si trova a non sapere rispondere scatta con l’offesa per deviare la comunicazione!
Marco Renzini detto
Comunque domani lo chiedo direttamente a Bertinotti.
E verifico con Sansonetti.
Poi vi dirò !!
A proposito domani tutti a Roma….. ho idea che saremo in tanti…. non so perché ma qualcosa mi dice che saremo in tanti…. più del 47% rispetto a…..
Saluti a tutti.
Marco Renzini detto
Non è finita ( per oggi ).
Ennesimo comunicato stampa della redazione di Liberazione.
Chi stava dicendo che questi nostri giornalisti lavorano poco ?
venerdì, 26 settembre 2008
PRONTI A LOTTARE
segue il comunicato dell’assemblea dei giornalisti di Liberazione che troverete domani mattina in edicola insieme a due pagine dedicate alla lotta di questi giorni
Ieri è stata una giornata difficile a Liberazione: dopo il nostro sciopero di giovedì, abbiamo fatto un presidio davanti alla nostra sede per dirvi quanto siamo preoccupati per il nostro futuro. E’ stata una giornata difficile, ma anche importante. Perché abbiamo ottenuto un tavolo di trattativa. Ieri finalmente il partito editore e la società editrice ci hanno fornito dati complessivi sulla situazione economica e finanziaria della società. Dati che il Cdr e l’assemblea dei redattori si riservano di analizzare. E’ comunque positivo che la proprietà e l’amministrazione abbiano accettato di riprendere una normale dialettica sindacale e ci auguriamo che mantengano l’impegno. Il deficit del nostro giornale è di un’entità elevata, frutto di errori gestionali e in presenza peraltro non di una perdita bensì di un aumento delle copie vendute nel 2008 rispetto al 2007, a quanto risulta da quegli stessi dati. Sappiamo – lo abbiamo sempre saputo – che il momento è difficile anche per Rifondazione e per la sinistra tutta. Sappiamo – lo abbiamo sempre saputo – che l’intervento previsto da questo governo sui contributi pubblici all’editoria rischia di ammazzare definitivamente noi e altre voci indispensabili per il pluralismo di idee e di informazione in questo Paese. E’ nostra intenzione continuare a dare battaglia affinché questo non avvenga. Qui si parla del posto di lavoro di 60 dipendenti e dei diritti di un centinaio di persone che in questi anni hanno collaborato con il nostro giornale. Di fronte a questa situazione non è ammissibile che il partito editore, azionista unico della società editrice Mrc Spa, dichiari di «non poter garantire la copertura del debito» e di «non poter garantire l’impegno a tutelare i diritti dei lavoratori e dei collaboratori». E’ invece nostra intenzione impegnarci, nella fase di trattativa appena aperta, con tutti i mezzi a nostra disposizione affinché non uno dei posti di lavoro venga perduto e affinché la qualità e l’importanza di Liberazione nel panorama editoriale italiano continui a essere garantita. Annunciamo, infine, che a questo proposito il Cdr di Liberazione parteciperà alla riunione dei Cdr delle altre testate giornalistiche interessate dai tagli governativi alla riunione di lunedì mattina organizzata dall Fnsi.
Il Cdr di Liberazione
venerdì, 26 settembre 2008
isole di solidarietà…
riceviamo e volentieri pubblichiamo… e non si tratta di una formula di rito. chi volesse aggiungersi a questa lista, può inviare il suo contributo a segreteria@liberazione.it
p.s. a presto i video di chi ha voluto lasciarci una testimonianza di solidarietà
Esprimiamo la nostra solidarietà alla redazione e ai poligrafici di Liberazione, ritenendo fondamentale che il giornale possa continuare a vivere come strumento di ricerca collettiva, come laboratorio culturale e politico, luogo di discussione e di confronto. Pensiamo che debba continuare ad esserci una voce fuori dal coro, capace di costruire relazioni con i movimenti sociali, il pensiero e le pratiche femministe e LGBTQ, uno sguardo capace di illuminare i tratti cupi di un Paese attraversato da nuove forme di razzismo, classismo, patriarcato e xenofobia. Dopo il 13 e 14 aprile , con l’esclusione del PRC dalla rappresentanza istituzionale e il tentativo di marginalizzarne il ruolo nella comunicazione politica di massa (come dimostra anche la politica del governo in materia di contributi all’editoria), il giornale diventa strumento ancora più indispensabile per un partito che non cessa di avere davanti a sé l’ambiziosa sfida di costruire una alternativa di società, di trasformare il senso comune. Si tratta, allora, da parte di tutti noi, di affrontare con senso di responsabilità questa difficilissima crisi economica, pensando al futuro di Liberazione come strumento di costruzione di una comunità politica già troppo divisa, di ripensare e rimettere a tema costruttivamente il nodo delle forme della comunicazione e delle forme della politica, senza cedere alla facile tentazione di legare il futuro del giornale (e di chi ci lavora) a partigianerie post-congressuali. La “costruzione del Nemico” (il Partito identitario e liquidatore) forse poco ci aiuta ad affrontare questa difficile situazione e a far vivere nelle nostre edicole una Liberazione comunista e femminista.
Imma Barbarossa, Eleonora Forenza.
per quanto possa valere vi sono vicinissimo come amico, cittadino, lettore. Liberazione da due anni a questa a parte lo vivo come un pezzo di me.. Un abbraccio a tutta la redazione.
Stefano Mastropaolo
Amigdala supporta i/le giornalisti/e di Liberazione in sciopero! Sabato 27 settembre nel corso del party di inaugurazione di AMIGDALA – corpi vari generi diversi – presso la Locanda Atlantide(Roma), una delegazione del quotidiano interverrà dal palco per chiedere la solidarietà dei presenti (e non) alla lotta e al lavoro quotidiano di tutt* coloro i/le quali lavorano e collaborano con il giornale Liberazione, che in queste ore stanno rischiando di perdere il proprio posto di lavoro e di veder chiudere una voce libera e indipendente della stampa italiana!
amigdala
mau68- Liberazione... detto
per marcorenzini
rientro da una cena con compagne/i e mi ritrovo a leggere la comunicazioni del #61…
questione drammatica del comunicati Cdr!!! si parla di posti di lavoro in pericolo e di una situazione drammatica di persone in carne ed ossa…
ma permettetemi una “venatura polemica”! in riferimento al post # 51 “Per quanto riguarda le responsabilità di questa situazione in cui si trova Liberazione vedremo i prossimi giorni di appurare meglio chi sapeva e chi fa finta adesso di non sapere”…
il comunicato Cdr conferma quanto ho affermato da diversi post e che politicamente marcorenzini ha cercato di confutare… (di altre e delle offese ricevute come promesso non parlo più…)
1) cioè che finora nessuna comunicazione ufficiale fino a ieri non era stata fatta!!!
2) anche il Cdr “fa finta adesso di non sapere” e in altri comunicati accusa Prc, Direzione e Cda di avere taciuto fino a ieri… come se non fosse stato pubblicato il consuntivo 2007 e come giornalisti e direttore non fossero a conoscenza della fine del finanziamento pubblico e pertanto del raddoppiarsi in breve fino (2008) del “buco” e poi nel 2009 arrivare a 9/10milioni di euro!
3) Bellucci e Sansonetti hanno precise responsabilità politiche che devono condividere con quelli che fino a pochi giorni fa (90) avevano il completo “potere” su Liberazione, hanno sempre taciuto… per mesi la questione ora scoppiata!
4) la situazione economica del Prc è drammatica, molti funzionari dovranno “lasciare il posto”… quasi tutti (il 99,99%) sono della moz 2… che hanno chiesto -come ha affermato fuori dai denti, con la sua consueta franchezza Alfonso Gianni, di essere pagati ma di voler continuare a “fare propaganda e lavorare” contro l’attuale linea (o non linea a preferenza della moz 2, non è questo ora in discussione)… ma questo vorrebbe dire chiudere Liberazione e non pagare gli attuali dirigenti della maggioranza!!! (faccio presente che tali rivendicazioni non sono mai state avanzate da chi è stato sbattuto fuori dal gruppo dirigente dopo Venezia!!! nonostante allora vi fossero molti soldi)…
5) tra pochissimo finiranno i finanziamenti delle elezioni!!!
6) cosa sarebbe accaduto se avesse vinto il congresso Vendola? rinvio all’intervista di Sansonetti, dove si indica -anche se tra le righe- che i tagli sarebbero stati accettati!!! la risposta per chi capisce qualcosa del politichese è chiara:
“Se avesse vinto Vendola, cosa farebbe oggi?«Anche lui si troverebbe di fronte una crisi, ma suppongo che abbia un affetto maggiore per questa Liberazione che alla maggioranza non piace per le sue posizioni culturali e politiche. Non c’è dubbio che la differenza sia forte»”…
che fare? chiudere il Prc o ridimensionare il giornale?
queste sono le prospettive che il partito ha di fronte… non sarà più possibile a breve fare manifesti, iniziative ecc…
ora qualcheduno capirà anche le polemiche e le ragione di “feste divise”…
questo è quanto poi uno può pensare che Vendola sia un “grande poeta laureato” mentre Ferrero è un “povero ex operaio protestante valdese e montanaro” ma le questioni in ballo sono queste (poi uno può anche rispondere con insulti insulsi…),
è chiaro che rimanendo Sansonetti direttore qualcheduno della moz 2 dirà preferisco che chiuda il Prc (così vinciamo il congresso per “via finanziaria”!) …
ma è anche chiaro che qualcun altro della moz 1 potrebbe rispondere preferisco chiudere Liberazione…
queste sono le prospettive reali!!!
.Marco Renzini detto
Per Mau68: visto che sono io che ho scritto il commento N° 51, anche rileggendolo, non mi mi pare di aver offeso nessuno.
Ho fatto sostanzialmente domande e provato a sollevare alcune questioni relative alla situazione di Liberazione di cui sono ovviamente solo un semplice lettore e non, per fortuna, l’amministratore.
Una informazione: ieri a Roma Nichi Vendola ha parlato per circa un’ora e mezzo su tanti temi di carattere generale, dedicando a queste questioni relative al dibattito e al confronto interno del PRC ( ed in particolare alle piccole beghe da cortile ) solo rapidissimi passaggi.
Forse qualche minuto. Non di più.
Questa è la realtà visto che c’ero e che ancora non sono diventato sordo.
Non so se sarà possibile poterlo in qualche modo riascoltare o rileggere. Sarebbe interessante vista anche la qualità di questo intervento.
Non facciamo polemiche inutili basandoci solo sui titoli dei quotidiani o le notizie dei media.
Sei sufficientemente esperto, smaliziato e preparato politicamente e sai bene come funziona, purtroppo aggiungo io, oggi la comunicazione.
Avremo comunque modo di riparlarne a lungo.
Ciao ti saluto, perchè anche se oggi è domenica, ho comunque degli impegni ” lavorativi ” che non posso asssolutamente mancare.
Marco Renzini detto
Rinnovo l’invito alla redazione ( non appena possibile ) ad aprire degli spazi di discussione su alcune realtà dove stanno nascendo e operano esperienze unitarie della Sinistra ( miei post 25 e 35 ).
Oggi più che mai diventa decisivo scambiarci notizie ed informazioni che arrivano dai territori.
Tra l’altro, gironzolando su internet, ogni giorno scopro altre nuove aggregazioni di una Sinistra che di Ferrero,Grassi, Diliberto, Rizzo, Mantovani, Ferrando, Cannavò, Pegolo, Bellotti ne ha veramente pieni i……
ANDREA RIVERA; " Sirvio, oscura er Tg4 " detto
Una poesia di Andrea Rivera per Liberazione
Sirvio, oscura er Tg4
di Andrea Rivera
Caro Sirvio
tu che vòi chiude li giornali de partito
pensa prima a oscurà er tg4
l’unica Fede che nun t’à mai tradito
poi ner tuo Giornale mettice puro la cronaca de Arcore
“suora mozzica un cane je spacca un dito”
armeno nun sarebbe un giornale de partito.
Poi ho capito che RDS vordì radio de Sirvio
quindi anche là ce vorebbe na’ legge contro l’imbrojo
e siccome ai puro baciato la mano ar santo padre con devozzione
nu je fa chiude l’Osservatore romano
quello poi se incazza e te scomunica… lo vedi?
Già nun te da più la communione
e poi a Sirviè…
è così bello sentì n’artra opinione…
sai anch’io a vorte se me metto a parlà da solo…
me sento un po’ cojone.
SIENA, ASSEMBLEA STUDENTESCA: NON E' CHE L'INIZIO. detto
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29 Settembre 2008
Siena, assemblea studentesca: non è che l’inizio.
Scritto da Redazione
Giovedì scorso si è riunita a Siena un’assemblea nazionale di studenti universitari, rappresentati da delegazioni di collettivi provenienti da 15 atenei
.
Due gli appuntamenti per i prossimi incontri: il 10 ottobre alla manifestazione nazionale degli studenti contro la Gelmini e per fine ottobre una nuova assemblea nazionale, per fare il punto sulla crescente mobilitazione studentesca.
Qui di seguito il comunicato uscito da Siena.
Uno di noi in piedi, l’Aula Magna impone sempre la solennità dei grandi discorsi.
Parte la diretta su twitter, quella video su ustream comincerà dopo alcuni minuti.
Le parole arrivano alle orecchie delle 250 persone che riempiono la sala, attente ad ascoltare ogni dettaglio; il clima è quello delle grandi occasioni, quello che fa rivendicare il diritto alla storia, all’ingresso nell’epopea della rivolta.
Il tempo, forse, è quello però dell’era glaciale della sinistra, probabilmente della politica tutta: è un tempo che mai conosce la dimensione del sogno, che rinnega il pensiero stesso del cambiamento dell’esistente.
Eppure quest’aula è dominata dal desiderio della speranza, quella cosa a volte vana e lontana a cui ti appigli quando la logica consapevole suggerirebbe l’abbandono dell’arena, la fuga, forse l’emigrazione.
Perchè in tutto questo le mille differenze, i mille portati esperenziali e politici, di quest’assemblea, hanno trovato il coraggio di essere generazione, e dopo questo di essere genetratrici di conflitto.
Le parole disvelano lo stato di un’università in dismissione, istituzione lasciata libera di cercare, di cercare di sopravvivere all’ennesimo taglio.
Gli anni del taglio ai diritti, delle riforme disastrose che liberavano il passaggio all’avanzata neolibersita, l’appiattimento di una comunità che appariva indistruttibile sulla logica dell’annientamento reciproco, sono terminati miseramente: hanno concluso il ciclo lungo del preludio alla distruzione, al disimpegno globale del pubblico dal settore della formazione.
Il paventato passaggio a fondazioni private degli atenei pubblici è l’oggetto degli interventi di tutti (da Torino a Milano, da Pisa a Firenze, da Roma a Napoli a Bologna): è su quel punto che si gioca la partita più grande, quella della difesa del valore della conoscenza come mezzo di emancipazione, personale e collettiva, prima ancora che come mezzo di mobilità sociale.
Riecheggia a più riprese la necessità di allacciare la questione ad un discorso complessivo che sottolinei l’attacco frontale che il sistema tutto della conoscenza sta subendo. E’ il rito antropologico della cessione di sovranità educativa individuale nei confronti della comunità ad essere messo in discussione in quello che sembra disegnarsi come un nuovo vocabolario sociale che associa il significato di pericoloso alla parola differente e che cancella il senso stesso delle parole collettivo, comune, pubblico.
L’Assemblea è solo una tappa, lo sottolineano i vari interventi: è indispensabile proseguire, mobilitare, agitare il mare piatto della società ipermediatizzata del Berlusconi IV. E’ per questo che da Siena esce la volontà di essere nodo di una rete più ampia, che interconnetta realtà territoriali e politiche diverse, in quella che è la messa a valore di un’assemblea nata per caso, ma non per sbaglio, da un tam tam sulla rete sociale virtuale di turno.
E’ per questo che da Siena esce soprattutto la volontà di costruire un’assemblea più ampia ancora e quella di costruire assieme agli studenti delle superiori le piazze del 10 ottobre: è per questo che Siena è solo l’inizio
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
info@rifondazioneperlasinistra.
GIULIANO GIULIANI: QUELLA PIAZZETTA GENOVESE E QUELLE 114 PERSONE detto
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30 Settembre 2008
Quella piazzetta genovese e quelle 114 persone…
Scritto da Giuliano Giuliani
Lettera aperta a Paolo Ferrero.
Caro Ferrero, ho ascoltato con attenzione le tue riflessioni in quella bella piazzetta genovese dove è stata allestita la festa di Rifondazione, e non mi è stato certo difficile condividere tutte le denunce delle malefatte della destra. Restano i dubbi e le incertezze sul che fare, come fare e con chi fare.
Due anni fa Rifondazione ebbe a Genova trentacinquemila voti, che si sono ridotti quest’anno ai quindicimila dell’Arcobaleno. Nella piazzetta, quando parlavi, c’erano centoquattordici persone. Non ti sembra un dato su cui riflettere?
Hai attaccato il governo, in certi passaggi con la veemenza che normalmente sollecita un applauso: no, l’unico battimani si è levato quando hai sottolineato l’essere comunisti. Ti sembra sufficiente, un atteggiamento da incoraggiare? Ho ascoltato poco prima il commento di due ragazzi che transitavano: preistoria, hanno detto. Credi che siano sufficienti l’orgoglio, i simboli, l’esasperazione identitaria, per avere con quei due ragazzi, e con tanti altri ovviamente, un rapporto che ci consenta intanto di abbassare di qualche mese la ridondante età media dei presenti, ma soprattutto di ricominciare ad allargare la risicata area della nostra iniziativa?
Una festa di Rifondazione è normalmente anche una festa di Liberazione. Non ho sentito neppure un accenno alla preoccupante vicenda del giornale, non vorrei che fosse perché fra quei centoquattordici sono in pochissimi a comprarla e c’è anche chi, pur sentendosi militante, si vanta di non averla mai letta. Eppure la questione dell’informazione e degli strumenti di comunicazione è una delle più rilevanti, e non da oggi.
Mi è parsa francamente volgare la critica, immagino suggerita, che hai riservato all’ex segretario diventato assessore alla casa. Oltretutto, per stare alla politica e non alle beghe personali di cortile, alcuni problemi abitativi si stanno davvero risolvendo, e non è cosa da poco in una città come Genova.
Sabato la Cgil ha dato prova di vitalità. Meritava un cenno il fatto che un milione (reale, non esagerato con i soliti e illusori esercizi moltiplicatori) di persone abbia espresso la sua insofferenza. Personalmente ero già convinto della opportunità di decentrare le iniziative in cento città, e ne ho avuto conferma. Temo che l’11 ottobre si ridurrà a una inutile conta delle bandierine in una piazza romana e al confronto quantitativo (che produce già notti insonni) con la piazza dipietrista, dove per altro tu, io e spero tanti altri andremo poi a firmare per un referendum assolutamente giusto. Quando ho sollevato la questione mi è stato risposto che ormai la macchina era in moto. Per la verità non vedo muovere neppure un triciclo.
Sempre a proposito della iniziativa a Genova della Cgil, mi è parso che brillasse per la sua assenza l’attuale gruppo dirigente della federazione: un errore politico che avrebbe meritato, questo sì, una reprimenda. Un abbraccio.
Rifondazione per la sinistra
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VITERBO: NASCE L'ASSOCIAZIONE " RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA ". detto
Fonte: Tuscia web, quotidiano on line
Viterbo – L’assemblea si è svolta a Roma il 27 settembre – A breve iniziative anche nella Tuscia
Nasce l’associazione “Rifondazione per la sinistra”
Viterbo – 29 settembre 2008 – ore 18,00
Riceviamo e pubblichiamo – Sabato 27 settembre si è svolta a Roma la prima assemblea dell’area politico programmatica e culturale “Rifondazione per la Sinistra”.
L’incontro ha visto la partecipazione di un folto numero di appartenenti al Prc e ad altre associazioni della sinistra, oltre a singole personalità del mondo della cultura e della politica.
Molti i partecipanti anche dal viterbese.
Dopo le quattro relazioni tematiche che hanno introdotto la giornata e al termine dei numerosi interventi che si sono succeduti, è toccato a Niki Vendola concludere i lavori, annunciando l’intenzione dell’area di costituirsi in un’associazione che sarà aperta a tutta la sinistra diffusa e che vuole essere uno spazio di iniziativa politica e di elaborazione culturale.
A Roma si è avviato il processo verso la costituente della sinistra, di una sinistra che vuole coniugare uguaglianza e libertà e che si oppone alla destra e alla “fabbrica della paura”.
Una sinistra che non si dissolve nelle compatibilità né si seppellisce nella testimonianza e nel ripiegamento identitario.
Con l’assemblea di Roma si è compiuto quindi un passo in avanti nel cammino per trovare quelle “belle bandiere”, di cui parlava Pier Paolo Pisolini, che permettono di rifondare il campo largo della sinistra.
Sarà prioritario costruire iniziative sulla scuola e sulla conoscenza, sui problemi del salario, delle precarietà, del lavoro, sull’ambiente, sui diritti civili e sociali, sulla cultura della differenza e sul femminismo.
Il primo appuntamento nazionale sarà la manifestazione dell’11 ottobre a Roma, indetta dalle forze della sinistra politica e sociale contro le politiche del governo Berlusconi.
A breve saranno promosse diverse iniziative anche nella Tuscia e in particolare si lavorerà alla costruzione di uno spazio di confronto e di interlocuzione con tutte le realtà politiche e sociali viterbesi che si pongono l’obiettivo della ricostruzione di una sinistra di popolo, non subalterna né minoritaria.
Rifondazione per la sinistra Viterbo
Area politico programmatica e culturale
FESTA DI LIBERAZIONE A ROMA DEI CIRCOLI SAN LORENZO,CASAL BRUCIATO, PIETRALATA, SAN BASILIO detto
Festa di “Liberazione”
ROMA
Da oggi al 5 ottobre in piazzale del Verano la festa dei circoli San Lorenzo, Casal Bruciato, Pietralata e San Basilio a Roma . Oggi alle 20.30 “Pacchetto sicurezza, nuova caccia alle streghe” con Renato Borzone, Unione Camere Penali; Pino Gulia, Acli; Susanna Marchetti, Antigone; Mario Angelelli. Alle 22.30 proiezione del film “La giusta distanza” di Carlo Mazzacurati. Presenterà il film Marco Pettenello, sceneggiatore; coordina Pasquale D’Aiello.
01/10/2008
PRC: VENDOLA, continuerò battaglia nel partito per grande sinistra di popolo detto
PRC: VENDOLA, CONTINUERO’ BATTAGLIA NEL PARTITO PER GRANDE SINISTRA DI POPOLO
Roma, 1 ott. – (Adnkronos) – ”La scissione vera e’ quando un partito si sradica dal proprio territorio sociale, quando rompe con il proprio senso e con la propria utilita’ sociale. La scena e’ molto in evoluzione. Io credo che continuero’ la mia battaglia perche’ Rifondazione comunista possa essere protagonista della costruzione di una grande sinistra di popolo”. Lo ha affermato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite di Maurizio Belpietro, a ‘Panorama del Giorno’, in onda durante ‘Mattino Cinque’, in merito alle voci di possibili scissioni dentro il Prc, in seguito agli esiti del congresso di luglio. ”Non c’e’ alcun dubbio che anche questo piccolo partito che e’ Rifondazione Comunista – ha aggiunto Vendola – viva un travaglio molto significativo. Io penso che oggi tutto cio’ che si muove a sinistra debba avere una grande curiosita’ nei confronti di cio’ che cambia nel mondo, un grande coraggio intellettuale. Non e’ il tempo in cui ci si possa chiudere dentro i recinti della tradizione, come se il partito fosse una sorta di sacrario. Questo e’ il tempo – ha spiegato Vendola – in cui bisogna avere davvero capacita’ di mettere in discussione i propri strumenti analitici”. “La sinistra, a volte, vive un dibattito un po’ nevrotico su questi poli opposti: il governo o l’opposizione. Il governo – ha continuato il presidente della Regione Puglia – per l’area moderata e riformista, diventa una specie di valore in se’. Cosi’ si muore di governismo – ha concluso – come se governare fosse l’unica missione della politica”.
(Pas/Col/Adnkronos)Mercoledì, 1 ottobre 2008
Vendola (PRC): alleanze ? Sì sofferto a Veltroni, no a Di Pietro. detto
Agenzia giornalistica DIRE:
http://www.dire.it
Vendola (Prc): alleanze? Si’ sofferto a Veltroni, no a Di Pietro
ROMA – Per Nichi Vendola, infatti, “il giustizialismo e’ una malattia”. Rispondendo ad una domanda proprio su Antonio Di Pietro, Vendola osserva che “la domanda di giustizia non puo’ mai essere piegata alla febbre giustizialista. Questo non significa non avere un orientamento generale. Io credo che bisogna fare un fronte largo delle opposizioni, penso che le alleanze vadano costruite con la capacita’ di individuare problemi e porsi problemi della nostra societa’”.
Quanto a Veltroni, il governatore della Puglia spiega: “noi dobbiamo avere un rapporto con il Partito democratico e anche con Veltroni anche nella piu’ aspra delle contese. Io critico molto la linea di Veltroni, questo non significa che non governi insieme al Partito democratico o che non possa costruire assieme al Pd anche opposizione”.
1 ottobre 2008
VENDOLA:CRITICO VELTRONI MA POSSIBILE OPPOSIZIONE CON PD detto
Vendola: Critico Veltroni ma possibile opposizione con Pd
Necessario un “fronte largo”. Idv? “Sogno sinistra garantista”
postato 4 ore fa da APCOM
Roma, 1 ott. (Apcom) – Rifondazione comunista vive “un travaglio molto importante e molto significativo” ma non deve chiudersi in se stessa perchè è necessario “fare un fronte largo delle opposizioni”. Ne è convinto il governatore della Puglia Nicki Vendola che, intervistato a Panorama del Giorno, spiega che “noi dobbiamo avere un rapporto con il Partito democratico e anche con Veltroni anche nella più aspra delle contese”. “Io critico molto la linea di Veltroni – dice Vendola -, questo non significa che non governi insieme al partito democratico o che non possa costruire assieme al Pd anche opposizione”.
Più distanza con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro perchè, spiega Vendola, “la sinistra che io sogno e per cui mi batto è una sinistra garantista, una sinistra che non può giocare col tema fondamentale della libertà personale. Il giustizialismo è una malattia”. “Io penso – aggiunge Di Pietro – che la domanda di giustizia non possa mai essere piegata alla febbre giustizialista. Questo non significa non avere un orientamento generale. Io credo che bisogna fare un fronte largo delle opposizioni, penso che le alleanze vadano costruite con la capacità di individuare problemi e porsi problemi della nostra società”.
Prc rischia la scissione? Secondo Vendola “la scissione vera è quando un partito si sradica dal proprio territorio sociale, quando rompe con il proprio senso, con la propria attività sociale”. Infine il caso ‘Liberazione’. Quello tra Rifondazione comunista e il suo organo, ‘Liberazione’, è “un rapporto un po’ sofferto” ma “l’autonomia di una redazione quand’anche fosse una redazione di un organo di partito è un valore assoluto, perché il giornalismo quand’anche orientato ideologicamente, culturalmente e politicamente non può mai essere ridotto al rango di un bollettino”.
PRC: VENDOLA:, RAPPORTO CON PD ANCHE IN ASPRA CONTESA. detto
PRC: VENDOLA, RAPPORTO CON PD ANCHE IN ASPRA CONTESA
Roma, 1 ott. – (Adnkronos) – Ha sostanzialmente ribadito di preferire, senza dirlo apertamente, un rapporto in vista di future alleanze, con il Partito Democratico e con Walter Veltroni piuttosto che con Antonio Di Pietro, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, esponente di primo piano del Partito di Rifondazione Comunista, ospite del direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, al programma Panorama del giorno, in onda durante ‘Mattino Cinque’. ”Io credo che bisogna fare un fronte largo delle opposizioni – ha detto Vendola – penso che le alleanze vadano costruite con la capacita’ di individuare i problemi e le risposte ai problemi della nostra societa’. Noi dobbiamo avere un rapporto con il Partito Democratico e anche con Veltroni – ha aggiunto – anche nella piu’ aspra delle contese. Io critico molto la linea di Veltroni. Questo non significa che io non governi insieme al Partito Democratico e che non possa costruire, anche insieme al Partito Democratico. forme di opposizioone”. Quanto a Di Pietro, Vendola ha sottolineato che ”la sinistra che io sogno o per cui mi batto e’ una sinistra garantista che non puo’ giocare con il tema fondamentale della liberta’ personale e della sua indisponibilita’. Il giustizialismo e’ una malattia. La domanda di giustizia non puo’ mai essere piegata alla febbre giustizialista”. Circa le elezioni amministrative nel 2010, Vendola ha confermato l’intenzione di ricandidarsi alla guida della Regione Puglia. ”Lo voglio”, ha risposto lapidariamente.
(Pas/Col/Adnkronos)Mercoledì, 1 ottobre 2008 Link
UNIRE LA SINISTRA: Guidoni, Palumbo, Robotti detto
Associazione Nazionale “Unire la sinisSTRA “.
L’Associazione Unire La Sinistra, minoranza del partito di Diliberto, con SD e il PRC di Vendola per costruire la sinistra unita
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di Umberto Guidoni, Italo Palumbo e Luca Robotti
Unire la sinistra, espressione della mozione di minoranza all’ultimo congresso del PdCI, ha partecipato al tavolo della costituente della sinistra, convocato da Sinistra Democratica a Roma, a cui hanno partecipato i rappresentanti della mozione Vendola del PRC, i Verdi per la sinistra e decine di associazioni nazionali e locali e singole personalità della sinistra che chiedono l’immediato avvio di una fase di ricostruzione di una sinistra politica e sociale.
Al tavolo erano presenti Umberto Guidoni europarlamentare, Luca Robotti consigliere regionale e Italo Palumbo assessore al comune di Benevento.
Noi pensiamo ad una sinistra utile che torni in sintonia con il proprio popolo e rilanci la partecipazione e il protagonismo del mondo del lavoro, per cambiare il Paese e renderlo più giusto, lavoriamo a questo obiettivo con tutta la forza e la passione che possiamo mettere in campo.
È emersa l’esigenza di puntare sull’organizzazione e il coordinamento dei soggetti che hanno partecipato alla giornata e a coloro che ne vorranno fare parte, di un processo che operi per dar vita al nuovo soggetto della sinistra italiana.
La volontà unitaria scaturita dalla giornata di studio e confronto auspichiamo che produca la partecipazione convinta, di tutti coloro che credono nel processo unitario, alla manifestazione dell’11 ottobre con un’unica piattaforma, insieme al corteo.
© 2008 Associazione Nazionale “Unire la sinistra”
A MOGLIANO VENETO IN PROVINCIA DI TREVISO E' COSTITUITA SINISTRA MOGLIANESE detto
01 Ottobre 2008
Sinistra a Mogliano
A Mogliano Veneto in provincia di Treviso (più vicini a Mestre) è costituita SINISTRA MOGLIANESE.
Vi allego il comunicato stampa, riportato oggi 28 settembre dai quotidiani locali “la Tribuna” e il Gazzettino” di Treviso.
SINISTRA A MOGLIANO
Sinistra Moglianese è la forza politica dei moglianesi di sinistra.
Siamo cittadini che credono nei valori della solidarietà, dell’equità e dell’antifascismo. Ci poniamo con forza contro ogni forma di razzismo e di sterile radicalismo.
La Sinistra a Mogliano è sempre stata una componente fondamentale del quadro politico e stiamo già lavorando per una larga alleanza con riferimento al Centro-Sinistra.
A livello nazionale, dopo le batoste elettorali delle politiche 2008, la Sinistra italiana è alla ricerca di un giusto percorso di unità per costruire una nuova e importante forza politica all’altezza della situazione, che sappia rappresentare l’opposizione sociale, politica e culturale al governo Berlusconi e alle politiche di destra che pervadono la società.
Qui a Mogliano siamo andati avanti, abbiamo anticipato i tempi e oggi possiamo annunciare la nascita della SINISTRA MOGLIANESE, che sarà presente alle prossime Amministrative di primavera con un proprio simbolo e una lista di candidati rappresentativi della realtà locale.
Nel simbolo è prevalente il colore rosso: il colore della sinistra, della difesa dei diritti dei lavoratori. La stella che compare trae ispirazione dalla stella della Repubblica Italiana e da quella presente nel simbolo dell’ANPI nazionale. La resistenza e il coraggio di chi ha combattuto contro il regime nazifascista per donarci la libertà ci accompagnano nel nostro cammino politico.
Convinti che le questioni urgenti per il nostro territorio si debbano affrontare con percorsi partecipati e condivisi con i cittadini, riteniamo prioritaria la riqualificazione urbanistica dell’ area ex Macevi e del centro della città.
Ma non meno importanti sono la situazione dell’Istituto Gris dopo il “colpo di mano” della Giunta Regionale con il commissariamento dell’Ente in assenza di rappresentanza della Città di Mogliano e l’emergenza abitativa per effetto degli alti costi delle abitazioni e della mancanza di alloggi popolari.
Ci opponiamo alla costruzione dell’ inceneritore a Bonisiolo in quanto crediamo nella possibilità di migliorare ulteriormente il riciclaggio sia dei rifiuti urbani che di quelli industriali nel nostro Comune.
Riteniamo tra le questioni prioritarie la sicurezza sulle nostre strade e la sicurezza nei luoghi di lavoro; l’ampliamento dei parcheggi e l’aumento delle aree verdi pubbliche. In generale, siamo per la valorizzazione delle politiche sociali e per l’apertura della Casa di riposo all’interno di una rete integrata di servizi per i nostri anziani e i soggetti non autosufficienti presenti nel territotio.
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contattaci scrivendo a:
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SAN GIULIANO MILANESE: ASSOCIAZIONE SINISTRA ARCOBALENO detto
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01 Ottobre 2008
La formazione e la sinistra
Scritto da Scipione Semeraro
Una delle quattro relazioni introduttive
all’assemblea “Le belle bandiere”
(27 settembre, parco Brin – Roma)
Torna con urgenza la necessità di occuparsi della formazione, del sapere, in concreto della scuola e dell’università. Per due ordini di ragioni: la destra vuole chiudere il conto con una stagione culturale e sociale che viene dal ‘68. La sinistra ha un deficit di analisi e di proposte per i tempi a venire.
Bisogna perciò agire su due livelli. Dare risposte immediate alle emergenze politiche e con più decisione aprire una stagione di riflessione di lungo termine per definire oggi il senso dell’imparare e dell’insegnare.
Sull’esempio dei benedettini che seppero salvare per sé e per il futuro una storia e una cultura, bisogna, anche noi, studiare e operare, il nostro “ora et labora”.
La chiusura del ciclo politico del ‘68 si nota da molti segni e porta con se un mutamento persino antropologico prima che sociale e culturale. Di cosa è stato fatto quel ciclo.
Innanzi tutto la domanda di scolarità per tutti, non solo come consumo egualitario, ma come costituente sostanziale della cittadinanza. Non sei cittadino se non ti è dato il sapere e il discernimento. Un’idea avanzata della libertà individuale, non solo formale.
E poi la straordinaria critica alla neutralità della scienza e della tecnica. E’ stato il più grande episodio di esercizio del “sospetto” nella storia recente; quello che appare un dato incontrovertibile, un contenuto da insegnare e imparare viene mostrato nella sua concreta contestualità storica, il sapere nasce in una realtà stretta con il potere, l’utilità, la produzione, l’organizzazione sociale. Questo vento ha parlato alla scuola e alla università con una forza dirompente, ha messo in crisi i contenuti e l’autorità degli intellettuali.
Nella scuola si è accompagnata ad una diffusività dell’intellettualità di massa che vive in questa contraddizione, trasmettere/criticare il sapere. E come non osservare che per la prima volta nella storia italiana questa intellettualità è donna. Le insegnanti sono la quasi totalità della professione, fenomeno importante sia per la novità sociale sia per il nesso che si stabilisce tra professione intellettuale e cura delle persone.
Infatti è propria la naturale politicità di alcune professioni che disegna questo ciclo, insegnanti, medici, giornalisti, psichiatri. Politicità che viene dal nesso inscindibile tra il sapere e il condividere le finalità delle persone su cui si interviene. Puoi essere competente, ma se non sei dalla parte del tuo interlocutore, malato, studente, cittadino, puoi anche non essere efficace.
Questa presenza straordinaria di donne parla anche di un mutato rapporto tra la famiglia e la scuola. La famiglia si scopre non autosufficiente nel dovere dell’educazione, affida i piccoli ad altri di cui si fida perché avvenga un miracolo, la possibilità di un’esperienza grandiosa della diversità. Nella famiglia hai sperimentato valori, parole, saperi, comportamenti omogenei, la scuola ti porta nel campo aperto dell’altro, della cittadinanza. A questo allude, con un forte impatto simbolico il ritorno al maestro, alla maestra unica, l’azzeramento di questa apertura all’altro, il ritorno alla formazione scolastica come prolungamento subalterno alla comunità naturale d’origine. La destra gioca, con il seppellimento dell’esperienza passata, a un riordino delle gerarchie, ad una trama conservatrice per un profilo umano subalterno, seriale, governato dalla chiusura e dalla paura della diversità.
Ma c’è stato un limite nella sinistra. Mentre ha giustamente rivendicato e difeso il diritto allo studio, ha sottovalutato che il diritto all’accesso doveva nutrirsi di una critica rigorosa ai contenuti. Infatti l’analfabetismo si coniuga in diversi modi. Era facile conoscere l’analfabetismo da mancanza di informazioni e saperi, più difficile capire un analfabetismo fatto del suo contrario, da eccedenza di conoscenze e informazioni. La vita reale è la scuola primaria per tutti, la scuola formale interviene in un pieno di culture, simboli, saperi, abitudini già costituite.
L’analfabetismo da eccedenza è male subdolo, agisce con l’arroganza e con l’autosufficienza di chi già presume di essere colto, stimola l’individualismo, perché intende il sapere come strumento e veicolo di supremazia sugli altri. Non avverte che la ridondanza diventa rumore di fondo, l’eccedenza di nozioni incapacità di discernere criticamente. Questo mutamento nella formazione di senso comune, questo strato profondo, antropologico, attende la rivoluzione conservatrice, si alimenta nella dimensione strabordante del consumo come perno della vita umana.
Con frequenza ossessiva uno spot televisivo ci ricorda il nostro modello di vita. “Le tue marche, la tua storia”. Una sintesi che racconta quanto sia diventata determinante nella costituzione della nostra identità la relazione, reale o immaginaria, con il mondo delle merci. Una condizione che accomuna ogni condizione e classe sociale, sia che il consumo sia reale sia che agisca come desiderio.
Non esiste sistema educativo, né luogo di trasmissione di valori e di comportamenti tanto pervasivo quanto l’esposizione al sistema complesso e articolato delle merci. Nasciamo in quel reticolo simbolico e dalle merci riceviamo le gerarchie di valore, i nessi interpretativi delle cose e degli altri esseri umani.
Un tempo l’educazione era un portare con mano dal non sapere alla conoscenza le persone, soprattutto i piccoli. Oggi questo non è più, siamo da sempre collocati nel mezzo di un sapere e di una cultura organizzata, non solo nell’occidente consumista; consumare e/o desiderare hanno dimensione globale, costituiscono un linguaggio universale.
Per questa ragione il moderno analfabetismo deriva più dall’eccedenza delle informazioni e dei simboli che dalla loro privazione.
I saperi, come le merci, ingorgano e creano un rumore di fondo in cui non è facile acquisire un sapere utile e critico.
Una pedagogia efficace dovrebbe, in ogni epoca della vita, decostruire criticamente questo ambiente affollato di “saperi” e simboli. Un’opposizione rigorosa al feticismo delle merci, realtà non comprese nel loro contesto sociale e di significato.
Forse in questo contesto va cercato il nodo cruciale della crisi “educativa” della famiglia, della scuola e di ogni altro soggetto che intenda, in ogni epoca della vita, comunicare un suo sistema di interpretazione del mondo.
Non solo quindi le merci, consumate e/o desiderate, insegnano molte cose del mondo e regolano l’orizzonte della realtà, ma esse stesse veicolano un senso e stabiliscono relazioni tra le persone. Si aggiunga anche che la cultura, in quanto merce, posseduta, acquistata, scambiata, non sfugge a questa dimensione “totalitaria” dei processi di formazione del senso comune.
Le merci nascondono il lavoro, lo rendono impercettibile, il loro essere feticcio nasconde la fatica, il dolore, lo sfruttamento che è sostanza dei beni disponibili. La signoria magica della carta di credito è il segno di questo fenomeno.
Per reagire all’analfabetismo da eccedenza si deve considerare la cultura come una paziente operazione di scomposizione, ricostruzione delle nozioni, ricomposizione critica delle informazioni, risistemazione delle gerarchie di valori, un’abitudine a considerarne la genealogia. Per capire perché ho un’opinione, devo sapere come e perché si è formata.
La magia, e la miseria, delle merci sta nell’essere realtà senza svelare il processo di produzione, il lavoro, la sofferenza, lo sforzo, il costo che ne permettono l’esistenza.
I processi di formazione della cultura, come il vero sapere critico, devono fare i conti con la genealogia, la storia e l’origine, della realtà presente, unica condizione per non subirla e per poterla liberamente cambiare e per determinarla. La crisi della democrazia ha molto a che vedere con questo stare acriticamente in un mondo già tutto dato, in cui le informazioni e i saperi, per il fatto stesso che sono trasmessi, assumono verità e credibilità. Sempre più il potere sta nelle mani di chi riesce a manipolare e governare l’universo dei simboli e delle merci.
Una ricostruzione dei saperi condotta in cooperazione critica con gli altri, in una rete che si alimenta di dubbi e di domande è l’unico antidoto ad una tendenza che ci fa apparentemente più istruiti ma in verità più fragili nella conoscenza e nella capacità di interpretazione della realtà. Anche il ricorrente bisogno di trovare un’identità nel sacro e nella trascendenza è un segno di un indebolimento generale della conoscenza critica e dell’opprimente mercificazione del sapere. Quanto lo è l’asservimento della scienza al mercato.
Così, nel declino della curiosità e dell’indagine critica, viene a mancare alla società un possibilità fondamentale di liberazione e autodeterminazione.
Se ci poniamo in questa strada analitica si scorge la grande necessità di definire una pedagogia e una didattica critica adeguata.
Voglio solo accennare a tre ipotesi di lavoro.
Innanzitutto bisognerebbe inventare pratiche di esercizio della “genealogia”, della memoria e della storia. La scuola è sempre stata ammalata della divisione ideologica tra le due culture, la storicità e la scienza, l’occasionalità della produzione storica e il determinismo dei fatti scientifici. Non coglieva e non insegnava che la storia umana, per quanto apparentemente caotica, può essere colta con l’individuazione di strutture profonde, scientificamente rappresentabili, come la scienza non si spiega senza il suo costante rapporto con la società e la storia. La didattica della genealogia è un percorso fecondo per correggere questa distorsione.
Il secondo terreno di ricerca dovrebbe essere quello che guarda alla globalizzazione come nuova estensione della vita individuale. Già Marx aveva previsto che lo viluppo del capitale avrebbe distrutto i localismi e “l’idiotismo”. Questa previsione si è fatta realtà, ma si è accompagnata ad una torsione verso un nuovo idiotismo e comunitarismo. Il presente globale cerca l’identità nella razza, nella terra, nell’appartenenza, si scopre in una guerra delle civiltà. Questa dimensione catastrofica deve e può essere corretta con un’educazione alla mondialità, alla cittadinanza universale, che non è mai data come dimensione innata e che quindi deve essere appresa e insegnata.
Infine dobbiamo pensare a come si insegna e si apprende la pratica dell’immaginazione, del progetto di futuro. L’analfabetismo da eccedenza ci amputa del passato e del futuro e distorce l’esperienza del presente. L’eclissi della politica ha qui le sue radici, l’immutabilità della situazione presente, la durezza rocciosa della realtà oscura la speranza del mutamento.
Dunque pratiche di lotta e bisogno di una riflessione attenta, un impegno per una rifondazione della sinistra.
Se ci sta a cuore che il profilo umano a cui teniamo è quello dei naviganti e non degli zatterieri.
E’ la felice antinomia suggerita da Bauman.
Lo zatteriere ha un percorso prestabilito, lo porta la corrente, la natura è padrona; parte e arriva, la sua vita è condotta. Il navigante ha bisogno di una rotta e di un progetto, il suo campo è la libertà rischiosa del mare aperto, in cui vale l’esperienza ma anche la curiosità. La sua libertà è ampia, il suo scopo sempre mutevole e adattabile. Il suo viaggio ha bisogno di saperi complessi, faticosi, ma è il rischio e la fatica della libertà.
Scipione Semeraro
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
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SANSONETTI: LIBERAZIONE E LA SIA AUTONOMIA ( E LE VENDITE CHE AUMENTANO ).- parte prima detto
Liberazione
la sua autonomia,
(e le vendite
che aumentano)
Piero Sansonetti
Nei giorni scorsi sono stati diffusi molti dati sui conti economici di Liberazione e sul calo delle vendite. I conti economici sono in rosso, per molte ragioni (e bisognerà metterci mano), e soprattutto per la minaccia di taglio dei fondi del finanziamento pubblico ai giornali. Le vendite, al contrario di quello che è stato scritto in vari luoghi, attualmente sono in aumento. Non facciamo del trionfalismo su questo aumento di copie (che, a seconda di come lo si calcola, oscilla tra il 6 per cento e il 16 per cento) però non è il caso neppure di nasconderlo, anche perché ci permette di far parte di una piccolissima pattuglia di giornali che stanno aumentando le vendite, in un periodo di magra nel quale la stragrande maggioranza dei quotidiani subisce un fortissimo ridimensionamento della diffusione.
Nei giorni scorsi si è parlato di una riduzione delle copie di Liberazione del 30 per cento. E’ un dato che nasce dal paragone tra gli anni del triennio rosso (2001-2003: da Genova, al pacifismo dopo l’11 settembre, il movimento no-global i girotondi ecc…) i quali portarono tutti i giornali di sinistra ad eccezionali picchi di vendita, e i risultati del 2007 (governo Prodi), che sono stati i più deprimenti. Diciamo un paragone un po’ forzato. Per chiarezza vi fornisco le cifre ufficiali relative al quadriennio 2005-2008, che è quello che conosco meglio per avere in questi quattro anni lavorato al giornale. Sono anni di costante calo delle vendite (comune a tutti gli altri giornali di sinistra, ma per noi più contenuto), che si impenna nel raffronto tra il 2006 e il 2007, cioè l’anno nel quale il Prc entra nel governo.
02/10/2008
SANSONETTI: LIBERAZIONE E LA SIA AUTONOMIA ( E LE VENDITE CHE AUMENTANNO) - PARTE SECONDA detto
«Liberazione», la sua autonomia
(e le vendite che aumentano)
Piero Sansonetti
In quell’anno la perdita è forte (quasi del 18 per cento) e fa da «interfaccia», sebbene in dimensioni incomparabili, alla perdita di consensi del Prc e di tutta la sinistra (che dall’11 per cento circa del 2006 scende al 3 per cento, perdendo più o meno i tre quarti del proprio elettorato). Il calo prosegue ancora nei primi mesi del 2008, fino alla riforma grafica del giornale (che è di marzo) e poi si inverte. Il dato del 2008, finora, è nettamente superiore al dato del 2007 ma è ancora inferiore di 8-900 copie rispetto al 2006. Da marzo in poi però queste 900 copie vengono recuperate e le vendite tornano più o meno ai livelli del 2006.
Vi ho annoiato con queste cifre – e prometto che non lo farò più – solo per correggere una impressione forse sbagliata che era stata data da alcuni giornali nei giorni scorsi, e per segnalare un fatto che, almeno simbolicamente, a me sembra molto importante: l’inversione della tendenza al calo di copie. Credo che possiamo tutti rallegrarcene e ragionare su cosa fare per consolidarlo e incrementarlo.
Detto ciò, e ribadita la mia convinzione che in questi mesi il giornale dovrà trovare la forza per rinnovarsi, rilanciarsi, rimettere in ordine i suoi conti economici, vorrei tornare a ribadire una piccola idea che a me sembra essenziale per organizzare una discussione seria sul futuro di Liberazione . E’ l’idea che – a me pare in modo chiarissimo – è stata esposta ieri su questo giornale da Lea Melandri. Un giornale che rinunci alla propria indipendenza intellettuale e politica, e alla propria autonomia – diciamola più semplice: alla propria libertà – smette di essere un giornale, perde la sua funzione, esce dal terreno sul quale si svolge la complicata e durissima battaglia per la libertà di stampa, di informazione, di «costruzione dell’opinione pubblica». E’ suo diritto farlo. Ma se lo fa – anche senza volerlo – indebolisce uno dei punti forti del pensiero di sinistra e radicale, e addirittura mette in discussione la funzione «critica» della sinistra. Naturalmente voi non dovete pensare che io non tenga in considerazione – e apprezzi – alcune delle considerazioni che ieri – su queste stesse pagine – ha illustrato, con un po’ di rabbia (ma anche con molto amore per il giornale) la mia amica Federica Pitoni. Le rimprovero solo una cosa: lei mette tra parentesi il valore della autonomia, lo considera quasi – credo – un fattore di arroganza, considera comunque un giornale di partito subalterno ai poteri e alle gerarchie, e ai meccanismi democratici di un partito. Io credo invece che non sia così. Che un partito di sinistra debba avere la forza e il rigore per accettare di essere l’editore di un giornale che non controlla, che non è un suo organismo e tantomeno è un suo bollettino.
La storia dei giornali di partito in Italia è lunga e gloriosa. Inizia con l’Avanti! e poi con l’Unità , prima della guerra. E poi prosegue nel dopoguerra, e anche in questi ultimi vent’anni, sempre arricchendosi con testate nuove. In questi giorni stiamo combattendo con chi vorrebbe uccidere i giornali di partito, togliendo loro i finanziamenti pubblici. E ci affanniamo a spiegare e a dimostrare il ruolo grandissimo che in tutti questi anni questi giornali hanno avuto nel dibattito politico italiano, e nel formarsi delle idee, e nel rafforzare le dialettiche interne ai partiti, e il loro mutamento, e il confronto. Abbiamo spiegato che nel mondo dell’informazione italiana il posto dei giornali di partito è molto più grande di quello dei loro “cugini” stranieri. Come mai? Credo che non ci sia altra riposta che questa: perché, sin dal loro nascere, in tempi durissimi, i giornali hanno preteso la propria autonomia e l’hanno difesa coi denti. E i partiti di riferimento glielo hanno permesso. A partire dal vecchio Partito comunista che si inventò l’Unità e la lasciò vivere libera. Non penso che sia ragionevole, ora, tornare indietro, e disperdere quel patrimonio culturale.
02/10/2008
GENNARO MIGLIORE: QUI E ORA, UN'ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA detto
03 Ottobre 2008
Qui e ora: un’associazione per la sinistra
Gennaro Migliore
Qui e ora. Meno di una settimana fa, a Roma, gli applausi più scroscianti sono esplosi quando Nichi Vendola, concludendo la prima assemblea pubblica dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, ha pronunciato queste parole. Qui e ora, perché non c’è più tempo per rinviare né spazio per le discussioni infinite, perché l’urgenza e la gravità della situazione impone passi concreti, e li impone subito.
A modo suo, quell’applauso era liberatorio. Era la reazione di chi trovava una risposta a domande che sono insieme le più semplici e le più complesse: quelle che si ponevano e ponevano a noi, gruppo dirigente dell’area, tutti i compagni arrivati a Roma per quell’assemblea. Le stesse che risuonano nelle centinaia di mail spedite a questo sito già nella sua prima settimana di vita: “Cosa facciamo, oggi non un indistinto domani?”, “Cosa significa non essere una corrente di partito, nei fatti non nelle teorizzazioni?”.
A queste domande Nichi Vendola ha offerto una prima risposta proponendo un tesseramento, il segno tangibile, materiale, dell’esistenza di una soggettività nuova che si affaccia sulla scena del conflitto politico e sociale nel momento più difficile per la sinistra nella storia repubblicana.
Il coordinamento eletto dell’area (composto da Patrizia Sentinelli, Celeste Costantino, Nicoletta Pirrotta, Giulio Lauri, Stefano Zuccherini e da me) quella proposta intende riprenderla e rilanciarla, cogliendone da subito – qui e ora – il significato profondo: l’intenzione cioè di dar vita a una soggettività non limitata a una corrente di partito e non confinata nel perimetro soffocante delle intese di vertice tra gruppi dirigenti. Propone quindi all’intera area di dar vita a un’associazione non limitata alla sola “Rifondazione per la Sinistra” e quindi da questa distinta già nel nome, che potrebbe essere, pensiamo, “Associazione per la Sinistra”.
A quest’area potranno aderire, tesserandosi, tutti quelli che intendono adoperarsi attivamente per la nascita di una sinistra adeguata ai compiti che la fase storica richiede, capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale e di non farsi travolgere dall’onda di un moderatismo che non è riformismo, ma resa alla logica feroce delle compatibilità.
Non è e non sarà un’operazione di vertice. Non saranno i vertici tra forze politiche a deciderne le sorti ma l’adesione spontanea, dal basso, della nostra gente, del popolo di sinistra. Sarà la capacità, nei territori, di farla vivere nei conflitti e per i conflitti.
Da subito. A partire dalla manifestazione dell’11 ottobre, che dovrà essere grande e possente, ma dovrà anche rifiutare chiaramente ogni logica puramente identitaria, ogni tentazione di chiudersi in ghetti tanto rassicuranti quanto inutili, e che dovrà marcare con questo segno, quello della nostra cultura politica, la solidarietà e il pieno appoggio che garantiamo a una Cgil minacciata oggi nella sua autonomia sociale.
Altro modo per partire, per dar vita a una forza politica e sociale nuova, non c’è. Bisogna passare ai fatti. Qui e ora.
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
info@rifondazioneperlasinistra.it
Marco Rensini detto
Credo che dopo questo editoriale di Gennaro Migliore comincia veramente una nuova storia.
Comincia subito.
Con un nome che è già un programma, direi IL PROGRAMMA: ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA.
Si passa insomma finalmente anche alla fase organizzativa, in tutta Italia.
Adesso dipende solo da tutti noi.
Io ovviamente ci sto.
Marco Renzini detto
Ovviamente il cognome è Renzini….. non stavo cercando di nascondermi con un mezzo nick…….
CAMBIARE FANO. UNIRE LA SINISTRA. detto
Unire la Sinistra. Cambiare Fano.
Comunicato stampa, 2 settembre 2008
Si è incontrato il Direttivo Unitario di Sinistra Unita (la formazione fanese che rappresenta Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica) per verificare la situazione della Alleanza politica fanese all’indomani dei Congressi Nazionali delle rispettive forze politiche.
Si è visto che i Congressi delle rispettive forze politiche non hanno dato prospettive univoche su quali strumenti produrre per osteggiare la travolgente ondata delle politiche di destra.
Proprio in questo contesto si valuta ancor più utile l’esperienza fanese, che pur nella sua modesta collocazione territoriale e nella sua struttura federativa, testimonia la facilità dell’aggregazione di questa area politica di fronte alle tematiche quotidiane che quattro anni d’opposizione all’amministrazione Aguzzi ci hanno via via sottoposto.
Sinistra Unita riconferma la volontà di presentarsi con questa formazione alle amministrative comunali del 2009 e lavora per la costruzione di un’ampia alleanza che si opponga alla giunta di Centrodestra, che non comprenda solo partiti ma anche associazioni, gruppi d’iniziativa culturale, singoli cittadini.
Rifondazione per la Sinistra in Europa detto
http://www.rifondazioneperlasinistra.it
07 Ottobre 2008
Rifondazione per la Sinistra in Europa
Rifondazione per la Sinistra e’ attiva anche in Europa
, dove compagni e compagne emigrati all’estero collaborano con altri gruppi della Sinistra Europea per portare avanti battaglie comuni.
Per informazioni,contattare Alessandro Valera, basato a Londra ( alessandro.valera@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).
Per chi vive in Inghilterra o si trova a Londra temporaneamente, il circolo PRC/SE di Londra ‘Karl Marx’ ha organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata italiana per Sabato 11 Ottobre, in concomitanza con la manifestazione nazionale che si terra’ in Italia contro l’operato del governo Berlusconi.
Potete trovare tutte le informazioni nei volantini allegati (in italiano e inglese) o sul sito http://www.rifondazione.co.u
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
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ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA UNITA E PLURALE FIRENZE: 11 OTTOBRE TUTTI A ROMA. detto
ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA UNITA E PLURALE
FIRENZE.
http://www.xsinistraunitaeplurale.it
comitato operativo mercoledì 8 ottobre
ore 21.15 circolo Arci Porte Nuove
a Roma l’11 ottobre
http://www.11ottobreinpiazza.org
A Firenze si è costituito il comitato Promotore per la Manifestazione ” L’opposizione è nelle nostre mani”.
La manifestazione di sabato 11 ottobre a Roma è promossa da esponenti della società civile, del mondo della politica, della cultura e del lavoro ed è una manifestazione nazionale unitaria e di sinistra, “per un’altra italia per un’altra politica – l’opposizione è nelle nostre mani”.
All’appello che ha promosso la manifestazione hanno aderito già il PRC il PDCI, SD ed i Verdi.
E’ in campo dunque un’iniziativa unitaria che ha l’obbiettivo di costruire un’opposizione efficace e larga alle politiche del governo della destra e l’offensiva sociale di Confindustria. L’attacco che è in corso contro i diritti di chi lavora, la scuola pubblica, l’ambiente e fondamentali libertà democratiche e civili richiede una risposta ferma e tempestiva, che l’attuale minoranza parlamentare non è in grado di svolgere.
A Firenze il Comitato promotore fiorentino è costituito dalle seguenti realtà:
Associazione x Sinistra Unita e Plurale, Comitato di Firenze per la Difesa della Costituzione, Comitato di Firenze per la scuola della Repubblica, Comitato Fermiamo la Guerra di Firenze, Giardino dei Ciliegi, Giovani comunisti, PdCI Firenze, Prc Firenze, RSU Università di Firenze, FLC-CGIL Ateneo fiorentino, Statunitensi contro la guerra (Firenze), SD Firenze, Unaltracittà/unaltromondo, Verdi Firenze.
Da Firenze il Comitato è impegnato per l’organizzazione di 8 pullmann, il dato della provincia di Firenze è ad oggi di 15 pullmann.
Per le prenotazioni:
Gianfranco 339 3563045, PRC 055 2345771, PDCI (Carlo) 333 9717784, Verdi 055 2760398, Giovani comunisti (Giulia) 347 6230962 (Giacomo) 3382455716, Comitato Fermiamo la Guerra (Riccardo) 335 5246254, Associazione Sinistra unita e plurale (Lapo) 3452148000.
mail. monica717@interfree.it
Il sito nazionaleè: http://www.11ottobreinpiazza.org
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FELTRE: QUALE SINISTRA IN ITALIA ? detto
QUALE SINISTRA IN ITALIA ?
FELTRE
Venerdì 17 ottobre
ore 20,30
Sala Ocri
Assemblea-dibattito con
FULVIA BANDOLI
Esecutivo Nazionale di Sinistra Democratica.
LAVORARE PER UNIRE LA SINISTRA SARDA detto
Fonte:http://www.sinistra-democratica.it
LAVORARE PER UNIRE LA SINISTRA SARDA
E’ oramai evidente l’esigenza di avviare il processo COSTITUTIVO della SINISTRA.
La discussione che ha interessato i partiti della sinistra in occasione dei congressi appena conclusi e la crisi strutturale del Partito Democratico ha evidenziato in Sardegna quanto sia urgente avviare tale processo.
Una Sinistra che vuole assumersi la responsabilità di governare ponendo al centro dell’agenda politica sarda i temi del LAVORO, dell’ISTRUZIONE, dell’AMBIENTE, dell’AUTONOMIA, dell’UGUAGLIANZA, della GIUSTIZIA SOCIALE e della DIFESA DEI VALORI della COSTITUZIONE.
Il Processo costitutivo della sinistra sarda, senza liquidare la storia, l’esperienza e la funzione dei partiti della sinistra, deve produrre uno sforzo di innovazione politica, aperto alla discussione e all’elaborazione culturale.
La cultura autonomista deve essere il terreno da cui partire per riformare gli strumenti e per esprimere una comune concezione di governo democratico delle sue istituzioni.
Abbiamo la responsabilità storica di consegnare alle generazioni future un LUOGO POLITICO NUOVO che utilizza punti di riferimento che guardano al nostro tempo.
Ci rivolgiamo a tanti compagne e compagni che guardano ai valori della sinistra e alle ragazze e ai ragazzi sardi che possono insieme a noi operare per costruire un domani di DEMOCRAZIA e PARTECIPAZIONE per UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA.
Lavoriamo insieme senza pregiudizi e steccati trasformando questo sogno in realtà.
Prime adesioni:
Antonio Espis Operaio
Gavinuccia Arca Avvocato
Tore Serra Consigliere regionale
Isidoro Aiello Docente universitario
Maria Demurtas Medico
Salvatore Meloni Allevatore
Natale Tedde Medico
Gianni Aresu Lavoratore autonomo
Paola Lanzi Consigliere regionale
Maria Antonietta Mongiu Assessore Regionale
Giovanni Meloni Docente universitario, ex deputato
Claudia Tatti Impiegata
Antonio Attili Insegnante, ex deputato
Luca Pizzuto Studente
Annarella Casu Consulente Aziendale
Marco Balbina Dipendente comunale
Tore Corda Artigiano
Renato Cugini Consigliere regionale
Francesco Carboni Avvocato, ex deputato
Gianni Calaresu Medico
Gavino Piga Insegnante
Marcello Murgia Lavoratore autonomo
Angelo Cossu Imprenditore
Pietro Maurandi Docente universitario, ex deputato
Giorgio Madeddu Impiegato
Maria Grazia Pisano Insegnante
Peppuccio Fadda Consigliere regionale
Annarita Deiana OSS
Cristina Perra Impiegata
Giorgio Cugusi Libero professionista
Alberto Melinu Assessore provinciale
Giovanni De Santis Preside
Ivo Deiana Medico
Giuseppe Pischedda Ingegnere Elettronico
Margherita Demurtas Medico
Liliana Di Giovanni Insegnante
Antonello Licheri Consigliere regionale
Ignazia Dessena Commerciante
Nora Uda Impiegata
Alessandro Marras Dipendente Comunale
Franca Lilliu Impiegata
Antonio Mura Consigliere Provinciale
Rosario Musmeci Insegnante
Bruno Lobina Pensionato
Gianni Perotti Lavoratore autonomo
Antonio Zurru ex sindaco di Nuoro
Laura Cera Avvocato
Salvatore Marrosu pensionato
L'appello dei lavoratori nelle fabbriche all'unità a sinistra. detto
Associazione Nazionale “Unire la sinistra”.
http://www.unirelasinistra.net
L’appello dei lavoratori nelle fabbriche all’unità a Sinistra
8 Ottobre, 2008
di Matteo Pugliese, RSU FIOM Thales Alenia Space Italia, Torino
Il ruolo che svolgo come RSU all’interno di una delle aziende tecnologicamente più avanzate del Nord Ovest di questo nostro paese come la Thales Alenia Space Italia di Torino, mi porta tutti i giorni a confrontarmi con i lavoratori e con i loro problemi, da quelli piccoli a quelli grandi, ma al di la che si tratti di operai o impiegati (non sono legato da tempo a questa forma di classismo ma penso che esita una sola classe, quella dei lavoratori) quando si affronta la discussione politica e la situazione paradossale che si é venuta a creare nel nostro paese, tutti mi dicono: “ma quand’é che la smettete di litigare e fate qualcosa di veramente nuovo a sinistra, che vada al di la dei simboli e delle etichette, che sia in grado di rappresentare politicamente le fasce sociali più deboli e di dare una risposta alle esigenze della gente???”
Non a caso, visto che io ho sempre creduto, in ciò che stiamo cercando di realizzare tutti insieme, durante la scorsa campagna elettorale, spinto da questa possibilità che si era venuta a creare (a posteriori abbiamo capito che si trattava di una necessità dei partiti e non di una risposta al nostro popolo) con Sinistra Arcobaleno, insieme ad altri compagni della FIOM, abbiamo lanciato una raccolta firme all’interno della fabbrica che sottoscriveva un appello da inviare ai responsabili nazionali delle forze politiche facenti parte del nuovo schieramento, dove gli si chiedeva di fare presto (nessuno poteva immaginare il disastroso risultato che ci avrebbe travolto).
Furono raccolte ben 150 firme tra tutti i lavoratori e ciò che mi colpì fu che pur essendoci esponenti vicini alle differenti forze politiche (Rifondazione, PCDI, SD, e Verdi), nessuno ne fece una questione campanilistica o di bandiera, ma anzi i commenti erano di auspicio per il futuro, ma che soprattutto non si perdesse tempo.
Ebbene quel progetto non é decollato per i motivi che tutti sappiamo, ma non dobbiamo arrenderci perchè abbiamo il dovere di ridare la speranza a tutte quelle migliaia di lavoratori sparsi per il paese che non si sentono più rappresentati politicamente, con un progetto che guardi al futuro della Sinistra e non ad una sinistra passata.
Fernando Pignataro: " Alla crisi della sinistra non si risponde con scelte identitarie " detto
Associazione Nazionale “Unire la sinistra”.
Alla crisi della sinistra non si risponde con scelte identitarie!.
7 Ottobre, 2008.
di On. Fernando Pignataro, Sinistra in….. Movimento
La sconfitta della sinistra alle ultime elezioni è stata così pesante da non lasciare spazio alle letture assolutorie, alle interpretazioni giustificatorie, basate, semmai, sul clima, sulla fase o altro ancora.
L’elettorato ha bocciato senza mezzi termini una unione tutta tattica, senza progetto politico che poggiava quasi esclusivamente sulla difesa delle posizioni acquisite, sull’autoconservazione dei gruppi dirigenti. Basta vedere come e con quali criteri sono state concepite le liste e, spesso, la lontananza delle stesse dal territorio, dagli umori e dalle aspettative dello stesso popolo nostro.
Non vi è dubbio che la Sinistra Arcobaleno è nata male, in modo verticistico, in forte ritardo e con tante resistenze. Anche per questo lo sforzo, assolutamente originale, di mettere insieme tante sensibilità, storie e percorsi, in una sinistra italiana sempre dedita a scissioni, divisioni e risse, non è stato compreso dagli italiani, dallo stesso elettorato di sinistra, che ha preferito non andare a votare, votare per una prospettiva di governo o, addirittura, scegliere una deriva populista soprattutto nel nord del Paese.
Così come non vi è alcun dubbio che bisogna ripartire da lì, dal bisogno sempre più urgente (lo dimostra la non opposizione o l’inefficacia della stessa senza comunisti, socialisti, ambientalisti nelle Istituzioni ) di unificare la Sinistra Italiana oltre il Partito Democratico, di rilanciare un’alleanza strategica e programmatica con lo stesso PD, di rilanciare un progetto alternativo di società rispetto a quello delle Destre, che sta provocando di nuovo un grandissimo disagio sociale, che ritorna ad impoverire il Paese, che è ingiusto, iniquo e che continua a favorire le rendite, gli affari e le speculazioni dei poteri forti, che attacca diritti e conquiste del mondo del lavoro, che tende a svuotare le Istituzioni democratiche per avviarsi verso un vero e proprio regime.
Per contrastare questo disegno la Sinistra scende in piazza unita l’11 ottobre a Roma. Tutta la sinistra! E’ un fatto importante, è una ripartenza, che bisogna evitare però di sminuire, come fa il Segretario del Pdci Diliberto, continuando a parlare di unire i comunisti, di scelta identitaria, che ha tanto il sapore di voler esclusivamente traguardare il prossimo appuntamento elettorale europeo.
Alla crisi della sinistra si risponde con una scelta di alto profilo, con un’idea grande di un nuovo soggetto plurale, inclusivo, laico di tutta la sinistra per guardare al futuro, per costruire il futuro, che ritorni a parlare con le persone, con i lavoratori, con i giovani, con le donne, con la parte più debole della società. Oggi, non si può più rinchiudersi nel proprio orticello, pensare a scelte di nicchia, a fare la chiosa su chi è più “comunista”, ma si ha l’obbligo di costruire un progetto che unitario, che peraltro è stato il filo conduttore delle strategie del partito di Diliberto fino a pochi mesi fa.
Gli avvenimenti di queste settimane, il bisogno di ritornare in campo, la voglia di partecipare, ci consegnano una volontà democratica di opporsi ad un disegno liberista di società, che va colto soprattutto da noi, al quale bisogna rispondere con unità, determinazione, scelte chiare e condivise.
Ecco perché è arrivato il momento di mettersi insieme, soprattutto nel territorio, lanciare una fase costituente, breve, propositiva che dia nel giro di poco tempo uno strumento, un partito a disposizione di quelli che vogliono cambiare la società, trasformarla credibilmente in una società più giusta, di eguali, di diritti e lavoro, di libertà e solidarietà.
Se non ora, quando?
LA SINISTRA NEL TRENTINO: " Il lavoro che cambia nell'Italia in declino ". detto
http://prc-tn.t
Il lavoro che cambia nell’Italia in declino
giovedì 09 ottobre 2008
La Sinistra del Trentino
martedì 14 ottobre ore 18.00
Sala Video Centro S.Chiara (via S.Croce – Trento)
Il lavoro che cambia
nell’Italia in declino
ne parliamo con
Vittorio Rieser
Ricercatore sociale, fin dall’esperienza di Quaderni Rossi svolge un intenso lavoro di inchiesta nel mondo del lavoro italiano. La sua ricerca prosegue ininterrottamente fino ad oggi, tra le pieghe di un lavoro in trasformazione.
Betty Leone
Dal 1994 al 2002 è Segretaria nazionale della CGIL. Partecipa attivamente al movimento pacifista e altermondista, dove ha rappresentato il sindacato italiano in occasine di grandi appuntementi internazionali.
Modera il dibattito Ferruccio demadonna, capolista della Sinistra del Trentino alle elezioni provinciali.
Conclude il candidato presidente Agostino Catalano.
.Marco Renzini detto
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Federazione di Trento
http://www.prc-tn.it
lunedì 06 ottobre 2008
Il programma della Sinistra del Trentino
Per il programma completo:
programma sinistra del trentino 287.58 Kb
Democrazia e partecipazione: gli strumenti di una nuova autonomia.
I nostri comuni hanno smesso di essere presidi di democrazia: poteri concentrati nelle mani dei sindaci, consigli comunali spogliati di responsabilità, minoranze emarginate dal potere decisionale. Partecipazione e iniziativa diretta sono azzerate e i cittadini espropriati di ogni possibilità di incidere sulle scelte della propria comunità. Noi proponiamo una riforma dei comuni che non solo ridia fiato ai consigli comunali e agli organismi del decentramento, ma che sappia fornire ai comuni gli strumenti adeguati per rilanciare partecipazione e democrazia diretta, a partire dal metodo del bilancio partecipativo.
Lavoro: contrastare la precarietà, diffondere i diritti.
Dietro i bassi tassi di disoccupazione della nostra provincia si nascondono gravi problemi strutturali: il 90% delle nuove assunzioni sono con contratto “atipico”, l’occupazione femminile è in flessione, è scarsa la richiesta di professionalità e di qualifiche. Tanto lavoro, pochissimo lavoro di qualità: questo è lo stato dell’arte del mercato del lavoro trentino. E’ necessario da un lato garantire continuità di reddito e tutele previdenziali ai tanti lavoratori, soprattutto giovani e donne, che vivono nella più totale insicurezza occupazionale; dall’altro, incidere alla radice della precarietà, a partire dai perversi meccanismi di esternalizzazione con appalti al massimo ribasso, con i quali gli enti pubblici scaricano i tagli alla spesa sulle spalle dei lavoratori.
Casa: rilanciamo l’edilizia pubblica.
Crediamo sia prioritario rivedere l’intera politica della casa: le scelte della giunta Dellai non sono riuscite a limitare i danni del caro-affitto e del caro-mutui; al contrario, con la privatizzazione di Itea e grazie ad una pianificazione carente e priva di adeguate risorse, hanno contribuito a smantellare l’intervento pubblico nel settore dell’edilizia abitativa. L’Italia è il paese in Europa con il più basso numero di case popolari, vero e proprio strumento di calmieramento del mercato immobiliare. Il Trentino non è un’isola felice: in mancanza di una regia pubblica, il mercato ha raggiunto livelli di strozzinaggio che hanno messo in ginocchio la stragrande maggioranza delle famiglie.
Politiche sociali: un welfare vicino ai nuovi bisogni.
E’ necessario ripensare interamente il nostro modello di welfare: non può limitarsi a tamponare le situazioni di disagio sociale e di evidente povertà. Queste ormai non sono relegate ai margini della nostra società: è lo stesso ceto medio ad essere inghiottito in nuove povertà e a formare nuove sacche di disagio. Le politiche sociali devono essere politiche di promozione, non di mero assistenzialismo: a partire dalla casa, dal lavoro, da asili nido diffusi e gratuiti, dall’assistenza agli anziani. Interventi attivi che garantiscano diritti, non misure tampone per mitigare l’indigenza.
Sanità: buona pianificazione per gestire al meglio le risorse.
Nonostante le risorse stanziate siano superiori alla media nazionale, nel sistema sanitario locale permangono notevoli problemi: lunghi tempi d’attesa per le visite specialistiche, frequente esternalizzazione di servizi in strutture private, dimissioni sempre più rapide in fase post-operatoria, scarse assunzioni e proliferazione degli incarichi esterni pagati fino a 2.000 euro al giorno. La sanità trentina, così ricca di risorse, soffre dell’assenza di una efficace capacità di programmare una politica sanitaria, utilizzando al meglio il proprio potere di pianificazione e di controllo per elaborare precisi indirizzi: dopo i risultati fallimentari della aziendalizzazione, la discussione sulla sanità trentina continua stancamente ad avvitarsi sulle politiche di gestione del sistema e sull’individuazione del nuovo direttore generale, senza investire in una strategia coerente.
Ambiente: un bene irripetibile da tutelare.
Alimentata da una valanga di denaro pubblico la speculazione sta penetrando in parchi e riserve naturali, finanziando attività destinate al fallimento se non lubrificate perennemente da soldi pubblici. La Provincia ha pronti 50 milioni di euro per gli impianti di collegamento di Pinzolo con Madonna di Campiglio, 10 milioni per la connessione tra Passo Rolle e San Martino di Castrozza, 100 milioni per il collegamento tra Folgaria e Laste Basse, sul versante veneto. Un’altra valanga di denaro è destinata a cabinovie e strade a Tremalzo, nel Tesino, alla Polsa, in Valle di Pejo. Tutto questo sperpero per alimentare un modello turistico insostenibile, che a lungo andare metterà in crisi il bene primario su cui fa forza: l’ambiente naturale. Usato come strumento pubblicitario in roboanti campagne promozionali, l’ambiente subisce in realtà continui attacchi e deturpazioni: 30 ettari di terreno agricolo trasformati in caserme in piena valle dell’Adige, un progetto di inceneritore sempre più discutibile, venti anni di cantieri per la costruzione di un’inutile linea alta velocità- alta capacità che devasterà la sinistra Adige da Salorno ad Ala. Dellai e Divina, su questo aspetto, hanno programmi identici: sostenibilità a parole, devastazione del territorio nei fatti.
Economia: innovazione e qualità, non assistenzialismo pubblico.
Ogni anno un fiume di denaro parte dalla Provincia per finire nelle casse delle imprese industriali: nel 2008 sono stati stanziati 438 milioni di euro, a cui si devono aggiungere i contributi all’agricoltura (109,2 milioni), al turismo (51,4 milioni solo per la promozione turistica), al commercio, alla cooperazione. Le imprese trentine sono dipendenti dalla Provincia anche nel campo della ricerca e dell’innovazione: la spesa del settore privato in questo ambito rappresenta solo lo 0,2% del PIL, a fronte dello 0,8% del pubblico. Le imprese locali sono nettamente al di sotto della media nazionale anche per le innovazioni di prodotto e per tutte le voci di spesa che le supportano (acquisizione di brevetti e licenze, attività di progettazione, formazione tecnica e manageriale, ricerche di mercato): non è un caso che un laureato abbia enormi difficoltà nel trovare un lavoro! Se un sistema come questo fallisce, non è certo per l’alto costo del mercato del lavoro: al contrario, è destinato a soffrire proprio per la sua incapacità di innovarsi e di garantire occupazione di qualità.
Immigrazione: uguali diritti per una nuova cittadinanza.
Bisogna mettere in campo politiche di inclusione sociale che garantiscano pieni diritti in un quadro di responsabilizzazione dell’intera comunità. Allarmismi e risposte facilone non servono a nulla, se non a farsi la campagna elettorale. La presenza di nuovi cittadini è ormai un dato di fatto: di conseguenza, o si propongono ghetti e discriminazioni, o si affronta seriamente la questione mettendo in primo piano la garanzia di una sicurezza sociale che non è fatta di ronde e telecamere, ma di lavoro buono, stipendi adeguati, servizi sociali equi e inclusivi. Per tutti: le guerre tra i poveri fanno comodo solo ai ricchi, che non a caso le alimentano. Per questo crediamo sia diventato prioritario rivedere in modo organico la legge sull’immigrazione: il profilo del fenomeno, i bisogni e le necessità sono profondamente cambiate.
Agostino Catalano: candidato presidente detto
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Federazione di Trento
Sinistra Democratica
Federazione di Trento
Il candidato presidente
lunedì 06 ottobre 2008
Agostino Catalano
Nato a Palermo, il 27.02.1956, coniugato con Rita, quattro figli, Nicola, Paola, Erika e Lorena.
Studente lavoratore alle dipendenze del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali si laurea in giurisprudenza presso l’università di Torino con tesi di diritto regionale su “Le ragioni della specialità della Provincia di Trento”.
Svolge attività sindacale come delegato CGIL, dopo la pratica forense si licenzia per esercitare la professione di avvocato. Si specializza in cause di lavoro e svolge attività di consulente legale dell’Ufficio Vertenze della CGIL .
Dal 1997 iscritto al partito della Rifondazione comunista di cui diventa segretario politico della Federazione del Trentino nel 1999.
Ha svolto la sua attività politica sempre in collegamento con i movimenti di opposizione al liberismo e alla guerra. Nel 2003 è eletto consigliere provinciale nella lista di Rifondazione.
La Sinistra del Trentino lo ha indicato come candidato presidente di questa nuova esperienza unitaria.
Elezioni Trento: i componenti della lista. detto
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Federazione di Trento
Sinistra Democratica
Federazione di Trento
lunedì 06 ottobre 2008
La LISTA
1 Demadonna Ferruccio
Coord. Sinistra Democratica Trento 58 anni
2 Arisi Emilio
Primario ginecologia – Trento Trento 65 anni
3 Zanotelli Luisa
Volontaria nel sociale Rovereto 66 anni
4 Frizzi Rocco
Consigliere comunale Riva del Garda Alto Garda 46 anni
5 Giurato Antonella
Pedagogista Valsugana 55 anni
6 Alaimo Tatiana
Esercente Trento 30 anni
7 Albertini Cesare
Pensionato, cons.circ.Gardolo, Gardolo – Trento 67 anni
8 Baldissera Giovanna
Dipendente pubblico Trento 46 anni
9 Battisti Cozia
Operaia nel verde Alto Garda 44 anni
10 Bellè Elisa
Studentessa Trento 27 anni
11 Benci Francesca
Insegnante Trento 33 anni
12 Benvenuti Marco
Esercente Val di Non 46 anni
13 Bianchini Giorgio Riccardo
Medico- Responsabile ortopedia- Cles Val di Non 56 anni
14 Casagranda Dario
Dipendente Poste Trento 50 anni
15 Cazzanelli Massimo
Tecnologo Univ. TN, cons.comunale Levico Valsugana 36 anni
16 Ceol Dino
Perito meccanico Val di Fiemme 54 anni
17 Chioua Mokhtar
Mediatore culturale- vicepresidente comunità islamica Val di Non 50 anni
18 Defrancesco Mauro
Artista Val di Fassa 38 anni
19 Dusini Marco
Cons. comunale Cles- presidente Arci val di Non Val di Non 54 anni
20 Ferrari Elisabetta
Studentessa Valsugana 22 anni
21 Francescatti Grazia
Insegnante Vallagarina 52 anni
22 Giacomoni Paolo
Dipendente pubblico Trento 52 anni
23 Holler Lorenzo
Funzionario Regione T.A.A. Trento 42 anni
24 Iuriatti Eleonora
Coordinatrice Tagesmutter Fiemme e Fassa Val di Fiemme 56 anni
25 Marostica Maria Teresa
Cons. comunale Caldonazzo Valsugana 57 anni
26 Ruffini Maria Stella
Pensionata Val di Sole 54 anni
27 Senettin Alessandra
Studentessa Val di Fiemme 25 anni
28 Sighel Liana
Dipendente comunale Val di Fiemme 46 anni
29 Simoncini Simona
Psicoterapeuta Val di Non 38 anni
30 Stanga Elisa
Cons. comunale Tenno Alto Garda 33 anni
31 Ulivieri Tommaso
Operaio Alto Garda 42 anni
32 Vitti Paolo
Operaio, cons.comunale Pergine Valsugana 54 anni
33 Voltolini Mario “Pik”
Tecnico di laboratorio, cons.circ.Centro storico-Piedicastello Trento 50 anni
34 Zandonai Donatella
Pensionata Trento 55 anni
SINISTRA DEMOCRATICA: " L'11 OTTOBRE TUTTI A ROMA ".. detto
SINISTRA DEMOCRATICA
http://sinistra-democratica.it
L’11 ottobre tutti a Roma
PER LA SINISTRA. Un grande striscione, un messaggio politico chiaro. Le donne e gli uomini di Sinistra Democratica che giungeranno a Roma da tutt’Italia si danno appuntamento sabato prossimo a Roma alle ore 13 a Piazza Esedra (piazza della Repubblica), nei pressi del McDonald (angolo piazza della Repubblica/via delle Terme di Diocleziano – vedi mappa). Lì sarà possibile, per chi non le avrà portate, ritirare le bandiere di Sinistra Democratica. Un altro striscione con la scritta IL RAZZISMO E’ UN VELENO. LIBERIAMOCENE marcherà la nostra presenza. L’appuntamento è troppo importante, passiamo parola.
VERDI PER LA COSTITUENTE DELLA SINISTRA: A ROMA 11 OTTOBRE PER LA COSTITUENTE. detto
Verdi per la Costituente di Sinistra.
Iniziativa per la Costituente dal basso.
A Roma 11 ottobre per la Costituente.
A poche ore dalla manifestazione contro il governo, sabato mattina 11 ottobre a Roma incontro nazionale sul tema ” i Verdi nella Costituente di Sinistra”.
Introduzione Enrico Fontana Conclusioni Gianpaolo Silvestri. presidenza Gianna de Masi e Paolo Hutter.
Tra gli interventi quello di Grazia Francescato.
h 10,30 sala dela carte geografiche via Napoli 36 Roma Termini
RITANNA ARMENI: IL CUPIO-DISSOLVI IN UN PARTITO CHE NON SOPPORTA IL SUO GIORNALE. detto
Da liberazione del 10/10/2006
Il cupio-dissolvi in un partito che non sopporta il suo giornale
Ritanna Armeni
Credevo che il “cupio dissolvi” che caratterizza la politica della “sinistra a sinistra”del partito democratico potesse conoscere una tregua. Le posizioni che emergono in queste settimane nel dibattito sulle sorti di Liberazione (e anche quelle che non emergono) mi fanno dire che le elezioni di aprile sono state solo l’ inizio di una fine e che quella parte della “sinistra della sinistra” che si chiama “maggioranza di Rifondazione” è pronta a compiere un altro atto di dissolvimento: la chiusura di Liberazione, l’allontanamento del suo direttore, la normalizzazione del giornale, la richiesta di obbedienza (se no si perde il posto di lavoro?) ai suoi redattori.
Dirò alcune cose molto semplici e con qualche rudezza.
Non credo ai bilanci, che sono in rosso, ma lo sono stati anche in passato. Che oggi sono particolarmente drammatici, in seguito alla legge sull’editoria, ma dovrebbero essere considerati una grande difficoltà da superare se tutti credessero davvero in questo giornale, nelle sue aperture, nelle sue passioni e anche nei suoi invitabili errori. Inevitabili perché chiunque non si limita ad osservarsi nello specchio della propria identità aggiustando la sua immagine a quella dell’”Ideale”, di errori ne può commettere moltissimi.
Segue
10/10/2008
RITANNA ARMENI: IL CUPIO-DISSOLVI IN UN PARTITO CHE NON SOPPORTA IL SUO GIORNALE. detto
Da Liberazione 10/10/2008
seconda parte
Il cupio-dissolvi di un partito
che non sopporta il suo giornale
Ritanna Armeni
Ma sono arrivata alla conclusione, in questi tempi bui, che gli errori sono una garanzia. La garanzia che si pensa si agisce, si scrive, si polemizza, ci si confronta, si fanno nascere delle idee. Non fare errori oggi coincide con il non fare.
Non credo a questo stucchevole dibattito sull’autonomia e i suoi limiti. Ho fatto molti dibattiti di questo tipo al manifest o e all’ Unità e posso assicurare che, per capire di che cosa stiamo parlando, la parola autonomia va semplicemente sostituita con la parola “potere”. Un giornale deve avere il potere di autodefinirsi, di dichiarare le sue posizioni, di accompagnare o di mettersi di traverso rispetto ad altre opinioni? O il suo fare deriva da un altro potere che è sopra di lui, di cui esso è un’articolazione? Questo è il punto, o almeno uno dei punti. L’altro è il seguente: un partito che voglia ricostruire la sinistra a partire da Rifondazione di quale giornale ha bisogno? Di quello che discende dal suo potere o di quello che apre vie nuove, accompagna, scandalizza, fa arrabbiare ma comunque aiuta, anche nella polemica, a capire?
A mio parere un partito che non ha gruppi parlamentari, che ha registrato la fuga dei suoi elettori, che deve ricostruire la sua credibilità, che ha constatato una scarsa presenza nella società, che deve ripensare moltissimo e deve mettersi sotto osservazione, non ha bisogno di uno specchio in cui guardarsi tutti i giorni, ma di un soggetto con cui incontrarsi e scontrarsi e soprattutto che lo aiuti ad incontrarsi e scontrarsi nella società.
Ho l’impressione che le scelte che si stanno per compiere siano altre. Ma allora si dovrebbe avere il coraggio di chiarirle tutte. Posso enunciarle io, per aiutare il dibattito. Il partito della Rifondazione comunista, debole, colpito al cuore nella ricerca del consenso, privo di una credibile proposta politica, pensa di costruire un suo momento di forza eliminando ciò che gli pare impedisca alla sua identità di espandersi e di crescere, cioè Liberazione . Naturalmente la sua è un’illusione, mi verrebbe da dire una follia, ma a questa crede fermamente. Naturalmente di fronte alle catastrofi economiche che sconvolgono il pianeta e che stanno ulteriormente minando la condizione dei più deboli e alla necessità di costruire al più presto qualcosa che dia speranza alla sinistra, qualunque persona di buon senso penserebbe di rafforzare uno dei pochi strumenti che ha ancora a disposizione e non di distruggerlo. Ma non è così. Il buon senso evidentemente non è una virtù marxista leninista. Invece, secondo la più mortifera tradizione della sinistra, i dirigenti di Rifondazione attaccano “il nemico” passando attraverso la drammatizzazione dei conti (ieri), la messa sotto accusa del suo direttore eretico (oggi) e attraverso l’allontanamento dei redattori disobbedienti (domani). Un film già visto e comunque molto brutto. Forse inevitabile. Forse è vero che dobbiamo tutti morire per poter risorgere. In questo caso il prossimo colpo è stato già deciso. Chissà se qualcuno avrà almeno il coraggio di prendersene la responsabilità.
10/10/2008
EUROPEE: MIGLIORE (PRC) A DILIBERTO. NO A LISTE COMUNI. detto
Da Repubblica.it
http://www.repubblica.it
Roma.
EUROPEE: MIGLIORE (PRC) A DILIBERTO, NO A LISTE COMUNI.
“Non so su quali basi il segretario del Pdci Diliberto fondi l’affermazione secondo cui alle prossime elezioni europee il Prc e il Pdci presenteranno liste comuni. L’area di ‘Rifondazione per la Sinistra’ esclude qualsiasi possibilita’ di unita’ dei comunisti per le prossime elezioni europee e chiede formalmente alla segreteria di Rifondazione di escludere a sua volta chiaramente questa ipotesi”. Lo dichiara Gennaro Mgliore a nome del coordinamento dell’area del Prc ‘Rifondazione per la Sinistra’.
(10 ottobre 2008)
EUROPEE; FERRERO, COM PDCI ? TROPPO TEMPO PERSO IN PAROLE. detto
http://www.espresso-repubblica.it
EUROPEE: FERRERO, CON PDCI? TROPPO TEMPO PERSO IN PAROLE
“La sinistra ha gia’ passato troppo tempo a discutere di come andare alle elezioni. Questo e’ il tempo di ricostruire l’opposizione, per ricostruire il rapporto con la nostra gente”. Cosi’ il segretario del Prc, Paolo Ferrero, replica al leader del Pdci, Oliviero Diliberto, che ha auspicato liste comuni alle prossime europee. “Poi penseremo – aggiunge Ferrero – a come andare alle elezioni, ma se passiamo il tempo a discutere di questo poi i voti non vengono”.
(AGI) (10 ottobre 2008 ore 18.10)
DILIBERTO AVEVA DETTO..... detto
Europee: Diliberto, faremo Una lista insieme al prc.
10 ottobre 2008 alle 17:34 — Fonte: repubblica.it
Una lista insieme a Rifondazione comunista alle prossime elezioni europee per superare lo scoglio dello sbarramento.
Il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto spiega ai cronisti a Montecitorio che il “testo base” per la riforma della legge elettorale per le europee, presentato dal relatore Giuseppe Calderisi (Pdl) in commissione Affari costituzionali alla Camera è “un abominio” e che “questa legge è uno scandalo europeo”. Il testo prevede l’abolizione delle preferenze e una soglia di sbarramento al 5% e proprio su questa misura Diliberto precisa: “Non credo sia un deterrente per noi. Sono convinto che faremo una lista con Rifondazione comunista e che ci sia lo spazio per superare ampiamente la soglia di sbarramento”. E poi sottolinea: “Io farei la lista comune anche se non ci fosse la soglia di sbasrramento”. E sulle liste bloccate? “Trovo che lo scippo, di questo elementare diritto dei cittadini di scegliere chi votare, sia uno scandalo”.
AGI
EUROPEE: FERRERO ( PRC), LISTA COMUNE ? SE PASSA SBARRAMENTO 5% VEDREMO. detto
Fonte: http://www.asca.it
Ma in giornata il segretario del PRC Ferrero era stato più possibilista:
EUROPEE: FERRERO (PRC), LISTA COMUNE? SE PASSA SBARRAMENTO 5% VEDREMO
(ASCA) – Roma, 10 ott –
Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, non esclude che se la riforma della legge elettorale per le europee dovesse passare con la soglia al 5% si potrebbe fare una lista comune a sinistra.
Un’ipotesi che stamane era stata prospettata dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto.
Richiesto di un commento in proposito, ”penso – ha detto Ferrero – che oggi sia il tempo di fare una lotta, tutti insieme, contro questa proposta di legge elettorale che e’ un vero e proprio colpo di Stato. Oggi, quindi, e’ il tempo di lottare per impedire questa legge. Se dovesse sciaguratamente passare discuteremo come andare alle elezioni”.
D – Diciamo che quella della lista comune e’ un’ipotesi che non esclude, che c’e’ una disponibilita’ di fondo? ”Semplicemente penso – ha risposto Ferrero – che non e’ il tema oggi in discussione. Oggi dobbiamo discutere come bloccare quella legge e come fare opposizione al governo.
Dopo discuteremo di quest’altra cosa, ma non oggi.
IL PRC SALA LIBERAZIONE MA..... detto
L’unità.
http://www.unità.it
Il Prc “salva” Liberazione, almeno per il 2008, ma chiede cambio di linea
Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, è salva. Almeno per il 2008. La direzione del partito, con voto unitario, «ha deciso di sottoscrivere un oneroso intervento di ricapitalizzazione della società per la copertura delle perdite già accertate al 31 agosto 2008. Tali perdite – si spiega – dopo solo 8 mesi di attività e prescindendo dalle modifiche della legge sul finanziamento dell’editoria, sono doppie rispetto ai 900mila euro già stanziati e versati dal partito per l’anno 2008». La direzione nazionale, si legge nel dispositivo finale, «dà mandato al tesoriere di chiedere al consiglio di amministrazione della società editrice di predisporre e proporre entro il mese di ottobre un piano di risanamento con il fine di assicurare la continuità delle pubblicazioni del quotidiano», definito «strumento indispensabile per il rilancio del progetto della Rifondazione comunista».
Nella nota, però, si precisa che il giornale deve essere «strumento indispensabile per il rilancio del progetto della Rifondazione comunista»: insomma, Liberazione deve essere espressione del progetto politico in cui si riconosce la maggioranza del partito, ovvero la linea Ferrero. Tradotto in altre parole, il rilancio del giornale potrebbe ripartire da un cambio di direzione, visto che l’attuale direttore, Piero Sansonetti, è accusato di non essere in linea con il progetto politico ed era stato lui stesso a invitare il partito a dire apertamente che lo si vuole sostituire.
Pubblicato il: 10.10.08
Roberto Brontolo detto
Adesso si capisce, o meglio si rende evidente, l’obiettivo di tutte le polemiche su Liberazione e le accuse ingiuste nei confronti dei suoi giornalisti: si vuole un giornale “addomesticato” e che sia la fotocopia del pensiero del segretario e della maggioranza uscita dal congresso.
“Fedeli alla linea” o a casa.
Continuiamo cosi……
MODENA: L'UNITA' DELLA SINISTRA PARTE DAI GIOVANI. detto
http://www.sinistra-democratica.it
A Modena, l’unità della Sinistra parte dai Giovani!
La Casa dei Giovani della Sinistra, costituita il 24 luglio del 2008, oggi prospera e vive al meglio le proprie esperienze sul territorio, coinvolgendo e suscitando notevole interesse nella cittadinanza modenese.
La Casa sorge e si erge come baluardo del pensiero critico giovanile, in controtendenza rispetto all’ informazione massificata, semplificata e impoverita da una nuova cultura della “spettacolarizzazione informativa” che svilisce sempre più le coscienze di tutti noi, colpendo soprattutto le giovani menti. La missione della quale si sente investita consiste proprio in questo, diffondere e facilitare l’accesso ad un dibattito interessato, a tutte le ragazze e i ragazzi che rappresentano il futuro del nostro paese. Questa associazione vuole rappresentare anche una doverosa risposta alle “domande di senso” e significato che provengono da un mondo giovanile che altrimenti rischia di perdersi nell’individualismo delle luci del sabato notte e dei format televisivi. I ragazzi e le ragazze di Sinistra Democratica e alcuni dei Giovani Comunisti (PRC) stanno lavorando in un clima di frenetico entusiasmo, con la convinzione che lo stesso percorso possa essere seguito anche in altre realtà d’ Italia, orgogliosi del fatto che proprio loro, i Giovani, siano stati i primi a risollevarsi dalla batosta elettorale per dimostrare che una sinistra unita, forte e plurale sarebbe possibile.
Numerosi sono stati gli illustri ospiti delle iniziative della Casa, tra gli altri hanno partecipato Ferruccio Capelli, Presidente della Casa della Cultura di Milano, Nichi Vendola, Governatore della Puglia, Gennaro Migliore e Pietro Folena del PRC, che hanno contribuito ad arricchire il dibattito sulle sorti della Sinistra italiana. Ma l’agire dell’ associazione non vuole avere come unico scopo quello culturale. Si sono svolti volantinaggi informativi davanti alle scuole di Modena e Provincia contro le linee di questo Governo sull’ istruzione, vi è stata l’ adesione e la partecipazione alla manifestazione promossa dalla CGIL del 27 settembre, si organizzeranno iniziative con la collaborazione dell’ UDI, per valorizzare la differenza di genere e riportare all’ attenzione i temi sui diritti della donna. Si organizzeranno poi, appuntamenti etnico-culinari per riaffermare la possibilità e il valore dell’ integrazione rispettosa e solidale.
Ciò dimostra come in un contesto privo di rivalità storiche, interessi di partito, colmo invece di voglia di fare e spirito critico, sia possibile ricostruire uno spazio sociale d’ aggregazione e confronto, utile a ristabilire un fruttifero rapporto con i cittadini e le istituzioni. I Giovani si mobilitano nell’ interesse del mondo i cui vivono e nel solco della tradizione culturale della Sinistra, attendono, dai partiti e dall’ associazionismo, segni del medesimo impegno.
(in allegato la Carta dei valori del Giovani della SInistra di Modena)
MODENA: L'UNITA' DELLA SINISTRA PARTE DAI GIOVANI. detto
http://lasinistrachevorresti.blogspot.cpm
sabato 26 luglio 2008
Casa dei Giovani della Sinistra di Modena
Carta dei Valori
1. La Casa dei Giovani della Sinistra nasce come luogo di incontro e discussione tra ragazze e ragazzi “under 30” che condividano richiami identitari e politici alla tradizione di sinistra. Si propone di avviare una attività di tipo culturale che serva a diffondere nel senso comune giovanile una prospettiva d’ analisi critica della società rispetto agli attuali canoni dell’ informazione massificata, attraverso approfondimenti tematici e appuntamenti di elaborazione politica. Vuole inoltre intervenire nel dibattito pubblico sul territorio per contribuire ad influenzare il processo decisionale politico.
2. La Casa dei Giovani della Sinistra è una autonoma associazione di uomini e di donne sorta secondo il principio della partecipazione libera e continua dei cittadini alla vita pubblica. Organizza la sua vita interna coniugando partecipazione deliberativa e rappresentanza, in vista di una riforma della politica da attuare strutturando anche i partiti secondo i valori e le regole del metodo democratico sancito dalla Costituzione.
3. La ragion d’ essere della Casa dei Giovani della Sinistra si richiama alla tradizione ideale della Sinistra che ha contribuito alla fondazione della repubblica democratica italiana, all’antifascismo e a valori della Resistenza e alle culture espresse dai movimenti femministi, pacifisti, ambientalisti, altermondialisti e dei diritti civili. L’obiettivo di contribuire ad un ampio processo unitario delle forze della Sinistra italiana rappresenta un motivo fondante di tale aggregazione.
4. La Casa dei Giovani della Sinistra ritiene fondamentale che l’esercizio di qualsiasi attività non prescinda mai dall’etica e dalla trasparenza. Il rilancio della questione morale oltre che un aspetto identitario, è un obiettivo da perseguire con determinazione.
L’ agire della Casa dei Giovani della Sinistra risponde alle seguenti considerazioni:
· Mai come ora si era esteso il mercato globale, mai come ora aveva dominato la merce. Mai l’umanità aveva visto crescere come ora il lavoro salariato e il lavoro intellettuale. Mai le reti di comunicazione erano state così sviluppate, consentendo a tutti di sapere di tutti, scoprendo così in piena luce l’ingiustizia, la disuguaglianza, la povertà, la violenza. Mai come ora i popoli hanno intrecciato tanto strettamente i loro destini. Mai prima d’ora l’economia aveva fatto tanto gravare sull’umanità la minaccia di una catastrofe ambientale. Lavoro, pace, libertà, laicità, sostenibilità sono i valori della nuova sinistra. Estendere le libertà individuali e i diritti di cittadinanza; affermare e diffondere la democrazia; mettere in valore la libertà e la differenza femminile; distribuire i benefici universali della conoscenza e della tecnica; ridistribuire secondo principi di equità la ricchezza e assicurare a tutte le donne e gli uomini del pianeta la libertà dal bisogno; sostituire la cooperazione internazionale alle politiche di forza; proteggere l’integrità della terra per le generazioni presenti e quelle future; contrastare le neoideologie tribali, razziste, etnocentriche, fondamentaliste sono i principi per i quali si batte la Casa dei Giovani della Sinistra.
· Nel corso dell’800 e del 900 la crescita dei capitalismi nazionali, pur attraversando drammatici conflitti, è stata accompagnata dallo sviluppo della democrazia e dello stato sociale. Il pensiero della libertà, il movimento di sinistra ispirato ai principi della democrazia, i movimenti anticolonialisti ne sono stati i principali attori. Ora è necessario un processo analogo su scala globale. Con lo sviluppo di istituzioni economiche che regolino il mercato, portino lo sviluppo là dove spontaneamente non arriva (a partire dall’Africa), contribuiscano a edificare una economia per tutti gli uomini, protagonisti e non sfruttati. Con l’edificazione di istituzioni politiche sovranazionali che prefigurino un governo democratico e solidale del mondo.
· Costruire la pace è il primo imperativo della politica mondiale. La guerra non è una soluzione, come dimostrano chiaramente gli eventi mediorientali. Per questo deve essere rilanciato il processo del disarmo. Il mondo è in pieno boom di spese militari, salite a oltre 1000 miliardi di dollari l’anno, la metà dei quali nel bilancio degli Usa. È ripresa la spinta verso la costruzione di nuove armi atomiche, chimiche, batteriologice. Una quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. L’uso della forza militare per fermare i conflitti, evitare il genocidio, mantenere la pace è legittimo solo quando è nell’ambito delle Nazioni Unite e della condivisione nella comunità internazionale. Questa legittimità deve essere accompagnata dalla capacità di prevenire i conflitti intervenendo sulle cause. La civiltà umana è una. Le culture diverse possono trasmettersi reciprocamente principi universalistici, come quelli della libertà delle donne e della democrazia, solo fuori dalle logiche di dominio e dallo spirito di guerra. La non violenza è un valore cui tendere.
· Deve essere pattuito nel mondo un nuovo inventario dei beni comuni dell’umanità, non disponibili per interessi privatistici o speculativi, e messi al riparo dall’egoismo e dall’avidità: a. beni comuni naturali: acqua dolce, mari e oceani, foreste, spazio; b. accesso di tutti ai medicinali e alle cure sanitarie; c. equa distribuzione del sapere, dell’informazione e della tecnologia. Gli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” indicati dalle Nazioni Unite, non possono essere accantonati.
· Nel nuovo secolo l’umanità deve affrontare la sfida più alta: quella, a popolazione ed economia crescenti, del progressivo esaurimento dei combustibili fossili e del riscaldamento del pianeta. Una tale sfida comporta radicali cambiamenti nella economia e nella società, ed un inedito salto tecnologico verso sistemi di risparmio energetico e verso nuove fonti rinnovabili e non inquinanti. Il tempo stringe e l’impresa richiede una organizzazione su larga scala dell’istruzione, della scienza, del modo di produrre, ed un gigantesco piano di investimenti. L’ecologia diventa parte essenziale di una sinistra moderna e dello stesso governo razionale del mondo.
· Scienza e conoscenza sono gli strumenti più formidabili che ha a disposizione l’umanità. Per il piacere della scoperta senza la quale non ci sarebbe storia umana, e per i benefici che porta con sé. In tutto il mondo c’è una esplosione degli investimenti in formazione e ricerca. È vero che quando la scienza produce tecnologia che sale verso le alte energie e scende nei meccanismi della vita, si pone la questione dei limiti e delle regole. Ma la libertà della scienza, conquistata faticosamente agli albori della modernità, è un valore irrinunciabile.
· Il pluralismo delle scelte etiche – individuali e comunitarie – è il cuore della libertà. Il principio della laicità dello stato, perciò, non è negoziabile: esso è la condizione primaria del pluralismo delle scelte, comprese quelle religiose. Sugli stili di vita dei cittadini e sull’autonomia di scelta delle persone non possono gravare obblighi di stato. Sessualità, procreazione, relazioni familiari si confrontano liberamente in una società ospitale per tutti.
· Le forze di sinistra rappresentano il lavoro su scala globale. Il diritto al lavoro costituisce la base stessa dei diritti umani. L’obiettivo storico di una occupazione buona, piena e stabile per tutti non è tramontato. In Occidente i caratteri del lavoro sono profondamente cambiati. Siamo di fronte ad una moltitudine di lavori, più flessibili. Ma l’esistenza di un esercito industriale di riserva (lavoro nero, lavoro precario, lavoro degli immigrati sotto pagati), il crescente divario di potere tra l’impresa e il lavoratore, il crescente divario di reddito tra management e lavoro dipendente, non dipendono dalla tecnica. Essenziale è garantire una forte rappresentanza sindacale e una forte rappresentanza politica dei lavoratori di ogni livello. Il corporativismo soffoca le energie della società. Le forze di sinistra affermano l’universalità dello stato sociale, nella sanità, nell’istruzione, nella previdenza, nella assistenza. L’evidente necessità di un “nuovo welfare”, più rivolto alla persona, più efficiente e fiscalmente sostenibile, non comporta lo “stato minimo”. E se l’azione diretta dello stato può essere in determinati casi sussidiata dal settore privato, dal volontariato e da no-profit, i compiti fondamentali restano non delegabili. Resta vitale, per lo sviluppo della società e per la lotta alle disuguaglianze, una riaffermazione della scuola pubblica di qualità come strumento per la formazione di tutti. Nell’economia sociale di mercato l’impresa, che ha un ruolo essenziale, deve formarsi alla cultura della sua responsabilità sociale.
Pubblicato da Alessio Pedrazzi a 3.08.2008
Marco Renzini. detto
Siamo in grado di aprire altre nuove pagine elettroniche ?
O ci siamo fermati a Spinaceto ?
Ciao a tutti.
Seguono notizie.
PISA, 23-24 OTTOBRE: due giorni per la sinistra detto
http://www.rifondazioneperlasinistra.it
14 Ottobre 2008
Pisa, 23-24 ottobre: due giorni per la sinistra
In provincia di Pisa una due giorni per la sinistra. Non una “classica” festa, ma due giorni
con due tipologie di iniziative in due luoghi differenti. Il primo appuntamento è quello di Cascina e vedrà un dibattito verso il processo costituente e la presentazione dell’associzione nazionale “Per la Sinistra”. Il confronto avviene dove già è operante un coordinamento delle forze della sinistra sia a livello politico che istituzionale. Il secondo appuntamento è un momento di socializzazione e aggregazione in un comune dove da più di un anno e mezzo è attivo il gruppo consiliare della Sinistra unita per Buti, che vuole essere un momento di ritrovo e di aggregazione (anche grazie a una vera e propria casa dei popoli, come il circolo Arci Primo Maggio). E’ un contributo fattivo e concreto che l’area politico-culturale di Rifondazione per la Sinistra di Pisa vuole dare al processo costituente di una nuova soggettività della sinistra italiana.
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VERSO LA COSTITUENTE
due giorni per la sinistra
Il contributo di Rifondazione per la Sinistra di Pisa
CASCINA, giovedì 23 ottobre 2008 – ore 21,30
Sala del Consiglio Comunale, Corso Matteotti
DIBATTITO
Marco FUMAGALLI, sinistra democratica
Franco GIORDANO, rifondazione per la sinistra
Marco MONTEMAGNI, unire la sinistra
BUTI, venerdì 24 ottobre 2008 – ore 20,00
Circolo ARCI “Primo Maggio”
CENA
partecipa
Patrizia SENTINELLI, rifondazione per la sinistra
(costo 20 euro) per prenotazioni: Massimiliano 349-8026226; Dario 329-2325689
Rifondazione per la sinistra
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URAS: LIBERAFESTA, 17-18 ottobre detto
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14 Ottobre 2008
17-18 ottobre, Liberafesta ad Uras
Parte ad Uras (OR) la Liberafesta, che quest’anno avrà come tema: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro?
Il giorno 17 p.v. nei locali dell’ex palazzo civico di Uras, in via Roma, si terrà un dibattito dal titolo “Lavoro e prospettive territoriali del territorio” tra gli interventi sono previsti quelli di : Alessandro Vinci, capogruppo PRC SE provincia di Oristano, Velio Ortu, assessore provinciale del Medio Campidano, Salvatore Marino, assessore provinciale di Sassari, Mario Tendas capogruppo PD provincia di Oristano, Stefano Figus coordinatore provinciale IDV, Giampalolo Lilliu, segretario provinciale CGIL Oristano, al dibattito parteciperà l’assessore regionale al lavoro Romina Congera.
Si è pensato di svolgere il dibattito sul tema del lavoro poiché in questo momento di crisi produttiva e di sviluppo la Sardegna pare essere una delle regioni dove l’attenzione sul tema del lavoro è sicuramente più alta e, l’attuale giunta regionale sta mettendo un impegno massimo nel migliorare la situazione lavorativa, però ancora molto c’è da fare e programmare ed è fondamentale ch e dai territori si alzino voci di critica costruttiva, di suggerimenti e di buone prassi magari già attuate, per questo il nostro dibattito vede l’importante presenza di due assessori provinciali al lavoro che tanto hanno fatto e fanno per dare un segnale forte nel loro territorio, un dibattito quindi il nostro che vuole che vuole dare un segnale politico forte, ovvero quello che insieme si può ed insieme si deve lottare per nuove prospettive di sviluppo.
Al latere del dibattito saranno raccolte le firme per il referendum abrogativo del “LODO ALFANO”
E come ogni festa comunista degna di essere nominata tale, il giorno seguente, in località Taraxi si esibiranno i Tuttoaduntratto, altri gruppi e i RATAPIGNATA.
Allegati: rifond locandina.jpg [ ]
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Rifondazione per la sinistra
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ROMA, 22 OTTOBRE: ACCORDI SEPARATI, UN BOOMERANG. ? detto
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14 Ottobre 2008
Roma, 22 ottobre: accordi separati, un boomerang?
Focus di discussione promosso dalla costituenda Associazione di politica sociale e culturale per il lavoro
, con il patrocinio del CRS, dal titolo “RAPPRESENTANZA SINDACALE, SISTEMA CONTRATTUALE, DETERMINANTI DEL SALARIO”
Roma 22 ottobre 2008, ore 15.30
Sala della Pace, Provincia di Roma
Palazzo Valentini
Via IV Novembre 119/a
Presiede Mario Tronti Presidente del CRS
Giovanni Naccari: la costituenda Associazione
Piergiovanni Alleva – Università di Ancona: introduzione al tema
Tavola rotonda
Loris Campetti – il Manifesto – moderatore
Alfonso Gianni – Sottosegretario Governo Prodi
Alfiero Grandi – Sottosegretario Governo Prodi
Enrico Panini – Segretario Confederale CGIL
Gianni Rinaldini – Segretario Generale FIOM-CGIL
Dibattito a seguire
Occorre prendere atto dell’estremo stato di inaffidabilità, di mancanza di regole, di inefficienza e anche di pericolosità per il benessere di milioni di lavoratori cui è pervenuto il sistema delle relazioni sindacali e delle fonti di produzione delle norme collettive.
I tre lustri che ci separano dall’accordo del luglio ’93 hanno prodotto una definitiva usura del metodo e del sistema di relazioni industriali, che quell’accordo inaugurava.
Il riproporsi di contratti separati, nell’inesistenza di adeguati verifiche di rappresentatività e misure di verifica della effettiva rappresentanza ha ormai reso impraticabile, con l’incrociarsi di prevaricazioni, di polemiche, di ultimatum, e di ribellioni, il prezioso ambito che la Costituzione garantisce all’esplicazione dell’autonomia collettiva e, nei contenuti, l’ha resa incapace di garantire ai lavoratori condizioni di benessere.
I lavoratori italiani hanno sulla carta i sindacati più potenti di Europa, ma i più bassi salari europei e un mercato del lavoro fonte di precarietà e di ingiustizie.
Occorre, allora, risalire questa china, fissando i muri maestri di una costruzione del modo di essere e funzionare dell’autonomia contrattuale collettiva, dialetticamente intrecciata col disposto legislativo, che coniughi democrazia ed efficacia nel perseguimento di obiettivi di giustizia sociale.
La riflessione e la discussione vertono, dunque, su possibilità e caratteristiche di un tale progetto.
Rifondazione per la sinistra
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MACERATA: ASSEMBLEA CON GIORDANO PER AVVIARE LA COSTITUENTE DELLA SINISTRA. detto
Da liberazione
MACERATA: GIORDANO,ASSEMBLEA PER AVVIARE IL PROCESSO COSTITUENTE DELLA SINISTRA.
“Tagli a sanità, scuola ed enti locali; diritti democratici e civili offesi; fare opposizione al governo delle destre: avviare il processo per la costituente della sinistra”, oggi, alle 21.15 alla sala comunale in via Verdi a Macerata . Intervengono Franco Giordano, Francesca De Vittor, Andrea Fazzini, Francesca Marchetti, Massimo Montali, Alessandro Palestrini, Matteo Pintucci, Antonietta Trillini.
GIANNI FAVARO: TORINO, LE SFIDE DELLA SINISTRA. detto
Potreste, per favore, aprire una pagina di discussione e di dibattito su Torino e Piemonte ?
L’opportunità per farlo potrebbe questo interessante intervento di Gianni Favaro, ripreso da http://www.rifondazioneperlasinistra.it
16 Ottobre 2008.
Torino: le sfide della sinistra
Scritto da Gianni Favaro
La prima crisi dell’auto ha colpito Torino nell’ultimo decennio, trascinandosi appresso o stimolando una quantità di altre fibrillazioni economiche e sociali. Ora, dopo il troppo breve rilancio gestito dall’attuale gruppo dirigente della Fiat, l’industria automobilistica nel suo complesso (e con essa l’unica marca italiana) sembra riprendere una sorta di declino storico e nel nostro specifico di distacco dalla città come testimonia lo stillicidio di chiusure di piccole e medie fabbriche, quasi tutte operative nell’indotto dell’auto.
Ora si aggiunge la crisi finanziaria mondiale che sembra mettere una pietra tombale sulle fondazioni bancarie e sul ruolo che da sempre a Torino esse hanno avuto nella politica cittadina. Dagli investimenti immobiliari, alle grandi opere, alle politiche culturali tutto è passato nei salotti buoni che affiancano l’industria del denaro gestita senza troppi complimenti dalle banche. Ora tutti i nodi nascosti e drogati in ultimo dalle risorse investite per le Olimpiadi, stanno venendo al pettine di un bilancio economico che lascia il Comune in rosso fuoco, costretto a tagliare i servizi sociali, svendere servizi pubblici e privatizzare aziende pubbliche strategiche.
Non c’è giorno che in qualche fabbrica, in qualche cantiere o in qualche scuola non ci sia uno sciopero, una mobilitazione, un’agitazione di protesta. La stessa manifestazione del 4 ottobre contro il disegno di legge sulla scuola del governo Berlusconi, è stata così imponente da stupire gli stessi organizzatori.
Qualunque osservatore attento mettendo insieme i vari pezzi del mosaico capirebbe che non sono casi isolati, episodi casuali o fenomeni limitati: si tratta di una prima reazione spontanea e di massa che viene soprattutto degli strati più popolari, una reazione alla crisi e alla insicurezza economica e sociale che la società subisce. Qualunque osservatore che davanti gli occhi non avesse soltanto sciocche e farisaiche certezze ideologiche, capirebbe che non basta stare in quei movimenti sociali con le proprie bandiere per “fare egemonia”, così come non è sufficiente essere una sorta di San Vincenzo rossa per organizzare gli sfruttati e gli oppressi.
Ecco: qualunque osservatore dotato di un minimo di obbiettività sì che capirebbe, ma non l’attuale Prc ovvero il suo gruppo dirigente melting-pop. Da settimane grandi e piccoli di questa confederazione di minoranze sono impegnati a indottrinare se stessi sul “partito sociale”, in un turbinio di riunioni interne e interne discussioni. Un partito che dal congresso ad oggi non ha nemmeno promosso una iniziativa di riflessione e discussione sulla “fase politica” se non quelle autonome dei Giovani Comunisti, che non ha impostato alcuna iniziativa pubblica, un partito che nel suo 50% o poco più, è stato soltanto capace in tutti questi mesi di dedicarsi a consolidare gli equilibri interni ai gruppi dirigenti. E con un esito sinceramente non brillante.
Ripensare a tutto questo è necessario per spiegare non solo quella deriva impressionante del vertice del partito, ma anche e soprattutto perché molte compagne e compagni non si siano fatti tentare dall’andarsene altrove, ma abbiano deciso di agire. Certo la prima azione resta il tentativo, purtroppo sempre meno convinto perché sempre più contrastato, di riportare il Partito dentro le dinamiche sociali. Accanto però stanno nascendo molte iniziative locali per costruire nuovi luoghi di riflessione e di ascolto, di discussione, di progettazione, di riorganizzazione, di una sinistra che ritrovi l’autorevolezza di interloquire con chi oggi si sta spontaneamente mobilitando. Si tratta di cose anche piccole che spesso rimettono soltanto insieme quello che già si era spontaneamente mobilitato per la Sinistra l’Arcobaleno: consiglieri comunali che si coordinano e si unificano in gruppi unici della sinistra, comitati per la costituente, coordinamenti di zona.
Così sta accadendo anche nel Consiglio provinciale di Torino dove un consigliere e un assessore del Prc, un consigliere del Pdci e tutto il gruppo di Sd stanno dando vita al gruppo della “Sinistra per la Costituente”. Da questo nucleo nasce il confronto con un largo gruppo di compagne e compagni di varie provenienze politiche, sindacali e di movimento (quelli che diedero vita a Torino dopo la sconfitta elettorale alle giornate del “Sinistra Pride”), per dar luogo a iniziative di ascolto e sostegno del movimento per la scuola, per studiare e proporre soluzioni alla crisi economico-produttiva, per discutere e prender posizione sulle grandi opere, sulle politiche del territorio e su quelle ambientali. Si pensa anche a come approcciare alle prossime elezioni amministrative e se darsi un’organizzazione stabile anche attraverso il sostegno alla associazione per la sinistra che è stata annunciata nazionalmente.
Sono ancora piccoli passi, soprattutto se guardiamo alla dimensione dei problemi e al baratro nel quale siamo precipitati dopo la sconfitta elettorale di Aprile, ma sono quei passi che possono portarci fuori dalle secche identitarie, o ancor più dalla marginalità che il bipolarismo ci vuole assegnare.
C’è un punto che però segna la stragrande maggioranza degli interventi che si possono ascoltare nelle tante riunioni aperte di questo ultimo periodo: questo sforzo massiccio che in tanti si sta facendo, ha senso soltanto se serve a costruire un nuovo soggetto che possa rappresentare un reale progetto politico alternativo, un progetto che includa e organizzi quelle compagne e compagni che hanno investito tempo e speranze.
Se così non fosse, se la pura paura di sbagliare o peggio ancora cinici calcoli di parte prevalessero, ritardassero un processo di coinvolgimento e valorizzazione di questi percorsi locali, ci si avvierebbe verso un nuovo, ulteriore fallimento, probabilmente anche l’ultimo della nostra grande, importante storia.
Rifondazione per la sinistra
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GIANNI FAVARO:TORINO LE SFIDE DELLA SINISTRA detto
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NICHI VENDOLA: VI DICO CHI SONO I NEMICI DI SAVIANO detto
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Vi dico chi sono i nemici di Saviano
di Nichi Vendola
Questo ragazzo del Sud, scuro di pelle e con gli occhi inquieti, con quello strano connubio di forza e debolezza che si intuisce già nella sua corporeità, con quel magnetismo che mescola calda vitalità e una malinconia ineffabile. Lo sento sempre così sincero, così impetuoso nei pensieri e nelle emozioni che traduce in scrittura cristallina, in minuziose inchieste sull’indecenza del vivere e del morire nei medioevi post-moderni delle mafie, in pagine aspre e di rara passione (che in questo caso è davvero sostantivo del verbo patire), in documenti di grande letteratura civile. Roberto Saviano è questo ragazzo di meno di trent’anni, meridionale e mediterraneo, che ha realizzato il sogno di ogni ragazzo per accorgersi subito dopo che quel sogno era diventato un incubo. Il sogno di poter fare un lavoro bello e importante, nel suo caso scrivere libri, e il suo allucinato e bellissimo “Gomorra” è diventato addirittura un best-seller planetario. Ma quel libro ha aperto la porta del terrore, ha portato luce dove da sempre aveva vinto il buio, ha narrato il “romanzo criminale” dei Casalesi e dei loro faccendieri, dei loro killer, dei loro impiegati, dei loro interlocutori economici, dei loro protettori istituzionali. Ha squadernato la “banalità del male” della camorra tra Napoli e Caserta, penetrando con forza documentaristica nelle viscere di quella burocrazia dell’onnipotenza criminale che stringe affari e stringe cappi al collo, che fa strage di appalti e fa strage di essere umani con la stessa disinvolta velocità. Il mondo si è improvvisamente accorto della camorra, di un crimine che è radicato negli interstizi più riposti e negli organi vitali della metropoli partenopea, che comanda traffici illeciti di droga e di rifiuti e di qualunque tipologia merceologica inclusi i defunti che sono lottizzati nella rete micidiale delle pompe funebri. Cosa Nostra era stata ciclicamente al centro dell’attenzione dei mass-media, oggetto di raffigurazione letteraria e cinematografica, questione dibattuta nell’arena nazionale ed internazionale.
Invece sulla ndrangheta calabrese e sulla camorra campana ha dominato sempre una sorta di distrazione collettiva, o una forma speciale di omertà programmatica, con l’attitudine a ridurla alle cronache locali di violenze arcaiche. Poi questo ragazzo del Sud, raccogliendo il testimone di generazioni di militanti della legalità, ha trovato una cifra narrativa che ha sfondato il muro di gomma plurimo dell’indifferenza, del cinismo, del folclore giustificazionista. Ha acceso una torcia nella notte opprimente dei boss, di questi giganti del nulla, maschietti gonfi di cocaina e ubriachi di potere, in contesa permanente gli uni con gli altri, abitanti frenetici di un pianeta in cui la vita vale meno di uno starnuto, in cui il diritto è surrogato dallo storto, l’empietà scandisce la gestualità quotidiana di chi allunga e allarga traffici e dominio nel nome di una sotto-società educata al “mordi e fuggi” della ricchezza facile, della ricchezza predatoria, della ricchezza svuotata di qualsivoglia contenuto di bellezza, di giustizia, di umanità. Il successo ha comportato, per Roberto, una condanna a morte, una vita prigioniera di caserme e scorte, la fine immediata di una vita normale. Conosco cosa significa. Leggendo le parole di Saviano che pensa di lasciare l’Italia mi sono sentito oppresso. Chi non conosce la solitudine, quel tipo di solitudine, non può capire. Non è colpa dei clan, dei Casalesi, della camorra: loro devono minacciare e uccidere, così esercitano la loro peculiare egemonia culturale e militare. Sono quelli che pensano che sei un esibizionista, che hai sfruttato brutte storie per fare quattrini, che ti sei arrampicato su quell’albero lurido e avvelenato soltanto per svettare. Loro è una colpa grave, nostra è una responsabilità non occultabile. Sono quelli che, galleggiando nella melma del cattivo “buon senso” e dei più vieti luoghi comuni, ti regalano la peggiore delle condanne: appunto una estrema, indicibile solitudine, quella che mette in apnea un’età, un’esistenza nata per cantare la libertà, un corpo che voleva solo danzare la vita. Siamo tutti riscattati dal coraggio di questo ragazzo del Sud. Siamo tutti sconfitti dalla sua stessa inevitabile tristezza. Per questo, per me, per tutti noi, vorrei abbracciare Roberto e sussurargli, con pudore, di non andare via.
da Liberazione
15 ottobre 2008
FRANCESCO CAPRIGLIA: CARO NICHI..... detto
http://www.nichivendola.it
Fra il sogno e la realtà.
Caro Niki,
il mondo sta cambiando molto velocemente e l’Italia ancora di più, a causa
del ritardo accumulato sotto la ‘tutela’ statunitense.
Il mondo politico del nostro Paese è invece vittima di una paralisi
imbarazzante, grazie alla quale i furbi fanno man bassa.
Soprattutto a sinistra (che certo non annovera al suo interno forze
progressiste), si assiste ad un deficit di idee, prospettive, motivazioni,
etc., che tutte insieme forgiano un pensiero che possa dirsi politico.
Questo, a mio modesto avviso, ha causato l’isolamento di cui sei vittima,
non nonostante i pregevoli risultati raggiunti dalla tua politica, ma
proprio a causa di essi. Il tuo pensare e agire politico non possono godere dell’ospitalità di alcuna casa, nè dall’intonaco rosso nè rosa (e comunque antico).
Sono stato entusiasta di sostenerti attraverso uno dei tanti Comitati che
tante speranze accese, ma sono avvilito dall’inettitudine che gli stessi
hanno dimostrato dopo la tua elezione.
La disillusione e l’emigrazione in Padania mi hanno poi impedito di
realizzarmi nella mia terra e la frustrazione e il dolore rappresentano oggi
il piatto su cui poggia il mio pane quotidiano.
La costruzione di una nuova casa è ormai improrogabile, ma questa volta
senza muri. Un grande open space che accolga semplicemente i Liberi
Cittadini che hanno ancora la testardaggine di credere in un futuro
migliore.
Sta a te! Io non sono che un povero ‘pirla’, ma se potessi tornare nella mia
terra per riprendere a sognare, lo farei.
Fra il sogno e la realtà c’è di mezzo solo la volontà.
Francesco Capriglia
Caro Francesco
la tua lettera mi fa venire la pelle d’oca perché coglie dei punti salienti e dolenti. È vero, c’è un’afasia a sinistra, sia in quella componente che ha chiuso definitivamente con la storia del movimento operaio, sia in chi pensa di barricarsi in fortini identitari e minoritari. Io non mi sento isolato Francesco: è di un altro isolamento che ho paura. Dell’isolamento dai bisogni, del distacco dalla vita reale, del congedo dal prefigurare un futuro a cui la politica di sinistra potrebbe andare incontro. Stiamo provando, come forse saprai, a costruire una sinistra aperta, nuova, moderna; lo abbiamo fatto lo scorso 27 settembre a Roma proponendo un’associazione che, a partire dalla nostra area politico culturale, dia gambe e volto a una sinistra capace di trasformare il mondo, all’altezza del tempo presente. In Puglia, con tanti sforzi, stiamo raggiungendo risultati significativi, portando avanti iniziative pionieristiche e virtuose. Spero che tu, forte di esperienze e saperi, possa ritornare nella tua regione per contribuire a ridefinirne, in positivo, il volto.
Buona fortuna
Nichi Vendola
PIERO SANSONETTI: CARO PRC, ANDIAMO OLTRE....... detto
Da LIBERAZIONE del 17 ottobre 2008
http://www.liberazione.it
Restare fermi a difendere quel che è rimasto di se stessi è inutile e suicida
Caro Prc, andiamo oltre…
Piero Sansonetti
Io penso che la sinistra italiana abbia una sola speranza di sopravvivere, di riprendere il suo cammino, cioè di tornare a fare politica: “andare oltre”.
Cosa vuol dire? Vuol dire non fermarsi alla difesa delle proprie certezze e delle poche casematte non ancora rase al suolo. Penso che se la sinistra si accontenta di difendere se stessa – o il residuo di se stessa – è condannata alla scomparsa, alla resa.
Voi sapete benissimo che usando questa espressione (“andare oltre”) sollevo una polemica. “Andare oltre” è una espressione che Liberazione adoperò più di un anno fa, all’inizio dell’estate 2007, in un famoso titolo di prima pagina, per proporre la formazione di una nuova forza politica della sinistra, più larga e complessa dei partiti di allora (che poi sono gli stessi di adesso). La proposta fu respinta con un certo sdegno. Si decise, come ricordate, per una alleanza elettorale che non scalfisse l’organizzazione dei partiti.
L’altro giorno Claudio Grassi, cioè uno degli esponenti più prestigiosi dello schieramento che ha vinto il congresso di Rifondazione, è tornato a polemizzare con noi proprio con un articolo su Liberazione . Ha scritto: «La sinistra italiana si regge in larga misura sul ruolo e sull’iniziativa dei comunisti… quel lungo corteo ( il corteo dell’11 ottobre ndr) va preso molto sul serio… accantonando una volta per tutte la velleità controproducente, irragionevole, dell’”andare oltre” e del costruire una “sinistra senza aggettivi”» .
Non sono affatto d’accordo con Grassi. Penso che la sua – se mi permettete la battuta – sia una posizione “tolemaica”. Cioè che pone la terra al centro dell’universo e si rifiuta di capire – come capitò alla Chiesa cattolica – che non è più così, che Galileo ha ragione, che la terra esiste, è importante, ma non è il tutto e non è centrale.
Il rifiuto di andare oltre, la paura di uscire all’aperto – dopo una sconfitta effettivamente terribile come è stata la sconfitta elettorale di primavera – temo che possa portare solo alla paralisi, alla rinuncia, alla sostituzione della politica con l’autocontemplazione. Se non voglio più andare oltre, se rinuncio all’obiettivo della trasformazione – per come vedo io le cose – è come se rinunciassi all’orizzonte, e quindi alla possibilità di crescere, di vincere, persino di combattere. Se non aspiro ad andare oltre – credo – non aspiro più a fare politica.
Cosa vuol dire andare oltre? Rinunciare alle proprie radici, alla propria storia, al comunismo? Non vuol dire rinunciare né alla storia né alle radici. E neppure alla forza indiscutibile di alcuni punti di vista, che sono quelli che danno senso alla sinistra, perché sono più solidi, più forti dei punti di vista moderati. Il comunismo però, se diventa la bandiera di una cittadella assediata e niente di più, finisce con l’assumere un valore conservatore. Diventa “comunismo di destra”. Credo che spesso nella storia del movimento operaio sia esistito un comunismo di destra, che frena il rinnovamento e contiene la carica radicale della sinistra. Credo che nel Pci sia stato comunismo di destra quello amendoliano, per un lungo periodo, e quello cossuttiano. Che tendevano a legare il partito all’Unione sovietica, e alle sue barbarie, e lo rendevano in questo modo subalterno al centrosinistra in Italia. Il comunismo di destra, in quegli anni, era filosovietico e filogovernativo, non condannava l’imperialismo russo e sosteneva una politica di accordi e compromessi in politica interna.
Io temo che oggi il partito più importante della sinistra, e cioè Rifondazione, rischi di tornare a chiudersi in una idea di difesa della fortezza, in cui l’unica cosa che conta è la propria sopravvivenza e la sopravvivenza delle proprie bandiere e della falce e martello. E io temo che se fa così è perduto.
Non mi pare che ci sia altra via percorribile se non quella di ripartire da zero. Cioè di ricostruire il punto di vista della sinistra e la possibilità che questo punto di vista conti, produca frutti, cioè entri nella battaglia politica. Ripartire da zero vuol dire rinunciare alla ripetizione delle proprie certezze novecentesche. E’ un ripudio del comunismo? Personalmente da molti anni non mi considero più comunista, ma questo non mi impedisce di lavorare e combattere a fianco dei comunisti e addirittura di dirigere un giornale che si definisce comunista. A condizione che non si pensi per dogmi. Che si capisca che il marxismo, che è una gigantesca teoria politica, non è più sufficiente. Sia perché non ha saputo sciogliere alcuni nodi che oggi vediamo quanto siano decisivi (il rapporto tra Stato e potere, tra Stato e libertà, tra uguaglianza e libertà), sia perché questo suo difetto ha portato a tragedie gravissime in molte parti del mondo, sia perché ha costruito tutto su una sola ipotesi di contraddizione (quella tra capitale e lavoro) ignorando altre contraddizioni, che nel XX secolo si sono affermate come monumentali cotraddizioni, e cioè quella di sesso, tra uomo e donna, quella ambientale, tra produzione e natura e altre ancora.
Andare oltre vuol dire esattamente questo. Convincersi che non potrà più esistere una sinistra capace di “egemonia” se non saprà rispondere alla crisi del capitalismo senza farsi imbrigliare negli schemi del capitalismo. Ho seguito nei giorni scorsi il dibattito aperto da Rossanda Rossanda sul manifesto , e ripreso da Bertinotti, dal quale è emerso lo stupore per una sinistra muta di fronte all’epocale crisi di questi giorni. Condivido lo stupore (e dico anche al Prc che non riesco a capire come, in questi frangenti, si possa affidare la propria immagine politica al referendum, secondo me insensato, contro il Lodo-Alfano…). E tuttavia mi pare che anche le risposte di Rossanda e Bertinotti siano insufficienti. Penso anch’io che bisogna rilanciare il ruolo dello Stato in economia, e penso che abbia ragione Fausto a porre con drammaticità la questione del lavoro. Io però – scandalosamente – non sono affatto convinto che si possa riprendere il “discorso” sulla sinsitra dalla semplice conferma del lavoro come tema centrale. Sempre di più mi convinco che una sinistra del XXI secolo deve rinunciare ad avere un centro. Deve essere plurale (e non solo pluralista) perché costruita su un pensiero plurale, che pone i grandi temi e gli interrogativi giganteschi, di sistema, posti dal femminismo e dall’ambientalismo, sullo stesso piano dei temi del lavoro. Non penso che sia possibile costruire un progetto di alternativa, che davvero si ponga in competizione con il capitalismo, se non si ha l’ambizione di realizzare una critica profonda e completa di tutti i poteri, del mercato, delle relazioni tra donne, uomini, denaro, produzione, potenza e ambiente. Ho l’impressione che limitarsi a ripartire dal lavoro sia una scorciatoia che però si avvita su se stessa e non ci porta “oltre”, ci riporta indietro.
17/10/2008
SARDEGNA, URAS: LIBERAFESTA detto
Da LIBERAZIONE
Sardegna: Uras
“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro?” LiberaFesta oggi e domani, organizzata dal circolo S. N. Arcidano-Uras. Oggi all’ex Palazzo civico in via Roma a Uras (Or) , il dibattito “Lavoro e prospettive territoriali del territorio” con Alessandro Vinci, capogruppo alla Provincia; Velio Ortu, assessore alla Provincia del Medio Campidano; Salvatore Marino, assessore alla Provincia di Sassari; Mario Tendas, Pd; Stefano Figus, IdV; Giampaolo Lilliu, Cgil; Romina Congera, assessore regionale al Lavoro. Inoltre, raccolta firme per il referendum abrogativo del Lodo Alfano.
17/10/2008
GIANNI FAVARO: TORINO, LE SFIDE DELLA SINISTRA. detto
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nonviolento detto
Purtroppo sono ancora afflitto da tosse, asma e febbre posso dedicare molto poco al blog, la mia idea sarebbe quella di raccogliere in una pagina ad hoc tutte le notizie vecchie e recenti che si riferiscono a iniziative per la sinistra, ma scusatemi non ho la froza per poterlo fare, troppi giorni di antibiotici mi hanno ridotto a pezzi, senza contare che essendo un precario e quindi poco garantito sono stato assente un solo giorno, ferie, e nonostante la malattia vado al lavoro, per fortuno sono part time, altrimenti sarei già crepato. Ho una nuaova notizia, un altro passetto verso La Sinistra sabato a La Spezia si terrà una assemblea sulla “crisi economica” e “le prospettive della sinistra”. Organizzata da RPS e SD, con la presenza del compagno Zipponi, a questa prima iniziativa ne seguiranno delle altre, e stiamo programmando la creazione di 4 0 5 case della sinistra sparse per la provincia. Appena mi arrivano per posta pubblicherò manifesto e volantino dell’inziativa. Torno a letto, un abbraccio a tutti/e.
CASALE MONFERRATO: VIA ALLA ASSEMBLEA COSTITUENTE. detto
Fonte:Fabio Lavagno
Comunicati Stampa: Sinistra Casalese si avvia all’Assemblea costituente.
Casale Monferrato 15 ottobre 2008.
Sinistra Casalese da più di un anno unisce le esperienze dei partiti della Sinistra (Sinistra Democratica, Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista) a quelle della società civile e dell’associazionismo così vivo nel panorama cittadino. Attraverso percorsi condivisi e convergenti si è organizzata con propri coordinamenti politici ed amministrativi, dotandosi di una sede comune e nello scorso settembre organizzando una riuscita festa; distinguendosi come una delle realtà più avanzate sul piano dell’unità a sinistra a livello nazionale.
Il Coordinamento dei promotori della Sinistra Casalese, riunitosi martedì 14 ottobre, dopo aver predisposto bozze di statuto e simbolo, ha convocato per domenica 9 novembre alle ore 9,30 presso il salone “Virtus” la propria Assemblea Costituente. All’ordine del giorno dell’Assemblea saranno l’approvazione dello statuto, del simbolo, del programma politico e degli organismi dirigenti.
Martedì 21 ottobre presso la sede di Via Lanza 116 alle ore 21,00 si svolgerà un’altra riunione del Coordinamento aperta a chi vorrà confrontarsi liberamente per discutere delle linee guida del programma su cui impegnarsi a livello cittadino.
Sulle iniziative e contributi al dibattito dell’organizzazione è possibile utilizzare il blog:
http://sinistracasalese.wordpress.com/
SINISTRA CASALESE SI AVVIA ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE. detto
http://sinistracasalese.wordpress.com/
Sinistra Casalese si avvia all’Assemblea costituente
Pubblicato da sinistracasalese Ottobre 15, 2008
Sinistra Casalese da più di un anno unisce le esperienze dei partiti della Sinistra (Sinistra Democratica, Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista) a quelle della società civile e dell’associazionismo così vivo nel panorama cittadino. Attraverso percorsi condivisi e convergenti si è organizzata con propri coordinamenti politici ed amministrativi, dotandosi di una sede comune e nello scorso settembre organizzando una riuscita festa; distinguendosi come una delle realtà più avanzate sul piano dell’unità a sinistra a livello nazionale.
Il Coordinamento dei promotori della Sinistra Casalese, riunitosi martedì 14 ottobre, dopo aver predisposto bozze di statuto e sombolo, ha convocato per domenica 9 novembre alle ore 9,30 presso il salone “Virtus” la propria Assemblea Costituente. All’ordine del giorno dell’Assemblea saranno l’approvazione dello statuto, del simbolo, del programma politico e degli organismi dirigenti.
Martedì 21 ottobre presso la sede di Via Lanza 116 alle ore 21,00 si svolgerà un’altra riunione del Coordinamento aperta a chi vorrà confrontarsi liberamente per discutere delle linee guida del programma su cui impegnarsi a livello cittadino.
SARDEGNA; INIZIATIVE CON BERTINOTTI E MIGLIORE. detto
Partito della Rifondazione Comunista – Sassari (Sardegna)
Circolo ILARIA ALPI
circoloilariaalpi.ss.it
Sardegna: Verso il Congresso regionale PRC-SE
Giovedì 16 Ottobre 2008
In vista del Congresso Regionale di Novembre, PRC-SE organizza due convegni regionali sulle questioni dell´Autonomia (24 ottobre) e della nuova Rinascita (18 ottobre).
Si tratta di due iniziative importantissime sulla base delle quali si costruirà la piattaforma politica e programmatica del Partito in Sardegna.
Convegno regionale “LA NUOVA RINASCITA”
Lavoro e sviluppo di qualità sociale.
Nuoro, 18 ottobre 2008 – Biblioteca Satta ore 16.00
Apre Luciano Uras (Capo gruppo PRC-SE Consiglio Regionale)
Conclude Gennaro Migliore (già Capo gruppo PRC-SE – Camera dei Deputati)
Convegno regionale “AUTONOMIA OGGI”
Cagliari, 24 ottobre 2008 – Auditorium CIS ore 10.00
Apre Luigi Cogodi (Dir. Regionale PRC-SE)
Conclude Fausto Bertinotti (Presidente Fondazione Camera dei Deputati)
Nei programmi c´è anche la volontà di ripetere territorialmente i convegni nella fase immediatamente successiva al Congresso Regionale che si terrà l´8/9 novembre all´Hotel Setar di Quartu S.Elena.
Locandina Convegno regionale ´LA NUOVA RINASCITA´
(Adobe Acrobat file: 86 Kb – 16/10/2008 15.32.33)
MICHELE DI PALMA: " SANSONETTI HA RAGIONE, IL NOSTRO PROBLEMA OGGI E' ROMPERE I RECINTI ". detto
Da LIBERAZIONE del 18 ottobre 2008
E’ scelta molto impopolare sfidare le certezze che cementano la comunità.
Sansonetti ha ragione, il nostro
problema oggi è rompere i recinti
Michele De Palma
Caro Piero,
penso che tu abbia ragione a dire che dobbiamo andare “oltre”. Del resto Liberazione è uno spazio pubblico delle persone di sinistra, fondamentale per andare “oltre” se stesso e le proprie convinzioni per provare a essere, sentirsi utili. Ma per il nostro tempo è scelta molto impopolare e controcorrente sfidare le certezze che cementano la comunità perché vengono avvertite come un pericolo che insinua il dubbio e il dubbio è nemico del “serrate le fila compagni!”.
Scriverti questa lettera, so già che mi costerà “sassate” e polemiche, ma in questo momento qualsiasi conformismo, mediazione, compromesso è un attentato non solo al futuro della sinistra, ma all’idea che le cose possano cambiare. Eppure, vedi Piero, le chiacchiere in direzione, comitato politico, sono mute dinnanzi alle manifestazioni di ieri e a quelle in programma nei prossimi giorni. È impressionante la radicalità matura, molecolare, moltitudinaria che sta ri-animando il senso stesso della politica, senza che i “politici” se ne accorgano. L’opposizione con la “O” grande e roboante della sinistra è sentita come la “H”, la mutina, la chiamavano i miei maestri a scuola. E leggendo e rileggendo gli articoli che alcuni dirigenti del mio Partito, scrivono sul nostro giornale mi viene da impazzire.
Caro Piero, tu non sei in direzione nazionale, ma nel corso dell’ultima, mentre noi, noi tutti discutevamo delle nostre beghe, in tutta Italia scendevano in piazza centinaia di migliaia di studenti medi e noi, come se nulla fosse: neanche una parola, se non fosse per un intervento in chiusura di una giovane comunista. L’opposizione alla sfida per l’egemonia della destra nella società (do you remember Gramsci?) è sbocciato nelle assemblee con migliaia di studenti e docenti, come ieri nell’università di Palermo e non nel balbettio da cretinismo parlamentare del Pd o nell’ostentazione identitaria delle sinistre. Non siamo dinnanzi solo ad una opposizione alla riforma, ma a un tentativo di ri-presa di coscienza più generale della crisi che investe la scuola, università e quindi la nostra stessa civiltà.
“Noi la crisi non la paghiamo” è l’urlo e il virus di contaminazione che allude da subito solidarietà con una crisi generale. E invece dalle nostre parti si sente dire che: “tra la borsa di Milano e la busta della spesa noi scegliamo di occuparci dell’ultima”. Ma come? Bisogna essere a “Crozza Italia” per non capire la relazione. La potenza che gli studenti e i ricercatori precari hanno cominciato a muovere, supera i confini detentivi e disciplinari delle mura universitarie e scolastiche, cerca contaminazioni come un virus che si insinua nei centri di ricerca e sviluppa “senso” e “simbolico”. Riattraversano la metropoli nel suo complesso e intercettano lo sfruttamento delle filiere produttive cognitive e materiali, (dalla ricerca commissionata dai privati alla consegna in motorino della pizza la sera). Le parole della sinistra sono più povere di quelle degli studenti. Noi non possiamo scegliere la strada del populismo, perché questo significherebbe rompere con una nuova generazione e farsi fregare dalla destra nelle periferie. Il conflitto che si è aperto in questi giorni è anche la possibilità di una alfabetizzazione, di una rottura della semplificazione del lessico mediatico e politico imposto dalla egemonia della destra, è una occasione per la sinistra non di cercare consensi, ma le parole, provando ad ascoltare e mettendo a disposizione quello che ha per far vivere uno spazio pubblico di opposizione innanzitutto alla cultura delle destre. I saperi e la loro trasmissione sono i codici e i geni della matrice. Del resto, cosa sono se non l’assalto delle destre al pubblico, al ‘68, alla scuola e all’università e infine al contratto nazionale di lavoro? Non è solo la vendetta ma un investimento sul futuro. Intervenire sul Dna di una società da modificare geneticamente attraverso azioni semplificative, disciplinari (il grembiule), segregative (classi separate per i migranti). E qui nasce una domanda cruciale: la sinistra è all’altezza della sfida?
Avendo letto alcuni articoli pubblicati in questi giorni dopo la manifestazione dell’11 penso di no, viste le lenti deformanti dell’obbligata felicità da “orgoglio rosso” post corteo. Sì, è vero, eravamo in tanti, più del previsto, ma confesso che nonostante i numeri la manifestazione mi ha fatto sentire più solo del giorno prima. Pensavo fosse solo una mia sensazione, percezione, ma col passare delle ore mentre sfilavamo per le strade di Roma e nei giorni seguenti nelle discussioni con chi c’era e chi no, è diventata una “connessione sentimentale”, una “verità” inconfessabile per opportunità politica. Premetto che la mia riflessione prescinde dalle torsioni e tensioni identitarie. Ho visto migliaia di bandiere, forse lo stesso numero del 20 ottobre, ma mi si permetta di dire con onestà, con un numero inferiore di partecipanti. Sembra di passare dalle “belle bandiere” alla “guerra delle bandiere” che contagia tutti. Contagia e non contamina. Sì, perché eravamo abituati alla parola contaminazione: con-fusione di storie personali e organizzazioni, eravamo abituati agli attraversamenti, mescolamenti, di diversi colori. Il 20 ottobre, qualcuno può obiettare era ugualmente tinto solo di rosso, ma la differenza con l’11 è che un corteo monocromatico era stranamente segmentato. Bastoncini di frammenti di identità di partito. Ogni spezzone aveva la sua verità comunista da esibire contro. Una specie di sfida cromatica a chi è più rosso, col rischio del sotto la bandiera niente. Mi spiego meglio. Quelle bandiere sono stracci rossi che possono essere raccolti per terra da un bambino immigrato che rischia la segregazione razziale in una classe ad hoc? Sono stracci rossi che operai precari possono raccogliere per battersi per il contratto? So di fare una critica pesante, che ovviamente è rivolta innanzitutto a me stesso, ma penso che la manifestazione dell’11 non fosse conflittuale. Questo non significa che non ci fosse rabbia, passione e la voglia di dire dopo tante sconfitte: ci sono, esisto! Ma nel tempo in cui siamo tra crisi sociale e economica, di passioni tristi e cultura xenofoba, omofobica e sessista non possiamo accontentarci. Le destre al governo continuano ad alimentare la guerra civile, la frammentazione per segmenti omogenei: il nostro problema oggi è rompere i recinti. Spiazzare l’avversario. Rompere le solitudini, come quella di Roberto Saviano, emblema di una generazione del sud che magari ci prova e viene lasciata sola. Ho abbracciato tante compagne e compagni in quella manifestazione e sono contento del fatto che sui numeri abbiamo vinto, ma posso dire senza essere accusato di disfattismo che il nostro problema è andare oltre? “Oltre” parola eretica in questo periodo nei nostri paraggi, per me una ossessione per rompere la solitudine dei comunisti e della sinistra. Rischiamo l’autismo. Rischiamo di parlare tra di noi anche in un corteo. Rischiamo di continuare a non essere sentiti utili. Insomma non si è prima comunisti e poi donne, giovani, precari, immigrati. È esattamente il contrario. Per questo penso che il nostro problema sia come le opposizioni (dagli studenti agli insegnati, passando per i migranti fino ai precari), possano trovare uno spazio pubblico condiviso. Porre un problema generale, mi verrebbe da dire di civiltà e di umanità visto quello che sta accadendo nel mondo. Essere capaci di alzare lo sguardo oltre le nostre bandiere. Sono questi i motivi per cui, caro Piero, ti ho scritto questa lettera. Perché non voglio partecipare alla liturgia della nostra beatificazione, visto che siamo ancora vivi. Forse un aneddoto può spiegare più di mille parole. Il giorno prima del corteo ho provato a convincere un operaio in pensione del bergamasco a non partire da Roma e a prendere parte alla manifestazione. La sua risposta caustica è stata “non ho bisogno di andare a una manifestazione per dire che esisto, io lo so già”.
18/10/2008
NICHI VENDOLA: " IN CORTE COSTITUZIONALE CONTRO LA GELMINI ". detto
fonte LA NUOVA SINISTRA
http;//lanuovasinistra.blogattivo.com
17 Ott 2008.
Vendola suona la carica: “In Corte Costituzionale contro la Gelmini”.
“Colpire la scuola è un attentato alla democrazia. E’ giusto reagire”.
di Antonio Scotti
“E’ giusto reagire. Ricorreremo alla Corte Costituzionale contro la Gelmini, perchè siamo di fronte ad atti che sono violenti nella sostanza e nel metodo e, quindi, noi ci comporteremo secondo i principi della legittima difesa”. Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola si schiera con i precari, gli insegnanti e i sindacati che in questi giorni si stanno mobilitando in vista dello sciopero generale del 30 ottobre prossimo.
Stamattina, in occasione della conferenza di servizi organizzata dall’assessorato regionale al Diritto allo studio con i sindaci di tutti i comuni pugliesi, l’ufficio scolastico regionale e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali del mondo della scuola, Vendola ha chiarito in modo netto la sua posizione sulla riforma Gelmini, approvata la scorsa settimana alla Camera ed ora in discussione al Senato. “Quella del ministro dell’Istruzione – ha dichiarato – è una delle più violente contro-riforme mai immaginate e proposte a un mondo che è già in grande sofferenza per via della tempesta recessiva”.
Se il Senato darà parere favorevole al decreto Gelmini, dall’anno prossimo partiranno tagli pronti a colpire 87mila persone tra docenti e personale tecnico amministrativo ed ausiliario. Solo in Puglia, gli effetti di queste riduzioni porteranno alla perdita di più di cinquemila posti di lavoro. In totale saranno 8 i milioni di euro di cui non potrà beneficiare il sistema scolastico nazionale.
“Non si capisce che in alcune zone del nostro Paese – ha continuato Vendola – la presenza di una scuola è più importante di una caserma dei carabinieri, perché da sola rappresenta un presidio di legalità sul territorio”.
“La scuola pubblica – ha ricordato – è la più importante fabbrica di futuro e di democrazia che noi abbiamo, colpirla è un attentato alla democrazia”.
L’assessore al diritto allo studio, Domenico Lomelo, durante l’incontro con i sindaci ha ricordato che entro il 30 novembre occorrerà rivedere la rete scolastica per il 2009-2010 secondo i nuovi parametri statali: “E’ importante che i consigli comunali affrotino il tema cercando di costituire un argine alla sparizione di centinaia d’istituti nel nostro territorio regionale”.
“Lavoreremo a limitare il danno – ha concluso – anzi guarderemo anche avanti, con accorpamenti e sdoppiamenti per evitare la scomparsa dei plessi e mantenere se non incrementare le 926 direzioni scolastiche attuali”.
ESULTANO I SINDACATI “Ringraziamo Nichi Vendola e Michele Emiliano per la loro presenza e per l’intensità degli interventi a sostegno della scuola e della nostra piattaforma” ha dichiarato Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola Bari.
I due rappresentanti istituzionali hanno garantito la presenza dei gonfaloni a Roma in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre. Confermato, inoltre, dal primo cittadino barese il consiglio comunale monotematico per giovedì 23, lo stesso giorno in cui tutte le maggiori sigle sindacali convocheranno gli stati generali.
“Nell’assemblea unitaria di stamattina – ha concluso Gissi – sono emerse le ragioni della scuola reale che lavora e che costruisce cittadini consapevoli; tutte le 1500 persone presenti hanno apprezzato la coerenza del ’sindacato tutto’, che nella nostra provincia ha avviato da tempo una serie di iniziative di sensibilizzazione e di informazione. Venerdì 30 ottobre ci faremo sentire”.
CLAUDIO FAVA: " E' UNA CIVILISSIMA RIVOLTA DI POPOLO ". detto
http://www.sinistra-democratica.it
18 ottobre 2008
Claudio Fava
E’ una civilissima rivolta di popolo
Quello che sta avvenendo in questi giorni nel nostro Paese nel mondo della scuola e della scienza va al di là di ogni immaginazione o previsione.
Non siamo di fronte a isolate manifestazioni ma siamo di fronte ad una vera e propria civilissima e sacrosanta rivolta di popolo
Quella stragrande parte di italiani che pagano le tasse, che hanno un rispetto sacro delle istituzioni repubblicane, che pensano che la migliore risorsa per il futuro sia la conoscenza e il sapere.
Al di là delle insopportabili comparsate televisive – prosegue il leader SD – sui canali del capo del governo, sarebbe il caso che l’incompetente ministro dell’Istruzione dismetta i panni dell’altezzosa maestrina per riconoscere che la sua non è una riforma, ma solo una sproporzionata campagna di tagli inaccettabili alla scuola e alla ricerca pubblica italiana.
Dopo le manifestazioni di questi ultimi giorni un ministro che si rispetti tornerebbe subito in Parlamento per rimettere in discussione tutti i propri atti, e per riaprire un confronto vero con le organizzazioni sindacali dei docenti, con gli studenti, con le famiglie.
Ma tutto questo non avverrà: per la destra italiana è meglio che i giovani e le ragazze di questo Paese non studino, non crescano, non imparino.
Per chi è abituato alle battute da Bagaglino o da discoteca, – conclude l’on. Fava – la cultura e la scuola sono un ingombrante ed inutile orpello….
LA SINISTRA; circoli di BEINASCO, RIVOLI, COLLEGNO, GRUGLIASCO, VENARIA REALE ( TO) detto
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Torino
http://prctorino.it
I compagni di Beinasco, Rivoli, Collegno, Grugliasco e Venaria Reale, che all’ultimo Congresso del PRC hanno scelto di sostenere l’ avvio di una Costituente della Sinistra, intendono aprire una riflessione con chi crede ancora che, essere di Sinistra, abbia un significato.
Vogliamo confrontarci con chi pensa sia indispensabile ricostruire un senso comune, una cultura condivisa per la Sinistra a partire dai nostri territori.
Una Sinistra che si mobiliti per costruire una forte e unitaria opposizione alle politiche del governo delle destre: primo appuntamento la manifestazione nazionale dell’ 11 ottobre: “L’opposizione e nelle nostre mani”.
Ci mobiliteremo anche a sostegno di tutte quelle iniziative che:
si oppongono alla liquidazione della scuola pubblica;
si collocano a difesa del lavoro e dell’ambiente;
sono a difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni;
ripropongono la centralità del tema della pace nel mondo.
Vorremmo discutere con tutti coloro che pensano che non sia più rinviabile un processo costituente di questa Sinistra, perché è improrogabile una lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale in Italia e in Europa.
Moderatrice :
Ivana Negro, Capogruppo Rifondazione Comunista Collegno
Intervengono:
Nadia Marabese, PRC Grugliasco, del CPN di Rifondazione Comunista
Matteo Nascè, Gruppo Inchiesta della Sinistra Venariese
Mario Corsato, Consigliere Provinciale Gruppo Sinistra Per La Costituente
Francesco Liguori, Coordinamento LEFT YOUTH
Riccardo Solazzo, Sinistra Unita Rivolese
Un Rappresentante del Circolo ARCI-UISP “Violetta Parra” di Beinasco
Conclusioni: MAURIZIO ZIPPONI
Direzione nazionale del PRC.
GIANNI FAVAO: TORINO, LE SFIDE DELLA SINISTRA. detto
http://www.rifondazioneperlasinistra.it
16 Ottobre 2008
Torino: le sfide della sinistra.
Scritto da Gianni Favaro
La prima crisi dell’auto ha colpito Torino nell’ultimo decennio, trascinandosi appresso o stimolando una quantità di altre fibrillazioni economiche e sociali. Ora, dopo il troppo breve rilancio gestito dall’attuale gruppo dirigente della Fiat, l’industria automobilistica nel suo complesso (e con essa l’unica marca italiana) sembra riprendere una sorta di declino storico e nel nostro specifico di distacco dalla città come testimonia lo stillicidio di chiusure di piccole e medie fabbriche, quasi tutte operative nell’indotto dell’auto.
Ora si aggiunge la crisi finanziaria mondiale che sembra mettere una pietra tombale sulle fondazioni bancarie e sul ruolo che da sempre a Torino esse hanno avuto nella politica cittadina. Dagli investimenti immobiliari, alle grandi opere, alle politiche culturali tutto è passato nei salotti buoni che affiancano l’industria del denaro gestita senza troppi complimenti dalle banche. Ora tutti i nodi nascosti e drogati in ultimo dalle risorse investite per le Olimpiadi, stanno venendo al pettine di un bilancio economico che lascia il Comune in rosso fuoco, costretto a tagliare i servizi sociali, svendere servizi pubblici e privatizzare aziende pubbliche strategiche.
Non c’è giorno che in qualche fabbrica, in qualche cantiere o in qualche scuola non ci sia uno sciopero, una mobilitazione, un’agitazione di protesta. La stessa manifestazione del 4 ottobre contro il disegno di legge sulla scuola del governo Berlusconi, è stata così imponente da stupire gli stessi organizzatori.
Qualunque osservatore attento mettendo insieme i vari pezzi del mosaico capirebbe che non sono casi isolati, episodi casuali o fenomeni limitati: si tratta di una prima reazione spontanea e di massa che viene soprattutto degli strati più popolari, una reazione alla crisi e alla insicurezza economica e sociale che la società subisce. Qualunque osservatore che davanti gli occhi non avesse soltanto sciocche e farisaiche certezze ideologiche, capirebbe che non basta stare in quei movimenti sociali con le proprie bandiere per “fare egemonia”, così come non è sufficiente essere una sorta di San Vincenzo rossa per organizzare gli sfruttati e gli oppressi.
Ecco: qualunque osservatore dotato di un minimo di obbiettività sì che capirebbe, ma non l’attuale Prc ovvero il suo gruppo dirigente melting-pop. Da settimane grandi e piccoli di questa confederazione di minoranze sono impegnati a indottrinare se stessi sul “partito sociale”, in un turbinio di riunioni interne e interne discussioni. Un partito che dal congresso ad oggi non ha nemmeno promosso una iniziativa di riflessione e discussione sulla “fase politica” se non quelle autonome dei Giovani Comunisti, che non ha impostato alcuna iniziativa pubblica, un partito che nel suo 50% o poco più, è stato soltanto capace in tutti questi mesi di dedicarsi a consolidare gli equilibri interni ai gruppi dirigenti. E con un esito sinceramente non brillante.
Ripensare a tutto questo è necessario per spiegare non solo quella deriva impressionante del vertice del partito, ma anche e soprattutto perché molte compagne e compagni non si siano fatti tentare dall’andarsene altrove, ma abbiano deciso di agire. Certo la prima azione resta il tentativo, purtroppo sempre meno convinto perché sempre più contrastato, di riportare il Partito dentro le dinamiche sociali. Accanto però stanno nascendo molte iniziative locali per costruire nuovi luoghi di riflessione e di ascolto, di discussione, di progettazione, di riorganizzazione, di una sinistra che ritrovi l’autorevolezza di interloquire con chi oggi si sta spontaneamente mobilitando. Si tratta di cose anche piccole che spesso rimettono soltanto insieme quello che già si era spontaneamente mobilitato per la Sinistra l’Arcobaleno: consiglieri comunali che si coordinano e si unificano in gruppi unici della sinistra, comitati per la costituente, coordinamenti di zona.
Così sta accadendo anche nel Consiglio provinciale di Torino dove un consigliere e un assessore del Prc, un consigliere del Pdci e tutto il gruppo di Sd stanno dando vita al gruppo della “Sinistra per la Costituente”. Da questo nucleo nasce il confronto con un largo gruppo di compagne e compagni di varie provenienze politiche, sindacali e di movimento (quelli che diedero vita a Torino dopo la sconfitta elettorale alle giornate del “Sinistra Pride”), per dar luogo a iniziative di ascolto e sostegno del movimento per la scuola, per studiare e proporre soluzioni alla crisi economico-produttiva, per discutere e prender posizione sulle grandi opere, sulle politiche del territorio e su quelle ambientali. Si pensa anche a come approcciare alle prossime elezioni amministrative e se darsi un’organizzazione stabile anche attraverso il sostegno alla associazione per la sinistra che è stata annunciata nazionalmente.
Sono ancora piccoli passi, soprattutto se guardiamo alla dimensione dei problemi e al baratro nel quale siamo precipitati dopo la sconfitta elettorale di Aprile, ma sono quei passi che possono portarci fuori dalle secche identitarie, o ancor più dalla marginalità che il bipolarismo ci vuole assegnare.
C’è un punto che però segna la stragrande maggioranza degli interventi che si possono ascoltare nelle tante riunioni aperte di questo ultimo periodo: questo sforzo massiccio che in tanti si sta facendo, ha senso soltanto se serve a costruire un nuovo soggetto che possa rappresentare un reale progetto politico alternativo, un progetto che includa e organizzi quelle compagne e compagni che hanno investito tempo e speranze.
Se così non fosse, se la pura paura di sbagliare o peggio ancora cinici calcoli di parte prevalessero, ritardassero un processo di coinvolgimento e valorizzazione di questi percorsi locali, ci si avvierebbe verso un nuovo, ulteriore fallimento, probabilmente anche l’ultimo della nostra grande, importante storia.
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
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PAOLA DI PIETRO: " Mettere in comune il sapere ". detto
da LIBERAZIONE del 21 ottobre 2008.
Liberazione offre tanti spunti di riflessione, anche di scontro.
Mettere in comune il sapere.
Paola Di Pietro
Cari compagni e care compagne, vorrei condividere con voi alcune riflessioni.
Comincio ringraziando Liberazione , tutta la sua redazione e il suo direttore. Quando è uscito il nostro quotidiano (sono un’iscritta al partito) confesso che ho provato a leggerlo, ma ho smesso presto: pesante, sembrava un bollettino fatto con vecchi volantini. Ho quasi cinquant’anni, e già da ragazza, quando partecipavo alle lotte del movimento degli anni Settanta, il linguaggio e a volte anche i temi dei nostri documenti mi stavano stretti.
Un modo di esprimersi noioso, difficile, talvolta presuntuoso, mi pareva che non potesse far altro che tenere lontana la gente. E il giornale ai suoi esordi era ancora così, dopo tanti anni. Oggi lo compro e lo leggo volentieri. Sono grata a chi lo realizza di darci tanti spunti di riflessione e di discussione, anche di scontro, su temi diversi, proprio come sono diversi gli ambiti in cui ogni giorno ciascuno di noi si trova a vivere. La politica sta nella vita quotidiana. La crescita sta nel dibattito, e il dibattito è ricco e arricchente soprattutto quando le voci che lo animano non sono sempre concordi. Non sempre condivido quello che c’è scritto sul giornale, ma la trovo una bellissima cosa. I tanto discussi editoriali di Sansonetti mi stimolano. Spesso sono d’accordo su alcune parti e su altre no. Proprio come succede con le persone in carne ed ossa che incontro ogni giorno. Esattamente come penso che debba essere anche nel dibattito e nella pratica politica.
Mi sento comunista proprio perché credo che per realizzare un mondo diverso, anzi dei mondi diversi e possibili, bisogna occuparsi di tutte le contraddizioni che ha elencato Sansonetti (che dice di non essere comunista) nel suo editoriale del 17 ottobre. Non mi scandalizza la sua dichiarazione d’identità, semmai mi scandalizza sentire compagni che ritengono temi come il genere, le varie identità sessuali, l’ambiente, poco importanti, trascurabili, rispetto al primato del lavoro e della politica internazionale. Argomenti su cui peraltro leggo ogni giorno articoli su Liberazione . Ma come si possono fare graduatorie di questo tipo?
E a questo proposito voglio ringraziare anche Lea Melandri per il suo lungo e bellissimo articolo del 15 ottobre. Non solo perché leggendolo sono tornata con la mente e con le emozioni a tanti anni fa, ad anni che ricordo con gioia e passione e che hanno fatto di me quella che sono oggi, ma soprattutto perché mi ha aiutata a capire meglio la situazione e il dibattito attuali. Ultimamente tra i compagni, sia negli interventi scritti che leggo sul giornale o nei documenti, sia nelle discussioni e nelle chiacchierate a cui partecipo quando ci si incontra, torna con frequenza la questione del “radicamento sul territorio” come chiave di volta per superare la crisi.
A me, detta così, risulta una questione oscura.
Non riuscivo ad acchiappare la materia con cui si pensava di farlo, questo radicamento, o con cui si suppone sia fatto, questo territorio. Adesso va meglio. Ci sono cose che si sanno, che sono vive dentro di sé, ma che non si riesce a dire, alle quali non si sa dare una forma. Grazie a Lea Melandri adesso va meglio.
Mi spiego cominciando da lontano. Passato il tempo del “sacro fuoco” della gioventù, passati gli splendidi quanto difficili anni Settanta, diventati uomini e donne adulti, molti compagni e molte compagne si sono “integrati” nella società e hanno cominciato a chiedermi se “ci credevo ancora”. Al comunismo, a un mondo migliore, a relazioni solidali… E soprattutto a farmi notare che le lotte di allora sono state un fallimento, perché non hanno lasciato traccia nel presente. Io “ci credo ancora”, sono ancora qui, ho persino l’immensa fortuna di potermi nutrire dell’entusiasmo e della visione fresca, nuova e matura al tempo stesso, dei nostri ragazzi, perché ho uno splendido rapporto con alcuni Giovani Comunisti che stimo e con cui condivido alcune esperienze e riflessioni, crescendo ancora anche grazie a loro. Ma soprattutto non ho mai pensato che quello che abbiamo fatto trent’anni fa sia finito in niente. C’è ancora molto da fare, naturalmente. In primo luogo bisogna rendersi conto che nulla è conquistato per sempre. E forse questo è un errore che abbiamo fatto e stiamo pagando, in questioni come il lavoro e come l’aborto, per fare solo due esempi. Tuttavia, credo che le nostre lotte abbiano inciso profondamente e in modo indelebile sul tessuto sociale, sulla cultura e sui costumi. Questi sono i nostri campi vincenti. Dove dobbiamo tornare per ottenere altri diritti o per difendere i vecchi, ma soprattutto dove dobbiamo guardare per riflettere sul nostro operare futuro.
Non mi sono dimenticata di Lea Melandri. Dal suo articolo ero partita e lì torno. Perché penso che quello che è rimasto di allora è ciò che è partito proprio dal movimento delle donne. Ripartire da lì significa ripensare, ma per davvero però, al ruolo delle donne nella società, nella politica e nel partito. Che non vuol dire liberarci delle seggiole contando i posti, quasi con compassione per chi da sola non sa prenderseli. Che vuol dire invece fare silenzio per un momento, ascoltare discorsi differenti come sono quelli delle donne, spesso considerati marginali e meno importanti rispetto a quelli ben più seri di chi si occupa di “Politica” con la P maiuscola: questioni internazionali e teorie varie. Le donne di solito partono dalla vita quotidiana, vera, vissuta. Dal personale per renderlo politico. Così si coinvolgono le persone, secondo me. Occupandosi di temi riconosciuti come reali, subiti ogni giorno. E così, oggi possiamo dire che lo dimostra la storia, si ottengono risultati che restano. Certo, sono meno visibili, perché non sempre sono scritti nelle leggi, più spesso sono scritti nei corpi, nelle relazioni, nelle menti delle persone, e quindi vissuti presto come “naturali” (ancora Gramsci e l’egemonia…).
La mia pratica politica è lavorare nel Consiglio d’Istituto delle scuole delle nostre figlie, parlare con le persone e soprattutto vivere cercando di mettere in pratica ogni giorno e in ogni ambito (compatibilmente con le limitazioni sociali e legali che non sempre so superare) l’idea che ho di società futura, quello che intendo per comunismo. La gente di solito si accorge e si fa (e mi fa) domande. Mi piacerebbe che tutti provassimo a diventare simpatici virus di comunismo nel mondo.
Non dico con ciò che tutto il resto (ma si può separare il grande dal piccolo, il personale dal globalizzato?) non sia importante.
Ma se comunisti siamo, dovremo cominciare a realizzare il nostro motto marxista: “da ognuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Se ciascuno e ciascuna potesse occuparsi di ciò che meglio conosce, fare politica dove e come più gli è congeniale, senza che alcuni temi e ambiti e modi vengano considerati superiori o inferiori agli altri, e se poi si potesse mettere in comune il sapere e l’agire di tutti, allora forse avremmo un partito meno maschilista e più diffuso. E magari una maggiore ricchezza di relazioni e realizzazioni politiche, oltre che, finalmente, un buon radicamento sul territorio.
Paola Di Pietro, Vignate (Mi)
FAUSTO BERTINOTTI: " Vi racconto i due amori di Vittorio: libertà e classe operaia ". detto
«Si tratta di un gigante del ‘900, che ci lascia un’eredità comunque preziosa»
Bertinotti: «Vi racconto
i due amori di Vittorio:
libertà e classe operaia»
Rina Gagliardi.
Proprio qualche giorno fa, parlavamo con Fausto Bertinotti di Vittorio Foa, a proposito di quell’intenso “crogiolo” che, nel decennio dei ‘60, si concentrò a Torino – i “Quaderni rossi”, il risveglio operaio, la riscoperta di Marx, la discussione ne Psi e poi nel Psiup dopo il primo centro-sinistra. Ma forse non si tratta di una coincidenza, dice, emozionato e addolorato, l’ex-segretario di Rifondazione comunista. «C’eravamo abituati, in realtà, al fatto che Vittorio c’era sempre. Era una presenza reale, stabile, significativa, per un ampio circuito di compagni e di persone. Anche quando non lo incontravi, anche quando eri politicamente lontano da lui, ti capitava comunque di chiederti: che cosa penserà Vittorio, di questa o quella vicenda, grande o piccola che sia? E ti aspettavi comunque una sua risposta, brillante, intelligente, graffiante». E adesso? «Adesso, percepisco un grande vuoto. La mancanza improvvisa di un punto di riferimento, come dicevo, ineludibile: di un Maestro, nel senso più alto che si può dare a questa parola. Lo è stato certo non solo per me, ma per molte generazioni, esperienze concrete, sindacali e politiche, culture. Ma Foa, da alcuni anni, aveva assunto posizioni molto diverse, e lontane, da quelle della sinistra radicale. Certo che sì, negli ultimi anni non abbiamo combattuto nella stessa trincea e anzi abbiamo spesso litigato. Ciò che non mi ha fatto arretrare di un millimetro nella mia stima e nel mio affetto per lui: Vittorio Foa è e resta un gigante della sinistra italiana. Secondo me, il filo rosso della sua vita e delle sue scelte è stato un amore sviscerato per la libertà e, insieme e da questo non separabile, un amore sviscerato per la classe operaia».
Vittorio Foa, dunque, ha attraversato gran parte del ventesimo secolo, ha assunto diversi e significativi ruoli, nel sindacato e nella politica, prima di assumere, per autorevolezza ed età, la postazione di un “padre nobile” dell’intera sinistra – riconosciuto e rispettato anche da coloro che non si riconoscevano nelle sue idee. Una figura complessa e multiforme, affascinante e imprevedibile. Come definirlo? Si può tracciarne un profilo in poche parole?
Non è facile “definire” in poche parole una figura come quella di Vittorio. Ho una certezza, come ti dicevo: che si tratta di un gigante del ‘900, di una personalità affatto singolare e in qualche modo geniale, che ci lascia un’eredità comunque preziosa. Era un uomo notoriamente intelligentissimo, brillantissimo, curiosissimo, e il rapporto con lui ti offriva sempre idee, stimoli, arricchimenti. Non per caso, negli anni ‘80, quelli del “silenzio politico”, espresse questo tratto nella scelta di fare l’insegnante, all’università di Modena, e di trasmettere i fondamenti della critica dell’economia politica a moltissimi giovani. E non per caso aveva il gusto, anche questo notoriamente, del calembour, della battuta graffiante, dell’ironia….
….per qualcuno, voleva sempre stupire il suo interlocutore, o spiazzarlo…
Superficialmente, in superficie, può apparire così. In realtà, nella sua attitudine brillante, nella sua intelligenza vorace, e anche nei suoi mutamenti di posizioni politiche, o politico-culturali, insomma nel “gioco intellettuale” di cui è stato un esponente sommo, si celava una sorta di pudore: non intendeva nascondere, ma rendere meno ingombrante, meno “solenne”, meno scoperto il grandissimo impegno etico che ha ispirato tutta la sua vita. Dall’antifascismo, che gli costò otto anni di carcere, al sindacato, nel quale ha militato per tanti anni, con la dedizione totale che questo comportava, in quella fase storica, per un dirigente del suo calibro. Sì, Vittorio è stato mosso, per tutta la sua esistenza, da una passione politica e morale profonda – e da un enorme coraggio. Per sfuggire, se così si può dire, alla “retorica della Causa”, ha usato la sua peculiare capacità di muoversi velocemente, di accedere a quel “gioco intellettuale”, appunto, che è parte integrante della politica – e con il disincanto di chi, la politica, la pratica come scelta irriducibile di vita. E infatti…
Infatti?
Infatti, Vittorio stupiva molti per come riusciva a immedesimarsi in un’altra possibile posizione, spesso radicalmente diversa dalla sua. Per come cioè sapeva calarsi nei panni mentali, politici o intellettuali dell’altro, e come sapeva trarre da questa operazione una conclusione interessante – spesso una nuova lezione. Non era l’attitudine del sindacalista, a spingerlo a “immaginare” il da farsi a partire da una postazione diversa dalla sua: era il suo modo di interloquire e comunicare a fondo con il prossimo. Era, forse,la manifestazione peculiare dei suoi dubbi o delle sue perplessità. A differenza di Pietro Ingrao, Vittorio non amava né esibire né rivendicare la “dubbiosità” o l’incertezza: ricorreva alla chance dello “scarto” brusco. Della mossa del cavallo, secondo una sua celebre espressione. Alla fin fine, si muoveva muovendo al tempo stesso l’intera scacchiera – e alla fine, spesso, c’era una mossa non solo più efficace, ma più ricca.
Ma per te, Fausto Bertinotti, chi è stato Vittorio Foa? Che cosa ti ha insegnato? Come te lo ricordi?
Per me Foa – parlo degli anni ‘60 e ‘70 – è stato un Maestro, e prima di tutto un maestro di sindacalismo. Se l’antifascismo era stato, e rimaneva, per lui una coordinata fondativa, l’amore per la libertà, l’altra coordinata cruciale era il movimento operaio, l’amore per l’eguaglianza. La Cgil. L’appartenenza al sindacato. E l’autonomia del sindacato, la libera associazione dei lavoratori per conquistare diritti e poteri. Prima che sulle discriminanti classiche – moderatismoradicalità, destrasinistra – per Foa la partita si giocava sulla discriminante dell’assoluta autonomia: e infatti ammirava per questo Giuseppe Di Vittorio, fino a considerarlo il più grande dirigente sindacale della storia italiana e appoggiarlo fino in fondo. Poi, naturalmente, c’è stato il Foa del “socialismo di sinistra” (concetto assai diverso da quello di “sinistra socialista”: il Foa che tracciava ponti tra cultura sindacale, cultura dell’autonomia di classe, e nuova idea della politica. L’anticapitalismo radicale, il sostegno non solo tattico od occasionale ai consigli di fabbrica, e le altre idee fertili che erano venute dal ‘68-’69. Quelle che lo spinsero, al momento dello scioglimento del Psiup, a non confluire nel Pci e a impegnarsi, per alcuni anni, nella nuova sinistra. Ancora, quando per Vittorio questa esperienza (Pdup per il comunismo, Nsu) si conclude, per lui comincia una nuova fase – di assenza dalla scena politica e di riflessioni molto interessanti.
E’ il Foa che alla fine approda ad una collocazione “moderata”, vicina al Pds-Ds e lontana dalla sinistra radicale…
Credo che Vittorio abbia vissuto questo suo forte di stanziamento dalla sinistra radicale dopo l’89 – la caduta del Muro e il crollo del socialismo reale. Ne trasse, cioè, la convinzione che era venuto il momento di un “corpo a corpo” ravvicinato con i processi di modernizzazione in corso, dai quali non si poteva più prescindere e con i quali si doveva fare i conti in termini non più antagonistici, ma riformisti. Io, come molti altri, sono stato stupito, e un po’ spiazzato, da queste sue ultime scelte. Ma non aveva passato tutta la sua vita, Vittorio, a stupire e spiazzare?
In tutta onestà: se quella di Vittorio Foa è stata sicuramente una vita magnifica, si può dire che sia stata anche una vita coerente?
Alla fine, nella sua Weltaschaung, la libertà ha assunto una connotazione più classicamente liberale e ha messo in secondo piano il suo credo socialista. Io credo che Vittorio sia sempre stato fedele a questi suoi due amori fondamentali, salvo che nelle diverse fasi della sua vita li ha composti diversamente, in gerarchia ed equilibrio diversi: il suo filo rosso, se guardiamo ai suoi sessant’anni e più di attività, è questa fedeltà, questo amore sviscerato per la libertà e per la classe operaia. Sono i grandi dettati della Rivoluzione francese. Anche questo credo di aver imparato da lui: che la libertà non è separabile dalla fine dello sfruttamento e dell’alienazione; e che la lotta radicale allo sfruttamento e all’alienazione sono inestricabilmente legati alla lotta per la libertà umana.
21/10/2008
PIERO SANSONETTI: IL VIRUS detto
da LIBERAZIONE
La rivolta, nelle scuole e nelle università, si sta spandendo, come un virus
Piero Sansonetti
La rivolta, nelle scuole e nelle università, si sta spandendo, come un virus. E’ grandissima, coinvolge centinaia di migliaia di studenti e professori. Riguarda una intera generazione. Ormai fa paura. I giornali, i partiti, il governo, l’opposizione ombra, sono in allarme. Perché? Per il semplice motivo che l’esplosione improvvisa, in tutt’Italia, del movimento dei giovani fa saltare il banco della politica. Scompiglia tutte le carte, tutte le previsioni. Il «sistema» si stava preparando a una lunga traversata nel deserto, durante la quale i ruoli erano chiari e definiti. Un governo deciso a dare una gestione di destra alla grande crisi economica portata dalla globalizzazione (gestione di destra vuol dire la ricerca di una soluzione degli squilibri che avviene aumentando gli squilibri: e cioè riducendo i diritti dei più deboli, e i diritti collettivi, e contenendo il costo del lavoro e il costo del welfare); una opposizione parlamentare molto morbida e collaborativa, che scommette solo sul fatto che chi governa una crisi così aspra dovrà alla fine pagare un prezzo elettorale; e una sinistra magari arrabbiata, protestataria, ma debolissima e fuorigioco. Il conflitto sociale ridotto ai minimi termini, gestito con l’emarginazione e con il contrasto esercitato da un sistema informativo (stampa e Tv) potentissimo e «unificato».
Nessuno si aspettava che questo schema potesse essere messo in crisi da una rivolta giovanile. E invece sta succedendo. E’ partita una contestazione formidabile, concreta ma molto di prospettiva, che mette in discussione tutto il castello del berlusconismo e del nuovo liberismo statalizzato, più pericoloso e costoso ancora del vecchio liberismo ultra-liberale.
Ieri lo Stato, per la prima volta, ha accennato una risposta violenta all’attacco degli studenti. E’ successo a Milano, dove la polizia ha aggredito i cortei. In moltissime altre città d’Italia le mobilitazioni sono state grandissime, come non se ne vedevano da decenni, o forse come non si erano mai viste. Dicono che il punto debole del movimento degli studenti e dei professori, e dei giovani, sia la durata. Dicono che siano movimenti effimeri. Vediamo, vedremo se è così. Se invece non sarà effimero, se – come è successo in altri frangenti della storia – saprà dialogare e condizionare altri conflitti sociali, questo movimento può diventare un virus pericolosissimo per la pace sociale e per la nuova borghesia italiana, appena riunificata sotto le bandiere di Berlusconi, Monti e Tremonti.
22/10/2008
NICHI VENDOLA E LA SINISTRA DEL TRENTINO. detto
LA SINISTRA DEL TRENTINO
ELEZIONI PROVINCIALI
TRENTO
VENERDì 24 OTTOBRE 2008
ore 20.30 Sala della Cooperazione, via Segantini.
Chiusura della campagna elettorale per le elezioni provinciali.
“UNA NUOVA PRIMAVERA “.”
Con NICHI VENDOLA, presidente della regione Puglia.
Monica Cerutti: " " La Sinistra per l'Italia: una sinistra che aspira a governare con un suo progetto ". detto
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Monica Cerutti
La Sinistra per l’Italia: una Sinistra che aspira a governare con un suo progetto
Sabato 8 novembre si terrà a Firenze l’assemblea “La Sinistra per l’Italia” degli amministratori locali di Sinistra Democratica.
E’ un appuntamento importante in cui vorremmo si potessero incontrare i nostri sindaci, consiglieri di circoscrizione, comunali, provinciali e regionali, trasformando per un giorno in “reale” e “visibile” la “rete virtuale”, che stiamo progressivamente costruendo attraverso un censimento nazionale.
Sarà così evidente che nella ricostruzione della Sinistra nel nostro Paese possiamo valorizzare un tessuto di esperienze significative all’interno delle singole amministrazioni, collegate al nostro movimento e non solo, poiché sarà importante che partecipino anche eletti delle altre forze politiche che si riconoscono nella costituente della Sinistra.
In questo modo si potrà partire nel mettere a fattor comune delle buone pratiche che caratterizzano la nostra presenza nelle amministrazioni, rispondendo alla necessità di procedere “rapidamente” in vista della costruzione dei programmi per i prossimi appuntamenti elettorali, con la consapevolezza che la costituente ha anche un’esigenza esattamente opposta, che è quella di elaborare “lentamente” e sedimentare principi e contenuti comuni. Analogamente, l’obiettivo è quello di fornire un contributo dal “basso”, sapendo che dovrà essere integrato da linee comuni che dovranno necessariamente venire dall’”alto”.
In questo tentativo di provare a rispondere a bisogni contrapposti fra loro, dovrebbe prendere gambe un progetto della Sinistra per le nostre amministrazioni locali, che abbia caratteristiche di autonomia, alterità nei contenuti, ma contemporaneamente ci permetta di dialogare con il Partito Democratico in un confronto programmatico, che conduca all’alleanza dove possibile, per un nuovo centrosinistra, che non potrà essere una mera riproposizione dell’esperienza dell’Unione.
Abbiamo pensato di partire dalla questione della città, della qualità urbana, delle politiche urbanistiche di cui la Sinistra si deve man mano riappropriare, ben sapendo che questi temi sono strettamente collegati alle scelte nel welfare municipale, alla difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici locali. Ciò è particolarmente chiaro se consideriamo, ad esempio, la questione delle periferie, spesso concepite come luoghi per impedire le relazioni, ricordando che la Sinistra non è più stata in grado di legare i diritti al territorio.
Vorremmo provare a disegnare una “città bella, buona, accogliente” ed avviare dei gruppi di confronto, approfondimento e proposta sulle tematiche che individueremo insieme come prioritarie, a partire dalla qualità urbana, il welfare municipale ed i servizi pubblici locali.
L’ambizione è quella di definire il punto di partenza di un percorso che costruisca gli elementi peculiari dei programmi per le prossime elezioni amministrative, con un profilo da subito fortemente unitario. Non a caso la nostra assemblea si svolgerà nella città di Firenze dove da pochi giorni si è costituito un gruppo unitario nel Consiglio Comunale.
Questa elaborazione evidenzierà che la nostra Sinistra non è quella dei “sempre no”, ma neanche quella dei “sempre sì” o del “fare indistinto”, è una Sinistra che aspira a governare, non sempre e comunque, con delle proposte che la qualifichino e tengano conto della crisi economica che la nostra società e gli stessi enti locali stanno vivendo.
*Coordinamento Nazionale SD
ASCOLI PICENO: ASSOCIAZIONE " PER LA SINISTRA ". detto
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22 Ottobre 2008
Ascoli Piceno: il 23 si parla di scuola.
Il giorno 23 ottobre, alle ore 17.30, presso la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno,
l’Associazione ‘Per la Sinistra’ svolgerà un’iniziativa sul tema “Parliamo di scuola. Informazione. Ascolto. Dissenso” alla quale interverranno Olimpia Gobbi (Assessore Provinciale alla Pubblica Istruzione), Rita Fortini (Direttivo Provinciale FLC CGIL), Gianluca Re (Insegnante, Sinistra Democratica). L’iniziativa verrà conclusa da Gennaro Migliore della Direzione Nazionale del PRC.
L’Associazione ‘Per la Sinistra’, nata successivamente al Congresso nazionale del PRC dello scorso luglio, è una associazione che è in corso di costituzione a livello nazionale e in tutti i territori e che ha l’ambizione di lavorare alla costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana. In questo senso essa si fa promotrice di iniziative che possano essere l’occasione per costruire questa unità a partire dal basso e dai problemi concreti della società italiana. A questo riguardo la questione della scuola e della ricerca assume, dopo gli annunci di pesantissimi tagli da parte del governo Berlusconi, una assoluta priorità per tutti coloro che vogliano difendere il carattere pubblico e strategico per il nostro paese della scuola e dell’Università. Invitiamo pertanto insegnanti, ricercatori, studenti e tutti i cittadini a partecipare a questa iniziativa che sarà anche l’occasione, per chi lo vorrà, di aderire all’Associazione.
Rifondazione per la sinistra
contattaci scrivendo a:
info@rifondazioneperlasinistra.it
FRIULI VENEZIA GIULIA: Il congresso regionale e la sua finta unità. detto
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22 Ottobre 2008
Il congresso regionale e la finta ricerca d’unità
Durante il congresso l’Area Rifondazione per la Sinistra (25% dei voti in Friuli Venezia Giulia) ha partecipato ai lavori della commissione politica con un atteggiamento di disponibilità al dialogo con le altre aree politiche del partito che l’avevano proposta, in particolare con l’area di maggioranza che fa riferimento la segretario nazionale Paolo Ferrero, che in Friuli Venezia GIulia aveva ottenuto il 48% dei voti, in modo da verificare la effettiva praticabilità di una gestione unitaria del partito a livello regionale.
Nel corso dei lavori della commissione purtroppo è stata però verificata l’impraticabilità e la non volontà di una gestione del partito realmente unitaria. Il documento politico presentato dall’area di maggioranza contiene infatti nella parte iniziale la riproposizione dei contenuti dell’ordine del giorno approvato dal congresso nazionale, documento come noto non votato dall’area RIfondazione per la Sinistra. In secondo luogo, il documento proposto contiene dua altri punti gravi: un giudizio complessivamente negativo su Intesa democratica e l’esperienza di governo della regione (ma allora: come mai non siamo usciti dalla maggioranza regionale prima del 13 aprile, e come mai abbiamo ricostruito l’alleanza con Illy e Intesa Democratica? Un ravvedimento sulla via di Damasco della sconfitta elettorale fuori tempo massimo che suona tanto di opportunismo….); un giudizio, poi leggermente attenuato nella versione finale del documento approvato, di “incompatibilità” fra Rifondazione e il PD (ma allora: perchè non si esce immediatamente da tutte le giunte locali dove si governa con il PD, a cominciare da quella di Udine? E ancora: come e quando si pensa di mandare all’opposizione la destra, se non si prova fin d’ora a costruire in regione una alternativa in grado di affermarsi? e come si può ottenere questo obiettivo senza interloquire anche con il PD, visto che la sinistra in regione è al 5%? E la svolta moderata del PD va accettata per sempre o nell’epoca del falimento conclamato del liberismo quel partito che ne ha sposato per anni la declinazione “temperata” va incalzato quotidianamente per tornare a schierarsi su posizioni di sinistra)? Il documento, in sostanza, ribadisce in tutto la linea di pericolosa autosufficienza del PRC emersa a livelo nazionale, e in nome della salvaguardia dell’identità comunista non contiene alcuna proposta concreta in grado di rafforzare tutta la sinistra, che così rischia di scomparire dalla vicenda politica del paese e della regione.
Alla prova dei fatti quella avanzata dall’area di Ferrero si è rivelata dunque una proposta unitaria di pura facciata, fatta apposta per essere respinta.
Nessuna delle proposte qualificanti avanzate da Rifondazione per la SInistra, per converso, è stata recepita nel documento conclusivo proposto dall’area Ferrero e dai documenti 3 e 4 che hanno contribuito alla stesura del documento finale e che costituiscono la nuova maggioranza di Rifondazione Comunista in Friuli Venezia Giulia: riconvocare entro l’anno gli Stati generali della sinistra regionale riunitisi a Palmanova lo scorso inverno, per chiamare tutta la sinistra regionale, e in particolare la “sinistra diffusa” che opera al di fuori degli attuali partiti, a costruire unitariamente l’opposizione sociale e istituzionale alle politiche della giunta Tondo; costruire l’opposizione in regione cercando anche un rapporto con il PD, che deve essere considerato come interlocutore anche per la verifica della possibilità di alleanze programmatiche per le prossime amministrative; avviare sui territori la costituzione delle case della sinistra come luoghi unitari di ricostruzione dell’opposizione sociale ai governi Tondo e Berlusconi e della Sinistra oltre agli attuali partiti chead essa si richiamano.
Per questi motivi abbiamo deciso di presentare un nostro documento, che riproduciamo in allegato. In tale documento non è presente alcun riferimento all’avvio di un processo costituente della sinistra in questo paese nè nella nostra regione, non perchè non sia un obiettivo a cui l’area Rifondazione per la Sinistra lavorerà fin dalle prossime settimane anche in Friuli Venezia Giulia, ma perchè dopo il congresso nazionale questa proposta non avrebbe potuto costituire un terreno di condivisione unitaria in grado di convincere tutto il partito.
Il documento presentato ha ottenuto è stato votato da tutti i delegati dell’aea Rifondazione per la Sinistra presenti al congresso (25% dei delegati).
Allegati: congresso_friuli_vg.pdf [Congresso regionale 2008 - documento finale]
Rifondazione per la sinistra
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FRIULI VENEZIA GIULIA: DCUMENTO FINALE DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA.. detto
Partito della Rifondazione Comunista Friuli Venezia Giulia
Congresso regionale 2008.
PROPOSTA DI DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO di Rifondazione per la Sinistra.
L’esplosione della crisi finanziaria ed economica mondiale e la vittoria delle destre alle elezioni del 13 e 14 aprile ci consegnano un paese che rischia di precipitare in tempi rapidi in una fase di profonde trasformazioni. Le condizioni economiche della maggior parte della popolazione e i diritti ottenuti nel secondo dopoguerra, già erosi pesantemente dalle politiche neoliberiste, rischiano di subire un nuovo e pesantissimo arretramento: lo scenario che si profila è che la crisi finanziaria abbia delle ricadute rapide sull’econonomia reale, aprendo una fase di conclamata recessione. In un quadro che potrebbe essere caratterizzato da un ulteriore arretramento dell’Italia nella economia mondiale, è facile prevedere che i costi di una crisi che si annuncia pesantissima vengano fatti ricadere sui lavoratori e che, parallelamente, la tensione sociale venga contrastata con un ridimensionamento dei diritti sindacali e di cittadinanza, potenziando i dispositivi ordinativi e di controllo.
Il Nord –Est e il Friuli Venezia Giulia rischiano di trovarsi particolarmente esposti al dispiegarsi della crisi: i processi di delocalizzazione già in atto hanno investito un tessuto economico caratterizzato da una forte presenza della piccola impresa, a direzione ancora perlopiù familiare, che fatica a mettere in atto processi di accorpamento e crescita dimensionale e ad investire in qualità ricerca e innovazione, i soli strumenti per affrontare e reggere nella globalizzazione. Il sistema bancario è più esposto a connessioni con quello del centroeuropa e della Germania di quanto non sia, mediamente, a livello nazionale, e la difficoltà di grandi gruppi presenti in regione, legati anche a quella Hypobank che sta esponendo ai rischi più elevati il sistema bancario europeo, non fanno presagire nulla di buono anche perché quegli stessi gruppi costituiscono il motore del sistema creditizio e assicurativo rivolto alla piccola impresa.
Dentro la drammaticità della crisi l’operato della giunta Tondo appare sempre di più caratterizzato dalla furia iconoclasta della demolizione di tutti i provvedimenti più positivi adottati dalla giunta Illy e totalmente incapace nel delineare una via di uscita della Regione di fronte alla crisi. Fra i provvedimenti già adottati o solo annunciati, non si intravede alcuna azione tesa ad affrontare la crisi economica che sta per investire anche questa regione, mentre invece il governo regionale pare interessato principalmente ad abrogare
leggi e provvedimenti: il reddito di cittadinanza, la legge sull’immigrazione, la stabilizzazione dei contratti di lavoro precari per i giovani i primis, cioè le leggi più avanzate fatte dalla giunta precedente. Il tutto nel silenzio dell’opposizione e in particolare, in questi primi mesi all’opposizione, di Rifondazione Comunista, il partito che più aveva lavorato per l’inserimento di quei provvedimenti nel programma di governo della scorsa legislatura e per la loro approvazione: su questi temi, paradossalmente, azioni di contrasto, seppur insufficienti, sono venute più dal PD che dal nostro partito attraverso la propria rappresentanza nella Sinistra Arcobaleno regionale. Oltre alla demolizione del welfare, la Regione oggi appare incapace di delineare altre azioni economiche di rilievo: lo dimostra la vicenda di Friulia e la volontà di distoglierne l’azione dal campo macroeconomico, come sarebbe possibile promuovendo e riorientando azioni di intervento pubblico di natura industriale incentrate su qualità ricerca e innovazione, per tornare invece alla Friulia di un tempo, quella dei finanziamenti clientelari a pioggia slegati da una vera e propria politica industriale.
Un approccio completamente diverso da quello della giunta precedente: abbiamo criticato l’operato della giunta Illy su molte questioni, a cominciare dalla legge sul commercio, ma non si può negare il fatto che essa ha rappresentato una discontinuità rispetto alle giunte precedenti dal punto di vista dell’intervento pubblico in economia, sia attraverso l’indirizzo dato a Friulia e alle sue partecipate, sia attraverso un sostegno vero e fortemente indirizzato nei confronti della promozione della ricerca e dell’innovazione, anche attraverso l’implementazione dei distretti industriali come nel caso della navalmeccanica: una “vision” sul ruolo della economia regionale nel contesto dell’economia europea e mondiale di cui si già si sente e si sentirà sempre più la mancanza. Questo congresso non si può esimere da un bilancio complessivo di un esperienza che ci ha visti per la prima volta coinvolti nel governo della regione: una azione caratterizzata si dalla presenza di scelte negative, a cominciare da quelle annunciate e perseguite in campo infrastrutturale urbanistico ed ambientale, chiaramente subordinate agli interessi dei poteri forti, insieme ad altre che si stavano per compiere in campo sanitario, con una caratterizzazione del ruolo della presidenza denso di prese di posizione ideologiche e di posizionamenti rispetto al dibattito politico nazionale, come l’inaccettabile attacco agli operai in sciopero per il contratto a poche settimane dal voto; ma un’azione, quella della giunta precedente, volta nel suo complesso sia ad un’opera di modernizzazione dell’economia regionale, sia ad un intento redistributivo e di protezione ed ampliamento del welfare e dei diritti, certamente ancora insufficiente ma comunque in controtendenza rispetto al passato ed anche rispetto a
quanto si andava facendo in altre regioni governate dal centrosinistra; un’azione che ci conferma, in definitiva, nella scelta compiuta cinque anni fa nel momento in cui abbiamo scelto di entrare a fare parte del governo di questa regione.
Il risultato del centrosinistra alle ultime elezioni regionali, del resto, evidenzia un giudizio degli elettori sui cinque anni di giunta Illy ben diverso da quello espresso sul governo Prodi nelle elezioni nazionali: il distacco fra centrodestra e centrosinistra alle regionali è risultato dimezzato, pur avendo votato nello stesso giorno con un trascinamento inevitabile a favore del centrodestra fra il voto alle politiche e quello alle regionali. E quel distacco sarebbe stato stato ancora più ridotto, se non addirittura invertito, se nel corso dei cinque anni di governo la giunta avesse messo in campo le proprie politiche manifestando un atteggiamento completamente diverso in termini di ascolto e di coinvolgimento della popolazione sui nodi politici più difficili che la maggioranza si trovava ad affrontare, a cominciare dalle scelte in campo ambientale ed infrastrutturale: la mancanza di un approccio partecipativo nelle scelte più controverse è stata la cifra più negativa dell’esperienza di governo conclusasi il 13 aprile, anche perché avveniva in un quadro politico in cui cresceva da parte dei cittadini la domanda di forme di democrazia diretta, e in cui anche il centrosinistra, e le forze politiche che lo costituivano, cominciavano a sperimentarle. In questo campo si colloca anche il nostro principale fallimento: quello cioè di non avere contribuito a sufficienza da un lato a fare crescere la mobilitazione sociale contro le scelte negative che la regione andava assumendo e, dall’altro, quello di non avere avuto la capacità e la forza, dentro il quadro istituzionale, di fare passare il principio che sulle scelte più importanti e controverse potesse decidere direttamente, in ultima istanza, la popolazione. E’ solo quando abbiamo gestito noi direttamente l’iter delle leggi, come nel caso dell’immigrazione, o quando la mobilitazione sociale si è completamente dispiegata, come nel caso della lotta contro il cementificio, che è stato possibile rompere il muro della impermeabilità istituzionale che caratterizzava una parte della giunta. Non abbiamo avuto questa forza, noi ed il resto della sinistra: rappresentavamo del resto soltanto il 10% della coalizione e numericamente non eravamo neanche determinanti per la sua sopravvivenza. Ma nessuno può rimproverarci di non averci provato, nonostante i limiti di efficacia che certamente hanno caratterizzato la nostra azione, una azione orientata peraltro più sul lavoro istituzionale che sulla costruzione di un conflitto sociale in grado di darci più peso e forza dentro le istituzioni.
Gli elettori e le elettrici del Friuli Venezia Giulia del resto ci hanno in parte riconosciuto questa funzione: nello stesso giorno delle elezioni politiche segnate dalla delusione per le
mancate promesse del governo Prodi e dal richiamo del voto utile al Partito Democratico per battere Berlusconi, il risultato della Sinistra Arcobaleno alle regionali è andato ben al di là di quello disastroso conseguito a livello nazionale, permettendoci di confermare, nonostante la collocazione nella coalizione di minoranza e quindi senza usufruire del premio di maggioranza, tre eletti della sinistra; e andando oltre, contrariamente a quanto è avvenuto nel resto d’Italia, il risultato del PRC di cinque anni prima.
Del resto l’esperienza stessa della Sinistra Arcobaleno, pur nella sua incapacità di convincere fino in fondo e di produrre un nuovo senso alla parola “Sinistra”, in Friuli Venezia Giulia ha avuto un percorso differente dal resto del paese, provando e in parte riuscendo ad andare oltre l’accordo fra le quattro forze politiche che l’hanno costituita a livello nazionale: gli Stati regionali dello scorso inverno hanno costituito una esperienza positiva che ha visto il coinvolgimento di gran parte della sinistra regionale, ben al di là dei quattro partiti, non solo nel suo atto fondativo, ma anche nella scrittura del programma con cui la Sinistra arcobaleno si è confrontata con le altre forze di Intesa Democratica, vedendone peraltro recepiti non solo parti importanti, ma anche elementi di impianto, a partire dall’approccio sulle politiche ambientali; semmai, la critica principale che dobbiamo farci è quella di non essere riusciti ad allargare la partecipazione al di fuori dei partiti non solo nel suo atto fondativo e nella scrittura del programma, ma anche in un percorso partecipativo per la definizione delle candidature.
Resta il fatto che oggi in Consiglio regionale, così come in altre importanti amministrazioni come quella di Udine, la Sinistra Arcobaleno esiste seppur nei soli termini di rappresentanza istituzionale della sinistra: e se la mancanza di partecipazione è il terreno su cui matura ed esplode la crisi della politica, dalla partecipazione bisogna ripartire, anche per quanto riguarda l’espressione della rappresentanza all’interno delle istituzioni. E’ per questo motivo che non è sufficiente il fatto che il gruppo regionale della Sinistra arcobaleno sia a disposizione delle sole forze politiche della sinistra. Dentro alla crisi della rappresentanza, è invece indispensabile che il gruppo consiliare della Sinistra Arcobaleno si metta a disposizione di tutta la sinistra , compresa quella diffusa che non si riconosce in alcuno degli attuali partiti e compresa quella parte che ha votato PD e che oggi è delusa dal modo in cui quel partito interpreta il suo ruolo di opposizione: per questo il Congresso impegna i propri organismi dirigenti a promuovere entro l’anno, possibilmente con il concorso delle altre forze politiche della Sinistra Arcobaleno, una nuova convocazione di quelli che abbiamo chiamato gli Stati generali della Sinistra regionale, per costruire insieme l’opposizione sociale ai governi Tondo e Berlusconi e per definire insieme,
attraverso l’avvio di un processo partecipativo permanente in cui ognuno possa esprimersi secondo il principio “una testa un voto”, anche l’indirizzo generale della nostra azione dentro le istituzioni regionali.
Oggi il nostro compito, il compito di tutta la sinistra, è quello di ripartire dall’opposizione: la destra ha vinto nella società e ciò è avvenuto in tutto il paese e anche in una regione come la nostra, tradizionalmente moderata, in cui prima del 2003 mai la sinistra aveva governato se non attraverso esperienze sciagurate come quelle che hanno visto la Lega e i DS sedere nella stessa giunta regionale negli anni ‘90. Ma l’azione di opposizione va qualificata nei contenuti non solo con slogan e parole d’ordine, ma coniugando lo sviluppo del conflitto sociale con la capacità di avanzare proposte convincenti in merito ai principali problemi che la società regionale si trova ad affrontare: a cominciare dall’economia e dal lavoro, dall’ambiente, dai diritti di cittadinanza, dal welfare e dall’istruzione, le emergenze di oggi, fino a comprendere gli altri temi su cui da anni la sinistra e il nostro partito caratterizzano la propria azione politica.
Sono questi i temi su cui il Congresso impegna i propri organismi dirigenti ad attivare unitariamente le mobilitazioni sociali e a costruire e a qualificare la propria opposizione alle politiche delle destre nelle istituzioni regionali: ricercando in questo un rapporto il più stretto possibile con le altre forze di opposizione, a cominciare dal PD. Le elezioni del 2003 dimostrano infatti che anche in una regione moderata come il Friuli Venezia Giulia le destre e le sue politiche possono essere battute, ma certamente oggi la sinistra non ha la forza per farlo da sola; e la collocazione moderata del PD, che è sembrato voler fuoriuscire, nelle dichiarazioni del suo segretario ma anche in tanti comportamenti concreti praticati in questi anni nella società e nelle istituzioni, dal solco di una collocazione di sinistra, non è definitiva: il PD va sfidato quotidianamente, sui contenuti, a spostare a sinistra il baricentro della sua azione politica, e questo può farlo solo una sinistra che non si limita a manifestare dei no, azione peraltro assolutamente necessaria , ma che su ogni tema è in grado di avanzare una controproposta seria e credibile. A cominciare dalle prossime elezioni amministrative, che andranno affrontate evitando atteggiamenti pregiudizialmente favorevoli o contrari alla alleanza con il Partito Democratico, ma che, a partire da un bilancio del lavoro svolto in maggioranza o all’opposizione, dovranno verificare concretamente a partire dai programmi la praticabilità di accordi di centrosinistra, opzione questa su cui puntare però apertamente in tutti i casi in cui si verificheranno convergenze programmatiche e sulle proposte di candidatura.
Con questo approccio va ricostruita l’opposizione in questa regione, una opposizione che deve avere come obiettivo la sconfitta delle destre e, in prospettiva, la ricostruzione di una coalizione di centrosinistra in questa regione e, dentro di essa, la costruzione di una sinistra più forte più unita: una sinistra che sappia andare oltre alla forza degli attuali partiti, riuscendo a parlare alla sinistra diffusa e a coinvolgerla in percorsi di mobilitazione e partecipazione alle decisioni. La proposta della costituzione unitaria di Case della Sinistra, contenuta in tre dei cinque documenti congressuali che in questa regione hanno ottenuto oltre il 70% dei consensi, va in questa direzione e va promossa e sostenuta: il Congresso impegna i propri organismi dirigenti a promuoverla capillarmente in tutti i contesti territoriali e a fare di essa il contesto di azione unitaria principale per il rafforzamento della Sinistra in questa regione. E’solo dentro una sinistra più larga e più forte, infatti, che le idee, i valori e gli interessi dei comunisti e delle classi subalterne, oggi più attuali che mai, insieme alle istanze ambientali, a quelle di genere e alle tante contraddizioni provocate dal modello di sviluppo capitalista possono trovare un seguito più largo e provare a riconquistare una egemonia nella società.
VENDOLA: " Inaudita l'idea di inviare polizia nei luoghi della formazione ". detto
http://home-rifondazione,it
VENDOLA: INAUDITA L’IDEA DI INVIARE POLIZIA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE.
Dichiarazione di Nichi Vendola, esponente Prc e Area rifondazione per la Sinistra
“L’idea di Berlusconi di inviare la polizia nei luoghi deputati all’istruzione e alla formazione – afferma il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola – è un inedito assolto. Temo che il presidente del consiglio non si rendaconto che che sta parlando degli atenei, che non sono luoghi di sovversione ma di formazione. E le stesse lotte degli studenti e dei professori sono parte integrante della storia e della cultura democrtica di queto paese: non a caso si sono formate in queste mobilitazioni intere gererazioni di dirigenti politici democratici”.
“Se Berlusconi dovesse dar seguito alle sue minacce – prosegue Vendola – la sua sarebbe una scelta di illegalità e violenza di gravità inaudita. E’ sorprendente che un governo soliamente tanto attento alla ricerca del consenso a ogni costo non si interroghi su una sciagurata riforma che sta sollevando tante proteste sia tra i professori che tra gli studenti e, invece di riflettere sui contenuti profondamente sbagliati di quella riforma speri di cavarsi d’impiccio ricorrendo alla violenza”.
Roma, 22 ottobre 2008.
ELISABETTA PICCOLOTTI: " salvano le banche e non le scuole: questa volta il re è nudo ". detto
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PICCOLOTTI, GC-PRC: SCUOLA: DAL GOVERNO SOLO REPRESSIONE.
SALVANO LE BANCHE E NON LE SCUOLE: QUESTA VOLTA IL RE E’ NUDO.
Dichiarazione di Elisabetta Piccolotti, portavoce nazionale Giovan* Comunist*
Quello di Berlusconi è un governo autoritario e antidemocratico, intenzionato a instaurare un vero e proprio stato di polizia contro il diritto democratico di tutti e tutte a manifestare il proprio dissenso. La reazione del governo contro migliaia di insegnati e studenti che in questi giorni stanno scendendo in piazza in tutta Italia è gravissima: pensare di mandare le forze dell’ordine nelle scuole e nelle università occupate è un delirio violento e repressivo.
Questa generazione non si farà rubare il futuro da un governo che pensa di imporre le proprie leggi con la forza: sarà il movimento per la libertà del sapere e della conoscenza a non retrocedere nemmeno di un millimetro, come dimostrano le tante azioni di conflitto che stanno prendendo corpo anche in queste ore in reazione alle dichiarazioni di Berlusconi. In movimento sono tutte le scuole e le università del paese, è una vera e propria insorgenza diffusa contro chi vuole fare il deserto della formazione e istruzione pubblica. Non lottano a difesa della formazione che c’è, lottano per trasformarla, progettano un futuro diverso per se stessi.
Ci vorrebbero tutti precari, ignoranti, subordinati. Salvano le banche, ma dicono di non poter salvare le scuole: il re questa volta è nudo. Per questo Le mobilitazioni non si fermeranno di fronte a nessuna divisa, tantomeno di fronte a chi pensa di utilizzare il vecchio giochino dei ‘buoni e cattivi’. Nelle occupazioni c’è l’intero mondo della conoscenza che lotta contro le sue leggi, Berlusconi farebbe meglio a prenderne atto, invece di progettare strategie repressive, sgomberando centri sociali, come ieri l’Horus di Roma, le occupazioni di scuole a Firenze e Milano, ed a ritirare immediatamente
tutti i provvedimenti sulla scuola presi in questi mesi.
Roma, 22 Ottobre 2008
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Ufficio stampa Prc
CLAUDIO FAVA: " Berlusconi vada a giocare a soldatini con i suoi nipotini .... ". detto
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23 ottobre 2008
Claudio Fava
Berlusconi vada a giocare a soldatini con i suoi nipotini…
Invece di cacciare gli amici dei camorristi dal suo governo, Berlusconi ha aperto la caccia contro gli studenti italiani, colpevoli di non apprezzare gli atti della Gelmini e i tagli forsennati imposti dal suo governo alla ricerca e all’università.
Lo afferma l’on. Claudio Fava, Segretario Nazionale di Sinistra Democratica.
Facciamo appello – prosegue il leader SD – al senso di responsabilità dei Rettori per evitare che venga compromessa, in nome di un’idea squadrista della politica, l’inviolabilità delle università italiane.
Al premer – conclude l’on. Fava – consigliamo, affettuosamente, di andare a sfogare le proprie smanie in qualcuna delle sue ville, giocando con i soldatini insieme ai suoi nipotini.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO E I FRUTTI VELENOSI DEL RAZZISMO. detto
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23 Ottobre 2008
San Benedetto del Tronto e i frutti velenosi del razzismo.
Scritto da Daniele Primavera.
Mentre i ministri leghisti e xenofobi della destra continuano a parlare di integrazione, nello stesso giorno in cui dichiarano di voler confinare i figli degli immigrati in classi separate, i velenosi frutti del governo arrivano anche a San Benedetto; e ci arrivano senza che nessuno dell’attuale pseudo opposizione parlamentare abbia sollevato la benché minima voce di dissenso. Né i colti parlamentari del Partito Democratico, probabilmente immersi nelle loro speculazioni su Darwin e “la scoperta dell’uomo” (cfr. intervista dell’on. Agostini a “Le Iene”), né gli infervorati procuratori del partito di Di Pietro hanno sollevato la benché minima opposizione ai provvedimenti del governo che hanno, di fatto, escluso la quasi totalità degli immigrati regolari dall’erogazione di contributi e agevolazioni per gli affitti.
E così mentre nelle piazze infuria un’ondata razzista senza precedenti in quello che pensavamo essere un paese orientato alla solidarietà e all’apertura, nelle aule parlamentari si consuma un atto non meno violento: da quest’anno gli immigrati regolari avranno sempre meno diritti. E non stiamo neppure parlando dei clandestini appena sbarcati a Lampedusa; parliamo degli operai che lavorano nelle nostre fabbriche, dei muratori che costruiscono le nostre case (spesso anche morendo per questo), dei camerieri che servono i nostri lauti pasti domenicali. Gente che vive e lavora esattamente come noi, ma che da oggi ha meno diritti.
La conversione in legge del decreto Brunetta, avvenuta nell’agosto di quest’anno, è stata infatti integrata da un emendamento che esclude gli immigrati che non risiedono in Italia da almeno 10 anni dalla concessione di qualunque beneficio. Anche a San Benedetto, proprio stamattina, sono state numerose le famiglie di giovani lavoratori venute per compilare la domanda, che si sono sentiti rispondere: «Spiacenti, non avete più diritto al beneficio». Erano 110 le famiglie di immigrati aventi diritto, su un totale di 439. Una gran parte di loro, per lo più famiglie monoreddito con minori, non beneficerà del già magro contributo.
Riteniamo urgente e improrogabile per le amministrazioni locali porre un freno a questa deriva, soprattutto in un territorio, il nostro, dove la presenza degli immigrati è largamente minoritaria e non si sono mai verificati grossi problemi di integrazione. Chiediamo quindi di istituire un fondo comunale (eventualmente parzialmente finanziato da Provincia e Regione) aperto anche agli immigrati, gestito tramite un bando, che assegni contributi non cumulabili con quelli già erogati, con una disponibilità sufficiente a garantire il sostegno di queste famiglie di lavoratori.
Chiediamo inoltre a tutti i partiti della coalizione di maggioranza, agli amministratori, al Sindaco, al mondo cattolico e laico di pronunciarsi su quella che si configurerà come un’emergenza sempre più pressante, qualora non siano attuati interventi pesanti ed urgenti per rimediare a questa legge scellerata.
Daniele Primavera
Capogruppo Rifondazione Comunista
Comune di S. Benedetto del Tronto
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RINA GAGLIARDI: Lettera aperta alle amiche e agli amici del Partito Democratico. detto
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24 Ottobre 2008
Lettera aperta alle amiche e agli amici del Partito Democratico.
Rina Gagliardi
Care amiche e cari amici del Pd, domani si terrà, dunque, la vostra giornata nazionale. Sarà sicuramente
una grande manifestazione di popolo, un momento intenso di partecipazione, un appuntamento rilevante della politica. Noi di Liberazione , comunque, questo vi auguriamo e ci auguriamo. In questa fase tumultuosa dell’Italia e del mondo, scendere in piazza fa bene, prima di tutto, alla democrazia, come hanno già fatto con rilevante successo la sinistra alternativa e i sindacati di base. E di fronte a un presidente del consiglio, che arriva a dichiarare guerra agli studenti e agli insegnanti in lotta e minaccia apertis verbis (salvo naturalmente la consueta smentita del giorno dopo) la piena restaurazione dello stato di polizia, l’unica risposta seria è il conflitto maturo: pacifico, coraggioso, denso di futuro. Il conflitto sale e lievito della democrazia. Sappiamo bene che, a parte le contumelie di Silvio Berlusconi e i sospetti di media autorevoli, la scelta di oggi è costata al vostro partito discussioni e divisioni: tanto più abbiamo apprezzato la decisione di confermarla. Le sirene del “dialogo ad ogni costo”, le suggestioni bipartisan, i sogni antipolitici di Grande Coalizione, almeno in questa circostanza, non hanno prevalso.
Certo, una manifestazione – anche molto grande, anche più che riuscita, anche entusiasmante – non basta. Ovvero, è l’espressione di un bisogno diffuso di agire, di esser-ci, di rompere la passività: ma non è un punto di arrivo.
Oltre il legittimo orgoglio di partito, oltre la “prova di forza”, oltre la commozione e la gioia, quando qualche centinaia di migliaia di persone cominceranno a sciamare fuori dal Circo Massimo, già le domande ineludibili della politica la faranno da protagoniste. E cercheranno nuove risposte.
La prima, la più ovvia, di queste domande recita all’incirca così: è venuto o no, anche per il Partito Democratico, il tempo dell’opposizione? Della battaglia risoluta alle sciagurate scelte del Berlusconi IV? Del contrasto attivo a quella vera e propria desertificazione della democrazia che è diventato il parlamento italiano? Secondo noi, quel pezzo d’Italia che il 13 aprile scorso, sei mesi fa, vi ha dato voti e fiducia, ritiene in cuor suo che questo tempo sia ampiamente venuto: non certo per nostalgia del bel tempo che fu o per spirito identitario o per gusto “opposizionistico”, ma per sostanziale insopportazione dello stato delle cose presenti. La crisi economica e finanziaria, il dramma sociale, l’aggressione alla scuola e al Welfare, le emergenze ambientali non pesano allo stesso modo sulla società: al contrario, si scaricano tutte sulle classi più deboli, sugli sfruttati, sui giovani. Lo comincia a riconoscere anche il vostro leader, Walter Veltroni, che pure, per mesi e in campagna elettorale, ha giudicato “obsoleta” e inservibile la nozione di lotta di classe. Lo denunciano molti dei vostri dirigenti più autorevoli: questo è un Paese malato, nel quale le disuguaglianze crescono a ritmo vertiginoso, così come crescono razzismo e xenofobia, così come rischia di diventare irreversibile un vero e proprio processo di regressione civile. Un paese nel quale – come ha detto più volte lo stesso Veltroni – il Governo occupa tendenzialmente tutti gli spazi e dissentire diventa un reato.
In un quadro come questo, al Partito Democratico spetta oggi, quasi giocoforza, una responsabilità molto grande: costruire un’opposizione credibile ed efficace, proporre all’Italia un altro progetto, prima che la nozione stessa di “opposizione” diventi una parolaccia da bandire. Tutto ciò implica, ne siamo consapevoli, un dibattito interno né rituale né agevole – e la ridefinizione di priorità programmatiche reali. Anche il tempo in cui l’identità del Pd, insomma, si esprime sostanzialmente nella rottura di ogni alleanza a sinistra, e nell’inseguimento del sogno della “vocazione maggioritaria”, ci sembra finito. Smentito dalla dura lex dei fatti, o meglio delle urgenze concrete di questa fase. Superato nel cuore e nella testa delle tantissime persone che domani saranno a Roma – felici di essere studenti in lotta, precari in agitazione, prof e maestri che non si vogliono far estinguere, operai in cerca di salari decenti, urbanisti che non si realizzano nelle “grandi opere” e mille altri soggetti di un’Italia che non ci sta.
Ma c’è un secondo, forse più importante interrogativo, al quale si dovrà pur rispondere, e concerne l’identità strategica del Pd: dove si colloca, oggi e domani, il Partito Democratico? In un “centro” indistinto, interclassista ed ecumenico, oppure a sinistra, sia pure una sinistra moderata, di governo, liberal-democratica, socialdemocratica, postnovecentesca? Nella sua, finora, breve storia, voi – i vostri gruppi dirigenti – avete cercato di inverare la prima ipotesi: la speranza era quella, come si dice gergalmente, di “sfondare al centro”, mettendo in soffitta le proprie radici di sinistra e conquistando il consenso dell’elettorato moderato. Ma proprio questa scommessa è stata perduta – e i risultati sono stati pesantissimi, non solo per voi, ma per l’Italia. La scomparsa dalle istituzioni rappresentative della sinistra politica e la contestuale radicalizzazione (in senso populista ed eversivo) delle destre di governo, mentre quasi un terzo del paese rimaneva imprigionato – inattivo – nella gabbia centrista: non è questo il triste e drammatico equilibrio dell’Italia del 2008? Con la sua consueta lucidità, uno degli ultimi “grandi vecchi” della politica italiana, Alfredo Reichlin, ha analizzato questo quadro e ne ha tratto, in un articolo recente dell’”Unità”, una conclusione inequivoca: di fronte al crac del neoliberismo e del bushismo, il compito essenziale e più urgente è la ricostruzione di una sinistra – e, di più, di una cultura della sinistra capace di fronteggiare i baratri che si sono spalancati. Nessun meccanico “ritorno al passato”, ma la capacità di riattraversare criticamente le esperienze già fatte, le sconfitte subite, le ragioni che non hanno perduto attualità. Come Rossana Rossanda e Fausto Bertinotti, anche per Reichlin la sfida si gioca a quest’altezza impervia: misurarsi fino in fondo con la crisi attuale e lavorare ad una nuova idea di società. Ma per poterla giocare con una qualche possibilità di successo, serve evidentemente una discontinuità: un bilancio critico e rigoroso, per esempio, dell’ubriacatura neoliberista di questi anni; la riconquista di un “punto di vista” autonomo dall’ideologia dominante (e dalle paure rappresentate come dominanti); la fine dell’inseguimento degli avversari sul loro stesso terreno (sicurezza, immigrazione, ambiente, bellezze della privatizzazione). Anche qui, alla fin fine, dovrebbe esser chiaro che un tempo è definitivamente tramontato: quello in cui il Pd doveva dar prova, prima di tutto e quasi soltanto, di aver rotto con le proprie radici storiche e di poter legittimamente aspirare, in conseguenza, al governo del Paese. Non serve più fare i primi della classe nell’occidentalismo, nel privatismo, nel monetarismo. Non serve più sparlare ad ogni piè sospinto dei vizi di tutto ciò che è pubblico, ora che la destra di tutto il mondo torna “alla grande” a impadronirsi dell’uso della leva pubblica – naturalmente nella direzione più subalterna possibile agli interessi del mercato. E non serve quasi a nulla il semplice “temperamento” degli eccessi della destra (come ha fatto il Pd della Lombardia a proposito delle classi segregate per i bambini immigratti), nell’illusione di contenerli e di riuscire a guidare il processo: l’esito, facilmente, è che si è scavalcati da tutti, a destra e a sinistra, mentre il disagio e la rivolta di massa non trovano alcuna sponda politica adeguata per crescere – e vincere. Vincere, ecco il verbo che stiamo tutti rischiando di dimenticare o di mettere in un cassetto. Ma senza una sinistra degna di questo nome, vincere rimarrà l’utopia del XXI secolo. Care amiche e amici del Pd, possibile che questi non siano anche e soprattutto le vostre domande e le vostre inquietudini?
Rina Gagliardi
da Liberazione del 24 ottobre 2008
Rifondazione per la sinistra
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GRAZIELLA MASCIA: " Berlusconi ha paura del movimento degli studenti". detto
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23 Ottobre 2008
Berlusconi ha paura del movimento degli studenti.
Graziella Mascia
Le minacce di Berlusconi di schierare la polizia nelle università sono solo la dimostrazione che questo governo ha paura di un movimento che si allarga ogni giorno di più.
Si tratta di giovani che manifestano una netta contrarietà ad un progetto autoritario delle destre che porta con se un’idea restrittiva della formazione e della conoscenza.
Insieme ai tagli di spesa per scuole ed università si vuole sostanzialmente tagliare la possibilità per milioni di ragazzi di accedere ai saperi e costruire un proprio punto di vista critico.
Migliaia e migliaia di studenti italiani in questi giorni scendono in piazza per dire no ad una cosiddetta “riforma” di cui avvertono tutta la negatività e allo stesso tempo esprimono una forma di identificazione di se. Difficile dire se esiste già un progetto alternativo dietro a questo no e quali sia, ma certamente è chiaro a tutti il rischio della distruzione dei contenuti e dei valori che hanno caratterizzato la storia della scuola pubblica in Italia per molti decenni:la scolarità di massa come elemento costitutivo della cittadinanza , un’idea della libertà individuale e della capacità di lettura critica del mondo, il significato dell’uguaglianza e del riconoscimento dell’”altra/o”. Infatti la figura del maestro unico, i grembiulini rosa e azzurri, le classi separate per i bambini immigrati sono i tratti caratterizzanti di questa controriforma della Gelmini.
Berlusconi minaccia perciò l’uso della forza e della violenza poliziesca non per difendere il diritto allo studio ma al contrario per impedire la presa di coscienza di milioni di studenti.
Ma l’onda crescente della protesta non potrà essere fermata dalle minacce perchè ha già superato i confini del nostro paese: anche in Francia ed in Grecia gli studenti protestano, è un fenomeno che può cambiare in modo straordinario la democrazia in Italia e in Europa.
Graziella Mascia
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FABIO MUSSI: " " LA FRANTUMAZIONE DELLA POLITICA ". detto
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22 Ottobre 2008
La frantumazione della politica
Fabio Mussi
Il mercato non si autoregola, ci vuole lo Stato. I banchieri sono “banksters” (banchiere più gangster). Il “supercapitalismo” globalizzato e finanzia rizzato ha spremuto risorse umane e naturali, portando l’umanità sulla soglia di una crisi economica e sociale planetaria e di un collasso ambientale.
Declina l’egemonia americana, siamo al tramonto della leadership mondiale degli Usa. L’Italia è il Paese Ocse in cui nell’ultimo quarto di secolo è cresciuta di più e più rapidamente la distanza tra ricchi e poveri, cioè la diseguaglianza.
Non c’è una parola di mio in quel che ho scritto fin qui: sono frasi che si leggono correntemente su qualsiasi quotidiano dei più vari orientamenti. Aggiungo subito che abbiamo sotto gli occhi lo sviluppo impetuoso di un movimento che nasce nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca, sulla questione cruciale della conoscenza, privo di padri parlamentari, politici e sindacali. Perché allora quel che resta della sinistra appare stonato, marginale, irrilevante? Per sua colpa, per sua colpa, per sua grandissima colpa.
E’ evidente, ad un anno di distanza, che la formazione del Partito democratico ha spostato la parte maggioritaria della sinistra italiana in una terra di nessuno dove dubito potrà restare ancora a lungo. La crisi di quel progetto è già evidente, e non solo per ragioni elettorali. La batosta della ”Sinistra arcobaleno” alle elezioni politiche ha aggravato la frammentazione, la crisi culturale e lo stato di sradicamento in cui si sono trovate, in un tornante cruciale, le forze e i gruppi alla sinistra del Pd. Non esistono ripari simbolici e identitari a questa radicale incapacità di stare dentro i conflitti moderni ed essere popolari, nel senso di rappresentare bisogni, figure e forme della società, e di “creare società con la politica”, come dice Mario Tronti.
Se il problema è far sopravvivere qualche sezione del ceto politico, è meglio uscire tutti di scena e togliere l’inutile ingombro. Se il problema è un altro, e cioè restituire peso ad un’altra idea della società, produrre idee oltre che subirne, incidere sugli equilibri politici, allora vale la pena di provare ancora. Partendo dall’Italia e dal mondo, non da noi stessi. Ci vuole un partito politico, e un partito dai tratti innovativi, alla sinistra del Pd. Il tempo stringe. Una parte importante di questo Paese si sta muovendo. Non c’è alternativa alla Costituente della sinistra, che potrebbe ora davvero aprirsi in un rapporto fecondo e vero con soggetti indipendenti dal berlusconismo. E ribelli.
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CLAUDIO FAVA: " Berlusconi e il suo ministro dell'istruzione degni attori di cabaret ". detto
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Claudio Fava
Berlusconi e il suo ministro dell’istruzione degni attori di cabaret….
Dopo che il capo del governo si è accorto (oppure qualcuno glielo ha detto) che in Italia manifestare pacificamente è un diritto sancito dalla Costituzione, ecco un’altra trovata di Berlusconi da Pechino, degna battuta da cabaret o da bagaglino: hanno capito male i giornalisti, non ho mai pensato alla polizia negli atenei.
Eppure il video della conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi è inequivocabile: sapranno giudicare gli italiani.
Non è da meno il titolare del dicastero di Viale Trastevere: oggi dal Senato addirittura parla irresponsabilmente di campagne terroristiche che diffondono false informazioni.
E’ forse una falsa informazione il fatto che il fondo per le Università italiane passa da oltre 7 miliardi euro del 2008 ai 6,8miliardi per il 2009, e che nel 2011 ci si fermerà a 6 miliardi di euro?
E’ forse una falsa informazione il fatto che i fondi per il diritto allo studio, insomma i fondi per i meritevoli e bisognosi, saranno tagliati nel 2010 di oltre 43 milioni di euro?
Sono dati desunti da atti ufficiali del governo: dove sta la manipolazione terroristica e mediatica della sinistra?
Il punto vero è che all’attuale governo italiano – a differenza degli altri partner europei – non interessa nulla del futuro dei giovani e della ricerca.
E’ per questo che fanno bene gli studenti, i docenti, i ricercatori del nostro Paese a protestare contro questa vergogna.
CLAUDIO FAVA: " Buona manifestazione a voi ". detto
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Buona manifestazione a voi.
Claudio Fava
Cari amici del PD,
Sinistra Democratica condivide con voi l’urgenza di riportare la passione civile e politica dell’opposizione fuori dai palazzi e dai salotti televisivi per restituirla al paese.
Con questo spirito avevamo proposto in una lettera aperta a Walter Veltroni di lavorare insieme per costruire un unico grande appuntamento dell’opposizione democratica. Avremmo voluto che la giornata del 25 ottobre fosse questo: un modo per rilanciare non nel chiuso di una riunione ma nelle strade e nelle piazze italiane i segni di un nuovo progetto politico e di un nuovo centrosinistra. Ci è stato proposto di aderire, da ospiti, a una manifestazione che il PD intendeva solo come propria: altra cosa, insomma. Ecco perchè oggi non saremo in piazza con voi a Roma.
“Fare insieme” non può ridursi a un’astratta vocazione unitaria né può ricondurre tutto a un solo, pur autorevole, partito. Vuol dire piuttosto mettere da parte autosufficienze e presunzioni per impegnarsi insieme nell’interesse di un paese malato, impoverito, soggiogato dai facili feticci di questo governo, orfano di una pratica politica che sia anzitutto luogo di cittadinanza di valori condivisi.
E’ questo il terreno su cui si è schierata Sinistra Democratica. L’impegno per una sinistra che vuole finalmente cambiare se stessa, che intende mescolare i segni e i semi di più culture politiche, che saprà ritrovarne la lingua perduta. A patto che la lingua della sinistra non sia più liturgia da ceto politico, esercizio di accademia, celebrazione dei santi e dei profeti. Dev’essere un alfabeto che sappia parlare al paese, che riesca a farsi capire e a farsi ascoltare.
Servono parole nuove. E un nuovo sguardo sulle cose che scuotono l’Italia, che ne corrodono le radici di civiltà, che umiliano i diritti e i doveri, che scatenano le guerre dei penultimi contro gli ultimi. Serve una nuova sinistra che non sia solo un’idea nobile e vaga ma uno strumento concreto della politica, un progetto che raccolga storie collettive e passioni civili, che superi i vecchi recinti, che si ponga il problema di riscrivere il racconto di questo tempo senza accomodamenti.
Serve anzitutto il coraggio dei nostri pensieri, quelli che ci siamo scambiati a bassa voce in questi mesi, dopo aver capito che nel voto di aprile non c’era un epilogo ma il principio di qualcosa. I pensieri di chi non crede in una sinistra ridotta a un museo, che non si rassegna al corso dei tempi e al suo senso comune. Serve il coraggio di tutti per non fabbricare una sinistra di pochi.
E questo coraggio, amici del Partito Democratico, che dobbiamo recuperare e condividere insieme. Per una giornata come questa che ci vede lontani, ci sarà il tempo di impegno comune, ciascuno nella propria autonomia: noi, con la convinzione che cambiare questo paese è possibile.
Sarà il compito primario di ciò che noi chiamiamo sinistra.
Sarà l’impegno di Sinistra Democratica.
RITA BORSELLINO - UN APPELLO PER RITA BORSELLINO AL PARLAMENTO SICILIANO. detto
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Un appello per Rita Borsellino al Parlamento Siciliano.
Sono passati ormai sei mesi da quando, per la prima volta nella storia della repubblica italiana, la Sinistra è stata esclusa dal Parlamento. Quel 13 e 14 Aprile la stessa sorte è toccata alla classe dirigente siciliana che sotto il nome di Rita Borsellino e della Sinistra l’Arcobaleno pensava di proporre un vero cambiamento ad una Regione oppressa dalla politica del clientelismo e degli sperperi. In quel triste giorno – come era successo 2 anni prima- la lista che portava il nome della sorella del giudice ucciso dalla mafia si fermò al 4,9% non raggiungendo quella soglia di sbarramento – il 5 per cento- necessario per entrare nell’Assemblea regionale siciliana. Quando nel 2006 venne eletto per la seconda volta Presidente della Regione Totò Cuffaro, che si dimetterà dopo appena 2 anni in seguito alla condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, a Rita Borsellino venne attributo il delicato compito di guidare l’opposizione in un momento delicato in cui la Sicilia risulta essere la Regione con il più alto tasso di disoccupazione in Italia. L’On. Borsellino ha saputo svolgere il suo lavoro con una passione,un senso di responsabilità e rispetto per le istituzioni tale che nel 2008 in occasione delle elezioni anticipate fu indicata dalla Sinistra e dal candidato presidente l’On. Anna Finocchiaro come la persona più adatta a ricoprire la carica di Presidente dell’ARS. Ed ecco che ritorniamo a quel 13 e 14 Aprile che ha visto Raffaele Lombardo diventare governatore della Sicilia con una pioggia di voti e Anna Finocchiaro, prima dei non eletti, optare per il Senato della Repubblica dove diventa Presidente dei senatori del Partito Democratico. Da quel momento all’Assemblea Regionale Siciliana è rimasto un seggio vacante – perché non assegnato dopo le dimissioni dell’On Finocchiaro – e sul quale giuristi e politici hanno molto discusso, fino alla giornata di martedì 21 Ottobre quando la Commissione verifica poteri dell’ARS ha espresso il parere di assegnare quel seggio al Partito Democratico, suscitando tra molti un sentimento di indignazione e stupore. E’ per questo motivo che l’associazione nazionale Un’Altra storia ha lanciato un appello indirizzato al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana e ai capigruppo dell’ARS contro il parere espresso dalla Commissione verifica poteri Ars sull’assegnazione del seggio al Pd. A firmare per primi l’appello sono stati personaggi come Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Catena Fiorello, Simona Mafai, Padre Gianni Notari, Roy Paci, Valeria Ajovalasit, Anna Bucca, Lucia Sardo, Vito Lo Monaco, Eugenia Bono, Gilberto Idonea e Paolo Lucarelli. Penso sia importante far sentire anche la nostra voce, la voce della gente comune, per permettere ad una donna che ha impegnato parte della sua vita a diffondere il principio di legalità e della lotta alla mafia, ma che soprattutto ha dimostrato come in Sicilia si possa fare ancora una politica pulita e per la gente. L’appello può essere sottoscritto collegandosi al sito ufficiale dell’associazione Un’Altra storia: http://www.unaltrastoria.org.
*Sd Ribera, studente fuori sede Bologna
CAGLIARI: BERTINOTTI " ripartire dai territori sì, ma dalla loro autonomia ". detto
Da LIBERAZIONE
Convegno del PRC a Cagliari.
BERTINOTTI: RIPARTIRE DAI TERRITORI SI’, MA DALLA LORO AUTONOMIA.
Walter Falgio.
Non esistono soluzioni da materializzare con la bacchetta magica. Questa crisi ci dice che il meccanismo si è inceppato e che il meccanismo deve essere cambiato. Ma con gradualità, immaginando un nuovo paradigma dello sviluppo che parta dall’«addensamento di culture» dei territori. Fausto Bertinotti, ieri a Cagliari, tira le fila del convegno sull’autonomia promosso da Rifondazione comunista. La disamina della realtà è difficile e stavolta non sarà «la presa del Palazzo d’Inverno» a risolvere tutto in un colpo. Si parte da sinistra, non ci sono dubbi, anche se il presidente della Fondazione della Camera preferisce non addentrarsi troppo nell’identificazione dei confini del “termine”. «Noi», dice Bertinotti, specificando il carattere aperto e inclusivo dell’identità, «dobbiamo pensare un nuovo modello economico e politico». E per far questo si può ricominciare dal locale.
Una sfida apertissima e stimolante quella lanciata da Rifondazione in Sardegna. Sfida centrata prima di tutto sui concetti di autonomia, identità e federalismo. Luigi Cogodi mette subito in chiaro che si tratta di una autonomia nuova «intesa come riscatto sociale, relazione, al contrario della separazione». Si tratta di un’identità complessa, «non autoreferenziale». Il giurista Antonio Pigliaru ricordava che si poteva essere sardi senza essere costretti a pensare in una sola lingua. E si tratta di rielaborare un modello di federalismo al di là delle pulsioni separatiste della destra. Cogodi immagina un percorso che conduca a una rinascita della società e della politica che inizi proprio dalla Sardegna. Perché in Sardegna tra meno di un anno si torna alle urne, con l’auspicio, sottolineato dal presidente della Regione Renato Soru, che l’Isola «faccia da diga al centrodestra imperante».
Sulla necessità di una inversione di rotta sono tutti d’accordo. Basta osservare, e lo fa benissimo l’architetto Sandro Roggio, che le conseguenze di una dissennata speculazione edilizia sono anche le alluvioni, le vittime e i disastri di questi giorni a Cagliari e dintorni. Scontato rimarcare il crollo di Wall Street e le immani conseguenze planetarie. «Il capitalismo globalizzato ha cambiato il mondo contro di noi e ha eroso la sovranità popolare. La crisi del capitale finanziario può portare a una ristrutturazione poderosa dell’economia contro il lavoro e contro il salario. Stavolta però non possiamo rispondere con delle toppe», continua Bertinotti, «non possiamo tornare al capitalismo fordista. Se si pensa una nuova forma di economia a questa è necessario associare una nuova forma di statualità». Nella storia le due riforme sono sempre andate di pari passo. L’osservazione dall’alto delle istituzioni rappresentative conferma questa necessità: «I parlamenti sono ridotti a mere caricature. Oggi scontiamo una pesante pressione degli esecutivi sui parlamenti», spiega Bertinotti. E ancora: «In seguito alla crisi economica le decisioni importanti sono state assunte soltanto dalle banche e dai governi». Un tempo bisognava rispettare i parametri di Maastricht ma è sufficiente che gli imperi finanziari collassino per rimettere tutto in discussione, a partire dagli i interventi statali sull’economia. «Pensavo che la nazionalizzazione delle banche fosse un retaggio dei comunisti», ironizza Bertinotti, «e invece adesso passa coma una soluzione inventata dal primo ministro britannico Gordon Brown».
Ricostruire il profilo di un’alternativa non sarà facile. E partire dal territorio «non vuol dire assumere un atteggiamento basista», specifica Bertinotti. Non si tratta semplicemente di ricominciare dal basso. «Bensì vuol dire riconoscere il territorio come possibile base di un progetto che scali la dimensione mondiale a partire da una radice fondante».
Il territorio con le sue sfaccettate culture, identità, autonomie, come leva per scardinare e ricostruire nuove forme di società e protagonismo popolare è quindi la sfida lanciata da Cagliari e accolta da Fausto Bertinotti. In un momento storico nel quale, per la prima volta dopo la sconfitta del fascismo, la sinistra italiana è minoritaria nel Paese reale. I padri nobili a cui ispirarsi nella individuazione di questo percorso, citati praticamente da tutti i relatori, sono Antonio Gramsci ed Emilio Lussu. Il segretario regionale sardo di Rifondazione, Michele Piras, non a caso così sintetizza il pensiero del leader sardista: «Perché uno stato sia democratico la democrazia deve essere realizzata nella società». Realizzata con un processo di rinascita popolare che parta dalle forze vive della società. All’epoca contadini e pastori, oggi masse di precari in coda per un posto in un call center.
26/10/2008
ANCHE A RIMINI LA COSTITUENTE DELLA SINISTRA. detto
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Anche a Rimini la costituente della sinistra.
La netta vittoria della destra e la contemporanea sconfitta elettorale della sinistra, la sua frantumazione dopo un infelice tentativo di unità, i limiti evidenti comparsi nella stagione congressuale, lasciano aperti e irrisolti due problemi: l’organizzazione di un’opposizione sociale, politica e culturale al governo della destra e la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra. Le due questioni sono fra loro intrecciate, nei temi e nei tempi. Come questo può avvenire è tema di un confronto che deve vedere la partecipazione di tutti quei soggetti che credono nella critica politica senza rifuggire dalla stessa.
La profonda crisi economica e sociale, dettata dalla finanziarizzazione e dalle rendite in economia apre un paradosso. Da un lato le contraddizioni di questo modello sono sotto gli occhi di tutti. Dall’altro lato la sinistra italiana macina sconfitte, annaspa nel vuoto, è in crisi d’identità. La sinistra rischia di sparire quando i suoi avversari storici sono scossi fin dalle fondamenta e proprio quando la società avrebbe bisogno di un progetto di alternativa che parta dall’ambiente, dalla partecipazione, dall’affermazione dei diritti, insomma, di un progetto di sinistra.
I congressi di partito pur nella loro diversità, fanno emergere progetti che non vanno al di là di qualche mese, al massimo si spingono fino alla soglia delle prossime scadenze elettorali, amministrative ed europee, della prossima primavera. La sinistra appare prigioniera, più che immersa, di un presente che ne esalta l’autoreferenzialità e le spinte identitarie. In questo modo non può nascere niente. La sinistra deve rimettersi in cammino, cercando la direzione giusta se vuole essere un soggetto di trasformazione democratica della società. Per questo è indispensabile una analisi collettiva delle nuove contraddizioni. Solo dallo sforzo della risoluzione dei nuovi problemi può rinascere una sinistra che dia risposte alla tremenda crisi di civiltà che fa da sfondo a tutte le vicende contemporanee. Una sinistra senza aggettivi, memore del passato ma non prigioniera di esso e delle sue categorie, una sinistra capace di produrre senso, non solo di cercare consensi.
La scommessa del Partito democratico, risulta debole, insufficiente e lascia un grande vuoto a sinistra. Ma questo spazio non può essere riempito senza una forte soggettività di pensiero e di azione, di fronte all’attuale sconfitta c’è il pericolo concreto che prevalga una scelta contemplativa o un generico ribellismo.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi è consapevole che le scelte vanno fatte. Occorre quindi aprire una riflessione pubblica sui grandi temi che riguardano il sistema globale e anche su quelli che riguardano il governo locale che hanno tratti comuni: l’aggressione all’ambiente, la precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, lo svuotamento della democrazia e la tecnicizzazione dei sistemi di governo. Tutto ciò produce astensione e sfiducia verso la politica.
La crisi della sinistra non ha però cancellato l’esistenza di centri di iniziativa e produzione culturale. Da questi giungono idee, pratiche, indicazione oltre che la preziosa disponibilità a partecipare in prima fila alla costruzione di una opposizione alle destre per un nuovo soggetto di alternativa. Raccogliere e mettere a confronto queste esperienze che se lasciate isolate rischierebbero di esaurirsi è un passo decisivo nella costituente di una nuova sinistra. Per questo la discussione che proponiamo sarà aperta e non circoscritta ad ambiti partitici. Non è l’identità del passato che cerchiamo, ma quella del futuro.
Se condividi la necessità di incontrarci per discutere ci vedremo
LUNEDI’ 27 OTTOBRE 2008 ALLE ORE 21.00
presso
CASA DELLA PACE, VIA TONINI 5 – RIMINI
(VICINO MUSEO COMUNALE)
Siete pregati di diffondere la notizia ad amici, compagni e conoscenti
info: 346.3756798; 334.6766149
ANCHE IN CALABRIA LA COSTITUENTE DELLA SINISTRA. detto
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Anche in Calabria la Costituente della Sinistra.
Sabato 29 settembre assemblea congressuale con Fabio Mussi.
Si è riunito a Lamezia Terme il coordinamento regionale di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo. L’incontro introdotto dal coordinatore regionale Nuccio Iovene è stato concluso da Gianni Zagato della direzione nazionale del movimento. La crisi finanziaria internazionale e le sue pesanti conseguenze non solo sulla vita di tanti piccoli risparmiatori quanto anche sull’economia reale (in termini di aumento della disoccupazione e crisi di interi comparti produttivi, crollo dei consumi e aumento drammatico delle diseguaglianze..) testimonia l’acutezza delle contraddizioni del capitalismo all’epoca della globalizzazione e contemporaneamente l’attualità, oltre che la necessità, di un pensiero e di una politica di sinistra. Le ricette conservatrici e neoliberiste si sono rivelate tutte fallimentari e si assiste al paradosso che per salvare banche e assicurazioni i teorici del libero mercato ricorrono alle nazionalizzazioni, riversandone i costi su tutti i contribuenti.
Questa situazione economica e sociale viene aggravata nel nostro Paese dalle politiche del Governo Berlusconi. Nei primi mesi l’esecutivo ha confermato la sua vocazione a risolvere i problemi personali del Premier con misure come il lodo Alfano, ad umiliare il mezzogiorno con il taglio delle risorse destinate alle infrastrutture ed allo sviluppo del sud ed il federalismo fiscale, a smantellare la scuola pubblica suscitando la sacrosanta protesta di studenti, insegnanti e genitori, a mettere in ginocchio gli enti locali tagliando l’ICI e le risorse loro destinate, riducendo i fondi delle politiche sociali in un Paese in cui i poveri reali e quelli potenziali –come denuncia la Caritas- sono ormai 15 milioni. Mentre segnali incoraggianti arrivano da una società che si rimette in movimento per contrastare queste politiche sciagurate, l’opposizione tarda ad affermarsi con efficacia e soprattutto ad unirsi come sarebbe necessario. Continuano quelle divisioni e spinte identitarie, la volontà di andare da soli, che sono state alla base della recente sconfitta elettorale.
Sinistra Democratica non si rassegna a questa deriva e ha proposto a tutte le forze disponibili l’avvio di una COSTITUENTE DELLA SINISTRA che punti a dare vita ad una nuova ed unitaria forza della Sinistra. Proposta che sarà al centro dell’assemblea congressuale regionale di SD che si terrà a Lamezia il prossimo 29 novembre alla presenza di Mussi.
Questo percorso avrà in Calabria una sua prima verifica già a partire dalle prossime amministrative dove punteremo, per le provinciali di Cosenza e Crotone, ad ampie aggregazioni delle forze della sinistra sulla base di convergenze programmatiche e di una reale volontà di cambiamento della situazione regionale e nazionale. SD è infatti impegnata per la costruzione in Italia di un nuovo centro sinistra in grado di governare e cambiare le cose. Non è questo, e lo ribadiamo da tempo, il giudizio sulla situazione calabrese dove il centrosinistra che governa la Regione non si è dimostrato all’altezza dei problemi e delle sfide complesse che la Calabria pone. Senza pregiudizi e ipocrisie anche su questo SD farà nella sua assemblea congressuale regionale valutazioni e proposte.
ANCONA: Una nuova sede di SD per costruire LA SINISTRA. detto
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Ad Ancona una nuova sede di Sd per costruire la Sinistra.
di CLAUDIO MADERLONI
Giovedì 13 novembre, Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Democratica, sarà con noi per inaugurare la nuova sede di SD a Torrette di Ancona, via Esino 65, e poi a Falconara, alle 21.15 presso il centro culturale Pergoli, in piazza Mazzini , per parlare dei problemi dell’Italia e delle risposte di Sinistra Democratica.
Due momenti importanti, e non solo per noi, significativi del fatto che ora c’è una prospettiva nuova, un orizzonte cui guardare per affrontare questi momenti difficili.
Finalmente una nostra sede, ampia, spaziosa, capace di essere la casa de” la Sinistra”, capace di diventare il luogo dove si possano incontrare tutti coloro i quali non si arrendono, coloro che vogliono cambiare, da protagonisti, la situazione politica italiana.
Del resto, il momento è, a dir poco, drammatico.
La dichiarazione, poi smentita, del Presidente del Consiglio sull’invio della polizia nelle scuole è stata dirompente, più del risultato elettorale, più delle leggi ad personam, più di tante malefatte che in pochi mesi questo governo della destra è riuscito a compiere.
Un annuncio scioccante, che ci ha ricordato Scelba, le cariche della polizia, fino ad arrivare al G8 di Genova.
Infatti, oltre le smentite e le reali conseguenze pratiche, quello che più preoccupa e disorienta è la reale motivazione che spinge un capo di governo ad usare queste espressioni, certi atteggiamenti. Il Presidente del Consiglio non può essere un facinoroso, uno che soffia sul fuoco, ma una persona che pesa le parole e l’eco che le sue affermazioni hanno sui mezzi di comunicazione. Quindi, se consideriamo che il nostro capo del Governo, dal punto di vista mediatico non è proprio uno sprovveduto, dobbiamo pensare che le sue dichiarazioni siano un monito per molti, qualcosa che non ci piace.
Le sue parole non erano rivolte solo a quei ragazzi che, giustamente dico io, oggi protestano perché vogliono una scuola pubblica, una università basata sul merito, dove non ci siano discriminazioni, dove il lavoro precario non sia la regola, ma anche e soprattutto alle tante persone di sinistra che sabato 11 ottobre hanno sfilato a Roma, gridando:” Noi ci siamo!”, quelle minacce erano rivolte anche alla CGIL, che cerca di resistere agli attacchi della Confindustria e di molti Ministri, a tutti coloro che non ci stanno, che creano nervosismi, non solo dalle parti della maggioranza.
In questo momento, quindi, il fatto che il coordinatore della Sinistra Democratica venga nella nostra provincia è un segno importante per noi, un segno anche di attenzione da parte dei nostri dirigenti per un territorio che in questi anni ha lavorato molto per l’unità della sinistra e oggi è fortemente impegnato per la costituzione di un partito della sinistra, che sappia raccogliere il meglio della tradizione guardando avanti.
Una sinistra forte e ampia, plurale e radicata, che sappia rappresentare il mondo del lavoro e della cultura, che lotti contro le mafie e le angherie dei potenti e dei malfattori, che sappia dare risposte alle grandi questioni, economiche, ambientali, contro tutte le guerre, che si ponga saldamente a difesa della nostra Costituzione, che creda nell’Europa dei popoli, che abbia una voce forte e autorevole per ridare speranza.
Ad Ancona ci stiamo muovendo, stiamo dando vita ad una associazione per la sinistra, stiamo raccogliendo adesioni, e lo stesso faremo ovunque sia possibile. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere e motivare le persone a partecipare alla creazione del nuovo soggetto della Sinistra.
L’apertura della nuova sede, quindi, non è affatto in contraddizione con questo progetto. La nuova sede di Sinistra Democratica non servirà ad affermare un’identità, ma a riaffermare la missione stessa del nostro movimento, nato per unire e non per dividere, nato per sciogliersi, nato per indicare una strada, un percorso. Speriamo che altri si convincano che questo è l’unico modo per riuscire a ritrovare e soprattutto a ridare fiducia a tutti quelli non si sentono attratti dalle forze in campo, ma che sentono l’urgenza del momento, che non vogliono rassegnarsi.
Dicevo qualche giorno fa del documento che stiamo preparando, il quale sarà valido e avrà forza solo se potrà contare sulle modifiche apportate da quanti ancora oggi non sono qui con noi, ma che sentono la necessità di lavorare per una società nuova. Spero molto che questo avvenga, spero di ritrovarmi in tanti, a discutere, a fare, perché vorrà dire che finalmente le vecchie questioni saranno state definitivamente abbandonate, relegate fra i ricordi che non fanno più male, ma che insegnano a non fare più gli stessi errori. E poi spero che arrivino i nuovi, quelli che fino ad ora non si erano impegnati, spero che arrivino i giovani, coloro che oggi si battono per difendere l’istruzione, che, pur nel rispetto della singola battaglia, riconoscano la nostra forza come il mezzo per affermare i propri diritti, in tutti i campi.
Ecco quello che penso, un movimento nuovo, nelle idee, nella pratica politica quotidiana, capace di agire nelle istituzioni dopo aver ascoltato, studiato, capace di stare in prima fila nelle lotte e libero da logiche individuali, un collettivo capace di essere un grande strumento di partecipazione, e sono sicuro che giovedì 13 novembre, la presenza di Claudio Fava sarà un grande incoraggiamento.
Parleremo con lui delle nostre ambizioni, delle prossime sfide e il nostro coordinatore provinciale Riccardo illustrerà il lavoro svolto fino ad oggi, ma non per congratularci fra di noi, quanto per programmare meglio le iniziative future.
Per tali motivi rivolgo un appello a partecipare a tutti indistintamente, a questo e ai futuri appuntamenti, perché stiamo creando le fondamenta di qualcosa di nuovo e duraturo, e non basterà ritrovarsi e congratularsi a vicenda, ma ci sarà da fare, subito.
Ciao, vi aspettiamo.
SOFIA CIARDIELLO: " Referendum! Referendum contro il decreto Gelmini che è legge ". detto
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Referendum! Referendum contro Il decreto Gelmini che è legge.
di SOFIA CIARDIELLO
Si, il Referendum ora è la nostra arma.
L’arroganza del Governo e della maggioranza sono arrivati dove si sperava non arrivassero. Incuranti delle proteste di studenti, insegnanti e genitori hanno convertito in Legge il Decreto Gelmini. Si, proprio così, quel maledetto provvedimento che farà tornare indietro di decenni la scuola italiana è stato approvato dal senato.
Anche oggi le strade di Roma e di tantissime città sono state invase dai colorati e allegri, cortedi degli studenti ma ministri e senatori sono andati avanti schiacciando come caterpillar i sassi, le giuste rivendicanzioni dell’Onda.
Ciò che risulta davvero insopportabile, oltre al merito del provvedimento, è l’assoluta incapacità di ascolto delle ragioni del mondo della formazione che pone questioni che riguardano il futuro non solo di ragazzi e ragazze ma del paese stesso.
In realtà oltre alle ormai note esigenze di cassa che sono dietro a quanto la Gelmini ha scritto sotto dettatura di Tremonti, vi è un più complessivo disegno del governo di privatizzare tutto il privatizzabile e anche di più: scuola, formazione, università, sanità, ecc.
E in questo modo si mettono si mettono in discussione diritti primari sanciti dalla nostra Carta Costizionale con leggi ordinarie, quando va bene, con atti amministrativi quando va male.
E adesso come reagirà l’Onda che in queste settimane è dilagata varcando le soglie di scuole e università per riempire piazze e strade? La serietà e la consapevolezza di questo movimento come saprà tradursi in atti che non disperando il patrimonio accumulato in questi giorni?
La politica, la Sinistra debbono sapersi fare interlocutori credibili e affidabili e proseguere insieme all’Onda, agli insegnanti, ai genitori la giusta battaglia per la costruzione di un futuro migliore. Ed allora insieme subito promuoviamo la raccolta di firme per il referendum abbrogativo contro la fine della scuola
E’ possibile, facciamo!
CLAUDIO FAVA: " SUBITO IL REFERENDUM ". detto
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Claudio Fava
Si parta subito con la raccolta firme e con un comitato per il Referendum contro la Legge Gelmini.
Quando, con protervia ed arroganza, un governo non ascolta chi – genitori, docenti, studenti insieme – esprime la propria contrarietà verso un provvedimento che distrugge di fatto la scuola primaria, quando un governo addirittura non rispetta neanche l’opposizione parlamentare e va avanti con i propri disegni restauratori in un settore strategico per l’Italia come quello della conoscenza, è il momento allora di far esprimere democraticamente i cittadini italiani.
Si parta subito con la costituzione di un comitato referendario e con la raccolta delle firme per promuovere un referendum che spazzi via le vergogne legislative della Gelmini.
Sinistra Democratica è pronta a fare la propria parte, insieme a tutti coloro che in queste ore stanno lanciando questa proposta.
Per lo meno adesso è chiaro che scuola vuole il centrodestra: sappiamo che dovremo fare i conti con un’idea ottocentesca del sapere, una vera e propria foto in bianco e nero.
Un bella scuola elementare, ad esempio, come ai miei tempi: maestro unico, 45 picciriddi nella stessa classe e a mezzogiorno tutti a casa.
Con un’università regredita ed avvilita, in cui la ricerca rimarrà un privilegio di pochi. A meno che si scelga la via di una sana, civile, virile, algida educazione privata.
In questo senso va riconosciuto a Berlusconi e alla sua maggioranza l’onestà di non improvvisare: il governo si muove con un’intenzione limpida, manifesta. Quella di sovvertire il diritto ad una scuola pubblica, un luogo per chi non può e per chi non sa.
Ma la destra sbaglia su un punto: non staremo a guardare, se pensa che la mobilitazione di queste settimane ora si placherà, sbaglia di grosso.
Ne avrà un esempio chiaro e nitido domani con lo sciopero di Cgil, Cisl, Uil e con le civili manifestazioni di popolo che proseguiranno.
FERRARA: LA COSTITUENTE IN CERCA DELLA SINISTRA. detto
Da http://lanuovasinistra,blogattivo.com
29 Ott 2008
La Costituente in cerca della sinistra.
Esiste ancora la sinistra? La risposta uscirà dalle consultazioni che la Costituente per la Sinistra di Ferrara (Cs-F) costituita lo scorso 30 giugno attraverso un’assemblea pubblica, avvierà nelle prossime settimane con i partiti della sinistra e con i movimenti. “Chiederemo se esistono le condizioni – spiegano i portavoce Giuseppina Antolini e Fabiano Minni – perché la sinistra politica e sociale si ripresenti unita, prefiguri anche a livello locale un processo unitario, costruisca con la gente i programmi necessari al governo del territorio, avvii a partire da sé stessa la tanto auspicata riforma della politica”. Dopo la delusione delle politiche di aprile e la sconfitta della Sinistra arcobaleno, Cs-F vuole capire se esistono ancora i presupposti per “la costruzione di una forza politica unitaria e plurale della sinistra, che unisca la sinistra politica nelle sue varie anime, la sinistra sociale, i movimenti e la sinistra diffusa fatta di tante persone di sinistra che non si riconoscono nei vecchi recinti e che pure reclamano una rappresentanza per una sinistra ampia in Italia”. “Non si tratta della riproposizione di un cartello elettorale – spiegano i portavoce – ma di un’operazione di largo respiro, di una nuova esperienza che ha fatto tesoro del passato per superarlo. Le elezioni non sono il fine della Costituente, ma un passo del suo percorso”. Un percorso che parte dal dotarsi di un codice etico sul quale basare la propria attività politica. Nel codice etico sono elencati i punti basilari ai quali gli aderenti si impegnano a tener fede durante la propria attività. Il codice prevede, tra l’altro, la rotazione delle cariche; la trasparenza nell’attività politica che consenta a tutti di conoscere le decisioni prese dagli organi del partito; la rappresentanza di genere; il dire la verità; l’onestà e il divieto di eleggibilità per chi sia stato condannato per reati pericolosi per la sfera pubblica. Oltre al codice etico, vengono i principi fondanti, quali la laicità dello Stato; la difesa della democrazia; i diritti alla giustizia, alla sicurezza, alla salute, al lavoro e alla pensione, all’istruzione, alla cultura; la pace; la lotta allo spreco. Nella Costituente sono stati creati gruppi di lavoro con lo scopo di produrre documenti che sono la base per l’attività della Costituente stessa. I gruppi sono: Ambiente, salute e beni comuni; Etica e trasparenza della politica, partecipazione, democrazia, laicità dello Stato; Cultura e politiche culturali; Scuola, università, territorio; Sanità e servizi sociali; Problemi del lavoro. Sono stati prodotti importanti documenti sulla Scuola e l’Università, il Codice Etico, Etica e Trasparenza. Altri documenti sono in fase di elaborazione. Intanto una delle prime iniziative pubbliche della Costituente sarà la raccolta delle firme a favore del Referendum popolare per l’abrogazione del cosiddetto “lodo Alfano”.
Per contattare o aderire alla Costituente per la Sinistra–Ferrara: costituenteperlasinistra_ferrara@yahoo.it.
http://www.estense.com 29/10/08
MAURIZIO ZIPPONI: " Dopo la straordinaria giornata di ieri..... detto
Da Liberazione
Maurizio Zipponi.
Dopo la straordinaria giornata di ieri, che ha visto Roma, Napoli, Milano invase da centinaia di migliaia di studenti e dai lavoratori del mondo della scuola, dell’università e della ricerca, in un intreccio di cortei, in una mescolanza di età, storie ed esperienze che non si vedeva da tempo, oggi sono arrivati a Roma le delegate e i delegati della Fiom.
Dopo il “se non cambierà bloccheremo la città” gridato dai giovani protagonisti delle manifestazioni, che per numero e determinazione hanno travolto qualunque previsione, l’assemblea dei metalmeccanici è l’evento che segnerà il cambio di fase del conflitto sociale: perché riporterà in questo mondo di carta che sta crollando il valore del saper fare, perché chiederà rispetto per chi lavora. Perché i metalmeccanici della Fiom sono capaci di proporre e attuare le mobilitazioni per ottenere risultati. Perché chi più di un operaio può rivendicare quel riconoscimento sociale che deve passare da un salario dignitoso e dai diritti troppo a lungo negati?
Quella della Fiom è un’assemblea da ascoltare, perché esprimerà preoccupazione per la ristrutturazione che sta arrivando, tensione ma, anche, aspettative, voglia di non rassegnarsi, voglia di cambiare.
Da lì, certo, arriverà una risposta forte a Confindustria, cioè a quel comitato d’affari che dopo essere stato il responsabile principale del disastro italiano, oggi da l’assalto alle casse dello stato, plaude alla norma europea che vorrebbe estendere a 65 ore l’orario di lavoro mentre si permette di farsi beffa dei parametri sull’inquinamento e sull’ambiente, opera per spostare ulteriormente in avanti l’età pensionabile, ha come obiettivo primario la cancellazione del contratto nazionale di lavoro.
I leader dei grandi industriali hanno la faccia di bronzo, ma vanno presi sul serio perché fanno sul serio.
Confindustria, chi rappresenta? Non gli artigiani, non i piccoli e medi imprenditori (che rischiano di venire travolti dalla stretta creditizia), non i commercianti. Rappresenta quel pool di “capitani d’industria” che si sono applicati più per accumulare ricchezze e per accrescere le rendite, che per far funzionare le imprese.
E i delegati della Fiom, chi rappresentano? Quelle centinaia di migliaia di lavoratori che li hanno votati (a scrutinio segreto), che hanno il diritto di recarsi alle urne ogni tre anni per confermare o revocare il loro mandato, che possono decidere, sempre con il voto sulle piattaforme e sugli accordi.
Ecco la differenza.
Da una parte c’è una lobby di cosiddetti imprenditori che non ha mai rischiato in proprio, che non sopporta alcun controllo ma che ad ogni accenno di crisi rivendica le risorse della collettività.
Dall’altra c’è un baluardo democratico che interpreta il sentire di chi non ne può più di un sistema che considera mille persone all’anno uccise sul lavoro come il naturale prezzo da pagare allo “sviluppo”.
Le delegate e i delegati della Fiom, il grande movimento di studenti universitari e medi che ha riempito le piazze e che va rispettato nella sua autonomia, i lavoratori del commercio e del pubblico impiego che manifesteranno, hanno capito che siamo entrati in una fase nuova e impongono alla sinistra la medesima consapevolezza.
Il nostro passato è segnato dalla sconfitta, dobbiamo fare i conti con il presente, e il nostro futuro non può che essere il progetto per costruire una grande forza politica unitaria che superi l’attuale frammentazione, sappia tenere insieme chi ha voglia di lottare e risponda ai lavoratori.
I lavoratori, oggi, chiedono cose concrete, in grado di modificare la loro condizione.
La loro condizione si chiama stipendio da fame. Per questo è necessario introdurre un meccanismo automatico di recupero dei salari e delle pensioni rispetto all’aumento dei prezzi e delle tariffe; la riduzione fiscale delle trattenute in busta paga; l’aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente e precario. La loro condizione si chiama paura di restare senza il posto di lavoro: per questo bisogna estendere a tutti i lavoratori, stabili e precari, di ogni azienda (grande o piccola, pubblica o privata) e di ogni settore, la possibilità di accedere alla cassa integrazione che deve garantire un’entrata di almeno 1000 euro netti al mese.
La loro condizione si chiama precarietà: per questo è indispensabile imporre il passaggio a tempo indeterminato di ogni lavoratore precario dopo 24 mesi di rapporto “a scadenza”.
Gli interessi in gioco nel mondo della scuola e nel mondo del lavoro, insieme alla capacità di reazione di questi giorni, sono la dimostrazione che è giunta l’ora di indire un grande sciopero generale.
31/10/2008
PDCI SARDEGNA:.TORE SERRA, CONSIGLIERE REGIONA